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Archivio della Categoria 'VISTA DAL TRADUTTORE'

martedì, 2 febbraio 2021

LE NOSTRE VERITÀ di Kamala Harris (raccontato dal suo traduttore, Giovanni Agnoloni)

Le nostre verità” di Kamala Harris (La nave di Teseo, 2021) nel racconto del traduttore del libro, Giovanni Agnoloni

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Il nuovo appuntamento dello spazio di Letteratitudine chiamato Vista dal traduttore (dedicato, per l’appunto, al lavoro delle traduttrici e dei traduttori letterari) è incentrato sull’autobiografia della vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Kamala Harris, intitolata Le nostre verità, pubblicato da La nave di Teseo e tradotto da Giovanni Agnoloni.

Ed è appunto lo scrittore, traduttore letterario e blogger Giovanni Agnoloni a farci entrare nell’autobiografia della Harris da lui tradotto, raccontandoci qualcosa del libro e svelandoci qualche piccolo “segreto” di traduzione.

* * *

Tradurre Kamala Harris, Le nostre verità (La nave di Teseo, 2021)

di Giovanni Agnoloni

Una delle scommesse più difficili da gestire e da vincere, per un traduttore, è sfatare l’adagio “presto e bene non stanno insieme”. Si pensa sempre – e, almeno in teoria, a ragione – che per fare un lavoro di cesello servano mesi e infinite riletture. Il fatto è che i tempi dell’attualità spesso impongono di stare “sulla notizia” e di approfondire, in termini di quantità e qualità, la potenza espressiva di un testo in un tempo sia pur ragionevolmente breve. Allora ci si rende conto di quanto sia importante mettere insieme e far collaborare – e direi quasi deflagrare – tutti gli ambiti di conoscenza esplorati nel corso degli anni con lo studio e la pratica.
Proprio questo tipo di esperienza ho avuto nel tradurre The Truths We Hold (Le nostre verità), l’autobiografia della vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris. Un testo che, pur non essendo in senso stretto un romanzo, e nemmeno un saggio, racchiude in sé, direi quasi plasticamente compressi e potenziati, gli aspetti più interessanti tanto della buona narrativa quanto della miglior saggistica, ovvero una grande intensità emotiva espressa in bello stile e una densità e precisione di informazioni storiche, politiche, giuridiche ed economiche, presentate in foggia persuasiva e coinvolgente.
Mi sono così trovato a calarmi, in velocità e profondità, in un mondo complesso quanto una vita ricca e costellata di momenti cruciali, anche perché, a ogni sua “stazione”, è imbevuta di atmosfere di luoghi e di eventi che si estendono dall’India – da cui la madre di Kamala Harris partì per venire a studiare in California – a tutto il territorio statunitense e oltre, man mano che la vita dell’autrice procedeva, attraverso gli studi, le esperienze di interazione con le migliori menti dell’attivismo americano e la carriera forense, fino agli incarichi di procuratore distrettuale di San Francisco, procuratore generale della California e senatore degli Stati Uniti. (continua…)

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mercoledì, 13 gennaio 2021

I CAPOLAVORI DI GEORGE ORWELL (raccontati dal suo traduttore Enrico Terrinoni)

“I capolavori di George Orwell” (Newton Compton), nel racconto del curatore e traduttore Enrico Terrinoni

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Il nuovo appuntamento dello spazio di Letteratitudine chiamato Vista dal traduttore (dedicato, per l’appunto, al lavoro delle traduttrici e dei traduttori letterari) è incentrato sui romanzi di George Orwell, ripubblicati in nuova edizione da Newton Compton: I capolavori” [che include: La fattoria degli animali • 1984 • Senza un soldo a Parigi e a Londra • Giorni in Birmania • Omaggio alla Catalogna], a cura di Enrico Terrinoni e con le traduzioni di Enrico Terrinoni, Andrea Binelli, Francesco Laurenti e Fabio Morotti.

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“I capolavori” di George Orwell (Newotn Compton): La fattoria degli animali • 1984 • Senza un soldo a Parigi e a Londra • Giorni in Birmania • Omaggio alla Catalogna

A cura di Enrico Terrinoni e con le traduzioni di Enrico Terrinoni, Andrea Binelli, Francesco Laurenti e Fabio Morotti.

