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mercoledì, 1 luglio 2020

MOMO di Jonathan Garnier e Rony Hotin

In questo nuovo post legato alle due rubriche di Letteratitudine “Graphic Novel e Fumetti” e “Giovanissima Letteratura” ci occupiamo del graphic novel intitolato “Momo” di Jonathan Garnier e Rony Hotin (Tunué – traduzione di Stefano Andrea Cresti)

* * *

di Eva Luna Mascolino

Quella di Momo, bambina di cinque anni i cui genitori si sono separati, non è un’intera storia. La graphic novel che la vede protagonista, firmata da Jonathan Garnier e Rony Hotin e pubblicata in Italia da Tunué nella traduzione di Stefano Andrea Cresti, è una sorta di macrocapitolo della sua vita, dedicata ad alcune specifiche esperienze dell’infanzia. Affidata dopo il divorzio alle cure del papà, che però si imbarca spesso in mare per lavoro, la protagonista deve infatti trascorrere l’estate con la nonna in un paesino della Normandia apparentemente isolato e noioso, in cui l’unico svago consiste nell’andare dal pescivendolo o nel raggiungere la piazza principale.
In realtà, si tratta di una parentesi complicata dentro un’esistenza ancora più caleidoscopica, dato che Momo, nonostante la tenera età, ha già un carattere risoluto e fiero, a tratti fin troppo, e che nella cittadina in cui aspetta inquieta il ritorno del papà sviluppa ben più rapporti del previsto con chi la circonda. Il pescivendolo, per esempio, fa il duro con lei quando lei fa la dura con lui, però poi conserva in casa i fogli in cui Momo disegna delle banconote quando non ha abbastanza soldi per pagargli la merce, e la ospita in casa con il suo gatto quando lei non ha altri posti dove andare. I ragazzi più grandi che trascorrono la stagione lì proprio come lei, all’inizio la temono per la sua scontrosità e vena polemica, ma grazie a questo imparano poi a rispettarla e a includerla nelle loro giornate.
Un’altra adolescente, anche lei ospitata dalla nonna, trova in Momo quasi una sorella più piccola, una confidente, una persona capace di ascoltarla e di capirla, così come di lasciarsi consigliare e volere bene. In questa storia attuale di famiglie “moderne”, dove in un piccolo centro si sviluppano grandi problemi, l’empatia è quindi forte con tutti i personaggi: li si vorrebbe conoscere meglio l’uno dopo l’altra, mentre i lettori più piccoli imparano molto dagli errori e dai pregi della protagonista e gli adulti si ricordano non senza una punta di dolore come ci si sente da bambini e come si dovrebbe comunicare in maniera efficace con i più piccoli. (continua…)

Pubblicato in GIOVANISSIMA LETTERATURA, GRAPHIC NOVEL E FUMETTI   Commenti disabilitati

venerdì, 28 ottobre 2016

THE PASSENGER

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Oggi comincia l’edizione 2016 di Lucca Comics & Games (qui il programma – qui gli ospiti): si svolgerà dal 28 ottobre al 1 novembre. Sarà a Lucca, per conto di Letteratitudine, il nostro inviato Furio Detti che intanto – nell’ambito della rubrica “Graphic Novel e Fumetti” – firma una nuova recensione dedicata al lavoro di Carlo Carlei, Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso: The Passenger“, graphic novel a sei mani, in uscita per Tunué per la collana Prospero’s Books.

* * *

Il passeggero scomodo di Carlei – Rizzo – Bonaccorso

The Passenger“: la lunga, paurosa corsa nella notte della mafia

di Furio Detti

Si pensa subito alle passate telestagioni de “La Piovra”, a quella narrazione sulla Mafia e sulla Sicilia diventata patrimonio collettivo, con le sue luci e le sue ombre (e anche i suoi cliché più o meno riusciti), a sfogliare l’ultima fatica di Carlo Carlei, Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso: “The Passenger“, graphic novel a sei mani, in uscita per Tunué per la collana Prospero’s Books.

