Agosto 19, 2022

625 thoughts on “ABDULRAZAK GURNAH vince il PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2020

  1. Vi riporto anche questa notizia di fonte Reuters.

    Reuters – Mer 1 Ott – 18.45 STOCCOLMA (Reuters)

    La corsa al premio Nobel per la letteratura sembra quest’anno apertissima, con gli eterni favoriti in campo, come il romanziere statunitense Philip Roth e lo scrittore giapponese Haruki Murakami.

    Per i bookmaker britannici Ladbrokes, tra i possibili vincitori c’è anche l’italiano Claudio Magris, seguito dall’israeliano Amos Oz e dall’americana Joyce Carol Oates.

    Bob Dylan, invece, è fanalino di coda nelle scommesse registrate da Ladbrokes.

    Intorno alle decisioni del comitato per il Nobel, intanto, regna il mistero più fitto.

    Altri possibili candidati al Nobel letterario: il poeta australiano Les Murray, il romanziere nigeriano Chinua Achebe e il poeta siriano Ali Ahmad Saïd, che si firma con lo pseudonimo Adonis.

    Nel 2007 il prestigioso riconoscimento era andato alla britannica Doris Lessing.

  2. Se dovvessi scegliere io, preferirei soprattutto Le Clezio. E poi Noteboom, Transtromer, Adonis (e forse anche Murakami).
    Il Nobel penso che verrà assegnato a Oz.
    @ Massimo
    Conosci altri candidati italiani oltre a Magris?

  3. I pronostici sono sempre sbagliati. Amos Oz è sicuramente un grande scrittore e stramerita il Nobel. Anche il poeta Tranströmer meriterebbe questo premio per la sua poesia di silenzi, in un mondo di fracassoni infernali. In tutti i sensi e in tutte le direzioni.
    Per l’Italia non avrei dubbi: Claudio Magris merita questo riconoscimento come saggista, come scrittore aperto all’Europa e al mondo, come grande intellettuale, come persona capace di vedere anche i dimenticati, quelli che non hanno voce, uomini, animali, paesi. Con i suoi saggi ha rifondato la critica letteraria e con i suoi articoli ci ha insegnato tante cose. A me almeno le ha insegnate. Ci ha fatto conoscere scrittori e poeti , ci ha trasmesso l’amore per un grande come Biagio Marin, ha alimentato le nostre speranze per un mondo migliore. Non mi sembra poco. Basterà?

  4. Grazie mille, Desi.
    Temo comunque che non sarà facile nemmeno per Magris. I beninformati sostengono che la più recente vittoria italiana (quella di Fo) è – appunto – troppo recente.
    Incrociamo le dita per Claudio Magris.

  5. Sarebbe ora quei vecchi luterani rugosi, rimbambiti, malati di prostata, parlo dei membri dell’Accademia svedese, premiassero finalmente Philip Roth (anche se onestamente non ricordo a quando risale l’ultima vittoria statunitense). Non ho letto l’ultimo di Roth, ma i due che l’hanno preceduto, nonchè tutti gli altri, meritano il Nobel
    Se ci fosse un Nobel riservato all’opera prima, lo darei senza dubbio a Littel, autore de “Le benevole”, un libro-miracolo, lo sto ancora leggendo ed è una goduria maxima.

  6. Ho sentito parlare molto bene del somalo Nuraddin Farah. Chi mi può dire se è candidato?
    E se quest’anno gli svedesi premiassero la svedese Lagerlof, della quale lessi su Repubblica, serbandone un buon ricordo, il primo capitolo dell’ultimo romanzo “La saga di Gosta Berling”. Qualcuno di voi conosce quest’autrice.
    Comunque, a pensarci bene, il nobel ad una donna per due anni consecutivi mi parrebbe davvero troppo, ahahah

  7. Tra i nomi citati non mi dispiacerebbe Murakami. Oltre a Magris naturalmente. Tra quelli non citati perchè non Cormac McCarthy? Comunque non credo a un premio in Europa (dopo la Lessing). Forse il premio è già destinato a qualche altro continente (Africa? Medio-oriente?)

  8. Giuseppe Bonaviri, secondo notizie ricevute un paio di mesi fa dalla Fondazione Bonaviri, non ha ricevuto il Nobel (nel 2005, forse: sull’anno le notizie non erano certe) per un solo voto in meno. Purtroppo quest’anno, come dice Massimo, sia lui che Benigni (l’altro candidato insieme a Magris) hanno scarse probabilità di vittoria. E poi con Benigni si incapperebbe nello stesso errore, a mio parere, fatto con Dario Fo. Il premio viene assegnato alla letteratura, all’opera scritta, e non allo spettacolo. La scrittura teatrale di Fo, quella da leggere su libro intendo, è molto povera, quasi da pamphlet. Non così, per esempio, per Eduardo, dove la scrittura teatrale è eccellente anche su libro. Il premio Nobel non è per l’attore, ma per lo scrittore. A proposito di elezione d’un italiano, a prescindere dalla vicinanza temporale della vittoria di Fo, Bonaviri pochi anni fa diceva che tra i giurati dell’Accademia svedese del Nobel non esisteva un italianista.

  9. @ Giovanni,
    sì io ho letto La saga di Gosta Berling, non male, sia per le in punta di pennello dei paesaggi che per le caratteristiche dei personaggi…ma è un libro vecchissimo e l’autrice è morta da taaaaanto tempo; vale comunque?
    ciao

  10. @ Giovanni
    Il nome di Roth circola molto. Potrebbe essere la volta buona, anche perché col nuovo libro pare che abbia chiuso il ciclo Zuckermann. Però sembrerebbe che Roth sia osteggiato da parte del segretario del premio, il quale avrebbe detto che: “Il Premio Nobel guarda Al mondo, non all’America”.

  11. Oppure Boris Pahor

    Richard Adams per il romanzo La Collina dei
    Conigli

    Thomas Pynchon

    Don DeLillo

    Andrea Camilleri

    Noam Chomsky

    Yves Bonnefoy

    Milan Kundera

    Alberto Arbasino

    Margaret Atwood

  12. Domani o dopodomani uscirà su “La Stampa” un’intervista di Daniela Marcheschi dove si parla anche di Premio Nobel per la Letteratura.
    Farò in modo di riportarla qui o di segnalarvela.

  13. @ Gaetano
    Non lo so… non credo che il problema sia lo scarso numero di italianisti tra i giurati. Piuttosto… quanti sono, oggi, gli italiani che effettivamente meriterebbero il Nobel?

  14. @ Massimo
    De gustibus… Tabucchi, Vassalli, Bonaviri, Busi, Consolo, Merini, Zanzotto… E fino a non molto tempo fa c’era anche Rigoni Stern, Luzi, Carmelo Bene, Stefano D’Arrigo, Eduardo, …

  15. I due migliori scrittori al mondo sono americani: Roth e DeLillo. Preferisco il secondo al primo.
    Con tristezza posso dire che gli italiani a loro confronto sono nani. Non vedo davvero chi possa competere. D’altra parte da noi la letteratura non conta più nulla.

    A presto
    Marco Gatto

  16. camilleri (che mi piace). pahor (che non mi piace ma è un sommo). ovviamente se cormac mccarthy è fuori lista.
    Di Roth ho letto solo Everyman e mi ha lessato. Leggerò qualche altra cosa per vedere se cambio idea.

  17. @ Enrico:
    leggi L’animale morente, è un testo “decadente” (privo di speranza) che però ben rappresenta o celebra la falsa nascita del terzo millennio.
    🙂

  18. Abraham B. Yehoshua, più del connazionale Amos Oz.
    Riesce a far venire a galla tutti i più reconditi pensieri umani.

    Fra gli italiani forse sarò banale, ma punterei su Umberto Eco.

    Fra i Nobel “futuri” direi Jonathan Coe.

    Fra i “poeti/cantanti” più che Bob Dylan direi Paolo Conte, ma capisco che la mia scelta è troppo partigiana.

  19. Se dovessi scegliere con il cuore…Philip Roth(Ho letto tutto, ma propio tutto sull’autore amaricano e trovo che sia lo scrittore in attività maggiormente degno dell’alloro). L’intervista al segretario degli Accademici svedesi, però, promette davvero male per Roth e gli americani… Certo che se potessi decisere io, consegnerei la palma anche a Pynchon, DeLillo e Kundera. Tra gli italiani, certamente Magris è in “pole”(lo meriterebbe sicuramente), ma vedrei “bene” anche Tabucchi(che adoro) ed Eco. Ma sono quasi certo che l’edizione 2008 andrà ad un poeta…i nomi che circolano (Bonnefoy, Transtromer, Murray), sono di mio gradimento… Un sogno sarebbe veder assegnato il riconoscimento a due poeti che conosco personalmente e che mi onorano della loro amicizia. I Nomi? Nathan Zach (israeliano) e Desmond O’Grady (irlandese).
    Un saluto a tutti.

  20. Roth mi piace un mondo – ma non mi pare nobellisticamente compatibile. E’ un premio che ci ha der politico non solo del letterario e per quelle ragioni politiche io non glielo darei.
    Magris. Se vincesse Magris sarei contentonissima! Non solo scrive in una maniera squisita e dice delle cose belle – ma insomma è proprio un ottimo come individuo che io ce lo vorrei a cena tutte le sere e me lo sentirei come un amico storico.
    Ma n’antra volta un Italiano? Naaa Con Fo (immeritato pemmìa) dovremmo esserci assistemanti pe nantri dieci anni.
    Mi piacerebbe Amos Oz anche se per simpatia, non lo so se è uno scrittore olimpionico.
    Ma secondo me ce fottano a tutti e vince er Nigeriano. Che così conosco pure no’ scrittore che non ho letto.

    Beh ciao a tutti:)

  21. Fino a qualche giorno fa uno dei superfavoriti era (in verità rimane ancora adesso) il – già citato – francese Jean-Marie Gustave Le Clezio.
    Solo che la Francia, quest’anno, si è già aggiudicata il Nobel in altre categorie…

  22. Oltre a quella di Philip Roth (candidatura storica), si parla delle candidature della canadese Margaret Atwood e dello statunitense Thomas Pynchon.
    Solo che, come dicevo, è in corso una polemica…
    Il segretario permanente dell’Accademia, Horace Engdahl, ha definito la letteratura statunitense come “provinciale”, attribuendogli un valore minore rispetto a quella del vecchio continente.
    Il riferimento al supercandidato Roth pare evidente.

  23. definire la letteratura americana e Roth indirettamente provinciali – me fa ride:) Era meglio se diceva che non je piaceno li scrittori con i riccioli.
    Però Toni Morrison è decisamente più compatibile con l’ideologia del nobel di Roth.
    Tabucchi lo trovo molto piacevole ma numme pare olimpionico. Non ci respiri a pieni polmoni. Bei piccoli romanzi. Piccole cose molto gradevoli. Ma ecco – non ti schiaccia al muro come la trilogia di Coetse.

  24. Ciao Massimo,

    bella la discussione sul toto-Nobel. Roth se lo merita più di altri, a mio parere. E poi chi ha detto che Roth non è uno scrittore politico? Basta leggere “Pastorale americana”. (sinceramente le candidature degli italiani mi sembrano una presa in giro).

    a presto
    Marco

  25. Marco Gatto – non ho detto che Roth non sia uno scrittore politico – anzi. Ma su molte questioni non ha avuto posizioni che lo rendessero il soggetto politico amabile nel contesto del Nobel. Il Roth della maturità è un Roth politicamente amabile dalle sinistre, ma quello che dissacra il diario di Anna Frank, quello che ha avuto problemi con la comunità ebraica, quello accusato da più parti di misoginia – e che ha questa fissa del cinismo baldanzoso, non mi pare nobellistico. Stride con gli atteggiamenti mentali nei confronti della storia e delle cose narrate che hanno gli altri.
    Poi magari vince – mica ci ho la palla di vetro.
    Si pensa sempre al Nobel per la letteratura come il massimo riconoscimento, in tema e lo si destoricizza. Ma il Nobel è un premio assegnato in un luogo da delle persone e ha una storia e una geografia. Non bisogna ragionare in termini di categorie estetiche assolute, ma in termine di un punto di vista che fa come cavolo je pare. E boh Roth secondo me ci sta come i cavoli a merenda.

  26. Zauberei, non intendevo per nulla contraddirti, tant’è che condivido totalmente il tuo intervento. Purtroppo io (sbagliando) ragiono per categorie estetiche e fra queste metto la politicità dei romanzi e non la politicità esibita. Certo Roth è riuscito più di altri, a mio parere, a dare un’immagine sociale di quello che sono diventati gli Usa (pur preferendo DeLillo) attraverso una meravigliosa tessitura ironica; non c’è niente da fare: è uno scrittore che sa raccontare l’uomo, e in tempi di vacuità postmoderna non è poco.
    Vedremo l’Accademia che farà…
    ciao

    Marco

  27. Negli ultimi anni il Premio Nobel è stato assegnato prevalentemente a scrittori europei e soprattutto di prosa, per questo motivo penso andrà a un poeta. Ko Un, Adonis? Anche se Amos Oz, Le Clézio, Philip Roth e Don DeLillo sono comunque dati per favoriti. Normalmente i diciotto dell’Accademia ci hanno sempre spiazzato, vedremo.

  28. Fosse per me, il Nobel lo assegnerei ad Amos Oz.
    Secondo me Magris non merita il Nobel per la Letteratura.
    Roth sarebbe pure buono, ma non mi sembra rappresenti al meglio la Letteratura americana: ci sono altri autori che gli preferisco e che trovo essere di più ampio respiro e per contenuti e per stile. No, decisamente spero che non vada né a Roth né a Magris.
    Sarei poi felicissimo se finalmente venisse riconosciuta la grandezza di Chinua Achebe con un Nobel che gli spetta di diritto.

  29. 2005 Harold Pinter
    2006 Orhan Pamuk
    2007 Doris Lessing
    2008 Jean Marie Gustave Le Clezio
    2009 John Ashbery
    2010 Claudio Magris
    2011 Thomas Pynchon
    2012 Predrag Matvejevic
    2013 Philip Roth
    2014 Haruki Murakami
    2015 Yves Bonnefoy
    2016 Margaret Atwood
    2017 Salman Rushdie

  30. Orco signor Iannozzi peccaso Caludio Magris le ha rubato il posto alla fila der macellaro? oppure ci avevate na fidanzata in comune?
    Voglio dire – che non sia troppo lettario concordo in pieno – ma è uno scrittore serio, molto attento, con una ottima prosa. Insomma un po’ troppo signore per meritare delle pedate in faccia.
    Massimo:)))) tifamo inzimmula:))) ( a vòto: Magris per me non vincerà)
    Marco Gatto okke:)

  31. roth provinciale? non direi. a meno che non si intenda che scrive solo intorno e sopra alla provincia che è la sua persona. che scriva alla grande non mi pare ci siano dubbi però, almeno con everyman, mi ha lasciato impassibile

  32. @ Giuseppe Iannozzi
    Ti faccio una domanda… ma mi devi promettere che mi risponderai con sincerità.
    Chinua Achebe lo hai mai letto?
    In Italia sono stati tradotti solo tre dei suoi libri. Uno dalla “e/o”, due dalla “Jaca books”.
    Sincero, eh…
    🙂

    Su Magris sono pienamente d’accordo con Zauberei.

  33. Purtroppo sono certo che anche quest’anno gli Accademici svedesi sorprenderanno (negativamente) per la scelta… spero di essere in errore.
    La possibilità di conferire l’alloro a Chinua Achebe, non è peregrina… Una precisazione: di Achebe sono stati tradotti quattro libri (tre da Jaca book e uno da e/o). Se poeta deve essere, che sia Les Murray!
    La sorpresa potrebbe propio essere quella di premiare un poeta…un poeta non presente nell’elenco “ufficioso”.

  34. Domani verrà attribuito il Nobel della letteratura.
    Io sarò offline la maggior parte della giornata. Dunque, il primo che avrà notizie scriva pure qui… magari imbastendo una piccola scheda sul vincitore.
    Io, appena possibile, aggiornerò il post.

  35. Non escluderei una candidatura ispanofone, e anche se Vargas Llosa è da tempo considerato fuori dai giochi (ma perchè, poi?), rimarrebbe Ernesto Sabato, sostenuto dall’editoria spagnola. Certo, dopo la gaffe del segretario dell’Accademia, non sarebbe da escludere un “ripiego” filostatunitense, ma Roth mi sa proprio dell’eterno papabile che alla fine resta a bocca asciutta… (nè, d’altro canto, mi convince la Oates, che, sia pure molto da lontano, in qualche modo mi ricorda la Jelinek; piuttosto, vedrei meglio Gore Vidal)
    Personalmente, comunque, orienterei la scelta in direzione di Israele (grandissimi sia Yehoshua che Oz), oppure, “nazionalisticamente”, verso il nostrano Umberto Eco, erudito straordinario ma, a mio parere, anche grande narratore!
    Certo, non sono una buona conoscitrice di poesia, dunque la mia visione è strettamente circoscritta alla narrativa…
    Ps. Tranquillizzo i sostenitori della defunta Lagerlof, che il premio lo ottenne nel lontano 1909

  36. Dai Francesca, io e te siamo gli unici ad aver indicato Yehoshua.
    E se l’avessimo azzeccato?
    Lo sapremo mentre fumano le lasagne.
    A dopo.

  37. @ MASSIMO
    Chinua Achebe, un grande, un vero ribelle, non culo e camicia con la sporcizia occidentale. Per fortuna, caro Massimo, se l’Italia disdegna di pubblicare Achebe per le sue idee, altrove non è così e i suoi libri li trovi praticamente tutti in inglese, poesie comprese. Solo in Italia, terra dei cachi, sono stati tradotti appena tre titoli, questo per dimostrare che siamo sempre più poveri e ignoranti di idee e che l’editoria italiana è proprio sconquassata.

  38. IO PUR ESSENDO FIGLIA DI UN INSEGNANTE DI LETTERE ALLE MEDIE E DI UN BIBLIOTECARIO MI PIACEREBBE CHE VINCESSE MURAKAMI O BANANA YOSHIMOTO PERCHE’ SCRIVONO DEI BELLISSIMI LIBRI E VALE LA PENA LEGGERLI SPERO CHE VI PIACCIANO UN BACIONE E VIVA LA LETTERATURA E UN SALUTO AI MIEI AMICI LIBRAI DI VIA DANTE E DI VIA GRAMSCI E W LA FELRINELLI LIBRERIE E LA MEL BOOKSTORE DI FIRENZE (LA MIA CITTA’ NATALE ALE VIOLA) LULYBOMBAHVIOLAAVITA

  39. La famiglia di Le Clézio è originaria della Bretagna emigrata verso le isole Maurizie nel Settecento (suo padre era chirurgo nell’esercito francese in Africa).

    Egli inizia a scrivere dall’età di 7/8 anni e, malgrado i molti viaggi trascorsi, non ha mai smesso di farlo.

    Effettua gli studi nel collegio universitario letterario di Nizza e dopo essersi laureato in lettere, diventa insegnante negli Stati Uniti d’America.

    A soli 23 anni, pubblica con Gallimard la sua prima opera: Le procès verbal (il Verbale) e diventa noto ricevendo il Premio Renaudot e mancando per poco il Premio Goncourt.

    Da allora pubblica più di 30 libri : fiabe, romanzi, saggi, novelli, due traduzioni dalla mitologia indiana e anche innumerevoli prefazioni e articoli e alcuni contributi ad opere collettive.

    Nella sua opera si possono distinguere abbastanza nettamente due periodi.

    Il primo periodo va dal 1963 al 1975, i romanzi e i saggi di Le Clézio esplorano i temi della follia, del linguaggio, della scrittura, con la volontà di esplorare certe possibilità formali e tipografiche, come fecero altri scrittori della sua epoca: Georges Perec e Michel Butor. Le Clézio si conquistò allora l’immagine di scrittore innovatore e ribelle che gli procurò l’ammirazione di Michel Foucault e Gilles Deleuze.

    Alla fine degli anni ’70 (secondo periodo) Le Clézio compie un cambiamento nel suo stile e pubblica libri più leniti. La sua scrittura è più serena e i temi dell’infazia, della minoranza, del viaggio, passano al primo piano. Questo modo letterario seduce il suo grande pubblico. Nel 1980, è il primo a ricevere il Premio Paul Morand conferito dall’Académie française, per la sua opera “Désert”.

