Marzo 5, 2024

128 thoughts on “LA DONNA CHE PARLAVA CON I MORTI di Remo Bassini

  1. Ripeto. La discussione va condotta su due linee. La prima è in riferimento all’articolo di Colaprico di cui sopra, la seconda è più strettamente legata al romanzo di Bassini.

  2. Recensione di Stefania Nardini

    La vita è un attimo, come dice Gian Maria Testa in un suo magnifico pezzo. La vita è un attimo. E quell’attimo è in un gesto , in un luogo, nell’emozione di un amore che ti prende e che magari idealizzi.
    La vita è un sogno. E ai sogni non bisogna rinunciare mai, come disse una volta Jean Claude Izzo. L’attimo, il sogno, l’irreale e il reale. La violenza di un pugno nello stomaco, la vita che riesce sempre a prendersela con i poveracci. E poi le risaie, il mare della Liguria, quell’estremo lembo di Toscana che è Cortona, le parole, i sentimenti, i libri. E’ il mondo di Remo Bassini. C’è lui, le sue sigarette e il suo toscano. Il suo essere un cane da presa come tutti i veri giornalisti, per poi lasciarsi andare all’emozione, a quel modo di non filtrare il mondo che, alla fine , ti fa sempre scoprire qualcosa. E lui quella donna l’ha incontrata. L’ha incontrata cogliendone il racconto emerso da un universo : l’universo imperscrutabile, misterioso, di coloro che parlano con l’aldilà. Si è soffermato su di lei. Ci ha pensato bene a quante cose restano nell’inspiegabile. E lei, quella donna, gli ha ispirato il suo ultimo romanzo, arrivato nelle librerie da qualche giorno, dal titolo semplice ma efficace: “La donna che parlava con i morti” (ed. Newton Compton). Una storia raccontata da diverse angolazioni, con i personaggi che escono di scena e poi rientrano, con la nostra provincia che è li a fare da sfondo al teatro umano che vi si muove con le sue contraddizioni, gli eccessi, la fragilità, la pazzia, il pragmatismo, la superficialità.
    Il romanzo di Remo Bassini ha come protagonista una giovane donna che sogna di diventare un’investigatrice privata. Che culla questo desiderio tra l’essere stata figlia di un anarchico, e l’amore per un uomo da cui la divide una donna che non c’è più. Sua moglie, morta di cancro.
    Ma la passione di Anna, cosi’ si chiama la protagonista, non ammette pietà. Si puo’ essere gelose di una persona morta. E’ vero. Perché la morte l’ha idealizzata, cancellandone i tratti negativi. E’ ineffabile la morte. La morte è dolore. L’amore è passione che si fa dolore. Ed Anna è una miscelanea di sentimenti contrastanti in una vicenda che è accompagnata da un personaggio che c’è e non c’è, la donna che parla con i morti, e che ha un nome. Un nome che torna. Intorno alla quale i destini si intrecciano.
    E’ un noir il romanzo di Remo Bassini. Uno di quei noir in cui l’emozione non è il colpo di scena, piuttosto gli eccessi della vita, la stigmatizzazione della violenza e del dolore prodotti da questa realtà che viviamo. Insomma un noir, come è giusto che sia , impregnato di realtà, questa nostra quotidiana realtà che ben conosciamo.
    Bassini infatti non tradisce quel suo modo di essere scrittore e giornalista che lo ha portato a scrivere “Lo scommettitore” e “Dicono di Clelia”. Anzi ha unito questa ambivalenza per arrivare a un risultato: coinvolgere chi legge, trasmettendo momenti forti, a volte violenti, a momenti dolcissimi e ricchi di poesia.
    Operaio, portiere di notte, insegnante di scrittura in un carcere, correttore di bozze. Remo Bassini, prima di diventare giornalista ed essere nominato direttore de “La Sesia, un bisettimanale di Vercelli di antico prestigio, ha fatto di tutto. Insomma uno che non ha avuto paura di sporcarsi le mani con la vita, per poi raccontarla.
    Originario di Cortona, di famiglia contadina, è oggi al suo quarto romanzo. Ha un suo blog in cui dialoga con i lettori (www.remobassini.it).E in questa sua ultima “creatura” letteraria lo si ritrova tutto. Le sue sigarette, il toscano, il suo rispetto per l’amicizia, un buon bicchiere di vino, la bistecca fiorentina.
    E’ un cortonese. E il cielo blu della sua terra di origine lo fa incontrare anche con il mare. Un incontro che é ricerca di felicità.
    Stefania Nardini

  3. Altra domanda per Remo.
    A proposito di aneddoti… cosa ci dici in merito ?
    Da qualche parte ho letto che la donna che parla con i morti è una persona che hai realmente conosciuto…

  4. Argomento che mi affascina e mi intimorisce al tempo stesso.
    In linea di massima credo che ci siano (pochissime) persone in grado di avere una qualche forma di contatto con il mondo extraterreno.
    Massimo mi ha fregato la domanda 🙂 anche io vorrei sapere da Remo Bassini se ha conosciuto una di queste persone e l’impressione, l’impatto che ne ha avuto.
    grazie

  5. Di questo libro di Remo Bassini ho scritto questo:

    “…Ora questo quarto romanzo La donna che parlava con i morti l’ho letto in due giorni (anzi, un mezzo pomeriggio, e due notti a fare le ore piccole con la lucina da lettura) e ne esco con quel sorriso sazio che segue un ottimo pasto. Perfetto negli ingredienti, nelle dosi, nelle spezie e annaffiato anche dal vino giusto.

    Remo Bassini ha un talento straordinario, con cui ogni volta riesce a sorprendermi, cioè quello di rendere la scrittura “orale”. Le voci, nei suoi romanzi, le senti. Non quelle ultraterrene di Marta (la non-protagonista di questo romanzo, la donna che parla con i morti, per l’appunto) ma le voci dei protagonisti, la cadenza della parlata, l’impasto armonico unico di ogni voce.

    Nei dialoghi questo talento raggiunge la sua espressione più piena e stupefacente.

    Ci dev’essere dietro un lavoro certosino, penso io, oppure un’immedesimazione totale, medianica, con i propri personaggi.

    Non lo dico tanto per. Ho fatto questa prova: leggendo una battuta di dialogo presa a caso, nel libro, riesco senza difficoltà a indovinare, quasi sempre, chi la pronuncia. E non è una questione di memoria.”

    Mi piace riportarla, questa cosa dei cambi di registro, che non è da tutti, affatto. Qualcuno mi disse che i dialoghi sono il banco di prova di ogni romanziere.

    Il resto delle mie impressioni di lettura si possono leggere qui:

    http://balenebianche.splinder.com/post/15843528/La+donna+che+parlava+con+i+mor

  6. @ Massimo e a Remo Bassini: io penso che il vero medium è lo scrittore e in questo senso credo che la scrittura abbia un potente spirito di anticipazione sugli eventi. Un richiamo, quasi. Forse perchè , col suo mettere ordine nella matassa aggrovigliata dei giorni e degli istanti , trova il bandolo della matassa, lo scioglie e lo contempla. Ciò che ne viene fuori non è mai la realtà. Ma il suo opposto o il suo evolversi, quello che non esisteva e non è mai esistito, quello che potrebbe essere di lì a pochi minuti. La percezione che accompagna la scrittura non è quella naturale. Ma si colloca in spazi dilatati della coscienza, in zone d’ombra e di luce che nemmeno noi conosciamo. Lì vive il non detto, il non ancora avvenuto. Ciò che ci precede e ci segue. La vita che si svela.
    Quindi sì, credo nei medium. In coloro che scrivono.

  7. Caro Massimo, il libro pare molto interessante. E pure il dibattito che proponi tu.
    Tornerò a scrivere. Intanto aspetto le risposte di Remo Bassini. Sono molto curiosa.
    Smile

  8. ‘La donna che parlava con i morti’ è in cima a una delle tre file di libri in attesa di lettura a casa mia, tutte le volte che vado a letto li sento sbuffare e spero che non mi soffochino nel sonno… ^ _ ^
    A parte gli scherzi, è un libro che per ora sto ‘sbirciando’ per una certa questione dei ‘registri’ nei personaggi che sa anche Remo. Ma credo che già dal suo blog sia possibile avvicinarsi alla scrittura di Remo che risucchia, fa vedere e sentire le scene come fossero enormi maxi schermo che si accendono e spengono a piacimento e loro, i personaggi, ti entrano dentro.
    Sul discorso Medium sono sempre stata una scettica per vocazione, mi tengo a distanza (forse anche per paura di scoprire cose che hanno un pizzico di verità ma che non voglio sapere prima che accadano). In ogni caso è una dinamica che affascina e confonde, e confesso di adorare l’omonima serie tv americana con Patricia Arquette. E’l’idea che ‘il vedere’ il futuro prima che accada posso diventare uno strumento per intervenire sugli eventi più negativi, drammatici e magari deviarli in un qualche modo; è questo, penso, che più di tutto mi attira.

  9. @ Simona
    mi hai praticamente tolto le parole di bocca! Credo anch’io che il vero medium sia lo scrittore, perchè anche una giornata di sole può nascondere presagi e ogni singolo gesto, ogni singola voce che ti sfiora nel cammino ti evoca dentro un mondo, un sentire che è percezione e presentimento. Però esiste un mondo di percezioni arcaiche legate al passato delle mia terra di Sicilia e ai grandi vecchi delle nostre parti che sa di spirituale e fisico insieme, che mescola il sentire la vita attraverso il canale privilegiato della natura alle superstizioni, ai riti pagani, al tempo che passa e ferisce. Ho conosciuto donne che avevano dentro questo sapere antico e questo dono del sentire, e ne sono rimasta affascinata. Ma forse è solo un ricco dono di sensibilità e non un oscuro mistero a renderle magiche…potrei raccontare dei miei che una volta si sono rivolti ad una medium…dei fogli conservati con una presunta scrittura automatica impressa sopra…ma io credo più che siano modi per crearsi certezze e speranze laddove alcuni eventi tragici ci tolgono anche quelle.

  10. @ Sabrina
    una recensione meravigliosa…già volevo leggere il libro perchè il tema è intrigante e Stefania Nardini dipinge con le parole e con estrema maestria le pagine e la vita di Bassini…adesso ancora di più!

    E i dialoghi di Bassini???? Quando imparerò a sviscerare la psicologia di un personaggio attraverso i dialoghi come fa lui, troverò quel quid che manca a volte alla mia scrittura per risultare più vera.

  11. @Sam. Forse.
    O forse noi tutti non vediamo che tracce. Resti di altro. Lumère accese solo per farci strada.
    Non è un caso che quando scriviamo la storia ci asseconda, ci viene incontro, si presenta con sue leggi. Direi quasi, ci s’impone.
    Anch’io ho scritto storie che si sono avverate. Ho afferrato silenzi che ho udito. Anch’io scrivo in terra di Sicilia e conosco lo smerigliarsi di certi raggi, la malìa di molti tramonti.
    Tra questi miraggi ho capito di non vedere. Se non quando scrivo.