Non so dirvi perché, ma avrei proprio preferito un titolo siciliano, dialettale, per questo “cinema disegnato”, che affronta come facevano gli antichi cantastorie una storia pesante, aspra, impegnativa, viscerale e cruda, in modo comunque coinvolgente e, a tratti, anche scomodo, come avrò modo di accennare. Che so, ci sarebbe stato meglio un termine come: “U Passaggiu”, “lo strappo”. Invece il titolo è proprio da blockbuster. Che si tratti di cinema a fumetti è evidente non solo dall’intenzione di fare di questa storia un film, ma dalla presenza di un regista in veste di soggettista come Carlei (autore di film come Capitan Cosmo, Fluke, Romeo&Juliet), di uno sceneggiatore-giornalista, Rizzo (Ilaria Alpi. Il Prezzo della Verità), e delle matite di Bonaccorso (Pepppino Impastato, un giullare contro la Mafia, Que Viva el Che Guevara), i quali hanno in pratica regalato ai lettori uno storyboard “a fumetti”. Il taglio cinematografico traspare da ogni layout dell’opera – forse anche troppo, a volte.

“The Passenger” può essere un fumetto scomodo, e questo è il suo pregio migliore a mio parere. Scomodo non tanto perchè ci dice quello che ci ripetiamo da anni e anni – che la mafia è un modo di pensare, essere e di vivere più che una società criminale; che la mafia, oltre a essere la “montagna di merda” descritta da Impastato, è un potere nel potere, un magma che impregna le relazioni fra lo Stato l’Economia e le Istituzioni; che la mafia è stata storia di un’isola, la Sicilia, ma non soltanto “della Sicilia”, anzi è qualcosa di internazionale e locale insieme e per questo assai potente per il suo unire particolarismi e forze globali; no. Non è questa la scomodità di cui parlo. (continua…)

Pubblicato in GRAPHIC NOVEL E FUMETTI   Commenti disabilitati

lunedì, 3 febbraio 2014

VIOLA GIRAMONDO, di Teresa Radice e Stefano Turconi

VIOLA GIRAMONDO, Teresa Radice – Stefano Turconi

La nuova puntata della rubrica GRAPHIC NOVEL E FUMETTI è dedicata al volume “Viola Giramondo” di Teresa Radice – Stefano Turconi (edito da Tunué). Ecco, di seguito, la recensione del nostro Furio Detti.

Massimo Maugeri

* * *

[L'introduzione di GRAPHIC NOVEL E FUMETTI]

* * *

Scappo col Circo! L’avventura di “Viola Giramondo” e della traboccante umanità dell’Arte

