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Archivio della Categoria 'LETTERATITUDINE RADIO (trasmissione radiofonica curata e condotta da Massimo Maugeri)'

sabato, 20 novembre 2021

ANNARITA BRIGANTI con “Coco Chanel. Una donna del nostro tempo” (Cairo) in radio a Letteratitudine

ANNARITA BRIGANTI con “Coco Chanel. Una donna del nostro tempo” (Cairo), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia, postproduzione e consulenza musicale: Federico Marin

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PER ASCOLTARE LA PUNTATA CLICCA QUI

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Ospite della puntata: la scrittrice e giornalista Annarita Briganti.
Con Annarita Briganti abbiamo discusso del suo nuovo libro intitolato “Coco Chanel. Una donna del nostro tempo” (Cairo).

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La scheda del libro: “Coco Chanel. Una donna del nostro tempo” di Annarita Briganti (Cairo)

La storia di ogni grande donna è la storia delle sue guerre. Quelle di Coco Chanel sono state almeno quattro: due conflitti mondiali, le battaglie sindacali degli anni Venti e Trenta, e la guerra contro i suoi fantasmi. Questa, la più cruenta di tutte, comincia con l’abbandono da parte del padre, prosegue con l’infanzia lontana dalla famiglia, «esiliata » in un convento di suore – che però, conquistato il benessere, sosterrà economicamente – e poi con la perdita di un grande amore, il più grande, e con la rinuncia a una casa vera e propria per trasferirsi al Ritz, dove il fermento quotidiano di un albergo spera possa tenere a bada il silenzio, la solitudine che da sempre l’assediano. Regina del jet-set intellettuale nella Parigi d’oro degli artisti, creatrice di uno stile immortale, diva delle sfilate internazionali, frequentatrice delle stanze del potere, amata da musicisti, poeti, aristocratici, forse in realtà Chanel ebbe due unici amici veri: le forbici d’argento che portava al collo, e i suoi libri. In una narrazione che all’intensità della ricerca unisce una concezione viva della memoria quale dimensione non del passato, ma del presente, Annarita Briganti conduce il lettore in un vero e proprio incontro con una donna che a mezzo secolo dalla scomparsa appartiene ancora, e pienamente, al nostro tempo. Nel suo racconto, i luoghi attraversati e i sentimenti vissuti fanno brillare gli eventi storici di luce propria, restituendoci la persona Chanel al di là dell’icona, le sue verità oltre le leggende e le polemiche, la sua forza oggi che, come mai prima, ne avvertiamo il bisogno.

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Annarita Briganti è giornalista culturale per Repubblica e Donna Moderna, scrittrice, traduttrice. Per Cairo sono usciti i suoi tre romanzi: Non chiedermi come sei nata (2014, vincitore del Premio Comoinrosa Opera Prima, poi divenuto uno spettacolo teatrale scritto dall’autrice), L’amore e` una favola (2015) e Quello che non sappiamo (2018). Sempre per Cairo è uscito il suo primo saggio: Alda Merini. L’eroina del caos (2019, tra i vincitori del Premio internazionale di letteratura Città di Como per la Saggistica, diventato anche uno spettacolo teatrale). Il suo nuovo saggio biografia, Coco Chanel. Una donna del nostro tempo (Cairo, 2021), è il suo libro N° 5.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia, post produzione e consulenza musicale: Federico Marin

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mercoledì, 10 novembre 2021

PAOLO DI PAOLO con “I desideri fanno rumore” (Giunti) in radio a Letteratitudine

PAOLO DI PAOLO con “I desideri fanno rumore” (Giunti), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia, postproduzione e consulenza musicale: Federico Marin

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Ospite della puntata: lo scrittore Paolo Di Paolo.

Con Paolo Di Paolo discutiamo del suo nuovo romanzo intitolato “I desideri fanno rumore” (Giunti).

Nella seconda parte della puntata discutiamo del Meridiano mondadori dedicato a Dacia Maraini e intitolato “Romanzi e racconti  di Dacia Maraini”, a cura dello stesso Paolo Di Paolo e di Eugenio Murrali.

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La scheda del libro: “I desideri fanno rumore” di Paolo Di Paolo (Giunti)

I desideri fanno rumore - Paolo Di Paolo - copertinaCaterina ha vissuto la Grande Interruzione come una tempesta domestica. La Dad, le giornate monotone e complicatissime, i riti e i baci mancati. Passando il tempo tra cantine e terrazze condominiali, ha cercato di non dimenticare i suoi desideri. Una sera, dopo un blackout, si sente stranissima. E non ci mette molto ad accorgersi che – a proposito di desideri – sente quelli degli altri. Li sente senza che siano espressi. Si rivelano senza che lei lo voglia, e non può decidere quando. Sono desideri piccoli e a volte enormi. Quelli della prof di biologia. Quelli dei suoi genitori.
Quelli dei suoi coetanei. Quelli di Luca. Luca che la osserva, Luca che c’è. Adesso ha la certezza di piacergli, e la cosa non le dà fastidio. Ma questo “potere” la disorienta e la imbarazza: è come vedere nude le persone che ti vivono accanto. In una serata tra amici che finisce male, le accade di sentire un desiderio di Letizia, la ragazza più antipatica che conosca, e tutto si complica terribilmente. Non può fare finta di niente. E quando cominciano ad arrivarle misteriosi messaggi firmati _sconosciut*, la sua vita diventa un film impazzito, di cui è difficile prevedere il finale.
Un libro palpitante che, come le matrioske russe, racchiude al suo interno altre trame e altri personaggi di cui chi legge non potrà non innamorarsi, proprio come Luca si innamora di Caterina.

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“Romanzi e racconti  di Dacia Maraini” (Mondadori – Meridiani) a cura di Paolo Di Paolo e Eugenio Murrali

Romanzi e racconti - Dacia Maraini - copertinaQuesto Meridiano, a cura di Paolo Di Paolo e di Eugenio Murrali, ripercorre le tappe fondamentali della straordinaria carriera di narratrice di Dacia Maraini, tra romanzi e racconti, con alcuni testi mai raccolti in volume.

Scrittrice, drammaturga, saggista, poetessa, figura di spicco della cultura italiana dagli anni Sessanta a oggi, Dacia Maraini si è fatta interprete sensibilissima e originale dei mutamenti della nostra società, dimostrando con sempre maggiore evidenza una vocazione civile profonda. Le sue storie, spesso incentrate sul tema della condizione femminile, hanno appassionato intere generazioni di lettori e i suoi libri hanno riscosso un grande successo in Italia all’estero. Questo Meridiano ripercorre le tappe fondamentali della sua straordinaria carriera di narratrice, tra romanzi e racconti, con alcuni testi mai raccolti in volume. Il Meridiano è a cura dello scrittore e saggista Paolo Di Paolo e di Eugenio Murrali, che insieme firmano una appassionata e inedita Cronologia della vita dell’autrice.

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Paolo Di Paolo è nato a Roma nel 1983. Da bambino era indeciso se fare il prestigiatore o il cuoco, la sua prima vera passione è stata il disegno. Dai fumetti è passato ai libri e non li ha più lasciati. Ha scritto racconti, romanzi, testi teatrali, storie per bambini e ragazzi. A vent’anni è stato finalista al Campiello Giovani e al Premio Calvino. Con Mandami tanta vita (2013) è stato finalista al Premio Strega, con Lontano dagli occhi (2019) ha vinto il Premio Viareggio. Conduce su Rai Radio 3 la trasmissione sulla lingua italiana «La lingua batte» e scrive sul quotidiano «la Repubblica». Ogni volta che può, si mette in viaggio.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia, post produzione e consulenza musicale: Federico Marin

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giovedì, 28 ottobre 2021

DANIELE MENCARELLI con “Sempre tornare” (Mondadori) in radio a LETTERATITUDINE

DANIELE MENCARELLI con “Sempre tornare” (Mondadori), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia, postproduzione e consulenza musicale: Federico Marin

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Ospite della puntata: lo scrittore e poeta Daniele Mencarelli.

Con Daniele Mencarelli abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato Sempre tornare” (Mondadori).

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La scheda del libro: “Sempre tornare” di Daniele Mencarelli (Mondadori)

Sempre tornareÈ l’estate del 1991, Daniele ha diciassette anni e questa è la sua prima vacanza da solo con gli amici. Due settimane lontano da casa, da vivere al massimo tra spiagge, discoteche, alcol e ragazze. Ma c’è qualcosa con cui non ha fatto i conti: se stesso. È sufficiente un piccolo inconveniente nella notte di Ferragosto perché Daniele decida di abbandonare il gruppo e continuare il viaggio a piedi, da solo, dalla Riviera Romagnola in direzione Roma. Libero dalle distrazioni e dalle recite sociali, offrendosi senza difese alla bellezza della natura, che lo riempie di gioia e tormento al tempo stesso, forse riuscirà a comprendere la ragione dell’inquietudine che da sempre lo punge e lo sollecita. In compagnia di una valigia pesante come un blocco di marmo, Daniele si mette in cammino, costretto a vincere la propria timidezza per chiedere aiuto alle persone che incontra lungo il tragitto: qualcosa da mangiare, un posto in cui trascorrere la notte. Troverà chi è logorato dalla solitudine ma ancora capace di slanci, chi si affaccia su un abisso di follia, sconfitti dalla vita, prepotenti
Daniele Mencarelli ha scritto un romanzo vitale, picaresco e intimo, che ha dentro il sole di un’estate in cammino lungo l’Italia, l’energia impaziente dell’adolescenza e la lingua calibratissima e potente di uno scrittore al massimo della sua forma.

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Daniele Mencarelli è nato a Roma nel 1974. Vive ad Ariccia. È poeta e narratore. La sua ultima raccolta è Tempo circolare (poesie 2019-1997), Pequod, 2019. Del 2018 è il suo primo romanzo La casa degli sguardi, Mondadori (premio Volponi, premio Severino Cesari opera prima, premio John Fante opera prima). Tutto chiede salvezza, il suo secondo romanzo, è uscito nel 2020 e ha vinto il premio Strega Giovani. Con Sempre tornare si chiude un’ideale trilogia autobiografica iniziata con La casa degli sguardi.
Collabora, scrivendo di cultura e società, con quotidiani e riviste.

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sabato, 16 ottobre 2021

BIANCA GARAVELLI con “Dante. Così lontano, così vicino” (Giunti) in radio a LETTERATITUDINE

BIANCA GARAVELLI con “Dante. Così lontano, così vicino” (Giunti), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

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Ospite della puntata: la scrittrice Bianca Garavelli.

Con Bianca Garavelli abbiamo discusso del suo libro “Dante. Così lontano, così vicino” (Giunti)

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La scheda del libro: “Dante. Così lontano, così vicino” di Bianca Garavelli (Giunti)

Dante. Così lontano, così vicinoÈ morto settecento anni fa, ma sembra che non sia mai stato così vicino a noi. Dante era un uomo profondamente immerso nel suo tempo, ma anche incredibilmente evoluto rispetto a esso. Era così avanti che molte delle cose di cui ha scritto ci aiutano, anche nel concreto, a capire meglio il nostro, di tempo. Questo è un viaggio nel viaggio dantesco, in cui Bianca Garavelli, una delle più note commentatrici e conoscitrici dell’opera del Poeta, ci prende per mano per insegnarci – proprio come fossimo suoi allievi – a leggere in Dante tutta la sua attualità. Sapevate, ad esempio, che Dante, uno dei primi tra i suoi contemporanei, si era avvicinato alla letteratura araba e che tra i modelli della Divina Commedia c’è Il libro della Scala, il racconto del viaggio nell’oltremondo compiuto da Maometto? Questa e altre scoperte su come Dante affronta i temi dell’orrore, dell’amicizia, della figura femminile, della struttura del cosmo, del rispetto della natura lo rendono a tal punto uno di noi da lasciarci senza fiato.

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Bianca Garavelli, nata a Vigevano, è narratrice e dantista. È stata allieva di Maria Corti all’Università di Pavia ed è dottore di ricerca presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nonché membro associato di ricerca del Centro Internazionale di Studi Sirio Giannini di Seravezza (Lucca). Critico letterario del quotidiano “Avvenire”, divulga l’opera di Dante attraverso conferenze e lezioni spettacolo. È autrice di romanzi e libri di racconti con atmosfere di tensione, gotiche e noir, tra cui “Il mistero di Gatta” Bianca (Laterza 2000), “Beatrice” (Moretti & Vitali 2002), “L’oscurità degli angeli” (Ladolfi 2013; Premio Città di Fabriano 2013), “Il passo della dea” (Emma Books 2014), “Il dono della tigre” (Ladolfi 2020), “Le terzine perdute di Dante” (Rizzoli BUR 2015, seconda edizione 2021; Premio Prata 2016). Per i Grandi Classici BUR ha curato le introduzioni e i commenti all’Inferno (2015) e al Purgatorio (2021). Dal 2012 è direttore artistico del Premio Letterario “La Provincia in giallo” organizzato dal Rotary Club Cairoli, dedicato a romanzi e racconti di genere giallo-noir ambientati nella provincia italiana.

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venerdì, 1 ottobre 2021

PIERLUIGI BATTISTA con “La casa di Roma” (La nave di Teseo) in radio a LETTERATITUDINE

PIERLUIGI BATTISTA con “La casa di Roma” (La nave di Teseo), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)


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Ospite della puntata: il giornalista e scrittore Pierluigi Battista.

Con Pierluigi Battista abbiamo discusso del suo romanzo intitolato “La casa di Roma” (La nave di Teseo)

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La scheda del libro: “La casa di Roma” di Pierluigi Battista (La nave di Teseo)

Può un romanzo mandare in pezzi un’intera famiglia? Quando Marco, un giovane sceneggiatore, decide di raccontare in un libro la storia della sua famiglia, non immagina le conseguenze che quelle pagine avranno sui suoi affetti più cari.
Ordinando i ricordi della madre e dello zio, Marco insegue i fili della famiglia Grimaldi attraverso una lunga e irrisolta rivalità, quella tra il nonno Emanuele, “fascista antropologico” nato alla vigilia della marcia su Roma, e suo fratello Raimondo, “comunista granitico”, classe 1917 come la Rivoluzione bolscevica. Due fratelli divisi non solo dalle idee politiche, ma anche dalle scelte di vita: Raimondo, professore e partigiano, è amato e benvoluto dalla buona società; Emanuele porta con sé lo stigma dell’adesione alla Repubblica sociale, mentre cerca senza successo di lavorare nel mondo del cinema.
Nel dopoguerra i due fratelli, nonostante si detestino, decidono di convivere nella stessa casa romana, Villa Caterina, dove i rispettivi figli crescono giocando insieme nel grande giardino comune. Ma la tensione degli anni Settanta riaccende le divisioni politiche tra i Grimaldi, e come un sortilegio antico la violenza torna a separare i due rami della famiglia.
Mentre le ricerche di Marco proseguono, tra le pagine di un romanzo che, forse, non sarà mai scritto, emergono i personaggi, i caratteri, gli scontri, le miserie e le grandezze (se ce ne sono), le ambizioni frustrate, i tradimenti dei Grimaldi: una famiglia alle prese con i dolori, le fratture, le svolte dentro l’Italia degli ultimi decenni.
Pierluigi Battista racconta l’avventura di una famiglia che attraversa la storia italiana, e con essa si confronta. Un romanzo emozionante sulla memoria e sull’oblio, sull’ossessione di essere come tutti e sul desiderio di essere se stessi.

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Pierluigi Battista firma per “Huffington Post Italia” la rubrica quotidiana “Uscita di sicurezza” da gennaio 2021. È stato inviato e editorialista del “Corriere della Sera”, di cui è stato vicedirettore dal 2004 al 2009. Ha lavorato come inviato alla “Stampa” e come condirettore a “Panorama”. Per La7 ha condotto il programma “Altra Storia” (2003-2007). Tra i suoi libri ricordiamo: La fine dell’innocenza. Utopia, totalitarismo e comunismo (2000), Cancellare le tracce. Il caso Grass e il silenzio degli intellettuali italiani dopo il fascismo (2007), La fine del giorno. Un diario (2013), I libri sono pericolosi, perciò li bruciano (2014), Mio padre era fascista (2016) e A proposito di Marta (2017). Presso La nave di Teseo ha pubblicato Il senso di colpa del dottor Živago (2018) e Libri al rogo. La cultura e la guerra all’intolleranza (2019). La casa di Roma è il suo primo romanzo.

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lunedì, 13 settembre 2021

ROMANA PETRI con “La rappresentazione” (Mondadori) in radio a LETTERATITUDINE

ROMANA PETRI con “La rappresentazione” (Mondadori), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: la scrittrice Romana Petri.

Con Romana Petri discutiamo del suo nuovo romanzo intitolato “La rappresentazione” (Mondadori)

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La scheda del libro: “La rappresentazione” di Romana Petri (Mondadori)

La rappresentazione - Romana Petri - copertinaDopo il successo di Pranzi di famiglia, Romana Petri torna a raccontarci di Lisbona, le sue ombre, i suoi intrighi.

Lisbona. Dopo la mostra in cui la pittrice Albertini ha ritratto l’intera famiglia del marito, la coppia è costretta a trasferirsi a Roma. Gli “sgorbi” hanno divertito solo Rita (la figlia nata deforme e che la madre Maria do Ceu ha fatto rattoppare chirurgicamente più volte). La Albertini d’altro canto se ne frega: detestava i silenziosi pranzi di famiglia della domenica. Quando entra in gioco un abile gallerista di Milano è il successo, soprattutto a partire da una serie di quadri su santa Teresa d’Ávila. Non solo: i critici notano che – basta guardarli con attenzione – quei quadri prendono vita. Pittrice ormai ricca e famosa, la Albertini potrebbe finalmente vivere una bella vita con il marito Vasco, abituato, a differenza di lei, ad avere un patrimonio alle spalle. E tuttavia il rapporto coniugale si complica, innescando una sorta di conflitto che è al contempo torbida sfida e luminoso riscatto. È forse l’amore solo una “rappresentazione”? In un continuo, drammatico andare e venire tra Roma e Lisbona, la Albertini si prepara a combattere, a crescere, a guardare al di là dello specchio in cui ha rischiato di vedersi prigioniera: lo specchio dei glaciali, interminabili e quasi invincibili silenzi. Romana Petri si muove con insinuante agilità fra l’ottusità dei rituali famigliari, il teatro morbido e morboso della bellezza di Lisbona e il gesto rivelatore e magico dell’arte. Passione, scandaglio di anime, saga famigliare, La rappresentazione è un romanzo che esplora i suoi confini, e li supera.

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Romana Petri vive tra Roma e Lisbona. Editrice, traduttrice e critica letteraria, collabora con «ttl La Stampa», il «Venerdì di Repubblica», «Corriere della Sera» e «Il Messaggero».
Considerata dalla critica come una delle migliori autrici italiane contemporanee, ha scritto tra romanzi e raccolte di racconti nove libri. Ha ottenuto prestigiosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio Mondello, il Rapallo-Carige e il Grinzane Cavour. È stata inoltre finalista due volte al Premio Strega.
Tra le sue opere ricordiamo Alle Case Venie (Marsilio, 1997), I padri degli altri (Marsilio, 1999), La donna delle Azzorre (Piemme, 2001), Dagoberto Babilonio, un destino (Mondadori, 2002), Esecuzioni (Fazi, 2005), Ovunque io sia (Cavallo di ferro, 2008), Ti spiego (Cavallo di ferro 2010), Tutta la vita (Longanesi 2011), Figli dello stesso padre (Longanesi 2013), Le serenate del Ciclone (Neri Pozza 2015, vincitore del premio Super Mondello 2016 e del Mondello Giovani), Il mio cane del Klondike (Neri Pozza 2017), Pranzi di famiglia (Neri Pozza 2019) e Figlio del lupo (Mondadori, 2020).

Le sue opere sono tradotte in Olanda, Germania, Stati-Uniti, Inghilterra, Francia e Portogallo.

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martedì, 31 agosto 2021

ORAZIO LABBATE con “Spirdu” (Italo Svevo) e “Gli States di Stephen King” (Perrone) in radio a LETTERATITUDINE

ORAZIO LABBATE con “Spirdu” (Italo Svevo) e “Gli States di Stephen King” (Perrone), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: lo scrittore Orazio Labbate.
Con Orazio Labbate discutiamo dei suoi due nuovi volumi: un romanzo e un saggio. Il romanzo si intitola “Spirdu” (ed è pubblicato da Italo Svevo edizioni), il saggio si intitola “Gli States di Stephen King” (ed è pubblicato da Perrone nella collana “Passaggi di Dogana”).

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La scheda del libro: Spirdu” di Orazio Labbate (Italo Svevo edizioni)

A Falconara, zona marittima di Butera, il giovane esorcista Jedediah Faluci spossessa i contadini indemoniati nell’ex macelleria del paese. Dall’altra parte del mondo, a Milton, in West Virginia, la detective Kathrine Pancamo dà la caccia a un sanguinario serial killer che semina terrore nelle chiese della contea. Due solitudini incolmabili, quelle di Jedediah e di Kathrine, due destini opposti e dolorosi che si incontreranno in una Sicilia dell’orrore per confrontarsi insieme con l’essenza del male e della paura.
Con Spirdu, Orazio Labbate porta a compimento un horror filosofico che si ispira alla metafisica di William T. Vollmann e alla “letteratura del disgusto” di Thomas Bernhard, dove italiano e siciliano si cesellano in una lingua mistica, feroce, fitta di neologismi ed ebbra di suoni.