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TRADURRE ORWELL

di Enrico Terrinoni

Nei dibattiti sulla traduzione ci si è posti per tanti anni un falso quesito riguardante l’impossibilità di tradurre, soprattutto certi tipi di testi, certi generi. Si è detto che tradurre la poesia, ad esempio, è impossibile, oppure che esistono alcuni testi intraducibili.

Io ho sempre creduto necessario rimpiazzare la domanda “tradurre si può?” con l’affermazione “tradurre si deve”. Perché sulla traduzione si basa la civiltà. Sullo scambio, prima di tutto di informazioni, sulla comunicazione, e ogni comunicazione è una forma di traduzione. Non bisogna scomodare i modelli che chiamano in causa la traduzione intra- e interlinguistica per capire che qualunque transfer informativo si basa su dinamiche traduttive, ovvero, su dinamiche di cambiamento. Perché la traduzione è prima di tutto cambiamento: per questo non regge l’idea della sua impossibilità. (continua…)

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mercoledì, 8 aprile 2020

WANN-CHLORE, JANE LA PALLIDA di Honoré de Balzac (raccontato da Mariolina Bertini, traduttrice italiana del romanzo)

“Wann-Chlore, Jane la pallida” di Honoré de Balzac (raccontato da Mariolina Bertini, traduttrice italiana del romanzo)

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Il nuovo appuntamento dello spazio di Letteratitudine chiamato Vista dal traduttore (dedicato, per l’appunto, al lavoro delle traduttrici e dei traduttori letterari) è incentrato sul romanzo “Wann-Chlore, Jane la pallida” di Honoré de Balzac (Edizioni Clichy – traduzione di Mariolina Bertini ): uno dei romanzi meno noti di Balzac, mai pubblicato in italiano se non in forma edulcorata e introvabile dagli anni Trenta del Novecento, proposto adesso in una nuova traduzione di Mariolina Bertini e con un’introduzione di Alessandra Ginzburg.

Mariolina Bertini ha insegnato all’Università di Parma dal 1988 al 2017, ha studiato Proust e Balzac e ha pubblicato nel 2017 presso Pendragon Torino piccola. Una giovinezza del XX secolo e nel 2019 presso Carocci L’ombra di Vautrin. Proust lettore di Balzac.

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Honoré de Balzac, Wann-Chlore, Jane la pallida, ed. orig. 1825, trad. di Mariolina Bertini, introduzione di Alessandra Ginzburg, Clichy, Firenze, 2020, pp. 479

di Mariolina Bertini

Non è un’impresa che si affronti a cuor leggero, tradurre Balzac. Già i suoi contemporanei restavano spiazzati davanti al suo linguaggio in cui confluivano i gerghi di tutte le professioni, i neologismi alla moda, gli arcaismi mutuati dal suo amatissimo Rabelais. I giornalisti protestavano. La lingua dei suoi romanzi non era il bel francese chiaro, cartesiano dei classici: era “un ‘altra cosa”. I primi a capire che questa “altra cosa” era uno strumento meraviglioso per raccontare la modernità, furono il poeta Théophile Gautier e il critico Hippolyte Taine: oggi è un dato acquisito, che nessuno mette più in discussione. Ma per i traduttori, trasferire quel meraviglioso, sofisticato strumento da una lingua all’altra, è un’ardua prova.
L’ho affrontata volentieri, questa prova, per rimettere in circolazione un’opera misconosciuta di Balzac, il romanzo giovanile Wann-Chlore, la cui ultima versione era arrivata nelle librerie italiane cent’anni fa.  La traduzione è stata un costante esercizio di equilibrismo: evitare gli anacronismi, rendendo al tempo stesso la prosa balzachiana accessibile al lettore italiano d’oggi senza fatica, con naturalezza e piacere.  I lettori – sperando che ci siano – diranno se ci sono riuscita. (continua…)

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venerdì, 8 febbraio 2019

LA RAGAZZA NELL’ACQUA di Robert Bryndza (raccontato dalla traduttrice italiana del romanzo)

LA RAGAZZA NELL’ACQUA di Robert Bryndza: il nuovo romanzo del bestsellerita inglese residente in Slovacchia, tradotto da Beatrice Messineo

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Il nuovo appuntamento dello spazio di Letteratitudine chiamato “Vista dal traduttore” (dedicato, per l’appunto, al lavoro delle traduttrici e dei traduttori letterari) è incentrato sul romanzo “La ragazza nell’acqua” di Robert Bryndza (Newton Compton Editori – traduzione di Beatrice Messineo).