  12. Su Remo Bassini (che mi pregio di definire amico e di questo vado particolarmente fiera) e sul suo “La donna che parlava con i morti” avrei potuto scrivere moltissimo e alla fine ho scelto di scrivere poco. Forse perche’ il libro era troppo bello per poterlo esprimere in parole altre da quelle splendide di Remo.
    Quindi vi posto qui una cosa che ho scritto sul mio blog. Piu’ che recensione, un sentito ringraziamento:

    Sono passati mesi da quando ho letto, uno di seguito all’altro, due libri. Due romanzi. I due che mi sono piaciuti di più (fatta eccezione per l’ennesima rilettura di Harry Potter, ma lì subentra la streghetta che è in me) tra i 43 volumi consumati nel corso del 2007. Ho lasciato sedimentare le sensazioni e quella che vado a scrivere non è una recensione, ma un ringraziamento tutto dedicato agli autori di questi due romanzi: in stretto ordine alfabetico
    Remo Bassini http://www.remobassini.it/blog/ e Marco Salvador http://www.marcosalvador.com/
    Voglio ringraziarli perché mi hanno regalato bei momenti. E’ facile commuoversi, provare emozioni, arrivare a piangere per dei film. Lì c’è la suggestione delle immagini e, fondamentale, la spinta emotiva della colonna sonora. La musica muove le corde primarie del nostro essere più profondo e veicola le emozioni. Alla parola scritta risulta molto più difficile. A meno che, appunto, non ci si chiami come questi due signori. Remo e Marco sono due omaccioni, di quelli con la voce profonda, la barba, all’occorrenza il sigaro. Sono inequivocabilmente maschi. Eppure i loro due romanzi, diversissimi per ambientazioni e suggestioni, hanno in comune una specie di miracolo: sono scritti attraverso la pelle, gli occhi, il cuore, la carne di due donne.
    Sto parlando di La donna che parlava con i morti (Newton & Compton) e Il maestro di giustizia (Fernandel). In entrambi i casi la protagonista assoluta è una donna: Anna per Remo, Natalia per Marco. Tutte e due queste donne, diverse per estrazione sociale, per professione, per cultura, per vocazione di vita, impattano in quello che è spesso il cardine stesso della vita di una donna: un grande, grandissimo, sofferto amore. Anna e Natalia lo affronteranno in modi diametralmente opposti, inseguendo i destini spesso crudeli (e per questo più veri) immaginati per loro da Remo e da Marco. Anna e Natalia hanno saputo emozionarmi, commuovermi, anche farmi incazzare. Mi hanno catturata perché, ed è questa la cosa che mi desta sincero stupore, sono donne vere. Non hanno nulla in comune con me, ma sono donne e mi sono riconosciuta nelle loro fragilità, nelle insicurezze, in quel perdersi così tipicamente femminile all’inseguimento del sentimento totale, dell’amore assoluto. Da che mondo è mondo, sono le donne che partoriscono gli uomini. Ebbene Remo e Marco, questi due omaccioni tanto diversi eppure tanto simili, hanno stravolto una regola che non ammette deroghe. E loro, forti di un cuore grande nascosto sotto barbe e vocioni, hanno sofferto e segnato la propria carne fino a partorire due donne vere. Anna e Natalia, mentre si percorrono le pagine delle loro vicende, sono vive, reali. Tu, lettore, le puoi toccare e, soprattutto, puoi entrare dentro di loro e guardare il mondo per come lo vede una donna.

    Un miracolo se pensi che il vero nome di Anna è Remo Bassini e il vero nome di Natalia è Marco Salvador.

  13. Quoto in pieno Simona. La scrittura a volte fa paura, per quanto riesce a vedere lontano. Chissà perchè questo potere non accompagna lo scrittore anche nella vita reale… questo mi domando, di tanto in tanto. :-/

    Scherzi a parte. Certe visioni sono un dono della scrittura.

  14. @ a tutti
    tornerò con calma su questo argomento, ma la signora che sul Lago di Como parla ai morti è un “personaggio”… ho seguito molto da vicino il caso di Chiara e quello di Matteo. Che i morti riposino in pace. Amen

  15. grazie a tutti.
    grazie a te, massimo.
    cercherò di rispondere, in primo luogo su di lei, la donna che parlava con i morti.
    il libro inizia con una dedica, a lei, e termina con una frase, precisa, che sintetizza quello che mi èì rimasto dopo averla incontrata e conosciuta.

    la dedica è

    «Un ringraziamento doveroso alla donna che parla con i morti.
    Grazie, per avermi raccontato di te e del tuo mondo.
    Come vedi ho mantenuto la promessa: ho parlato di te, ma senza svelarti».

    allora, ho conosciuto la donna che parla con i morti l’estate del 2006. dopo l’ho solo sentita al telefono, due volte.
    quel giorno di luglio del 2006, dopo essere stato con lei per ore e aver scritto un bloc fitto di appunti, accadde qualcosa… (poi magari ne dico come ne dico durante le presentazioni).

    quando la lasciai, ricordo che, in auto, guidando, continuavo a ripetermi una frase.

    «Mi è difficile riuscire a credere. Mi è difficile riuscire a non credere».
    Una frase, questa, che ho prestato a uno dei miei personaggi.

    la penso ancora così.
    mi fermo, per ora, ma ci sono.

    grazie ancora e buona giornata

  16. L’ho letto, anzi, l’ho divorato l’ultimo libro di Remo Bassini. In una notte: o poco meno. E’ il migliore dei suoi: il più affascinante. Avvolgente, inquietante per certi versi. Se nello Scommettitore aveva risaltato maggiormente le zozzerie della provincia italiana, adesso, con questo libro, esalta il coraggio di un uomo, Fabrizio, di rinunciare a tutto. Per lei, Marta, o forse per i suoi amici, Mario e Roberto. Di rinunciare ad una donna Anna, grandissima nella sua pochezza. Di commessa, appunto, come lei ripete sempre.
    Comunque… Io, ai medium e chi cerca il guadagno facile sulle credenze della gente, non credo. Per nulla. Credo, invece, ad un rapporto particolare che potrebbe esserci fra l’uomo e quello che non è uomo. Dialoghi, forse dell’assurdo, ma comunque dialoghi. Io, di donne che parlano con i morti, non ne ho conosciute; ma ho un’altra storia, vera. Un ragazzo, studioso di storia indiana, è stato in America per due mesi. Nelle Black Hills. Lì ha parlato con un anziano, di origine indiana. Gli ha fatto assistere ad una cerimonia, in una riserva. Lui, che non crede a nessun Dio, mi ha detto: >.

  17. L’ho letto, anzi, l’ho divorato l’ultimo libro di Remo Bassini. In una notte: o poco meno. E’ il migliore dei suoi: il più affascinante. Avvolgente, inquietante per certi versi. Se nello Scommettitore aveva risaltato maggiormente le zozzerie della provincia italiana, adesso, con questo libro, esalta il coraggio di un uomo, Fabrizio, di rinunciare a tutto. Per lei, Marta, o forse per i suoi amici, Mario e Roberto. Di rinunciare ad una donna Anna, grandissima nella sua pochezza. Di commessa, appunto, come lei ripete sempre.
    Comunque… Io, ai medium e chi cerca il guadagno facile sulle credenze della gente, non credo. Per nulla. Credo, invece, ad un rapporto particolare che potrebbe esserci fra l’uomo e quello che non è uomo. Dialoghi, forse dell’assurdo, ma comunque dialoghi. Io, di donne che parlano con i morti, non ne ho conosciute; ma ho un’altra storia, vera. Un ragazzo, studioso di storia indiana, è stato in America per due mesi. Nelle Black Hills. Lì ha parlato con un anziano, di origine indiana. Gli ha fatto assistere ad una cerimonia, in una riserva. Lui, che non crede a nessun Dio, mi ha detto: C’era un’atmosfera strana, particolare. Ad un tratto un vecchio ha pronunciato il nome di Tashunka Uitko e il cielo ha tremato. Pensavo: inizia a piovere. Ho guardato in alto: solo stelle

  18. Ci sarà anche la mia di recensione al libro di Remo, video, tra un po’. Per il momento sull’argomento dico la mia. Anch’io credo che i defunti debbano avere la loro pace. Sono cresciuta tra persone che parlavano spesso di questo argomento e non mi sono mai posta il problema di credere o non credere. Semplicemente mi interessa pensare che siano da qualche parte migliore di questa. Ma non vorrei mai disturbare la loro pace con la mia necessità di essere consolata.
    Ciao Massimo, ciao Remo
    Elisabetta

  19. Con un po’ di fortuna, forse si avrà tutti due metri di terreno e ci dovranno bastare per l’eternità, che, poco ma sicuro, disferà in meno d’un momento le nostre spoglie mortali. Ma pensare che esista qualcosa dopo la morte è come ostinarsi a credere nelle panacee miracolose che qualcuno vende(va) agli angoli della strada promettendo guarigioni miracolose. Ma di fatto, a tutt’oggi, se io dico “tutti gli uomini sono mortali”, nessuno è in grado di smentirmi, perché anche Lazzaro alla fine ha dovuto morire, e lo stesso Cristo si dice sia morto in croce per ricongiungersi col Padre. Si parla di apparizioni, ma l’apparizione è un “evento fantastico” che esiste solo nella nostra testa, nel desiderio di vedere una cosa o una persona che non c’è più. Un po’ come per gli UFO: il desiderio di non essere soli nell’Universo porta molti a credere d’aver visto oggetti non identificati. Ammettendo che altre vite esistano, ci si dovrebbe domandare sempre: perché ESSI non si sono ancora messi in contatto con NOI della Terra? La risposta più ovvia e sensata è che le ipotetiche civiltà aliene non abbiano mai raggiunto un grado di tecnologia così alto da riuscire ad arrivare sulla Terra prima dell’estinzione del genere umano – che prima o poi ci sarà; oppure la vita sulla Terra è la sola forma di vita nell’universo. Ciò però non esclude che in passato possano esserci state altre forme di vita su altri pianeti, né esclude che in futuro si possano sviluppare altrove. La Terra e la sua storia in confronto all’Infinito sono meno d’un grano di sabbia di importanza pressoché uguale allo zero assoluto.
    Se si crede nei morti, quindi negli spiriti, ne consegue che l’uomo avrebbe in sé afflato divino, cioè immortale; tuttavia la scienza non ha assolutamente dimostrato che l’anima sia qualcosa di reale; ha però dimostrato che con la morte l’individuo cessa di esistere per tornare alla terra, per diventare concime, per diventare materia utile all’ecosistema. Credere negli spiriti è dunque un atto fideistico per chi ha Fede e crede dunque in un Demiurgo, in un Essere superiore. La Fede è Credere, e meglio ancora “è soprattutto un credere anche là dove non ci sono prove concrete”: crede dunque nell’Aldilà l’uomo che vuole crederci, non l’uomo razionale. Ad esempio, chi perde una persona amata, molto amata, crede di vederla in mezzo alla folla ; e solo quando si trova faccia a faccia con uno sconosciuto ancora fatica a credere d’essersi sbagliato, d’aver avuto un abbaglio, perché il desiderio di credere che l’amato sia morto e non sia rimasto nient’altro che il Ricordo è un dolore troppo grande da accettare. La mente umana allora crea delle apparizioni, che in non pochi casi possono portare alla follia, quella d’avere ripetute allucinazioni ad occhi aperti.
    Il medium, purché si abbia fede in esso, può stimolare la mente ad avere delle allucinazioni: colui che si affiderà ad un medium crederà così d’aver sentito la voce di una persona scomparsa, crederà anche di vederla, perché il desiderio che gli spiriti esistano favorisce stati allucinatori transitori…

    La narrativa è piena di spettri più o meno famosi, di vampiri licantropi zombie e altre creature fatate o demoniache: sta all’abilità dello scrittore conferirgli credibilità!