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La scheda del libro: “Gli States di Stephen King” di Orazio Labbate (Perrone)

Il viaggio attraverso i mondi di Stephen King è declinato secondo una natura letteraria unitamente triplice. La prima natura si muove secondo il cammino indagatorio e malinconico, di storpiamento descrittivo, eseguito dalle norme narrative di La luce e il lutto di Gesualdo Bufalino. La seconda si sostanzia nella peregrinazione letteraria di matrice metafisica, che cova una tensione trasformativa del reale fino al demoniaco, avanzata da K. di Roberto Calasso. La terza, quindi l’ultima, si raccoglie per mezzo della brevità stilistica, acuminata, proposta dal flusso questionante sul bene e sul male, di Austerlitz di W. G. Sebald. Un viaggio, dunque, accudito da questa trinitaria ispirazione che vuole sovvertire (e intanto assentire) alle geografie orrorifiche delle opere più significative – secondo tali prospettive – del re dell’horror moderno. Un incubo filosofico, in definitiva, al di là dello spazio e del tempo, una demonologia della e nella scrittura.

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Orazio Labbate è nato a Mazzarino nel 1985, ma ha vissuto sin dall’infanzia a Butera. Definito dalla critica il fondatore del Gotico siciliano, ha pubblicato i romanzi Lo Scuru (Tunué,2014) e Suttaterra ( Tunué, 2017), la raccolta di racconti Stelle Ossee (LiberAria, 2017) e i due volumi Piccola enciclopedia dei mostri (24 Ore Cultura, 2016) e Atlante del mistero (Centauria, 2018). Suoi racconti, tradotti da Anne Milano Appel, sono apparsi sulle riviste letterarie statunitensi «PEN America», «Guernica» e «The Shoutflower».

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giovedì, 8 luglio 2021

GIULIA CAMINITO con “L’acqua del lago non è mai dolce” (Bompiani) in radio a LETTERATITUDINE

GIULIA CAMINITO con “L’acqua del lago non è mai dolce” (Bompiani), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: la scrittrice Giulia Caminito.
Con Giulia Caminito abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato L’acqua del lago non è mai dolce” (Bompiani): finalista al Premio Strega 2021 e vincitore del Premio Selezione Campiello 2021.

[Come nasce un romanzo? Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: GIULIA CAMINITO racconta L’ACQUA DEL LAGO NON È MAI DOLCE (Bompiani)]

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La scheda del libro: “L’acqua del lago non è mai dolce” di Giulia Caminito (Bompiani)

Odore di alghe limacciose e sabbia densa, odore di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: è il lago di Bracciano, dove approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. Antonia è onestissima, Antonia non scende a compromessi, Antonia crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua unica figlia femmina a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara: a non lamentarsi, a salire ogni giorno su un regionale per andare a scuola, a leggere libri, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo. Sembra che questa ragazzina piena di lentiggini chini il capo: invece quando leva lo sguardo i suoi occhi hanno una luce nerissima. Ogni moto di ragionevolezza precipita dentro di lei come in quelle notti in cui corre a fari spenti nel buio in sella a un motorino. Alla banalità insapore della vita, a un torto subìto Gaia reagisce con violenza imprevedibile, con la determinazione di una divinità muta. Sono gli anni duemila, Gaia e i suoi amici crescono in un mondo dal quale le grandi battaglie politiche e civili sono lontane, vicino c’è solo il piccolo cabotaggio degli oggetti posseduti o negati, dei primi sms, le acque immobili di un’esistenza priva di orizzonti. Giulia Caminito dà vita a un romanzo ancorato nella realtà e insieme percorso da un’inquietudine radicale, che fa di una scrittura essenziale e misurata, spigolosa e poetica l’ultimo baluardo contro i fantasmi che incombono. Il lago è uno specchio magico: sul fondo, insieme al presepe sommerso, vediamo la giovinezza, la sua ostinata sfida all’infelicità.

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Giulia Caminito è nata a Roma nel 1988 e si è laureata in Filosofia politica. Ha esordito con il romanzo La Grande A (Giunti 2016, Premio Bagutta opera prima, Premio Berto e Premio Brancati giovani), seguito nel 2019 da Un giorno verrà (Bompiani, Premio Fiesole Under 40). Questo suo nuovo romanzo, “L’acqua del lago non è mai dolce” (Bompiani), è tra i cinque finalisti dell’edizione 2021 del Premio Strega (e ha vinto lo Strega Off). Ha anche vinto il Premio Selezione Campiello e concorrerà per il cosiddetto Premio SuperCampiello di quest’anno.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia, post produzione e consulenza musicale: Federico Marin

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venerdì, 18 giugno 2021

MASSIMO CARLOTTO con “E verrà un altro inverno” (Rizzoli) in radio a LETTERATITUDINE

MASSIMO CARLOTTO con “E verrà un altro inverno” (Rizzoli), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia, postproduzione e consulenza musicale: Federico Marin

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Ospite della puntata: lo scrittore Massimo Carlotto.
Con Massimo Carlotto abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato “E verrà un altro inverno” (Rizzoli).

Nella parte finale della conversazione abbiamo discusso della serie Tv dedicata all’Alligatore (suo personaggio seriale).

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La scheda del libro: “E verrà un altro inverno” di Massimo Carlotto (Rizzoli)

Bruno Manera e Federica Pesenti sembrano una coppia felice. Lui è un ricco cinquantenne, lei di anni ne ha trentacinque ed è l’erede di una dinastia di imprenditori della “valle”, operoso distretto del Settentrione dove dominano i maggiorenti, l’élite dei capitani d’industria che ha costruito l’ordine del duro lavoro per tanti, del profitto per pochi e delle menzogne per tutti. Su insistenza di Federica, Bruno accetta di trasferirsi in paese, varcando la frontiera invisibile della provincia profonda. Ma quando Manera comincia a subire una serie di gravi atti intimidatori, la situazione precipita. Ad aiutarlo c’è solo Manlio Giavazzi, un vigilante dalla vita sfortunata, convinto che certe faccende vadano risolte tra paesani. Poi il caso gioca un tiro mancino e in una girandola di fulminanti colpi di scena scivoliamo nelle pieghe di un mondo marcio – il nostro – in cui l’amicizia è il vincolo di un’associazione a delinquere, l’amore una speculazione, il matrimonio un campo di battaglia, la solidarietà tra conterranei un patto d’omertà e la famiglia una connection criminale. Massimo Carlotto strappa la maschera a personaggi avvelenati dagli inganni delle loro doppie vite, perché l’avversario è chi ti dorme accanto e il nemico è colui di cui ti fidi. Nel segno della fatalità sovverte la logica del poliziesco, mostrando senza reticenze la ferocia inconfessabile della brava gente e inchiodandoci all’enigma che nessuna detection può risolvere: il mistero di chi siamo davvero.

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Massimo Carlotto è l’inventore della serie di Marco Buratti detto l’Alligatore. Ha scritto numerosi romanzi tra cui Arrivederci amore, ciao, L’oscura immensità della morte, Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane, La signora del martedì. Per Rizzoli ha pubblicato Il Turista e l’antologia Sbirre con Giancarlo De Cataldo e Maurizio de Giovanni.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia, post produzione e consulenza musicale: Federico Marin

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giovedì, 10 giugno 2021

STEFANIA AUCI con “L’inverno dei Leoni. La saga dei Florio” (Nord) in radio a LETTERATITUDINE

STEFANIA AUCI con “L’inverno dei Leoni. La saga dei Florio” (Nord), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: la scrittrice Stefania Auci.
Con Stefania Auci abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato L’inverno dei Leoni. La saga dei Florio” (Nord).

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La scheda del libro: “L’inverno dei Leoni. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Hanno vinto, i Florio, i Leoni di Sicilia. Lontani sono i tempi della misera putìa al centro di Palermo, dei sacchi di spezie, di Paolo e di Ignazio, arrivati lì per sfuggire alla miseria, ricchi solo di determinazione. Adesso hanno palazzi e fabbriche, navi e tonnare, sete e gioielli. Adesso tutta la città li ammira, li onora e li teme.
E il giovane Ignazio non teme nessuno. Il destino di Casa Florio è stato il suo destino fin dalla nascita, gli scorre nelle vene, lo spinge ad andare oltre la Sicilia, verso Roma e gli intrighi della politica, verso l’Europa e le sue corti, verso il dominio navale del Mediterraneo, verso l’acquisto dell’intero arcipelago delle Egadi. È un impero sfolgorante, quello di Ignazio, che però ha un cuore di ghiaccio. Perché per la gloria di Casa Florio lui ha dovuto rinunciare all’amore che avrebbe rovesciato il suo destino. E l’ombra di quell’amore non lo lascia mai, fino all’ultimo…
Ha paura, invece, suo figlio Ignazziddu, che a poco più di vent’anni riceve in eredità tutto ciò suo padre ha costruito. Ha paura perché lui non vuole essere schiavo di un nome, sacrificare se stesso sull’altare della famiglia. Eppure ci prova, affrontando un mondo che cambia troppo rapidamente, agitato da forze nuove, violente e incontrollabili. Ci prova, ma capisce che non basta avere il sangue dei Florio per imporsi. Ci vuole qualcos’altro, qualcosa che avevano suo nonno e suo padre e che a lui manca. Ma dove, cosa, ha sbagliato?
Vincono tutto e poi perdono tutto, i Florio. Eppure questa non è che una parte della loro incredibile storia. Perché questo padre e questo figlio, così diversi, così lontani, hanno accanto due donne anche loro molto diverse, eppure entrambe straordinarie: Giovanna, la moglie di Ignazio, dura e fragile come cristallo, piena di passione ma affamata d’amore, e Franca, la moglie di Ignazziddu, la donna più bella d’Europa, la cui esistenza dorata va in frantumi sotto i colpi di un destino crudele.
Sono loro, sono queste due donne, a compiere la vera parabola – esaltante e terribile, gloriosa e tragica – di una famiglia che, per un lungo istante, ha illuminato il mondo. E a farci capire perché, dopo tanti anni, i Florio continuano a vivere, a far battere il cuore di un’isola e di una città. Unici e indimenticabili.

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Stefania Auci è nata a Trapani, ma vive da tempo a Palermo, dove lavora come insegnante di sostegno. Con I Leoni di Sicilia, che ha avuto uno straordinario successo – più di cento settimane in classifica, in corso di traduzione in 32 Paesi –, ha narrato le vicende dei Florio fino alla metà dell’Ottocento, conquistando i lettori per la passione con cui ha saputo rivelare la contraddittoria, trascinante vitalità di questa famiglia. Una passione che attraversa anche L’inverno dei Leoni, seconda e conclusiva parte della saga, e che ci spalanca le porte del mito dei Florio, facendoci rivivere un’epoca, un mondo e un destino senza pari.

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venerdì, 28 maggio 2021

DACIA MARAINI con “La scuola ci salverà” (Solferino) in radio a LETTERATITUDINE

DACIA MARAINI con “La scuola ci salverà” (Solferino), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: Dacia Maraini.

Con Dacia Maraini abbiamo discusso del suo nuovo libro intitolato La scuola ci salverà” (Solferino).

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La scheda del libro: “La scuola ci salverà” di Dacia Maraini (Solferino)

Cosa è successo alla scuola? Come possiamo risollevare le sorti dell’istituzione più importante per il futuro del Paese dopo una fase difficile come quella che sta affrontando? Dovremmo partire dagli insegnanti motivati e capaci che la sorreggono nonostante i molti ostacoli e dal serbatoio di vitalità degli studenti. E poi naturalmente occorre ridare all’istruzione le risorse e la centralità che merita.
La scuola può fare la differenza, soprattutto in momenti di crisi. Dacia Maraini ne è convinta e lo testimonia con il suo impegno in difesa dell’insegnamento come negli interventi scritti nel tempo e in alcuni intensi racconti raccolti in questo libro: L’esame, Il bambino vestito di scuro e Berah di Kibawa. Da sempre l’autrice si dedica al dialogo con gli studenti e con i loro docenti approfondendo modelli di apprendimento e impugnando questioni di diritti e di riforma, e in queste pagine racconta una scuola come dovrebbe e potrebbe essere, filtrata dagli occhi di scrittrice, di intellettuale civilmente impegnata e anche di docente. Storie, idee, battaglie e ricordi di una vita intera, dalle lezioni al Liceo di Palermo all’insegnamento nel carcere di Rebibbia. Un viaggio tra i banchi, anche attraverso la forza dell’immaginazione, da cui emerge l’urgenza di garantire ai nostri ragazzi un’istruzione migliore per ridare all’Italia una concreta speranza nell’avvenire.

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DACIA MARAINI, editorialista del «Corriere della Sera», è autrice di romanzi, racconti, opere teatrali, poesie e saggi, tradotti in oltre venti Paesi. Nel 1990 ha vinto il Premio Campiello con La lunga vita di Marianna Ucrìa e nel 1999 il Premio Strega con Buio. Il suo ultimo romanzo è Trio (Rizzoli, 2020).

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sabato, 15 maggio 2021

RAUL MONTANARI con “Il vizio della solitudine” (Baldini + Castoldi) in radio a LETTERATITUDINE

RAUL MONTANARI con “Il vizio della solitudine” (Baldini + Castoldi), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: lo scrittore Raul Montanari.
Con Raul Montanari abbiamo discusso del suo nuovo romanzo, “Il vizio della solitudine” (Baldini + Castoldi).

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La scheda del libro: “Il vizio della solitudine” di Raul Montanari (Baldini + Castoldi)

L’ex ispettore Ennio Guarneri conduce una vita appartata. Cacciato dalla polizia per essersela presa con un intoccabile, non ha amici e si concede un unico sfizio: rifare in un anno tutte le elementari andando a lezione dalla sua anziana e dolcissima maestra. È solo, perché non ha bisogno di nessuno. Ma quando assiste per caso ai preparativi di un omicidio, d’istinto interviene e l’aggressore finisce ucciso. Ennio non poteva saperlo ma quella che ha interrotto era un’esecuzione: per questo il suo gesto scatena contro di lui la vendetta di Han, una misteriosa organizzazione di giustizieri. Nella drammatica avventura che segue, Ennio è costretto a esplorare la parte più oscura di se stesso, proprio quando l’incontro con una ragazza diversa da tutte sembra aprirgli l’orizzonte di un amore inatteso, improbabile, eppure irresistibile. Un dubbio rimarrà alla fine: se per lui, come per tutti noi, la solitudine sia un male a cui sottrarsi o un vizio da coltivare con cura. A trent’anni esatti dal suo esordio nel 1991, quando il noir si leggeva quasi solo in traduzione, Raul Montanari torna a esplorare le atmosfere del genere con la sua carica esistenziale e la sua scrittura cristallina e trascinante.

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Raul Montanari ha pubblicato più di venti fra romanzi, saggi e libri di racconti. Fra i più noti, i romanzi La perfezione (1994/2019, premio Linea d’Ombra), Chiudi gli occhi (2004), L’esistenza di dio (2006), La prima notte (2008), Strane cose, domani (2009, Premio Bari, Premio Siderno e Premio Strega Giovani), Il regno degli amici (2015, premio Vigevano, finalista premio Scerbanenco), La vita finora (2018, premio Provincia in giallo), La seconda porta (2019) e il saggio Il Cristo zen (2012, di prossima ripubblicazione per Baldini+Castoldi).
Con Aldo Nove e Tiziano Scarpa ha scritto Nelle galassie oggi come oggi (2001), insolito bestseller nel campo della poesia. Ha firmato opere teatrali, sceneggiature e importanti traduzioni dalle lingue classiche e moderne, da Sofocle a Shakespeare, da Poe a Cormac McCarthy.
Dirige a Milano una scuola di scrittura creativa fra le più quotate in Italia.

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giovedì, 6 maggio 2021

SIMONA LO IACONO con “La tigre di Noto” (Neri Pozza) in radio a LETTERATITUDINE

SIMONA LO IACONO con “La tigre di Noto” (Neri Pozza), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: La scrittrice e magistrato Simona Lo Iacono.
Con Simona Lo Iacono abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato “La tigre di Noto” (Neri Pozza).


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La scheda del libro: “La tigre di Noto” di Simona Lo Iacono (Neri Pozza)

Questo romanzo narra di Anna Maria Ciccone, una donna e una scienziata che visse in un’epoca che le fu ostile, un tempo di ostinati pregiudizi e barbarie totalitarie. Nata a Noto nel 1891, partì dalla sua Sicilia e arrivò a Pisa poco prima che scoppiasse la Grande Guerra per studiare fisica: unica donna del suo corso. Insegnò alla Normale e seguì per un’intera vita le traiettorie e le intermittenze della luce, perché la spettrometria era l’oggetto dei suoi studi. Studi che ebbero una vasta risonanza persino nel campo della nascente meccanica quantistica molecolare. Oggi diremmo che si impose in un mondo maschile. Ed è certamente vero. Oggi parleremmo della sua passione, della sua forza e del suo coraggio nel riuscire a salvare, nel 1944, i testi ebraici della biblioteca dell’università di Pisa dai nazisti che volevano requisirli e poi distruggerli.
La sua figura non è riconducibile, tuttavia, soltanto alle sue pionieristiche ricerche o alle sue impavide azioni. Con uno sguardo che attraversa il suo tempo, Simona Lo Iacono ritrae la vita di una donna capace di affermare in ogni ambito dell’esistenza la forza della sua fragilità. Ne esce un romanzo che non si lascia definire, che ci costringe a convivere con una nostalgia tenace, il racconto di una geniale fisica e matematica che seppe mostrarsi al mondo con la compostezza e il pudore di chi, nel buio dell’universo, cerca di guadagnare sempre, con fede ostinata, un piccolo bagliore di conoscenza. Perché, parafrasando Goethe, è proprio quando le ombre sono più nere che riusciamo a scoprire il potere della luce.

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Simona Lo Iacono, scrittrice nata a Siracusa, è magistrato e presta servizio presso il tribunale di Catania. Ha pubblicato diversi romanzo, a partire da quello d’esordio intitolato “Tu non dici parole” (2008). Ricordiamo anche i successivi romanzi: “Stasera Anna dorme presto” (2010), “Effatà” (2013). Nel 2016 ha pubblicato il romanzo “Le streghe di Lenzavacche” (Edizioni E/O), selezionato tra i dodici finalisti del Premio Strega e vincitore del Premio Chianti.
Nel 2017 è uscito il romanzo “Il morso” (Neri Pozza – Vincitore del Premio Racalmare-Sciascia 2017). Nel 2019 è uscito, sempre per Neri Pozza, il romanzo “L’albatro” (Premio “Città di Erice” 2020). Da pochi giorni è uscito il nuovo romanzo, anche questo edito da Neri Pozza, intitolato “La tigre di Noto”.

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venerdì, 30 aprile 2021

ALESSIA GAZZOLA con “Un tè a Chaverton House” (Garzanti) in radio a LETTERATITUDINE

ALESSIA GAZZOLA con “Un tè a Chaverton House” (Garzanti), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: la scrittrice Alessia Gazzola. Con Alessia Gazzola abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato “Un tè a Chaverton House” (Garzanti).

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La scheda del libro: “Un tè a Chaverton House” di Alessia Gazzola (Garzanti)

Mi chiamo Angelica e questa è la lista delle cose che avevo immaginato per me: un fidanzato fedele, un bel terrazzino, genitori senza grandi aspettative. Peccato che nessuna si sia avverata. Ecco invece la lista delle cose che sono accadute: lasciare tutto, partire per l’Inghilterra e ritrovarmi con un lavoro inaspettato. Così sono arrivata a Chaverton House, un’antica dimora del Dorset. Questo viaggio doveva essere solo una visita veloce per indagare su una vecchia storia di famiglia, e invece si è rivelato molto di più. Ora zittire la vocina che lega la scelta di restare ad Alessandro, lo sfuggente manager della tenuta, non è facile. Ma devo provarci. Lui ha altro per la testa e anche io. Per esempio prepararmi per fare da guida ai turisti. Anche se ho scoperto che i libri non bastano, ma mi tocca imparare a memoria i particolari di una serie tv ambientata a Chaverton. La gente vuole solo riconoscere ogni angolo di ogni scena cult. Io invece preferisco servizi da tè, pareti dai motivi floreali e soprattutto la biblioteca, che custodisce le prime edizioni di Jane Austen e Emily Brontë. È come immergermi nei romanzi che amo. E questo non ha prezzo. O forse uno lo ha e neanche troppo basso: incontrare Alessandro è ormai la norma. E io subisco sempre di più il fascino della sua aria da nobiltà offesa. Forse la decisione di restare non è così giusta, perché io so bene che quello che non si dovrebbe fare è quello che si desidera di più. Quello che non so è se seguire la testa o il cuore. Ma forse non vanno in direzioni opposte, anzi sono le uniche due rette parallele che possono incontrarsi.
Alessia Gazzola è un idolo per i suoi lettori, per la stampa e per i librai. Dopo i bestseller della serie L’allieva, che è anche un grande successo televisivo, della serie di Costanza e del romanzo Lena e la tempesta, torna con un nuovo libro che fa sognare tra dolci fatti in casa, la magia di un’ambientazione che riporta al fascino del passato e un piccolo mistero di famiglia da risolvere. Entrate a Chaverton House e godetevi il viaggio.