Beatrice Messineo ci introduce nel suo “laboratorio di traduzione” e di parla di questo nuovo romanzo del bestsellerita inglese, che vive in Slovacchia, autore di “La donna di ghiaccio”, il libro più letto in Italia in versione digitale nel 2017, 2 milioni e mezzo di copie nel mondo, tradotto in 28 Paesi.
La ragazza nell’acqua” è il terzo thriller della serie che ha come protagonista la detective Erika Foster, la poliziotta slovacca immigrata in Inghilterra dal carattere forte e risoluto, ispirata alla Clarice Starling di Thomas Harris.

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di Beatrice Messineo

Quando ho iniziato a tradurre La ragazza nell’acqua, ho salutato la protagonista Erika Foster come una vecchia amica. Avevo seguito da vicino anche gli altri due volumi della serie – La donna di ghiaccio e La vittima perfetta – dunque non si può dire che fossi completamente estranea alle dinamiche e ai personaggi. Quello che ha dotato Erika e gli altri co-protagonisti di una consistenza tale da renderli reali è una sottile costruzione dei personaggi, che Bryndza ci presenta con una precisione quasi maniacale. Dalla scelta dei vestiti al modo in cui arredano la casa, da un particolare tic ai vari toni di voce, dai silenzi esitanti alle esplosioni di rabbia o impazienza, l’autore non lascia nulla al caso e attraverso gesti, reazioni, parole e riflessioni guida alla scoperta della psiche e dell’emotività dei diversi personaggi. Proprio per la complessità di queste sfaccettature risulta difficile dividere nettamente i vari protagonisti del romanzo in buoni e cattivi. Il confine fra male e bene è fluido e non delineato, e spinge a interrogarsi sui propri giudizi, a volte senza riuscire a stabilire una linea netta fra innocenza e colpevolezza. Va da sé che di vitale importanza è stato, nel corso della traduzione, dare il giusto rilievo a tutti questi dettagli e restituire una fedele immagine degli intricati processi della mente umana. Individuare le sfumature dei verbi, interrogarmi sulla scelta delle parole da parte dell’autore, trovare il termine più adatto, cercare la voce unica dei personaggi e renderla correttamente per ognuno di loro: è così che ho provato a tradurre la complessità del mondo rappresentato da Robert Bryndza. (continua…)

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venerdì, 23 febbraio 2018

PATRIA di Fernando Aramburu: traduzione di Bruno Arpaia

PATRIA di Fernando Aramburu (Guanda): un libro di grande successo ottimamente tradotto da Bruno Arpaia

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di Massimo Maugeri

Il nuovo appuntamento dello spazio di Letteratitudine chiamato “Vista dal traduttore” (dedicato, per l’appunto, al lavoro delle traduttrici e dei traduttori letterari) è incentrato sul romanzo Patriadi Fernando Aramburu e sulla traduzione in italiano di Bruno Arpaia.

Bruno Arpaia è anche giornalista culturale e scrittore. Ne approfitto per segnalare questo post (con il suo Autoracconto d’autore) dedicato al suo più recente romanzo intitolato “Qualcosa, là fuori” (Guanda)

“Patria” di Fernando Aramburu è stato – anche nel nostro Paese – uno dei casi letterari (e uno dei romanzi più venduti) del 2017, rientrando nell’ambìta “categoria” di libri che unisce il successo commerciale al grande riscontro di pubblico. D’altra parte non è trascurabile il sostegno che il Premio Nobel per la Letteratura 2010 Mario Vargas Llosa gli ha voluto offrire con la seguente dichiarazione (che leggiamo sulla copertina del libro): «Da molto tempo non leggevo un romanzo così persuasivo, commuovente, e così brillantemente concepito.»

