Agosto 16, 2022

146 thoughts on “IL “VOSTRO” NOBEL PER LA LETTERATURA 2007

  1. Ripropongo le due domande. Per chi avrà l’interesse, la bontà e la pazienza di raccoglierle:
    1. Ritenete giusto che nella “rosa dei nomi” siano inclusi pure quelli di Benigni e Dylan ?
    2. Chi è il “vostro” Nobel per la letteratura 2007 ? (sono possibili tre nomi)

  2. Benigni e’ un grande divulgatore della Divina Commedia nel Mondo e tutti noi italiani lo dobbiamo ringraziare (e infatti lo stiamo ringraziando di cuore), pero’ da qui al Nobel… eh no! Dylan poi e’ un cantautore, bravo ma pur sempre un cantautore. Facciano i propri mestieri in santa pace entrambi, che gia’ il successo arride loro alla grande.
    Gli allori mondiali per la Letteratura invece vadano ai letterati veri: io propongo Bruno Schulz (morto nel 1942). Ah, mi dite che non si da’ il Nobel ai fantasmi? E allora Ulisse che ci parlo’ a fare con Achille, nel Regno dell’Oltretomba? E Dante con Virgilio?
    Diamolo ai morti, il Nobel, va’! Che mica ci vedo tanto chiaro coi vivi.
    Sozi

  3. Ciao Sergio.
    Tu dici che non ci vedi tanto chiaro coi vivi. Però è anche vero che con gli scrittori defunti metteresti in gioco e “in tentazioni” gli eredi, dato che ci sono in ballo – dicevamo – circa due miliardi delle vecchie lire.

  4. Un Nobel postumo non sarebbe per nulla strano; ci sono tanti scrittori già nel mondo dei più che l’avrebbero meritato, ma anche il Nobel è un premio che scivola sulla classica buccia di banana ed è spesso frutto di compromessi fra delicati equilibri e ogni tanto saltano fuori nomi un po’ sparacchiati.
    Conferire il Nobel e a Benigni, oltre ad ammettere ufficialmente che al momento non ci sarebbero scrittori e poeti degni del premio (e non è vero), creerebbe un pericoloso precedente. Vi immaginate fra tre/quattro anni questo premio conferito a un complesso rock?
    Mi sa che quest’anno andrà a un americano e secondo me potrebbe essere Norman Mailer, oppure Philip Roth.

  5. Ciao Renzo.
    Facciamo così: chi vuole può attribuire un Nobel per la letteratura postumo. L’importante e che si scelga pure quelo vivente per il 2007.
    Come Nobel postumo propongo Italo Calvino (l’avevo già “detto” da altre parti)

  6. Non è necessario, Massimo, che l’attribuiamo a un defunto, perchè Roth e Mailer ne sono degni. Certo che se devo scegliere fra Benigni e Dylan, e mi si offre la possibilità di conferirlo a un defunto, opto per questo e allora la scelta diventa difficile, perchè ce ne sono tanti meritevoli, come appunto Calvino, ma anche Pavese o Bianciardi, tanto per restare in Italia. Per l’estero non ne parliamo nemmeno, perchè lì nomi validi ce ne sono a bizzeffe. Non ho indicato un poeta ed è grave per uno come me che scrive poesie e allora propongo unico (per i defunti) uno che era stato candidato più volte: Peter Russell.

  7. Bene, mi avete convinto. Dopo che avrò postato questo messaggio, mi farò saltare le cervella con una Smith&Wesson 357 magnum a canna da quattro pollici, così l’anno prossimo vincerò il Nobel.
    Come testamento vi consegno la mia perplessità per un eventuale tributo a Benigni o a Dylan. “Robeeeeertoooooooo” (come strillò Sofia) è un encomiabile divulgatore, Bob Dylan un meraviglioso “corpo estraneo”. Non che siano paralleli alla letteratura ma, nel mio immaginario, un simile riconoscimento dovrebbe andare a chi, innanzitutto, spicca per originalità e/o inventiva.
    Bob Dylan è un monumento che ammiro da sempre, ma che (my opinion) diede il meglio di se’ quando si esibiva solo con chitarra e armonica a bocca in ossequio, però, a Woody Guthrie.
    Prima di spararmi nella tempia destra, però, vorrei raccontare un aneddoto proprio su Bob Dylan che, nel lontano 1961, fece un provino per una casa discografica italiana. Al termine dell’esibizione un lungimirante manager disse: “questo qui è uno strazio, non arriverà mai da nessuna parte e morirà di fame”.
    Un fiuto da Setter, non c’è che dire. Addio a tutti.

  8. E poi, restando in Italia, e volendo parlare di defunti c’è un certo Moravia che – forse – non è mai stato preso in seria considerazione.
    Ho aperto il taglio, via…
    Mi raccomando, però. Nomi di viventi per il Nobel 2007

  9. @ Enrico.
    Credo che le possibilità che tu vinca il Nobel l’anno prossimo rimangano immutate indipendentemente dal fatto che ti faccia saltare le cervella o meno. 🙂
    D’accordo su Dylan e Benigni.
    Però non mi hai fatto nomi per il Nobel 2007.
    Non fare il mio.
    E nemmeno quello di Ellroy.
    E neppure quello di Cormac McCarthy protagonista di un certo aneddoto.
    Sei ancora vivo?

  10. Io firmo e controfirmo per il Nobel ”postumo” ad Italo Calvino, il quale concede, li’ nell’Ade, una bella percentuale dell’incasso a Gadda.
    Sergio

  11. Ukkeppalle, ma non ci può neanche suicidare in pace? Che dire? Io non mi sento in grado di “assegnare” un Nobel. Non leggo tutto e non leggo nemmeno quasi tutto. Molte cose che leggo (come dirlo in maniera educata?), mi provocano un’orchite tale da far scervellare equipe di urologi. Per cui, tutto sommato, se lo vincesse Norman Mailer sarei d’accordo. Ma direi di sbrigarsi perché il riconoscimento rischia di essere davvero postumo.
    L’aneddoto su Bob Dylan è verissimo, ma i particolari con luoghi e protagonisti solo in privato. E pagando 🙂

  12. 1. D’accordissimo, come dice Renzo, sul fatto che il nobel sia “spesso frutto di compromessi fra delicati equilibri”…ovviamente aggiungo anche che il nobel a dylan non sarebbe sbagliato in sè (anzi!) ma ingiusto nei confronti di altri meritevoli poeti e/o scrittori.
    sarei comunque il primo a votare SI per lui…e anche se le pietre miliari del cantautorato contemporaneo le ha poste prima degli anni settanta (i prodotti successivi sono inferiori…certo che anche “blood on the tracks” e “desire”sono da succhiare fino in fondo)resta uno dei simboli della scrittura (“parole in musica” o “libri” che siano)della seconda metà del novecento (assieme a pochi altri..cohen,forse)
    PARENTESI: per inserire le mie personalissime candidature ad un ipotetico nobel per la letteratura “in musica”, propongo BruceSpringsteen, Nick Cave e un “certo” David Sylvian.
    ugualmente, dare il nobel a benigni non è una brutta cosa…ma altri italiani passati l’avrebbero allora meritato di più (moravia,calvino…come avete fatto giustamente notare voi).

    2. Tornando alla discussione…si,vorrei che il nobel andasse ad un americano:roth e (forse in misura minore)mccarthy sono le mie candidature statunitensi…la terza è grossman.
    Non ho mai letto nulla di Norman Mailer…chi mi illumina sul personaggio consigliandomi qualcosa?

    Massimo, non è che fra i papabili ci sei davvero anche tu e ce lo stai facendo capire con questo post??????????

    3. Per il nobel ai defunti propongo, udite udite…kerouac!

    ciao

  13. Ciao Maverick.
    Secondo me ha più senso che l’Accademia Svedese crei un apposito Premio Nobel per la Musica: allora sì che avrebbe senso parlare di pop-rock (che è parole e musica) e di Bob Dylan. Il nostro buon Benigni credo si possa accontentare dell’Oscar cinematograficao.
    Per quanto riguarda Norman Mailer do incarico a uno qualunque dei miei amici Ciceroni (chi è disponibile?) o a chiunque voglia cimentarsi in consigli.
    Per quanto riguarda me posso dirti che sono in lizza per il Nobel per la letteratura del palazzo dove abito. Sono messo bene. La concorrente più pericolosa – colei che potrebbe soffiarmi il titolo – è una vecchina che scrive una lista della spesa niente male (forse le dedicheranno un Meridiano… così dicono).
    Non sarà facile spuntarla.
    Per oggi chiudo qui, amici.
    Buonanotte.
    Ma voi continuate.

  14. Adesso do’ lo sfogo a un po’ di sincerita’ controcorrente: sono letterariamente italocentrico ed eurocentrico. No: basta con gli americani, mi sembra di vivere a Nuova York, accipicchia! Il Nobel a chiunque ma non a uno statunitense, per favore. Ci sono i bosniaci, gli albanesi, i libici, gli spagnoli… perche’ dobbiamo andare proprio in quel Paese fatto di due intellettuali e duemila affaristi?
    Sergiaccio

  15. Integrazione:
    Eppoi ci sono i turchi, i greci… il Mediterraneo e l’Europa! L’Italia! Viva la nostra antica Madre mediterranea ed europea in toto! Viva i luoghi dove son nati il paganesimo e il cristianesimo, l’islam, il comunismo, eccetera (la cultura, e’ nata qui da noi: LA CULTURA TUTTA) e dunque basta coi riconoscimenti agli statunitensi: fate il Nobel per la musica pop(olare) e che vincano quello ogni anno, chissenefrega. Ma basta con gli USA. Ora basta, che ci hanno riempito i santissimi…
    Sergiaccio

  16. E adesso torno serio e ponderoso:
    fra i viventi candido Sebastiano Vassalli. Fra i poveri ”andati”: Massimo Bontempelli (il mio favorito dopo Gadda e Calvino), Malaparte e Morselli. La gente che mi appartiene, in un certo senso, da un punto di vista dell’ispirazione e della grandezza. E sono quattro piu’ un vivente. Troppi?
    Sergio (tornato ragionevole)

  17. Ehm, caro Franchi… Magris era nell’entroterra della mia anima – diciamo per comodita’ – dunque lo sottintendevo.
    Sergio
    (Ovvero: amiamo nostra moglie ma ci dimentichiamo di considerarla, come e’ spesso, la migliore di tutte le persone a noi note o conosciute).