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Alessia Gazzola (Messina, 1982) è laureata in Medicina e Chirurgia ed è specialista in Medicina Legale. Ha esordito nella narrativa con L’allieva nel 2011, cui sono seguiti Un segreto non è per sempre (2012), Sindrome da cuore in sospeso (2012), Le ossa della principessa (2014), Una lunga estate crudele (2015), Non è la fine del mondo (2016), Un po’ di follia in primavera (2016), Arabesque (2017) e Il ladro gentiluomo (2018), vincitore del premio Bancarella 2019.
Dai romanzi della serie L’allieva, tradotti in numerose lingue, è tratta la serie tv di successo in onda su RaiUno con Alessandra Mastronardi nei panni di Alice Allevi e Lino Guanciale nel ruolo di Claudio Conforti.
Collabora con i supplementi culturali di La Stampa e del Corriere della sera. Vive a Verona con il marito e le due figlie.
Con Questione di Costanza (2019) ha inaugurato la nuova serie di romanzi incentrati sul personaggio di Costanza Macallè. Dopo Lena e la tempesta, Alessia Gazzola torna in libreria con un nuovo romanzo intitolato “Un tè a Chaverton House” (Garzanti)

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giovedì, 22 aprile 2021

FILIPPO LA PORTA con “Come un raggio nell’acqua. Dante e la relazione con l’altro” (Salerno) in radio a LETTERATITUDINE

FILIPPO LA PORTA con “Come un raggio nell’acqua. Dante e la relazione con l’altro” (Salerno), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).


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Ospite della puntata: il saggista e critico letterario Filippo La Porta. Con Filippo La Porta abbiamo discusso di Dante e del suo nuovo libro intitolato “Come un raggio nell’acqua. Dante e la relazione con l’altro” (Salerno).

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La scheda del libro: Come un raggio nell’acqua. Dante e la relazione con l’altro” di Filippo La Porta (Salerno)

Dante e Beatrice attraversano la luna senza scompaginarla, come un raggio di luce entra nell’acqua senza turbarla. Un’immagine che diventa il modello della relazione tra individui. Certo, Dante intende riformare l’umanità degenerata e combattere gli eretici, ma nella terza cantica ci consegna un’altra verità, più nascosta e apparentemente impolitica, racchiusa in quella abbagliante epifania lunare. Attorno alla sacralità e inviolabilità dell’altro vengono convocate alcune “guide novecentesche” (Stein, Arendt, Zambrano, Levinàs), capaci di ispirare un modello di conoscenza non più fondato sul dominio, ma su una passività ricettiva. La “mitezza”, elogiata da Norberto Bobbio, ci ricorda che l’imperativo morale più alto non è tanto aiutare il prossimo quanto lasciarlo essere quel che è. In questa etica del rispetto – unico modo per dare realtà all’altro – sta la lezione sempre attuale di Dante, che dalla sua “distanza” giudica il nostro presente premendo su di noi con gli interrogativi più urgenti. Solo se ci accostiamo a lui come se la “Commedia” fosse stata scritta per noi, potremo ricavarne ragioni di vita.

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Filippo La Porta è critico letterario e saggista. Scrive su «la Repubblica» e collabora a varie testate. Tra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo almeno Pasolini. Profili di storia letteraria (2012), Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio (2018), Eretico controvoglia. Nicola Chiaromonte, una vita tra giustizia e libertà (2019).

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mercoledì, 14 aprile 2021

DONATELLA DI PIETRANTONIO con “Borgo Sud” (Einaudi) in radio a LETTERATITUDINE

DONATELLA DI PIETRANTONIO con “Borgo Sud” (Einaudi), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: la scrittrice Donatella Di Pietrantonio con il suo nuovo romanzo “Borgo Sud” (Einaudi), candidato all’edizione 2021 del Premio Strega da Nadia Fusini.

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La scheda del libro: “Borgo Sud” di Donatella Di Pietrantonio (Einaudi)

È il momento più buio della notte, quello che precede l’alba, quando Adriana tempesta alla porta con un neonato tra le braccia. Non si vedevano da un po’, e sua sorella nemmeno sapeva che lei aspettasse un figlio. Ma da chi sta scappando? È davvero in pericolo? Adriana porta sempre uno scompiglio vitale, impudente, ma soprattutto una spinta risoluta a guardare in faccia la verità. Anche quella piú scomoda, o troppo amara. Cosí tutt’a un tratto le stanze si riempiono di voci, di dubbi, di domande. Entrando nell’appartamento della sorella e di suo marito, Adriana, arruffata e in fuga, apparente portatrice di disordine, indicherà la crepa su cui poggia quel ma-trimonio: le assenze di Piero, la sua tenerezza, la sua eleganza distaccata, assumono piano piano una valenza tutta diversa. Anni dopo, una telefonata improvvisa costringe la narratrice di questa storia a partire di corsa dalla città francese in cui ha deciso di vivere. Inizia una notte in-terminabile di viaggio – in cui mettere insieme i ricordi –, che la riporterà a Pescara, e precisamente a Borgo Sud, la zona marinara della città. È lí, in quel microcosmo cosí impenetrabile eppure cosí accogliente, con le sue leggi indiscutibili e la sua gente ospitale e rude, che potrà scoprire cos’è realmente successo, e forse fare pace col passato. Donatella Di Pietrantonio torna dopo “L’Arminuta” con un romanzo teso e intimo, intenso a ogni pagina, capace di tenere insieme emozione e profondità di sguardo.

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Donatella Di Pietrantonio vive a Penne, in Abruzzo, dove esercita la professione di dentista pediatrico. Con L’Arminuta (Einaudi 2017, tradotto in piú di 25 paesi) ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio Campiello, il Premio Napoli e il Premio Alassio. Per Einaudi ha pubblicato anche Bella mia (prima edizione Elliot 2014), con cui ha partecipato al Premio Strega 2014 e ha vinto il Premio Brancati, e Borgo Sud (2020).

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giovedì, 8 aprile 2021

EDITH BRUCK con “Il pane perduto” (La nave di Teseo) in radio a LETTERATITUDINE

EDITH BRUCK con “Il pane perduto” (La nave di Teseo), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: la scrittrice Edith Bruck con cui abbiamo discusso del suo nuovo libro intitolato Il pane perduto” (La nave di Teseo), candidato all’edizione 2021 del Premio Strega da Furio Colombo.

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La scheda del libro: Il pane perduto” di Edith Bruck (La nave di Teseo)

Per non dimenticare e per non far dimenticare, Edith Bruck, a sessant’anni dal suo primo libro, sorvola sulle ali della memoria eterna i propri passi, scalza e felice con poco come durante l’infanzia, con zoccoli di legno per le quattro stagioni, sul suolo della Polonia di Auschwitz e nella Germania seminata di campi di concentramento. Miracolosamente sopravvissuta con il sostegno della sorella più grande Judit, ricomincia l’odissea. Il tentativo di vivere, ma dove, come, con chi? Dietro di sé vite bruciate, comprese quelle dei genitori, davanti a sé macerie reali ed emotive. Il mondo le appare estraneo, l’accoglienza e l’ascolto pari a zero, e decide di fuggire verso un altrove. Che fare con la propria salvezza? Bruck racconta la sensazione di estraneità rispetto ai suoi stessi familiari che non hanno fatto esperienza del lager, il tentativo di insediarsi in Israele e lì di inventarsi una vita tutta nuova, le fughe, le tournée in giro per l’Europa al seguito di un corpo di ballo composto di esuli, l’approdo in Italia e la direzione di un centro estetico frequentato dalla “Roma bene” degli anni Cinquanta, infine l’incontro fondamentale con il compagno di una vita, il poeta e regista Nelo Risi, un sodalizio artistico e sentimentale che durerà oltre sessant’anni. Fino a giungere all’oggi, a una serie di riflessioni preziosissime sui pericoli dell’attuale ondata xenofoba, e a una spiazzante lettera finale a Dio, in cui Bruck mostra senza reticenze i suoi dubbi, le sue speranze e il suo desiderio ancora intatto di tramandare alle generazioni future un capitolo di storia del Novecento da raccontare ancora e ancora.

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lorenza-mazzettiEdith Bruck, di origine ungherese, è nata in una povera, numerosa famiglia ebrea. Nel 1944 il suo primo viaggio la porta, poco più che bambina, nel ghetto del capoluogo, e di lì ad Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen. Sopravvissuta alla deportazione, di cui ha reso testimonianza nelle sue opere, dopo anni di pellegrinaggio approda definitivamente in Italia, adottandone la lingua. Nel 1959 esce il suo primo libro Chi ti ama così, un’autobiografia che ha per tappe l’infanzia in riva al Tibisco e la Germania dei lager. Nel 1962 pubblica il volume di racconti Andremo in città, da cui il marito Nelo Risi trae l’omonimo film. È autrice di poesia e di romanzi come Le sacre nozze (1969), Lettera alla madre (1988), Nuda proprietà (1993), Quanta stella c’è nel cielo (2009), trasposto nel film di Roberto Faenza Anita B., e ancora Privato (2010), La donna dal cappotto verde (2012) e La rondine sul termosifone, pubblicato nel 2017 da La nave di Teseo. Nella lunga carriera ha ricevuto diversi premi letterari ed è stata tradotta in più lingue. Tra gli altri, è traduttrice di Attila József e Miklós Radnóti. Ha sceneggiato e diretto tre film e svolto attività teatrale, televisiva e giornalistica.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia, post produzione e consulenza musicale: Federico Marin

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venerdì, 2 aprile 2021

TEA RANNO con “Terramarina” (Mondadori) e “Musa e getta” (Ponte alle Grazie) in radio a LETTERATITUDINE

TEA RANNO con “Terramarina” (Mondadori), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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In streaming e in podcast su RADIO POLIS

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regia, postproduzione e consulenza musicale: Federico Marin

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Ospite della puntata: la scrittrice Tea Ranno, con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato Terramarina” (Mondadori).

Nella seconda parte della puntata abbiamo discusso della raccolta di racconti Musa e getta” (Ponte alle Grazie), che ha coinvolto sedici scrittrici (tra cui la stessa Tea Ranno).

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La scheda del libro: “Terramarina” di Tea Ranno (Mondadori)
È la sera della vigilia di Natale e Agata, che in paese tutti chiamano la Tabbacchera, guarda il suo borgo dall’alto: è un pugno di case arroccate sul mare che lei da qualche tempo s’è presa il compito di guidare, sovvertendo piano piano il sistema di connivenze che l’ha governato per decenni e inventandosi una piccola rivoluzione a colpi di poesia e legalità. Ma stasera sul cuore della sindaca è scesa una coltre nera di tristezza e “Lassitimi sula!” ha risposto agli inviti calorosi di quella cricca di amici che è ormai diventata la sua famiglia: è il suo quarto Natale senza il marito Costanzo, che oggi le manca più che mai. E, anche se fatica ad ammetterlo, non è il solo a mancarle: c’è infatti un certo maresciallo di Torino che, da quando ha lasciato la Sicilia, si è fatto largo tra i suoi pensieri. A irrompere nella vigilia solitaria di Agata è Don Bruno, il parroco del paese, con un fagotto inzaccherato tra le braccia: è una creatura che avrà sì e no qualche ora, che ha trovato abbandonata al freddo, a un angolo di strada. Sola, livida e affamata, ma urlante e viva. Dall’istante in cui Luce – come verrà battezzata dal gruppo di amici che subito si stringe attorno alla bimba, chi per visitarla, chi per allattarla, vestirla, ninnarla – entra in casa Tabbacchera, il dolore di Agata si cambia in gioia e il Natale di Toni e Violante, del dottor Grimaldi, di Sarino, di Lisabetta e di tutta quella stramba e generosa famiglia si trasforma in una giostra. Di risate, lacrime, amurusanze, tavole imbandite, ritorni, partenze e sorprese, ma anche di paure e dubbi: chi è la donna che è stata capace di abbandonare ai cani il sangue del suo sangue? Starà bene o le sarà successo qualcosa? Cosa fare di quella picciridda che ha già conquistato i cuori di almeno sette madri e cinque padri? Tea Ranno torna a percorrere i territori fiabeschi e solari dell’ Amurusanza con il suo stile che fonde dialetto siculo e poesia e si lascia contaminare dal realismo magico sudamericano. Il risultato è una narrazione corale ipnotica, un moderno presepe fatto di personaggi vitali e incandescenti, una generosa parabola di accoglienza e solidarietà.

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La scheda del libro: “Musa e getta. Sedici scrittrici per sedici donne indimenticabili (ma a volte dimenticate)”, a cura di Arianna Ninchi e Silvia Siravo (Ponte alle Grazie)

Sedici autrici di prim’ordine svelano altrettante donne meravigliose, offrendo a lettrici e lettori uno sguardo nuovo sul rapporto tra i sessi, l’identità femminile, la lotta per l’emancipazione.
In questa sorprendente raccolta, molte fra le più amate e apprezzate scrittrici italiane raccontano altrettante «muse»: donne sfrontate e bellissime o, al contrario, miti e riservate che, per lo spazio di una notte o per l’esistenza intera, hanno stretto relazioni complesse (e pericolose) con uomini di successo. Muse non sempre «gettate» ma per lo più misconosciute – dando così corpo all’odioso detto secondo cui «dietro ogni grande uomo c’è una grande donna» – che tornano dunque, finalmente, al centro del palcoscenico letterario. Le pioniere della psicanalisi e Kate Moss dalle cento copertine, Kiki regina di Montparnasse per una notte e Maria Callas la Divina per sempre, Nadia Krupskaja che lavora a realizzare il socialismo, Rosalind Franklin che scopre la struttura del DNA, le ispiratrici di pittori, musicisti, scrittori, filosofi: spaziando fra epoche e luoghi diversi, destini felici e infelici, Musa e getta giunge al cospetto di leggende viventi, persino sbarcate su Instagram, come Amanda Lear. Sedici autrici di prim’ordine svelano qui altrettante donne meravigliose, offrendo a lettrici e lettori uno sguardo nuovo sul rapporto tra i sessi, l’identità femminile, la lotta per l’emancipazione. (A cura di Arianna Ninchi e Silvia Siravo.)

Le scrittrici: Ritanna Armeni, Angela Bubba, Maria Grazia Calandrone, Elisa Casseri, Claudia Durastanti, Ilaria Gaspari, Lisa Ginzburg, Chiara Lalli, Cristina Marconi, Lorenza Pieri, Laura Pugno, Veronica Raimo, Tea Ranno, Igiaba Scego, Anna Siccardi, Chiara Tagliaferri.
Le muse: Lou Andreas-Salomé, Luisa Baccara, Maria Callas, Pamela Des Barres, Zelda Fitzgerald, Rosalind Franklin, Jeanne Hébuterne, Kiki de Montparnasse, Nadia Krupskaja, Amanda Lear, Alene Lee, Dora Maar, Kate Moss, Regine Olsen, Sabina Spielrein.

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Tea Ranno è nata a Melilli, in provincia di Siracusa, nel 1963. Dal 1995 vive a Roma. È laureata in giurisprudenza e si occupa di diritto e letteratura. Ha pubblicato per e/o i romanzi Cenere (2006, finalista ai premi Calvino e Berto e vincitore del premio Chianti) e In una lingua che non so più dire (2007). Nel 2012 è uscito per Mondadori La sposa vermiglia, vincitore del premio Rea, e nel 2014, sempre per Mondadori, Viola Fòscari. Nel 2018 ha pubblicato Sentimi (Frassinelli) e nel 2019 L’amurusanza (Mondadori).

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mercoledì, 24 marzo 2021

ANDREA BAJANI con “Il libro delle case” (Feltrinelli) in radio a LETTERATITUDINE

ANDREA BAJANI con “Il libro delle case” (Feltrinelli), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: lo scrittore Andrea Bajani con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato “Il libro delle case” (Feltrinelli), candidato all’edizione 2021 del Premio Strega su proposta di Concita De Gregorio.

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La scheda del libro: “Il libro delle case” di Andrea Bajani (Feltrinelli)

Un romanzo costruito come un’appassionante partita di Cluedo: i segreti di un uomo e di un Paese raccontati dalle case che li hanno custoditi. In un’opera unica per architettura, poesia e visionarietà, Andrea Bajani traccia il grande affresco di un’educazione sentimentale a metri quadri.

A quante parti di noi siamo disposti a rinunciare per continuare a essere noi stessi? E soprattutto: dove abbiamo lasciato ciò che non ci siamo portati dietro? Quali case lo custodiscono in segreto o lo tengono in ostaggio? Per raccontare la vita di un uomo, l’unica possibilità è setacciare le sue case, cercare gli indizi di quel piccolo inevitabile crimine che è dire “io” sapendo che dietro c’è sempre qualche menzogna. Il libro delle case è la storia di un uomo – “che per convenzione chiameremo Io” –, le amicizie, il matrimonio nel suo rifugio e nelle sue ferite, la scoperta del sesso e della poesia, il distacco da una famiglia esperta in autodistruzione. La storia di Io salta di casa in casa, su e giù nel tempo, ciascuna è la tessera di un puzzle che si compone tra l’ultimo quarto del millennio e il primo degli anni zero: è giovane amante di una donna sposata in una casa di provincia, infante che insegue una tartaruga in un appartamento di Roma mentre dalla tv si rovesciano le immagini di Aldo Moro sequestrato e del corpo di Pasolini rinvenuto all’Idroscalo; è marito in una casa borghese di Torino, bohémien in una mansarda di Parigi e adulto in carriera in un albergo londinese; ragazzo preso a pugni dal padre in una casa di vacanza, e studente universitario buttato sopra un materasso; poi semplicemente un uomo, che si tira dietro la porta di una casa vuota. Costruito come una partita di Cluedo o un poliziesco esistenziale, Il libro delle case è un viaggio attraverso i cambiamenti degli ultimi cinquant’anni, nelle sue geografie, nelle sue architetture reali così come in quelle interiori, i luoghi da cui veniamo e quelli in cui stiamo vivendo, le palazzine di periferia degli anni sessanta, lo sparo che cambia il corso della storia, e il bacio rubato dietro una tenda. In un romanzo unico per costruzione, poesia e visionarietà, Bajani traccia il grande affresco di un’educazione sentimentale a metri quadri.

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Andrea Bajani è nato nel 1975. Con Feltrinelli ha pubblicato Mi riconosci (2013; 2018) e La gentile clientela (2013), oltre ad alcuni racconti nella collana digitale Zoom. Tra i suoi libri, Cordiali saluti (Einaudi, 2005), Se consideri le colpe (Einaudi, 2007, Premio Super Mondello, Premio Brancati, Premio Recanati), Ogni promessa (Einaudi, 2010, Premio Bagutta), La mosca e il funerale (nottetempo, 2012) e Un bene al mondo (Einaudi 2016). Per il teatro è autore di Miserabili, di e con Marco Paolini, e di 18mila giorni, Il pitone, con Giuseppe Battiston e Gianmaria Testa. Collabora con diversi quotidiani e riviste. I suoi romanzi sono tradotti in molte lingue.

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giovedì, 4 marzo 2021

TERESA CIABATTI con “Sembrava bellezza” (Mondadori) in radio a LETTERATITUDINE

TERESA CIABATTI con “Sembrava bellezza” (Mondadori), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: la scrittrice Teresa Ciabatti con cui abbiamo discusso del suo romanzo “Sembrava bellezza” (Mondadori), candidato all’edizione 2021 del Premio Strega su proposta di Sandro Veronesi.

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La scheda del libro: “Sembrava bellezza”di Teresa Ciabatti (Mondadori)

Ad accoglierci tra le pagine di questo romanzo è una donna, una scrittrice, che dopo essersi sentita ai margini per molti anni ha finalmente conosciuto il successo. Vive un tempo ruggente di riscatto, che cerca di tenersi stretto ma ogni giorno le sfugge un po’ di più. Proprio come la figlia, che rifiuta di parlarle e si è trasferita lontano.
Combattuta tra risentimento e sgomento per il tempo che si consuma la coglie Federica, la più cara amica del liceo, quando dopo trent’anni torna a cercarla. E riporta nel suo presente anche la sorella maggiore Livia – dea di bellezza sovrannaturale, modello irraggiungibile ai loro occhi di sedicenni sgraziate -, che in seguito a un incidente è rimasta prigioniera nella mente di un’eterna ragazza.
Come accadeva da adolescenti, i pensieri tornano a specchiarsi, a respingersi e mescolarsi. La protagonista perlustra il passato alla ricerca di una verità, su se stessa e su Livia, e intanto cerca di riafferrare il bandolo della propria esistenza ammaccata: il lavoro, gli amori.
Livia era e resta un mistero insondabile: miracolo di bellezza preservata nell’inconsapevolezza? O fenomeno da baraccone? Avvolti nelle spire di un’affabulazione ammaliante, seguiamo la protagonista in un viaggio che è insieme privato e generazionale, interiore e concreto. E mentre lei aspira a fermare l’attimo per non perdere la gloria, la sorte di Livia è lì a ricordare cosa può succedere se la giovinezza si cristallizza in un presente immobile: una diciottenne nel corpo di una cinquantenne, una farfalla incastrata nell’ambra.
Sembrava bellezza è un romanzo sull’impietoso trascorrere del tempo, e su come nel ripercorrerlo si possano incontrare il perdono e la tenerezza, prima di tutto verso se stessi. Un romanzo di madri e di figlie, di amiche, in cui l’autrice, con una scrittura che si è fatta più calda e accogliente, senza perdere nulla della sua affilata potenza, mette in scena con acume prodigioso le relazioni, tra donne e non solo. Un romanzo animato da uno sguardo che innesca la miccia del reale e, senza risparmiare nessun veleno, comprende ogni umana debolezza.