  20. rispondo a silvia leonardi.

    mi sono avvicinato a questa donna non tanto perché qualcuno mi aveva raccontato e spergiurato che avesse il potere di comunicare con i morti, tramite la scrittura (o indumenti o comunque “cose” del congiunto scomparso).
    mi sono avvicinato – e ho fatto fatica ad avvicinarmi – perché fui colpito dal fatto che non prendeva soldi (mi ha detto: però se qualcuno mi regala un barattolo di marmellata io lo accetto) e soprattutto che non voleva pubblicità.
    acconsentì di vedermi sono quando la rassicurai che sarebbe rimasta anonima.

    lei mi ha raccontato con piacere del suo mondo, per lei la morte non esiste.
    è una persona serena, ma vive in un mondo suo, isolata.
    molti di lei hanno paura.
    me ne accorsi camminando con lei, nel posto dove vive.
    gli sguardi delle persone che incontravamo erano starni, non belli, anzi.
    ricordo che glielo dissi, ricordo che lei mi disse: Dovresti vedere come mi guarda il prete…

    se ripenso a lei provo tante cose: dolcezza, inquietudine.
    di una cosa sono certo: è una delle persone più buone che io abbia incontrato.
    prima di tutto, per lei, ci sono i bimbi, gli anziani, gli animali, chi soffre…

    ma se è vero che c’è gente che di lei ha paura è altrettanto vero – e questo fu il mio punto di partenza – che persone normali, magari agnostiche come me, l’avevano incontrata ed erano rimasti colpiti da lei.
    insomma: chi ha avuto a che fare con lei giura e spergiura che lei sa parlare con i morti.

  21. Post minato, soprattutto perché la gente ama poco parlare di questi argomenti. Credo che tutti abbiano qualche aneddoto da raccontare sul tema e in fondo un po’ tutti ci credono, ma il terrore di essere etichettati come creduloni o, peggio, svitati è più forte del desiderio di condividere tali esperienze. Ed infatti non ho ancora letto una sola risposta alle domande di Massimo Maugeri, piuttosto noto un certo tergiversare, uno spostare il centro dell’attenzione su altre tematiche annesse, un remare lontano… in acque più calme.

  22. questo libro ho avuto la fortuna di leggerlo quando ancora era la bozza delle bozze: tanti fogli A4 che volavano sul letto mentre io non mi decidevo a smettere…
    L’ho poi riletto quando è uscito ed era un po’ diverso, curato ed angoloso, i personaggi avevano caratteri che risaltavano di più o forse era il paesaggio che andava sfumando a favore di umanità diverse, motivazioni anche terribili ma comunque impossibili da giudicare o da rimproverare.
    Essenze di disadattamenti quotidiani che fanno tutti così simili a noi ed ai nostri prossimi da renderci più forti e più vulnerabili al tempo stesso.

    C’è poi quell’alone di esoterico, così ben amalgamato con la durezza della vita da farci confondere.

    I medium… detto così è facile farsi venire in mente quelli che guidano le sedute spiritiche o che affiancano la polizia nella risoluzione di sparizioni difficili…. ma nel rapporto con l’aldilà c’è qualcosa di più sacro.
    Purtroppo il sacro che viviamo noi è sempre più flebile nei suoi segnali, così ci permettiamo il dubbio.
    Ma il dubbio permette di conoscere, non aiuta affatto a sopportare, anzi propone ansia, insicurezza, paura, prevenzione.

    Il rapporto con l’aldilà è insito nelle tradizioni popolari e si esplica in molti modi. C’è quasi sempre un tramite, ma ognuno di noi lo può essere.
    Dei nostri morti ce ne sono alcuni che spesso ritornano in sogni o segnali ed altri che volano via per sempre.
    Non significa forse essere medium questo?
    Poter accettare o allontanare chi ci è stato a fianco è un’operazione medianica, anche se normalmente la vediamo da un’altro punto di vista…

  23. @MASSIMO MAUGERI
    Intanto un saluto a te e a tutti. Un benvenuto a Remo Bassini.
    Rispondo al quesito posto da Massimo che riguarda l’articolo di Colaprico.
    Personalmente ho avuto esperienze di questo tipo (intendo medianiche). Ero giovane e irresponsabile. Non sapevo quanto fosse ingiusta, egoista e pericolosa la pratica medianica. Come dice Miriam Ravasio, che interviene sempre con saggezza, i morti vanno lasciati in pace. Non bisogna chiamarli, né tentare di riportarli a noi: facciamo loro del male. Molto male.
    E’ come se fossero sospesi in una terra d’oblio, molto peggio del limbo purgatoriale, perché tornano a “desiderare”. Tornano con la voglia di riappropriarsi della vita. Rivivono nuovamente una condizione di “esistenza intermedia”.
    La loro pace vale più di qualsiasi altra cosa.
    Dice il grande Giuseppe Tucci: “La pace è nel dissolversi inconsapevole in quella luce incolore da cui tutte le cose traggono nascimento e che, senza che ne siamo consapevoli, brilla in noi stessi.”
    La morte è sempre il principiare di una nuova vita. Lasciamoli andare verso questa fonte nuova, i nostri morti. Lasciamoli andare.
    Nina

  24. Questa è stata la mia recensione del libro di Remo, ma più ci penso e più mi sembra che dentro ci sia molto ma molto di più:

    “La donna che parlava con i morti”.
    E prima ancora di abbandonare la copertina, ti si incolla addosso una domanda alla quale non avrai risposta per molte pagine.

    Ed incominci a leggere la storia di Anna che, in fondo in fondo, rispecchia un pezzo della tua storia. Perché quando si soffre per amore mica conta se si è femmine o maschi.
    Ed Anna soffre perché non può condividere e questo la fa temere, la fa ingelosire.
    Si riempie di dubbi che tramuta in certezze. E tu la capisci davvero.

    Poi all’improvviso la storia di Anna s’intreccia con altre storie, con frange di antichi segreti maledetti, con pastette contemporanee, rimpianti e rimorsi.
    Pezzi di vita e vite qualunque che diventano eroiche ed esemplari perché intagliate nei sentimenti.
    Sentimenti buoni, cattivi, infidi, accoglienti. Poco importa. Tu li vedi.

    All’improvviso ti ci trovi dentro o ti si chiudono attorno come foglie spinose di una pianta carnivora.
    Ognuno di questi personaggi assomiglia a qualcosa che stai vivendo: tu o le persone che ti stanno accanto.
    Ma il nostro vivere è spesso riservato e vergognoso mentre questi personaggi vivono apertamente persino la loro sconfitta e questo li rende tutti protagonisti che si muovono fra piccole cittadine e campagne acquose.

    Remo Bassini, al suo quarto libro, cambia le regole del gioco. Non canta più le storie di provincia: vita e solitudini, delusioni, amore e puttane.

    Gli investigatori, stavolta, indagano sulle anime più che sugli eventi e s’avventurano, in bilico, fra quotidianità e mistero.

    Ne “La donna che parlava coi morti” edito da Newton Compton, la capacità dell’autore di aprire le stanze una dopo l’altra diventa emozionante ed eccitante perché passa attraverso mondi ed epoche diverse.
    Un taglio esoterico fondato, però, sulla nostra viva tradizione. Radici, insomma.

    Ed il legame della vita con la morte diventa tangibile proprio nel territorio magico dove si palesa la verità e si frantumano gli egoismi.

  25. caro iannozzi,
    sono sincero: il tema dell’aldilà mi affascina, spesso ne scrivo, ma sono ipercritico.
    diciamo che non ho certezze.

    dopo aver incontrato la donna che partla con i morti n parlai con alcune persone.
    in particolare con una psicologa, che stimo.
    è atea, ma sa ascoltare.
    le raccontai.
    alla fine mi fece anche lei un racconto, che aveva dell’incredibile.
    che se io lo leggessi su un blog o su un libro come minimo ne dubiterei.
    la psicologa mi disse: ci son cose che non capiamo, inutile cercare di dare risposte.
    io la penso così.
    penso che vadano raccontate. con onestà.
    io non so capire la donna che parla con i morti.
    so che dire di lei non è facile.

    io non so dire se esiste un’aldilà.
    tendenzialmente mi vien da dire di no, tendenzialmente penso che sia la nostra debolezza che ci porrta a ceredere nel soprannaturale.
    ma ho una certezza, io, una delle poche: che noi uomini vogliamo dare una risposta a tutto, anche quando non capiamo, per esempio, lo spazio ed il tempo.

    ha ragione Jean de Luxembourg.
    è un post minato.
    meglio non esporsi.

  26. @JEAN
    Nessuna paura. Almeno da parte mia, che ne ho viste e fatte…
    Tu hai qualche esperienza a riguardo?

  27. Queste sono state le mie impressioni di lettura del bel libro di remo bassini:
    Nell’iniziare a leggere un libro il mio vero timore non è che la narrazione possa deludermi, ma che un mio limite mi impedisca di cogliere significato, stile e varie preziosità dell’autore.

    Quando però tra le righe di una pagina avverto, all’improvviso, qualcosa di vivo che giunge diretto alla mia comprensione, è come se sentissi dell’ amicizia per lo scrittore, quasi gratitudine perché scrivendo si è confidato con me.

    Allora mi lascio prendere dalla trama, dalla ricchezza dei particolari, dall’originalità dell’impianto narrativo.

    Mi è accaduto tutto questo nel leggere il bel libro di Remo Bassini “La donna che parlava con i morti”.

    Mi sono sorpresa più volte ad ammirarne l’agilità degli sfalsamenti temporali, le immagini chiaramente descrittive contrapposte ai riferimenti squisitamente deduttivi. L’inveramento dei dialoghi.

    L’attrattiva dei passaggi in cui la protagonista si fa seguire catturando completamente l’attenzione.

    Ammirevole la leggerezza del filo conduttore, lasciato intendere già dal titolo, e portato con mirabile tensione fino alla conclusione della vicenda.

    Probabilmente chi avesse già letto i libri di Remo non sarà sorpreso di trovare anche in questo una poetica sottile, emanata soprattutto dai pensieri dei personaggi, dalle loro intime riflessioni.

    Insomma, un bel libro, che ho letto con grande piacere e che consiglio volentieri a tutti.

  28. @REMO BASSINI

    Caro Remo, purtroppo non ho letto il suo libro, dunque non posso esprimermi sul suo lavoro. Ma perché parlare di post minati o mancanza di esporsi? Io che sto facendo?
    Volete che vi faccia qualche esempio pratico?

  29. luigi (grazie), e poi: hai scritto che

    Ad un tratto un vecchio ha pronunciato il nome di Tashunka Uitko e il cielo ha tremato. Pensavo: inizia a piovere. Ho guardato in alto: solo stelle

    Mi hai fatto venire in mente una cosa (che mi son ricordato di ricordare mentre scrivevo La donna).
    Vittorio Zucconi, dopo aver scritto Gli spiriti non dimenticano (biografia di Crazy Horse, cavallo pazzo, quello di Littlke big horne, quello che predisse Uomini bianchi morirete sommersi dalla vostra spazzatura) raccontò che per scrivere il libro fu obbligato a partecipare a una seduta spiritica: perché ci voleva l’assenso di Crazy Horse.
    ricordo che Zucconi disse: prima di scrivere questo libro i8o non credevo negli spiriti.

    io posso dire che prima di scrivere questo libro non credevo nel modo più assoluto alla scrittura automatica, alle natuzze evolo o altri fenomeni inspiegabili.
    ora mi interrogo.
    da agnostico, ma mi interrogo.
    e continuerò a farlo.

  30. questo post, cara nina, può essere inteso come un campo minato.
    sull’argomento, per esempio sul mio blog, molti hanno preferito non dire.
    molti hanno preferito scrivermi in privato.

    una precisazione, però, sul libro, meglio, sul titolo.
    la donna che parlava con i morti.
    le protagoniste sono due.
    anna antichi, una commessa di libreria anarchica e figlia di un anarchico, che è l’io narrante.
    e marta, la donna che parlava con i morti, che invece non c’è (quasi) mai, ma che condiziona tutta la vicenda, dalla prima all’ultima pagina.
    la precisazione è questa.
    anche anna antichi, la protagonista, è una donna che parla con i morti.
    parla loro come facciamo tutti noi, quando andiamo al camposanto, o quando ci pensiamo.
    e anna parla spesso con suo padre solo che, a differenza di marta, Anna è come tutti noi: non ottiene risposte.
    magari se le immagina (perché è lecito, no?).
    il titolo dunque si presta a questa duplice lettura.
    (scasate per i refusi ma son di fretta).