  18. Tifo per Amos Oz e Bob Dylan, ma spero in qualcosa di terzomondico nuovo e segreto per me, perchè mi piace questa cosa del criterio Nobel di non premiare necessariamente scrittori che sono già serenamente premiati dal mercato, e che hanno invece un mondo meltale, un mondo sintattico, un mondo etico. e non credo che questa cosa del mondo etico vada sottovalutata.

    Ho amato molto Vargas Lllosa e adoro Philip Roth, di cui ho quasi tutto, anche se non è tutto bello. Pure non mi basta una grandiosa scrittura e una grandiosa intelligenza, a Roth non perdono quella civetteria del politicamente scorretto, il maschilismo che ti azzanna qua e la, quella vendita di cinismo, per l’assioma ormai quasi nazional popolare che per essere sagaci bisogna essere cattivi. No, se vincesse Roth sarei scontentissima.

    per l’opposto sarei scontentissima se vincesse Benigni. mi piace il suo mondo morale, ma la levatura estetica è bassa. Ma Benigni lo escluderei. Un Dario Fo basta e avanza.

  19. Le mie sono candidature abbastanza istituzionali e alla carriera in qualche modo :
    1) Vargas LLosa
    2) Yeshouha
    3) Kundera
    4) Vassalli

    Temo pero` che anche questa volta il premio andra` a qualche scrittore semisconosciuto che combatte per qualche battaglia morale edificante e politicamente corretta…….

  20. Esprimo una mia opinione usando (come di solito mi piace fare) il paradosso. E chiedo: ma il premio Nobel è più importante del premio Fregene perché il primo si ritira in smoking e il secondo in bermuda?
    Ossia, persino un riconoscimento di quel calibro, come può far contenti tutti? Il dibattito suscitato da Massimo per me può proseguire tranquillamente fino al 2025 e magari vi parteciperò anche volentieri, ma a volte provo disagio a percorrere binari morti. Nick Cave, David Sylvian, Bruce Springsteen….d’accordo. E, allora, perchè no Leonard Cohen, Patti Smith, Peter Sinfield, un postumo a De André, uno in corso d’opera a De Gregori, magari a Guccini, a Keith Reid o a Larry Beckett?
    Basta europei, diamolo a uno scrittore lappone! Ma sì, sarebbe ora. Ma poi come ci resterebbero i sostenitori di quel poeta di Caio Largo? Ma sì, quello ispirato che per non perdere l’estro scrive i suoi versi sulle foglie di pitosforo!
    E comunque a un americano mai! Questi yankee hanno rotto le palle, e poi hanno sterminato gli indiani. Ma Norman Mailer non c’era! E vabbè, sarà stato suo nonno, suo zio. Insomma cazzi suoi, io voto per quel romanziere di Ulan Batòr che scrive libri a pagine alternate: una al dritto e una al rovescio. Bravo no?
    Se non si fosse capito, insomma, non sono uno sfegatato sostenitore dei premi, in nessun campo. Premetto che ne ho vinti, e lo dico solo affinché non si pensi che la mia è stizzosa invidia. Vanno presi per quel che sono: riconoscimenti da parte di alcuni verso un qualcosa. Mettere d’accordo tutti (come si vede) è impresa da Sisifo.

  21. Per Enrico Gregori.
    Se il nobel per la letteratura è accompagnato da una sommetta più che modica (due miliardi di vecchie lire, dicono i beninformati), allora chiedo scusa, ma si tratta di ben più di un semplice riconoscimento. Diciamo che può cambiare la vita, soprattutto considerando che la maggior parte degli scrittori, tolti i campioni di vendite, non mi pare navighino nell’oro.

  22. A me piace il criterio con cui vengono assegnati i nobel. Sono una lettora semplice e qualche volta ohibò ho scoperto uno scrittore perchè ha avuto il nobel, Saramago è stato per me una grande scoperta, Coetzee anchissimo. E Toni Morrison pure,(ma l’ho scoperto dopo che era nobelessa) la quale a onor del vero è americana – o no?
    Ma è un’americana nera, quindi vale di meno?

    Mi sembra che emerga qua e la un oscuro complesso di inferiorità da parte del politicamente scorretto, che in letteratura fa vendere pure un sacco di copie, ma si scotomizza regolarmente che da un punto di vista etico è una cagata. So due miliardi di vecchie lire, semplicemente perchè darle a qualcuno che come Roth o come Meiler è stato già abbondantemente premiato dal mercato editoriale, ripeto, non è che eticamente siano proprio una balsamo per il cuore. e mi è piaciuto constatare che il nobel, proprio per quel prestigio che ha, è riuscito a puntare il riflettore su cose che non conoscevo, sensibilità sintassi mondi modi di scrivere altri. E che magari in conseguenza di quest’alterità dolorosa abbracciavano uno sguardo che no, non può permettersi il lusso del politicamente scorretto.

  23. Claudio Magris senza alcun dubbio (e in particolare per Microcosmi); in alternativa Milan Kundera.
    …Non dimentichiamo che l’accademia svedese non ha assegnato il Nobel a Goran Tunstrom, un “loro” grandissimo autore morto nel 2000 e l’ha assegnato a letterati discutibilissimi con decisioni che non hanno nulla a che fare con la letteratura. Come si spiegano premi alla Jelinek, a Xingjian o allo stesso Grass ? si spiegano col voler far prevalere la polemica (politico-sociale) rispetto alla letteratura. Alcuni di loro
    dovrebbero rileggersi lo svedese Tunstrom che faceva Letteratura e niente altro. Buona giornata.

  24. Scusate, ma cosa c’entra il fatto che l’entità monetaria del Nobel per la letteratura equivale a due miliardi delle nostre lire?
    Cos’è questo, un premio al merito o un modo per compensare la cinghia stretta di scrittori bravi ma sfigati?
    Se due miliardi sono troppi che si abbassi la cifra!
    E poi, perché quest’astio contro gli americani? Che vuol dire che non hanno storia? La loro storia è la storia di razze e popoli che, in un modo o nell’altro, nel bene e nel male, si sono mischiate e si integrate. La loro storia e le loro tradizioni sono europee, asiatiche, africane. Questo non può essere un valore aggiunto?
    E cosa c’entrano gli indiani massacrati? Dovremmo impedire l’assegnazione di un Nobel ai tedeschi perché sono ormai macchiati dal peccato originale dell’Olocausto?
    Che Grass restituisca il suo!
    Dovremmo impedire l’assegnazione del Nobel ai turchi a causa del massacro del popolo curdo?
    Che Pamuk restituisca il suo!
    Dovremmo impedire l’assegnazione del Nobel agli italiani perché discendono dagli antichi romani che a loro volta hanno massacrato popoli e inglobato culture per estendere il loro dominio sul mondo?
    Dovremmo impedire l’assegnazione del Nobel agli italiani perché tacciati di voltagabbanesimo nel corso delle guerre?
    Che Fo, Montale, Quasimodo, Pirandello restituiscano il loro!
    Non dimentichiamo che gli scrittori americani hanno contribuito a FARE la Letteratura (elle maiuscola) del Novecento.
    Devo fare i nomi?
    Nobel a Roth.

  25. I miei tre nomi sono abbastanza scontatie ve li cito in ordine di preferenza:
    Grossam
    Roth
    Oz
    Che vinca il migliore!
    Sulla candidatura di benigni ho qualche dubbio,
    sono d’accordo con Sergio,
    il premio nobel per la letteratuat deve essere dato ad un letterato!
    rosy

  26. Con tutta la stima, la precisazione “finanziaria” di Fulvio sarebbe correttissima se uno scrittore si mettesse all’opera dicendo “bè, mo’ scrivo una cosa che vince il Nobel, mi metto in tasca due miliardi (vecchie lire) e gli altri che si attacchino al cazzo!”
    Credo però che, a parte qualche invasato, l’autore scrive ciò che gli viene e se gli viene. Per cui l’assegnazione di un Nobel è un meraviglioso quanto imprevisto “incidente di percorso”.
    Noi, volendo, non siamo qui a eleggere lo scrittore più bisognoso, ma quello che più ci piace. E, almeno per quanto riguarda me, trovo pressoché impossibile anche questo.

  27. Il fatto è che io non credo che il premio nobel sia un premio come gli altri, non tanto per il prestigio, ma perchè non è un premio solo letterario, ma si inserisce in una serie di altri nobel che con l’etica hanno un’aderenza stretta. tipo il nobel per la pace, e ho sempre pensato che vi fosse premiata una mescolanza di cose, delle quali il merito letterario – nel caso della letteratura – era un fattore preponderante ma che doveva starsene accanto a degli altri. E il problema non è tanto poi donde proviene un autore, anche se spesso ha contato e anche se io ne sono stata ben lieta, ma le cose che scrive. Ora a Roth, di cui sono una grande ammiratrice, io gli darei tutti i premi di questo mondo, ma questo no. Invece per quanto riguarda Grass se l’è meritato e se lo può tenere.

    Eppoi spero che lo vinca Oz!

    PPPP

  28. I miei tre Nobel, due romanzieri e un poeta:
    1) Don DeLillo
    2) Amos Oz
    3) Andrea Zanzotto

    Saluti a tutti,
    Emma

  29. @ Massimo, se tu proponi Calvino( responsabile di essere, suo malgrado, l’ispiratore di una letteratura minima, ma prepotente, che ancora ci opprime)io ti provoco e propongo Arto Paasilinna. Un po’ di aria del nord, in questi caldi e confusi tempi, non sarebbe male.
    A chi è venuto in mente Benigni? Assolutamente no! Benigni è un simpatico, ma considerarlo degno di un Nobel è una cretinata assoluta. L’unico film guardabile, più di una volta, è La vita è bella, perché alla sua realizzazione hanno collaborato altre e più competenti menti. ( Chi si ricorda il Cioni Mario di Berlinguer ti voglio bene? Riguardatelo!) E poi Benigni farebbe la fine di Fo: il prezzemolo per tutte le pietanze. Mi associo ai commenti di Valeria Spina.