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Teresa Ciabatti, nata e cresciuta a Orbetello, vive a Roma. Tra i suoi romanzi: Il mio paradiso è deserto (Rizzoli), Tuttissanti (Il Saggiatore), Matrigna (Solferino). Con La più amata (Mondadori) è stata finalista al premio Strega nel 2017. Collabora con il “Corriere della Sera” e con “la Lettura”.

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mercoledì, 24 febbraio 2021

CARMEN PELLEGRINO con “La felicità degli altri” (La nave di Teseo) in radio a LETTERATITUDINE

CARMEN PELLEGRINO con “La felicità degli altri” (La nave di Teseo), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: la scrittrice Carmen Pellegrino con cui abbiamo discusso del suo romanzo La felicità degli altri” (La nave di Teseo), candidato all’edizione 2021 del Premio Strega.

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La scheda del libro: “La felicità degli altri” di Carmen Pellegrino (La nave di Teseo)

Cloe è una donna che ha imparato a parlare con le ombre. Un’anima in ascolto, alla ricerca di una voce che la riporti al luogo accidentato della sua origine, al trauma antico di quando, bambina, cercava di farsi amare da chi l’aveva messa al mondo. Nel suo cammino costellato di fragorosi insuccessi e improvvisi passi avanti, Cloe attraversa città, cambia case, assume nuove identità, accompagnata da voci, ricordi, personaggi sfuggenti: Emanuel, il fratello amatissimo; il professor T., docente di Estetica dell’ombra; Madame e il Generale, guardiani della Casa dei timidi, dove la donna era stata accolta a dieci anni. Cloe è uno sguardo che cerca attenzione e verità, il suo viaggio coraggioso è il racconto di un amore e di una speranza che non si spengono, anche quando dentro e fuori di noi non c’è che rovina.

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Carmen Pellegrino, scrittrice e storica, ha indagato alcuni dei nodi salienti della modernità, concentrando i suoi studi sui movimenti collettivi di dissidenza (come in ’68 napoletano. Lotte studentesche e conflitti sociali tra conservatorismo e utopie, 2008), e focalizzando successivamente le sue ricerche sul razzismo, l’esclusione sociale e le condizioni di sfruttamento. Coautrice di varie opere collettanee (tra le quali Qui si chiama fatica, 2010; Non è un paese per donne, 2011; Novantadue, 2012), con il primo romanzo Cade la terra (2015) ha vinto il premio Rapallo Carige opera prima e il premio Selezione Campiello. Con il secondo romanzo Se mi tornassi questa sera accanto (2017) ha vinto il premio Dessì. Tra i suoi temi di indagine più recenti, centrale è quello dei borghi disabitati e delle rovine di antichi insediamenti, attraverso cui ha gettato le basi per una scienza dell’abbandono come forma di recupero alla coscienza del vissuto storico dei luoghi.

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giovedì, 18 febbraio 2021

MARILÙ OLIVA con “Biancaneve nel Novecento” (Solferino) in radio a LETTERATITUDINE

MARILÙ OLIVA con “Biancaneve nel Novecento” (Solferino), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: la scrittrice Marilù Oliva con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato “Biancaneve nel Novecento” (Solferino), libro candidato all’edizione 2021 del Premio Strega.

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La scheda del libro: “Biancaneve nel Novecento” di Marilù Oliva (Solferino)

Giovanni è un uomo affascinante, generoso e fallito. Candi è una donna bellissima che esagera con il turpiloquio, con l’alcol e con l’amore. E Bianca? È la loro unica figlia, che cresce nel disordinato appartamento della periferia bolognese, respirando un’aria densa di conflitti e di un’inspiegabile ostilità materna. Fin da piccola si rifugia nelle fiabe, dove le madri sono matrigne ma le bambine, alla fine, nel bosco riescono a salvarsi. Poi, negli anni, la strana linea di frattura che la divide da Candi diventa il filo teso su un abisso sempre pronto a inghiottirla. Bianca attraversa così i suoi primi vent’anni: la scuola e gli amori, la tragedia che pone fine alla sua infanzia e le passioni, tra cui quella per i libri, che la salveranno nell’adolescenza.
Negli anni Novanta, infatti, l’eroina arriva in città come un flagello e Bianca sfiora l’autodistruzione: mentre sua madre si avvelena con l’alcol, lei presta orecchio al richiamo della droga. Perché, diverse sotto ogni aspetto, si somigliano solo nel disagio sottile con cui affrontano il mondo? È un desiderio di annullarsi che in realtà viene da lontano, da una tragedia vecchia di decenni e che pure sembra non volersi estinguere mai: è cominciata nel Sonderbau, il bordello del campo di concentramento di Buchenwald.
Con una penna vibrante, intinta nella storia del Novecento e affilata da una profonda sensibilità per le umane lacerazioni e debolezze, Marilù Oliva disegna una vicenda incalzante che è anche una riflessione su quello che le famiglie non dicono, sulle ferite non rimarginate che si riaprono, implacabili, attraverso le generazioni. Un romanzo vivo e poetico, che dà voce al rimosso di un secolo.

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Marilù Oliva è scrittrice, saggista e docente di lettere. Ha scritto due thriller e numerosi romanzi di successo a sfondo giallo e noir. Ha co-curato per Zanichelli un’antologia sui Promessi Sposi, e realizzato due antologie patrocinate da Telefono Rosa, nell’ambito del suo lavoro sulle questioni di genere. Collabora con diverse riviste ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero. Il suo libro più recente è L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (Solferino, 2020).

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mercoledì, 10 febbraio 2021

EMANUELE TREVI con “Due vite” (Neri Pozza) in radio a LETTERATITUDINE

EMANUELE TREVI con “Due vite” (Neri Pozza), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: lo scrittore Emanuele Trevi con cui abbiamo discusso del suo nuovo libro “Due vite” (Neri Pozza).

“Due vite” è stato proposto al Premio Strega 2021 da Francesco Piccolo.

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La scheda del libro: “Due vite” di Emanuele Trevi (Neri Pozza)

Rocco Carbone nasce a Reggio Calabria nel febbraio del 1962, ma una buona parte della sua infanzia la trascorre in un piccolo paese dell’Aspromonte, Cosoleto: un posto di gente dura, taciturna, incline a una rigorosa amarezza di vedute sulla vita e sulla morte. Emanuele Trevi lo conosce nell’inverno del 1983, quando è arrivato a Roma da poco tempo e si è iscritto a Lettere. Parlare della vita di Rocco, per Trevi, significa necessariamente parlare della sua infelicità, ammettere che faceva parte di quella schiera predestinata dei nati sotto Saturno, tratteggiarne la personalità bipolare e a tratti sadica, il carattere spigoloso, la natura lucida e sintetica dell’opera. Pia Pera cresce a Lucca in una famiglia colta, originale ed eccentrica. Poco più che adolescente lascia la città toscana e studia Filosofia all’università di Torino. Dopo un dottorato in storia russa alla University of London inizia a insegnare letteratura russa all’Università di Trento, ma poi, delusa dall’ambiente, lascia perdere ogni ambizione accademica e decide di occuparsi di un fondo abbandonato a San Lorenzo, dedicandosi alla cura del giardino. Quando Trevi la incontra, Pia è una trentenne spavalda e maldestra, brillante, anticonformista e generosa. Ma già possiede quella leggerezza e quella grazia di chi, mentre la malattia costringe alla resistenza continua, sa correre sempre in avanti, verso l’altrove. Tratteggiando, con affetto, le vite dei due amici, Emanuele Trevi persegue una ricerca narrativa fondata sulla memoria e, al contempo, rende un sentito omaggio a due talentuosi scrittori italiani.

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Emanuele Trevi è nato a Roma nel 1964. Collabora al Corriere della Sera e al manifesto. Tra le sue opere: I cani del nulla (Einaudi, 2003), Senza verso. Un’estate a Roma (Laterza, 2004), Il libro della gioia perpetua (Rizzoli, 2010), Qualcosa di scritto (Ponte alle Grazie, 2012), Il popolo di legno (Einaudi, 2015) e Sogni e favole (Ponte alle Grazie, 2019).

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mercoledì, 3 febbraio 2021

PUPI AVATI con “L’archivio del diavolo” e “Lei mi parla ancora” in radio a LETTERATITUDINE

PUPI AVATI con il romanzo “L’archivio del diavolo” (Solferino) e con il film “Lei mi parla ancora” (che sarà trasmesso l’8 febbraio su Sky), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: lo scrittore e regista Pupi Avati con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo “L’archivio del diavolo” (Solferino) e del suo nuovo film “Lei mi parla ancora” in uscita su Sky l’8 febbraio.

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Pupi Avati, regista, sceneggiatore e produttore, è uno dei maestri riconosciuti del cinema italiano.
Come autore ha pubblicato l’autobiografia bestseller “La grande invenzione” (Rizzoli 2013) e due romanzi di successo, “Il ragazzo in soffitta” (Guanda 2015) e “Il Signor Diavolo “(Guanda 2018).

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La scheda del libro: “L’archivio del diavolo” (Solferino) di Pupi Avati

Quando don Stefano Nascetti viene trasferito alla parrocchia di Lio Piccolo, abbandonando sul nascere una bella carriera nella curia veneziana, la sua non è una scelta: è una fuga dalla vendetta del questore Carlo Saintjust, a cui lo legano un tradimento e un’offesa mai dimenticati. Ma il tranquillo paesino nel Polesine non è il rifugio che si aspettava. È troppo pericoloso e ambiguo il fascino della giovane maestra Silvana ed è troppo orribile la storia che assieme a lei gli accade, letteralmente, di dissotterrare: quella del funzionario ministeriale Furio Momentè, scomparso mentre indagava sull’omicidio commesso da un ragazzino, lasciando dietro di sé una compromettente valigia di documenti. Con il ritrovamento di ben due cadaveri di incerta attribuzione, il sostituto procuratore Malchionda è costretto a riaprire un caso che aveva chiuso con eccessiva fretta. Ma sulle ricerche degli inquirenti, sia a Venezia sia a Roma, si stende l’ombra velenosa di un Male molto più antico e inspiegabile di quello commesso da qualunque omicida. In questo romanzo gotico, che mescola thriller e horror, suggestioni letterarie e superstizione popolare, Pupi Avati ci riporta nei luoghi e nelle atmosfere del Nordest contadino degli anni Cinquanta. Mentre le vite dei personaggi corrono verso il loro destino, la mano del narratore ci trascina in un intreccio senza scampo, in un mondo antico fatto di terra, acqua e mistero, intriso di verità troppo terribili per poter mai essere davvero rivelate.

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La scheda del film: “Lei mi parla ancora

Nino e Caterina sono sposati da sessantacinque anni e si amano profondamente dal primo momento che si sono visti. Alla morte di Caterina, la figlia, nella speranza di aiutare il padre a superare la perdita della donna che ha amato per tutta la vita, gli affianca Amicangelo, un editor con velleità da romanziere, per scrivere attraverso i ricordi del padre un libro sulla loro storia d’amore. Amicangelo accetta il lavoro solo per ragioni economiche e si scontra subito con la personalità di un uomo che sembra opposta a lui. Ma il rapporto tra i due diventerà ogni giorno più profondo fino a trasformarsi in un’amicizia sincera.

Renato Pozzetto e Stefania Sandrelli interpretano Nino e Caterina, insieme a Isabella Ragonese (Caterina da giovane), Lino Musella (Nino da giovane) e Fabrizio Gifuni nei panni dello scrittore Amicangelo. Insieme a loro anche Chiara Caselli, Alessandro Haber, Serena Grandi, Gioele Dix, Nicola Nocella, Giulia Elettra Gorietti. La sceneggiatura e il soggetto sono di Pupi e Tommaso Avati. Il direttore della fotografia è Cesare Bastelli, la scenografia è affidata a Giuliano Pannuti e i costumi sono di Beatrice Giannini.

“Lei mi parla ancora” è tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Sgarbi pubblicato da La nave di Teseo

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mercoledì, 27 gennaio 2021

LIA LEVI con “Ognuno accanto alla sua notte” (E/O) in radio a LETTERATITUDINE

LIA LEVI con “Ognuno accanto alla sua notte” (E/O), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: la scrittrice Lia Levi con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato “Ognuno accanto alla sua notte” (E/O).

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La scheda del libro: “Ognuno accanto alla sua notte” di Lia Levi (E/O)

Roma nel periodo delle leggi razziali. Come è possibile che Giulio Limentani, commediografo di successo, si trovi a seguire un proprio lavoro di scena in un teatro, nascosto in incognito in un angolo del loggione?
E come riusciranno a vivere il loro amore i due quindicenni Colomba e Ferruccio, lei ebrea e lui figlio di un gerarca fascista?
Infine un tragico dilemma: la classe dirigente ebraica di quegli anni è forse colpevole di aver sottovalutato il pericolo? E se è un figlio ad accusare di questa inadeguatezza il proprio padre?…
Tre vicende diverse se pur collegate in cui Storia e Destino intrecciano il loro enigmatico gioco.

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Lia Levi, di famiglia piemontese, vive a Roma, dove ha diretto per trent’anni il mensile ebraico Shalom. Per le nostre edizioni ha pubblicato: Una bambina e basta (Premio Elsa Morante Opera Prima), Quasi un’estate, L’Albergo della Magnolia (Premio Moravia), Tutti i giorni di tua vita, Il mondo è cominciato da un pezzo, L’amore mio non può, La sposa gentile (Premio Alghero Donna e Premio Via Po), La notte dell’oblio, Il braccialetto (Premio Rapallo) e Questa sera è già domani, vincitore del Premio Strega Giovani 2018. Nel 2012 le è stato conferito il Premio Pardès per la Letteratura Ebraica.

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venerdì, 22 gennaio 2021

PAOLO DI PAOLO con “Svegliarsi negli anni Venti” (Mondadori) in radio a LETTERATITUDINE

PAOLO DI PAOLO con “Svegliarsi negli anni Venti. Il cambiamento, i sogni e le paure da un secolo all’altro” (Mondadori), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: lo scrittore Paolo Di Paolo con cui discutiamo del suo nuovo libro intitolato Svegliarsi negli anni Venti. Il cambiamento, i sogni e le paure da un secolo all’altro (Mondadori).

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La scheda del libro: Svegliarsi negli anni Venti. Il cambiamento, i sogni e le paure da un secolo all’altro” di Paolo Di Paolo (Mondadori)

Un secolo fa, con una guerra mondiale e una grande epidemia alle spalle, il mondo ruggiva festoso, ignaro delle nubi che si addensavano all’orizzonte. Gli anni Venti arrivavano carichi di promesse e di minacce. Ecco che tornano, in un paesaggio stravolto e indecifrabile. Le decadi, diceva Hemingway, finiscono ogni dieci anni, mentre le epoche possono finire in qualsiasi momento. Contare il tempo è una questione tutta umana e i calendari non sono altro che lo specchio delle nostre attese, del nostro bisogno di archiviare e progettare. Ma che cos’è un passaggio d’epoca? Come si riconosce? Chi lo decreta? Fra Monaco e Copenaghen, Vienna e Pechino, Paolo Di Paolo ci conduce in una sorta di corridoio spazio-temporale tra due secoli, in compagnia di scrittori e artisti che hanno colto lo spirito e le inquietudini del tempo, gli istanti in cui si intravede la nascita del futuro o gli ultimi bagliori di un mondo che tramonta. I protagonisti sono uomini e donne alla prova del cambiamento, in una società che reinventa valori e confini, alimentando eterni desideri. I maniaci dei selfie che affollano Rue Crémieux a Parigi, esasperando i residenti, non sono forse gli epigoni di una giovane fotografa, Claude Cahun, che cent’anni prima realizzava autoscatti provocatori? E quei «conflitti insensati», le reazioni «furibonde e sguaiate» che avvenivano ogni giorno «sotto gli occhi delle autorità» nel sanatorio raccontato da Thomas Mann, non riflettono esattamente ciò che accade sui social? Franz Kafka lamentava il «rapporto spettrale» fra gli individui, ma non è mai stato su WhatsApp. In questo libro, tra futuristi e futurocrati, feste dell’Età del Jazz e odierni aperitivi, fra esplosioni di rabbia sociale e intelligenze artificiali, le storie e le domande rimbalzano da un secolo all’altro. Ci dicono tutta l’ansia e la meraviglia di svegliarsi negli anni Venti. E di vivere il proprio tempo, nonostante tutto, come un’avventura irripetibile.

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Paolo Di Paolo è nato nel 1983 a Roma. È autore, fra l’altro, dei romanzi Dove eravate tutti (2011, Premio Mondello), Mandami tanta vita (2013, finalista Premio Strega) e Lontano dagli occhi (2019, Premio Viareggio-Rèpaci). Ha scritto libri per bambini, fra cui La mucca volante (2014, finalista Premio Strega Ragazze e Ragazzi), testi teatrali e saggi come Vite che sono la tua. Il bello dei romanzi in 27 storie (2017). Collabora con «la Repubblica» e conduce su Rai Radio3 «La lingua batte».

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia, post produzione e consulenza musicale: Federico Marin

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giovedì, 17 dicembre 2020

SILVIA AVALLONE con “Un’amicizia” (Rizzoli) in radio a LETTERATITUDINE

SILVIA AVALLONE con “Un’amicizia” (Rizzoli), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: la scrittrice Silvia Avallone con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato “Un’amicizia” (Rizzoli)

Silvia, come nasce “Un’amicizia”? Perché come epigrafe del libro hai scelto questa citazione tratta dal celebre romanzo di Jonathan Franzen, “Le correzioni” [«A cosa serve la vita?» / «Non lo so.» / «Neanch’io. Ma non credo che serva a vincere.»]? Chi è Elisa Cerruti, protagonista e voce narrante della storia? Cosa puoi dirci sul particolarissimo contesto famigliare in cui cresce Elisa? E Beatrice Rossetti, l’amica di Elisa diventata star dei social, come la descriveresti? Ci tratteggeresti anche il quadro famigliare di Beatrice? Ci parleresti del primo aneddoto importante che riguarda Elisa e Beatrice (e che ha a che fare con un paio di jeans)? In che modo Elisa si avvicina alla scrittura? Cosa puoi dirci, invece, sui luoghi del romanzo (Biella, la riviera Toscana, Bologna… luoghi che conosci molto bene)? Cosa puoi dirci sui vari riferimenti e agganci letterari di cui è zeppo il romanzo (su tutti Elsa Morante con il suo “Menzogna e sortilegio”)? Che rapporto hai con i social network? Quali sono, a tuo avviso, pro e contro?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Silvia Avallone nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “Un’amicizia” di Silvia Avallone (Rizzoli)

Se le chiedessero di indicare il punto preciso in cui è cominciata la loro amicizia, Elisa non saprebbe rispondere. È stata la notte in cui Beatrice è comparsa sulla spiaggia – improvvisa, come una stella cadente – con gli occhi verde smeraldo che scintillavano nel buio? O è stato dopo, quando hanno rubato un paio di jeans in una boutique elegante e sono scappate sfrecciando sui motorini? La fine, quella è certa: sono passati tredici anni, ma il ricordo le fa ancora male. Perché adesso tutti credono di conoscerla, Beatrice: sanno cosa indossa, cosa mangia, dove va in vacanza. La ammirano, la invidiano, la odiano, la adorano. Ma nessuno indovina il segreto che si nasconde dietro il suo sorriso sempre uguale, nessuno immagina un tempo in cui “la Rossetti” era soltanto Bea – la sua migliore amica. Elisa è una donna schiva, forse un po’ all’antica. Non ama le foto e i social, convinta com’è che chi siamo sia “infinitamente più interessante, e commovente, di quel che vorremmo a tutti i costi sembrare”. Ora però vuole mettersi in gioco, fare i conti con se stessa scrivendo: perché soltanto le parole possono restituirci la complessità delle storie che non mostriamo al mondo e che pure, silenziosamente, tutti ci portiamo dentro. Attraverso la sua voce, Silvia Avallone ci accompagna in questo romanzo potente e liberatorio, invitandoci a riflettere sul nostro presente e a domandarci: “La vita ha davvero bisogno di essere raccontata, per esistere?”.

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Silvia Avallone è nata a Biella nel 1984 e vive a Bologna. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo. Per Rizzoli ha pubblicato Acciaio (2010, da cui è stato tratto l’omonimo film), Marina Bellezza (2013) e Da dove la vita è perfetta (2017), e in Francia, nel 2012, Le lynx. Scrive per il “Corriere della Sera”, “Sette” e “La Lettura”.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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venerdì, 4 dicembre 2020

ANTONIO FRANCHINI con “Il vecchio lottatore e altri racconti postemingueiani” (NN) in radio a LETTERATITUDINE

ANTONIO FRANCHINI con “Il vecchio lottatore e altri racconti postemingueiani” (NN), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: lo scrittore Antonio Franchini con cui abbiamo discusso del suo nuovo libro intitolato Il vecchio lottatore e altri racconti postemingueiani” (NN).