    Nel 1994 è eletto più grande scrittore vivente in lingua francese[1]

    Nel 2008 vince il premio Nobel.

    tratto da wikipedia

  40. Che dire? Avevo il sospetto che quest’anno sarebbe stato “impalmato” un poeta, così è stato! Avrei preferito Les Murray, come poeta. Sono ancora una volta deluso per Roth…

  41. Nel mio sistema bibliotecario il francese Le Clézio è assente: 80 comuni, Lecco compresa e nessun testo! Ma quanto mi sento piccolina, qui, fra i rocciosi monti.
    C’è qualcuno fra voi che lo conosce? Per quanto mi riguarda, rimedierò al più presto.
    saluti
    🙂

  42. Le Clézio: chi è mai costui?
    Lungi dal contestargli il merito del Nobel resta sempre un fatto, valido non solo in campo letterario: questo premio, considerato il massimo riconoscimento per uno scienziato e per un autore, non è limpido e cristallino come dovrebbe essere, nel senso che è spesso frutto di pressioni varie, anche politiche. Non si spiegherebbe altrimenti perchè autori del calibro di Ibsen o di Tolstoj non l’abbiano vinto, mentre se l’è aggiudicato Grazia Deledda, buona scrittrice, ma nulla di più.
    Aggiungo che i giurati, tutti svedesi, pur essendo persone colte, non sono il massimo al riguardo.
    Quindi se Ungaretti o Luzi, tanto per restare in Italia, non hanno avuto il Nobel non è necessariamente perchè altri sono migliori di loro, ma perchè questi sono stati valutati, da un ristretto numero di giurati, più di loro.
    Questo per sfatare l’aurea di leggenda immacolata di questo premio che presenta gli stessi pregi e gli stessi difetti di altri.

  43. @ Miriam
    Sì, conosco Le Clézio, e nel mio primo commento, come leggerai, tra i candidati maggiormente favoriti, lo preferivo a tutti gli altri. Mi ha parlato di Le Clézio per la prima volta, sei o sette anni fa, un mio amico marocchino, grande esperto di letteratura, il quale aveva vissuto anche in Francia. Un mio libro di racconti gli aveva ricordato un po’ Le Clézio. Naturalmente, sono andato poi alla ricerca di questo nome, fino ad allora a me sconosciuto. In Italia è poco tradotto (ho letto, tramite prestito bibliotecario, “Il verbale”, in una vecchia edizione Einaudi del 1965, ma c’è anche qualche altra cosa qui e là tradotta di recente), mentre in Francia è un autore notissimo. L’anno scorso ho portato dalla Francia un suo piccolo libro con due bellissimi racconti, lievi e delicati: “Peuple du ciel” (Gallimard, 2006). Con l’assegnazione del Nobel potrò leggere, immagino, qualcosa in più di Le Clézio qui in Italia.
    ***
    (Fuori tema):
    Proprio ieri la biblioteca comunale del mio paesello ha richiesto l’acquisto, su mio suggerimento, di “Catasto magico”, il libro della Corti da te citato. Potrò leggerlo, spero, tra pochi giorni.
    Un abbraccio,
    Gaetano

  44. Concordo con Renzo Montagnoli (eccetto per il benevolo commento su Luzi). Ho letto qualcosa di Le CLézio: gran talento, non c’è che dire, ma non da Nobel. E quando dico “da Nobel” vorrei dire “scrittore di eccelsa qualità, superiore al resto” ecc. Purtroppo le scelte dell’Accademia non permettono questa interpretazione, almeno in ambito letterario: pensiamo a Dario Fo o, appunto, alla Deledda, tanto per deprimerci e per restare a casa nostra.
    Peccato per Roth, lo merita da un pezzo.

    Ciao
    Marco

  45. @ Renzo Montagnani
    Dal tuo precedente commento: “Questo per sfatare l’aura di leggenda immacolata di questo premio”. Non penso che ci sia mai stata questa leggenda, almeno tra coloro che qualche libro lo leggono, e penso anche che non ci sia bisogno, per ovvietà, di citare i molti nomi degli esclusi dal premio Nobel.

  46. Il Premio Nobel ha un’aura di leggenda anche perché costituisce un volano enorme per le vendite dei libri dei vincitori… ma è chiaro che gli esclusi costituiscono un pantheon letterario a parte!

  47. Caro Failla,
    ha risposto per me Maria Lucia Riccioli. Tu prova ad andare in giro e a chiedere di un Nobel magari sconosciuto e chissà perchè quasi tutti ti dicono che è un grande; se glielo chiedevi prima manco sapevano chi era.
    A proposito, mi chiamo Renzo Montagnoli. Montagnani era quel bravo attore purtroppo già scomparso. Non sei stato l’unico comunque a confondere i cognomi, visto che anche il nome è uguale.
    La citazione degli esclusi era a puro titolo semplificativo, per dimostrare la valenza di chi non ha avuto questo premio e ovviamente senza spirito polemico.
    Anche il discorso di quest’anno sugli autori americani la dice lunga sull’imparzialità (sic!) dei giurati.

  48. Caro Renzo Montagnoli,
    scusa per il refuso sul tuo nome. Nessuno spirito polemico nemmeno da parte mia. Ci sono cose ben più importanti. E il Nobel è uno dei tanti “giochi” mondiali, un ulteriore mercato, ulteriori investimenti ideologici, ma per fortuna, a mio parere, non molto importante. Con stima,
    Gaetano

  49. Guarda caro Renzo, Le Clézio lo conosco poco per la verità, ma conosco Magris.
    Tra gli italiani in lizza solamente Umberto Eco meritava il Nobel, ma non c’erano le condizioni perché gli fosse assegnato quest’anno. Non mi chiedere quali “condizioni”, perché bisognerebbe fare della dietrologia che non ho voglia di fare; e per gli stranieri mi sarebbe piaciuto che vincesse Chinua Achebe o Amoz Oz. Purtroppo era assai difficile che vincessero, troppo scomodi, così come anche Salman Rushdie. Che il sistema editoriale italiano faccia schifo è un dato di fatto: una editoria che pubblica solo librettini tiepidi non può che essere malata, e Chinua Achebe che scrive senza peli sulla lingua era troppo scomodo per il Nobel e anche per l’Italia, difatti di suo sono stati pubblicati di recente solamente tre titoli. L’assurdo poi è che in Italia “Things Fall Apart”, quella che è ritenuta l’opera maggiore dello scrittore, non è stata pubblicata se non nel lontanissimo 58. Poi nessuna ristampa. C’è di che vergognarsi o no?
    Speriamo che il prossimo anno le cose vadano meglio. L’anno scorso sono stato contento: Doris Lessing lo meritava proprio il Nobel.

  50. Si, Gaetano, è niente questo premio rispetto ai problemi che affliggono il mondo. Avevo compreso che non c’era spirito polemico, come non c’è da parte mia.
    Questo salotto è buono per discutere, per scambiare opinioni, insomma pure qui attecchisce la cultura. Al riguardo Massimo Maugeri è molto bravo a proporre gli argomenti e anche a intervenire.
    Ciao
    Renzo

  51. Giuseppe, non conosco Le Clézio, non avendo mai letto nulla di suo, e quindi il mio era solo un discorso relativo a un premio che dovrebbe essere giudicato con oculatezza da competenti e senza influssi esterni, ma sappiamo che anche il Nobel non è immune da certi difetti. Per gli autori stranieri posso dire poco, perchè mi interesso quasi esclusivamente di letteratura italiana. Allo stato non saprei quale autore italiano indicare come papabile per il Nobel 2009, ma forse Alda Merini se lo meriterebbe, se non altro per la continuità del suo discorso poetico. Fra i narratori, i viventi di qualità sono risicati e ci potrebbe stare anche Eco; mi piaceca anche Tabucchi, ma si è un po’ involuto.

  52. Che dietro ai Nobel ci siano delle convenienze è certo. La commissione è tutta di nomi che in Italia ai più non dicono niente. Si fa un gran parlare del premio Nobel, ma nessuno poi che parli delle commissioni esaminatrici, la qual cosa è a dir poco di carattere assurdo. Di italiani che valgono ce ne sono, non moltissimi: abbiamo Umberto Eco, Aldo Busi, Michele Mari… In ogni caso staremo a vedere il prossimo anno chi si aggiudicherà il premio. Quest’anno è andato a un francese, che conosco poco, quindi non avanzo nessuna pretesa di dire se sia buono o no. Conosco altri papabili che però non hanno vinto e che invece avrebbero meritato.

  53. Come avete visto ho aggiornato il post.
    Ho inserito un bel po’ di riferimenti (un lavoraccio) con link anche ai siti dei principali quotidiani nazionali e internazionali.

  54. Intanto, sul Corriere della Sera, Pietro Citati (vedere link) ha affermato: «Non si capisce perché gli accademici di Stoccolma debbano giudicare “provinciali” dei grandi scrittori americani e poi premiare uno scrittore come Le Clezio che aveva cominciato bene ma che poi ha continuato mediocremente»

  55. Non conosco Le Clézio, ma immagino che sia bravo. Le parole di Citati mi lasciano indifferente.
    Non mi sembra che in questi caso il premio sia stato dato per ragioni politiche. Quali dovrebbero essere queste ragioni?

  56. Si spera che ora Le Clézio venga pubblicato in Italia con maggiore visibilità e non solo per pochi titoli da piccoli editori.
    Con tanta merda che pubblichiamo e che dovrebbe far onore al made in Italy, si spera che Le Clézio, non fosse altro che per via del Nobel ricevuto, venga imposto sul mercato italiano, perché davvero non se ne può più di tutta la paccottiglia italiana spacciata per letteratura quando invece è una cagata fantozziana nel migliore dei casi.

  57. Sono sincera, non conoscevo Le Clézio, ma poiché mi piace la letteratura francese vedrò di fare ammenda e di leggere qualcosa di suo. Mi ha colpito della sua figura che è un uomo che viaggia, un apolide (intervistato ha detto che non si sente di nessun paese, e che invidia chi ha radici forti).
    Quanto all’Italia, la mia sensibilità mi faceva tifare per la Merini, ma dopo Dario Fo non so quando ripasserà qui da noi il Nobel…
    Invece mi spiace che si siano dimenticati Cabibbo… ma insomma, contiamo o no noi italiani????

  58. Grazie mille per i nuovi commenti pervenuti.
    “Il Mattino” di oggi ha dedicato un ampio servizio alla vittoria di Le Clézio.
    Vi riporto, di seguito, i testi degli articoli.

  59. Questo Nobel fa discutere, ma soprattutto fa oscillare i giudizi in un imprevisto pendolo di sì e no, entrambi ugualmente decisi. «Una scelta del tutto infelice». Pietro Citati, uno dei maestri della critica letteraria italiana, bolla senza pietà il premio a Jean-Marie Gustave Le Clézio, che giudica «un autore molto mediocre», L’Accademia Svedese è bocciata senza esame di riparazione: «Non si capisce perchè gli accademici di Stoccolma debbano giudicare ”provinciali” dei grandi scrittori americani e poi premiare uno scrittore come Le Clézio che aveva cominciato bene ma che poi ha continuato mediocremente». All’angolo opposto sta lo scrittore siciliano Vincenzo Consolo: «Quello a Jean-Marie Gustave Le Clézio mi sembra un Nobel ben assegnato». Consolo, amico dell’autore francese dagli inizi degli anni Novanta, quando entrambi facevano parte del Premio internazionale dell’Unione Latina, difende la scelta degli accademici perchè «Le Clézio è uno scrittore vero, che appartiene alla grande tradizione letteraria francese ed ha espresso benissimo le istanze di quel mondo».

  60. Jean-Marie Le Clézio è stato un giovane esordiente di successo, a 23 anni ha pubblicato il primo romanzo subito gratificato dalla critica francese ed è stato tra i protagonisti della stagione sperimentale del Nouveau Roman. Ha pubblicato una trentina tra romanzi, fiabe, saggi e novelle, mostrando sensibilità ai temi e alle suggestioni del buddismo, dell’Africa, dei maya. Nel suo Paese è considerato un importante scrittore e un personaggio dal fascino controverso. Basta a meritare il premio Nobel per la Letteratura? Perché da ieri mattina Jean-Marie Gustave Le Clézio è il premio Nobel per la Letteratura, «esploratore di un’umanità che va oltre e nel profondo della civiltà imperante» come recita la motivazione dell’Accademia di Svezia. Ventitré anni dopo Claude Simon, si affianca a nomi come quelli di Jean Paul Sartre – che però nel 1964 oppose il rifiuto – e Albert Camus. Da una decina di giorni i quotidiani di Stoccolma puntavano su di lui, nonostante la rosa dei candidati includesse Philip Roth e Mario Vargas Llosa, Amos Oz e Milan Kundera, Cees Nooteboom e Adonis, senza citare Claudio Magris e Antonio Tabucchi.
    Ha vinto Le Clézio, dando evidentemente ragione a chi contava sulla capacità di seduzione del romanzo francese presso gli accademici. Bene. Non è la prima volta che da Stoccolma si premia l’autore per la nazione, applicando il principio della geopolitica che ha portato alla vittoria, per esempio, l’egiziano Nagib Mahfouz nel 1988 o il caraibico Derek Walcott nel 1992: autori di qualità e però non conosciutissimi se non addirittura periferici, ritenuti comunque simbolo di realtà territoriali e culturali dal valore strategico. A ben vedere, pure l’assegnazione all’inglese Harold Pinter, al turco Orhan Pamuk e alla protofemminista Doris Lessing – gli immediati predecessori di Le Clézio nell’albo – possono rientrare in questa considerazione. Sarà un modo per declinare il dettato di Alfred Nobel il quale raccomandava di individuare «il migliore nel sentimento ideale». Qui si potrebbe aprire un dibattito infinito per trovare un minimo d’intesa su che cosa significhi, oggi, «sentimento ideale». Cioè? Resta la pagina letteraria a cui attenersi. E quella di Jean-Marie Le Clézio è senz’altro ricca e varia, capace di raccontare scenari che dalla Shoah spaziano a Frida Kahlo, dall’Oceania ai deserti d’Africa, dalla Britannia ai miti indiani. Ma è davvero la migliore? È insomma lui lo scrittore che al mondo oggi si segnala per la più convincente produzione narrativa o poetica? È, di conseguenza, il Nobel il premio a cui tutti, pur nei distinguo delle scelte provocatorie e controcorrente adottate – quella per Dario Fo rappresenta un ulteriore esempio: con un senso comunque preciso ed evidente. Lo sarebbe stato anche per Bob Dylan, per dire -, dando l’ altissimo significato di riconosciuto sigillo a una carriera artistica o scientifica? Non converrebbe allora derubricarlo a rassegna parziale e farsene una ragione? Sono interrogativi che in fondo hanno caratterizzato ogni edizione e ogni vincitore, tanto da costituire una sorta di genere giornalistico, di topos della polemica culturale. Certo è che il premio a Le Clézio li rimette in movimento con un sovrappiù di perplessità che non può ascriversi al provincialismo del punto di vista. No. Non pare proprio che attendersi il Nobel per la Letteratura a Roth o a Vargas Llosa rischi di essere provinciale. Sono le decisioni dei 17 membri dell’Accademia di Svezia, invece, a sembrare giungere da un mondo separato, lontano, governato da logiche da strapaese.
    Generoso Picone

  61. Con l’assegnazione del Nobel per la letteratura al francese Jean-Marie Gustave Le Clézio è certo che si è voluto premiare uno scrittore capace di far convivere, nella sua opera, il reale e l’immaginario, di collocarsi su una linea di confine tra mondi diversi, di celebrare l’erranza, di disprezzare il pregiudizio, di percorrere una strada che è sua e solo sua, lontanissima dal nombrilisme (l’arte di guardare il proprio ombelico) nel quale indugiano ancora molti scrittori francesi. Una carriera, quella del non ancora settantenne premio Nobel (è nato a Nizza il 13 aprile del 1940 da padre mauritano e madre francese) cominciata prestissimo, poco più che ventenne, quando pubblica – nel 1963 – il suo primo libro Le Procès-Verbal, tradotto due anni dopo da Einaudi: vendette poche copie e così la casa editrice torinese rinunciò ai diritti, acquisiti da Duepunti di Palermo che nel 2005 lo ha ristampato. A Nizza si laurea in Lettere, per specializzarsi prima a Bristol e poi a Londra. Da lì, va a insegnare in un’università buddhista in Thailandia, in Messico, in Texas e viaggia fino alla Nigeria e al Giappone. Nel 1960 sposa la prima moglie di origini polacche, da cui divorzierà. Ha una figlia da seconde nozze. A quel che lui stesso racconta, la passione per la letteratura era nata quando era ancora un bambino, in conseguenza di complicate vicende familiari. Il padre era un medico inglese che curava lebbrosi nel centro Africa, la madre di una famiglia bretone che, nel XVII secolo, era emigrata nell’isola Mauritius. E proprio nella remota isola dell’Oceano Indiano, il piccolo Le Clézio vive i suoi primi anni, fino al 1948, quando con madre e fratello parte per la Nigeria per ritrovare suo padre, che nemmeno conosceva. Durante questo viaggio certamente avventuroso, il bambino scrive i suoi primi due romanzi. Dirà poi che «l’atto di scrivere è rimasto, per me, legato a quel primo viaggio» e che nessuno dei libri veri, scritti successivamente, «ha avuto la stessa importanza di quei due libri africani». Il verbale (è questo il titolo italiano) lo consacra subito come una promessa della letteratura. Ottiene il prestigioso premio Renaudot, viene accolto con favore da personaggi che già stanno diventando importanti, come Foucault e Deleuze, vende molte copie. È il primo di una serie di romanzi (influenzato naturalmente dall’école du regard) che tendono a dare una visione fortemente critica della modernità, vista come un universo disumanizzante, nel quale l’uomo è ridotto a simulacro, parte di una folla anonima nella quale tutto si confonde mentre gli oggetti acquistano un’evidenza minacciosa e sempre più incombente. Declinano in vari modi queste tematiche le opere pubblicate fino al 1975: i romanzi Le deluge (1966), La guerre (1970), Les Géants (1973) e soprattutto i saggi de L’estasi materiale, pubblicati nel 1967. Quello di Le Clézio è un universo che, come è stato rilevato, «circoscrive uno spazio-tempo tragico, nel quale i paria del mondo e del linguaggio prima si ribellano e poi sono annientati». La soluzione, dunque, per esistere, è la fuoriuscita da quel mondo nel quale la modernità assume forme così angoscianti, ma non per regredire verso l’inerte contemplazione del passato, bensì per scoprire altri universi, altre condizioni umane, altri tipi di approccio alla realtà. Non a caso, nel 1976 traduce Le profezie di Chilam Balam, opera mitologica maya. Questo sforzo è favorito dalla personale irrequietezza di Le Clézio, che ha vissuto per molti anni in Messico, a Panama (condividendo la vita degli indios Emberas e Wuananas) e poi in Africa. Il soggiorno messicano sarà all’origine di due libri tra i più belli e intensi di Le Clézio: il saggio Le rêve mexicain del 1988 (Il sogno messicano) e il romanzo Diego e Frida (1993) ispirato alla tempestosa relazione tra gli artisti messicani Diego Rivera e Frida Khalo. L’obiettivo diventa quello di vivere in uno stato di immediatezza col mondo e col linguaggio, di tornare a realizzare il miracolo che era, per i popoli della regione, «l’armonia con il tempo, l’arte di pensare e di vivere che univa l’uomo al resto dell’universo» (dirà il sempre caustico Angelo Rinaldi che Le Clézio tende ad assumere «pose da profeta» e che le sue opere «fanno pensare al bollettino meteo, quando il presentatore annuncia persistenza di tempo coperto con passaggio di belle schiarite»). Ecco poi i romanzi africani come Deserto (pubblicato in Francia nel 1980 con grandissimo successo e tradotto da Rizzoli), Il cercatore d’oro (1985), Onitsha del ’91 e Stella errante, pubblicato l’anno successivo, che segnano la ricerca di un mondo vergine e di un tempo ormai perduto, e anche, più tardi, con le ultime opere, il tentativo di ritrovare le proprie, personali radici nella storia singolare dei propri antenati, partiti dalla Bretagna poverissima del diciassettesimo secolo per trovare fortuna nelle isole dell’Oceano Indiano. Le Clézio, che vive tra Nuovo Messico, Stati Uniti, Nizza e Albynquerque in Bretagna, ha pubblicato poche settimane fa il suo ultimo libro, Ritournelle de la faim, scritto in Corea (dove ha insegnato l’anno scorso all’Università di Seul) e nel quale si racconta la vita, tutto sommato felice, della piccola comunità mauriziana a Parigi tra le due guerre. Ha già cominciato un altro romanzo, ambientato nell’isola africana. Chissà se il Nobel cambierà qualcosa nei suoi programmi.
    Felice Piemontese

  62. Quando è arrivata la telefonata dell’Accademia del Nobel, Jean-Marie Gustave Le Clézio stava leggendo un libro: “La dictature du chagrin” di Stig Dagerman. «Grazie», ha risposto semplicemente, alla notizia che gli era stato attribuito il prestigioso riconoscimento. «Questo premio non me lo aspettavo, non ero pronto, ma sono molto felice». Forse, il sorriso gli si sarebbe spento, se avesse letto un macabro scherzo on line: l’edizione spagnola di Wikipedia, ieri, ha infatti dato per morto Le Clézio, colpito da «infarto» per la sorpresa della notizia del Nobel: «È stato ricoverato in condizioni critiche all’ospedale Charles de Gaulle di Parigi, dove è morto alle 13.05», riferiva Wikipedia in apertura della pagina sullo scrittore, che dopo due minuti è stata cancellata; ma l’autore l’ha reinserita, aggiungendo che il presidente francese Sarkozy aveva inviato le sue condoglianze alla famiglia di Le Clézio. Pure il secondo testo è stato cancellato da Wikipedia. Lo scrittore francese, 68 anni, è arrivato poco prima delle 16 alle Edizioni Gallimard, rue Bottin, a Parigi, per una conferenza stampa improvvisata. «Come tutti i grandi premi – ha detto sotto i flash – è una grande fortuna, è un incoraggiamento a ogni età, permette di prendere tempo».
    Il suo messaggio?
    «Continuate a leggere romanzi».
    A chi dedica questo premio?
    A Claude Gallimard, più che un editore – dice – «un vero amico. La persona che mi ha accolto per pubblicare il mio primo romanzo». Era il 1963: «Da allora il cammino è stato lungo – continua – ma un po’ alla volta ho imparato tante cose. Scrivere non è solo stare seduto ad un tavolo, ma ascoltare il rumore del mondo».
    Di viaggi nella sua vita ne ha fatti tanti. Ma nel suo cuore ci sono soprattutto le isole Mauritius, di cui è originaria la sua famiglia e di cui ha anche la nazionalità, oltre a quella francese: «La Francia è la mia patria elettiva per la cultura e la lingua, ma la mia seconda piccola patria sono le isole Mauritius, il posto più vicino al mio cuore».
    Nel cuore di Le Clézio c’è anche la poetessa di origini italiane Christine de Pisan, prima donna di lettere francese, esempio di una cultura, quella francese, fondamentalmente «meticcia». Dice di essere anche «un gran lettore» di Samuel Beckett, di apprezzare l’americano Philip Roth, Claudio Magris.
    E la letteratura francese contemporanea?
    «La amo molto, è così ricca e diversa che non rischierà mai il declino». Interpellato sulla crisi finanziaria, sorride: «Non ho molti legami con le banche, ho tanti debiti».
    Appena arrivato dalla Corea, Le Clézio, che risiede negli Stati Uniti, si trova ora a Parigi per una settimana, prima di ripartire per il Canada.
    E dal 5 dicembre, sarà a Stoccolma.