  31. “La donna che parlava con i morti” ce l’ho sul comodino. Causa artrite non sono ancora riuscito a distendere il braccio e ad afferrare il il libro. Nel mentre ho tentato di fare come Troisi in “Ricomincio da 3”: “vie’, vie’, che te costa?”. Per ora non si è verificato alcun fenomeno di autotrasporto. Eppure credevo che, dato l’argomento del romanzo, il miracolo potesse accadere.
    Non rimane che sfidare l’artrite. Entro il 15 marzo lo leggerò, posticipando la lettura di un Costantini/Falcone. Le ragazze non se ne avranno a male. Il problema è solo mio perché da oggi al 15 marzo, le due avranno pubblicato come minimo altri sette libri.

  32. non sono anomimo, sono Enrico Gregori. Dev’essere successo qualcosa al pc, cazzo. Sarà l’argomento del romanzo di Bassini?

  33. Io ancora non ho avuto modo di leggere il libro di Remo (perché mi piacerebbe riuscire a risalire le sue pubblicazioni in ordine cronologico), ma leggo di frequente il suo blog e lo apprezzo.
    Ciò detto, mi ha fatto molto piacere poterne leggere qui qualche assaggio e soprattutto l’incipit è proprio “alla Bassini”, mi piace molto!(anche se non sono proprio un patito di incipit).
    Saluti e complimenti a Remo
    D

  34. Io ancora non ho avuto modo di leggere il libro di Remo (perché mi piacerebbe riuscire a risalire le sue pubblicazioni in ordine cronologico), ma leggo di frequente il suo blog e lo apprezzo.
    Ciò detto, mi ha fatto molto piacere poterne leggere qui qualche assaggio e soprattutto l’incipit è proprio “alla Bassini”, mi piace molto!(anche se non sono proprio un patito di incipit).
    Saluti e complimenti a Remo
    D

  35. @ Miriam
    Cara Miriam, tu scrivi che “la signora che sul Lago di Como parla ai morti è un “personaggio”…”.
    Intendi dire che si tratta di una bufala?
    Te lo chiedo perché, in effetti, non sono aggiornato sulla vicenda.

  36. un narratore, io credo, deve narrare (come dice Nina) senza preconcetti, sempre.
    nel libro, però, io non solo racconto, io dico, facendolo dire a un personaggio, la sintesi finale di quel che mi è rimasto dentro. che è Mi è difficile riuscire a non credere (pur partendo da un punto di vista diverso: Mi è difficile riuscire a credere).

    @enrico
    a differenza degli altri miei romanzi, ho trattato questo libro diciamo con maggio cautela.
    mi spiego.
    mentre gli altri li scrivevo e mentre li scrivevo quasi non lo dicevo a nessuno, questo mi preoccupava un po’ di più, sia per l’argomento, sia per l’utilizzo di registri diversi. così ne ho parlato, con pochi ma ne ho parlato.
    e una sera ne parlai, con due blogger (e nonsolo blogger): Mario Bianco e Colfavorellenebbie.
    Appena dissi della donna che parlava con i morti, questione di secondi, scoppiò un temporale e andò via la luce.
    Un po’ ci ridemmo su (eravamo in un cascinalke dell’astigiano), un po’ no…
    coincidenze, certo, su cui è bene sdrammatizzare e, perché no?, ridere anche.
    come per esempio il fatto, nonché coincidenza, che io dopo aver parlato con la donna che parlava con i morti non l’ho più sentita, per un anno.
    fu lei a rispuntare. proprio il giorno in cui avevo spedito il manoscritto definitivo alla newton.
    coincidenze, come la tua artrite.

  37. @ Remo
    Certo che il tuo racconto sul reale incontro con la donna che parlava con i morti è molto suggestivo!
    Hai qualche particolare in più che puoi rivelarci?
    🙂

  38. Purtroppo devo chiudere. Potrò tornare a connettermi in tarda serata.
    Intanto la mia prima domanda “minatoria” aleggia sul blog in cerca di risposte.

  39. Ringrazio Remo Bassini per avermi risposto. In effetti, caro Remo, mi piacerebbe molto incontrare una donna come quella.
    Leggerò sicuramente il tuo libro.
    complimenti

  40. ti rispondo massimo.
    tornndo indietro, a quel giorno di luglio 2006.
    quando vado dalla donna che parla con i morti ho in mente una storia da scrivere, a grandi linee.
    penso però che questa storia possa arricchirsi, quel giorno.
    passo così alcune ore (tre, mi sembra) ad ascoltarla, prendere nota.
    di lei già, qualcosa, sapevo.
    lei, invece, di me non sapeva nulla.
    però pensiamo anche mal, pensiamo che avesse preso informazioni, che sapesse di me, anche dei miei lutti (perché è lì che le persona vanno a parare).
    io comunque mi ero ripromesso di fare il narratore distaccato: domande e risposte, tenendo lontano il mio vissuto.
    alla fine le dico che sono perplesso, che non so dirle se le credo o meno.
    mi alzo e la saluto.
    sto per uscire, per andarmene, ma poi, istintivamente, mi giro verso di lei e le dico un nome, di una persona scomparsa.
    allora me ne pentii, immediatamente: avevo tradito il mio proposito iniziale che era quello di farmi raccontare e poi di raccontare, a mia volta, senza dare giudizi di merito.
    non volevo dare giudizi: soprattutto per rispetto di chi mi aveva raccontato (perché andare da lei non è facile, credetemi).
    comunque.
    io le dico un nome, e lei, di questo nome mi dice cose, cose che non avrebbe potuto sapere nemmeno se avesse chiesto informazioni.
    è stato un caso, un trasfert, un che cosa?
    non lo so.
    so che, uscendo, il primo pensiero è stato Ma allora quel che mi ha detto è tutto vero.
    poi no, poi ho concluso con quella frase.
    «mi è difficile riuscire a credere, mi è difficile riuscire a non credere».
    se io non le avessi chiesto nulla, se io non le avessi fatto qul nome il libro sarebbe uscito così com’è.
    ma senza quella frase («mi è difficile a…»).

    se qualcuno, oggi, mi chiede se ci credo io rispondo che non so.
    se qualcuno mi chiede della buona fede di quella donna io dico che sì, è in assoluta buona fede.

  41. Giorgio Samorini, etnobotanico bolognese, – ricordo d’averlo letto da qualche parte – dava una spiegazione piuttosto convincente circa il Sabba: “…In Italia molte specie di funghi, Il Marasmius oreades, il Tricholomia columbetta, l’Agaricus campestre producono un effetto allucinogeno.” Questi funghi sono capaci d’avvelenare il terreno coltivato dai contadini e contadine. Ma le streghe si cospargevano il corpo anche con un unguento prima di andare al Sabba: allora com’è che stanno veramente le cose? Un certo Andreas Laugna, medico spagnolo del 1500, trovò alcuni vasetti di questo unguento e lo analizzò: la sua analisi dimostrò che conteneva Cicuta virosa, Solanum nigrum, Atropa belladonna, tutti allucinogeni che entravano in circolo attraverso i pori della pelle delle presunte streghe, illudendole d’esser capaci di volare. La povertà fece il resto: i campi erano difficili da seminare e spesse volte si panificava con graminacee dai semi stupefatti come Lolium temulentum, graminacea anch’essa allucinogena: i grani per la panificazione mischiati al loglio erano tossici e chi mangiava il pane era soggetto ad allucinazioni d’ogni sorta, allucinazioni amplificate dalle voci che circolavano intorno alle streghe ai tempi dell’Inquisizione. Un contadino, mangiando di quel pane, vedeva nella moglie una strega! E la moglie che mangiava lo stesso pane, non poteva fare a meno di credersi una strega. Ma l’effetto più brutale era dato dalla Claviceps purpurea della famiglia delle Calvicipitaceae: la Claviceps purpurea produce un gruppo di alcaloidi derivati dall’acido lisergico, lo stesso che portò alla scoperta dell’LSD. Anche la Claviceps purpurea veniva mescolata nel comune grano, per ignoranza, per far più grosso il raccolto, per preparare la pagnotta da mettere sul desco sempre troppo magro. Mangiare quel pane significava intossicarsi – intossicarsi per vivere. Improvvisamente la caccia alle streghe terminò; nel 1700, streghe e stregoni erano sol più – o quasi – il residuo d’un passato oscuro, di favole. L’Illuminismo: molti fatti inesplicabili furono spiegati da teologi, scienziati, filosofi, e la paura fece dietrofront anche perché le condizioni di vita dei contadini migliorarono un po’ e i casi da intossicazione andarono scemando. E chi ancora diceva d’esser una strega o uno stregone, d’aver baciato l’ano del Diavolo, fu considerato alla stregua d’un pazzo.

    Credo ci sia una spiegazione per tutto. Una spiegazione razionale, che il più delle volte è proprio sotto i nostri occhi e quindi siamo incapaci di vederla.

    Giuseppe

    P.S.: Non è una critica al tuo romanzo, Remo. Sono delle considerazioni su quella domanda posta da Massimo Maugeri in coda al post: “Cosa pensate dei cosiddetti medium? Credete a chi dice di parlare con i morti? Avete aneddoti da raccontare, in proposito?”

  42. Noto che il leitmotive di questo post pare essere divenuto la parola “minato”.
    Comunque rimango in totale accordo su molti interventi di Remo Bassini e ribadisco: alla gente non piace parlare di questi argomenti, tuttavia in moltissimi acquistano libri sul tema e ne divorano le pagine.
    @ nina
    Chiunque, anche nel suo piccolo, ha vissuto esperienze difficilmente spiegabili. Spero tu capisca il messaggio tra le righe.
    @ Massimo Maugeri
    Rispondo, considerando il sollecito, alla tua prima domanda: non credo alla quasi totalità dei medium.

  43. Caro Remo,
    credo che la tua esperienza sia stata importante, umanamente – prima, e da scrittore – poi.
    Penso che esistano numerose manifestazioni legate a fenomeni paranormali. Questi accadono per qualche imprecisata ragione: ma se ci investono in prima persona, la ragione è che tali fenomeni, espressione di chi li ha creati, scelgono noi, e soltanto noi. Ed una ragione esiste, al di là di legittimi dubbi o incomprensioni o incredulità che possono insorgere.
    C’è qualcosa che accade. Già questo presuppone un’inquietudine: perché succede ad una persona e non ad un’altra?
    Perché avrà una predisposizione, un’attitudine inconsapevole, una sensibilità particolare, qualcosa…
    Personalmente, e qui porto la mia testimonianza, ho la sfortuna di presagire eventi. E’ una cosa terribile, dolorosa, non l’auguro a nessuno.
    Mi sono rivolta anche a numerosi psichiatri, e tutte le volte: “Sono malata?”. “No, non sei malata”. Non sono malata, mi ripeto.
    Ci sono cose che non si spiegano, si possono indagare, cercare di comprendere, studiare… Alla fine – come nel mio caso – le ho accettate e basta. L’unica fortuna è che non accadono frequentemente. Ma quando l’episodio avviene cerco di prendere tutto quel dolore che mi devasta e tento di trasformarlo in qualche altra cosa. Che sia bella, mi doni un po’ di pace: la scrittura, la poesia, la ricerca della bellezza.
    Mi salvo così. Cerco la bellezza ovunque.
    Caro Remo, leggerò senz’altro il tuo libro.
    Ti sia per sempre caro il respiro di piuma di quella donna che ti volle incontrare, condurti per mano.
    Sempre, quel farsi mattino, sarà il tuo rogo astrale.
    Con affetto,
    Nina

  44. @Remo Bassini.
    Io trovo che il suo incontro con la donna, il suo voltarsi di scatto e chiedere il nome di una persona cara che non c’è più, sia umanissimo e molto dolente. Mi ha commosso. Forse a livello narrativo si è ripercosso solo su quella frase che lei cita, ma sento da quel poco che ho letto che l’atteggiamento interiore (il desiderio di una risposta, fors’ anche di una certezza) domina la storia.
    Probabilmente perchè questo andare incontro al mistero, percepirlo vicinissimo e papabile, ci rende molto consapevoli della fragilità della nostra condizione umana. E’ così o è solo una mia impressione?
    In ogni caso corro in libreria ad acquistare il libro!