Antonio, come nasce “Il vecchio lottatore e altri racconti postemingueiani”? Cosa dobbiamo intendere, intanto, per racconti postemigueiani? E perché questi tuoi racconti sono postemigueiani? Cos’è che ti lega, in particolare, a Hemingway e alla sua scrittura? Ci parleresti di Sergio Altieri, che hai ricordato nel racconto Grande fiume dai due cuori? Il racconto principale dell’antologia (lo troviamo citato anche nel titolo del libro) è “Il vecchio lottatore“: tu hai un’esperienza personale, diretta, con la lotta e con le arti marziali. Ti andrebbe di parlarcene? Chi è “il vecchio lottatore” del racconto? In quarta di copertina leggiamo, tra le altre cose, che questo libro è “per chi ha capito che nella lotta non serve lo “sguardo della tigre” ma la fissità inquietante dell’occhio della gallina… Che significa? Sei uno scrittore, ma sei anche un uomo di editoria. Hai diretto per tanti anni la narrativa italiana in Mondadori (dal 1991 al 2015); dal 2015 a oggi dirigi il comparto narrativa, saggistica e varia nel gruppo Giunti. Com’è cambiata l’editoria in questi ultimi anni?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Antonio Franchini nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “Il vecchio lottatore e altri racconti postemingueiani” di Antonio Franchini (NN)

Un uomo rivede tutte le paure della sua vita nella gara di corsa della figlia; Francesco Esente discende il fiume in canoa per onorare lo spirito dell’amico scomparso; un vecchio lot­tatore sale sul ring un’ultima volta e, con la certezza della sconfitta incisa nei muscoli, riscopre il prodigio del combattimento. I personaggi di questi racconti vanno alla ricerca dell’istante perfetto in cui l’esistenza prende sen­so e si misurano con voragini di ce­dimento e di abbandono. Tutti provano a opporsi alla morte, ad aggirarla, evocarla, sbeffeggiarla; e guardano con ammirazione chi è già riuscito nell’impresa, soldati di una storia scolpita nella terra e negli oggetti, uomini con alle spalle una vita dedi­cata alla propria afición, che sia la corrida, la pesca, la lotta, la letteratura, o una qualsiasi ossessione accarezzata per ingannare il vuoto.
A dieci anni dal suo ultimo libro, Antonio Franchini torna con un’ope­ra che scompone e ricompone l’im­maginario emingueiano; e con una lingua limpida e solenne rivela fragili­tà e paure dell’uomo contemporaneo, che solo quando smette di opporsi può trovare un proprio modo di stare al mondo, dove imperfezioni e sconfitte contano assai più di pregi e vittorie.

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Antonio Franchini è nato a Napoli nel 1958. Ha esordito nel 1991 con Camerati. Quattro novelle sul diventare grandi (Leonardo). Del 1996 è Quando scriviamo da giovani (Sottotraccia), ri­pubblicato da Avagliano nel 2003. Con Marsilio ha pubblicato Quando vi ucciderete, maestro? (1996, edizione tascabile Universale Economica Feltrinelli 2019), Acqua, sudore, ghiaccio (1998), L’abusivo (2001, edizione tascabile 2009), Cronaca della fine (2003, edizione ta­scabile Universale Economica Feltrinelli 2019), Signore delle lacrime (2010), Memorie di un venditore di libri (2011). Per Mondadori è uscito Gladiatori (2005, nuova edizione Il Saggiatore 2016), per Gallucci il libro per bambini La principessa, la scimmia e l’elefante (2009). Vive a Milano e lavora nell’editoria.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: “Hemingway” di Paolo Conte; “Hemingway” dei Negrita.

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giovedì, 26 novembre 2020

NICOLA LAGIOIA con “La città dei vivi” in radio a LETTERATITUDINE

NICOLA LAGIOIA con “La città dei vivi” (Einaudi), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: lo scrittore Nicola Lagioia con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo “La città dei vivi” (Einaudi).

Nicola, come nasce “La città dei vivi”? Come commenteresti le citazioni scelte come epigrafi in apertura del libro (“Roma è l’unica città mediorientale che non possiede un quartiere europeo” di Francesco Saverio Nitti; “Non attribuiamo i guai di Roma agli eccessi di popolazione. Quando i romani erano solo due, uno uccise l’altro” di Giulio Andreotti)? Possiamo dire che questo libro è anche un’indagine letteraria su Roma? Chi sono i protagonisti di questa storia? Come hai affrontato la scrittura di questo testo (ci sono stati approcci narrativi differenti, rispetto agli altri tuoi libri)? Riprendiamo questo stralcio: «Tutti temiamo di vestire i panni della vittima. Viviamo nell’incubo di venire derubati, ingannati, aggrediti, calpestati. Preghiamo di non incontrare sulla nostra strada un assassino. Ma quale ostacolo emotivo dobbiamo superare per immaginare di poter essere noi, un giorno, a vestire i panni del carnefice?». Qual è la tua risposta a questa domanda? Roma è davvero definibile? È – in qualche modo – delimitabile? Esiste una sola Roma? Ne esistono tante? Considerato che Sciascia sosteneva che la Sicilia è la metafora del mondo, potrebbe dirsi qualcosa del genere anche su Roma? Da questo libro, sarà tratta una serie tv?  Cosa puoi dirci sul “fronte” Salone Internazionale del Libro di Torino (di cui sei il Direttore)?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a  Nicola Lagioia nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “La città dei vivi” di Nicola Lagioia (Einaudi)

Nel marzo 2016, in un anonimo appartamento della periferia romana, due ragazzi di buona famiglia di nome Manuel Foffo e Marco Prato seviziano per ore un ragazzo piú giovane, Luca Varani, portandolo a una morte lenta e terribile. È un gesto inspiegabile, inimmaginabile anche per loro pochi giorni prima. La notizia calamita immediatamente l’attenzione, sconvolgendo nel profondo l’opinione pubblica. È la natura del delitto a sollevare le domande piú inquietanti. È un caso di violenza gratuita? Gli assassini sono dei depravati? Dei cocainomani? Dei disperati? Erano davvero consapevoli di ciò che stavano facendo? Qualcuno inizia a descrivere l’omicidio come un caso di possessione. Quel che è certo è che questo gesto enorme, insensato, segna oltre i colpevoli l’intero mondo che li circonda. Nicola Lagioia segue questa storia sin dall’inizio: intervista i protagonisti della vicenda, raccoglie documenti e testimonianze, incontra i genitori di Luca Varani, intrattiene un carteggio con uno dei due colpevoli. Mettersi sulle tracce del delitto significa anche affrontare una discesa nella notte di Roma, una città invivibile eppure traboccante di vita, presa d’assalto da topi e animali selvatici, stravolta dalla corruzione, dalle droghe, ma al tempo stesso capace di far sentire libero chi ci vive come nessun altro posto al mondo. Una città che in quel momento non ha un sindaco, ma ben due papi. Da questa indagine emerge un tempo fatto di aspettative tradite, confusione sessuale, difficoltà nel diventare adulti, disuguaglianze, vuoti di identità e smarrimento. Procedendo per cerchi concentrici, Nicola Lagioia spalanca le porte delle case, interroga i padri e i figli, cercando il punto di rottura a partire dal quale tutto può succedere.

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Nicola Lagioia è nato a Bari nel 1973. È direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino e conduce Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio Rai 3. Con minimum fax ha pubblicato Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (2001), e con Einaudi Occidente per principianti (Supercoralli 2004), Riportando tutto a casa (ultima edizione ET Scrittori 2017; Premio Viareggio-Rèpaci, Premio Vittorini, Premio Volponi), La ferocia (Supercoralli 2014, Super ET 2016; Premio Strega 2015) e La città dei vivi (Supercoralli 2020).I suoi libri sono tradotti in 15 paesi.

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Colonna sonora della puntata: “Riverman”, “Time Has Told Me”, “Day is Done” di Nick Drake.

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mercoledì, 18 novembre 2020

MARCO SANTAGATA con “Come donna innamorata” (Guanda) in radio a LETTERATITUDINE: puntata dedicata allo scrittore scomparso il 9 novembre

MARCO SANTAGATA con “Come donna innamorata” (Guanda), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie). Puntata dedicata allo scrittore scomparso il 9 novembre 2020

marco-santagata

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: lo scrittore e saggista Marco Santagata e il suo romanzo intitolato “Come donna innamorata” (Guanda, 2015).
Dedichiamo questa nuova puntata di Letteratitudine al caro Marco Santagata scomparso il 9 novembre scorso per complicanze dovute alla pandemia da Covid-19.

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La scheda del libro: “Come donna innamorata” di Marco Santagata (Guanda)

Come si può continuare a scrivere quando la morte ti ha sottratto la tua Musa? È questo l’interrogativo che, l’8 giugno 1290, tormenta Dante Alighieri, giovane poeta ancora alla ricerca di una sua voce, davanti alle spoglie di Beatrice Portinari. Da quel momento tutto cambierà: la sua vita come la sua poesia. Percorrendo le strade di Firenze, Dante rievoca le vicissitudini di un amore segnato dal destino, il primo incontro e l’ultimo sguardo, la malìa di una passione in virtù della quale ha avuto ispirazione e fama. È sgomento, il giovane poeta; e smarrito. Ma la sorte gli riserva altri strali. Mentre le trame della politica fiorentina minacciano dapprima i suoi affetti – dal rapporto con la moglie Gemma all’amicizia fraterna con Guido Cavalcanti – e poi la sua stessa vita, Dante Alighieri fa i conti con le tentazioni del potere e la ferita del tradimento, con l’aspirazione al successo e la paura di non riuscire a comporre il suo capolavoro… È un Dante intimo, rivelato anche nella sua fragilità, e nelle sue ambiguità, quello che Marco Santagata mette in scena in un romanzo che restituisce le atmosfere, le parole, le inquietudini di un Medioevo vivido e vicino. Il sommo poeta in tutta la sua umanità: lacerato dall’amore, tormentato dall’ambizione, ardentemente contemporaneo.

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Marco Santagata (Zocca, 28 aprile 1947 – Pisa, 9 novembre 2020) è stato uno scrittore, critico letterario e accademico italiano, vincitore del Premio Campiello nel 2003 con Il maestro dei santi pallidi e del Premio Stresa di Narrativa con L’amore in sé nel 2006. Nel 2015 è stato finalista al Premio Strega con il romanzo Come donna innamorata. Come italianista è tra i massimi esperti di lirica classica italiana, di Dante e di Petrarca e petrarchismo.

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giovedì, 12 novembre 2020

ELENA LOEWENTHAL con “La carezza” (La nave di Teseo) in radio a LETTERATITUDINE

ELENA LOEWENTHAL con “La carezza. Una storia perfetta” (La nave di Teseo), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: la scrittrice e traduttrice Elena Loewenthal con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato “La carezza. Una storia perfetta” (La nave di Teseo)

Elena, come nasce “La carezza”? Qual è il “filo conduttore” delle citazioni (di Attilio Bertolucci, Javier Marias, Long Litt Woon, Leonard Cohen) che hai scelto come epigrafi de “La carezza”? Sfogliando le primissime pagine del libro, ci si imbatte in una frase che colpisce molto: “È la storia che avrei voluto vivere, invece di scriverla”: in che modo le storie che scriviamo (ma anche quelle che leggiamo) riescono a entrare nel nostro vissuto? Proviamo a conoscere i protagonisti di questa storia perfetta partendo da Lea: che tipo di donna è? Cosa puoi dirci su Pietro? In che circostanze avviene l’incontro tra Lea e Pietro? E cosa accade, in seguito, nelle vite di questi personaggi? Lea e Pietro, si perdono e si incontrano di nuovo dopo vent’anni: cosa puoi dirci su questo secondo incontro? Veniamo al titolo: quand’è che una storia può definirsi “perfetta”? Parliamo di te: come vivi il tuo rapporto con la scrittura? Sei più una scrittrice che scrive sotto gli influssi della cosiddetta ispirazione, o sei metodica… nel senso che ti imponi dei ritmi a prescindere? E scrivi preferibilmente in alcune parti della giornata (per esempio, la mattina… o la sera)? Come commenteresti la copertina del libro?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a  Elena Loewenthal nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “La carezza. Una storia perfetta” di Elena Loewenthal (La nave di Teseo)

Lea è una ricercatrice universitaria di paleografia, moglie di un uomo distratto e madre di un bambino piccolo e due gemelli adolescenti insofferenti; Pietro un professore di filologia affascinante e riservato, sposato a sua volta. Si incontrano a un convegno in Calabria dedicato al Codex Purpureus Rossanensis, un antico manoscritto bizantino, e subito tra loro scatta una fortissima attrazione che li porta a passare una travolgente notte di passione. Forse questo desiderio inaspettato nasconde la scintilla di un sentimento più forte, un’esigenza di abbandonarsi l’una nell’altro che si approssima all’amore. Pietro e Lea si perdono di vista, si scrivono, cercano indizi l’uno dell’altra nelle tesi dei rispettivi studenti, negli incontri accademici, nelle righe dei testi antichi, ma per una serie di coincidenze fortuite non riescono mai a rivedersi. Solo nel 2019, dopo vent’anni di occasioni mancate, finalmente si ritrovano. Ed è come se il tempo non fosse passato e tutto fosse rimasto solo in sospeso, nello spazio bianco della vita. Il loro legame, pur a distanza di anni e con l’età che avanza, non si è mai spezzato. Eppure, il destino li separa ancora, e Lea dovrà affrontare questa nuova, improvvisa, assenza nel ricordo dell’ultimo gesto che le è rimasto addosso, una carezza.

Elena Loewenthal racconta la storia di un amore perfetto – delicato come le pagine di un antico manoscritto – che accompagna, senza mai spegnersi, gli inciampi della vita dei due protagonisti. Due anime che si sono scelte, e continuano a farlo.

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imageElena Loewenthal (Torino, 1960) lavora sui testi della tradizione ebraica e traduce letteratura d’Israele. Scrive di saggistica e narrativa. Collabora a “La Stampa” e a “Tuttolibri”. Insegna presso lo IUSS di Pavia. Ha pubblicato fra il resto: Attese (2005, finalista al premio Strega), Eva e le altre. Letture bibliche al femminile (2007); Conta le stelle, se puoi (2008, premio Campiello Selezione della Giuria, premio Roma 2009). Nel 2015 è uscito Lo specchio coperto. Diario di un lutto, nel 2019 il romanzo Nessuno ritorna a Baghdad. Dal 2015 al 2017 è stata addetto culturale presso l’Ambasciata d’Italia in Israele. Dal gennaio 2020 è il direttore della Fondazione Circolo dei Lettori di Torino.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: “Una Carezza” di Zucchero; “So Long, Marianne” di Leonard Cohen; “L’appuntamento” di Ornella Vanoni.

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mercoledì, 4 novembre 2020

GIANRICO CAROFIGLIO con “Della gentilezza e del coraggio. Breviario di politica e altre cose” (Feltrinelli) in radio a LETTERATITUDINE

GIANRICO CAROFIGLIO con “Della gentilezza e del coraggio. Breviario di politica e altre cose” (Feltrinelli), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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Ospite della puntata: lo scrittore Gianrico Carofiglio con cui abbiamo discusso del suo nuovo libro intitolato “Della gentilezza e del coraggio. Breviario di politica e altre cose” (Feltrinelli).
Tra le altre cose, essendo argomento di particolare attualità, abbiamo discusso della campagna elettorale americana che ha visto contrapposti Trump e Biden.

Gianrico, come nasce “Della gentilezza e del coraggio”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione? Perché la “gentilezza” prima di tutto? E perché “coraggio”? Cosa lega la “gentilezza” al “coraggio”? Perché nella parte iniziale del libro utilizzi un parallelismo con le arti marziali? A proposito del sottotitolo “Breviario di politica e di altre cose” cosa puoi dirci sulla campagna elettorale che ha visto contrapposti Trump e Biden? I social consentono, in un certo senso, di bypassare il dibattito: cosa puoi dirci da questo punto di vista? Cosa scatena, a tuo avviso, le dinamiche che portano al complottismo, ai cosiddetti “negazionisti”? E in che modo possono essere contrastate? Sempre con riferimento al dibattito fai riferimento al cosiddetto onere della prova (che, in alcuni casi, viene ribaltato): di che si tratta? Esiste una relazione tra lettura (di libri e di giornali) e sviluppo del senso critico? Tornando all’Oriente, cosa sono i “koan”? E perché hai sentito l’esigenza di parlarne nel libro?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a  Gianrico Carofiglio nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “Della gentilezza e del coraggio. Breviario di politica e altre cose” di Gianrico Carofiglio (Feltrinelli)

La qualità della vita democratica scaturisce innanzitutto dalla capacità di porre e di porsi buone domande, dalla capacità di dubitare. E questo vale tanto per chi il potere ce l’ha quanto, forse soprattutto, per chi apparentemente non ce l’ha. Cioè noi. Perché i cittadini hanno un potere nascosto, che li distingue dai sudditi e che deriva proprio dall’esercizio della critica e dunque della sorveglianza.
In queste pagine Gianrico Carofiglio, con la sua scrittura affilata e la sua arte di narratore, ci accompagna in un viaggio nel tempo e nello spazio e costruisce un sommario di regole – o meglio suggerimenti – per una nuova pratica della convivenza civile. Una pratica che nasce dall’accettazione attiva dell’incertezza e della complessità del mondo ed elabora gli strumenti di un agire collettivo laico, tollerante ed efficace.
Partendo dagli insegnamenti dei maestri del lontano Oriente e passando per i moderni pensatori della politica, scopriamo un nuovo senso per parole antiche e fondamentali, prima fra tutte la parola gentilezza. Non c’entra nulla con le buone maniere, né con l’essere miti, ma disegna un nuovo modello di uomo civile, che accetta il conflitto e lo pratica secondo regole, in una dimensione audace e non distruttiva. Per questo la gentilezza, insieme al coraggio, diventa una dote dell’intelligenza, una virtù necessaria a trasformare il mondo. E contrastare tutte le forme di esercizio opaco del potere diventa un’attività sovversiva, che dovrà definire l’oggetto della nostra azione, della nostra ribellione.

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Gianrico Carofiglio ha scritto saggi, romanzi e racconti. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: Charlie Parker con i brani “Now’s the time”, “Ornithology”, “Perdido”.

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venerdì, 23 ottobre 2020

ANTONIO SCURATI con “M. L’uomo della provvidenza” (Bompiani) in radio a LETTERATITUDINE

ANTONIO SCURATI con “M. L’uomo della provvidenza” (Bompiani), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: lo scrittore Antonio Scurati con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo “M. L’uomo della provvidenza” (Bompiani). Nella seconda parte della puntata Antonio Scurati legge le prime pagine del libro.

[La puntata radiofonica di Letteratitudine dedicata a "M. Il figlio del secolo" è disponibile qui]

Antonio, facciamo il punto della situazione: come commenteresti il grande successo di “M. Il figlio del secolo” (il primo libro della tetralogia)? Questo nuovo libro “M. L’uomo della provvidenza” presenta differenze rispetto al precedente dal punto di vista della struttura e della “impostazione narrativa”? Sin dalle prime pagine scopriamo un Mussolini, il più giovane presidente del Consiglio d’Italia e del mondo, afflitto da una terribile ulcera: cosa puoi dirci in proposito? E quali sono le principali differenze tra il primo Mussolini e quello che presenti ai lettori in “L’uomo della provvidenza”? Cosa puoi dirci sul ruolo esercitato dagli uomini e dalle donne di cui si attornia Mussolini (partendo, per esempio, da Margherita Sarfatti)? Troviamo il riferimento a fatti tutt’altro che edificanti: cosa è accaduto in Libia? C’è una foto importante a pag. 535: di che si tratta? E come sei riuscito a reperirla? In che modo i fatti narrati in questo libro possono trovare echi nella nostra contemporaneità? Cosa puoi dirci sulla serie televisiva che sarà tratta dalla tetralogia di “M”?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto ad  Antonio Scurati nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “M. L’uomo della provvidenza” di Antonio Scurati (Bompiani)
All’alba del 1925 il più giovane presidente del Consiglio d’Italia e del mondo, l’uomo che si è addossato la colpa dell’omicidio di Matteotti come se fosse un merito, giace riverso nel suo pulcioso appartamento-alcova. Benito Mussolini, il “figlio del secolo” che nel 1919, rovinosamente sconfitto alle elezioni, sedeva nell’ufficio del Popolo d’Italia pronto a fronteggiare i suoi nemici, adesso, vincitore su tutti i fronti, sembra in punto di morte a causa di un’ulcera che lo azzanna da dentro.
Così si apre il secondo tempo della sciagurata epopea del fascismo narrato da Scurati con la costruzione e lo stile del romanzo. M. non è più raccontato da dentro perché diventa un’entità distante, “una crisalide del potere che si trasforma nella farfalla di una solitudine assoluta”. Attorno a lui gli antichi camerati si sbranano tra loro come una muta di cani. Il Duce invece diventa ipermetrope, vuole misurarsi solo con le cose lontane, con la grande Storia. A dirimere le beghe tra i gerarchi mette Augusto Turati, tragico nel suo tentativo di rettitudine; dimentica ogni riconoscenza verso Margherita Sarfatti; cerca di placare gli ardori della figlia Edda dandola in sposa a Galeazzo Ciano; affida a Badoglio e Graziani l’impresa africana, celebrata dalla retorica dell’immensità delle dune ma combattuta nella realtà come la più sporca delle guerre, fino all’orrore dei gas e dei campi di concentramento.
Il cammino di M. Il figlio del secolo – caso letterario di assoluta originalità ma anche occasione di una inedita riaccensione dell’autocoscienza nazionale – prosegue qui in modo sorprendente, sollevando il velo dell’oblio su persone e fatti di capitale importanza e sperimentando un intreccio ancor più ardito tra narrazione e fonti dell’epoca. Fino al 1932, decennale della rivoluzione: quando M. fa innalzare l’impressionante, spettrale sacrario dei martiri fascisti, e più che onorare lutti passati sembra presagire ecatombi future.