    Concorderei per Roth, perché rappresenta la parabola, ora discendente, di questa nostra modernità. Però la mia preferenza è per un refrigerante autore del nord: Arto Paasilinna, poesia, disincanto, ottimismo. (Ma è già stato premiato?)

  30. Caro Sozi, su Magris:

    “(Ovvero: amiamo nostra moglie ma ci dimentichiamo di considerarla, come e’ spesso, la migliore di tutte le persone a noi note o conosciute).”

    Splendida integrazione.
    Hvala

    gf

  31. Nobel a Benigni? Restituisca l’Oscar e non rompa! Dylan? Meglio certo di una ventina di autori degli ultimi quarant’anni. E’ un cantautore? migliore di tanti dis/facitori di versi anche osannati dalle antologie. Ricordate Quasimodo? (non intendevo il gobbo di Notre-Dame).
    A chi lo darei?
    1) Ferlinghetti (nessuno l’ha vinto della beat generation, ed è stata l’unica vera novità del secolo scorso)
    2) Roversi
    3) Gigi Proietti (vale molto più di Benigni).

    Enrico

  32. Constato, con un certo piacere, che il dibattito si è acceso. Un ringraziamento agli intervenuti: tutti di livello.

    @ Enrico Gregori e Vito Ferro:
    il vostro umorismo è contagioso. Speriamo lo manteniate anche domani sera, quando parleremo di voi.

    @ Valeria Spina:
    Mi associo ai complimenti di Elektra.

    @ quel “Pagano”di Gianfranco Franchi:
    Ho quasi ultimato il tuo libro. Sinceri complimenti! Avrò modo di dirti.

  33. @ Miriam (la provocante… o meglio, provocatrice):
    Arto Paasilinna vincerà il Nobel solo quando ricorrerà l’anno della lepre. Non è ancora il suo momento (sei un po’ troppo iperborea quando ti lasci andare a questi commenti).
    La scrittura di Calvino non è opprimente, ma esaltante (quando riprendo in mano “Se una notte d’inverno un viaggiatore” mi esalto). Questo secondo me, s’intende. Ognuno la vede a modo suo. In ogni modo c’è qualche critico che la pensa come te e che ha difficoltà a tributare a Calvino le lodi che, secondo la maggior parte, merita.

  34. @ Valeria Spina (again):
    tra i Nobel per la letteratura italiani hai dimenticato di citare Grazia Deledda (l’unica donna) e Giosué Carducci (il primo Nobel; quest’anno, poi, ricorreva il centenario della morte). C’è un motivo particolare o è solo un caso?

  35. Quella rivolta da Massimo a me e a Vito suona come una minaccia. Ma per quanto mi riguarda sono pronto a poggiare la testa sul ceppo in attesa della mannaia. Vito, invece, tenta di darsi un tono. Ma sai, è juventino, e la classe non è acqua 🙂

  36. Pensierino della sera.
    Mi sono iscritto a corsi di rafting, snorkeling, hydrospeed, canyonging e kitesurfing. Poi mi sono iscritto anche a un corso di inglese per capire a cosa cazzo mi ero iscritto prima.

  37. @ Enrico:
    Pensierino (della sera) carino ma un po’ fuori tema, il tuo.
    Provo a riportare il dibattito “in carreggiata” dicendo che se l’Accademia svedese dovesse decidere di tributare il Nobel per la barzelletta tu saresti un valido candidato.
    😉

  38. Di Nobel per la letteratura assegnati a scrittori francamente insignificanti in passato mi sembra ce ne siano stati parecchi, però onestamente con Benigni e Dylan credo si vada proprio fuori tema…Se poi attacchiamo con i Nobel postumi, a tutti quelli che sono morti senza averlo, allora sì che non finiamo più, ma per carità non tirate in ballo Moravia che mi è sempre sembrato lo scrittore più sopravvalutato del ventesimo secolo!
    Non mi azzardo a proporre nomi perchè penso che bisognerebbe dimenticare gli Stati Uniti, almeno una volta ogni tanto, e osare premiare i narratori di altri paesi, di cui onestamente non conosco abbastanza le letterature.

  39. @ Annamaria Trevale:
    Moravia è uno di quegli autori capace di dividere. Ancora oggi. Personalmente posso dire di essere cresciuto anche grazie alla narrativa di Moravia. Secondo me è una narrativa, una letteratura, di alto livello. Forse è stata monotematica, potrebbe sottolineare qualcuno. Ma di certo rientra nel quadro complessivo della grande “narrativa psicologica” italiana del Novecento. Temo che a furia di considerarlo sopravvalutato Moravia sia stato un po’ accantonato e – viceversa – colpevolmente dimenticato.
    Ma su questo si potrebbe dibattere lungamente, perché sono certo che in tanti, Annamaria, la pensano come te. In fondo la letteratura è bella anche per questo: ci attraversa trasversalmente e ci segna in maniera diversa.

    @ Tutti:
    Pensavo. Oltre a indicare il “nostro” Nobel, potremmo tentare di effettuare un pronostico: se non sul nome, quantomeno sulla nazionalità.
    Domanda. È così probabile che sarà un Nobel a stelle e striscie, quello per la letteratura 2007 ? Se no ?

  40. Beh oddio, le barzellette di Totti per esempio….scherzi a parte, a me la letteratura americana affascina decisamente. Credo che gli Stati Uniti siano una nazione “controversa” e, quindi, leggibile attraverso le più svariate angolazioni. Gli autori americani, quindi, comunicano sempre questo mix di insofferenza e orgoglio per appartenere a una terra così contraddittoria. Diciamo che, s’, voto per gli Usa.

  41. Al sig. Gianfranco:
    grazie per i complimenti… la mia era una battuta, anche se ”seria”.
    Al sig. Franco (ma si tratta della stessa persona?) invece invio una precisazione: purtroppo io non sono il ”massimo esperto” di Letteratura Slovena (ne’ di quella della minoranza autoctona triestina ne’ di quella della Madrepatria), anche se ho un poco contribuito a far conoscere in Italia almeno un autore come il lubianese Dane Zajc (1929 – 2005: vedasi nel sito Idealia a nome Zajc), sicuramente fra i migliori poeti che l’Europa abbia prodotto negli ultimi cinquant’anni.
    Fra gli esperti di Letteratura slovena segnalerei infatti il prof. Miran Kosuta (ammirabile slavista universitario) e la instancabile traduttrice e critica Jolka Milic.
    Io, infatti, piu’ che altro divulgo la Letteratura del mio Paese, l’Italia, ovunque possa farlo. In questo caso qui in Slovenia.
    Pahor in ogni caso e’ un grandissimo autore di lingua slovena, nato e vivente a Trieste. Il ”grande vecchio” della narrativa slovena moderna. E meriterebbe anche lui un riconoscimento internazionale.
    A tutti:
    Comunque io darei il Nobel a Magris e col pensiero (discordo con Miriam Ravasio) anche (oltre a Bontempelli, Morselli, Gadda) ad Italo Calvino, dal quale non mi sento per niente ”oppresso” (almeno per quanto riguarda la trilogia).
    Ad Enrico Cerquiglini:
    la Generazione Beat non mi sembra sia stata una bella novita’. La vediamo diversamente: io credo che la qualita’ conti piu’ della novita’, ora e sempre. Se poi una novita’ e’ anche buona, allora bene, ottimo. Ma cio’ non dicesi per la Beat. Ciao, Enrico, ci sentiamo presto.
    Sergio Sozi

  42. P.S.
    Basta con gli statunitensi, per favore, su: siamo pur sempre gli eredi di tremila anni di Letteratura! E siamo restati qui, in questa strana Terra peninsulare. Un po’ di dignita’! Resistiamo ai venti della dittatura culturale odierna, come i popoli pre-romani hanno resistito (invano) alla colonizzazione romana. Lo specifico italiano ha grandi firme e grandi sensibilita’, dopotutto.
    Sergio

  43. Massimo: grazie di cuore;).

    Sergio: sì, pardon, a volte firmo gf, a volte franco. Grazie per le precisazioni; andrò a cercare Zajc in Idealia. Ero stato già introdotto da Karlsen all’opera di Miran Kosuta, devo procurarmi “Slovenica”.
    *
    A proposito, splendido quel che scrivi in opposizione al colonialismo culturale yankee. Necessario.

    Tutto il mio sostegno,
    gf

  44. Grazie, Franco. Sa, quando e’ troppo e’ troppo: adesso pure il Nobel agli statunitensi! Dopo che abbiamo loro svenduto la televisione, la lingua, il gesticolare, la moda, il modo di esprimersi ed i gusti dei nostri figli e quant’altro!
    Dopo che la meta’ dei nostri giallisti scrive come se fosse nata a Chicago!
    Eh no! anche il Nobel no! Pocazzozza! (scusi l’intemperanza).
    Inoltre, io non sono uno di quelli ”senzapatria”, perche’ penso e sento che ogni uomo ce ne ha una. Una sola. Ed e’ quella in cui e’ nato, cresciuto e vissuto fino ad una certa eta’ (io direi fino all’eta’ di almeno quindici-sedici anni), anche se ha letto tremila libri stranieri.
    Essere un intellettuale non significa esser senza radici, anzi tutt’altro.
    Ed io sono italiano. Punto.
    Sozi