  63. Per me il più grande scrittore francese è Houellebecq! Di cui è fra l’altro uscito un nuovo libro per Bompiani relativamente da poco. Ovvio che a uno come lui il Nobel non lo daranno mai.
    Giusto per mettere anche il suo nome nella minestra.
    Saluti, Marco

  64. Perché i lettori italiani cascano
    sempre dalle nuvole all’annuncio
    del premio Nobel per la letteratura?

    Se abbiamo pubblicato il primo romanzo di Le Clézio è
    perché ci siamo subito innamorati della dirompente forza
    dello stile di quel ventitreenne, di quel signor nessuno che
    negli anni Sessanta aveva proposto il suo manoscritto
    d’esordio a Gallimard.
    Da questo punto di vista, noi piccoli editori ancora
    sconosciuti (era il nostro terzo libro), abbiamo seguito le
    orme dei maestri dell’editoria francese, che in quel
    romanziere avevano creduto.
    È il nostro marchio: proporre ai lettori italiani le perle
    che sfuggono agli ingranaggi delle classifiche, e che però
    magari altrove sono veri e propri punti di riferimento,
    hanno cambiato un’epoca, hanno inventato un genere o
    stravolto una disciplina codificata.
    Perché i nostri lettori non caschino dalle nuvole
    all’annuncio del prossimo premio Nobel.

    la redazione di :duepunti

  65. Caro Massimo, mi sembra un’ottima idea quella di dedicare un post a Houellebecq. Sono già pronto a sfornare qualche commento!
    Ciao
    Marco

  66. Sarebbe carino leggere l’incipit del libro di Le Clezio pubblicato dalla Duepunti. Si può? Penso che interesserebbe a tanti.

  67. Come avete visto l’ho aggiornato inserendo brani tratti da libri del neoNobel francese pubblicati in Italia.
    La “:duepunti” e la “Instar libri” – che ringrazio – mi hanno infatti concesso la possibilità di pubblicare gli incipit dei libri di Le Clézio presenti sul loro catalogo.

  68. Potete leggere l’intero primo capitolo de “Il verbale”. Il primo romanzo di Le Clézio.

    Le procès-verbal, Gallimard, « Le Chemin », Paris, 1963, 250 p., Prix Renaudot; (trad. it.) “Il verbale”, :duepunti edizioni, Palermo 2005

  69. Cari amici,
    ho pensato di usare questo post come una sorta di forum permanente sui premi Nobel per la Letteratura che si avvicenderanno negli anni a partire dal 2008 (anno in cui è salito sul podio Jean-Marie Gustave Le Clézio).

  70. In questo post, dunque, troverete una serie di testi che verranno aggiornati di anno in anno.
    Pongo le solite domande (un po’ in ritardo, per la verità: il responso si saprà domani):
    Chi vincerà il Nobel per la letteratura 2009?
    Chi vorreste che vincesse?

  71. Conosceremo il risultato tra non molto (se non sbaglio: domani, giovedì 8 ottobre).
    Vi invito a fare le vostre previsioni e a esprimere le vostre preferenze. Il primo di voi che avrà modo di conoscere il nome del premiato è pregato di darne comunicazione qui, perché se ne possa chiacchierare insieme.

  72. Pare che quest’anno (ma non è la prima volta) il favorito sia Amos Oz e che tra i “papabili” ci siano anche l’algerina Assia Djebar, gli statunitensi Joyce Carol Oates e Philip Roth, l’italiano Claudio Magris.
    Insomma: qualche nome nuovo e… i soliti noti.
    Vedremo.
    Intanto, se volete, dite la vostra.

  73. Mi piacerebbe che vincesse il “nostro” P.Roth ma sono quasi certa che vincerà J.C.Oates.
    bacioni,simpatico questo post- previsioni.

  74. Comunque preferirei anch’io un italiano. Claudio Magri, come dice Sergio Sozi. Ma non ci credo. Magari sarà l’anno della poesia.

  75. Marco, tifo anch’io per Roth. Ha perso il Letteratitudine Book Award 2009, ma potrebbe rifarsi con il Nobel. Capisco che non è la stessa cosa, ma nella vita… be’, bisogna pur accontentarsi:-)

  76. sono quasi vent’anni che le mummie di stoccolma non premiano uno scrittore del mondo ispanoparlante…corpo a corpo tra ernesto sabato e mario vargas llosa…?…non lo pre-vedo, lo auspico….

  77. Vostradamus, visto che parli di mummie mi piacerebbe conoscere l’opinione delle archeologhe che frequentano questo sito.
    😉
    Mario Vargas Llosa non sarebbe male (è uno dei papabili da molti anni).

  78. Io voterei Noam Chomsky, grandissimo linguista, innovativo nella ricerca sul linguaggio. Per la sua visione del mondo, per l’ impegno civile che lo porta a condividere il sogno di quanti vorrebbero un mondo migliore. Non ricordo in quale sua opera lessi che in un convegno di esperti telematici, riferisce l’intervento di un rappresentante dei Paesi in via di sviluppo che disse che al suo paese moltissima gente non aveva mai preso in mano una cornetta del telefono. E poi mi piace ricordarlo per la sua netta presa di posizione contro la guerra in Vietnam. Saluti a tutti. Franca Maria Bagnoli

  79. Vorrei che vincesse (scelgo tra coloro che hanno qualche probabilità di vittoria) in ordine di preferenza:
    1 – Tabucchi
    2 – Murakami
    3 – Vargas Llosa

  80. Anche Magris è tra i papabili da molti anni, anzi se non ricordo male era dato per sicuro nel 2007 quando, in realtà, vinse il nobel Doris Lessing. Se non ricordo male, poi, Magris è stato di recente intervistato da Sergio Sozi. Credo che il Nobel sia un adeguato risarcimento per ciò che ha dovuto sopportare. 🙂

  81. Caro, Massimo innanzitutto ciao, e grazie di offrire con Letteratitudine occasioni d esprimere pareri che non concernino lo squallore morale e sociale in cui viviamo. Insomma grazie di dare l’opportunità di parlare di cultura.
    Magris è italiano e se merita il Nobel non solo come scrittore, ma come lucido e autentico intellettuale.io tifo per lui. anche se in assoluto Roth è il più grande scrittore vivente. speriamo non escano nomi astrusi. Un saluto a tutti ifrequentatori di Letteratitudine.

  82. Beh, sarebbe ora vincesse Philip Roth, anche se Amos Oz non è assolutamente l’ultimo arrivato. Da italiano, mi farebbe piacere se fosse assegnato a Claudio Magris, ma mi sembra alquanto difficile.

  83. Massimo, ma se vince Philip Roth prometti che il prossimo anno non lo sosterrai per il letteratitudine book award?
    🙂

  84. Tra i poeti in lizza ci sono lo svedese Tomas Tranströmer, il siriano Adonis, e il coreano Ko Un.

  85. Qualcuno ha anche fatto il nome della scrittrice di racconti Margaret Atwood.
    Non mi dispiacerebbe la vittoria di Oz.

  86. Anche quest’anno a poche ore dall’annuncio faccio il tifo per Claudio Magris. Tra gli stranieri le mie preferenze vanno all’autore della meravigliosa “Storia di amore e di tenebra”, Amos Oz. Per me è il suo capolavoro.Gli altri libri sono di gran lunga inferiori. Anche se Oz è un grandissimo scrittore.

  87. Non è vero, scherzavo 😀
    Però mi piacerebbe. Con un Nobel così per il premio sarebbe tutta un’altra musica.

  88. il nobel per la letteratura 2009 è stato assegnato alla scrittrice tedesca Herta Muller…

  89. Nata nel 1953 a Nitzkydorf nel Banato Svevo, regione di cultura e lingua tedesca passata dopo la seconda guerra sotto il controllo della Romania, ha studiato letteratura tedesca e rumena a Temesvari (Timisoara) vivendo a lato di un gruppo di scrittori e poeti rumeno-tedeschi (l’ “Aktionssgruppe Banat” di cui facevano parte Richard Wagner – con cui si sposò e si trasferì poi in Germania, Nikolaus Bergwanger, Rolf Bossert, Franz Hodjak) che intendeva la letteratura come critica e contrapposizione al regime di Ceausescu.

    Pubblicò il suo primo libro, “Niederungen”, a Bucarest nel 1982. Emigrata in Germania nel 1987, qui vive da allora e qui ha pubblicato la maggior parte delle sue opere. Ha vinto nel 1994 il Premio Kleist ed è considerata una scrittrice di notevole talento. Le è stato assegnato dall’Accademia delle Scienze e della Letteratura di Mainz (parimerito con altri due vincitori) il Premio Joseph Breitbach 2003.
    Ha vinto inoltre il Premio Konrad Adenauer (Konrad-Adenauer Literaturpreis) per il 2004, che le verrà consegnato a Weimar il 16 maggio. Nelle sue opere ha rappresentato (con mezzi puramente linguistici che rendono le sue opere ancora più pregevoli sotto l’aspetto stilistico) gli aspetti più crudi del suo ambiente (la miseria e l’arretratezza culturale della minoranza tedesca del Banato) e della situazione politico-sociale della Romania – con un riferimento particolare alla disperata condizione delle donne costrette a subire oltre al giogo politico anche il ricatto sessuale che veniva comunemente praticato all’interno delle fabbriche, la rivolta che ha abbattuto il regime di Ceausescu, ma anche il disorientamento provato in seguito all’emigrazione in Germania.

    Tra le sue opere:

    Bassure (Niederungen, Bukarest, Kriterion 1982; Rotbuch, Berlin 1984)
    Der Mensch ist ein großer Fasan auf der Welt, Rotbuch, Berlin 1986
    Barfüßiger Februar, Rotbuch, Berlin 1987
    Drückender Tango, rororo Verlag, 1988
    Reisende auf einem Bein, Rotbuch, Berlin 1989
    Der Teufel sitzt im Spiegel, Rotbuch, Berlin 1991 – saggio sulla scrittura
    Der Fuchs war damals schon der Jäger, Rowohlt, Reinbeck bei Hamburg 1992
    Eine warme Kartoffel ist ein warmes Bett, Europäische Verlagsanstalt, Hamburg 1992
    Der Wärter nimmt seinen Kamm. Vom Weggehen und Ausscheren, Rowohlt, 1993
    Der Rottenfänger von Hameln, Dessart, 1994
    Herztier, Rowohlt, Reinbeck bei Hamburg 1994
    Hunger und Seide, Rowohlt, 1995
    In der Falle, Wallstein, 1996
    Heute wär ich mir lieber nicht begegnet, Rowohlt, 1999
    Der fremde Blick oder das Leben ist ein Furz in der Laterne, Wallstein, 1999
    Im Haarknoten wohnt eine Dame, Rowohlt, 2000
    Wenn die Katze ein Pferd wäre, könnte man durch die Bäume reiten, di Herta Müller e altri autori, Swiridoff, 2001
    Heimat ist, was gesprochen wird. Rede an die Abiturienten des Jahrgangs 2001,
    Gollenstein Verlag
    Momente in Jerusalem, di Herta Müller e altri autori, Bleicher 2002
    Una mosca attraversa un bosco dimezzato, in: Fuoricampo.
    Racconti di scrittrici austriache e tedesche, Avagliano editore

  90. Herta Müller e il macello di Ceausescu
    mercoledì 03 settembre 2008
    «Alias» del 2 agosto 2008 – Stefano Zangrando
    ***********
    Herta Müller, nata nel 1953 in un villaggio tedesco del Banato romeno, emigrata in Germania nel 1987 e oggi inserita a pieno titolo nel canone contemporaneo della letteratura tedesca, ha saputo restituire in un’opera poetica e saggistica molteplice, ma pressoché costante nella qualità degli esiti, la memoria della quotidianità e della persecuzione della minoranza di lingua tedesca in Romania nei decenni della dittatura di Ceauşescu. In Italia, tuttavia, il suo destino editoriale è stato alquanto ingrato: dopo le storie brevi di Bassure (Editori Riuniti 1987) e il romanzo breve In viaggio su una gamba sola (Marsilio 1992), l’attenzione dell’editoria nostrana per l’autrice parve declinare, benché nel 1994 fosse uscito Herztier, alla lettera “bestia del cuore”, il romanzo che più riccamente di ogni altro «riesce a trovare e far scaturire la poesia persino dal degrado materiale e spirituale di un’intera nazione».Sono parole, queste ultime, tratte dal risvolto di copertina dell’edizione italiana, per la quale si è dovuto attendere poco meno di un quindicennio, ma che finalmente offre ai lettori italofoni un’opera bella e importante, che tra l’altro è valsa all’autrice il prestigioso premio Kleist. L’onore al merito va all’editore Keller di Rovereto, il quale, forse per favorirne una più ampia appetibilità, l’ha pubblicata, sulle orme dell’edizione inglese, con il titolo Il paese delle prugne verdi (trad. di Alessandra Henke, pp. 254, € 14,00). Di questa storia, una volta presa confidenza con una lingua intensamente poetica, capace di squarci visionari e sconfinante a tratti in un perturbante surrealismo, colpisce innanzitutto l’aderenza empatica alla realtà descritta, che è la quotidianità oppressa di quattro giovani intellettuali dissidenti, la narratrice e tre amici, dagli anni di studio universitario all’inserimento professionale in una società dannata, pregna di paura e solitudine, estraneità e diffidenza, dove l’uomo istruito è disprezzato e nei mattatoi si beve davvero il sangue caldo delle bestie macellande. Quella a cui il regime, «fautore di cimiteri» e responsabile spietato della miseria collettiva, condanna i quattro è poco meno di una morte in vita, dove le perquisizioni e gli interrogatori sono solo le prime tappe di una persecuzione che, se non porta alla follia, chiama il suicidio o, nel migliore dei casi, incoraggia l’espatrio. La resistenza, in un simile contesto, è opzione assai ardua, e a volte fallisce. A compiere la bellezza esaustiva di questo poema in prosa altamente politico, teso in ogni momento a denunciare la mutilazione sistematica operata dal regime sulle esistenze individuali, sono poi l’alternarsi della vicenda principale con i flashback sull’infanzia della narratrice, che svelano l’abbrutimento doloso della vita privata e familiare fin nei suoi risvolti più intimi, e la presenza di due personaggi femminili, Lola e Teresa, che nella loro vitalità eslege e nel loro tragico destino incarnano al massimo grado la triste fatalità di trovarsi a «camminare, mangiare, dormire e amare qualcuno nella paura».

    (Questa recensione è apparsa su «Alias» del 2 agosto 2008 con il titolo Herta Müller e il macello di Ceausescu)

    http://www.kellereditore.it/index.php?option=com_content&task=view&id=170&Itemid=96

  91. comunque abbiamo dato la notizia prima dei siti dei grandi quotidani: repubblica, corriere, stampa, etc.
    che so’ lenti, raga’… che so’ lenti…
    🙂

  92. Recensione a Bassure di Herta Müller (u dieresi…)
    *
    Il titolo italiano “Bassure”, forse inevitabile, suona un po’ modesto e incolore per il contenuto del presente libretto, tutt’altro che modesto o privo di pretese, non più ristampato da diversi anni: è una raccolta di racconti opera prima della scrittrice rumeno-tedesca Herta Müller pubblicata in Romania nel 1982 e in seguito a Berlino nel 1984, e qui tradotta da Fabrizio Rondolino per gli Editori Riuniti nel 1987. Ottimamente tradotta – lavoro non facile data la raffinatezza linguistica e simbolica del testo.

    Il titolo italiano allude, come il tedesco “Niederungen”, alle “bassezze” della vita, a tutto ciò che vi è di infimo e misero, ma traduce anche il secondo significato tedesco, “bassopiani”. Sembra essere questo in effetti il significato vero del titolo. Il critico Norbert Otto Eke lo spiega come citazione del poeta della Germania Est Johannes Bobrowski: “Wir, die wir in den Niederungen leben, wir verstehen den Tod, denn er ist uns nicht fremd, weil wir zusammen mit ihm aufgewachsen sind” [1] (noi che viviamo nei bassopiani comprendiamo la morte, poiché non ci è estranea, essendo cresciuti con essa). La parola che dà il titolo al libro ha valore metaforico e doppio significato con riferimento esistenziale.

    La morte è presente già nel primo racconto, quell’ “Orazione funebre” giustamente posto in apertura, perché il tema della morte torna a più riprese, come un tetro refrain, tra le righe e in modo del tutto esplicito. E’ la morte che permea la vita, il sottofondo di azioni e pensieri solo apparentemente normali e consueti di chi non può più vivere nell’oppressione e nella miseria, privo di sbocchi e di scopi. Ne scopriamo il motivo nel corso della lettura – lettura, va detto, estremamente piacevole nonostante i temi trattati, poiché si avvale di ironia e di distacco, di disincantata ma tenera osservazione naturalistica e di mirabile tecnica stilistica.

    E’ la vita nella piccola comunità di madre lingua tedesca del Banato Svevo (Romania), su cui pesano due maledizioni: la condizione di minoranza appunto, in cui pericolosamente si isola nell’ostinata conservazione di riti e abitudini ormai fuori del tempo col conseguente ovvio venir meno di fecondi apporti dall’esterno, e la dittatura di Ceausescu, sorte che essa condivide col resto del paese.

    Quando Herta Müller pubblicò questi racconti aveva 29 anni. Ad essi fecero seguito altre opere letterarie che le hanno dato notorietà. Cosa cui ha senz’altro contribuito l’esilio volontario (o forse dovremmo parlare di fuga) del 1987 nella Germania Ovest, dove ora risiede.
    Iniziò così, con questi racconti in cui ancora si ritrova lo sguardo della bambina, e i suoi ricordi: i giochi con gli animali, col granoturco, l’insetto dentro l’orecchio…

    Con la tecnica narrativa che le è peculiare, e che ha sempre più perfezionato nel corso del tempo, l’autrice scompone i fatti e le azioni, staccandoli e fissandoli ripetitivamente sulla pagina, ma scompone anche l’essenza del reale, attribuendo agli oggetti ed alla natura elementi e funzioni fantastici, cosicché essi assumono sulla pagina valore metaforico – ed un forte rimando ad un’immagine altra.