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Antonio Scurati è nato a Napoli nel 1969, è cresciuto tra Venezia e Ravello e vive a Milano. Docente di letterature comparate e di creative writing all’Università IULM, editorialista del Corriere della Sera, ha vinto i principali premi letterari italiani. Esordisce nel 2002 con Il rumore sordo della battaglia, poi pubblica nel 2005 Il sopravvissuto (Premio Campiello) e negli anni seguenti Una storia romantica (Premio SuperMondello), Il bambino che sognava la fine del mondo (2009), La seconda mezzanotte (2011), Il padre infedele (2013), Il tempo migliore della nostra vita (Premio Viareggio- Rèpaci e Premio Selezione Campiello). Del 2006 è il saggio La letteratura dell’inesperienza, seguito da altri studi. Scurati è con-direttore scientifico del Master in Arti del Racconto. Del 2018 è M. Il figlio del secolo, primo romanzo di una tetralogia dedicata al fascismo e a Benito Mussolini: in vetta alle classifiche per due anni consecutivi, vincitore del Premio Strega 2019, è in corso di traduzione in quaranta paesi e diventerà una serie televisiva.

www.antonioscurati.com

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: A. Vivaldi “Concerti per Flauto Traversiere”

(continua…)

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giovedì, 15 ottobre 2020

CRISTINA COMENCINI con “L’altra donna” (Einaudi) in radio a LETTERATITUDINE

CRISTINA COMENCINI con “L’altra donna” (Einaudi), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: la scrittrice e regista Cristina Comencini, con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolatoL’altra donna” (Einaudi).

Cristina, come nasce “L’altra donna”? Che tipo di donna è Elena, la giovane protagonista della storia? E Pietro, invece (protagonista maschile della storia… anche se rimane un po’ sullo sfondo), come lo descriveresti ai nostri ascoltatori? Tra Elena e Pietro c’è un distacco generazionale: cosa puoi dirci in proposito? Poi c’è Maria, l’ex moglie di Pietro: ci parleresti di lei? I primi veri incontri tra Maria ed Elena avvengono in maniera piuttosto particolare, senza peraltro che Elena ne abbia consapevolezza: cosa accade? Tra i temi forti del romanzo c’è quello della complicità e rivalità femminile (che possono innescarsi in situazioni come quella narrata in “l’altra donna”): cosa puoi dirci da questo punto di vista? E questo tipo di rivalità/complicità è rimasta, a tuo avviso, immutata nel tempo (con riferimento al tempo, per es., delle nostre madri, delle nostre nonne o ancora prima)… oppure è cambiata? Se ribaltassimo l’appartenenza ai generi… immaginando cioè l’incontro tra due uomini che hanno amato la stessa donna… a tuo avviso le dinamiche che potrebbero innescarsi sono le stesse? Che differenza c’è, a tuo avviso, tra la prospettiva femminile e quella maschile? Ci faresti entrare un nel tuo laboratorio di scrittura? Sei più una scrittrice “metodica” o “estemporanea”? Scrivi meglio in determinati momenti della giornata (per esempio la mattina o la sera) o quando ti è possibile? Quali sono le principali differenze tra la narrazione letteraria e quella cinematografica? Come racconteresti la copertina del romanzo?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a  Cristina Comencini nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “L’altra donna” di Cristina Comencini (Einaudi)

Non è detto che quando gli amori si complicano ci sia sempre qualcuno destinato a perdere. E non è neppure vero che, se due donne hanno in comune lo stesso uomo, debbano per forza essere rivali. Un gioco di specchi che racconta guerre silenziose, feroci confronti generazionali e improvvisi gesti di dolcezza. Perché anche nel peggiore dei sabotaggi, in fondo, si può nascondere la chiave per salvarsi

Elena è giovane, Pietro è molto piú vecchio di lei. Ma si sono scelti, e dalla loro relazione hanno deciso di tener fuori le ferite della vita di prima: fanno l’amore con il gusto di chi scopre tutto per la prima volta, bevono caipirinha quando lui torna tardi, si concentrano sull’ebbrezza del quotidiano. Quando Maria, l’ex moglie di Pietro, riesce a conoscere Elena con un inganno, la vita si complica per tutti. Le due donne si raccontano, si confidano e confrontano, e poco per volta la figura di Pietro si trasforma per tutt’e due. La scrittura affilata e rivelatrice di Cristina Comencini torna a illuminare i vortici e le secche delle relazioni, scegliendo la prospettiva di due donne rivali che in comune sembrano avere soltanto lo stesso uomo. Una turbinosa e vitalissima riflessione sulla complicità e sulla rivalità femminile. E su quella stanza tutta per sé a cui gli uomini – con questo romanzo – possono avere accesso.

«La moglie aveva scoperto che viaggiava per lavoro con un’altra, che dormivano nella stessa stanza. L’aveva cacciato di casa e lui era andato a vivere con l’altra donna, la compagna di viaggio, e poi si erano lasciati. Ricordo benissimo che mentre me lo raccontava avevo pensato: ora l’altra sono io».

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Cristina Comencini è scrittrice, regista e drammaturga. Tra i suoi romanzi, pubblicati presso Feltrinelli, ricordiamo Le pagine strappate (1991 Premio Air Inter), Passione di famiglia (1994 Premio Rapallo), Il cappotto del turco (1997 Premio Nazionale Alghero Donna), Matrioska (2002), La bestia nel cuore (2004), L’illusione del bene (2007), Quando la notte (2009), Lucy (2013) e Voi non la conoscete (2014). Il suo film tratto da La bestia nel cuore ha ottenuto la nomination all’Oscar come migliore film straniero. Per Einaudi ha pubblicato Essere vivi (2016 e 2017), Da soli (2018 e 2019) e L’altra donna (2020).

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: “Yellow” dei Coldplay; “Downtown Lights” di Annie Lennox; “Creep” dei Radiohead.

(continua…)

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mercoledì, 30 settembre 2020

ANDREA DE CARLO con “Il teatro dei sogni” (La nave di Teseo) in radio a LETTERATITUDINE

ANDREA DE CARLO con “Il teatro dei sogni” (La nave di Teseo), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

Su LetteratitudineNews, un brano del romanzo…

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: lo scrittore Andrea De Carlo, con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato “Il teatro dei sogni” (La nave di Teseo).

Andrea, come nasce “Il teatro dei sogni”? Il romanzo è ambientato tra due cittadine immaginarie del Nord: Suverso e Cosmarate di Sopra e di Sotto. Come descriveresti questi luoghi? Che tipo persona è Veronica Del Muciaro, la giornalista rampante che rischia di morire soffocata da una brioche (come leggiamo nelle primissime pagine del romanzo)? E colui che la salva, il marchese Guiscardo Guidarini, che tipo d’uomo è? Come descriveresti gli altri due protagonisti del romanzo Annalisa Sarmani (avvocato che fa il vicesindaco con deleghe alla Cultura e al Turismo della città di Suverso, appartenente a un partito sovranista) e Massimo Bozzolato (sindaco di Cosmarate di Sopra e di Sotto, appartenente a un movimento politico che si chiama Rivolgimento)? Ci sono queste due domande che aleggiano sulle pagine di questo romanzo: Che distanza c’è tra i sogni e la realtà? E poi… cos’è successo ai sogni, dove sono andati? Quali sono le tue risposte? Sei un artista poliedrico: cosa puoi raccontarci con riferimento al tuo rapporto con l’arte (non solo quella legata alla scrittura)? La copertina del romanzo è un’opera pittorica di tua realizzazione: come la racconteresti?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto ad  Andrea De Carlo nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “Il teatro dei sogni” di Andrea De Carlo  (La nave di Teseo)

La mattina del primo gennaio Veronica Del Muciaro, inviata di un programma televisivo di grandi ascolti, sta per morire soffocata da una brioche in un caffè storico di Suverso, prospera cittadina del nord. La salva uno strano e affascinante archeologo, il marchese Guiscardo Guidarini, che le rivela di aver riportato alla luce un sito importante. L’inviata scopre di cosa si tratta e lo rende pubblico in diretta tv, scatenando una furiosa competizione tra comuni, partiti rivali, giornalisti e autorità scientifiche.

Con Il teatro dei sogni Andrea De Carlo applica le sue capacità di osservazione sociale e di indagine psicologica a un romanzo fortemente contemporaneo, polemico ed esilarante, che scava nelle ragioni dei quattro protagonisti e ne fa emergere verità, segreti, ambizioni, paure e sogni sopiti.

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Andrea De Carlo è nato a Milano, dove si è laureato in Storia contemporanea. Ha vissuto negli Stati Uniti e in Australia, dedicandosi alla musica e alla fotografia.
Si è occupato di cinema, come assistente alla regia di Federico Fellini e Michelangelo Antonioni, e come regista del cortometraggio Le facce di Fellini e del film Treno di panna. Ha scritto con Ludovico Einaudi i balletti Time Out e Salgari. Ha registrato due CD di sue musiche, Alcuni nomi e Dentro Giro di vento. I suoi romanzi, tradotti in ventisei paesi e venduti in milioni di copie, sono: Treno di panna, Uccelli da gabbia e da voliera, Macno, Yucatan, Due di due, Tecniche di seduzione, Arcodamore, Uto, Di noi tre, Nel momento, Pura vita, I veri nomi, Giro di vento, Mare delle verità, Durante, Leielui, Villa Metaphora, Cuore primitivo, L’imperfetta meraviglia, Una di Luna e Il teatro dei sogni.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: “La fabbrica dei sogni” di Renato Zero; “Chasing Sheep is Best Left to Shepherds” di Michael Nyman; “Ho imparato a sognare” di Fiorella Mannoia.

(continua…)

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venerdì, 25 settembre 2020

DANIELA RAIMONDI con “La casa sull’argine. La saga della famiglia Casadio” (Nord) in radio a LETTERATITUDINE

DANIELA RAIMONDI con “La casa sull’argine. La saga della famiglia Casadio” (Nord), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: la scrittrice Daniela Raimondi con cui abbiamo discusso del romanzoLa casa sull’argine. La saga della famiglia Casadio” (Nord)

Cara Daniela, dato che ti sei molto dedicata alla poesia ti chiediamo: dal punto di vista del “lavoro di scrittura”, quali sono a tuo avviso le principali differenze tra lo scrivere poesia e lo scrivere in prosa? Chi sono i tuoi riferimenti letterari (scrittrici e scrittori del passato che puoi considerare come “madri” e “padri” letterari)? Come nasce “La casa sull’argine”? Cosa puoi dirci sul luogo di ambientazione del romanzo (il borgo di Stellata)? Cosa puoi dirci sui personaggi Giacomo Casadio e Viollca Toska, che incontriamo nelle primissime pagine del romanzo, e sulle due diramazioni della famiglia Casadio? Come commenteresti il tema legato all’ “inseguire i propri sogni” (trasversale rispetto alla storia del romanzo)? Sono tanti i personaggi che incontriamo nel romanzo: a quale ti senti più legata? C’è una profezia che grava come una spada di Damocle sulla testa della famiglia: di che si tratta? La storia della famiglia Casadio si incrocia con la Grande Storia che ha segnato l’Italia nel corso di due secoli: cosa puoi dirci da questo punto di vista (con riferimento, cioè, allo sfondo storico della narrazione)?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Daniela Raimondi nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “La casa sull’argine. La saga della famiglia Casadio” di Daniela Raimondi (Nord)

La famiglia Casadio vive da sempre nel borgo di Stellata, all’incrocio tra Lombardia, Emilia e Veneto. Gente semplice, schietta, lavoratrice. Poi, all’inizio dell’Ottocento, qualcosa cambia per sempre: Giacomo Casadio s’innamora di Viollca Toska, una zingara, e la sposa. Da quel momento, i discendenti della famiglia si dividono in due ceppi: i sognatori dagli occhi azzurri e dai capelli biondi, che raccolgono l’eredità di Giacomo, e i sensitivi, che hanno gli occhi e i capelli neri di Viollca, la veggente. Da Achille, deciso a scoprire quanto pesa un respiro, a Edvige, che gioca a briscola con lo zio morto due secoli prima; da Adele, che si spinge fino in Brasile, a Neve, che emana un dolce profumo quando è felice, i Casadio vivono sospesi tra l’irrefrenabile desiderio di sfidare il destino e inseguire i loro sogni, e la paura delle conseguenze. Alla fine porteranno ogni scelta sino in fondo, non importa se dettata dall’amore o dalla ribellione, dalla sete di giustizia o dalla volontà di cambiare il mondo. Ma soprattutto a onta della terribile profezia che Viollca ha letto nei tarocchi in una notte di tempesta…
La saga dei Casadio si dipana attraverso due secoli di Storia, percorrendo gli eventi che hanno segnato l’Italia: dai moti rivoluzionari che portarono all’Unità fino agli Anni di Piombo. Una storia epica e intima insieme, un romanzo in cui in cui immergersi per recuperare la magia dei sogni e ritrovare, tra una commozione e stupore, tutto ciò che ci rende davvero vivi.

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Daniela Raimondi è nata in provincia di Mantova e ha trascorso la maggior parte della sua vita in Inghilterra, dove si è laureata in Lingue e Letterature Moderne e ha conseguito un Master in Letteratura Ispano-Americana. Ora divide la sua vita tra Londra e la Sardegna.
Ha pubblicato dieci libri di poesia che hanno ottenuto importanti riconoscimenti nazionali. Suoi racconti sono presenti in antologie e riviste letterarie. La casa sull’argine è il suo primo romanzo.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: “Zingara” (versione di Gianni Morandi); “Nef e pan” di Ornella Fiorini; “Ho visto anche degli zingari felici” di Claudio Lolli.

(continua…)

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venerdì, 18 settembre 2020

ANDREA VITALI con “Il metodo del dottor Fonseca” (Einaudi Stile Libero) in radio a LETTERATITUDINE

ANDREA VITALI con “Il metodo del dottor Fonseca” (Einaudi Stile Libero), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

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Ospite della puntata: lo scrittore Andrea Vitali con cui abbiamo discusso del suo nuovo lromanzo intitolato “Il metodo del dottor Fonseca” (Einaudi Stile Libero).

Come nasce “Il metodo del dottor Fonseca”? Che luogo è quello in cui è ambientato il romanzo? Che tipo d’uomo è l’ispettore che viene inviato in questo luogo in seguito a un omicidio che, apparentemente, sembrerebbe un caso di facilissima risoluzione? Chi è il dottor Fonseca? Cosa puoi dirci su questa stranissima clinica che assume un ruolo centrale nelle vicende del romanzo? Che tipo di persona è colui che è soprannominato con l’appellativo di “Maiale”? In linea generale, al di là di questo romanzo, che tipo di suggestioni e opportunità può offrire, dal punto di vista narrativo, un luogo di periferia, la provincia per esempio, per raccontare storie… rispetto, invece, a una metropoli o a luoghi ipernoti e iperpopolati? Che approccio hai con la scrittura? Che “metodo” adotti (giusto per restare in tema)? Quando scrivi preferibilmente? Che posto occupa “Il metodo del dottor Fonseca” nell’ambito della tua poetica (ovvero rispetto agli altri tuoi libri)?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a  Andrea Vitali nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “Il metodo del dottor Fonseca” di Andrea Vitali (Einaudi Stile Libero)

Spatz è un posto dove non accade mai nulla, un borgo sperduto fra le montagne popolato da uomini sfuggenti e bizzarri. Poi un delitto, un assassinio «senza pretese» che non merita nemmeno gli onori della cronaca. E la storia assume le tinte di una vera e propria commedia gotica.

Dopo mesi trascorsi dietro una scrivania per aver ferito un passante nel corso di una retata, un ispettore viene inviato in un villaggio vicino alla frontiera di cui nemmeno conosceva l’esistenza. Ad attenderlo c’è un caso d’omicidio considerato già risolto. La vittima è una donna che conduceva un’esistenza appartata, e il presunto assassino è suo fratello, un giovane con disturbi mentali che abitava insieme a lei e che ora è scomparso. Facile, forse troppo. Magari è solo suggestione, magari dipende dal paesaggio, bello e violento, o magari è la presenza inquietante della clinica che sorge sul confine, nella «terra morta», un centro specializzato in interventi disperati, ma in quel luogo c’è qualcosa che non torna. Nella pensione che lo ospita l’investigatore fa conoscenza con alcuni personaggi quantomeno singolari, e a poco a poco davanti ai suoi occhi si apre uno scenario che nessuno avrebbe mai immaginato. Insospettabile anche per il potentissimo capo dell’agenzia governativa che gli ha affidato l’indagine: un funzionario spaventoso e ridicolo al tempo stesso, che dietro le spalle tutti chiamano «il Maiale».

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Andrea Vitali è nato a Bellano, sul lago di Como, nel 1956, e nella sua città ha svolto la professione di medico fino al 2008, quando ha deciso di dedicarsi interamente alla scrittura. I suoi romanzi sono tutti best seller. Presso Einaudi ha pubblicato Documenti, prego (2019) e Il metodo del Dottor Fonseca (2020).

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: “Profondo Rosso” dei Goblin; “Big Science” di Laurie Anderson; “Suspiria” dei Goblin.

(continua…)

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venerdì, 7 agosto 2020

FABIO GEDA con “Storia di un figlio. Andata e ritorno” (Baldini + Castoldi) in radio a LETTERATITUDINE

FABIO GEDA con “Storia di un figlio. Andata e ritorno” (Baldini + Castoldi), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie).

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regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: lo scrittore Fabio Geda con cui abbiamo discusso del suo nuovo libro scritto in collaborazione con Enaiatollah Akbari: “Storia di un figlio. Andata e ritorno” (Baldini + Castoldi)

Come nasce ” Storia di un figlio. Andata e ritorno”? E in che modo è collegato a “Nel mare ci sono i coccodrilli”? Chi non ha letto Nel mare ci sono i coccodrilli, può leggere direttamente “Storia di un figlio. Andata e ritorno” o è consigliabile partire dal primo libro? Come è cambiato Enaiatollah in questi dieci anni? Come commenteresti la citazione di Abdul Ali Mazari scelta come epigrafe del libro? Perché il libro comincia con delle mappe? Che differenze ci sono come approccio narrativo tra “Nel mare ci sono i coccodrilli” e “Storia di un figlio. Andata e ritorno”? Dal libro si evince, tra le altre cose, l’importanza del prendersi cura collettivamente del mondo anche attraverso le storie delle persone: cosa puoi dirci in proposito?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Fabio Geda nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “Storia di un figlio. Andata e ritorno” di Fabio Geda  e  Enaiatollah Akbari (Baldini + Castoldi)

“Nel mare ci sono i coccodrilli. Storia vera di Enaiatollah Akbari ” – bestseller amato e letto in tutto il mondo – termina nel 2008, quando Enaiat parla al telefono con la madre per la prima volta dopo il lungo e avventuroso viaggio che dall’Afghanistan l’ha condotto in Italia, a Torino. Ma cosa è successo alla sua famiglia prima di quella telefonata? In quali modi è rimasta coinvolta dalla “guerra al terrore” iniziata nel 2001? E com’è cambiata la loro vita e quella di Enaiat da quando si sono ritrovati fino a oggi, al 2020?

Ora che non è più un bambino, ma con la stessa voce calda che abbiamo imparato ad amare, Enaiat ci accompagna attraverso la vita sua e non solo, lungo un pezzo di storia che riguarda tutti. Il rapporto a distanza con la madre; la violenza del fondamentalismo; l’amore e le amicizie italiane; il ritorno in Pakistan; un secondo ritorno in Italia; una nuova casa; un dolore lancinante, e la gioia enorme, inattesa dell’incontro con Fazila. Con leggerezza Fabio Geda torna a raccontare una storia pura, delicata e più che mai necessaria, in cui il dolore della perdita si mescola all’ingenua commozione di chi sopravvive. Una storia vera, che ci ricorda come su tutto vinca la solidità degli affetti, la persistenza della nostalgia e del desiderio, capace di superare le distanze.

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Fabio Geda è nato nel 1972 a Torino, dove vive. Ha pub­blicato i romanzi Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani (2007 e 2009), L’esatta sequenza dei gesti (2008), Nel mare ci sono i coccodrilli (2010, tradotto in trenta­due Paesi), il monologo La bellezza nonostante (2011) e Se la vita che salvi è la tua (2014), Anime scalze (2017 e 2019), Una domenica (2019) e la serie per ragazzi Berlin (2015/18). I suoi libri sono pubblicati in tutto il mondo.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: “On an Island”, “The Blue”, “Where We Start” di David Gilmour (dall’album “On an Island” del 2006)

(continua…)

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venerdì, 24 luglio 2020

JAVIER CERCAS con “Terra alta” (Guanda) in radio a LETTERATITUDINE

JAVIER CERCAS con “Terra alta” (Guanda), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie). Questa puntata è dedicata a Ennio Morricone e alla sua musica.

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Ospite della puntata: lo scrittore spagnolo Javier Cercas con cui abbiamo discusso di “Terra alta” (Guanda – traduzione di Bruno Arpaia), il suo romanzo vincitore del Premio Planeta 2019 (uno dei più prestigiosi premi letterari spagnoli).