  45. Condivido con ammirazione ed entusiasmo. Vorrei poter dire dell’altro ma finirei per promozionare qualcosa che ho scritto tempo fa e non ne ho la volontà. La questione della patria di noi letterati è diversa da quella dei cittadini: noi apparteniamo alla nostra lingua letteraria, da secoli non conosciamo confini e non conosciamo sovrani; per oltre 1400 anni, sino al 1861, ne abbiamo avuti sin troppi. Restava solo questo, il nostro neolatino.
    Nel nostro sangue e nella nostra coscienza.
    *
    Poco distante da te, lungo la costa istriana, a Fiume e nelle poche città dalmate un tempo a maggioranza assoluta italiana, vivono nostri simili tornati nel medioevo; non hanno patria diversa dalla lingua letteraria. Il loro Stato cambia bandiere periodicamente, da cento anni. Il legame è tornato a essere tra quei pochi che hanno dedicato l’intera esistenza alla Letteratura, e alla lingua letteraria.
    *
    E vorrei dirti da quanto mi batto contro il vassallaggio culturale, economico e militare di quel nemico che occupa il nostro territorio dal 1943, in Italia, quel “liberatore” che ha puntinato di basi militari le nostre terre. Se domandi la mail a Massimo ne parliamo in privato. Meglio.
    *
    Cura ut valeas,
    gf

  46. P.S.
    Cio’ non riguarda i cittadini facenti parte delle minoranze autoctone, ovviamente. Loro sono dei – legittimi – stranieri in Patria. Anzi, per la precisione, direi che la loro Nazione e’ un’altra, con certe doverose aderenze alla Nazione ospitante. A loro (oibo’!) la ”Croce e delizia” di tale terribile-invidiabile condizione (Boris Pahor ne sa qualcosa, vero?). E ovviamente pari dignita’ con gli italiani italofoni (per quanto riguardi gli sloveni d’Italia), come pari dignita’ deve essere con gli slovenofoni ed i croatofoni (per quanto riguarda gli italiani in Croazia e Slovenia). Ma Croazia e Slovenia tutelano benissimo le nostre minoranze in loco. Siamo noi a non farlo ancora.
    Muoviamoci, dunque. Una battaglia, questa mia, come quella per far pagare le opere alla consegna dagli editori e per ripulire la RAI delle immondizie violente ed anti-pedagogiche ed introdurre – oltretutto! – una rubrica libraria quotidiana alle sette di sera…
    Basta chiacchiere: alziamo il – cosa dico! – fondoschiena!
    Saluti Cari
    Sozi

  47. (pardon per il passaggio dal “lei” al “tu”, non vuole essere confidenza ma slancio autentico. grazie per quel che hai scritto.)

  48. “Ma Croazia e Slovenia tutelano benissimo le nostre minoranze in loco. Siamo noi a non farlo ancora.”

    > Ma in loco, sulla costa e a Fiume, noi eravamo maggioranza assoluta, quella era casa nostra. Così Zara, e Pola che ha perduto il 98 percento degli abitanti, popolata dal contado… e Ragusa, dove nacque Sacchetti?
    non intendo rivendicare le terre perdute dai nostri antenati (almeno: da parte della mia famiglia), ma non ho il cuore di dire che “siamo stati trattati benissimo” o “tutelati”.
    Adesso è facile, i rimasti sono pochi. E il discorso si complica:)

  49. Ma perchè, la letteratura è solo quella dei libri? Non è spesso aria, desiderio, pensiero non ancora incarnato? Non è anche eco di versi? E che differenza fa se questi versi prendono forma in musica o nella voce di un altro poeta? A volte la poesia rinasce dalla sessa poesia, e la narrazione da un suono. Tutto, nell’arte, può convivere con tutto, purchè le combinazioni non turbino l’armonia, la bellezza, l’etica del linguaggio.
    Per questo sono favorevole anche a candidature “impure”, purchè profondamente fedeli allo spirito dell’arte letteraria.
    Se invece potessi aggiungere un nome alla lista dei candidati , premierei Kaleb Hosseini. Narratore per vocazione, poeta del dolore e della rinascita. Premierei la sua capacità di far parlare chi, finora, non aveva neanche un nome.

  50. Quand’è che capiremo che la letteratura, quella vera, non ha paese e nazionalità? La letteratura, quella vera, può nascere ovunque e in qualunque lingua. Trincerarsi dietro nazionalismi è sempre sbagliato.

  51. Jack,
    non credo che si possa scrivere “la letteratura, quella vera, non ha paese e nazionalità”; prima di tutto perché, al di là del “Finnegans Wake”, ho difficoltà a ricordare opere scritte in una lingua delle lingue; in seconda battuta perché è proprio la differenza tra nazioni (in senso etimologico: non confondere “nazione” con “Stato”) a determinare identità. Ogni nazione ha una lingua letteraria e una tradizione letteraria; confonderle, amalgamarle e appiattirle in una caotica “letteratura mondiale” avalla la fine dell’intelligenza, della critica, della filologia. In una confusa assimilazione di autore e traduttore.
    Il discorso di Sozi non era nazionalista nell’accezione che vuoi forse suggerire. Era un discorso consapevole: mi sembra abbia ribadito che l’influenza e la visibilità delle opere letterarie statunitensi sono eccessive e non da ieri; che questa visibilità e che questa influenza non sono affatto giustificabili, né giustificate. Che a fronte di qualche eccezione siamo inondati da una produzione seriale e industriale: peraltro, miodio, di genere, tendenzialmente. Quindi: “ripetitiva”, e mai evolutiva.
    Non chiamo in causa chi parlava della differenza tra Stato Egemone e Stato Vassallo, mi fermo qui. Ma cautela con i populismi e le facili demagogie: questa non è la televisione, questo è il web.
    Siamo tornati al dominio della civiltà della scrittura: la civiltà dell’immagine s’è finalmente sgretolata. Qui.

  52. A Massimo Maugeri.
    Ho omesso di proposito per verificare le voci ricorrenti che descrivono il leggendario curatore di letteratitudine come persona attenta e competente.

  53. Ciò che intendevo dire è che è possibile trovare buoni libri e buona letteratura in qualunque paese e scritti in qualunque lingua. In tal senso, dicevo, è errato trincerarsi dietro nazionalismi.

  54. Jack, in questo caso condivido e sottoscrivo.
    *
    Gordiano: Kundera… non potranno premiarlo fin quando chi ha ucciso e schiavizzato il suo popolo sarà ancora al potere. Putin, dal KGB alla Russia: il comunismo non ha cessato di sporcare le intelligenze e le coscienze dei cittadini; premiare Kundera significherebbe riconoscere che la storia ha voltato pagina, e che si intende ricordare al mondo che Praga è più a ovest di certe città italiane, e che era città mitteleuropea e non “est europeo”; e che il banditismo sovietico l’ha ridotta, come l’Ungheria e la Polonia, in una miseria senza precedenti.
    Un premio a Kundera significherebbe tumulare, per sempre, falce e martello. E’ un sogno che gli uomini onesti custodiscono da tempo.

  55. Comprendo le osservazioni di Sergio Sozi e, per quel che attiene al costume, le condivido. Ma, mi chiedo, cosa c’entra tutto questo con la letteratura? Io non credo che Mailer, Ferlinghetti o McCarthy, quando scrivono romanzi, si interroghino su quanti ragazzi italiani o sloveni salutano la propria mamma con “hallo mamy” o mettono il ketchup anche sulla torta di mele. Sono sempre stato sospettoso nei confronti degli “integralismi”. Per cui non ritengo meraviglioso tutto ciò che arriva dagli Stati Uniti, comprese le bombe intelligenti, ma non posso nemmeno schifare un romanzo per il semplice fatto che sia scritto da uno yankee.

  56. Magari fosse “quasi defunto”: solo in Italia, due partiti più uno post. Senza contare i movimenti extraparlamentari. E interessanti proprio i loro legami con la Francia… in ogni caso.
    Ti ricordi quando Kundera ha scelto la Francia, e perché?
    Conosci la sua biografia? Sei sicura?

  57. “Nel 1948, ancora studente, si iscrive al Partito comunista, ne viene espulso nel 1950 per divergenze d’opinione; ma nel 1956 si iscrive di nuovo. Partecipa inoltre al movimento della Primavera di Praga, e per questo viene licenziato e gli viene tolta la cittadinanza cecoslovacca.

    Rifugiatosi in Francia, dove vive tuttora con la moglie Vera Hrabankova, insegna all’Università di Parigi e di Rennes.”

    Chiamalo “traditore”. A me non sembra. E’ stato coraggioso e onesto.
    Fonte info: wikipedia.

  58. In francese, per altri europei dubbiosi e poco informati:

    “L’invasion soviétique en 1968 met fin à cette période de liberté d’expression des médias et plonge le pays dans le néo-stalinisme pur et dur. Cette atmosphère resta inchangée jusqu’à la chute du communisme en Tchécoslovaquie en 1989. Dans ce climat froid, son militantisme en faveur de l’indépendance et de la liberté de la culture lui coûta son poste d’enseignant à l’Institut Cinématographique de Prague; ses livres sont retirés des librairies et il lui est interdit de publier”.

    http://fr.wikipedia.org/wiki/Milan_Kundera

  59. Non torna in patria… i letterati suoi coetanei sono quelli che hanno mandato al rogo le sue opere, quando erano “comunisti”. Sono quelli che censuravano e levavano autorità e cittadinanza: i servi del regime nemico, invasore. I cittadini lo amano, gli intellettuali già “sovietizzati” non potranno amarlo mai. E’ la loro coscienza.
    *
    “Gli ultimi romanzi, per sua volontà, non sono tradotti in ceco. Versioni-pirata circolano su Internet, di nuovo clandestine. Adorato dal popolo, “Elitar I” rimane un estraneo per le élite, malsopportato dai letterati”. – Repubblica, Marzo 2007

  60. Non ho mai letto nulla di Gao. Non ti nascondo franca ostilità nei confronti della Cina, è una nazione assassina dei suoi cittadini. Auspico che questa sua opera sappia essere strumento di coscienza europea della natura di quel regime: ancora vivo e influente. Purtroppo non leggo in cinese. Né so valutare l’attendibilità delle traduzioni dal cinese all’italiano. Vado cauto, in certi casi.

  61. Scusate il ritardo del mio intervento.
    Innanzitutto vi ringrazio. Il dibattito si è sviluppato in maniera civile nonostante le diversità di vedute. È cosi che deve essere. Me ne compiaccio.
    Molto interessante il duetto tra Gianfranco Franchi ed Erika Di Giorgio. Sono abbastanza d’accordo con Erika quando sostiene che “l’accademia svedese è sempre stata contraria ai regimi, siano essi di destra o di sinistra”. Forse è più corretto dire che, in linea di massima, ha dimostrato di essere contraria ai regimi sostenendo, in particolare, gli scrittori che si sono opposti ai regimi che schiacciavano (o che schiacciano) il loro paese.
    Sono d’accordo sul fatto che Kundera meriterebbe il Nobel.