    Le complesse e pregnanti metafore delle sue opere successive si rivelano grazie a questi racconti non essere altro alla loro origine che lo sguardo della bambina, che nei semplici giochi dell’infanzia trasforma la polvere di mattoni in peperoncino piccante, le foglie di granoturco nei capelli di una bambola, e così via. Questo sguardo infantile è la base, forse l’ispirazione, della sua scrittura: darà luogo, in anni successivi, allo stravolgimento dei significati ed alla focalizzazione e denuncia, puramente letteraria ma non per questo meno intensa e sentita, delle crudeltà della vita. Lo sguardo infantile è uno sguardo metaforico, di cui Herta Müller si serve per prendere le distanze dalle cose e ricollocare se stessa in altra posizione esistenziale rispetto al mondo circostante. La fantasia creatrice e potenzialmente giocosa però troppo spesso si scontra col grigiore, col vuoto, la solitudine e l’arretratezza di quel mondo, col dolore e la morte.

    Il primo racconto rievoca il funerale del padre (quasi a porre quest’episodio come momento saliente da cui essa ha iniziato a prendere le distanze dal suo ambiente) nella cui morte si sintetizzano tre elementi, drammatici per la sua vita e fondamentali per la sua narrativa: il distacco dagli avi e dalla tradizione, il rifiuto delle colpe del padre, ex SS, la critica alla comunità tedesca del Banato – dalla cui chiusura e arretratezza gliene derivavano angoscia e senso di morte.
    La sepoltura del padre evidenzia anche la sua mancanza di radici: quel funerale, normalmente momento elogiativo del defunto, diventa per lei fonte di vergogna e di angoscia. Ciò è anche parziale spiegazione di come l’innocente giocosa fantasia infantile si trasformi: i cani, i campi, i corvi, i gatti, ma anche gli elementi della natura assumono connotazioni sinistre. Così gli occhi del cane esprimono paura, così “le foglie raggrinzite volano per l’aria come funghi invisibili”e “gli alberi da frutta si ammalano”. E il dolore, sia fisico che morale, si insinua in lei:”avevo paura di non essere più viva per il grande dolore, e contemporaneamente sapevo di essere viva perché sentivo ancora il dolore. Avevo paura che da queste ginocchia lacerate la morte entrasse in me…”.

    Nei quadri di vita che l’autrice tratteggia la potenza delle immagini, che vanno ben oltre una mera ritrattistica, oltrepassano i limiti della cronaca di paese cui questa narrativa potrebbe venire ascritta, e ci danno il senso di una natura ingovernata e ingovernabile da parte dell’uomo, fattasi sinistra autonoma presenza in cui è l’uomo che invece soggiace passivamente alla malattia e alla morte, alla rassegnazione e al fatalismo, vittima talora dei propri stessi sogni. Così tutto assume un aspetto minaccioso, anche le verdure e le erbe: “l’insalata cresceva rosso scura e ruvida e frusciava nei sentieri come carta. E le patate erano verdi e amare sotto la buccia e avevano occhi sprofondati nella carne”.

    I suoi giochi hanno perso l’innocenza dell’infanzia, e le sue labbra pronunciano nel gioco parole che non vorremmo udire da bocca infantile, a testimonianza di quanto vi è di squallido e triste nel suo mondo: “io lo insulto perché è ubriaco, perché in casa non ci sono soldi, perché la mucca non ha da mangiare, dico a Wendel fannullone e porco e vagabondo e ubriacone e buono a nulla e inetto e puttaniere e canaglia”.
    Ma accanto a ciò vi sono la distanza che consente l’osservazione e la critica, una vena ironica (“Mamma, papà e il piccolo”), nonché accenni di satira politica (“Cronaca di paese”), che ancor più testimoniano l’acutezza dello sguardo e del pensiero dell’autrice.
    Nel mirabile gioco delle metafore e delle immagini, mentre “dietro la casa balbetta il ruscello”, “il ciottolo incalza, le pietre premono” e “dietro la finestra nera svolazza una foglia rotonda”, chiudiamo il libro e lasciamo l’affascinante gioco dei rimandi metaforici di questa piccola (ma solo per numero di pagine) mirabile opera, nella convinzione che si tratti di un libro perfetto, un capolavoro in miniatura che meriterebbe di venire ripubblicato e riletto.

  93. Ecco la motivazione del riconoscimento: “Con la forza della poesia e la franchezza della prosa, descrive il panorama dei diseredati”.

  94. Lo confesso:anch’io come Annalisa non sapevo neppure che esistesse questa signora,accidenti quanto siamo ignoranti….diciamo che io in genere non sono molto attenta alla letteratura tedesca,mi sono fermata a T.Mann,e gli altri la conoscono questa scrittrice?

  95. Grande sorpresa. Non conoscevo né la Müller né l’editore Keller.
    Quelli della Keller avranno di che vantarsi al Pisa Book Festival (ho visto che ci vanno).

  96. ….peccato per Philip ha perso due premi importanti :il Nobel e LBA di letteratitudine.

  97. dai Francesca Giulia, così Maugeri l’anno prossimo potrà tornare a sostenere Roth al LBA 🙂

  98. susy, danke!!!
    …della müller lessi tempo fa su una rivista, nascosta su di un tavolinetto al centro della sala d’attesa d’ uno studio dentistico tra svariati Espresso e una moltitudine coloratissima di pseudotrattatelli sul concetto di Osteointegrazione, un raccontino che mi ricordò lo sguardo ferocemente allucinato de Il tamburo di latta di günter grass, appuntai il nome dell’autrice (di cui sino ad oggi ignoravo biografia e bibliografia) e, mentre stavo per privare la rivista (insolito ritrovamento) della paginetta col racconto, una vocina mi invitò ad entrare…per qualche giorno associai il nome herta müller ai dentisti (e a tutte le conseguenze che in me comportano le sedute dai suddetti) e mi astenni dal lanciarmi in qualsiasi ricerca ma non l’avevo dimenticata così come non ho mai dimenticato il mio infantile terrore del dentistadaidentistorti….

  99. Devo documentarmi Massimo e leggerla. però non ho ancora capito è romena o tedesca?
    E.

  100. Posso dire due cose?
    1) Con tutto ciò che ancora non ho letto al mondo (esempi: Schopenhauer, Malerba, Faulkner, Gogol, Racine, Diabolik) mi sa che posso senza troppi rimorsi tralasciare la Muller.
    2) Nei prossimi anni, pur di non dare il Nobel a Roth, Vargas Llosa, Oz e Yehoshua, saranno capaci di scovare i nomi più incredibili.

  101. Minoranza tedesca in Romania e minoranza romena in Germania… bene: mi dispiace per il nostro Magris ma: largo alle minoranze!

  102. Per l’amor di Dio…Tanto più che io (vivendo a Trieste ed essendo sposato a una donna slovena) ho a cuore le minoranze e sono allergico al Mito delle Maggioranze ma: non è mica che il Nobel o altri premi debbano andare per forza al Mito opposto (quello delle Minoranze).

  103. Un nome nuovo per il prossimo Nobel?
    Sergio Sozi, Il menù.
    Anche lui ha due cittadinanze, e fa parte di una minoranza che più minoranza non si può.

  104. Certe scelte “eccentriche” dell’Accademia svedese emanano un sentore anti-qualcuno. Pare che il premio vada a Tizio, Caio e Calpurnia, pur di non darlo a Mister X.
    Tanti anni fa avevo scritto un raccontino: Borges era diventato duecentenario, continuava a pubblicare, i membri dell’Accademia imperterriti non gli assegnavano il Nobel ma gli preferivano autori inauditi. Finchè, sulla Terra, restano solo, i sei tizi svedesi e Jorge Luis. Anno dopo anno, il sestetto scandinavo (uno alla volta) stampa in fretta e furia un volumetto e (edizione dopo edizione del Nobel) assegna il riconoscimento a uno di loro.
    Borges resiste e non muore: quando al mondo l’unico a non aver ricevuto il Nobel è lui, l’Accademia di Stoccolma dichiara che (da quell’anno in poi) il premio sarà annullato per sempre.

  105. Sì, però quando il premio Strega viene dato ai soliti noti, ai soliti editori, ci lamentiamo. Di fronte a un Nobel che non si fa condizionare dalla fama e dalla popolarità ci lamentiamo pure

  106. SEcondo me è giusto non dare il Nobel a certi ricconi della scrittura che hanno già soldi, fama, riconoscimenti, sono già nelle pagine della stiria della letteratura.
    Voglio che il premio Nobel mi scovi i talenti che io non conosco e che non avrei mai avuto modo di conoscere.
    Se il nobel premiasse Roth, direi? E allora? Embé?
    Bella scoperta!
    Per dire…

  107. attento idefix sei vittima di un complotto un’oscuro tramare e lo ignori: schopenhauer malerba faulkner gogol racine diabolik (sostenuti e protetti dai servizi segreti vietnamiti un pajo di explaymatesvedesi e un manipolo di giudici nerazzurri) ti stanno impedendo in ogni modo di leggere i loro libri…non so il tuo commentare chi/cosa mi ricorda…

  108. Nemmeno sapevo che esistesse questa scrittrice e quindi non sono in grado di formulare un giudizio, sempre del tutto personale, che concluda dicendo che l’ha meritato più di OZ o di Magris. Peraltro, già mi ha lasciato un po’ sorpreso il premio lo scorso anno a Le Clézio, autore per me senz’altro inferiore a Bonaviri e non si trattava di scegliere fra due nomi di equivalente valore, no, come a volte accade il Nobel viene assegnato indipendentemente da un corretto giudizio letterario. Penso che a tutti sarà noto il motivo per cui fu conferito a Quasimodo, poeta indubbiamente bravo, ma l’averlo negato l’anno prima a Moravia imponeva una riparazione, che di certo non poco ha condizionato i risultati. Questi sono gli incerti, peraltro, di ogni concorso.

  109. Non conosco la scrittrice né la casa editrice…
    Mah… io credo che il Nobel, come molti premi, risponda ad esigenze e pressioni tutt’altro che letterarie.
    Si vede che avrei voluto un italiano? Tipo Consolo?

  110. avviso: ciò che segue è un pettegolezzo di bassa lega, un tentativo eversivo volto a trasformare questo serissimo sito in una succursale di un parrucchiere di provincia. Perciò, se siete persone serie, saltatelo…

  111. avrà vinto il nobel, ma è proprio bruttina… 57 anni portati malissimo! dovrebbe farsi una tiratina qua e là… In Italia, visti i nostri standard, mai e poi mai avremmo dato il Nobel a una così! E le labbra? da gonfiare, assolutamente! E la foto che sta su Wikipedia? roba da far spaventare i bambini…

  112. no, è che siccome sono ignorante, e non l’ho mai sentita, allora mi attacco a quello che posso…

  113. @Montagnoli. A te tutt’al più potrebbero assegnare “Il mongolino d’oro”.
    @Giorgia. Come cacchio hai fatto a sapere che dopo di te sarei intervenuto io?

  114. Va be’ allora continuiamo in tema di cazzeggio, tra l’altro so che dopo le venti Maugeri non c’è.
    Certo che in Italia, se come si dice, anche i premi letterari li assegnerà il Berlusca, Rosy Bindi non avrà alcuna possibilità (so che sta scrivendo un romanzo), più facile che vinca qualche velina di Striscia la notizia. (o Renzo, con il quale è culo e camicia)

  115. @Salvo: se procedi con questo tono, ti mando un prodotto di Nobel: una decina di candelotti che, quando apri il pacco, fanno Boom e ti bruciacchiano quei due peli che hai in testa…
    E poi non toccare certi argomenti, visto che c’è qualcuno che si attiva per conferire il Nobel per la pace al Berlusca.

    http://silvioperilnobel.sitonline.it/

    Cliccate e ne leggerete delle belle. Gente, non è che lo sfottono o lo strafottono; il guaio è che lo incensano!

  116. Lo so Renzo, delle tue performance mascoline si parla pure in Sicilia.

    Buonanotte, me ne vado a nanna, per oggi ho già fatto il pieno di castronerie. (Colpa di Giorgia, che mi provoca)

  117. Concordo con Walter: non per forza il Nobel a chi gia’ e’ ricco e stranoto: che si cerchi e si premi la qualita’ ovunque sia, insomma… fra i senzatetto o i fra i paperoni. Qualita’ e punto.
    Poi preciso per Luciano Idefix il mio intervento di prima: volevo dire che le minoranze non beccano premi e manco vengono troppo lette; dunque occorrera’ che qualcuno finalmente legga quel che scrivono, poiche’ spesso scrivono meglio dei loro connazionali in Madrepatria.
    Salvo: vai a… ehm… ciaobbello! Ricordati che sono la minoranza italiana in Italia e al contempo la minoranza della minoranza italiana in Slovenia, dunque conto molto – esatto: conto molte monetine da cinque centesimi nel portafogli, eh eh eh… Stammi bene, Salvuzzo!

  118. Renzo: che Moravia non si sia accaparrato anche il Nobel e’ una grazia divina… che riparazione? All’Italia magari si’, urgeva, ma non al ”povero” Moravia, che gia’ troppo guadagnava di consensi e quattrini. Stesse a cuccia, Pinkerle.

  119. @Salvo: buona notte.
    @Sergio: Moravia non piace nemmeno a me, ma che non gli sia stato assegnato il Nobel solo perchè comunista dice che l’Accademia delle Scienze di Stoccolma valuta, a volte, non la qualità, ma il colore politico.

  120. Non riesco a prendere sonno, mi sono venuti gli incubi a sentire questi criteri di scelta riguardo l’assegnazione dei premi: politici? razziali? diplomatici?
    Borges non lo ha vinto, Kafka neanche. Ciò non ha impedito che diventasseo tra i più grandi scrittori di tutti i tempi. Moravia al loro confronto è un insetto. In Italia i premi sono una barzelletta, si danno per calcolo commerciale e vengono divisi equamente tra i grossi editori. Ce ne sono per tutti i gusti, non solo nell’ambito letterario.
    Io continuo a diffidare dell’Italia dei premi e delle feste. L’omaggio è entrato a far parte del costume sociale. Tutti a offrire: sconti, occasioni da non perdere, sorprese dentro l’uovo di Pasqua e i fustini dei detersivi; lauree honoris causa, onorificenze, riconoscimenti. Catene di Sant’Antonio e sagre paesane.
    Ma chi li paga? si chiede perplesso il cittadino medio, senza ottenere risposta.
    Ogni anniversario è buono per festeggiare, qualsiasi ricorrenza costituisce motivo per fare o ricevere regali. L’Italia dei permessi-premio ai detenuti modello (di vita e di virtù); l’Italia delle amnistie, delle sanatorie. Si premia la nonna che raggiunge il traguardo dei cent’anni e la nipote che compie il diciottesimo anno di età. Il figlio, genio di famiglia, che al terzo tentativo supera la quinta elementare e il cane che finalmente ha imparato a non fare la pipì sul divano. Premio alla mamma che ha dato alla luce cinque gemelli e all’africano che acconsente a lasciarsi castrare. Premio alle poetesse che compongono passionali versi d’amore e medaglie, pergamene ai nuovi talenti locali dell’arte contemporanea, Quiz televisivi e ruote della fortuna.
    Vuoi vedere che li pago io? si chiede sempre più perplesso il cittadino medio.(Nota informativa: il calcolo del cittadino medio si esegue col prendere un cittadino massimo, uno minimo, fare la somma e poi dividere per due. Quasi sempre ne uscirà un metalmeccanico in perenne attesa di rinnovo contrattuale, arrabbiatissimo e molto attento alle vicende del Paese).
    Premi belli e lucenti. Premi per tutti e tutti di tasca del cittadino medio, autentico pozzo di San Patrizio. (Ed alla fine il marchesino Eugenio/ latinizzante esercito distrutto/ scrisse: exercitus lardi / ed ebbe il premio) La questione è antica se l’abate Parini, quella volta…

  121. Però a me fa un effetto strano che sia stato dato un premio così importante ad una scrittrice,non perchè io non l’abbia letta perchè io sono consapevole delle mie lacune,ma che io non abbia mai sentito nominare e nemmeno abbia mai visto un suo libro in giro.E guardate che io in libreria quasi quasi ci campo e guardo non solo i best seller impilati e in bella mostra,ma vado a spulciare un pò di tutto.Chi di voi ora leggerà la Muller??Pensate che si attrezzeranno le librerie per proporla al pubblico?

  122. Non so perchè, ma l’assegnazione del Nobel è un tema che non riesce mai a scaldarmi. Come del resto quello del Pulitzer o (nel nostro piccolo) l’assegnazione dello Strega, del Campiello o del Bancarella.
    Nella maggior parte dei casi non so mai neanche chi l’ha vinto.
    I Nobel si, in genere lo vengo anche a sapere, ma non è per questo che li leggo (se li leggo: Le Clezio non l’ho mai letto e credo mai lo leggerò).
    Con tutta la simpatia per Dario Fo, direi che il paragone tra lui e un Kafka, o un Borges non è neanche lontanamente proponibile.

  123. Grazie Carlo,ora che so che saremo almeno in due a non leggere la Muller mi sento meglio con la coscienza…..e vado a dormire più serena .

  124. Scherzi a parte… complimenti a Vostradamus per la tempestività (e agli altri che lo hanno seguito) e a tutti voi per la bella discussione (che spero possa continuare).

  125. caro Massimo il blog è in fermento!!Che meraviglia,tutti che danno notizie a tutti,un intreccio di pensieri e link,però nonostante la tempestività e la collaborazione dei tanti,sentire le notizie dall’uomo con la camicia celeste ha tutto un altro sapore!!!Apprendo con stupore la notizia del nobel da te….grazie!!:-)

  126. Leggerò la Muller?
    Non credo: provo a darne la dimostrazione matematica.
    Ho 55 anni. Facendo il super-ottimisticissimo e (in questa chiave) ipotizzando che camperò in salute fino a 90 anni, mi restano a disposizione 35 anni.
    Adesso riesco a leggere (la media è calata rispetto a qualche anno fa) una cinquantina di libri all’anno. Dunque il calcolo (sempre super-ottimisticissimo) è presto fatto: 35 per 50. Il che fa 1750 libri.
    Ecco dunque che mi sento di escludere che, tra essi, possa trovar posto qualcosa della Muller.
    Anche perchè (il 20 ottobre) esce il nuovo Stephen King, tra pochi giorni un saggio dello storico italo-sloveno Jojze Pirjevec sulle Foibe (da Einaudi), UN PAESE TROPPO CORTO (saggio sull’Italia) di Giorgio Ruffolo, ieri ho iniziato LA CHIESA ELETTRICA di Jeff Somers (autore americano di fantascienza di cui avevo sentito dire un gran bene, appena pubblicato su Urania)…
    E sul comodino del letto mi aspetta varia roba.
    Sullo schienale del letto molta altra.
    Sul mobiletto in camera da letto una pila.
    Per non parlare degli scaffali in salotto.
    E di ciò che mi chiama a gran voce dalle librerie (nuove e dell’usato) e ciò che deve ancora uscire.

  127. Credo, a pelle, che questa Muller mi piacerà. Non la conoscevo e ho voglia di conoscerla. Grazie per tutte le info.

  128. Mi viene da pensare: perché il Nobel per la Pace viene assegnato a un esempio così eclatante, mentre quello per la letteratura a una “minoranza”? Forse nella letteratura non abbiamo necessità di avere degli esempi eclatanti di cosa sia davvero “la Letteratura”? E possiamo concederci “le minoranze”? Minoranze per la pace ce ne sono tantissime, eppure lì è stato scelto l’esempio.
    Non so massimo, mi viene da pensare a questa cosa…
    Buona giornata
    Liz

  129. la scelta è stata folle, ma c’è del metodo in questa follia (la battuta non è mia, è di Antonio D’Orrico sul Corriere di stamattina, MA MI E’ PIACIUTA e la copio)
    quanto alla vincitrice, non la conoscevo neppure (non sono il solo) e non posso dirne nulla: APPENA AVRO’ LETTO, darò un parere
    e QUANTO A ROTH, deve solo vivere ancora qualche anno su questa terra: PRIMA O POI….

  130. @Salvo: interessante analisi sociologica. I premi sembrano calamitati da determinati autori, salvo poi l’anno dopo confluire su altri nomi e il grande che si è visto attribuire in un colpo tutti gli allori viene abbandonato in un angolo, come una cosa vecchia.

  131. Il Nobel ad Obama era stato segnalato nel post La camera accanto 12°.
    Credo che il Nobel per la pace abbia una valenza simbolica superiore a quello per la letteratura.

  132. Cioè, il nobel per la letteratura potrebbe avere la funzione di fare emerge opere e autori ignoti che con la loro riscoperta potrebbero apportare benefici al popolo dei lettori che conoscono già gli autori celebri.
    Conoscevate, per esempio,Pamuk prima del nobel?

  133. Il Nobel per la pace, invece, dev’essere un simbolo forte, globale, riconoscibile e riconosciuto. Non so se siete d’accordo……

  134. Sono perplesso. Già che considero i Nobel per la pace e per l’economia dei premi politici, devo dire che pur nutrendo molta fiducia in Obama mi è sembrato prematuro.