  45. E’ passato qualche anno da quando ho letto “Storia notturna. Una decifrazione del sabba” di Carlo Ginzburg. Quel libro, che ne seguiva altri sullo stesso argomento raccolti un pò alla rinfusa, mi ha fatto nascere il desiderio di avere un approccio assai più rispettoso ai temi dei quali si ta dibattendo. Mi sono interessato, leggendo spesso testi base, di alchimia, di esoterismo, di sciamanesimo e dei loro influssi sulla cultura delle persone. Mi ha incuriosito la presenza di queste tematiche in varie popolazioni ed in forme che si ripetono. Una cultura latente ed antichissima che ha accompagnato lo sviluppo dell’umanità. Soprattutto, però, mi ha sempre colpito, a prescindere da quanta autenticità si voglia riconoscere ad esse, la centralità dell’uomo in queste pratiche. Una scienza (o pseudoscienza) con l’uomo al centro. Senza il determinismo delle scienze esatte, senza il positivismo che nega ogni forma di sentire non codificato. Processi che possono convergere al risultato o meno in funzione dell’officiante, degli elementi naturali al contorno e del convicimento che di volta in volta si ha nella capacità individuali di perseguire un risultato. Se anche si volesse classificare tutto come infondato o addirittura risibile, pensare che possa esistere una “cultura diversa” che enfatizzi l’arte del fare, più che il dogma mi suscita una sorta di consapevole serenità. La stessa che mi accompagnerà nella lettura di questo libro.

  46. sto (anche) lavorando e quindi chiedo scusa se son di fretta e non rispondo a tutti.
    comunque.
    grazie nina per le belle parole su quell’incontro.
    il presagire (il passo che viene dopo il progetizzare, perché l’uno si basa sull’istinto e l’altro attinge anche al razionale), io credo, faccia parte di tutto quel che non si sa, non si conosce.

    cara simona,
    grazie, grazie davvero. una precisazione, però. il mio libro ruota, sì, sulla donna che parla con i morti, nel senso che dialoga con loro. ma in prima piano c’è, invece, una donna normalissima, piena di contraddizionie di domande. Lo dico perché so che qualcuno è rimasto deluso dal libro, ipotizzando che trattasse maggiormente il rapporto con l’aldilà. ne dice, sì, ma non l’unico nucleo.
    in ogni caso, se tu lo leggerai, simona, mi farà piacere, nel bene o nel male, se mi dirai le tue impressioni, nel bene o nel male (in fondo un libro è sempre e solo un incontro).

    è molto bello quello che hai scritto eventounico (e carlo ginzburg merita di essere ricordato).
    un approccio più rispettoso, hai scritto.
    e io la sottolineo.

    e infine.
    la mia posta elettronica, nel caso, è
    bassini.remo@gmail.com

  47. @ Massimo pesciolino…
    le bufale si mangiano!!!! Sono storie tristissime a cui è meglio non aggiungere protagonismi e puttanate da prima pagina. Pinze, pinze e ancora pinze. La cronaca non si cita!!! se non la conosci direttamente.
    🙂

  48. Caro Remo, purtroppo non ho letto il libro e quindi non voglio sparare parole azzardate. L’argomento mi affascina molto e cercherò,appena posso di colmare tale lacuna.Poiché Massimo ci ha sollecitato a narrare qualche episodio attinente, riferirò sinteticamente, una dolorosa e triste esperienza di cui sono stata mediatrice e testimone. Una mia cara amica d’infanzia T, bella solare e brava in tutti i lavori, si sposò con un amico di suo fratello, entrambi erano molto religiosi. Il loro primo figlio tanto atteso e desiderato, nacque tetraplegico, ossia totalmente spastico. Il padre non riusciva a darsi pace, sua moglie pur essendo molto addolorata, si dedicò con tutto l’ amore per il recupero del suo figlioletto.
    Lei riusciva persino a capire le diverse necessità del bambino . Nessun medico dette loro, speranza di miglioramento e i poveri genitori sapevano che il figlio sarebbe morto presto. Dopo qualche anno nacque S, una bambina bella e sana. Ma questo lieto evento non migliorò il critico rapporto fra i coniugi. Il marito si invaghì di una giovane allieva e volle separarsi per rifarsi una nuova vita. La moglie e la figlia S. sopportarono il pesante peso del malato aiutandosi a vicenda. Anche la bimba crescendo si sentiva trascurata e sballottata da un genitore all’altro. Così S decise di andare a studiare in un’altra città. La ragazza per i traumi subiti era sempre seguita da uno psicologo. Quando il figlio spastico di T morì, Lei cercò con ogni mezzo di occuparsi della figlia rimasta. Ma S ormai, si ribellava al padre e alla mamma e non voleva ascoltare nessuno dei due. La madre sempre depressa ed infelice non riusciva a riprendersi e raggiunse l’apice della sofferenza e del dolore, quando la figlia, per una delusione d’amore, con un gesto sconsiderato si impiccò ad una trave. La povera T si sentiva colpevole di tutto e pensava che S, col suicidio si era dannata per sempre, per colpa sua. La mia inconsolabile amica veniva spesso a trovarmi, ma pur ascoltandola con affetto e pazienza, non ero in grado di aiutarla.In quel periodo stavo leggendo la vita straordinaria di Natuzza Evola, la nota stimmatizzata calabrese di Paravati, che sin da ragazzina vedeva e parlava con l’angelo. Attraverso il suo celeste messaggero, riusciva a comunicare persino con i morti. Molti defunti le apparivano di persona, e le chiedevano di riferire i messaggi consolatori ai loro cari . Raccontai molti episodi di Natuzza alla mia amica T, che sembrava alquanto interessata a tali esperienze extrasensoriali. Lei però, così tanto provata, non era in grado di affrontare un viaggio da sola sino a Paravati. Pensammo allora di scrivere una lettera a Natuzza per sapere come stavano i figli deceduti e in particolare se S. si era salvata .Un sacerdote che era in contatto con la veggente, ci fornì l’indirizzo. E la nostra trepidante lettera partì. Pregammo molto in quel periodo e facemmo celebrare diverse Messe per loro. Dopo venti giorni T. mi telefonò piangendo,che erà arrivata la risposta di Natuzza. Era una lettera breve,dolce e rasserenante. Lei ci assicurava che i fratelli non solo si erano incontrati, ma entrambi erano insieme in Paradiso. Molti sarano scettici per questo episodio ed è giusto che ciascuno la pensi come vuole. Per chi invece ha fede ricordo, che possiamo credere negli eventi visibili e invisibilii..(come per i santi riuscire a parlare con gli angeli)
    Tessy

  49. @ Miriam
    Scrivi: “La cronaca non si cita!!! se non la conosci direttamente”.

    Miriam, come si fa a conoscere direttamente tutta la cronaca che si legge? Mica si può essere dappertutto!
    Del resto, perché non citare un articolo pubblicato su Repubblica (che non è un giornalino free press stampato in venti copie), soprattutto quando è firmato da uno come Piero Colaprico che, oltre a essere un ottimo inviato, è pure un bravo scrittore? (pubblica per Rizzoli).
    Ora, siccome “il fatto” è accaduto dalle tue parti tu sicuramente ne sai più di me e più di noi.
    Dunque… o ci dici ciò che sai o taci (non per sempre, eh?)
    🙂

    Pesciolino? Dalle mie parti si dice “ammùcca-lapùni” (trad. “ingoia api grosse”). Si dice quando si indica un tipo ingenuo e credulone che sta sempre a bocca aperta.
    😉
    A dopo!

  50. @ Massimo
    anche il Corriere si è occupato della vicenda ( pure in prima pagina) e anche la Televisione Svizzera, ma questo cosa significa? Pensi veramente che pendolini, sogni o sensazioni possano risolvere i casi? E il pendolino dell’affare Moro non ti dice niente? Lasciamo perdere…è meglio. Stò zitta e vado sull’altro post a confermare il voto: La strada.
    🙂

  51. @ maria teresa santalucia scibona,
    mi sono interessato di natuzza evolo prima di scrivere il libro e durante.
    natuzza è oggetto di studi, anche approfonditi.
    Così come, tramite un giornalista rumeno, mi informai su una sensitiva cieca (citata nel mio libro) di nome Vanga, molto nota in Bulgaria.
    per riallacciarmi a Colaprico (citato da Massimo): non è un mistero che servizi segreti e polizie di vari paesi utilizzino persone dotate di poteri extrasensoriali.

    Penso che tra maghi, ciarlatani e imbonitori ci siano persone dotate di poteri particolari, tra questi Gerard Croiset penso sia il più famoso.
    lui però, non sosteneva di avere facoltà divine: diceva che i nostri antenati comunicavano con il pensiero e quindi lui, forse per filogenesi, aveva ereditato il potere di sentire a distanza

  52. io credo che di fronte a questi fenomeni ci si debba avvicinare con rispetto e cautela.
    a volte – non sempre – è possibile anche un approccio scientifico.
    anni fa mi occupai di un pranoterapeuta (ne scrissi su L’indiepnedente diretto da Daniele Vimercati).
    avevo mille dubbi (e poi: il tipo non mi piaceva).
    però era successo questo. un chimico di provata fama si era rivolto al pranoterapeuta proponendogli un esperimento.
    sulle piantine di riso.
    il chimico prese 200 piantine di riso.
    100 le fece germogliare normalmente, 100 le fece germogliare e, al contempo, trattare tramite l’imposizione delle mani di questo pranoterapeuta.
    ebbem i risultati furono sorprendenti.
    quelle trattate dal pranoterapeuta crescevano prima e si ammalavano di meno.
    non solo: l’esperimento è ripetibile (ed è stato ripetuto).
    una decina d’anni fa ne scrissero diversi giornali.
    ciò non toglie che l’argomento, purtroppo, si presta a facili letture.
    ci sono da considerare molti, forse troppi aspetti.
    per esempio, una persona che si rivolge a un sensitivo è fragile, debole, facilmente influenzabile.
    e troppo spesso ci sono cialtroni che se ne approfittano.
    ripeto: ha ben scritto eventounico: all’argomento ci si deve avvicinare con rispetto.
    e con sospetto, certo. ma senza preconcetti.

  53. pensiero incompleto, mi sono espresso di fretta e quindi male

    una persona che ha perso una persona e che si rivolge a un sensitivo è fragile, debole, influenzabile.

    chiedo scusa

  54. Caro Bassini,

    l’ho letto anche io Gli spiriti non dimenticano: è emozionante. Per non dire inquietante. Questo mio conoscente ha sottolineato come, gli indiani (quei pochi sopravvissuti), abbiano continui rapporti con gli spiriti. Ho letto il suo libro, come ho detto, e a volte (quando lei racconta di Marta) mi sono venuti in mente i racconti sugli indiani. Sulla loro capacità di “comunicare” con qualcosa che non sia umano. O che forse, in passato, lo è stato. Mi piacerebbe che rispondesse ad una domanda. Quando le hanno raccontato della Sua donna che parlava con i morti che ha pensato? Che chi le raccontasse quello fosse un po’ “uscito di senno”. Io, per diversi giorni, ho riflettuto sul racconto del mio amico e, devo dirle la verità, ho anche pensato che non fosse lui. O meglio: che lo avessero suggestionato.