di Furio Detti

Occorre una santa maestria oppure una penna fortunata per recensire qualcosa di bello e commovente senza essere stucchevoli. Pertanto spero di essere perdonato se non riuscirò a parlarvi di “Viola Giramondo”, uscito dalle matite di Stefano Turconi e dalla penna di Teresa Radice, senza fallare.
Intanto, difficilmente ho riscontrato tanta sintonia, armonia, fra una sceneggiatrice e un fumettista. I panorami visivi di Turconi, il vibrante e luminoso turbinare delle sue matite, spiegherebbero già da soli come il libro sia stato, nel giorno del 22 gennaio 2014, il fumetto per ragazzi più venduto sul portale Amazon.it. Se poi il testo attraversa con graziosa intensità Gibran, Shakespeare, Thoreau, Terzani, Magris, Al-Rumi, Keats, Rilke e in chiusura Dag Hammerskjoeld (Nobel per la Pace), raccontandoci l’avventuroso viaggio di un circo immaginario fatto di molti uomini e (per fortuna!) pochissimi animali… il gioco è fatto!
Fantasticare in questo circo dei sogni sull’incontro magico tra la protagonista e alcuni grandi dell’arte, della musica e della cultura, come Tolouse-Lautrec e Dvořák, incontrarsi e emozionarsi con gli immaginari e esuberanti artisti del Cirque de la Lune e le letture dei classici, dalle Mille e una Notte in su… non può che essere buona lettura. Semplicemente. Non si potrebbe dire di più e di meglio senza esagerare. Viola Giramondo, figlia della donna cannone e di un entomologo col nome da pittore è una protagonista vera, perché vere sono le riflessioni che fa, i sentimenti che prova, le reazioni alla giornata, perché autentico è ogni turbamento che nasce dalla sua personale esplorazione del mondo: «Forse ho la testa fra le nuvole perché, come quelle, sono costantemente in viaggio, e mi capita di non sapere dove mi porterà il vento… ma mi affido …e mi fido, c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire se il tuo punto di vista si trova a cambiare di continuo.» Questo nomadismo gioioso è il fil rouge che guida la narrazione della Radice e le visioni di Turconi.
Nonno Tenzin, il burbero ma a suo modo generoso Arsène, padrone del circo, il frizzante amichetto Samir e altri compagni occasionali, come l’ispirato Hiawatha, giovanissimo indiano capace di parlare agli animali, sono personaggi intensi, descritti con sicurezza e decisione, forse carenti – se proprio vogliamo – di qualche “chiaroscuro” che non avrebbe affatto guastato. Chiaramente siamo in un fumetto per bambini e giovanissimi, ma sentiamo comunque la mancanza di una dose di cattiveria e ambiguità in più: questi piccoli eroi sono troppo “buoni”, troppo perfetti, e quindi alla fin fine (anche) un po’ stereotipati. Questo è l’unico limite che si riscontra. Sarebbe bello se persino il fumetto di genere osasse di più, rappresentando, pur nella trasfigurazione narrativa e simbolica della fiaba o del racconto avventuroso, un mondo più vero, una realtà un tantinello più scomoda, complessa, sfaccettata. Tant’è. Viola di certo non guasta con il suo comprensibile, acerbo, candore. Forse solo nonno Tenzin sembra meglio calibrato nella sua incontenibile saggezza, in lui l’eccesso di coerenza disturba meno. Anche Samir, innamorato di Viola, ma senza ammetterlo, è credibile e concreto.
Graficamente parlando, il secondo terzo della storia, “Sinfonia d’Autunno” sarebbe da solo premio all’acquisto: i panorami della foresta e dei campi sono splendidi. Turconi ha un tratto agile, vivo, libero dal disneysmo che pure poteva – per comprovata esperienza nella scuderia – proporre. Gran scelta. Gli scorci urbani non sono da meno, deliziosissimi e perfettamente funzionali alla narrazione, mai meramente decorativi. La composizione delle tavole però non apre a sperimentazioni, nessuna scelta ardita neanche nell’impaginazione. Si poteva osare, anche qui come per la caratterizzazione, di più.
Viene veramente voglia di lasciare le proprie abitudini e certezze per seguire i carrozzoni variopinti del Cirque de la Lune, lungo le strade di Parigi, Venezia, Calcutta, Lhasa, o al riflesso dei fiumi indiani, all’ombra delle foreste canadesi. Ci piace pure molto – di questi tempi non stupisce – l’enfasi data a uno spettacolo di quasi soli artisti. Niente leoni o tigri strappati alla foresta, ma un più domestico serraglio. Da animalista apprezzo perlomeno lo sforzo. “Viola Giramondo” è davvero una festosa celebrazione della diversità, della vita, del meraviglioso. Tunuè ha fatto centro anche stavolta. In particolare raccomanderei la toccante conclusione di “Ritorno a casa”, in cui si scopre finalmente qualcosa sui personaggi e sul loro passato con inevitabili lacrime e un epilogo intenso, stracolmo di poesia.
Per questo lo spettacolo convince, (continua…)

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