  135. @Lorella: Sì, ho visto che già c’era segnalato, ma mi sembra che sia meglio metterlo qui, dove si sta discutendo di perplessità in ordine al conferimento di alcuni premi Nobel.
    Ripeto che per Obama, pur stimandolo, sono perplesso. Aveva più logica un’assegnazione fra un paio d’anni, ma, ora come ora, a parte le buone intenzioni del presidente americano mi sembra che ci sia poco. Considero poi che per un capo di stato dovrebbe essere condizione imprescindibile ricercare la pace. Ci sono, invece, tante associazioni, tante persone che non hanno potere e si attivano in tutto il mondo per lenire i danni delle guerre o per cercare un percorso di pace. Secondo me, questi sono meritevoli di un Nobel per la pace, per il loro altruismo, per il fatto di dedicare una vita per aiutare gli altri.

  136. Io penso che ci siano uomini (e donne) “speciali”:
    è la loro presenza, il loro volto, la loro pelle, il momento storico in cui sono arrivati, il modo in cui si sono affermati, il consenso di cui godono, l’affetto (e l’odio) di cui sono circondati, i buoni (e cattivi) sentimenti che accendono, a renderli “particolari”.
    Il discorso di apertura all’Islam fatto da Obama, il suo impegno per il disarmo nucleare, le parole sull’ambiente, piccole grandi scelte sui diritti delle “persone diverse”, il suo essere un vero figlio del Mondo perchè ha scritto in faccia che i suoi genitori e antenati sono una macedonia di etnie e culture, e tante tante altre cose, lo rendono (forse anche al di là di ciò che finora ha REALMENTE fatto) un uomo di pace.

  137. Diciamo che come ci sono le guerre preventive esistono i Nobel preventivi…
    Fuor di metafora e di scherzo, quando è stato eletto Obama alla presidenza degli USA mi sono commossa. Un evento storico a prescindere da quella che è o sarà la sua permanenza alla Casa Bianca.
    Ricordiamocelo: elezione rivoluzionaria che realizza i sogni e le speranze di milioni di persone. Non potremo mai capire realmente cosa significhi per gente figlia di schiavi, vittima di razzismo praticamente fino a ieri.
    L’orgoglio di essere neri, la gioia della nonna di Obama in Africa…
    Il valore del fare è il fatto. E qui aspettiamo Obama al varco.
    Kennedy è rimasto un mito per gli americani più per i sogni che ha innescato che per le sue imprese.
    Martin Luther King, Gandhi, Madre Teresa… qui i fatti non si discutono. Oltre al carisma, alla carica ideale, spirituale, ci sono realizzazioni anche concrete. Siamo fiduciosi. Obama… non vorrei essere nella sua pelle neanche per un minuto. Pensiamo al carico di responsabilità, alla proiezione, alle aspettative di milioni di persone in tutto il mondo…

  138. Come non essere d’accordo con te Maria Lucia? A proposito un bacio.
    Ricordo di avere guardato per intero la cerimonia di insediamento di Obama, non solo mi sono commossa, ma ho invidiato profondamente il popolo americano, un vero e proprio rosicamento, di quelli che da bimbi si provano nei confronti di chi ha un giocattolo più moderno, più veloce, più fico in tutti i sensi.
    D’accordo anche con chi scrive (pardon mi sfugge il nome) che la malattia della letteratura italiana oggi si chiama autoreferenzialità, da qui anche la poca esportazione.

    Una domanda invece agli appassionati di Also Busi: come possono i suoi scritti chiamarsi romanzi? Mi sbaglierò, ma per quello che di suo ho letto sono frammenti di vita vissuta accompagnati da personalissime opinioni sull’esistenza. Mi sembrerebbe più consono aprire un semplicissimo blog, vabbè magari è che oggi mi girano.
    Un saluto a tutti in particolare a Massimino

  139. Ho aggiornato il post inserendo una video intervista alla Müller presa di YouTube. Credo sia molto interessante… andate a vedere (e ad ascoltare).
    I temi sono: ruolo dei libri e della letteratura; rapporto tra letteratura e democrazia, e tra letterature e dittatura.
    Ascoltatela, se vi va.
    Poi vi invito a commentarla…

  140. Io sono felice che il nobel sia andato alla Muller. Trovo che altrimenti la sua voce – importante, vibrante, necessaria – non si sarebbe potuta librare. Nè avrebbe potuto sfioccare come neve su tutti i continenti.
    Il suo messaggio è meraviglioso: la cultura salva la storia. La scrittura affranca, può affrancare se le si dà ascolto. La minoranza ruggisce da un piccolissimo spartito.
    Finalmente: la voce agli ultimi. La letteratura che raccoglie ciò che il mondo tralascia. Ciò che il mondo dimentica.
    Credo che sia un nobel intelligente e ben dato.
    Roth, Oz, Carol Oates, hanno già una risonanza meritata e mondiale.
    Questa voce di donna, invece, vibrante e visionaria, aveva bisogno di un aiuto.
    Il suo messaggio infatti è attualissimo, non solo a livello politico.
    Mai come oggi il rischio della dittatura incombe.Una dittatura della storia da cui l’uomo apprende, una dittatura dell’io, delle proprie ragioni, indifferente all’altro. E’ la dittatura dell’incontrastato dominio del sè.
    Anche se la libertà (morale, fisica, mentale) sembra dominare, la dittatura dei cuori è il regno del non dono.
    Lo dice bene Addamo che leggo in questi giorni (Il giudizio della sera): “Le dittature sembrano più virili delle democrazie perchè il sesso e l’utilizzo dei suoi strumenti non sono che il compenso del vuoto, dell’inedia e della solitudine”.
    Brava, la Muller.Infiniti auguri!

  141. Una voce che si libra per… sfioccare come neve su tutti i continenti.
    Sì, il Nobel lo consente. Mi rimane il rammarico che non sia accaduto lo stesso al nostro Bonaviri…

  142. Grazie Massimo, condivido il tuo rammarico per il nostro Giuseppe Bonaviri.
    In quanto all’assegnazione del Nobel a una scrittrice sconosciuta, ma che possiede un considerevole bagaglio letterario, temo si possa considerare una lacuna editoriale italiana. Teresa

  143. Grazie a te, Teresa.
    (E’ la prima volta che intervieni? In tal caso, benvenuta! Altrimenti, bentornata!).
    Vedrai che, adesso, i diritti della Müller verranno messi all’asta… com’è inevitabile che sia.

  144. in effetti l’intervista video è bella. dice cose interessanti, la muller. mi sa che dovrò leggerla. premetto che è da anni che aspetto il nobel letteratura per vargas llosa, per me il più grande tra i viventi.

  145. Herta Müller Nobel per la letteratura
    La scrittrice tedesca di origine romena fuggì dal regime di Ceausescu
    donne nelle fabbriche: un racconto di Herta Muller nell’antologia “Fuoricampo” pubblicata da Avagliano editore
    ::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

    Premio Nobel per la Letteratura per la scrittrice tedesca Herta Müller. Di origine romena, nata il 17 agosto 1953 a Nitchidorf, figlia di contadini, scrittrice, poetessa e saggista, si è occupata nella sua opera della dura vita sotto il regime comunista di Ceausescu. Nel 1987 fugge dalla Romania perché si era rifiutata di collaborare con la Securitate. Il suo primo libro stampato in Romania (Niederungen), ma scritto in tedesco, apparve solo in una versione censurata nel 1982.
    Herta Müller vive a Berlino e dal 1995 è membro dell’Accademia tedesca di letteratura. Il suo ultimo libro tradotto in italiano è Il paese delle prugne verdi (Keller editore 2008).
    Con Avagliano editore ha pubblicato il racconto Una mosca attraversa un bosco dimezzato nella antologia “Fuoricampo. Racconti di scrittrici austriache e tedesche” (a cura di Ernestina Pellegrini, 2000) in cui protagonista è una operaia.
    Herta Müller nota in Germania e in tutta Europa, prima del Nobel ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti. Nel 1994 ha vinto il Premio Kleist, nel 2003 il Joseph Breitbach e l’anno dopo il Konrad Adenauer.
    Nella motivazione, l’accademia di Stoccolma dice che il premio è andato alla Müller perché con «con la concentrazione della sua poesia e la franchezza della sua prosa ha saputo descrivere il paesaggio degli spossessati»
    Nelle sue opere Herta Müller ha rappresentato gli aspetti più amari della situazione politico-sociale della Romania, con un riferimento particolare alla cruda e disperata condizione delle donne operaie sotto il regime costrette a subire ricatti sessuali all’interno delle fabbriche.

  146. Grazie Faustina, ricambio!
    🙂
    Il pezzo di Simona è poeticissimo… brava! Hai saputo essere super partes – già, perché ognuno di noi ha i suoi “campioni” – e hai sposato la causa di questa scrittrice che è colpa nostra sconoscere: comunque sarà necessario leggerla per poter giudicare con obiettività.

  147. mi sono procurata il libro della muller. al di là di tutto sono felice che abbia vinto una donna. abbiamo bisogno di modelli di donne che pensano, e che fanno riflettere, da contrapporre ad altri modelli imperanti.

  148. Sono felicissima che abbia vinto Herta Muller, voce significativa e attuale. Amo molto Amos Oz e naturalmente Philip Roth la cui immensa produzione prima o poi, a mio avviso, dovrà avere il posto adeguato tra i Nobel. Ho visto anche il nome di Assia Djebar scrittrice che mi è cara e che meriterebbe maggiori riconoscimenti, però nella Muller, in questa piccola donna (almeno così mi sembra dalle foto) che non conosco ma che mi affretterò a leggere credo ci sia una forza ineguaglibile. Se la scrittura serve a far comprendere le cose nascoste, ciò che è alla base del dolore, della fatica, della emarginazione, lo sradicamento del corpo e dell’anima dai luoghi e dalle situazioni della vita, allora mi sembra una giusta vittoria. Ti saluto Massimo e ti ringrazio sempre per le belle opportunità di dibattito. Delia Morea

  149. Mi piace quello che dice la Muller sulla letteratura che salva la vita, concetto ardito ma condivisibile, perché quando tutto crolla i libri possono essere un punto fermo.
    E poi il suo lavoro per immagini, per metafore, che esprimono molto di più delle parole con un semplice uso referenziale.

  150. Ciao Massimo. Parecchi anni fa ho letto ‘Bassure’, un libro di racconti della Muller, edito da Editori Riuniti, devastante nella sua malinconica durezza. Erano prose essenziali, incise sulla lastra di una scrittura asciutta, sismografo di paesaggi desolati, di campagne abitate dall’assenza di speranza e dalla crudele monotonia del male quotidiana.

  151. Nessuno ricorda il Signor Presidente di Asturias, un grandissimo libro sugli orrori perpetrati da dittature assassine nel Sudamerica, un libro dove realtà e visione, incubo e visione si dànno la mano. Uno stile meraviglioso che fa sopportare ciò che non è sopportabile e fa riflettere. Tanto. La Muller è certamente brava, ma non mi pare si avvicini nemmeno lontanamente a modelli come questi. Eppure ho la sensazione che Asturias e in generale la grande letteratura sudamericana, realistica e fantastica insieme, l’abbiano influenzata. Prosa lirica, realismo magico, lirismo. Quanti grandi scrittori e poeti ci sarebbero stati. Ma si sa che il Nobel deve stupire, non necessariamente in positivo, ma per ragioni che esulano completamente dai valori artistici e letterari. E oggi, naturalmente, tutti per la Muller. Mi scuso per il ritardo con cui scrivo queste inutilissime righe. Il Nobel è acqua passata, ma sto leggendo Il paese delle prugne verdi, e la mia non è una lettura facile. Mi aspettavo qualcosa di meglio. Indipendentemente dalla drammaticità dei contenuti. Desi

  152. Mentre procede il Letteratitudine Book Award 2010, caratterizzato da una “lotta” all’ultimo voto tra i tre candidati alla vittoria finale (Paul Auster, Philip Roth, Ernesto Sabato) si fanno sempre più insistenti i rumors sul prossimo vincitore del Premio Nobel per la Letteratura (edizione 2010).

  153. Ho aggiornato e rimesso in primo piano il post permanente sui premi Nobel per la Letteratura (partito dal 2008, anno in cui è salito sul podio Jean-Marie Gustave Le Clézio).

  154. Chi vincerà il Nobel per la letteratura 2010?
    Chi vorreste che vincesse?

    Conosceremo il risultato tra non molto (dovrebbe essere giovedì 7 ottobre).
    Vi invito a fare le vostre previsioni e a esprimere le vostre preferenze. Il primo di voi che avrà modo di conoscere il nome del premiato è pregato di darne comunicazione qui, perché se ne possa chiacchierare insieme.

  155. Ma chi sono i favoriti di quest’anno?

    Ecco qualche informazione fornita da Wuz.it…
    In testa tra i primi dieci in lizza pare che ci sia il poeta, psicologo e traduttore svedese Tomas Tranströmer.
    Seguono: Haruki Murakami, Adonis, Ko Un, Adam Zagaiewski, Antonio Tabucchi, Les Murray, Assia Djebar, Yves Bonnefoy.

  156. Ma Philip Roth è anche tra i finalisti al Letteratitudine Book Award 2010.
    Deve vedersela con: Paul Auster e Ernesto Sabato.
    È una “lotta” all’ultimo voto e l’esito finale potrebbe dipendere da una vostra singola preferenza.
    Si può votare ogni giorno. Partecipate tutti!
    Per ulteriori informazioni sul regolamento e altro, vi rinvio al post dove dovrete rilasciare le vostre preferenze:
    http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2010/10/04/letteratitudine-book-award-2010/

  157. Io tifo italiano e in tal senso ritengo la candidatura di Magris assai più significativa di quella di Tabucchi, laddove il primo, oltre che narratore di grande valore, è anche saggista eccelso. Tabucchi ha scritto un romanzo superlativo (Sostiene Pereira), però le altre opere sono, sempre secondo me, decisamente minori, e poichè il nobel premia l’autore e non il libro, proprio per questo vedo meglio Magris rispetto a Tabucchi. Per gli autori esteri posso dir poco, anche se ne conosco molti, almeno di fama.

  158. Non credo che alla fine la possa spuntare uno dei nostri, nè Magris, nè Tabucchi, al di là del grande piacere che potrebbe farmi.
    E non credo che abbiano grandi chances neanche gli statunitensi, per quanto veri cavalli di razza quali Roth, McCarthy, DeLillo, Pynchon,….
    Fatemi allora fare il tifo per un autore che io amo enormemente per come riesce a coniugare realtà e fantasia, giappone moderno e tradizione animista, oriente e occidente: Murakami Haruki, che vedo nelle primissime posizioni dei bookmaker (lo svedese dato per il più probabile vincente invece confesso di non saper neanche chi sia). Poi si sa , alla fine spunta sempre fuori il nome a sorpresa, e si rimane con un palmo di naso.

  159. Chissa se era un voto dato nel posto sbagliato (quello per il LBA è qui accanto, quello per il Nobel è a Stoccolma), oppure era un pronostico: in questo caso prego specificare la puntata (Maugeri per Roth segue le quotazioni Wuz, pagando 20 a 1).

  160. Poichè Roth vincerà LBA sul blog prestigiosissimo di Maugeri, il Nobel lo prenderà Murakami o Assia Djebar.
    Saluti a tutti

  161. Cormac McCarthy tra i favoriti al Nobel per la letteratura? I bookmaker inglesi dicono di sì: quest’anno potrebbe vincere lo scrittore americano e riportare negli Stati Uniti un premio che mancava dal 1993 (lo vinse la scrittrice afroamericana Toni Morrison). In pochi giorni il nome di McCarthy è diventato caldissimo: Ladbrokes.com lo dà vincente 8 a 1, invece dell’iniziale 66 a 1. I premi Nobel saranno consegnati giovedì 7 ottobre.
    Fonte: IL GIORNALE http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2010/10/04/nobel-per-la-letteratura/comment-page-6/#comment-126862

  162. Siamo ormai alla vigilia dell’apertura della tanto attesa settimana dei Premi Nobel che avrà inizio il 4 ottobre annunciando il vincitore della Medicina per concludersi il giorno lunedì 11 ottobre con l’annuncio del vincitore dell’Economia: già iniziano intanto a circolare voci ed indiscrezioni su quello che si configura come il riconoscimento più prestigioso, ovvero quello Letterario.

    A configurarsi come favorito dai vari bookmaker, per la compagnia Ladbrokes di Londra, è il poeta e scrittore svedese Tomas Transtromer, di 79 anni, che è il maggior candidato per il Nobel per la Letteratura 2010; a seguire si presentano altri tre poeti ovvero il polacco Adam Zagajewski, il sudcoreano Ko Un e poi il siriano Adonis. Tra i non poeti quotati si configura al primo posto lo scrittore paraguayano di nome Nestor Amarilla che è stato, a sorpresa, immesso tra i candidati per questo 2010. A seguire vengono gli scrittori statunitensi Philip Roth e Thomas Pynchon che sono da tempo ormai tra i favoriti per il Nobel e poi il giapponese Haruki Murakami. Per quanto riguarda le scrittrici, ad essere date per 18/1 sono Joyce Carol Oates,Alice Munro, A.S. Byatt e Margaret Atwood.

    Spostando invece l’attenzione nella nostra penisola, gli italiani ad essere in gara sono Umberto Eco e Claudio Magris che si spartiscono le opportunità migliori a 15/1 e poi Antonio Tabucchi che invece si ferma a 20/1. Come sempre, non è nota la data ufficiale durante la quale sarà reso noto il nome del Nobel letterario che comunque, stando alla tradizione, viene sempre assegnato di giovedì.

    Diverse sono però le ipotesi tra le quali la data più sicura, stando alla stampa svedese, sembra essere quella del 7 ottobre mentre poco quotata è quella del 14 ottobre. Nello scorso 2009 il premio fu conferito tra la sorpresa generale a Herta Muller, scrittrice di 57 anni nata in Romania e perseguitata al tempo della dittatura comunista di Ceausescu.

    Rossella Lalli
    Fonte: http://www.newnotizie.it/2010/10/01/nobel-per-la-letteraturavoci-e-ipotesi-a-pochi-giorni-dallinizio/

  163. Temo anch’io che gli italiani non possano farcela e sono d’accordo con Renzo su Tabucchi: dopo “Sostiene Pereira”, almeno per me, solo delusioni.

  164. Per il Totonobel…
    se dovesse essere Italiano mi piacerebbe fosse proprio Tabucchi che ho imparato ad apprezzare con il tempo.
    Se dovessi sceglierlo internazionale, probabilmente dove aver apprezzato un libricino dal nome “Contro il fanatismo” credo che Oz sarebbe perfetto.

  165. vorrei che il vincitore del premio nobel per la letteratura lo vincesse Murakami Haruki… sto leggendo i suoi libri e sono davvero stupendi e mai noiosi!

  166. Non facciamo confusione tra due cose del tutto diverse:
    a) per chi facciamo il tifo,
    b) chi prevediamo possa vincere.
    Insomma: non mescoliamo in modo pasticciato “essere e dover essere”.
    Se mi chiedessero: “chi vorresti vincesse il Nobel 2010?”, io potrei dire: “Ernesto Sabato, Vargas Llosa, Roth, Javier Marìas, Oz, Yehoshua, il mio amico Alberto Ongaro, Vivian Lamarque, Grossman, Neil Gaiman, Murakami, la Carol Oates, Eco più per la sua saggistica che per i romanzi, Adonis, il triestino Boris Pahor, Harlan Ellison”
    Alcuni dei nomi fatti (anche di italiani mi sembrano improponibili).
    Se mi chiedessero chi vincerà, azzarderei un qualche sconosciuto poeta africano.

  167. ho letto un libro della Muller e stavo per farmi un Plasil per i conati di vomito, insopportabile!!! volevo poi informare uno di voi, non ricordo chi, che Le Clèzio già l’ha vinto il Nobel, basta e avanza.

    CACCHIO, UNA BUONA VOLTA, ACCADEMICI BACCHETTONI DI SVEZIA, FATE UNA BUONA SCELTA E CONFERITE STO NOBEL A ROTH, altrimenti sarà un No..brut.

    Per il futuro, terrei d’occhio l’ungherese Vamos, autore dello stupendo Libro dei padri. Leggetelo assolutamente

  168. S/consigli letterari.
    La torre di Uwe Tellkamp.
    Ne avevo sentito parlar molto bene (Mario Fortunato sull’Espresso, Luigi Forte sulla Stampa…), con toni entusiasti che inneggiavano al capolavoro assoluto degno di Musil Mann Doblin e così ieri l’ho comprato pregustando una grande lettura. Non l’avessi mai fatto: dopo quaranta pagine di teutonica e impenetrabile noia, 40 pagine in cui non succede nulla di nulla di nulla di nulla di nulla di nulla di niente, per di più descritto con uno stile da panzer acciaioso, ho dovuto chiuderlo, riporlo, guardarmi allo specchio e domandarmi: “ma perchè?”
    Perchè ci sono cascato? E sì che le recensioni (a ben leggerle) davano qualche indizio di una mattonata di quelle che piacciono ai Critici con la Maiuscola. Se siete tentati di prenderlo, leggetevi almeno le prime due pagine: vedrete che lo lascerete lì. E manderete un pensiero solidale a questo sottoscritto triestino che si è sacrificato per voi, per risparmiarvi una delusione e 25 euro.