  55. @ Miriam
    Scrivi: “anche il Corriere si è occupato della vicenda ( pure in prima pagina) e anche la Televisione Svizzera”.
    – Appunto. Quindi letteratitudine si allinea e ne parliamo anche qui.
    Seriamente… mi pare una buona occasione di dibattito. In fondo stiamo solo discutendo, mica organizzando una seduta spiritica!

    Poi scrivi: “Pensi veramente che pendolini, sogni o sensazioni possano risolvere i casi?”
    No. Diciamo che mi ritrovo molto nella frase citata più volte da Remo Bassini. Potrei definirmi: uno scettico possibilista.

  56. La magìa, una forza potente e occulta, ha il compito di difendere l’ìndividuo nelle occasioni in cui attraversa un momento critico, facendo vedere un universo (quello magico) in cui è possibile annientare il ‘negativo’ utilizzando un rituale di formule magiche.
    Ci si può chiedere quali sono le ragioni che fanno ancora sopravvivere una ideologia così arcaica. La risposta può essere che un regime arcaico di esistenza impegna ancora larghi strati sociali malgrado la civiltà moderna.
    In alcune cuture lo sciamano, il cosiddetto “stregone” era l’uomo dotato di poteri eccezionali che gli permettevano di entrare in rapporto con forze soprannaturali e ingraziarsele, vivere in armonìa con loro, faceva parte della religione.

    Il medium, persona che in stato di trance fa da tramite agli “spiriti” di persone defunte per manifestarsi ai viventi in vari modi, lo trovo possibile solo in letteratura.

    Oggi, questi professionisti moderni della magìa nel nostro mondo (con abbondante clientela) sfruttano l’ingenuità e la superstizione per guadagno.

    —–

    Il BOKOR, stregone-scienziato delle isole Hawaii, oggi sfrutta il veleno estratto dal Bufo Marinus (pesce palla) per creare “morte apparente” finalizzata a indurre gli uomini in schiavitù.

    Con stima

    Maria Luisa Papini Pedroni

  57. sì Luigi, pensai che dalla donna che parla con i morti andavano persone che, ancor prima di andarci, inconsciamente volevano crederci.
    e così ho pensato anche quando ero con lei, di fronte a lei, mentre mi diceva.
    solo che alla fine mi sono posto degli interrogativi: perché quel che mi disse prima mi diede fastidio, a me essere razionale, e poi mi lasciò dei dubbi.
    mi chiesi (e chiesi) come poteva sapere?
    una risposta io ancora adesso non ce l’ho.

  58. @ Maria Luisa Papini.
    Scrive: “Oggi, questi professionisti moderni della magìa nel nostro mondo (con abbondante clientela) sfruttano l’ingenuità e la superstizione per guadagno.”

    Siamo tutti d’accordo con lei.
    Come ha precisato Remo Bassini: “una persona che ha perso una persona e che si rivolge a un sensitivo è fragile, debole, influenzabile”.
    E aggiungo che ci sono un sacco di farabutti in giro.
    Anche su questo siamo tutti d’accordo.

  59. Remo ha scritto una cosa interessante: “non è un mistero che servizi segreti e polizie di vari paesi utilizzino persone dotate di poteri extrasensoriali”.
    A questo punto coinvolgo anche Enrico Gregori…

  60. @ Enrico Gregori
    “non è un mistero che servizi segreti e polizie di vari paesi utilizzino persone dotate di poteri extrasensoriali”, dice Remo.
    Ora, ti domando (e lo chiedo al Gregori responsabile della nera del Messaggero), nella tua carriera di giornalista ti è mai capitato di imbatterti in casi simili? Che ne pensi?

  61. @ Remo Bassini
    Isabella scrive: “questo libro ho avuto la fortuna di leggerlo quando ancora era la bozza delle bozze: tanti fogli A4 che volavano sul letto mentre io non mi decidevo a smettere…
    L’ho poi riletto quando è uscito ed era un po’ diverso…”

    Ti domando: quanto è cambito il libro nella fase dell’editing?
    Come ti sei trovato con gli editor della Newton&Compton?

  62. @ Remo (seconda domanda)
    Con questo libro ti impegni, tra le altre cose, a raccontare la provincia italiana.
    Credi che oggi, in Italia, la provincia si presti a essere raccontata meglio della metropoli?
    Gli altri che ne pensano?

  63. Caro bassini,
    La ringrazio per la risposta. A volte, credo, molte cose sono affascinanti perchè non troviamo risposte. Noi, uomini, che crediamo che a tutto ci sia una risposta

  64. @ Remo (terza domanda)
    Hai detto che hai incontrato la donna che parla con i morti nel 2006.
    Il libro è stato pubblicato nel 2007.
    Una curiosità tecnica. In quanto tempo l’hai scritto?
    Scrivi preferibilmente di mattina o di sera?
    Oppure quando hai tempo…

  65. Posso fare una semplice osservazione d’ordine stilistico? Non ho letto altro che le poche righe sovrariportate, di questo romanzo del bravo Bassini, pero’ devo sempre, ancora, constatare che anche le cose piu’ mirabolanti, caleidoscopiche e fenomenali, oggi vengono espresse con un linguaggio privo di fantasia, verve, personalita’ e, oserei dire, furore poetico. Questo tarpa le ali alla grandiosita’ possibile ”in nuce”, alle suggestioni. Peccato. Peccato che tutti facciano cosi’, in Italia, da qualche annetto. Manca la stoffa, cioe’ lo stile, anche se c’e’ tutto il resto. Cosi’ sembra roba scritta da uno qualsiasi, non c’e’ la ”firma” della personalita’ unica e irripetibile di un singolo. Lingua media… la solita dannazione di oggidi’.
    Con stima e critica costruttiva
    Sergio Sozi

  66. maurizio,
    isabella è una mia amica e una lettrice, anche.
    le feci leggere una prima stesura, poi rivista tre volte, con aggiunte anche.
    due amiche, poi, a luglio rilessero prima dell’invio definitivo.
    da parte della newton solo dei consigli (da parte di cristiano armati).
    insomma: nel bene o nel male La donna, così com’è, è farina del mio sacco.

    sulla provincia,
    io parlo della provincia perché ci vico, la conosco, perché sono convinto che l’idea di una storia debbanascere dalla vita di tutti i giorni (e non dalle letture o dalla fiction). Ci son sprazzi, nella mia provincia, di toscana, genova, torino: che io conosco, ma sprazzi restano
    In provincia e nei piccoli paesi, certo, le cose si sanno un po’ di più, vengono amplificate, il passa parola racconta, distorce, a volte distrugge.
    In provincia, se arriva un estraneo, tutti se ne accorgono; nelle grandi città no, è più facile nascondersi.
    Nei miei libri, però, c’è la sfida: racconto spesso di fughe, nella provincia, di provincia.

  67. @ Sergio
    Hai espresso la tua opinione.
    Remo avrà modo di ribattere, anche se la tua è una considerazione di carattere generale.
    Ora sono costretto a salutarvi e darvi appuntamento a domani.
    Fate i bravi, eh?
    (Non quelli del Manzoni…)

  68. il solito lapus, scusaaaa, massimo

    rispetto quel che ha scritto sozi.
    il libro è un incontro.
    io non riesco mai a dire, come fa lui, che questo o quel linguaggio è.
    e di sicuro non cerco il furore poetico.
    cerco un linguaggio che si avvicini al parlato, al vero insomma.

  69. Grazie per la risposta, che anch’io rispetto, Remo Bassini. Pero’ io riesco a dire che ”Quel linguaggio e’ o non e’ ” perche’ faccio il critico letterario e lo scrittore, se non sapessi fare questo… eh… sarebbe strano, no? Questo fa parte della professione, come per un medico l’osservazione del paziente. I letterati lo sanno fare tutti. Ce lo insegnano a scuola e lo capiamo poi da soli.
    In ogni caso, la Sua e’ una scelta stilistica, che io non condivido ma che resta sua, rispettabile, ovviamente, come rispettabile e’ una persona che si veste diversamente da me o vota un Partito diverso. Cio’ vuol dire: votiamo due Partiti diversi e vestiamo diversamente ma siamo sempre cittadini italiani, siamo uomini e ci stimiamo. Ovvissimo.

  70. P.S.
    Poi, naturalmente, le sensazioni che Bassini mi da’ con la sua scrittura mi arrivano comunque. Certo. Solo che secondo me arriverebbero ”meglio’ se lo stile fosse un altro. Tutto qua. E qua non cerco risposte, direi. Cordialmente. Sergio

  71. caro Massimo, sul mio blog ho segnalato questo post.
    una mia amica frequentatrice mi ha scritto:

    Caro Remo,
    ho letto con molto interesse il dibattito che si è sviluppato sul blog di Massimo Maugeri, ma preferisco intervenire qui perché mi sento più “a casa”. Ho letto e molto apprezzato il tuo libro, ma sono stata affascinata soprattutto da Anna (che, come hai detto, parla con i morti come facciamo tutti) più che da Marta. Sinceramente a me interessano molto più i vivi che i morti e i miei interrogativi, le mie riflessioni, le mie considerazioni sono rivolte piuttosto alla vita che alla morte. E non certo perché non abbia conosciuto lutti o perché sia ancora in una età in cui statisticamente si hanno ancora molti anni davanti. Credo invece che il motivo sia un altro: a differenza di te, non sono agnostica, al contrario credo fermamente nella vita eterna e nella comunione dei santi, e questa fede mi rassicura sull’aldilà. Quello che mi preoccupa della morte è il vuoto che lascia nei vivi che restano, la sofferenza, il dolore. Vogliamo parlarne?
    Barbara

    l’ho trasformato in un post (dal titolo: Dopo la morte) che mi pare possa risultare interessante a molti che sono interventuti, qui.
    http://www.remobassini.it/blog/?p=1056

  72. Da me, invece, ho messo un post di riflessioni sulla morte, alcune delle quali già portate qui in questa sede. Se a qualcuno dovesse interessare, be’, il mio blog lo sapete. 🙂

  73. D’accordissimo con Miriam Ravasio e col suo saggio modo di vedere la cosa. Come figlia e nipote di medium so che con queste cose NON si scherza mai. Evocare entità disincarnate vuol dire, prima di tutto condannarsi ad una vita terrena molto molto complicata. Una volta “chiamate” queste entità non vanno via a comando. I casi poi di medium che risolvono misteri polizieschi sono in realtà molto discussi, a ragione. La ragione è che i trapassati non danno risposte attendibili e se lo fanno non è facile decodificarle. Se andate a cercare su Google scoprirete quanto la faccenda sia più che altro fantasia letteraria. Le statistiche parlano chiarissimo: i misteri polizieschi vengono risolti dagli investigatori, non dai medium. Questo a detta di Scotland Yard e dell’FBI.
    C’è una ragione lunga da spiegare per cui i trapassati non possono interagire con gli incarnati. Un motivo fisico, nel senso di leggi della Fisica. E’ molto interessante la teoria che spiega questa cosa a cui personalmente do molto credito. Ma questo non è il luogo, immagino, per esporla.
    In ogni caso, Miriam ha completamente ragione.
    Pace e luce a coloro che non sono più tra noi.