    Ringrazio Cicerone 4 per l’assistenza (grazie per avermi sfottuto, eh?:) )

    @ Valeria Spina.
    Immagino di aver superato la prova. Non so perché leggendo le tue parole mi sono sentito sollevato da qualcosa in zona fondoschiena (sei parente di Cicerone 4?:) )

    Va bene, avete espresso le vostre preferenze; ma secondo voi chi vincerà a prescindere dai meriti? Proviamo a indovinare almeno la nazionalità?

  62. A Gianfranco Franchi.
    No, non sono una sinologa. E nemmeno una semiologa. Sono soltanto [anzi, spero di essere] una lettrice attenta che cerca di ragionare con la propria testa.
    Perché diffidi delle traduzioni? Hai avuto brutte esperienze? Anche con editori come Adelphi e Rizzoli?
    Buona giornata 🙂

  63. A Massimo.
    Mio caro leader, perché non dedicare un post a Gao Xingjian?
    Che ne pensi? Si può fare?

  64. Franco cosa dici sull’ Ungheria e la Polonia???
    Imre Kertész l’hanno premiato, ha avuto il Nobel 2002. Non ha vissuto bene – per usare un eufemismo- e non è stato tenero con il regime ungherese ma non si è mai spostato da Budapest.
    Scusate non commento mai. Ma occorreva specificare, magari qualcuno non conosce Kertész.

  65. Francesca: Sandor Marai ha avuto un’altra sorte, per esempio.
    Erika: Diffido delle traduzioni da una lingua che non conosco nemmeno a livello di suono. Tra una traduzione dal francese e una dal cinese esisterà pure qualche differenza, no? Buona giornata 🙂

  66. Biografia di Imre Kertész
    =
    Nato a Budapest nel 1929, Kertész è stato deportato nel 1944 ad Auschwitz e liberato a Buchenwald nel 1945. Tornò in Ungheria nel ’48 dove lavorò come giornalista in un quotidiano di Budapest fino al ’51, quando il giornale è diventato organo del partito comunista e lui è stato licenziato. Traduttore di Freud, Nietzsche, Canetti, Wittgeinstein e altri, ha scritto opere teatrali per finanziare la propria carriera di scrittore indipendente.

    Nel suo primo romanzo, Sorstalansag del ’75 (Essere senza destino, pubblicato in Italia da Feltrinelli) racconta la storia di un giovane che viene arrestato e deportato nei campi di concentramento, dove si adatta e sopravvive. Il libro si serve di una strategia di alienazione che permette di considerare la realtà del campo come un fatto del tutto naturale, in cui vittime e carnefici sono presi da una serie di problemi pratici da risolvere, che impediscono qualsiasi riflessione su questioni più vaste e profonde. Da qui la convinzione del protagonista che vivere vuol dire adattarsi. La facoltà di adeguarsi del prigioniero ad Auschwitz è un’espressione dello stesso conformismo di quello che regola il nostro quotidiano e la nostra vita sociale.

    Impiegò dieci anni a scivere questo romanzo e per molto tempo nessuno glielo pubblicò. E quando, nel 1975, apparve in Ungheria venne totalmente ignorato e l’autore messo al bando. Dovette attendere il crollo del Muro per vedere riconosciuta la sua opera, in patria e all’estero.

    Tra gli altri suoi romanzi Fiasco, dell’88, considerato il secondo volume di una trilogia che inizia con Essere senza destino e prosegue con Kaddish for a child not born (1990), The pathfinder (1977) e The English flag (1991). A szamuzott nyelv (La lingua espatriata) del 2001.

    I suoi libri tornano sempre sull’avvenimento che ha segnato profondamente la sua vita: la detenzione a Auschwitz. Per Kertész, Auschwitz non è un’eccezione come un corpo estraneo alla storia normale del mondo occidentale, ma piuttosto l’illustrazione dell’ultima verità sul degrado dell’uomo nella vita moderna. Nel 2002 ha avuto il premio nobel per la letteratura.
    Passato da una tragedia all’altra, inviso al regime staliniano, non accettato anche negli anni della ritrovata democrazia Imre Kertész vive appartato come un distinto e anziano signore che vive con la seconda moglie in una stretta stradina sulle colline di Buda. Per vivere, al ruolo di funzionario alle dipendenze del ministero della Siderurgia che aveva prestato negli anni Cinquanta, quelli più duri del comunismo, aveva preferito quello di traduttore di Freud, Canetti e Wittgenstein, oltre alla scrittura di pezzi teatrali: tutto per poter continuare la sua passione di scrittore. Difesa contro tante difficoltà, al punto che lo scrittore ha dichiarato: “L’Olocausto e le condizioni di vita in cui ho scritto sull’Olocausto sono irrimediabilmente intrecciate tra di loro”.
    =
    Fonte: Zam.it
    http://www.zam.it/home.php?id_autore=203

  67. Biografia di Sandor Marai:
    Márai nacque a Kassa (oggi chiamata Košice), in Slovacchia, allora parte dell’Impero Austro-Ungarico, da un’antica famiglia sassone. Studiò giornalismo presso l’Institut für Zeitungskunde dell’università di Leipzig per poi spostarsi a Francoforte sul Meno e Berlino, senza però conseguire mai la laurea. Per un breve periodo accarezzò l’idea di scrivere in tedesco, scegliendo però alla fine la lingua materna, l’ungherese: in questo periodo appaiono i primi articoli sulla rivista satirica Der Drache dell’editore sassone Hans Reinmann. Più tardi iniziò una collaborazione con uno dei più prestigiosi quotidiani tedeschi, il Frankfurter Zeitung. Nel 1917 pubblicò la sua prima opera, una raccolta di poesie dal titolo Il libro dei ricordi.

    Nel 1923 si sposò con una donna di origini ebree, Lola, ma la coppia non riuscì ad avere figli (più tardi, alla fine della seconda guerra mondiale, avrebbero adottato un orfano di guerra, János). Márai visse agiatamente per un certo periodo a Berlino, prima della disastrosa crisi inflazionistica che colpì in quegli anni la Germania, poi fu inviato dal Frankfurter Zeitung a Parigi come corrispondente. Nella capitale francese però non riuscì a mantenere lo stesso tenore di vita del passato e in poco tempo fu colto da gravi ristrettezze economiche.

    Nel 1928 fece ritorno in Ungheria e si stabilì a Budapest, disorientato e confuso, in cerca di un nuovo lavoro e della possibilità di comporre prose più lunghe ed elaborate nella lingua madre. Proprio questo periodo corrisponde alla sua fase più produttiva: sviluppò decine di lavori, 22 dei quali tradotti oggi in tedesco. Negli anni trenta acquistò visibilità e fama con il suo stile chiaro e preciso, impregnato di realismo e fu il primo a recensire le opere di Kafka. Risale al 1934 il suo primo successo, con il libro Confessioni di un cittadino. Scrisse commenti entusiastici sul Primo Arbitrato di Vienna, ma non risparmiò critiche al regime nazista e a quello comunista, che salì al potere dopo la seconda guerra mondiale: profondamente antifascista, riuscì a scampare al conflitto mondiale, ma le persecuzioni dei comunisti lo costrinsero ad abbandonare l’Ungheria nel 1948.

    Si rifugiò in Svizzera fino al 1950 e da lì si spostò a Napoli, vivendo sempre in condizioni precarie, per poi trasferirsi negli Stati Uniti, dove acquisì la cittadinanza nel 1957. Si stabilì nella città di San Diego, in California e continuò a scrivere in lingua madre, ma non fu pubblicato in inglese fino alla metà degli anni novanta. Quando il figlio Janos si sposò, americanizzò il proprio nome rifiutando la sua discendenza ungherese, creando così un grave contrasto con i genitori. Màrai e la moglie decisero quindi di tornare in Italia, e si stabilirono a Salerno all’inizio del 1968. Qui lo scrittore visse, isolato dal mondo culturale ma vicinissimo ai ceti popolari, fino al maggio 1980, quando decise di ritornare a San Diego a causa di una infezione intestinale mal curata. Nel periodo salernitano scrisse la raccolta Terra!Terra!…Ricordi, ed intensificò le pagine del suo diario.

    Le cure americane non fecero altro che fargli rimpiangere quelle italiane. Dopo la morte della moglie per cancro, seguita da quella del figlio, Márai cominciò ad isolarsi sempre più, fino a quando, nel febbraio 1989, non si suicidò con un colpo di pistola alla tempia; per uno strano scherzo del destino, nove mesi dopo cadde il Muro di Berlino e, con esso, quel Comunismo da lui sempre temuto e condannato.

    Largamente trascurato al di fuori dell’Ungheria, la sua opera (fatta di poesie, romanzi e diari) è stata “riscoperta” solo recentemente e ripubblicata in francese (1992), inglese, tedesco e italiano ed è ora considerata parte dei capolavori della letteratura europea del ventesimo secolo.

    In onore e in ricordo dello scrittore ogni anno viene assegnato il Premio Sándor Márai per la letteratura ungherese. Tra i vincitori passati, Péter Esterházy (2001) e György Ferdinandy.

    fonte: Wiki

  68. La FinestraGiraffa – Ablak-Zsiráf – era il sussidiario dell’ultima generazione di giovani magiari educati da un regime comunista. “L’ultima FinestraGiraffa” è il nuovo sussidiario – quello dell’educazione alla libertà, alla tolleranza, alla democrazia e alla ricerca della verità, e alla indomita lotta contro ogni menzogna – scritto da un giovanissimo ed eclettico artista ungherese: il poeta, pittore, fotografo e romanziere Peter Zilahy, classe 1970.
    Spiega l’autore: “Questo abbecedario è stato scritto da diciotto anni di dittatura morbida, e poi da oltre due anni e mezzo di ricerche e di lavoro su testo e immagini. Per questo ha il collo così lungo. Ho visitato tutti i Paesi dell’ex blocco sovietico per vedere come avevano affrontato il cambiamento di regime, perché penso che si possa vedere di più arrivando alla fine e guardando indietro. E ricordo che, mentre lavoravo al libro, continuavo ad andare e tornare da Belgrado, come cercando per me una distanza ideale”.

    http://www.lankelot.com/index.php/2006/09/12/zilahy-lultima-finestragiraffa/

  69. Confronto molto interessante e istruttivo. Grazie a tutti.
    Emergono molte cose da queste letture, tranne il fatto che l’accademia svedese, quella del nobel, sia filocomunista.