  169. Io voglio che vinca uno sconosciuto sfigatissimo di un posto che non conosco, in sintonia con la mejo tradizione del nobel. In questo modo di solito conosco uno scrittore che non avrei conosciuto mai, un mondo storico e culturale che ignoravo, e allos tesso tempo il mondo storico e culturale in questione avrebbe una spinta di quatrini e fama, e anche il poro scrittore sconosciuto potrebbe avere lauti guadagni.
    Se no mi piacerebbe Amos Oz – che ni co voglio molto bene. Ma se non vince non mi taglio le vene ecco.
    Il Nobel in pogni caso non è un premio di critica letteraria – è un’operazione culturale politica ed economica . Quando perderemo la verginità su questa questione non sarà mmai troppo tardi.

  170. Bisognerebbe dire alcune cose sul Nobel.
    Il premio va assegnato a personalità che non sono state ancora valutate appieno nella loro originalità e forza poetica, quindi il Nobel dovrebbe metterle in luce universalmente. Come accadde con la Szymborska nel 1996. Ci sono anche autori conosciuti che non erano
    ancora giunti all’ammirazione internazionale e alla popolarità meritata e che il Nobel ha portato all’attenzione generale, come Canetti, Milosz, Saramago, Coetzee. In questi casi il Nobel svolge la sua funzione.

    Nel primo caso io sceglierei un poeta come Charles Simic o una grande autrice di racconti come Alice Munro, vera innovatrice a suo modo. Oppure un altro autore di racconti malinconici e perfetti come William Trevor.

    Nel secondo caso farei i nomi di Kundera e Magris, due autori noti ma che il Nobel porterebbe all’attenzione mondiale per la loro opera memorabile. Si legga un romanzo come L’immortalità (1990) di
    Kundera oppure Microcosmi (1997) di Magris. Due capolavori anche nella forma scelta.

    Altra questione. Si è fatto il nome di Ernesto Sabato. Ha scritto un capolavoro come “Sopra eroi e tombe” pubblicato 50 anni fa,
    lui ora ha 99 anni. Il Nobel se lo si vuole assegnare lo si deve dare quando un autore ha al massimo intorno agli 80 anni perché l’autore deve avere le forze e la possibilità di rispondere a domande, critiche, osservazioni che negli anni successivi giocoforza arriveranno.

    Allora perché non assegnare il Nobel alla Nemirovsky che è morta nel 1942 ma il suo capolavoro Suite francese ha visto la luce solo nel 2004 ed è come se fosse una nuova pubblicazione.

    Per il futuro, oggi forse è presto, io spererei che lo vincesse anche Elizabeth Strout, classe 1956 ( i suoi 3 romanzi sono già tre perle).

    Infine non dimentichiamoci che l’Accademia svedese non premia nemmeno i suoi grandi grande scrittori, per esempio lo svedese
    Goran Tunstrom, morto nel 2000 a 63 anni, ma meritevolissimo del premio dopo aver scritto l’oratorio di Natale (1983) e ancor più il bellissimo “Uomini famosi che sono stati a Sunne” nel 1997.

    Il Nobel della letteratura è un evento dalla logica ineffabile.

  171. Domenico Fina: un appello a te.
    Nel post parallelo a questo (Letteratura Book Award 2010) si vota per il più bel romanzo straniero uscito in Italia nel 2009. Uno dei tre finalisti è proprio “Sopra eroi e tombe” (apparso in dicembre 2009 per la prima volta in edizione integrale).
    Si può votare ogni giorno.

  172. Stoccolma, 05-10-2010

    L’appuntamento è giovedì 7 ottobre: alle 11 di Greenwich (le 13 sul continente) di quel giorno sarà assegnato a Stoccolma il premio Nobel per la Letteratura e puntualmente come ogni anno circolano indiscrezioni, pronostici, annunci, sul possibile vincitore.

    Previsioni del resto quasi sempre smentite dal’Accademia svedese che sembra avere una particolare propensione a scegliere candidati sui quali nessuno (o quasi) in precedenza ha puntato.

    Negli ultimi anni si è parlato varie volte ad esempio di Philip Roth o di Bob Dylan, ma anche di altri: dall’israeliano Amos Oz all’americana Joyce Carol Oates, all’algerina Assia Djebar. Per cui, anche quest’anno il dubitativo è d’obbligo. Gli unici a poter scommettere, perche lo fanno per mestiere, sono i bookmaker esteri, peraltro – a conferma dell’incertezza sovrana sul possibile vincitore – divisi anche tra di loro.

    Per l’anglosvedese Unibet.com il favorito assoluto è infatti il paraguaiano Nestor Amarilla, quotato a 4,75. La lavagna di Ladbrokes.com assegna invece il ruolo al keniota Ngugi Wa Thiong’o offrendolo a 4,00 e relega invece Amarilla molto più giù in tabellone a quota 26,00. Stesso discorso per Cormac McCarthy, in forte rimonta secondo Ladbrokes.com (passato da 66 a 7 volte la giocata) ma con poche chance (si gioca a 20,00) su Unibet.

    Anche il sito internet statunitense di indiscrezioni letterarie The Literary Saloon, che negli ultimi anni ha azzeccato più volte il nome del vincitore del Nobel, ritiene che Ngugi wa Thiong’o abbia “tutte le caratteristiche” per piacere agli accademici svedesi.

    Il giapponese Haruki Murakami mette finalmente d’accordo i quotisti e la sua offerta oscilla fra 7,50 e 8,00, mentre gli italiani in corsa per il riconoscimento presentano una forbice più ampia: Claudio Magris varia fra 15,00 e 23,00, Antonio Tabucchi balza fra 10,00 e 31,00.

    Italiani che – dal premio a Dario Fo – sono sempre gli stessi da anni. Non resta dunque che aspettare giovedì prossimo per l’ennesimo colpo di scena: il Nobel è anche questo.

  173. Un caro saluto a: Bianca Garavelli, Cyr, Cristina Bove, Giovanni, Zauberei, Renzo Montagnoli, Carlo, Alessandra Paganardi, Francesca Giulia, Vale, Rosa Maria, Dani Sky, Luciano Comida, Domenico Fina, Liz Buccia,

  174. Io ho scoperto da poco Haruki Murakami, e penso che un Nobel sarebbe meritatissimo! Ha una levità metafica, che scoscende sempre verso le regioni più estreme e insondabili dell’anima.
    Come in questo passo:
    “Ma a partire dalla notte in cui morì Kizuki, non riuscii più a vedere in modo così semplice la morte (e la vita). La morte non era più qualcosa di opposto alla vita. La morte era già compresa intrinsecamente nel mio essere, e questa era una verità che, per quanto mi sforzassi, non potevo dimenticare. Perché la morte che in quella sera di maggio, quando avevo diciassette anni, aveva afferrato Kizuki, in quello stesso momento aveva afferrato anche me….” (Murakami, Norwegian wood)

  175. D’accordo con zauberei in linea di principio (tifiamo per Ngugi Wa Thiong’o ?). Di fatto la domanda che mi pongo è: ma questi vincitori che non conoscevo, avrò voglia di conoscerli dopo? Francamente (personalmente) così non mi è successo con Le Clezo nè con la Muller, tanto per dire sugli ultimi due premiati. Certo, non è mai detto, e altre volte può essere invece successo (e penso anche alla possibile curiosità per Dario Fo, ad esempio, da parte di un polacco, di un argentino, di un austrialiano o di un giapponese, se non ci fosse stato il Nobel).
    Comunque ritengo valida anche la motivazione B di Domenico Fina.

  176. @Simona
    benvenuta nel club degli estimatori di Murakami: se lo ami lo adori. Se no lo detesti o alo massimo ti è del tutto indifferente. Ma non potrà mai “piaciucchiare”.

  177. Sàbato, Pynchon (!), Kader Abdolah, Adonis, Transtromer, Roth, Auster, Vidal… Mi piacerebbe che vincesse uno di questi. Ma anche, pensando all’Italia, Tabucchi (sì, le ultime cose non sono eccelse, ma ha scritto romanzi e racconti bellissimi, e poi è divenuto quasi un esule a causa della sua contrapposizione al Ventennio berlusconiano); ed Eco, anche per i motivi di scrittura civile simili a quelli di Tabucchi (come narratore “puro” mi ha emozionato a tratti). Dicono che vincerà un poeta: Transtromer. E Zanzotto? Sarebbe un bel compleanno il suo (10 ottobre), no?

  178. @ Carlo e Gaetano: Per voi…. 🙂
    “Ciò che è fuori di te è una proiezione di ciò che è dentro di te, e ciò che è dentro di te è una proiezione del mondo esterno. Perciò spesso, quando ti addentri nel labirinto che sta fuori di te, finisci col penetrare anche nel tuo labirinto interiore. E in molti casi è un’esperienza pericolosa”. (Kafka sulla spiaggia)

  179. E per Luciano / idefix: 🙂
    “Non so se quello che faccio si possa chiamare «scrivere». Più che altro confeziono dei brani che servono a riempire dei buchi. Va bene qualsiasi cosa, purché il numero delle righe sia sufficiente. Ma bisogna pure che qualcuno faccia questo lavoro, e io lo faccio. È un po’ come spalare la neve. Ma è la neve della cultura”. (Dance dance dance)

  180. @Simona (e Gaetano, e Luciano)
    -L’ho aiutata?
    – Sì, certo. Nel sogno mi ha sostenuto con tutte le sue forza. E’ solo grazie a lei se sono riuscito a combattere fino alla fine.
    – Non capisco. Sono stato alungo privo di sensi, con una flebo in vena. Di quello che avrei fatto in sogno non ricordo nulla.
    – Meglio così, Signor Katagiri. Meglio che non si ricordi nulla. In ogni caso questa cruenta battaglia si è svolta tutta nell’immaginazione. E’ quello il nostro campo di battaglia. E’ lì che vinciamo e siamo sconfitti. Naturalmente siamo tutti esseri limitati, e alla lunga finiremo col perdere. Però, come aveva intuito Ernest Hemingway, il valore definitivo della nostra vita non sarà determinato da come avremo vinto, ma da come avremo perso.
    (“Ranocchio salva Tokyo”, in “Tutti i figli di Dio danzano” di Murakami H.)

  181. Limitandomi agli autori di cui ho letto ( e tentando un giudizio il più ponderato possibile ) sarei ugualmente lieto se assegnassero il Nobel 2010 per la Letteratura a Cormac McCarthy o Yves Bonnefoy.

    Cordiali saluti a tutti

    Antonio

  182. Bella questa idea! Allora, i nomi citati non li consoco tutti, su alcuni non potrei esprimermi. Fra quelli nominati nella prima lista penso che Assia Djebar, Adonis e Les Murray il Nobel lo meritino. La domanda però è un’altra eallora se devo chi vorrei lo vincesse il unico nome è quello di Cormac McCarthy, poi i prossimi anni una volta passato lui, sono pienamente disponibile a una rosa più ampia

  183. Sono (come Massimo e altri miei amici sanno) per il Nobel a Cormac McCarthy. E’ possibile, invece, che i giurati di Stoccolma sceglieranno un letterato familiare soltanto a loro e alle loro zie, oppure un poeta del Quatar tradotto in vietnamita. Pazienza. Doris Lessing ce la fece a prendere il Nobel a 88 anni. Boris Pahor (sempre nominato ma mai premiato) sta sfidando ogni legge della vita all’età di 97 anni.
    Caro Cormac, abbi pazienza. Gerovital, pazienza e culo. Forse ce la farai.

  184. Caro Massimo,
    mi permetto di dirti che in Svezia si parla, sì, di Transtromer con molta insistenza, ma pare anche che vi sia grande “fermento” intorno agli africani Ngugi wa Thiong’o e Achebe.
    Non mi meraviglierei che il premio Nobel toccasse a Ngugi wa Thiong’o, anche se a me farebbe piacere che vincesse Transtromer, le cui poesie ho tradotto in buon numero per l’Almanacco Mondadori due anni fa.
    Ma chissà? Un caro saluto,
    Daniela

  185. Non ho mai avuto, come tutti, credo, grande fiducia nelle scelte del Comitato. Mi pare sovente che oscillino tra regionalismi politici e predilezioni singolari. Un Nobel a Murakami, ad esempio, mi sembra un paradosso poco divertente. Brett Easton Ellis è forse lo scrittore più dotato apparso nelgi ultimi decenni. Ishiguro ha scritto almeno un capovaloro assoluto: Non lasciarmi. Dove sono finiti? Comunque, voto per Bonnefoy o McCarthy o De Lillo.

  186. Un Nobel che sarebbe strameritato e sovversivo? A un geniale autore satirico? Altan.
    E se facessero un pazzo atto di coraggio e lo dessero ad Harlan Ellison?
    Chi lo conosce alzi la mano.
    E’ del ’34, americano, un omino piccolo e incazzoso. Con uno stile alla dinamite intinta nel nettare degli dei, ha scritto micidiali racconti che potremmo definire “fantascienza” (“Pentiti, Arlecchino, disse l’uomo del Tic-Toc”, “Non ho bocca e devo urlare”, “La bestia che gridava amore nel cuore del mondo”, “il guaito dei cani battuti”), nel ’67 curò una formidabile e rivoluzionaria antologia collettiva (Dangerous visions). In italiano si trova poco e niente ed è un delitto.
    Chi lo conosce, sa di chi parlo: un gigante (anche se piccolo e incazzoso).

  187. Ringrazio gli amici che hanno inserito brani dai libri di Murakami, spero tanto anch’io che vinca lui, è stupendo e poi io una passione da sempre per gli scrittori giapponesi,anche se lui è un fatto a se. Volevo anche dire che in tutte le sue storie la musica ha una parte fondamentale, sottolinea momenti, eventi, è presente in ogni rigo e in ogni respiro dei suoi personaggi.Fra l’altro lui e sua moglie per un lungo periodo hanno aperto e gestito un jazz bar in Giappone, è un vero cultore di musica.
    Dal sito ufficiale di Murakami solo qualche esempio di brani musicali che hanno sottolineato passaggi nelle sue storie:
    Norwegian Wood (versione orchestrale) dei Beatles – Toru Watanabe, viaggio in aereo
    Dear Heart di Henri Mancini – Naoko, regalo di Watanabe
    Sgt. Pepper dei Beatles – Naoko, monologo
    Waltz For Debbie di Bill Evans – Naoko, monologo
    una canzone non definita di Ishida Ayumi [*1] – Toru Watanabe Seven Daffodils di Brothers Four – Midori
    Lemon Tree di Peter, Paul & Mary [*2] – Midori, incendio dalla terrazza
    Puff, The Magic Dragon di Peter, Paul & Mary – Midori, incendio dalla terrazza
    (I Would Walk) 500 Miles di Peter, Paul & Mary – Midori, incendio dalla terrazza
    Where Have All The Flowers Gone? di Joan Baez [*3] – Midori, incendio dalla terrazza
    Michael, Row Your Boat Ashore di Kingston Trio – Midori, incendio dalla terrazza
    una canzone non definita di Marvin Gaye – Watanabe, bar di mattina presto
    una fuga non definita di Bach – Reiko, esercizi per chitarra
    Waltz For Debbie di Bill Evans – Watanabe, casa di cura
    Michelle dei Beatles – Reiko, casa di cura
    Nowhere Man dei Beatles – Reiko, casa di cura
    Julia dei Beatles – Reiko, casa di cura
    Norwegian wood dei Beatles – Reiko e Naoko, canzone preferita di Naoko
    Proud Mary di Creedence Clearwater Revival – Reiko
    Secondo concerto per pianoforte (Backhaus, Bohm) di Brahms – Reiko, bar in montagna.
    Interessante no?Qui ci vorrebbe anche il parere degli esperti della sez. Letteratura e musica!
    saluti a tutti, alla Simo special!

  188. Limitandomi anche io agli autori che ho letto…tifo “Murakami”!!
    Un Autore unico a mio avviso, in perenne bilico su una sorta di follia visionaria, tra sogno e realtà, tra miti antichi e giorni nostri…
    che lascia a bocca aperta…

  189. Io ho appena finito di leggere A UN CERBIATTO SOMIGLIA IL MIO AMORE… e tifo Grossman… ma anche Murakami non mi dispiacerebbe. Ho letto alcuni dei suoi racconti, surreali e geniali. Certo che se vincesse un italiano sarebbe una boccata d’ossigeno per questa nostra disgraziata nazione che soffoca la cultura e i talenti, che si rende protagonista più per le sue miserie politiche che per i suoi geni che pure esistono e si fanno onore. In altri campi penso a quell’ingegnere italiano che sta mettendo a punto il piano per salvare i minatori rimasti sotto terra in Cile.

  190. ERO MORTA PER LA BELLEZZA

    Ero morta per la Bellezza, ma da poco
    Ero stata accomodata nel sepolcro
    Quando uno che era morto per la verità fu deposto
    Nella stanza accanto.
    Dolcemente, mi chiese, Come è mancata lei?
    “Per la bellezza”, riposi.
    ” Ed io per la verità, le due sono una:
    Siamo fratelli”, disse.

    Così, come conoscenti che si incontrano di notte
    Parlammo da una stanza all’altra
    Fino a che il muschio raggiunse le nostre labbra
    E coprì i nostri nomi.

    (Traduzione a cura di Fiorella Operto)

    Questa poesia bellissima è di Emily Dickinson.
    Ecco, vorrei vincesse qualcuno che coniughi bellezza e verità della scrittura. Verità intesa nel senso letterario: verità profonda, verità indagata e trovata anche in ciò che è irreale assurdo mai esistito immaginazio…

  191. Confido nella scelta di un poeta grande come lo svedese Tomas Tranströmer. Le sue “Poesie dal silenzio” sono splendide. Merita e stramerita questo premio. Fra tre ore lo sapremo.

  192. @Maria Lucia bellissima la poesia di Emily Dickinson, grazie, un abbraccio.Se qualcuno ha piacere di leggere l’originale vada al lab di traduzioni.

  193. Non per fare il Polipo Paul dei Mondiali ma…
    sul mio blog avevo previsto:
    – per il 2009 la vittoria di un autore degli ex-paesi comunisti (e vinse la Muller),
    – per il 2010 “uno sconosciuto poeta africano”.

  194. STOCCOLMA (SVEZIA) – L’Europa conta il maggior numero di Nobel della letteratura, le donne sono scarsamente rappresentate così come i poeti e all’Accademia svedese piacciono i lavori politicamente impegnati: in base ai precedenti, per gli esperti il premio 2010 dovrebbe finire nelle mani della poetessa algerina Assia Djebar.

    LE STATISTICHE. Ma Djebar, autrice di “Poemes pour une Algerie heureuse”, scrive in francese, e il Nobel è già finito due anni fa nelle mani di uno scrittore d’Oltralpe, Jean-Marie le Clezio: il che, statistiche alla mano, rende poco probabile un suo trionfo nonostante il suo nome figuri da anni nella rosa dei favoriti. Nei circoli letterari svedesi si preferisce invece guardare all’esito della recente Fiera del libro di Goteborg, dove le opere di tema africano hanno suscitato grande interesse: se tale indicazione fosse affidabile, il somalo Nuruddin Farah e il kenyano Ngugi Wa Thiong’o sarebbero tra i favoriti.

    I FAVORITI. Altre coincidenze statistiche riguardano i vincitori del premio letterario Stig-Dagerman, che nel 2004 e nel 2008 si sono aggiudicati anche il Nobel: in tal caso, quest’anno toccherebbe all’uruguaiano Eduardo Galeano. La rosa dei nomi non finisce qui ovviamente: tra i favoriti, ci sono lo statunitense Cormac McCarthy (beniamino dei bookmaker) e il giapponese Haruki Marukami. Infine, dopo tredici anni senza un poeta vincitore, lo svedese Tomas Trantroemer e il siriano Adonis sono considerati le due migliori possibilità oltre a Djebar.

    L’IPOTESI DI UN GIORNALISTA. Infine, prestando fede all’unico indizio fornito dall’Accademia, ovvero che il vincitore dev’essere stato testimone di qualche evento importante nel mondo, non è da escludere neanche che il premio possa andare a un giornalista. “Dovrebbe trattarsi di un viaggiatore, uno come Ryszard Kapuscinski: fosse stato ancora vivo, lo avrebbe ricevuto due anni fa”, ha spiegato Jonas Axelssson, della casa editrice Bonniers, ricordando l’autore polacco. L’unica certezza, infatti, è che l’Accademia premia solo i viventi.