  74. @
    Alcuni anni fa mi sono recata in Olanda (AjA) perchè fui chiamata a sostenere un concorso per entrare nella polizia investigativa europea l’Eurojust, come assistente del rappresentante italiano. Il colloquio fu interessante nel constatare come gli stessi investigatori abbiano sviluppato doti basate sull’intuizione e sul quel certo sesto senso che mediaticamente li porta nella giusta direzione, avendo fatto molta ginnastica del pensiero nella continua comparazione del dato reale (con tanto di prove) e il dato ipotetico, un sano scetticismo legato all’intelletto ed alla sua volontà di arrivare alla verità. Non so, forse è meglio così.

  75. ho in mano il libro di bassini, e ho intenzione di leggerlo, l’ho preso perchè mi hanno ispirato i dialoghi che ho sbirciato, mi suona bene la protagonista, perchè mi è piaciuto l’odore.
    lo leggerò non appena sarò riuscita a considerarlo di nuovo l’interessante romanzo che credo sia.
    per il resto, scusatemi ma mi astengo.
    e per non essere tacciata di vigliaccheria, vi propongo un link che esprime la mia posizione in merito.
    http://www.cicap.org/new/index.php
    vi prego, non offendetevi. e se potete non sbranatemi.
    🙂

  76. @ massimo e a chi vuole:
    di sensitivi ne sono spuntati parecchi in vari casi di cronaca. nell’arco di tanti anni e limitandomi a roma, polizia e carabinieri hanno ritenuto di non avvalersi mai di questi aiuti, tranne in 2 casi nei quali, probabilmente, il sensitivo ispirava una certa fiducia. parlo del caso Brigida, ossia di un uomo che uccise i suoi tre figli per vendetta nei confronti della moglie e anche perchè lui era pazzo furioso. il sensitivo disse che i tre ragazzini erano sepolti in campagna. cosa che risultò vera. ma del resto era un sospetto atroce che avevano tutti.
    un altro sensitivo fu preso in considerazione per il caso Marta Russo. La polizia aveva pochi dubbi su come fossero andate le cose. il sensitivo si concentò sul movente parlando di un gioco di ruolo portato alle estreme conseguenze. un particolare fantasioso quanto pressochè impossibile da verificare. Io stesso parlai con questo sensitivo e, sinceramente, mi sembrava fuori come un citofono.

  77. @ Enrico Gregori
    Ma i sensitivi si fanno pagare? Il loro tesoretto è cantato oppure bisogna cercare i finanzieri sensitivi che sensitivamente fanno sensate constatazioni? Non mi dite che certe ricchezze le hanno moltiplicate sulla sensibilità della gente che qualche volta ha pianto mistificando falsi profeti e le loro promesse, cercando soluzioni nel paranormale. Voglio dire esiste anche l’onestà intellettuale nei confronti del dolore.

  78. @Remo Bassini, Gerad Croiset fu a lungo seguito dai professori dell’unica Università europea di parapsicologia che lo sottoponevano ad esami e riscontri telepatici lunghi ed approfonditi. La sua caratteristica principale era quella di individuare i luoghi e le persone che erano morte affogate, poiché da bambino anche lui aveva rischiato di morire in questo modo.
    @ Massimo, i servizi segreti che più hanno utilizzato persone con poteri extrasensoriali sono stati i russi. Furono fatti degli esperimenti telepatici persino con un sottomarino per constatare se la forza del pensiero riusciva ad attraversare la profondità del mare e se alcuni marinai specializzati riuscivano a percepire i messaggi che gli venivano inviati da un veggente fortemente telepatico che li trametteva mentalmente da un centro scientifico.Ricordo che sono stati fatti degli esperimenti interessanti di telepatia anche per comunicare con gli austronauti. Anche la polizia russa si è poi avvalsa di una famosa signora dotata di questi poteri, purtroppo non ricordo il nome, è infatti passato troppo tempo da quando mi occupavo di tali affascinanti fenomeni.
    Vorrei precisare che anche in tali metodiche, così poco accertabili dal punto di vista scientifico, dovremmo fare un distinguo. Vi sono anche delle persone serie e preparate che seguono i fenomeni sconosciuti, mi viene in mente il noto medium Rol, ampiamente seguito e studiato dagli esperti del settore. Persino la pratica della chirologia che ho a lungo coltivato, è stata adottata come metodo, nelle Scuole inglesi per orientare gli studenti a scegliere l’indirizzo scolastico più consono al loro naturale temperamento. E’ poi storicamente provato che Jung, il celebre discepolo di Freud, abbia utilizzato la chirologia per meglio curare i suoi malati di mente. La chirologia o lettura della mano, può essere considerata QUASI una scienza esatta, poichè a differenza delle altre pratiche definite empiriche,si basa sull’analisi accurata delle unghie,del reticolo dei segni e delle linee, sul calore, sulla consistenza della carne del palmo, sulla forma e struttura della mano, che è propria di ogni persona. E come le impronte digitali, tali elementi risultano diversi da individuo a individuo. E’ inutile dire che per ben interpretare le infinite caratteristiche dei segni, é necessario uno studio serio e approfondito anche dell’anatomia della mano. Risulta poi essenziale una buona intuizione psicologica, per ben collegare tutti gli elementi che si sono riscontrati nelle mani della persona analizzata.
    Con la dovuta cautela del caso che stiamo trattando, vorrei ricordare che
    gli infiniti poteri della mente, sono ancora sconosciuti, ma non vuol dire che essi non possano esistere. Mi piace inoltre pensare che malgrado l’ottima preparazione atletica, è la mente dello sportivo che gli ordina di superare l’ostacolo che ha davanti. Se non parte bene tale comando dalla mente e dalla sua volontà, lui non sarà in grado di superare la prova che si è prefissata. Forse sono andata fuori tema e mi scuso, ma mi sembrava interessante precisare alcuni punti.
    Tessy

  79. @ remo:
    ma come? proprio adesso che il voltaren ha fatto effetto? io stasera volevo iniziare a leggere il tuo libro.
    facciamo un patto, io lo leggo. e se non mi piacerà mi vendicherò facendoti avere il mio. te la senti di rischiare?
    🙂

  80. enrico, scrivimi una mail e dimmi del tuo libro.
    ho, tra libri e manoscritti, sette, otto cose da leggere.
    per un mese e mezzo, forse due, quindi, sono bloccato.
    ma fammi sapere del tuo libro, mi hai incuriosito.
    anche perché con chi scrive, a prescindere se pubblicato o meno, io penso sia utile uno scambio di informazioni sull’editoria in genere.
    ribadisco la mia mail
    bassini.remo@gmail.com

  81. Ciao Enrico (pace?), un saluto a Remo, Massimo e a voi tutti.
    C’è un amico di mio fratello che dice “Comunicare fa male”.
    Vi chiedo che ne pensate. Abbiamo perso Remo…
    Nina

  82. scusatemi, non faccio altro che sbagliare… forse se mi tiro fuori da tutto vi faccio un favore
    adieu!

  83. @ Remo
    Altre due domande.
    1. Progetti per il futuro? Stai lavorando già a un nuovo libro?
    2. Scrivi preferibilmente (mi riferisco alla narrativa) la sera, la mattina o quando puoi?
    Alla n. 2 mi pare che non avevi ancora risposto.
    Sono interessato perché a me capita, dopo aver trascorso ore davanti al pc (per lavori extraletterari), di tornare a casa con il cervello fritto (be’, più fritto del solito). E quando mi cimento nella scrittura creativa in queste condizioni difficilmente produco qualcosa di accettabile.
    A questa domanda possono rispondere anche gli altri amici scrittori raccontando le loro esperienze.
    A dopo!

  84. Il mio primo romanzo (Il quaderno delle voci rubate) lo scrissi in un anno e mezzo. Scrivevo e rivedevo. Poi, dopo un editing di Laura Bosio, aggiunsi un capitolo e rilessi il tutto, eliminado i refusi.
    Dicono di Clelia (Mursia): due mesi di scrittura, sei mesi di riscrittura.
    Lo scommettitore, Fernandel: 18 giorni per la prima stesura. Poi, nell’arco di un anno l’ho rivisto 21 volte. (Quella di Fernandel è stata un’esperienza positiva; Giorgio Pozzi, a mio avviso, è anche un attento e bravo editor).
    La donna che parlava con i morti l’ho scritta in 4, 5 mesi (da settembre 2006 a gennaio 2007). Poi (a marzo e luglio) sono intervenuto, con aggiunte, modifiche, interventi soprattutto sui diversi registri.

    I tempi di scrittura sono una cosa strana; prima ho detto dei 18 giorni in cui ho scritto Lo scommettitore.
    Ora sto scrivendo un nuovo libro: da un mese sono fermo al primo capitolo.

    Scrivo di notte, sempre, dopo dodici ore di lavoro in redazione. Scrivo nel mio studio, una stanzetta piccola, con libri su tutte le pareti.
    Il primo libro l’ho scritto fumando sigarette, Dicono di Clelia e Lo scommettitore fumando sigari, La donna che parlava con i morti ri-fumando ancora sigarette (e mangiando, a volte solo per stare sveglio).
    Con quest’ultimo sto sperimentando la pipa, che è scomodissima (ma piacevole).
    Scrivo da mezzanotte alle 5 di mattino, in compagni di un cane e di un gatto che mi guardano, poi dormo 5 ore. Poi vado in redazione. Fino a sera (e prima di mezzanotte vado nella solita birreria: è tranquilla, posso leggere lì).
    Sono abituato a sottrarre tempo al tempo.

    Nel 1983, per esempio (un anno a caso). Mi svegliavo alle 6, andavo in stazione, prendevo il treno che da Vercelli mi avrebbe portato a Torino, dove (a 26 anni) mi ero iscritto a Lettere. Seguivo le lezioni, prendev utobus e poi treno per tornare a Vercelli; il tempo di un panino e poi un altro autobus: per la fabbrica dove lavoravo e dove ho lavorato sette anni. Poi la sera tornavo da mia moglie (ora ex) e da mia figlia, stavo con loro un po’ e poi, con l’ausilio di un pacchetto di Marlboro e litri di caffè, facevo le 2 di notte, le 3.
    Se oggi qualcuno mi chiede Ma dove trovi lo trovi il tempo per scrivere?, io ricordo quegli anni; anni passati in casa a studiare la domenica, anni senza mai vedere la tivu.

    Sto scrivendo, ho detto. Ma non mi sento uno scrittore e mi interrogo, sempre, su questo appellativo?, status?, stato d’animo?. Aver scritto 4 romanzi non significa niente. Magari c’è gente, anzi sicuramente c’è gente più brava di me che non ha avuto la fortuna di pubblicare. E poi. L’ho detto in un’intervista su Liberazione e lo ribadisco ora: le idee devono venire “leggendo” la vita.
    Leggere i libri è importante, meglio di quasiasi scuola di scrittura creativa. Ma un scrittore deve partire dal vero. Dalla vita, insomma.

    La mia più grande paura, adesso, è che tra giornale (dove però le storie di sfiga arrivano), blog, recensioni, letture di manoscritti ed editing per qualche amico, io non riesca a trovare il tempo: per “leggere” la vita, ripeto.
    Se e quando scriverò ancora voglia che parta ancora tutto come le volte precedenti: da emozioni, forti.
    Mi son dilungato, scusate, e penso ci siano refusi.Ma son di corsa, ora.

  85. ho letto tutto ciò che ha scritto remo, ogni libro e per molto tempo anche ogni post. Lui mi ha spinto alla scrittura e di questo non smetterò mai di ringraziarlo. I suoi libri son tutti da leggere, non solo quest’ultimo; non faccio, non so fare e non ho mai tempo, recensioni, ma voglio aggiungere che Remo è anche, e non guasta, persona deliziosa.