  70. E come mai non è stato dato il premio nobel a Primo Levi? Vuoi vedere che l’accademia svedese è filonazista?

  71. Rosa, metto un po’ d’ordine: tutto nasce da uno scambio di battute con Lupi. Propone Kundera, io rispondo “impossibile, considerando che hanno premiato Dario Fo”. E’ una provocazione credo non così campata in aria. Proprio considerando che c’è chi vuole premiare Benigni (…). Almeno Fo scrive:).
    Tutto quel che ne è derivato è fertile di letture per tutti.

  72. Bene:).
    Perché la morale della favola mi sembra tanto semplice. Questo è anche un premio politico, e non da ieri. Nessun letterato avrebbe la sfrontatezza di affermare che Quasimodo (…) e Fo (!) sono stati gli autori più importanti del secondo Novecento italiano: sarebbe una considerazione demenziale, improponibile in un contesto diverso da quello televisivo. Diverso il discorso per Montale.
    Sappiamo chi meriterebbe oggi, tra i contemporanei viventi: Magris e Calasso sono anni luce avanti a tutti, da ogni punto di vista. Altrettanto completo è Umberto Eco. In narrativa, Daniele Del Giudice e Tabucchi sono punti di riferimento ineludibili. Caratterizzante sarebbe premiare Boris Pahor: scelta politica, letteraria ed europeista. Come si può avallare la nomina di Benigni senza pensare che sia l’ennesimo giochetto politico? Non è più offensiva, questa nomina, del premio riservato a Fo? Non fa spalancare gli occhi anche al lettore più innamorato dei premi e delle classifiche? Possibile che nessuno si domandi perché viene premiato proprio in un certo momento storico un turco? A nessuno suona strano, dopo aver letto i libri del turco? La discussione diventa interminabile. Mi preme solo evidenziare che non vedo solo “letterarietà” in certe scelte. Gli autori ribelli di certi regimi non sono stati premiati mai; altrimenti, di norma, a regime caduto. Scelta che dovrebbe far pensare, e non poco.

  73. Certo che il Nobel per la letteratura ha pure una valenza politica!
    Mi pare che lo stiamo sostenendo tutti. l’unica cosa, come dicevano altri, è che non si può sostenere una tesi a dimostrazione del fatto che la commissione del premio abbia un orientamento di destra o di sinistra.
    Dipende, come hai detto tu, dai momenti storici.
    Ma non c’è dubbio sul fatto che il premio nobel è contro i regimi.

  74. Mi pare che l’ultimo intervento di Rosa Fazzi sia equilibrato e condivisibile. E che riassuma il senso del nostro dibattito.

    Il canto sussurrato da Barbara Bobbato (rima involontaria) mi pare dolce e nostalgico. Sul fatto che Bob Dylan sia un grande mi pare siamo tutti d’accordo. A lui il Premio Nobel per la musica pop-rock (testi e musiche)

    @ Gianfranco:
    L’elenco dei nomi italiani che proponi è interessanti. Per quel che ne so (mi baso, però, sul “riferito” da alcuni addetti ai lavori e non su informazioni comprovate) tra gli italiani nominati (peraltro con nominations che si ri-propongono da un po’ di anni a questa parte) compaiono i siciliani Vicenzo Consolo e Giuseppe Bonaviri.

  75. @ Francesca Mazzucato:
    cara “dirimpettaia” mi sa che siamo sulla stessa “linea di vedute”.
    Ti ringrazio per il tuo intervento. So che non lo fai quasi mai.
    Ti invito, però, a riprendere in considerazione l’idea di intervenire con regolarità. Forse i tempi tornano a essere maturi. E tu sei una che ha tanto da dire e da poter metter in comune nei dibattiti.
    Think about it 😉

  76. “Sulle nomination al Nobel”.
    Sapete come avvengono?
    Ecco qui:
    (Dal sito ufficiale del Premio Nobel: nobelprize.org)

    Each year the respective Nobel Committees send individual invitations to thousands of members of academies, university professors, scientists from numerous countries, previous Nobel Laureates, members of parliamentary assemblies and others, asking them to submit candidates for the Nobel Prizes for the coming year. These nominators are chosen in such a way that as many countries and universities as possible are represented over time.

    Se avete difficoltà traduco (oppure: se ci fosse qualche volontario che ha dimestichezza con l’inglese…)

  77. Vado off topic, ma a proposito di regimi credo sia importante non dimenticare cosa sta accadendo in questi giorni in Birmania

    RANGOON – Fonti ufficiali della giunta militare dicono nove morti, tra cui un fotografo giapponese, e un centinaio di feriti. Le voci che dalla capitale Rongoon riescono a superare divieti e censure, arresti, morte e black out forniscono numeri molto diversi. “Sparano nelle strade ad altezza uomo, chi riesce a vedere dai tetti dei palazzi parla di decine e decine di persone rimaste a terra” racconta un cooperante italiano contattato dall’agenzia Agi via e-mail. Decine e decine di morti, quindi, e destinati a restare senza nome. E poi centinaia di arresti. Nella notte passata sono stati rastrellati sei monasteri nei dintorni della capitale per un totale di almeno 850 monaci portati nelle carceri militari.

    Ma stanno finendo in carcere anche artisti, letterati, attori, tutti coloro che possono coordinare, animare e trascinare la protesta come l’attore più famoso del paese e il poeta Aung Way. Rangoon, il vero nome della capitale della Birmania che i militari nel 1989 fecero diventare Yangon e Myanmar (Repubblica ha deciso di non utilizzare più i nomi militari): quando sta per calare la sera del decimo giorno di protesta, la tensione resta alta e la situazione drammatica.

    “Sparano ad altezza uomo” – E’ la testimonianza di un cooperante italiano che vive a Rangoon: “Il massacro è cominciato, i militari sparano ad altezza uomo sui manifestanti. Non sappiamo quanti siano rimasti a terra ma chi ha potuto vedere dall’alto dei palazzi parla di decine di persone. I militari dai megafoni avvertono che sarà aperto il fuoco senza altri avvisi contro qualsiasi sbarramento”. Questa, rilasciata all’agenzia Agi, la testimonianza più diretta da un paese molto al di là del coprifuoco. La repressione ha numeri che possiamo solo immaginare ma a cui possiamo collegare i volti impauriti, gli occhi persi, le teste rasate che si muovono in fretta, le tuniche color cannella e i piedi scalzi sotto la pioggia delle migliaia di monaci che dieci giorni fa hanno lasciato i conventi e sono scesi in strada per dire basta. Un migliaio di loro sono stati arrestati durante la notte, presi direttamenti dai monasteri e portati nelle carceri militari.

    Spariti i monaci, oggi tocca ai civili – Dopo i rastrellamenti notturni stamani i monaci non sono stati visti nelle strade occupate invece dai civili, un passaggio di testimonianza e di lotta assai più che simbolico. Una folla è stata dispersa con gli spari dalle parti della pagoda di Sule, uno dei due fronti della protesta. Più avanti, nella giornata, i soldati hanno nuovamente sparato contro 10 mila manifestanti. Almeno cento sono stati arrestati.

    Le cause della crisi – Quella della Birmania è una lunga storia di oppressione militare, almeno fin dal 1962 quando i militari presero il potere. Uno dei momenti pià drammatici è stato il 1988 quando la rivolta fu schiacciata con un bilancio di tremila morti. Questa volta, oltre alle ragioni di sempre, la causa della protesta è nell’aumento folle di beni di primo consumo come petrolio, diesel e gas naturale cresciuti dal 66% al 535%. Un aumento insopportabile per i livelli della popolazione birmana.

    La repressione contro giornalisti e media – Un fotografo giapponese è stato ucciso durante gli incidenti nei pressi della pagoda di Sule. Il Giappone, per protesta, ha richiamato subito a Pechino il suo ambasciatore a Rangoon. La polizia militare gira nelle strade a bordo di camion, indossa grandi foulard gialli ed è in tenuta antisommossa. Sempre nella zona della pagoda di Sule la polizia ha fatto irruzione nell’hotel Traders a caccia di giornalisti “travestiti” da turisti. I pochi reporters presenti in Birmania prima che scoppiasse la protesta sono stati allontanati. Nessuno riesce più ad entrare e le testimonianze dirette di quello che sta accadendo sono sempre più scarse. I militari infatti stanno chiudendo gli internet point e tagliando le connessioni veloci.

    Le accuse alla comunità internazionale – La situazione si complica anche a livello internazionale: nonostante le pressioni della maggior parte dei paesi, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non ha preso alcuna decisione contro il regime militare birmano per i veti di Russia e Cina, entrambi con interessi commerciali molto forti in Birmania e con il regime militare. E molti si chiedono: perchè finora, dopo anni di regime, non è stato fatto nulla? Perchè questa tolleranza?

    Le sanzioni Usa – La Casa Bianca ha annunciato sanzioni contro i 14 membri della giunta militare, quelle che non è stato possibile decidere a livello di Nazioni Unite per i veti di Cina e Russia. Il presidente Bush ha chiesto che “le nazioni che hanno influenza sulla Birmania facciano pressioni sulla giunta militare perchè cessi l’uso della forza”. Un messaggio a Mosca e a Pechino che hanno impedito una decisione delle Nazioni Unite. La Casa Bianca ha ufficialmente annunciato che l’amministrazione americana d’ora in poi userà solo i nomi Birmania e Rangoon invece che Myanmar e Yangon imposti dalla dittattura militare.