  195. Mario Vargas Llosa

    Postato martedì, 5 ottobre 2010 alle 8:58 am da CyR

    Cyr, carissimo/a, io sono vostradamus, ma tu a nostradamus gli fai un baffo… complimenti! (mi auguro tu abbia puntato qualcosina, se non sbaglio la vittoria di don mario era data 30:1…)

  196. The Nobel Prize in Literature 2010 was awarded to Mario Vargas Llosa “for his cartography of structures of power and his trenchant images of the individual’s resistance, revolt, and defeat”.

  197. Ecco la motivazione del riconoscimento:
    “for his cartography of structures of power and his trenchant images of the individual’s resistance, revolt and defeat.” (per la sua cartografia delle strutture del potere e per la sua acuta immagine della resistenza, della rivolta e della sconfitta dell’individuo.

  198. Allora a caldo!
    1. La marja si compra in Svezia!

    Dunque, a me Vargas Llosa, piace molto. Uno scrittore tanto caruccio che ho letto con tanto piacere e da cui ho tratto anche diversi insegnamenti. Un bravo scrittore del novecento ma io fossi sta un’accademica svedesa il nobel gnelo davo mica!
    – 1. Non è un grandissimo scrittore, non ha come dire grande levatura. Saramago, Coetzee, Morrison sono titani rispetto a lui.
    – Ha già venduto l’ira de Dio è pieno de quatrini come un dindarolo pieno de quatrini è pieno de quatrini!

    No o uno Scrittore ficherrimo e metastorico, che non è questo il caso, o uno scrittore sconosciuto da scoprire, che mi inventa un mondo e che gli rifamo anche li mobbili della cucina puaretto.

    Raro eh – ma a questo giro sono delusa.

  199. Llosa è un autore che ho amato. Sono lieto che il Nobel sia andato a lui. Ogni tanto non è male alternare autori noti a illustri(?) sconosciuti.

  200. Mi fa molto, molto piacere la vittoria di Mario Vargas Llosa. Semplicemente, penso che sia il più grande e completo scrittore vivente: da sessanta anni (il suo esordio è del 1959) ha scagliato frecce nel campo del romanzo storico e in quello politico, nella satira e nel poliziesco, nel racconto di formazione e nel reportage, nel saggio letterario e nel romanzo erotico, nella prosa d’arte e nel racconto di viaggio, spendendosi con generosità per altri autori (da Onetti a Flaubert), elargendo preziosi consigli agli esordienti, polemizzando con articoli contro Fidel Castro e contro Silvio Berlusconi, scrivendo romanzi epici e intimisti, divertentissimi e tragici (a volte nelle stesse pagine come “La zia Julia e lo scribacchino”). Per certi versi, Vargas Llosa è (da solo) un’intera letteratura.
    E poi (ciliegina sulla torta) fece un occhio nero a Gabriel Garcia Marquez.

  201. Debbo dire che non lo conosco a fondo (l’ho letto poco , e superficialmente, ma debbo dire che non mi ha mai entausisamato invogliandomi a conoscerlo di più come, faccio un esempio, un Roberto Bolano o un W.G. Sebald (i miei veri unici miti contemporanei anche se, aimè, defunti), o, fra i veri candidati (i viventi), un Murakami, un DeLillo, un McCarthy, un Sabato, un Magris), e forse per questo il premio mi lascia tiepidamente soddisfatto. Comunque più di quanto gli anni scorsi (Muller e Le Clezo).

  202. Sono contento per il Nobel a Vargas Llosa. Da un po’ di tempo non leggevo più niente di suo (tranne alcuni articoli giornalistici); questo riconoscimento sarà forse una occasione per riprendere in mano i suoi libri.

  203. È riuscita a sorprendere tant di noi… ma non Cyr che – in effetti – il 5 ottobre 2010 alle 8:58 am aveva indicato il nome di Mario Vargas Llosa in grassetto.

  204. E magari (se ci va) potremmo discutere sulla base della seguente domanda:
    a parità di merito… sarebbe più utile, o giusto, dare il Nobel della letteratura a un autore poco noto (in modo da farlo conoscere al mondo intero) o a un autore che, grazie al suo talento letterario, si è già conquistato la popolarità?

  205. ho letto il libro le avventure della cattiva ragazza perchè mi era stato dedicato mi è piaciuto moltissimo e ho letto anche i successivi, bravo ma non da premio nobel, per il premio nobel mi aspetto quel quid in più che vargas llosa non ha…per esempio non capisco perchè non sia mai stato dato a magda szabo che è una grande: la porta? un capolavoro…

  206. Ci pensavo proprio in questi giorni … di scrittori dotati di talento (così come di musicisti) che operano fuori dal grande circuito dell’affermazione mondiale o nazionale ce ne sono. A mio avviso un vero scrittore lo è, e non può fare a meno di esserlo, a prescindere da quanto sia affermato o da quanto sia conosciuto il suo nome. Ciò che cambia tra l’essere conosciuti o meno è semplicemente la cassa di risonanza che hanno le sue parole. Quante persone sarebbero disposte a leggere o addirittura, ad ascoltare, le parole di “emerito sconosciuto”? E’ davvero così importante riuscire a diventare “figure su sfondo”? E “grazie a chi o a che cosa” si smette di essere sfondo … Questo è davvero legato ad un talento maggiore?

  207. Massimo, il Nobel a Vargas Llosa francamente mi ha sorpreso. Come mi aveva sorpreso – per dire – il Nobel a Dario Fo, di cui peraltro sono un grande ammiratore.
    Di Vargas Llosa ho letto certamente “La guerra della fine del mondo” (1981) e “Pantaleon e le visitatrici” (1999): li ho estratti da uno scaffale della mia biblioteca, e – se non sbaglio – “La città e i cani”, sparito ahimè dalla biblioteca.
    Che dire? Secondo me hanno premiato un narratore non eccelso, ma che punge, colpisce, attacca il potere, senza remore o tentennamenti. E, nello stesso tempo, hanno premiato una letteratura “minore”, tenuta come in disparte: quella peruviana. Dandole un po’ di popolarità, invitando i lettori a scoprirla.
    Nel mondo – però – c’è una moltitudine di autori, opere e tradizioni letterarie tutte ancora da scoprire… Stavolta è toccato a Mario Vargas Llosa e al Perù, appunto.
    Cordialmente.

  208. Non so che dire…
    Se qualcuno/a si mette a spiegarci che Mario Vargas Llosa è un “narratore non eccelso”, “non da premio Nobel”, “bravino ma che non ha il quid”, “famoso ma non per la sua bravura”…
    …non so che dire.
    Sarebbe come dire che Bob Dylan, nella storia del rock, ha contato come il quattro di cuori.
    Ma avete letto i libri di Vargas Llosa?

  209. a mio parere il Nobel va a chi rappresenta la migliore letteratura di quegli anni indipendentemente dall’essere popolare o impopolare , questo non può e non deve essere un parametro da prendere in considerazioni. Per il lancio vi sono mille altri premi letterari, il Nobel è altro. cordiali saluti

  210. l’importante è che sia un nobel alla letteratura e non alla geopolitica letteraria

  211. e bravo Vargas LLosa e bravo CyR che c’ha azzeccato.
    Sul criterio che chiede Massimo per il Nobel Letteratura per me gli indici sono sempre l’eleganza espressiva, la forza del contenuto e il messaggio edificante.
    Popolarità no, non è un Premio Bancarella.

  212. sono molto contenta per questo premio.
    Beata zauberei, che dall’alto di non so che cattedra sentenzia essere Vagas Llosa uno scrittore di non eccelsa levatura

  213. Evviva! un Nobel ben assegnato finalmente e non dato per motivi politici terzomondisti a vanvera. Secondo me il Nobel va dato ESCLUSIVAMENTE per valori letterari, premiando l’intera carriera di uno scrittore, quindi non un solo libro. Purtroppo il Nobel per la letteratura ha avuto sempre una connotazione politica, infatti non è stato assegnato a Borges ed invece a scrittori assolutamente sconosciuti e certamente non grandi il cui solo merito era di essere africani o asiatici.

  214. Premesso che bisogna distinguere tra popolarità in Italia, che può dipendere anche da traduzioni mancate o fatte male, mi sembra sia auspicabile che il Nobel vada a un grande scrittore. Quest’anno mi pare non ci siano dubbi, altri anni no. Certo, la politica non dovrebbe entrarci, ma un premio è sempre un qualche cosa assegnato da esseri umani, i quali possono sempre errare.
    E comunque Borges è di una levatura tale che la mancata assegnazione del Nobel rimane solo un piccolo neo per uno scrittore certamente più grande del premio in sé

  215. La letteratura latino americana ha “partorito” autori immensi e interessantissimi: basti pensare a Julio Cortazàr (forse lo scrittore che in assoluto amo di più al mondo e in tutti i tempi), Ernesto Sabato, Juan Carlos Onetti, Vargas Llosa, Borges, l’incompiuto (perchè morto troppo presto) Bolano, Lima, Guimaraes Rosa, Paz, Puig, Alegria…

  216. Non ho mai letto Vargas LLosa anche se lo conosco come buon autore. Un giorno proverò a leggere le sue storie.
    Per quanto riguarda l’assegnazione del Nobel, direi che preferisco sia dato ad un grande autore semisconosciuto (se esiste) amenochè si tratti di autori del calibro di Josè Saramago

  217. Il Nobel va dato a chi se lo merita a prescindere dalla fama che lo precede.
    Ho letto LLosa anni fa, mi è piaciuto molto (La festa del caprone ed Elogio della matrigna).

  218. Llosa l’ha meritato.
    Un autore meno noto?
    Forse, ma il Nobel a Llosa il giusto riconoscimento al lavoro
    di una vita
    patrizia

  219. @ Luciano e altri
    Vargas Llosa è uno scrittore grandissimo, eminente, figuriamoci! Scava negli anfratti, nelle pieghe, negli androni del potere e nelle anime di chi lo detiene o cerca d’impossessarsene, a scapito sempre delle libertà, delle peculiarità individuali. E attacca, graffia, colpisce duramente, senza tregue o perifrasi. Forse il Nobel glielo hanno dato anche (soprattutto?) per questo.
    Per quando riguarda il termine “eccelso”, beh, io mi riferivo esclusivamente all’accezione “superiore agli altri”, anzi “a tutti gli altri”. Vargas Llosa può esserlo, beninteso, però i giudizi, i “gusti” letterari a mio avviso non sono immuni da simpatie e soggettività.

    @ Massimo e altri
    Anch’io mi aspettavo che stavolta il Nobel fosse appannaggio di Cormac McCarthy, o di Don DeLillo. Ma non si sa mai dove il vento vada a parare. Non lo si può sapere, altrimenti non sarebbe più vento, detto metaforicamente, ovvio.
    Buona giornata.

  220. Sono felice per questo strameritatissimo riconoscimento a Vargas Llosa. Lo merita come scrittore e lo merita come persona sempre impegnata sul piano dei diritti civili. È persona splendida, ho avuto il piacere diincontrarlo al premio Viareggio 2010, il 27 agosto, quando era assieme ai vincitori, vincitore anche lui con il premio internazionale Versilia. Un preannuncio inconsapevole di questo Nobel. La sua disponibilità, la sua intelligenza critica, il suo discorso mi avevano già incantata.
    Pensiamo ora al povero vincitore cinese del premio per la pace. Facciamo qualcosa per lui. La moglia è stata spedita a 500 chilometri dal marito… L’ho sentito stamattina. Questa la prima reazione furiosa di chi è al potere oggi.

  221. Sono felice per questo strameritatissimo riconoscimento a Vargas Llosa. Lo merita come scrittore e lo merita come persona sempre impegnata sul piano dei diritti civili. È persona splendida, ho avuto il piacere d’incontrarlo al premio Viareggio 2010, il 27 agosto, quando era assieme ai vincitori, vincitore anche lui con il premio internazionale Versilia. Un preannuncio inconsapevole di questo Nobel. La sua disponibilità, la sua intelligenza critica, il suo discorso mi avevano già incantata.
    Pensiamo ora al povero vincitore cinese del premio per la pace. Facciamo qualcosa per lui. La moglie è stata spedita a 500 chilometri dal marito… L’ho sentito stamattina. Questa la prima reazione furiosa di chi è al potere oggi.

  222. Intervengo al volo per ringraziare tutti i partecipanti alla discussione.
    Grazie mille per i vostri contributi.
    Conto di intervenire con più calma domani.
    Intanto ne approfitto per augurare a tutti voi uno splendido sabato sera.

  223. La Cina dovrà fare i conti con la propria isterica paura del web, con la forza tenace dei suoi dissidenti, con la constatazione che non può aprirsi al mondo solo per il profitto ma anche e soprattutto cambiando regime e restaurando i diritti umani. Ben venga un Nobel che tenga accesi i riflettori su un regime di censura e torture.

  224. E’ la forza della parola che mette paura a tutti i regimi chiusi, tutti siamo a rischio di perdere, chi con conseguenze più gravi come quelli che vivono in paesi dove vige la pena di morte, il diritto alla parola. La parola è l’arma contro la prepotenza dei potenti, bisogna sostenere coloro che lottano mettendo a rischio la vita stessa per difendere il sacrosanto diritto alla parola. Benedetto il Nobel per la pace a questo signore cinese.

  225. A questo punto vi chiederei (se avete tempo e voglia) di approfondire la conoscenza di Mario Vargas Llosa, attraverso:
    – recensioni dei suoi libri (vostre o di altri)
    – citazioni (da libri e articoli)
    – note biografiche
    – qualunque altra cosa riteniate in tema
    Qualcuno di voi lo ha già fatto.
    Grazie in anticipo a chi potrà fornire ulteriori contributi.

  226. Mario Vargas Llosa: Un Nobel a lungo rimandato
    di Yoani Sanchez

    La letteratura di Mario Vargas Llosa ha provocato diversi cambiamenti nella mia vita. Il primo è stato 17 anni fa, durante un’estate caratterizzata da black-out energetici e crisi economica. Con la scusa di ottenere “La guerra della fine del mondo”, mi sono avvicinata a un giornalista espulso dalla sua professione per problemi ideologici ed è con lui che ancora oggi divido i miei giorni. Conservo quella copia con la copertina distrutta e le pagine ingiallite, perché grazie a lei decine di lettori hanno scoperto un autore peruviano censurato nelle librerie ufficiali.
    Quando frequentavo l’università, mentre preparavo la mia tesi sulla letteratura della dittatura in America Latina, è uscito il suo romanzo “La festa del caprone”. La commissione d’esame non gradì il fatto che avessi inserito nella mia analisi quel testo su Trujillo. Non piacque neppure che tra le caratteristiche dei caudillos americani avessi messo in evidenza proprio quelle che ostentava anche il nostro “Leader Massimo”. Per la seconda volta un libro dell’attuale Premio Nobel segnò la mia esistenza, perché mi fece rendere conto di quanto fosse frustrante fare la filologa a Cuba. Mi chiedevo come mai servisse un titolo per definirmi specialista in lingua e parole, se poi non potevo comporre frasi liberamente.
    Per questo motivo Vargas Llosa e la sua letteratura sono responsabili, in maniera diretta e “perfida”, di molte cose che adesso caratterizzano la mia esistenza come la mia felicità matrimoniale e la mia avversione per i totalitarismi, ma anche di aver rinnegato la filologia e di essermi avvicinata al giornalismo.
    Mi sto preparando sin da adesso, perché temo che la prossima volta che un suo libro finirà nelle mie mani il suo effetto durerà altri 17 anni o tornerà a significare l’abbandono di una professione.

    Traduzione di Gordiano Lupi

    Fonte: il quotidiano “La Stampa”

  227. Sara’ anche popolare, ma non ho mai letto Vargas Llosa. A me il Nobel a consentito di conoscerlo. Da dove comincio? C’è in libro di Vargas Llosa che mi consigliate più di altri?

  228. Non saprei dire quando fu la prima volta che incrociai un libro di Mario Vargas Llosa, nè di quale si trattasse. So però che, da quella volta, la sua opera si intreccia con la mia vita privata e “letteraria”. Non solo i romanzi che ha scritto ma anche i saggi su altri narratori (Flaubert, Onetti, Borges…), i reportage politici, i libri sulla scrittura, la sfortunata avventura delle elezioni presidenziali in Perù contro Fujomori, gli articoli contro Castro e contro Berlusconi e contro ogni dittatura e aspirante dittatorello del mondo senza guardare che si presentassero come destra o come sinistra, i cazzotti che piazzò in faccia a Marquez.
    So che pochi autori contemporanei mi hanno fatto vivere la pienezza narrativa di romanzi come “La zia Julia e lo scribacchino” o “Avventure della ragazza cattiva” e che pochi saggisti mi hanno aiutato a capire (con ironia e senza prosopopea) i meccanismi del racconto come “Lettere a un aspirante romanziere”.
    So che attendo i nuovi libri di Vargas Llosa con la stessa gioia con cui aspetto i dischi dei miei rocker più amati: potranno essere più o meno belli ma per certo troverò scintille di gusto e di intelligenza, di sicuro riannoderò i fili di un antico e consolidato piacere, senza dubbio mescolerò humour e commozione ed eros e indignazione e paradosso e impegno e divertimento (spesso tutto nella medesima pagina).
    Dopo alcune assegnazioni che facevano cascare le pelotas, stavolta il Nobel è andato strameritatamente a un’intera e grandiosa bioblioteca.

  229. Quel romanzo è tantissime cose insieme. Accenno solo a qualcuna:
    – Vargas Llosa mette in scena se stesso e la propria storia vera (l’amore per la zia),
    – racconta la radio peruviana, le ascoltatissime radio-novelas e tutto il mondo che ci stava attorno,
    – mette al centro del romanzo un personaggio formidabile (Pedro Camacho), sceneggiatore di decine e decine di questi radiodrammi,
    – inserisce nel romanzo alcune di queste radio-novelas che pian piano cominciano a intrecciarsi,
    – gioca con i generi (poliziesco, gotico, sentimentale, comico…),
    – mostra il profondo rapporto tra vita reale e creazione artistica,
    – non dimentica mai e poi mai il piacere della lettura.

  230. Mario Vargas Llosa (Arequipa, 28 marzo 1936) è uno scrittore, giornalista e politico peruviano, naturalizzato spagnolo, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 2010.
    Nato in Perú, Vargas Llosa vive fin da giovanissimo esperienze oltre i confini del suo Paese: cresce in Bolivia, studia Lettere e Giurisprudenza presso l’Universidad Nacional Mayor de San Marcos, si sposta poi a Madrid, dove riceve buona parte della propria educazione stilistica e prende la cittadinanza nel 1993; ma anche Parigi, dove tra le altre cose diventa giornalista per la France Press; Italia e Inghilterra, nella cui capitale elegge il proprio domicilio.

    Personaggio eclettico ed esuberante, assai noto in patria, inizialmente vicino alla sinistra dalla quale si distaccherà del tutto, alterna l’impegno letterario a quello civile, fino ad arrivare a candidarsi alle presidenziali peruviane del 1990, dalle quali esce sconfitto da Alberto Fujimori. Proprio questa sconfitta lo spingerà a prendere la nazionalità spagnola, in aperta polemica con la politica nazionale.

  231. Ho amato moltissimo la zia Julia e lo Scribacchino – secondo me un grande testo sulle logiche della creazione narrativa – non necessariamente scritta. Il nobel non glielo avrei dato per ragioni già dette (delle quali non mi pento, ognuno è giudice dei propri tribunali interiori). In passato ho dedicato sul mio blog un post a queste riflessioni, e a questi insegnamenti di LLosa

    Le trovate qui
    http://zauberei.blog.kataweb.it/2008/05/14/on-tv/

    (Ciao Massimo, ahò l’hai voluto te eh:)

  232. Tra i principali esponenti della rinascita della narrativa sudamericana insieme a Gabriel García Márquez (unico altro narratore Premio Nobel sudamericano), inizia la propria carriera letteraria nel 1959 con la raccolta di racconti Los jefes. Ma il vero successo giunge nel 1963 col romanzo La ciudad y los perros, pubblicato in Italia da Feltrinelli nel 1967 e ambientato nell’accademia militare di Lima, frequentata dallo stesso scrittore. Il libro, redatto con una particolare tecnica narrativa in cui narrazione e sovrapposizioni di tempi e piani si alternano in uno stile quasi cinematografico, viene però inizialmente addirittura bruciato in Perù perché considerato dissacrante[2]. La medesima tecnica narrativa è riutilizzata anche nel seguente La casa verde (1966), in cui narra le vicende di una casa chiusa a Piura.

    Il terzo romanzo pubblicato è Conversación en la Catedral, nel 1969, una dura analisi della vita politica e sociale del proprio paese.

    Segue nel 1973 il romanzo satirico Pantaleón y las visitadoras, seguito a sua volta da La tia Julia y el escribidor (1977), che lo vedono cimentarsi con uno stile diverso, improntato sull’ironia.