Caro Javier, come nasce ” Terra alta“? Come descriveresti questo luogo della Catalogna così particolare in cui è ambientato il romanzo? Che tipo di persona è Melchor Marín, questo giovane poliziotto e appassionato lettore protagonista del romanzo? Cosa puoi dirci sul contesto famigliare di Melchor e sul suo passato? Cosa puoi dirci sulle dinamiche di questo crimine e sul modo in cui Melchor Marín decide di affrontare l’attività di investigazione in cui viene coinvolto? Che posto occupa, per te, “Terra alta” rispetto alla tua poetica in generale e ai tuoi precedenti libri? Ci saranno altri libri con protagonista Melchor Marín?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Javier Cercas nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “Terra alta” di Javier Cercas (Guanda – traduzione di Bruno Arpaia)

Un crimine spaventoso sconvolge una quieta cittadina nel Sud della Catalogna: i proprietari dell’azienda più impor­tante della zona, le Gráficas Adell, vengo­no trovati morti, con segni evidenti di feroci torture. Il caso è asse­gnato a Melchor Marín, giovane poliziotto e appassionato lettore, alle spalle un passato oscuro e un atto di eroismo quasi involontario, che lo ha fatto diventare la leggenda del corpo e lo ha costretto a lasciare Barcellona. Stabilitosi in questa piccola regione dal nome evocativo di Terra Alta, crede di aver seppellito l’odio e la voglia di riscatto sotto una vita felice, grazie all’amore di Olga, la bibliotecaria del paese, dalla quale ha avuto una figlia, Cosette. Lo stesso nome della figlia di Jean Valjean, il protagonista dei Miserabili, il suo romanzo prefe­rito. L’indagine si dipana a ritmo serrato, coinvolgendo temi come il conflitto tra giusti­zia formale e giustizia sostanziale, tra rispetto della legge e legittimità della vendetta. Ma soprattutto Javier Cercas, l’autore di libri memo­rabili come Soldati di Salamina, Anatomia di un istante, L’impostore, racconta l’epopea di un uomo solo che cerca il suo posto nel mondo, e per questo dovrà lottare e mettere a rischio tutto: i valori, gli affetti, la famiglia, la vita.

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Javier Cercas è nato nel 1962 a Ibahernando, Cáceres. La sua opera, tradotta in più di trenta lingue, è pubblicata in Italia da Guanda: Soldati di Salamina (Premio Grinzane Cavour 2003), Il movente, La velocità della luce, La donna del ritratto, Anatomia di un istante, Il nuovo inquilino, La verità di Agamennone, Le leggi della frontiera, L’avventura di scrivere romanzi (con Bruno Arpaia), L’impo­store, Il punto cieco e Il sovrano delle ombre. Anatomia di un istante ha vinto nel 2010 il Premio Nacional de Narrativa e nel 2011 il Premio Salone Internazionale del Libro di Torino e il Premio Letterario Internazionale Mondello. L’impostore è stato finalista al Man Booker International Prize 2018. Terra alta, il romanzo di cui abbiamo discusso (tradotto da Bruno Arpaia) ha vinto il Premio Planeta 2019 (uno dei più prestigiosi premi letterari spagnoli).

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin


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Colonna sonora della puntata: le musiche di Ennio Morricone dalla colonna sonora del film “The Hateful Eight” – Overture ; L’Ultima Diligenza di Red Rock; Neve.

(continua…)

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giovedì, 16 luglio 2020

CRISTINA CASSAR SCALIA con “La Salita dei Saponari” (Einaudi) in radio a LETTERATITUDINE

CRISTINA CASSAR SCALIA con “La Salita dei Saponari” (Einaudi Stile Libero), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie). Questa puntata è dedicata a Ennio Morricone e alla sua musica.

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: Cristina Cassar Scalia con cui discutiamo del suo nuovo romanzo legato alla serie con protagonista il vicequestore Vanina Guarrasi, intitolato “La Salita dei Saponari” (Einaudi Stile Libero). Nella parte finale della puntata discutiamo di un altro libro appena pubblicato da Einaudi, scritto da Cristina Cassar Scalia a sei mani con Giancarlo De Cataldo e Maurizio de Giovanni; si intitola: “Tre passi per un delitto”.

Cara Cristina, come nasce ” La salita dei saponari “? Che tipo di donna è Vanina Guarrasi? Cosa puoi dirci sul passato sentimentale di Vanina e del suo rapporto con la città di Palermo? Perché in epigrafe hai scelto di citare le frasi finali de “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello? Cosa puoi dirci su (un altro personaggio) Biagio Patanè, commissario in pensione? E su Carlo Alberto Colombo, ex collega di Vanina alla Mobile di Milano? Parlaci degli omicidi su cui si incentrano le indagini di Vanina: chi sono Esteban Torres e Roberta Geraci? Cosa puoi svelarci sulle modalità con cui vengono condotte le indagini? Le storie di Vanina Guarrasi diventeranno film o serie Tv? Cosa puoi dirci sul libro che hai scritto a sei mani con Giancarlo de Cataldo e Maurizio de Giovanni (“Tre passi per un delitto“) appena uscito per Einaudi? Come hai vissuto l’esperienza di scrittura a sei mani?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Cristina Cassar Scalia nel corso della puntata.

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La scheda del libro:“La Salita dei Saponari” di Cristina Cassar Scalia (Einaudi. Stile Libero)

Solo un caso molto complesso può distogliere, anche se per poco, il vicequestore Vanina Guarrasi dalla caccia ai propri fantasmi e riportarla in azione. Anzi, qualcosa di piú di un caso: un intrigo internazionale all’ombra dell’Etna. Esteban Torres, cubano-americano con cittadinanza italiana e residenza in Svizzera, viene trovato morto nel parcheggio dell’aeroporto di Catania; qualcuno gli ha sparato al cuore. L’uomo ha un passato oscuro, e girano voci che avesse amicizie pericolose, interessi in attività poco pulite. Eppure le indagini sono completamente arenate: nessun indizio che riesca a sbloccarle. Questo finché a Taormina, dentro un pozzo nel giardino di un albergo, si scopre il cadavere di Roberta Geraci, detta «Bubi». Torres e Bubi si conoscevano. Molto bene. Con l’aiuto della sua squadra e dell’immancabile Biagio Patanè, commissario in pensione che non ha perso il fiuto, Vanina riporterà alla luce segreti che hanno origine in luoghi lontani. Ma non potrà dimenticare gli incubi che la seguono fin da quando viveva a Palermo. Questioni irrisolte che, ancora una volta, minacciano di metterla in pericolo.

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La scheda del libro: “Tre passi per un delitto” di Cristina Cassar Scalia, Giancarlo De Cataldo e Maurizio De Giovanni (Einaudi. Stile libero)

Una giovane bellissima, che lavora nel mondo dell’arte, viene uccisa nel proprio appartamento a Roma. Tre personaggi coinvolti per ragioni diverse nell’omicidio forniscono la loro interpretazione dei fatti. Chi nasconde la verità. Chi la manipola. Chi sembra non curarsene.

Il commissario Davide Brandi è un poliziotto molto abile, e molto ambizioso. È lui che conduce le indagini. A dargli la parola è Giancarlo De Cataldo. Marco Valerio Guerra è l’amante della vittima. Un uomo d’affari ricchissimo, potente, odiato. A dargli la parola è Maurizio De Giovanni. Anna Carla Santucci è la moglie di Guerra. Scoprire il tradimento del marito non l’ha stupita affatto. A darle la parola è Cristina Cassar Scalia. Le loro versioni non concordano. Ma tutte rappresentano un piccolo passo per arrivare alla soluzione del caso.

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Cristina Cassar Scalia è originaria di Noto. Medico oftalmologo, vive e lavora a Catania. Sabbia nera (Einaudi 2018 e 2019), il suo primo romanzo con protagonista il vicequestore Vanina Guarrasi, ha conquistato lettori e critici, un successo confermato da La logica della lampara (2019 e 2020). Nel 2020, il terzo romanzo con protagonista Vanina Guarrasi, La salita dei Saponari. I diritti di questi libri sono stati venduti all’estero ed è in progetto la realizzazione di una serie tv.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: la musica di Ennio Morricone: C’era una Volta il West; Nuovo Cinema Paradiso; The Mission (Main Theme)

(continua…)

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venerdì, 3 luglio 2020

SANDRO VERONESI VINCE IL PREMIO STREGA 2020 con “Il colibrì” (La nave di Teseo)

Image from LETTERATITUDINE (di Massimo Maugeri)

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Premio Strega 2020È SANDRO VERONESI IL VINCITORE DELL’EDIZIONE 2020 DEL PREMIO STREGA

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Nella serata di giovedì 2 luglio al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e in diretta su Rai 3 a partire dalle 23 circa (con la conduzione di Giorgio Zanchini) si è svolta la finale del Premio Strega 2020. Il premio è stato vinto da Sandro Veronesi, autore de “Il colibrì” (La nave di Teseo) con 200 voti. Veronesi aveva già vinto il Premio Strega nel 2006 con il romanzo “Caos Calmo”.

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L’elenco dei sei finalisti, in ordine di voto

Sandro Veronesi, Il colibrì (La nave di Teseo): 200 voti

Gianrico Carofiglio, La misura del tempo (Einaudi): 132 voti

Valeria Parrella, Almarina (Einaudi): 86 voti

Gian Arturo Ferrari, Ragazzo italiano (Feltrinelli): 70 voti

Daniele Mencarelli, Tutto chiede salvezza (Mondadori): 67 voti

Jonathan Bazzi, Febbre (Fandango Libri): 50 voti

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Proponiamo l’ascolto della puntata radiofonica di Letteratitudine con intervista a Sandro Veronesi vincitore del Premio Strega 2020, incentrata sul romanzo “Il colibrì” (La nave di Teseo)

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(continua…)

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mercoledì, 1 luglio 2020

SPECIALE PREMIO STREGA 2020: le interviste ai finalisti

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Premio Strega 2020LE INTERVISTE AI SEI FINALISTI DELL’EDIZIONE 2020 DEL PREMIO STREGA

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Sono i sei libri che si contenderanno la finale di giovedì 2 luglio al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e in diretta su Rai 3 (di seguito elencati per ordine di cognome dell’autore/autrice):

Jonathan Bazzi, Febbre (Fandango Libri)

Gianrico Carofiglio, La misura del tempo (Einaudi)

Gian Arturo Ferrari, Ragazzo italiano (Feltrinelli)

Daniele Mencarelli, Tutto chiede salvezza (Mondadori)

Valeria Parrella, Almarina (Einaudi)

Sandro Veronesi, Il colibrì (La nave di Teseo)

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In attesa di conoscere quale sarà il libro vincitore, ecco le interviste radiofoniche di Letteratitudine ai sei finalisti. Le interviste sono state trasmesse su Radio Polis Italia nell’ambito dell’omonimo programma Letteratitudine curato e condotto da Massimo Maugeri (post produzione di Federico Marin) (continua…)

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giovedì, 25 giugno 2020

JONATHAN BAZZI con “Febbre” (Fandango) in radio a LETTERATITUDINE

JONATHAN BAZZI con “Febbre” (Fandango), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: Jonathan Bazzi con cui abbiamo discusso del suo romanzo “Febbre” (Fandango). Finalista al Premio Strega 2020 – Finalista al Premio Giuseppe Berto 2019 – Vincitore del Premio Libro dell’anno 2019 di Fahrenheit Radio Rai Tre – Vincitore del Premio Bagutta Opera prima.

Caro Jonathan, come hai vissuto l’esperienza delle frasi preliminari del Premio Strega? Come nasce “Febbre“? Come commenteresti le citazioni di Elsa Morante e Ingeborg Bachmann inserite in epigrafe del libro? Che tipo di persona è il Jonathan personaggio di “Febbre”? Cosa accade a Jonathan nel momento in cui scopre di essere sieropositivo? Cosa puoi dirci sul luogo in cui Jonathan è cresciuto? E in che modo il luogo influisce sulla sua vita? Cosa puoi dirci invece sul tuo rapporto con la scrittura e sul linguaggio adottato nel romanzo? “Febbre” diventerà un film?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Jonathan Bazzi nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “Febbre” di Jonathan Bazzi (Fandango)

Jonathan ha 31 anni nel 2016, un giorno qualsiasi di gennaio gli viene la febbre e non va più via, una febbretta, costante, spossante, che lo ghiaccia quando esce, lo fa sudare di notte quasi nelle vene avesse acqua invece che sangue. Aspetta un mese, due, cerca di capire, fa analisi, ha pronta grazie alla rete un’infinità di autodiagnosi, pensa di avere una malattia incurabile, mortale, pensa di essere all’ultimo stadio. La sua paranoia continua fino al giorno in cui non arriva il test dell’HIV e la realtà si rivela: Jonathan è sieropositivo, non sta morendo, quasi è sollevato. A partire dal d-day che ha cambiato la sua vita con una diagnosi definitiva, l’autore ci accompagna indietro nel tempo, all’origine della sua storia, nella periferia in cui è cresciuto, Rozzano – o Rozzangeles –, il Bronx del Sud (di Milano), la terra di origine dei rapper, di Fedez e di Mahmood, il paese dei tossici, degli operai, delle famiglie venute dal Sud per lavori da poveri, dei tamarri, dei delinquenti, della gente seguita dagli assistenti sociali, dove le case sono alveari e gli affitti sono bassi, dove si parla un pidgin di milanese, siciliano e napoletano. Dai cui confini nessuno esce mai, nessuno studia, al massimo si fanno figli, si spaccia, si fa qualche furto e nel peggiore dei casi si muore. Figlio di genitori ragazzini che presto si separano, allevato da due coppie di nonni, cerca la sua personale via di salvezza e di riscatto, dalla predestinazione della periferia, dalla balbuzie, da tutte le cose sbagliate che incarna (colto, emotivo, omosessuale, ironico) e che lo rendono diverso.

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Jonathan Bazzi è nato a Milano nel 1985. Cresciuto a Rozzano, estrema periferia sud della città, è laureato in Filosofia. Appassionato di tradizione letteraria femminile e questioni di genere, ha collaborato con varie testate e magazine, tra cui Gay.it, Vice, The Vision, Il Fatto.it. Alla fine del 2016 ha deciso di parlare pubblicamente della sua sieropositività con un articolo (“Ho l’HIV e per proteggermi vi racconterò tutto”) diffuso in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: “Hyperballad” di Björk; “Ironic (live Londra 4 marzo 2020)” di Alanis Morissette; “Fever” di Peggy Lee.

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giovedì, 18 giugno 2020

DANIELE MENCARELLI con “Tutto chiede salvezza” (Mondadori) in radio a LETTERATITUDINE

DANIELE MENCARELLI con “Tutto chiede salvezza” (Mondadori), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: Daniele Mencarelli con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo “Tutto chiede salvezza” (Mondadori), vincitore del Premio Strega Giovani e finalista all’edizione 2020 del Premio Strega.

Caro Daniele, come hai vissuto le fasi delle “restrizioni” adottate per contrastare l’epidemia da Covid-19? Il cosiddetto “lockdown”? Come hai vissuto l’esperienza delle frasi preliminari del Premio e quella della vittoria del Premio Strega Giovani? Come nasce “Tutto chiede salvezza“? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione? Che tipo di situazione trova Daniele, il protagonista del romanzo, appena giunge presso la stanza di questo reparto di psichiatria dove sarà sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio? Chi sono gli altri personaggi del romanzo? Cosa puoi dirci su come, all’interno di questo reparto di psichiatria, si consolidano i rapporti umani (tra pazienti, tra pazienti e personale sanitario… e anche rispetto ai parenti di Daniele? Perché tra gli ospiti del reparto si sviluppa questo forte senso di fratellanza? Come hai vissuto il passaggio dalla poesia alla prosa? Qual è, a tuo avviso, la differenza del rapporto tra “parola e poesia” e tra “parola e prosa”? Nel libro curi moltissimo la veridicità dei dialoghi… mettendo in risalto, per esempio, l’accento (e il dialetto) romanesco. Cosa puoi dirci da questo punto di vista? E il titolo del libro? Come nasce? Chi lo ha scelto? E come lo commenteresti?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Daniele Mencarelli nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “Tutto chiede salvezza” di Daniele Mencarelli (Mondadori)

Ha vent’anni Daniele quando, in seguito a una violenta esplosione di rabbia, viene sottoposto a un TSO: trattamento sanitario obbligatorio. È il giugno del 1994, un’estate di Mondiali.
Al suo fianco, i compagni di stanza del reparto psichiatria che passeranno con lui la settimana di internamento coatto: cinque uomini ai margini del mondo. Personaggi inquietanti e teneri, sconclusionati eppure saggi, travolti dalla vita esattamente come lui. Come lui incapaci di non soffrire, e di non amare a dismisura.
Dagli occhi senza pace di Madonnina alla foto in bianco e nero della madre di Giorgio, dalla gioia feroce di Gianluca all’uccellino resuscitato di Mario. Sino al nulla spinto a forza dentro Alessandro.
Accomunati dal ricovero e dal caldo asfissiante, interrogati da medici indifferenti, maneggiati da infermieri spaventati, Daniele e gli altri sentono nascere giorno dopo giorno un senso di fratellanza e un bisogno di sostegno reciproco mai provati. Nei precipizi della follia brilla un’umanità creaturale, a cui Mencarelli sa dare voce con una delicatezza e una potenza uniche.

Dopo l’eccezionale vicenda editoriale del suo libro di esordio – otto edizioni e una straordinaria accoglienza critica (premio Volponi, premio Severino Cesari opera prima, premio John Fante opera prima) -, Daniele Mencarelli torna con una intensa storia di sofferenza e speranza, interrogativi brucianti e luminosa scoperta. E mette in scena la disperata, rabbiosa ricerca di senso di un ragazzo che implora salvezza: “Salvezza. Per me. Per mia madre all’altro capo del telefono. Per tutti i figli e tutte le madri. E i padri. E tutti i fratelli di tutti i tempi passati e futuri. La mia malattia si chiama salvezza”.

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Daniele Mencarelli è nato a Roma nel 1974. Vive ad Ariccia.
Le sue principali raccolte di poesia sono: I giorni condivisi, poeti di clanDestino, 2001; Bambino Gesù, Tipografie Vaticane, 2001, Nottetempo, 2013; Guardia alta, Niebo – La vita felice, 2005; Figlio, Nottetempo, 2013. Sempre nel 2013 è uscito La Croce è una via, Edizioni della Meridiana, poesie sulla passione di Cristo. Nel 2015, nella collana gialla del Festival pordenonelegge, è stato pubblicato Storia d’amore. La sua ultima raccolta è Tempo circolare (poesie 2019-1997), Pequod, 2019.
Del 2018 è il suo primo romanzo La casa degli sguardi, Mondadori (premio Volponi, premio Severino Cesari opera prima, premio John Fante opera prima).
Collabora, scrivendo di cultura e società, con quotidiani e riviste.

Con il romanzo “Tutto chiede salvezza” (Mondadori) ha appena vinto il Premio Strega Giovani ed è tra i finalisti dell’edizione 2020 del Premio Strega.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: “Wish You Were Here” e “Shine on you crazy diamond (part I)” dei Pink Floyd.

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giovedì, 11 giugno 2020

FEDERICA DE PAOLIS con “Le imperfette” (Dea Planeta) in radio a LETTERATITUDINE

FEDERICA DE PAOLIS con “Le imperfette” (Dea Planeta), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

Federica De Paolis ha vinto il premio DeA Planeta 2020

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

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regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: Federica De Paolis con cui abbiamo discusso del suo romanzo Le imperfette” (Dea Planeta), vincitore del Premio Dea Planeta 2020.

Come hai vissuto le fasi delle “restrizioni” adottate per contrastare l’epidemia da Covid-19? Il cosiddetto “lockdown”? Come hai vissuto l’esperienza della vittoria del Premio DeaPlaneta?  Come nasce il tuo nuovo romanzo “Le imperfette“? Che tipo di donna è Anna, la protagonista del romanzo? Qual è il suo contesto famigliare? Cosa puoi dirci sugli altri personaggi che popolano le pagine del romanzo? In che modo “l’apparenza” (uno dei temi forti del romanzo) può condizionare le nostre vite? In che modo Anna reagisce ai condizionamenti dell’apparenza presente nella sua vita? Cosa puoi dirci sulla scelta del titolo (“Le imperfette”)? Come si svolgerà il tour promozionale del libro (dato che l’epidemia da Covid-19, benché sembri in fase calante, è ancora in corso)? Partendo dal presupposto che sei anche dialoghista cinematografica e autrice televisiva, “Le imperfette” potrebbe diventare un film o una serie Tv? Che differenza c’è, a livello di approccio narrativo, tra i dialoghi di un romanzo e quelli di un film?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Federica De Paolis nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “Le imperfette” di Federica De Paolis (Dea Planeta)

Le imperfette - Federica De Paolis - copertinaAnna sta recitando una parte, ma non lo sa. O forse non vuole saperlo, perché altrimenti dovrebbe chiedersi chi è, e cosa desidera dalla vita. Del resto, ha due meravigliosi bambini, un padre che la adora e un marito chirurgo estetico che è appena diventato primario di Villa Sant’Orsola, la clinica privata di famiglia. Ha anche un amante, Javier, il papà spagnolo di una compagna di scuola del figlio: si incontrano due volte alla settimana in un appartamento che diventa subito uno splendido altrove, un luogo di abbandono. E allora, cos’è che non funziona? I nodi, si sa, presto o tardi arrivano al pettine. Il suo matrimonio, il suo rapporto con i figli, la reputazione della clinica: uno dopo l’altro, tutti i pilastri della sua esistenza iniziano a vacillare. Anna è costretta a fare ciò che non avrebbe mai immaginato: aprire gli occhi e attraversare il confine sottile che separa l’apparenza dalla realtà. Per scoprire che le ferite, anche se fanno male, a volte sono crepe dalle quali può entrare una nuova luce.