    Ma la protesta dei monaci cammina nel mondo – Carità e povertà: di questo vivono i 350 mila monaci buddisti birmani. Non hanno nulla, non temono nulla e per questo la loro protesta spaventa il regime. Si svegliano prima dell’alba, pregano, escono dai monasteri con la loro ciotola nera per chiedere offerte e poi tornano nei monasteri. Ora tutto il mondo li guarda e li ammira. E marcia con loro. L’Europa ha deciso sanzioni. In tante città, a cominciare da Roma, sono in corso manifestazioni e sit-in in cui la partecipazione è trasversale e bipartisan.

    (27 settembre 2007)
    da Repubblica
    http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/esteri/birmania/birmania-decimo-giorno/birmania-decimo-giorno.html

  78. “Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non ha preso alcuna decisione contro il regime militare birmano per i veti di Russia e Cina, entrambi con interessi commerciali molto forti in Birmania e con il regime militare.”

    > Repubblica dimentica di ricordare chi è al governo in Birmania. Chi ha cambiato nome a quella nazione. Chi ha incarcerato i democratici, per alimentare un “sentiero socialista” del c.d. “Myanmar”. Perché scrivere “interessi commerciali” molto forti? La verità è così difficile da nominare? Ma chi vogliamo prendere in giro? Lo vogliamo dire chi governa la Birmania, e non da ieri (cfr. arresto del leader dell’opposizione, Nobel per la PACE e non per la Letteratura)? Diamo un nome al nemico. Senza paura di usare nomi famigliari…

  79. Sai Massimo, quando volevo fare l’editore onesto, indipendente e via dicendo, storia del 2004 e del 2005, un bel giorno mi arriva una segnalazione. C’è una traduttrice che non riesce a trovare nessuno che voglia pubblicare il libro di Aung San Suu Kyi. Io ero un editore troppo giovane e troppo povero. Il libro meritava.
    Perché doveva finire a proporlo a un editore piccolissimo, sconosciuto e indipendente? Come mai non poteva circolare? A chi dispiaceva? Eppure era un Nobel… per la Pace. E’ un mistero che non ho mai saputo risolvere.
    Qui qualche notizia (2005) su di lei:
    http://italy.peacelink.org/pace/articles/art_13839.html

  80. Gianfranco, sono perfettamente d’accordo con te.
    Per quanto mi riguarda nutro il massimo disprezzo nei confronti di qualunque regime che opprima l’uomo, la vita e la libertà; qualunque siano le origini, la natura e * gli orientamenti politici *.
    Hai fatto bene a linkare l’articolo dedicato a Aung San Suu Kyi.
    Anche il Premio Nobel per la pace, del resto, viene attribuito dall’Accademia svedese. A conferma di quello che dicevamo prima.
    Una curiosità: quel libro della Aung San Suu Kyi a cui facevi riferimento è poi stato pubblicato, che tu sappia?
    A me risultano i seguenti (era per caso uno di questi?):

    Anno 2007
    “Lettere dalla mia Birmania”
    Aung San Suu Kyi, Sperling & Kupfer
    € 16,50

    Anno 2005
    “Liberi dalla paura”
    Aung San Suu Kyi, Sperling & Kupfer, € 9,20

    Anno 2003
    “Liberi dalla paura”
    Aung San Suu Kyi, Sperling & Kupfer, € 8,80

  81. Era “Letters From Burma”, della Penguin, gestito da Agenzia Letteraria Internazionale di Milano… e il 26 maggio 2005 era ancora libero;)

  82. Ho capito. Quindi evidentemente è stato poi acquistato dalla Sperling & Kupfer e pubblicato quest’anno con il titolo “Lettere dalla mia Birmania”.
    Be’, meglio tardi che mai. Peraltro la ALI è una delle più importanti agenzie

    Ora devo chiudere. A domani.
    🙂

  83. Grazie a te per questo intervento, e grazie a Massimo per la concessione di questo spazio dialettico e democratico. E’ merito suo se esiste e vive.

  84. Grazie a te Gianfranco. Questo spazio è “nostro”. Di tutti noi che scriviamo qui. 🙂
    Credo che la diversità di vedute e il confronto siano alla base di un dibattito degno di tal nome

  85. Di nomi per il nobel ne faccio solo uno, in nome della letteratura come ricerca linguistica, storica, geografica, contro i nomi di grido e di moda:
    Vincenzo Consolo

    Ciao, Roberto.
    Libreria dell’Orso – Pistoia

  86. IMPORTANTE
    —————-
    Visto come si è evoluto il dibattito ne approfitto per segnalarvi questo appello lanciato da Amnesty International.
    Io ho aderito e sottoscritto.
    —————-

    AU 250/07
    Myanmar: appello per cessare la repressione

    Data di pubblicazione dell’appello: 27.09.2007
    Status dell’appello: attivo

    La sera del 25 settembre circa 300 persone sono state arrestate durante le proteste contro la giunta militare del Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo (Spdc), nell’ex capitale Yangon, nella seconda città più grande, Mandalay, così come a Meiktila, a Pakokku e a Mogok. Amnesty International ha appreso che diverse persone sono entrate in clandestinità per evitare l’arresto.

    Alcuni arresti erano già avvenuti la sera del 24 settembre, ma la maggior parte ha avuto luogo nelle successive 36 ore, con l’intensificarsi del giro di vite da parte delle forze di sicurezza. Tra le persone arrestate vi sono tra i 50 e i 100 monaci di Yangon, il parlamentare Paik Ko e almeno un altro esponente del principale partito d’opposizione, la Lega nazionale per la democrazia (Nld) guidata da Aung San Suu Kyi, diversi altri membri dell’Nld e altre figure pubbliche, tra cui il famoso attore e prigioniero di coscienza Zargana (conosciuto anche come Ko Thura). Amnesty International crede che questi e altri detenuti si trovino a rischio di tortura o altri maltrattamenti.

    Fonti governative hanno confermato ai giornalisti che almeno tre monaci sono stati uccisi a Yangon: uno da un colpo d’arma da fuoco e gli altri due a seguito di un pestaggio. Fonti non ufficiali hanno fatto sapere ad Amnesty International che oltre 50 monaci sono rimasti feriti.

    Nonostante l’alta tensione, migliaia di persone continuano a manifestare nelle strade contro il governo, guidate dai monaci, i quali hanno però voluto proteggere la popolazione chiedendo di non prendere parte alle dimostrazioni.

    Sembra che le forze di sicurezza abbiano percosso i manifestanti con manganelli, utilizzato gas lacrimogeni per disperdere la folla che sfidava il recente divieto di raduno di più di 5 persone e sparato colpi di avvertimento in aria.

    Le proteste pacifiche hanno avuto inizio ad agosto, in risposta al brusco aumento del prezzo dei carburanti. I monaci buddisti, che hanno preso la guida delle proteste dopo che alcuni di loro erano stati feriti nella città di Pakokku, chiedono la riduzione del prezzo dei generi di prima necessità, il rilascio dei prigionieri politici e un processo di riconciliazione nazionale per risolvere le profonde divisioni politiche interne.

    La mattina del 25 settembre, le autorità hanno iniziato il giro di vite sui manifestanti, introducendo un coprifuoco di 60 giorni dalle 21 della sera alle 5 del mattino e avvisando la popolazione che sarebbero stati adottati provvedimenti di legge contro i dimostranti.

    Le violazioni dei diritti umani a Myanmar sono diffuse e sistematiche. Tra queste vi è l’utilizzo di bambini soldato e il ricorso ai lavori forzati. Inoltre, sono in vigore leggi che criminalizzano l’espressione pacifica del dissenso politico.

    Alla fine del 2006, la maggior parte degli esponenti di primo piano dell’opposizione era agli arresti o sottoposta a forme di detenzione amministrativa e 1160 prigionieri politici erano detenuti in condizioni via via più dure. Gli arresti avvengono spesso senza mandato e i detenuti sono costretti a trascorrere lunghi periodi d’isolamento; la tortura è praticata regolarmente nel corso degli interrogatori; i processi nei confronti degli oppositori politici seguono procedure non in linea col diritto internazionale e agli imputati viene frequentemente negato il diritto a scegliere un avvocato, se non addirittura ad averne uno. La pubblica accusa fa ricorso a confessioni estorte con la tortura.

    Per approfondimenti sulla situazione dei prigionieri politici in Myanmar: “Myanmar’s Political Prisoners: A Growing Legacy of Injustice” http://web.amnesty.org/library/Index/ENGASA160192005

    Partecipa alla nostra azione, firma l’appello:

    – Firma on line questo appello:
    http://www.amnesty.it/appelli/firmamodelappelli.html?nomeappello=Myanmar_monaci

    – Stampa e spedisci gli appelli qui sotto gli indirizzi:
    State Peace and Development Council (SPDC)
    Senior General Than Shwe
    c/o Ministry of Defence, Naypyitaw, Union of Myanmar

    Foreign Minister
    Nyan Win
    Ministry of Foreign Affairs, Naypyitaw, Union of Myanmar
    Fax: +95 1 222 950, +95 1 221 719

    Attorney General
    U Aye Maung
    Office of the Attorney General, Office No. 25, Naypyitaw, Union of Myanmar
    Fax: +95 67 404 146, +95 67 404 106

    Brig-General
    Khin Yi
    Director General, Myanmar Police Force, Naypyitaw, Union of Myanmar
    —————————-
    Testo dell’appello

    Egregio____________,

    Desidero esprimerLe la mia preoccupazione per le notizie sull’arresto di centinaia di monaci e altri manifestanti pacifici, tra cui il noto attore Zargana e il parlamentare Paik Ko.

    Esorto Lei e il Suo governo a rilasciarli immediatamente e senza condizioni, a meno che non siano accusati di un reato di effettiva natura penale.

    Le chiedo di assicurare che le persone arrestate siano trattenute solo in centri di detenzione ufficiali e che sia garantito loro l’immediato accesso agli avvocati, alle famiglie e a ogni trattamento medico di cui possono aver bisogno;

    Le chiedo inoltre di assicurare che i detenuti non siano sottoposti a tortura o ad altri maltrattamenti;

    Infine, Le chiedo di garantire a tutti i diritti alla liberta di espressione, associazione e assemblea senza timore di vessazioni, intimidazioni o detenzione arbitraria, in linea con gli standard internazionali sui diritti umani.