Il romanzo racconta di due famiglie basche che abitano in un paesino dalle parti di San Sebastián. Due famiglie che hanno sempre vissuto all’insegna dell’amicizia e del reciproco sostegno… fino a quando la loro storia non si incrocia con quella dell’ETA e con un attentato terroristico che costerà la vita a uno dei due capofamiglia (il Txato, titolare di una ditta di trasporti, che non si è voluto piegare a messaggi intimidatori a scopo estorsivo ricevuti dall’organizzazione terroristica). Una morte che non crea solo dolore, ma anche divisioni e allontanamenti (per ulteriori dettagli sulla trama rinvio alla scheda del libro inserita alla fine del post).

Rivolgo a Bruno Arpaia un paio di domande su questo fortunato libro da lui brillantemente tradotto…

- Caro Bruno, partendo dal presupposto che puoi godere di una “visuale privilegiata” nel tuo molteplice ruolo di lettore, scrittore, giornalista culturale e (ovviamente) traduttore dell’opera in questione… cos’è che più di ogni altra cosa hai apprezzato in “Patria” di Fernando Aramburu? (continua…)

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martedì, 17 maggio 2016

BARBARA MERENDONI traduttrice del romanzo SAVAGE LANE di Jason Starr

La prima ospite dello spazio di Letteratitudine chiamato “Vista dal traduttore” (dedicato, per l’appunto, al lavoro delle traduttrici e dei traduttori letterari) è Barbara Merendoni, traduttrice del romanzo Savage Lane di Jason Starr (Parallelo45 Edizioni1rosso). Barbara Merendoni ha raccontato la sua esperienza legata alla traduzione di questo libro e ha intervistato l’autore. Un estratto del libro è disponibile qui. In coda al post troverete l’intervista in lingua originale.

Un saluto e un ringraziamento a Barbara Merendoni e buona lettura a voi, amiche lettrici e amici lettori!

Massimo Maugeri

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IL TRADUTTORE INTERVISTA L’AUTORE #1

di Barbara Merendoni

Intervista a Jason Starr, autore di Savage Lane (Parallelo45 Edizioni)

Ho incontrato Jason Starr per la prima volta il 4 novembre 2015, in occasione della tappa italiana del suo tour europeo di presentazione di Savage Lane, il suo ultimo romanzo, uscito in contemporanea in Italia, Austria, Germania e Gran Bretagna. Ma sentivo di conoscerlo da molto prima, da quando, nell’aprile 2015 ho iniziato a tradurre il suo romanzo per i tipi della Unorosso. Quando lavori per mesi sul testo di un autore, lo leggi e tenti di interpretarlo a fondo, è come se tu entrassi nella sua mente; significa riuscire a carpirgli anche i pensieri più intimi, inconsci. Può essere imbarazzante ma è come entrare in casa sua e portarsi via i suoi oggetti più preziosi.
Per me, quello della traduzione era un mondo completamente nuovo, a cui non avrei mai pensato di avvicinarmi fino a quel momento: sapevo che volevo lavorare tra e con i libri, ma avevo sempre creduto di volerli scrivere o, più realisticamente, di volerli editare, correggere, limare. Quando mi è stato proposto di prendere in mano il testo inglese di Savage Lane ho accolto la sfida ma dentro ero piena di dubbi: saprò rendere lo stile narrativo dell’autore? Sarò in grado di tradurre le sfumature di senso, di mantenere intatta la carica emotiva e l’energia ironica che il testo contiene?
Savage Lane è la storia di un delitto, ma è anche e soprattutto una delle rappresentazioni più vere di come la realtà abbia un significato diverso per chiunque la guardi: tutti i personaggi di Savage Lane sono convinti che la loro opinione sulle cose sia l’unica giusta e l’unica possibile.
Mark è un marito distratto, convinto che la sua attrazione erotica per la vicina di casa Karen sia ricambiata. Deb è la moglie di Mark; dedita all’alcol e ormai priva di entusiasmo nei confronti della sua vita coniugale, s’illude di poter recuperare la felicità con il marito, pur coltivando una relazione extraconiugale con un giovane amante un pizzico ossessivo. Karen, la vicina di casa della coppia, è l’attrazione degli uomini e l’oggetto principale dei pettegolezzi delle donne di Westchester, perché è bella, disinibita e, soprattutto, divorziata.
Quello che coinvolge in Savage Lane è la tecnica narrativa: in ogni capitolo il lettore assume il punto di vista di uno dei personaggi, mantenendo però la visione distaccata della terza persona; in questo modo, sebbene il fulcro narrativo è un omicidio, chi legge non può fare a meno di sorridere delle piccole e grandi vanità e illusioni dei protagonisti.
Con il tempo, ho capito che la traduzione editoriale è qualcosa di molto affascinante: è più di un editing, è molto più della semplice correzione, del perfezionamento.
È puro dialogo, intimo, contraddittorio a volte, costellato spesso da interrogativi, tra il traduttore e l’autore. È mettere in discussione sé stessi: come lettori, in primis, perché il testo devi leggerlo e lasciarti coinvolgere da esso; come scrittori, secondariamente, perché nel viaggio dalla lingua originale all’italiano non puoi lasciare inalterato il testo: devi avere il coraggio di modificarlo, rimanendo sempre in uno spazio ristretto, i cui limiti sono il significato letterale e l’interpretazione soggettiva.
È in questo spazio ristretto che si muove il traduttore, tentando di non sfiorare mai né l’uno né l’altro dei suoi scivolosi confini. Ed è in questo spazio ristretto che ho scoperto di sentirmi a mio agio e di voler vivere.
Ho provato a ricostruire un dialogo intimo tra me e l’autore di Savage Lane, Jason Starr, sperando di restituire a chi leggerà queste righe la carica stimolante e avvincente di un romanzo che non si può non conoscere:

- Come è nato Savage Lane? Hai preso ispirazione dalla realtà, da altri romanzi, dai film? (continua…)

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lunedì, 16 maggio 2016

VISTA DAL TRADUTTORE

Nel 2008, su Letteratitudine, organizzai un dibattito online intitolato “Il difficile ruolo dei traduttori” (fu una discussione molto partecipata, con quasi mille commenti).
Riporto di seguito l’incipit del post citato…

Tradurre non è un mestiere facile. Tutt’altro.
Ed è anche un mestiere che si svolge nell’ombra. A volte in pieno buio. Eppure la traduzione di un libro è fondamentale.
Lo sappiamo bene: una buona traduzione è capace di valorizzare un romanzo (e di restituirlo “integro” al lettore che lo legge in una lingua differente rispetto a quella originale), una cattiva traduzione può ucciderlo (il romanzo, ma a volte anche il lettore… nel senso che può uccidere la sua voglia di leggere).
Nonostante ciò il traduttore è spesso visto come un addetto ai lavori “secondario”, che non deve mai superare la soglia del “dietro le quinte”.

Di recente, riflettendo – per l’appunto – sul ruolo dei traduttori, mi è venuta in mente un’idea finalizzata a valorizzare ulteriormente queste figure professionali di assoluto rilievo, partendo dal presupposto che (ovviamente) il traduttore conosce meglio di chiunque altro il libro che ha tradotto… ma, nella maggior parte di casi, conosce anche la poetica e l’approccio narrativo dell’autore dell’opera.

Da qui l’idea di creare una nuova rubrica di Letteratitudine che avrà, dunque, un duplice obiettivo: mettere in risalto l’esperienza del tradurre (fornendo visibilità al traduttore) ed evidenziare il rapporto tra traduttore e autore dell’opera tradotta. Il titolo di questa nuova rubrica è molto semplice e indicativo: VISTA DAL TRADUTTORE.

Protagonisti assoluti saranno, dunque, i traduttori e (di riflesso) le opere tradotte.

Lunga vita ai traduttori! Grazie, cari traduttori, per il compito delicato e fondamentale che svolgete a beneficio di noi lettori.
E grazie, naturalmente, a tutte le amiche e gli amici di Letteratitudine che vorranno seguire questo nuovo spazio online.

Massimo Maugeri

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Tutte le puntate di “Vista dal traduttore” sono disponibili qui.

(continua…)

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