  86. Confesso: se c’è qualcosa che mi incuriosisce nel libro di Bassini è l’atmosfera di provincia; molto di più degli aspetti mediumologici, paranormali, ultrasensoriali eccetera. sui quali le mie opinioni, per quel che possano valere sono: 90% ciarpame, 9% fenomeni spiegabili in altro modo, anche all’insaputa di praticanti che possono essere in buona fede, e 1% fenomeni effettivamente inspiegabili, il fascino dei quali risiede proprio nella loro inspiegabilità (guai a svelare i misteri).

    Ma lo stesso fascino, e volendo anche più sottile e raffinato, si può ritrovare tra le brume invernali lacustri, nelle paludi alle foci del Po, nei posti di richiamo estivo resi irriconoscibili dalla nebbia, dalla pioggia insistente, dal grigiore invernale che tutto pervade.
    E lo si ritrova nei personaggi che popolano queste atmosfere: persone dalla forte caratterizzazione, che vivono intricati rapporti con il resto del paese, del tutto impensabili nella metropoli che tutto isola e spersonalizza.
    Mi vengono in mente Piero Chiara (vero maestro lacustre), i bei gialli dell’appennino emiliano di Guccini & Machiavelli, ed il sommo George Simenon: atmosfere così dense da tagliare col coltello. Forse quello che maggiormente mi attrae in un libro.

  87. @Grazie Carlo (anche perché son d’accordo con quell’un per cento).

    Piero Chiara, poi, è un maestro, certo. Sono andato a Luino a vedere gli stessi posti che frequentava, ho mangiato nella stessa trattoria dove era solito andare.
    Mi hanno raccontato, a Luino, che Piero Chiara passava ore e ore al bar ad ascoltare storie che poi “traduceva” a suo modo, ri-elaborandole. Quel che cerco di fare anche io, ovviamente, a mio modo.
    @Cinzia, sai bene che un tuo successo editoriale lo vivrei come un mio successo editoriale.

  88. @ Remo
    Grazie per il tuo commento delle 6.35 pm. Sei stato molto esaustivo.
    In bocca al lupo per la nuova creatura letteraria (anch’io sono bloccato su un capitolo del mio nuovo romanzo… mal comune, mezzo gaudio).

  89. @ Carlo
    Hai scritto: “se c’è qualcosa che mi incuriosisce nel libro di Bassini è l’atmosfera di provincia”.

    E hai ragione. Uno dei picchi di bravura di Remo riguarda proprio l’ambientazione in provincia.

  90. Ho riportato in primo piano il post relativo al gioco “eleggiamo il libro dell’anno 2007”. Siete tutti invitati a partecipare.
    Ma qui il dibattito continua.

  91. Amo anch’io Loriano Macchiavelli che per me è una scoperta recente. Ho letto dei suoi vecchi racconti e mi ha incantata l’atmosfera che vi si respira.
    Grazie a Bassini per averci raccontato di sé e del modo in cui scrive.
    Carlo, in cielo e in terra ci sono molte più cose di quelle che immagina la nostra filosofia… Nella mia vita l’ho sperimentato, specie con i sogni ma anche con qualche altra “manifestazione”. Concordo con te nel dire che ci sono tanti cialtroni e approfittatori in questo “settore” come pure tanta gente in buona fede ma più fuori di un balcone. Fatta la tara, c’è il mistero…
    La gente ne è assetata (visto il successo di serie come MEDIUM e GHOST WHISPERER?) perché viviamo in un mondo troppo materialista e razionale che rifiuta l’inconoscibile, il trascendente, la spiritualità autentica…

  92. Ringrazio Remo Bassini per aver citato il mio post e soprattutto per avermi fatto scoprire questo blog e il suo autore: ho letto molte cose interessanti e continuerò a frequentarlo.
    Barbara

  93. A Iannozzi, e ai vari Odifreddi, Angela e a tutti i ben radicati nella realtà (?). C’è un dato inconfutabile, perché fornito da Voi ed alla portata di tutti: si conosce non più del 3 per cento (tre!) di quanto si presume, intuisce essere. La fisica, è noto, più progredisce, più brancola nel buio (non tutto è regno della luce!). Pertanto, bisogna avere il CORAGGIO di ammetterlo. Tutto il resto è indimostrabile, ma la consapevolezza segue da sé, e una volta accettata, con fiducia, la nostra condizione, distaccandoci da questa luce in modo naturale si possono intuire porte che conducono ad altra luce.

  94. @ REMO:
    come anticipato, il voltaren ha fatto effetto e ho agguantato il tuo libro. sono arrivato alla “chattata” tra gina e fenoglio. dammi un paio di giorni, poi torno qui e (come si dice a roma)….te spéttino
    🙂

  95. Noir, giallo, poliziesco…e chi ne ha più ne metta per individuare quella letteratura dell’intrigo e del colpo di scena. Definizioni che lasciano il tempo che trovano ma che, semmai, possono essere utli a ipotizzare il mood di una storia.
    In questo specifico senso, per me, il mood di “La donna che parlava con i morti” di Remo Bassini è “gothic”.
    Niente mostri, niente gargoyle che si umanizzano. Ma presenze-assenze. Personaggi che entrano ed escono attraverso una porta girevole del pensiero e che nella mente ti lasciano segni, ora discreti ora indelebili.
    Piccole e medie città, borghi, strade e negozi. Ogni luogo diventa un “set” per Anna e i suoi fantasmi di carne.
    La morte, una donna che ha il suo angelo custode, uno scrittore impazzito, un poliziotto sull’orlo del baratro. C’è tutto questo nel libro di Bassini, tranne la speranza. O almeno non si vede. Che vada, forse, trovata ragionando sulla sorte del piccolo Giuliano?
    Mah, mistero gothic

  96. @Enrico
    “C’è tutto questo nel libro di Bassini, tranne la speranza. ” E a proposito di speranza, per anni mi condizionò non poco lo “spot” del mio nonno anarchico: chi vive sperando muore c…..
    Invecchiando, e anche dopo aver frequentato alcuni amici palestinesi, ho rivisto le mie opinioni: la speranza sta all’uomo come la pioggerellina ai raccolti. E’ vitale; la speranza favorisce la corsa che fa volare l’aquilone. Per questo affronto le letture “noir” sempre con un occhio di riguardo. Nel nulla ci siamo, davanti a noi si stende la grande sepoltura salata di McCarthy, ma l’Uomo non molla, non abbandona la ricerca per dare al Figlio una nuova possibilità. (leggasi come propaganda fuori dagli spazi e volendo leggete e sostenete La strada)
    🙂

  97. @ miriam:
    Quella che hai letto è ovviamente una mia impressione. Magari Remo, se ha voglia e tempo, potrà dire la sua.
    Personalmente credo che un romanzo (specialmente noir) non debba speranze nè illusioni nè consigli nè sentenze.
    Chiunque legge può (se crede) intravedere spiragli su tutto. Lo scrittore, se ci riesce, può evocare. Ed è già tanto.

  98. finché c’è voglia di lottare c’è speranza: in questo miriam, io penso avesse ragione tuo nonno.
    la speranza va costruita.
    ma qanto spazio c’è per la speranza?
    poco, molto poco.
    scusate, vi faccio un esempio. di una cosa scritta in un momento in cui, pur lottando, io mi son sentito in un un mondo seza speranza.
    http://www.nazioneindiana.com/2007/10/01/do-you-remember-la-solidarieta/
    allora. ad alcuni il mio liro non è piaciuto perché la protagonista principale , anna antichi, è antipatica, insofferente, aggressiva.
    lo è, perché cerca la sua strada.
    una strada che io dico, oggi, è sempre più difficile da trovare.
    ma va cercata, certo.
    grazie enrico
    grazie miriam

  99. Sul tema si è detto e scritto moltissimo.
    È un tema che si adatta a ogni speculazione, perché ci trasporta in una dimensione diffusa e ancora inspiegabile e quindi incomprensibile con l’uso dell’unico istrumento in nostro possesso: la ragione.
    A ognuno quindi la sua spiegazione e il suo modo di affrontarlo e trarne le proprie conclusioni, che in fondo e a mio parere riflettono lo stato del suo inconscio.
    Parlare con i morti è sempre stato un desiderio di tutti coloro che hanno perso una persona cara o vicina; è come un continuare a sentirla presente, fino al momento in cui la propria psiche abbia superato lo sconvolgimento drammatico della sua scomparsa e riacquistato la capacità di vivere senza di lei. È il momento nel quale il vuoto lasciato viene riempito con il suo collocamento nella dimensione dei ricordi.
    La complessità dell’Universo, costituito da sistemi coordinati e subordinati tra di loro, lascia aperta e lecita la probabilità di conservare un contatto con chi non esiste più fisicamente, ma che in base a questo intrecciamento metafisico può e riesce a comunicare ancora con i viventi.
    Per mio conto, credo che per lo meno alcune dimensioni limitrofe del Creato siano collegate tra di loro in una specifica e a noi ancora sconosciuta forma. Lo sono, perché ritengo che sia necessario per il funzionamento del sistema complessivo dell’Universo.
    Si stabilisce così una condizione, ancora inafferrabile con la ragione ma possibile con l’influsso mediatico dei sentimenti, che secondo della loro sensibilità possono condurci in una dimensione estranea alla nostra, e, ai più, inesplorabile.
    La possibilità di essere poi soggetti a una psicosi, cioè vittime di una fantasia troppo elevata, ingannevole e allucinante, è da prendere seriamente in considerazione.
    Chi non è soddisfatto con questa vita, tenderà a immaginarsela migliore altrove, invece di comprendere che dipende sempre da lui stesso a migliorarla, o ha bisogno veramente di un aiuto, che in una società povera o egoistica non può ricevere.
    Comunicare con i morti può quindi consolare la nostra psiche, labile e bisognosa, come può impegnarci a mutare il nostro stile di vita, a compiere azioni che prima non avevamo preso in considerazione, per pigrizia, opportunità, disinteresse, cinismo etc.
    Si stabilisce così tra il vivente e il morto un rapporto impegnativo che può essere liberatorio o ossessionante, utile o dannoso.
    Non escludo che il morto sia la stessa persona vivente, con cui comunica e vive ancora.
    Domande su domande, risposte che non soddisfano del tutto, ma ci occupano più del nostro fabbisogno. Per questo finisco qui, e vi lascio alle vostre immaginazioni speculative.
    Cari saluti,
    Lorenzo

  100. I morti sono i nostri rimorsi e rimpianti? O presenza vive, vive in modi e dimensioni diverse dalla nostra? Ci riesce più facile credere alle promesse di Berlusconi che alla sopravvivenza dopo la morte. Vero?
    E chi è lo scrittore se non un medium di voci assenti/presenti?

  101. Dissento. Mi è più facile credere anche all’esistenza degli gnomi blu piuttosto che una sola previsione (non dico “promessa” che è una parola grossa), anche riguardasse un’unghia incarnita, fatta dal guitto di Arcore.

  102. Naturalmente scheeeeeerzavo…
    🙂

    Ma l’idea di faithful departed – sono sotto effetto Cranberries – con cui si possa entrare in contatto ci turba ci disturba ci attira.
    I libri però ci permettono, anche se non crediamo, di entrare in contatto con gli spiriti, con l’essenza più vera di scrittori e personaggi, in qualche caso di gente come Anne Frank che mi è familiare come una sorellina perduta, di Jo March, penna puntuta compagna della mia adolescenza. Dickens e il suo “Canto di Natale”, i tre spiriti del Natale presente, passato e futuro… scriveva che ogni volta che lo leggiamo “badate bene, in spirito io sono vicino a voi”. Io ci credo.
    Al nano di Arcore no.
    Chiedo perdono ai conigli nani, che adoro, ai sette nani e a tutti i dwarfs, umani, animali e fantastici.

  103. Buona sera sto cercando disperatamente un recapito di Maria Rosi Busi, mi serve assolutamente per una ricerca.
    fatemi sapere!
    vi ringrazio anticipatamente.

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