    Distinti saluti.

  87. Mentre scrivevo un commento al post dedicato a Gao Xingjian mi è venuta in mente questa domanda che mi (e vi) pongo.
    Quale dovrebbe essere la funzione di un premio letterario importante (che è il più importante in assoluto) come il Nobel?

  88. Ti rispondo con brevita’, franchezza ed onesta’, Massimo:
    secondo me lo scopo del Nobel per la Letteratura dovrebbe essere ESCLUSIVAMENTE quello di dare un duplice premio ad uno scrittore reputato al momento di straordinaria bravura (contenutistica e formale)rispetto alla Storia della Letteratura del suo Paese: soldi e notorieta’ mondiale sarebbe questo doppio premio.
    Pertanto, magari sarebbe meglio che l’Accademia di Svezia scegliesse degli autori validi ma possibilmente anche poveri – chesso’, gente che ha pubblicato dieci libri eccezionali ma vive in trenta metri quadrati.
    Se non fosse possibile reperire gente povera ma geniale, allora si assegni il premio ai geniali ma ricchi, va bene ugualmente. Altrimenti, una terza opzione non la vedo: non si assegni proprio il premio – mica muore nessuno!
    Sergio Sozi

  89. N.B.
    il precedente messaggio mi e’ riuscito un po’ sgrammaticato, boh: misteri dell’elettronica.
    S.S.

  90. P.S.
    Sottoscrivo appieno l’appello per la liberta’ in Birmania – ma questo e’ un altro paio di maniche, riguardante la politica, l’etica, ecc.
    Sergio

  91. MA CI RENDIAMO CONTO CHE DYLAN SCRIVE DEI TESTI EPICI E LIRICI AL TEMPO,MA L’AVETE MAI CAPITO OLTRE CHE ASCOLTATO.MA CHE SENTITE SOLO LE BRITNE E LE BOY BAND O,PEGGIO,I DALESSI.DYLAN IL NOBEL SE LO MERITA.E SE NON A LUI LO DARE I A DON DE LILLO,OPPURE,ALTERNATIVA ULTIMA ALLA JOYCE CAROL OATES.DYLA,DE LILLO,OATES,LA MIA TERNA.DYLAN è UN GENIO,INFORMATEVI,IGNORANTI.VEDI L’ETIMO.ANCHE PERCHè I TEMPI STANNO CAMBIANDO.E LEGGETEVI BALLAD OF A THIN MAN,AMOREVOLI SMARGIASSI.

  92. A Massimo:
    Cosa ne pensi di quel che l’educatissimo signor ”LACONICO BARISTA” (detto anche ”Lettera maiuscola”) esprime e dice a noi di Letteratitudine? Lo vogliamo dare a lui il Nobel – ma quello per la Pace, direi?
    Sergio

  93. Non so quanti anni abbia il laconico barista, anzi, il LACONICO BARISTA. Ma quando Dylan emetteva i primi vagiti musicali oltre gli States, io e i miei coetanei tredicenni spulciavamo le radio per tentare di ascoltare qualche suo pezzo.
    Sentivamo quelle canzoni con in mano il vocabolario di inglese per avere la certezza ch tra i do, i sol e la minore, ci fosse quella poesia che noi intuivamo.
    Ciò premesso, l’accalorata intemerata del LACONICO BARISTA piace parecchio a questo ESPLICITO GIORNALISTA. Ma si ritiene il Nobel, finchè esiste pur in tutte le sue contraddizioni, un tributo alla letteratura sic et simpliciter. Assegnarlo a Dylan mi sembrerebbe come assegnare il Grammy a Cormac McCarthy.
    Il fatto che la prosa dello scrittore del Tennesee sia “musica” non gli da il diritto di competere con Bruce Spingsteen. E forse, nemmeno lo stesso McCarthy lo vorrebbe.

  94. @ Sergio e Enrico:
    Ragazzi, si vede che siete poco esperti. Quando ti capita un LACONICO BARISTA la regola numero uno e far finta di niente e ignorarlo. Del resto lo dice lui stesso che siamo ignoranti (vedi l’etimo).

  95. Massimo, hai tagione, sono inesperto. In effetti al LACONICO BARISTA preferisco:
    IL SOLERTE APRIPISTA
    IL DOTTO LATINISTA
    IL PIO CATECHISTA
    IL SAGACE CORSIVISTA
    e LA ZOCCOLA SCIAMPISTA
    🙂

  96. AVVISO AI NAVIGANTI
    Attenzione! Ho appena (ore 2 di notte di lun. 9 ottobre) finito di vedere su Rai Tre una cosa bellissima: la terza puntata del film-spettacolo teatrale ”Orlando furioso” (1975) di Luca Ronconi (con Ottavia Piccolo, Michele Placido, Mariangela Melato ed altri attori, tutti bravissimi). La prossima puntata andra’ in onda lunedi’ 15 ottobre prossimo (non so l’orario: verificatelo sui programmi tv), sempre su Rai Tre. Vedetelo, perche’ merita!
    Sozi
    P.S.
    L’ho messo in questo post perche’ non sapevo, altrimenti, dove imbucarlo. L’oscar non c’entra nulla. Pardon.

  97. Rientro in tema:
    bravo Enrico: un musicista e’ un musicista, uno scrittore e’ uno scrittore. Il Nobel per la Letteratura dunque vada a uno scrittore – o a nessuno se non ve ne siano in giro di grandi.
    Oltretutto i musicisti hanno anche troppi premi e folle adoranti e riconoscimenti vari – persino i ”loro” oscar musicali.
    Unicuique suum.
    Sozi
    P.S.
    E ora buonanotte a tutti.

  98. Caro Sergio, quella versione dell’Orlando Furioso alla quale ti riferisci la vidi, appunto, quando fu realizzata. Non persi una sola puntata e mi sembrò un lavoro assolutamente splendido. Se fosse in vita, credo che piacerebbe anche all’Ariosto.
    ps: Orlando era interpretato da Massimo Foschi……lì un gigante, a mio avviso

  99. @ Zauberei:
    in effetti “amorevoli smargiassi” non è male? 🙂

    @ Laconico barista:
    visto che siamo bravi? Ti mandiamo anche sorrisi 🙂 … però la prossima volta evita lo stampatello, se puoi.

  100. sono ormai 10 anni che aspetto che diano il Nobel a Philip Roth anche se gli ultimi libri mi hanno un pò deluso. Del resto anche il grande Garcia Marquez negli ultimi romanzi ha perduto la genialità a cui ci aveva abituato negli anni ’80. La sua fortuna è stata che il Nobel gli è stato assegnato prima che iniziasse la sua parabola discendente. Philip Roth non ha avuto questa sorte e temo che anche quest’anno venga ignorato dall’Accademia Svedese.
    Benigni noooooooooooooooo,vi prego. Se succede, bombardo Stoccolma.

  101. Domani sapremo: confido nel buon senso della giuria. Se il buon senso prevarrà, il vincitore del Nobel dovrà essere il nostro Claudio Magris, saggista e scrittore tra i più noti e più importanti nel mondo. Ha fatto più lui con le sue opere e i suoi interventi sul Corriere per la diffusione della cultura e non solo di tutti i politici messi insieme. Confidiamo in questo.
    I nomi di benigni e di cantautori vari sono dei diversivi divertenti. Ma la letteratura è un’altra cosa.

  102. Caro Sergio,
    torniamo ai messaggi del 25 Settembre. Vincerà finalmente il migliore? Onore a Claudio Magris! Che gioia sapere che la farsa Benigni è alle spalle;)

  103. Sì, Claudio Magris è tra i pochissimi italiani che meriterebbe il Nobel. In queste ore girano voci che pronunciano il suo nome. Io non ci credo. O meglio, non credo a una vittoria italiana in generale. Troppo recente quella di Fo.
    Comincio a pensare che vincerà un misconosciuto. Magari un autore irakeno, o iraniano. O birmano. Un autore bravo e sfigato che impareremo ad amare.
    Vedremo!
    In ogni caso tenetevi pronti. Appena esce la notizia predispongo un post in tempo reale. E siete già da ora tutti invitati a intervenire con commenti a caldo.

  104. Una domandina bipartizan. Perché, nell’ambito dei finanziamenti all’editoria, la Mondadori deve ricevere 30 milioni di euro?
    Ossia, quanti premi Nobel deve sfornare una casa editrice, già di per se florida, che si posta a casa una “stecca” di quella portata?
    Caro Massimo, se mi dai centomila euro vado in giro a promuovere “Identità distorte” col carrettino e il megafono. Ci stai?

  105. Confermo le voci su Magris.
    Secondo i bookmakers inglesi è lui il vincitore.
    Gli altri favoriti sono, in ordine:
    – lo scrittore australiano Les Murray
    – l’americano Philip Roth
    – lo svedese Thomas Transtroemer
    Poi i soliti nomi.
    C’è Antonio Tabucchi all’undicesimo posto.
    Personali complimenti a lei, Massimo Maugeri, per come sta gestendo questo blog. Il suo nome comincia a circolare con una certa insistenza tra gli addetti ai lavori di peso. Le consiglio di dedicarsi alla scrittura di un nuovo romanzo senza perdere troppo tempo.

  106. Mi rendo conto di essere un po’ in ritardo, ma, dopo l’esibizione televisiva di giovedì sera, mi si è dissipato ogni dubbio: Roberto Benigni meriterebbe di vincere il Premio Nobel per la Letteratura.
    Non solo per la sua coinvolgente divulgazione dell’opera di Dante, ma soprattutto per i valori che riesce a comunicare.
    Se la Letteratura serve ad elevare l’animo delle persone, Roberto Benigni si merita sicuramente il Premio Nobel.

  107. Rileggo ora i dialoghi di tre anni fa e… che bello. Che nostalgia. Io e Franchi che ci conoscevamo per la prima volta. Che bello. Che atmosfera dolce e lettera… ehm… non voglio dire scempiaggini banali.
    Che momenti incantevoli. Saluti a tutti i nomi qua sopra!
    Sozi

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