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Federica De Paolis è nata a Roma nel 1971. Dialoghista cinematografica e autrice televisiva, ha insegnato all’Istituto Europeo di Design. Tra i suoi precedenti romanzi, vincitori di premi e tradotti in diverse lingue, ricordiamo Lasciami andare, Ti ascolto, Rewind e Notturno Salentino. Ha vinto il Premio DeaPlaneta 2020 con il romanzo “Le imperfette”

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: “Dietro Le Apparenze” di Giorgia; “Nell’Apparenza” di Carmen Consoli; “L’apparenza” di Alice.

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venerdì, 29 maggio 2020

MAURIZIO DE GIOVANNI con “Una lettera per Sara” (Rizzoli) in radio a LETTERATITUDINE

MAURIZIO DE GIOVANNI con “Una lettera per Sara” (Rizzoli), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

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Ospite della puntata: Maurizio de Giovanni con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato Una lettera per Sara” (Rizzoli), delle ripercussioni della pandemia da coronavirus sul mondo dei libri e della cultura e… di serie Tv.

“Una lettera per Sara” è attualmente in testa alle classifiche dei libri più venduti.

Come hai vissuto le prime fasi delle “restrizioni” adottate per contrastare l’epidemia da Covid-19? Qual è la tua personale percezione della crisi che ha interessato anche il mondo del libro e della cultura? Come immagini il prossimo futuro con riferimento ai vari operatori del modo della cultura e dei libri (dai librai, agli editori e a tutti gli altri soggetti coinvolti scrittrici e scrittori compresi)? Come nasce “Una lettera per Sara“, il tuo nuovo romanzo? Ti andrebbe di commentare la dedica a “A Graziella Campagna, morta nel silenzio”? Prima di addentrarci tra le pagine del libro ci racconteresti qualcosa sul personaggio Sara Morozzi? Cosa puoi dirci su Viola, una fotoreporter che è pure stata l’ultima compagna del figlio di Sara nonché la mamma dell’unico nipotino? E sugli altri personaggi (l’ispettore Davide Pardo… o Manuel, un giovane borseggiatore)? Quanto è importante la “memoria collettiva” per costruire l’identità di un Paese? Passando alle serie tv… anche la saga di Sara sarà trasposta in fiction televisiva? In generale, com’è la situazione delle serie tv tratte dai tuoi libri?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Maurizio de Giovanni nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “Una lettera per Sara” di Maurizio de Giovanni (Rizzoli)

Mentre una timida primavera si affaccia sulla città, i fantasmi del passato tornano a regolare conti rimasti in sospeso, come colpi di coda di un inverno ostinato. Che aprile sia il più crudele dei mesi, l’ispettore Davide Pardo, a cui non ne va bene una, lo scopre una mattina al bancone del solito bar, trovandosi davanti il vicecommissario Angelo Fusco. Afflitto e fiaccato nel fisico, il vecchio superiore di Davide assomiglia proprio a uno spettro. È riapparso dall’ombra di giorni lontani perché vuole un favore. Antonino Lombardo, un detenuto che sta morendo, ha chiesto di incontrarlo e lui deve ottenere un colloquio. La procedura non è per niente ortodossa, il rito del caffè delle undici è andato in malora: così ci sono tutti gli estremi per tergiversare. E infatti Pardo esita. Esita, sbaglia, e succede un disastro. Per riparare al danno, il poliziotto si rivolge a Sara Morozzi, la donna invisibile che legge le labbra e interpreta il linguaggio del corpo, ex agente della più segreta unità dei Servizi. Dopo tanta sofferenza, nella vita di Sara è arrivata una stagione serena, ora che Viola, la compagna del figlio morto, le ha regalato un nipotino. Il nome di Lombardo, però, è il soffio di un vento gelido che colpisce a tradimento nel tepore di aprile, e lascia affiorare ricordi che sarebbe meglio dimenticare.
In un viaggio a ritroso nel tempo, Maurizio de Giovanni dipana il filo dell’indagine più pericolosa, quella che scivola nei territori insidiosi della memoria collettiva e criminale di un intero Paese, per sciogliere il mistero di chi crediamo d’essere, e scoprire chi siamo davvero.

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Maurizio de Giovanni ha creato le serie bestseller del commissario Ricciardi e dei Bastardi di Pizzofalcone. Per Rizzoli ha pubblicato Il resto della settimana (2015), I guardiani (2017), Sara al tramonto (2019), per cui esiste un progetto di fiction televisiva, e l’antologia Sbirre (2018), con Massimo Carlotto e Giancarlo De Cataldo.
Il nuovo libro di Maurizio de Giovanni si intitola “Una lettera per Sara” (Rizzoli)

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: “Mother” dei Pink Floyd (nuova versione live di Roger Waters); “Harlem Nocturne” di Duke Ellington.

(continua…)

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giovedì, 14 maggio 2020

GUIDO BRERA con “La fine del tempo” in radio a LETTERATITUDINE

GUIDO MARIA BRERA con “La fine del tempo”, ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

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In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: Guido Maria Brera con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato “La fine del tempo” (La nave di Teseo).
Nella seconda parte della puntata abbiamo discusso della serie Tv che va in onda su Sky “Diavoli” (di cui Brera è co-sceneggiatore) tratta dal suo omonimo romanzo pubblicato da Rizzoli.

Come nasce “La fine del tempo“? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione? Da dove deriva la scelta di inserire in epigrafe del libro una citazione tratta dal brano musicale “Se ti potessi dire” di Vasco Rossi? Che tipo di persona è Philip Wade, il protagonista della storia? Come lo descriveresti ai nostri ascoltatori? Che ruolo riveste, a tuo avviso, la memoria nella storia contemporaneità ipertecnologica e iperdigitalizzata? E in che modo questo ruolo è cambiato rispetto alle società e alle generazioni che ci hanno preceduto (quella dei nostri padri, dei nostri nonni e – in generale – dei nostri antenati)? E come è cambiato, in generale, il nostro rapporto con il tempo? E in che modo il “tempo” entra nelle vicende narrate nel romanzo? Quali sono gli effetti della “eliminazione del tempo”… della “fine del tempo”? E quale è stato, in tal senso, il ruolo della finanza? Che tipo di influenza ha avuto e avrà la pandemia da Covid-19 con cui stiamo ancora facendo i conti? Come è nato il progetto della serie Tv Diavoli che sta andando in onda su Sky? Ci sono differenze tra la storia narrata nella serie e quella del romanzo (magari per via dell’adattamento)? Pensi che anche “La fine del tempo” potrebbe diventare serie Tv o film?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Guido Brera nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “La fine del tempo” di Guido Maria Brera (La nave di Teseo)

Philip Wade è uno stimato professore di Storia contemporanea al Birkbeck College di Londra, ma in passato ha vissuto molte vite e in una di queste ha lavorato per una grande banca d’affari della City in qualità di analista, chiamato a prevedere le tendenze economiche, politiche e sociali su cui indirizzare gli investimenti. Colpito da una forma di amnesia, Philip oggi non riesce più a trattenere alcun ricordo recente: nei buchi della sua memoria scompare anche il saggio che stava scrivendo e di cui non c’è più traccia.
Con il ritmo di un giallo, La fine del tempo narra l’indagine di un uomo nell’abisso della propria mente, intorno al mistero di un libro rivoluzionario e perduto. Scoperta dopo scoperta, mentre l’Europa si infiamma sotto il montare della marea populista, Philip Wade ricompone il mosaico del suo libro, che potrebbe mettere in discussione il dominio delle grandi corporation che governano l’economia mondiale. E che hanno fondato la loro ascesa inarrestabile sull’eliminazione della principale variabile del gioco finanziario – il tempo – condannando così il nostro pianeta a vivere un eterno presente, quando tutto è possibile per i nuovi padroni del vapore, i signori del silicio, l’aristocrazia delle app.
Dopo il successo italiano e internazionale del romanzo I Diavoli – da cui è tratta la serie evento con Patrick Dempsey e Alessandro Borghi – Guido Brera ritorna con un thriller nella notte dell’economia digitale.

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Guido Maria Brera nel 1999, non ancora trentenne, è fra i tre soci fondatori del Gruppo Kairos. A più riprese tra i migliori gestori hedge d’Europa, oggi è capo degli investimenti del Gruppo Kairos Julius Baer. Nel 2014 ha pubblicato il romanzo I Diavoli, best seller da cui è nato il sito omonimo idiavoli.com, un progetto di giornalismo narrativo per raccontare la finanza e la geopolitica, e da cui Sky ha realizzato l’omonima serie tv. Nel 2017, con il premio Strega Edoardo Nesi, ha scritto Tutto è in frantumi e danza (La nave di Teseo).

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: “Se ti potessi dire” di Vasco Rossi; “Fino all’imbrunire” dei Negramaro; “Time” dei Pink Floyd.

(continua…)

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mercoledì, 6 maggio 2020

STEFANO PETROCCHI su “il Premio Strega 2020″ in radio a LETTERATITUDINE

STEFANO PETROCCHI su “il Premio Strega 2020″, ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

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In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci, con cui abbiamo discusso del Premio Strega 2020 e delle ricadute della pandemia da Covid-19 sul mondo dei libri e della cultura.

Come hai vissuto e come stai vivendo questo periodo di “quarantena collettiva” finalizzata a fronteggiare la pandemia in corso da Covid-19? Cosa rappresenta per te la tua riconferma alla direzione della Fondazione Bellonci? In che modo la pandemia sta influenzando e influenzerà l’edizione 2020 del Premio Strega? Cosa puoi dirci sul Premio Strega Europeo che era legato al Salone del Libro di Torino (almeno per quanto concerne la proclamazione del vincitore)? Come si svolgerà la votazione che decreterà la scelta della cinquina finalista? E la finale? Ritieni che possa svolgersi nel giardino del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, come negli anni precedenti? Come procedono i lavori di ristrutturazione di Casa Bellonci, in Via Fratelli Ruspoli 2? Dal tuo punto di vista di osservatore privilegiato, come valuti la crisi che – a causa della pandemia – ha colpito il mondo del libro (dalle librerie, alle case editrici)? Ti andrebbe di spendere qualche parola sui dodici libri candidati al Premio?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Stefano Petrocchi nel corso della puntata.

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Stefano Petrocchi (Rieti, 1971) è il Direttore della Fondazione Bellonci.
Premio Strega 2020La Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, istituita da Anna Maria Rimoaldi nel 1986, organizza annualmente il Premio Strega e svolge un’intensa attività di diffusione della letteratura italiana contemporanea, specialmente nelle scuole. Presieduta da Giovanni Solimine e diretta da Stefano Petrocchi, si è fatta promotrice nel tempo di numerose iniziative culturali in Italia e all’estero con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico, artistico e letterario del nostro Paese.

Stefano Petrocchi, dunque, coordinatore dal 2006 dei progetti di promozione della lettura della Fondazione Bellonci, di cui assume la direzione nel 2013, ha curato la riedizione di varie opere di Maria Bellonci e la collezione edita da Il Sole 24 ORE “I capolavori del premio Strega”. Segretario del Comitato direttivo del Premio Strega, ha pubblicato nel 2014 il romanzo La polveriera (Mondadori), dedicato al premio e ai suoi protagonisti.

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I dodici libri candidati al Premio Strega 2020:

  1. Silvia Ballestra, La nuova stagione (Bompiani)
    Proposto da Loredana Lipperini
  2. Marta Barone, Città sommersa (Bompiani)
    Proposto da Enrico Deaglio
  3. Jonathan Bazzi, Febbre (Fandango Libri)
    Proposto da Teresa Ciabatti
  4. Gianrico Carofiglio, La misura del tempo (Einaudi)
    Proposto da Sabino Cassese
  5. Gian Arturo Ferrari, Ragazzo italiano (Feltrinelli)
    Proposto da Margaret Mazzantini
  6. Alessio Forgione, Giovanissimi (NN Editore)
    Proposto da Lisa Ginzburg
  7. Giuseppe Lupo, Breve storia del mio silenzio (Marsilio)
    Proposto da Salvatore Silvano Nigro
  8. Daniele Mencarelli, Tutto chiede salvezza (Mondadori)
    Proposto da Maria Pia Ammirati
  9. Valeria Parrella, Almarina (Einaudi)
    Proposto da Nicola Lagioia
  10. Remo Rapino, Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio (Minimum Fax)
    Proposto da Maria Ida Gaeta
  11. Sandro Veronesi, Il colibrì (La nave di Teseo)
    Proposto dall’Accademia degli Scrausi
  12. Gian Mario Villalta, L’apprendista (SEM)
    Proposto da Franco Buffoni

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: “The Prayer” (One World group); “Everybody’s Gotta Learn Sometime” di Zucchero; “Smile” interpretato da Lady Gaga.

(continua…)

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giovedì, 23 aprile 2020

GIAN ARTURO FERRARI con “Ragazzo italiano” (Feltrinelli) in radio a LETTERATITUDINE

GIAN ARTURO FERRARI con “Ragazzo italiano” (Feltrinelli), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie)

In streaming e in podcast su RADIO POLIS

trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e postproduzione: Federico Marin

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Ospite della puntata: Gian Arturo Ferrari con cui abbiamo discusso del suo nuovo romanzo intitolato “Ragazzo italiano” (Feltrinelli), candidato al Premio Strega 2020.

Come nasce “Ragazzo italiano”? Cosa ha significato per te, che per decenni hai rivestito un ruolo di primo piano nell’editoria italiana, passare dall’altra parte della barricata e diventare autore di un romanzo? Come descriveresti, Ninni, il bambino (e poi ragazzo) protagonista della storia? Che Italia è quella degli anni in cui Ninni cresce? Che ruolo ha la nonna (che il lettore incontra già nell’incipit del romanzo) nella crescita di Ninni? Com’è il rapporto di Ninni con i suoi genitori? Qual è il ruolo della scuola nella vita di Ninni e nelle dinamiche di quell’Italia in cui Ninni da bambino diventa ragazzo? Se dovessi fare un confronto tra la scuola che ha frequentato Ninni e quella che frequentano i ragazzi di oggi, cosa diresti? Cosa rappresenta per Ninni l’abbandono del nomignolo e la “adozione” del nome Piero (diminutivo di Pieraugusto)? In che modo – nell’arco temporale in cui Ninni diventa Ninni/Piero, e poi solo Piero – l’Italia cambia? Tralasciando per un attimo il romanzo: come è cambiata l’editoria italiana di questi ultimi decenni? Se dovessi scegliere un brano musicale come possibile colonna sonora di questo tuo nuovo romanzo, quale indicheresti?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Gian Arturo Ferrari nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “Ragazzo italiano” di Gian Arturo Ferrari (Feltrinelli)

La vita di Ninni, figlio del dopoguerra, attraversa le durezze da prima rivoluzione industriale della provincia lombarda, il tramonto della civiltà rurale emiliana, l’esplosione di vita della Milano riformista. E insieme Ninni impara a conoscere le insidie degli affetti, la sofferenza, persino il dolore che si cela anche nei legami più prossimi. Da ragazzino, grazie alla nonna, scopre di poter fare leva sull’immenso continente di esperienze e di emozioni che i libri gli spalancano di fronte agli occhi. Divenuto consapevole di sé e della sua faticosa autonomia, il ragazzo si scava, all’insegna della curiosità e della volontà di sapere, quello che sarà il proprio posto nel mondo.
Nella storia di Ragazzo italiano si riflette la storia dell’intero Paese, l’asprezza, la povertà, l’ansia di futuro, la vicenda di una generazione figlia della guerra ma determinata a proiettare progetti e sogni oltre quella tragedia. Un’Italia dove la scuola è la molla di promozione sociale, e l’avvenire è affollato di attese e promesse. Un’Italia ancora viva nella memoria profonda del Paese, nelle peripezie familiari di tanti italiani. Ferrari le restituisce corpo e respiro senza indulgenze né compiacimenti, con uno stile cristallino e austero, non di rado crudo, con un timbro di coraggiosa sincerità. Capace di esprimere la freschezza del protagonista e di una moltitudine di personaggi lampeggianti di futuro.

Troncati i legami con il nido, eliminati in pratica obblighi e doveri, Ninni, con suo intimo stupore, scoprì che rimaneva ed esisteva altro. Esisteva lui.

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Gian Arturo Ferrari (1944) ha perseguito per un certo tratto una doppia vita. Da un lato l’insegnamento universitario, come professore di Storia del pensiero scientifico presso l’Università di Pavia. Dall’altro l’apprendistato editoriale, prima con Edgardo Macorini alla Est Mondadori, poi per un decennio come stretto collaboratore di Paolo Boringhieri. Editor della Saggistica Mondadori nel 1984, direttore dei Libri Rizzoli nel 1986, rientrato in Mondadori nel 1988, con il 1989 ha scelto infine l’editoria libraria come propria unica vita e si è dimesso dall’Università. Direttore dei Libri Mondadori nei primi anni novanta, è stato dal 1997 al 2009 direttore generale della divisione Libri Mondadori. Dal 2010 al 2014 ha presieduto il Centro per il libro e la lettura, presso il ministero dei Beni e delle Attività culturali. Dal 2015 al 2018 è stato vicepresidente di Mondadori Libri. È editorialista del “Corriere della Sera”. è autore del libro Libro (Bollati Boringhieri, 2014). Ragazzo italiano è il suo primo romanzo.

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trasmissione curata e condotta da: Massimo Maugeri

regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: “Il valzer delle candele”, interpretazione di Milva; “Sapore di sale” di Gino Paoli (versione live del 2018).

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martedì, 14 aprile 2020

ELISABETTA SGARBI su “A proposito di niente” di Woody Allen (e molto altro) in radio a LETTERATITUDINE

ELISABETTA SGARBI su “A proposito di niente” di Woody Allen (e molto altro), ospite del programma radiofonico Letteratitudine trasmesso su RADIO POLIS (la radio delle buone notizie

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Ospite della puntata – Elisabetta Sgarbi: editrice (direttore editoriale e direttore generale de La nave di Teseo), regista cinematografica, direttrice artistica della rassegna culturale La Milanesiana. Con Elisabetta Sgarbi abbiamo discusso del nuovo libro di Woody Allen “A proposito di niente” (La nave di Teseo), di editoria, del progetto musicale “Merendine blu” degli Extraliscio (di seguito, il video del brano musicale) e di molto altro.

Come stai trascorrendo questi giorni caratterizzati dalla presenza incombente dell’epidemia da Covid-19? Cosa hai apprezzato particolarmente, dal tuo punto di vista di editore, del libro “A proposito di niente“, l’autobiografia di Woody Allen? L’autoironia di Woody Allen, a volte, sembra persino impietosa nei confronti di se stesso: condividi questa impressione? Puoi raccontarci un aneddoto relativo a Woody Allen? Cosa pensi delle discussioni e delle polemiche che sono sorte intorno a questo libro? Come valuti la situazione di grande difficoltà che sta vivendo il mondo dei libri a causa della pandemia? La nave di Teseo a novembre festeggerà i primi cinque anni di vita: se dovessi fare il punto su questi primi anni, cosa diresti? Quali sono i libri più importanti programmati in uscita da La nave di Teseo? Cosa puoi dirci, invece, sul versante de La Milanesiana? Ci parleresti del progetto musicale legato agli Extraliscio e al brano “Merendine blu”? Dal punto di vista della tua attività di regista cinematografica, c’è qualche altro progetto di cui vorresti parlarci?

Questo e tanto altro abbiamo chiesto a Elisabetta Sgarbi nel corso della puntata.

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La scheda del libro: “A proposito di niente” di Woody Allen (La nave di Teseo)

Nato a Brooklyn nel 1935, Woody Allen ha iniziato la sua carriera nello spettacolo a sedici anni, scrivendo battute per un giornale di Broadway, e ha continuato a scrivere per la radio, la televisione, il teatro, il cinema e il New Yorker. Ha lasciato la stanza dello scrittore decenni fa per diventare comico nei locali notturni e, da allora, un regista conosciuto in tutto il mondo. Durante sessant’anni di cinema, ha scritto e diretto cinquanta film, recitando in molti di essi. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, diverse statue sono state erette in suo onore (qualcosa di cui non riuscirà mai a capacitarsi) e i suoi film sono stati studiati nelle scuole e nelle università di tutto il mondo. In “A proposito di niente”, Allen racconta dei suoi primi matrimoni, con una fiamma della giovinezza e poi con l’amata e divertente Louise Lasser, che evidentemente adora ancora. Racconta anche della sua storia e dell’amicizia eterna con Diane Keaton. Descrive la sua relazione personale e professionale con Mia Farrow, che ha dato vita a film divenuti classici fino alla loro burrascosa rottura, per la quale l’industria dei tabloid ancora li ringrazia. Afferma di essere stato il più sorpreso di tutti quando a 56 anni è iniziata una relazione romantica con la ventunenne Soon-Yi Previn, diventata una storia d’amore appassionata e un matrimonio felice che dura da oltre ventidue anni. Ironico, pienamente sincero, pieno di guizzi creativi e non poca confusione, un’icona della cultura mondiale racconta, non richiesto, la propria storia.

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regia e post produzione: Federico Marin

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Colonna sonora della puntata: “Jazz Band Hear Me Talkin’ To Ya” di Woody Allen and his New Orleans Jazz Band; “Merendine Blu” degli Extraliscio; “In The Evening” di Woody Allen and his New Orleans Jazz Band.

(continua…)

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