    Con La guerra del fin del mundo del 1981, in cui ripercorre le vicende nel movimento millenarista del profeta brasiliano Antônio O Conselheiro (Antonio Il consigliere), si spinge ancora più a fondo nelle vicende brasiliane, conducendo una lucida analisi dei contrasti fra la società costiera nello stato di Bahia, prevalentemente intellettuale e progressista, e la popolazione più arretrata e conservatrice dell’interno. L’impostazione dell’opera è in gran parte pessimistica, e mostra sconsolatamente come le zone meno evolute siano schiacciate dai fermenti delle altre.

    A quest’opera capitale fa seguire Historia de Mayta (1984) che affronta il tema del terrorismo, Quién mató Palomino Molero? (1986), un giallo dal risvolto sociale, Elogio de la madrasta (1988), un libro erotico, e El hablador (1987), tutti romanzi legati da un filo di fondo politico sociale.

    Pubblica poi El pez en el agua (1993), proprio riguardo la propria esperienza in politica, e Lituma en los Andes (1993), un giallo che gli vale il Premio Planeta.

    Nel 1997 pubblica Los cuadernos de don Rigoberto seguito tre anni dopo da La festa del chivo e da El paradiso en la otra esquina nel 2003 e da Travesuras de la niña mala nel 2006.

    Nel 2010 vince il Premio Nobel per la letteratura per «la propria cartografia delle strutture del potere e per la sua immagine della resistenza, della rivolta e della sconfitta dell’individuo».

    Se numerose opere di Vargas sono influenzate dalla società peruviana, molte sono anche quelle incentrate sull’Europa, continente nel quale Llosa ha vissuto larga parte della sua vita a cominciare dal 1958 (in particolare Spagna, Inghilterra e Francia), tanto da ricevere la cittadinanza spagnola nel 1993.

    In Italia è pubblicato da Einaudi.

  233. “La zia Julia e lo scribacchino” (titolo originale: La tía Julia y el escribidor) è un romanzo di Mario Vargas Llosa, pubblicato nel 1977 contenente dei riferimenti biografici alla gioventù dell’autore.

    Il racconto è ambientato a Lima, in Perù, e racconta la storia d’amore fra il giovanissimo Mario, di 18 anni (minorenne per i tempi) e Julia, di 32 anni, sua zia acquisita. I due convoleranno a nozze in maniera rocambolesca, tra la furia benevola del clan familiare, prima di trasferirsi in Europa e prima che Mario possa affermarsi come scrittore.
    Tutto il racconto è accompagnato dalla passione per la letteratura che anima Mario, aspirante scrittore che trova ispirazione in Pedro Camacho, popolarissimo autore di romanzi radiofonici che calamitano l’attenzione di tutto il Paese, narrati insieme alla storia del protagonista.

  234. Il protagonista del romanzo è Mario, un ragazzo diciottenne, allo stesso tempo studente in legge all’Università di San Marcos e direttore del Servizio Informazioni di Radio Panamericana, a Lima. Il suo lavoro alla radio, aiutato dal suo redattore Pascual e in seguito dal Gran Pablito, consiste nello scrivere e annunciare bollettini sulle notizie interessanti del giorno. A Radio Central, appartenente agli stessi proprietari (Genaro-papà e Genaro-figlio) di Radio Panamericana, arriva il boliviano Pedro Camacho, popolarissimo autore di romanzi radiofonici. Quasi contemporaneamente giunge in città la zia Julia, sorella della moglie dello zio di Mario, arrivata dalla Bolivia a cercarsi un altro marito dopo il fallimento del suo primo matrimonio. Tra Mario e Julia nasce una storia d’amore…

    (Per sapere il resto, leggetevi il libro)

  235. NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!
    Chi non ha letto “La zia Julia e lo scribacchino” NON (Ripeto NON) legga la trama raccontata in tutti i particolari (compreso il finale), nel commento precedente.
    Ma come si fa???
    Io li strangolerei (metaforicamente) quelli che mi svelano come finiscono i romanzi e i film.

  236. Chiedo scusa. Avevo inserito la trama di “La zia Julia e lo scribacchino” con l’idea di fare cosa gradita e raccogliendo l’invito di Maugeri letto nei post sopra. Ammetto di non aver pensato che così facendo avrei potuto rovinare il piacere della lettura a chi non ha ancora letto il libro.
    Chiedo a Massimo Maugeri di cancellare quel post, se lo ritiene.
    Scusate tutti.

  237. Anna: sono stato troppo esplicito nella mia protesta? Forse sì.
    Ma combatto da anni e anni con chi (nella vita vera, sui giornali o da alatre parti) svela troppo delle trame di film/romanzi/fumetti eccetera. Anche i miei amici Walter o Gianni cascano spesso in questo delitto: raccontare i finali.
    Secondo me, è un peccato gravissimo.

  238. e poi negli ultimi anni ci ha regalato un libro straordinario come ‘Le avventure della ragazza cattiva’

  239. Intanto accolgo la richiesta di Anna (sollecitata dall’intervento di Luciano).
    Non ho cancellato il commento, ma l’ho tagliato chiudendo con puntini di sospensione e con la dicitura: “Per sapere il resto, leggetevi il libro”.
    😉

  240. @ Zauberei
    Cara Zaub,
    leggo il tuo commento dell’11 ottobre 2010 alle 12:03 pm (visibile sul blog).
    Per quanto riguarda altri tuoi commenti… ho cercato nell’antispam, ma non ho trovato nulla. Mi dispiace.
    Prova a riscriverlo, se puoi.

  241. Adesso vi devo lasciare.
    Auguro a tutti una buona serata e una buona cena.
    Spero di ritornare prima che la notte volga al giorno.
    In caso contrario: che Morfeo vi accolga tra le sue docili braccia…

  242. niente dicevo che, a me Vargas Llosa piace, ma confermo il mio giudizio, e manco mi sento in colpa. ognuno è arbitro assoluto dei propri gusti, e per me è un autore interessante che mi ha insegnato cose interessanti, ma che non mi da la sensazione di scavalcare il suo tempo, di essere oltre ecco.
    Però mi ha fatto fare delle riflessioni a cui gli sono grata sui meccanismi della narrazione. Parte di queste le feci nel mio blog a questo link:

    http://zauberei.blog.kataweb.it/2008/05/14/on-tv/

    ecco.

  243. cazzo mi drogoooooooooooooo e non lo sapevo.
    il commento c’era!
    Massimo appena puoi togli le prove del mio stato di rintrono compulsivo, ossia questi ultimi due commenti e abbi pietà del mio stato rintrono.

  244. Sarò tonto, Zau, ma continuo a non capire perchè definisci Vargas Llosa “cripto-fascista”.

  245. La città e i cani (La ciudad y los perros) è il primo romanzo pubblicato da Mario Vargas Llosa nel 1963.

    Ambientato in una comunità di cadetti nella scuola militare di Lima (la Scuola Militare Leoncio Prado), il romanzo è interessante per l’uso sperimentale e complesso di prospettive multiple.

    In seguito è stato trasposto in un film dal regista peruviano Francisco Lombardi.

  246. Chi ha ucciso Palomino Molero? (¿Quién mató a Palomino Molero?) è un romanzo del 1986 di Vargas Llosa.
    Il libro inizia con la scoperta del corpo brutalmente martoriato di una giovane recluta, Palominio Molero, vicino una base militare nel nord del Perù. Vargas Llosa usa la struttura dell’assassinio per esaminare il lato oscuro della natura umana, della corruzione, e dei pregiudizi di classe nel Perù degli anni ‘50.

  247. Il pesce nell’acqua (El pez en el agua), invece, è pubblicato nel 1993 e racconta la vita dello stesso Mario Vargas Llosa.

    Il libro copre due periodi della vita dello scrittore: il primo periodo comprende gli anni dal 1946 al 1958, e descrive l’infanzia e l’inizio della sua carriera di scrittore in Europa. Il secondo periodo copre il suo coinvolgimento politico culminato qualche anno dopo con la sconfitta nella elezioni presidenziali a favore di Alberto Fujimori.

  248. Il caporale Lituma sulle Ande è del 1993 (pubblicato da Rizzoli in Italia nel 1995.)
    Il caporale Lituma si occupa del caso della misteriosa scomparsa di tre manovali di una miniera sulle Ande peruviane.

    Nonostante i primi indizi portino al movimento rivoluzionario “Sendero Luminoso” la verità è ben diversa: un intrigo di credenze popolari, riti magici, antiche tradizioni e villagi inesplorati condurranno il commissario a una scoperta sconvolgente.

  249. Il Paradiso è altrove (El paraíso en la otra esquina) è un romanzo scritto da Mario Vargas Llosa nel 2003.

    Il romanzo è un doppia biografia storica del pittore post-impressionista Paul Gauguin e di sua nonna Flora Tristan, una delle fondatrici del moderno femminismo. Il libro è diviso in 11 capitoli, che si alternano l’un l’altro tra le storie di Flora Tristan e Paul Gauguin, il nipote che lei non conobbe mai. Flora Tristan, figlia illegittima di un ricco uomo peruviano e di una donna francese, ripugna il sesso, odia il marito André Chazal, e lo abbandona per seguire la battaglia per i diritti delle donne e dei lavoratori. Così abbandonò la sua vita privata e la famiglia per seguire la sua causa. Gauguin invece abbandona la moglie e i figli, e lavora come agente di cambio a Copenhagen, per rincorrere la sua passione per la pittura. In tale processo di ricerca allontana se stesso sempre di più dalla civilizzazione, dirigendosi a Tahiti e nella Polinesia francese per trovare l’ispirazione.

  250. per fortuna ha vinto vargas llosa. avesse vinto murakami avevo giurato che mi mangiavo le pagine di kakfa sulla spiaggia una a una.

  251. Ogni volta “tifo” per Murakami… e non vince mai. La prossima volta mi concentrerò su un altro candidato, forse sono io che gli porto sfortuna!
    Scherzi a parte, credo che Murakami meritasse davvero il Nobel; non solo per i suoi libri, ma perché, come traduttore, ha dato un grande contributo culturale per quanto riguarda la diffusione di classici stranieri in Giappone – attività che, a sua volta, ha influenzato le sue opere.
    Penso – spero – che nei prossimi anni il premio possa andare a lui.

  252. TOMAS TRANSTRÖMER, PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2011

  253. Cari amici,
    l’edizione 2011 del Premio Nobel per la letteratura è stato assegnato al poeta, psicologo, pianista e traduttore svedese Tomas Tranströmer. Nella motivazione dell’Accademia svedese leggiamo che “attraverso le sue immagini dense e limpide, ci ha offerto un nuovo accesso alla realtà”. E poi: “La gran parte della poesia di Tranströmer è caratterizzata da economia di linguaggio, concretezza e metafore struggenti. Nelle sue ultime raccolte si è spostato verso uno stile ancora più essenziale e un più elevato grado di concentrazione”.
    Segue la nota biografica di Tranströmer tratta dalla libera enciclopedia Wikipedia Italia (a cui vanno i migliori in bocca al lupo per il suo futuro!).

  254. (da Wikipedia Italia)

    Tomas Tranströmer (Stoccolma, 15 aprile 1931) è uno scrittore, poeta e traduttore svedese, molto conosciuto e apprezzato in Patria, vincitore del Nordic Council’s Literature Prize, dello Struga Poetry Evenings (del quale sono stati insigniti poeti del calibro del cileno Pablo Neruda e degli italiani Edoardo Sanguineti e Eugenio Montale) e del Neustadt International Prize for Literature nel 1990. Nel 2011 è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: “attraverso le sue immagini dense e nitide, ha dato nuovo accesso alla realtà”.
    Nato a Stoccolma, frequenta la Scuola Latina di Södra e si laurea in Psicologia presso l’Università di Stoccolma, la più prestigiosa del Paese, nel 1956. Nel 1954 aveva pubblicato una raccolta poetica intitolata “17 dikter” (17 poesie), nella quale racchiudeva anche alcune opere realizzate all’età di soli tredici anni. Nel 1990 è stato colpito da un ictus, che tuttavia non gli ha impedito di continuare a scrivere: nel 1993, infatti, ha pubblicato “Minnena ser mig” (I ricordi mi stanno guardando), la sua prima autobiografia, e nel 2004 “Den stora gåtan”, la sua più celebre – a livello europeo – raccolta di versi, è pubblicata nel Regno Unito con il titolo “The Great Enigma” (Il Grande Enigma).
    È stato più volte accusato da altri poeti, specialmente negli anni settanta, di essere troppo legato alla tradizione letteraria svedese e di tralasciare i grandi mutamenti contemporanei, non parlandone in poesie e romanzi. La sua opera, in effetti, è posta a metà tra il Modernismo, l’Espressionismo e il Surrealismo, tre correnti artistiche e letterarie esauritesi già da un paio di decenni. La sua poetica, comunque, è concentrata nella ricerca dell’uomo nella vita di tutti i giorni, nel bizzarro (espresso nei suoi versi mistici) e negli universali aspetti della mente e del suo immenso potere, al di sopra del bene e del male. Come scrittore, invece, non ha mai avuto un grandioso successo.

    Tranströmer è molto amico del poeta statunitense Robert Bly, con il quale si è impegnato per anni in una fitta corrispondenza fuori dal tempo. Questa corrispondenza è stata raccolta nel libro Air Mail, opera che tratta le tematiche più varie non sempre “in modo tradizionale”, come gli è stato invece criticato.

    Ha vinto diversi premi letterari, tra i quali ricordiamo in particolare il macedone Struga Poetry Evenings, forse il più prestigioso, che è stato vinto dagli autori più importanti della Letteratura di questi ultimi anni.

  255. Onore al merito di Tomas Tranströmer, autore che non conosco ma che ho intenzione di conoscere al piu’ presto

  256. Il Nobel è per me, quasi sempre, esercizio di umiltà: nove volte su dieci sono come Don Abbondio con Carneade.
    Anche stavolta è così…
    Misterioso come il Conclave, il concilium deorum che designa il premiato agisce in modi incomprensibili ai profani… ma che mi hanno permesso di leggere autori e conoscere letterature diversissime da quelle che frequento abitualmente.
    Sono felice che si torni, in un mondo prosaico, alla funzione poietica, creatice, primigenia, originaria della poesia. Che rinvigorisce la lingua. Che permette di rinverginare la parola.
    Ben venga un poeta, dunque.

  257. Cari amici, ci siamo quasi!
    Entro un paio di giorni (per l’esattezza, l’11 ottobre) conosceremo il nome del Premio Nobel per la letteratura 2012.
    Ne approfittato per rimettere in primo piano questo “post annuale” di Letteratitudine che tenta di raccontare la storia del Premio Nobel per la Letteratura di questi ultimi anni.

  258. L’agenzia di stampa Adnkronos ci fa sapere che, secondo quanto riferito da Agipronews, il giapponese Haruki Murakami, il cinese Mo Yan e l’ungherese Peter Nadas sono i favoriti dei bookies per la vittoria del Nobel per la Letteratura 2012.

  259. Il comunicato procede evidenziando che in testa alla lavagna di Ladbrokes c’e’ MuraKami, offerto a 3,00, seguito dal cinese e dall’ungherese entrambi dati a 9,00. Doppia cifra per il cantautore Bob Dylan, offerto a 11,00 insieme all’irlandese William Trevor. Prima tra gli italiani Dacia Maraini, a 17,00.

  260. Cominciate a intervenire, se lo desiderate.
    In ogni caso vi aspetto a partire dall’11 ottobre… quando conosceremo il nome del Premio Nobel per la Letteratura 2012.

  261. Adoro Dylan ma addirittura il Nobel per la letteratura mi pare eccessivo, anche se…

  262. A proposito, avete letto 1Q84?
    Se non l’avete fatto, leggetelo. Ne vale la pena. Ora sta uscendo il nuovo libro.
    Ciao, Letterattitudine.

  263. Che gioia sarebbe se vincesse Dacia Maraini!
    Con tutto il rispetto per gli altri grandi scrittori, credo che la Maraini abbia dalla sua, oltre la meravigliosa carriera letteraria, l’attenzione per i deboli, la cura, la passione civile…incrocio le dita….

  264. ” I sogni sono in qualche modo più corposi della realtà quando diventano una seconda vita a cui ci si abbandona con strategica intelligenza “.
    (La lunga vita di Marianna Ucrìa, Dacia Maraini)

  265. Non so, alla fine il Nobel ci riserva sempre qualche sorpresa, premia quello che meno ci aspettavamo, quello meno conosciuto, che poi grazie al premio viene letto scoperto ed apprezzato. Certo Murakami è un bravo scrittore ma chissà…magari anche quest’anno uscirà dal cilindro un autore meno letto e ci indurrà a pensare “E questo qui perché non lo conoscevo?”…
    La Maraini è una grande scrittrice, sensibile e attenta e darebbe una grande gioia a tutti noi lettori italiani…incrocio anch’io le dita cara Simo, ma con scarsa convinzione per i motivi che ho esposto sopra…
    Secondo me lo danno al cinese Mo Yan meno conosciuto o all’altro, l’ungherese o ad uno mai sentito prima… buona giornata a tutti!!!

  266. ” La pazzia poi cos’è se non un eccesso di saviezza? Una saviezza priva di quelle contraddizioni che la rendono imperfetta e quindi umana “.
    (La lunga vita di Marianna Ucrìa, Dacia Maraini)

  267. Cara Francesca anche questa settimana l’osservatorio è bellissimo! Mi è piaciuto tanto il tuo elogio del’imperfezione letteraria! Lo condivido, e ti abbraccio forte.

  268. Ciao Simooo…grazie mille mi fa piacere che ti sia piaciuta la scelta della settimana…bacioooo

  269. L’hanno scorso hanno premiato un poeta, quest’anno credo toccherà ad un narratore o ad uno scrittore di testi teatrali.

  270. Comunque anche secondo me premieranno un autore semisconosciuto. La storia recente del Nobel ci porta a pensare questo.

  271. Ciao, tento un pronostico senza eccedere con gli azzardi. Penso che il Nobel per la letteratura 2012 andrà in Asia o in Africa.
    Vediamo se ci azzecco.

  272. Appuntamento godibile assai, questo, dottor Maugeri.
    E mi felicito con la signora Maraini per la prestigiosa presenza tra i candidati.
    Non posso che parteggiare per lei, glielo confesso,mi incantò con “La lunga vita di Marianna Ucrìa” e da allora le giurai fedeltà assoluta.

  273. Non disdegno gli altri, ci mancherebbe. Tutti esimi letterati. Ma la signora Maraini è un simbolo, un esempio di Italia che sa ancora soffrire e lottare per le sue fragilità.
    Che dirle, non posso che attendermi un esito felice.

  274. Per il resto, andai contro il mio consueto orario. Ho già pranzato ma mi prende quell’appennichellamento della contr’ora che mi induce a mettermi a letto.
    Che vuol farci, ho la mia età.
    Mi abbia suo,
    Professor Emilio

  275. @giacomo grazie mille!!Mi fa piacere sapere che mi segui e naturalmente se hai qualche osservazione da fare Massimo lo permetterà nella camera accanto.
    Per Philip Roth, io ci spero ogni anno…è un grandissimo ma ogni anno resto delusa quindi….chissà…

  276. @prof. Emilio sempre gradevolissimo da leggere…”l’appennichellamento” …quanto mi fa sorridere, è un termine fantastico…e godibilissimo a qualunque età.
    Saluti affettuosi

  277. Grazie, mia carissima Sig.ra Marone,
    che vuole, i neologismi hanno il loro fascino, soprattutto per un vecchio professore di lettere come me.
    Colgo la gradita occasione per unirmi alla voce di quanti le rivolsero le felicitazioni per la sua godibile rubrica. La seguo affascinato assai.
    Mi abbia sempre devotamente suo
    Professor Emilio

  278. L’Accademia svedese di questi ultimi anni è antiamericana. Non daranno il Premio a Roth, né ad altri statunitensi.

  279. Vorrei che vincesse, tra gli stranieri, uno di questi autori:
    T. Pynchon, H. Murakami, D. DeLillo, K. Abdolah, C. Nooteboom, Adonis.
    E tra gli italiani: S. Vassalli, G. Celati, R. Amato, G. Genna.
    Penso che vincerà Adonis.

  280. ..magari anche la Alice Munro…grandissima scrittrice di racconti!Ecco lei mi farebbe tanto piacere.

  281. E scusate se prendo un po’ di spazio per ringraziare il gentilissimo prof. Emilio, lusingata della sua attenzione al mio modesto contributo al blog.
    Tengo molto anche a fare i complimenti ad Ornella Sgroi per la sua rubrica sul cinema, interessantissima e portata avanti con grande competenza. L’ultimo film recensito Un sapore di ruggine e ossa mi è venuto voglia di andarlo a vendere! E poi a me piace molto Marion Cotillard.. Molto struggente la recensione di Ornella, molto bella.
    E buonanotte a tutti, a Massimo speciale!

  282. Ecco, adesso confessate a voi stessi se lo avevate mai sentito prima e avevate mai letto qualcosa di lui…. 😉

  283. Lo scrittore cinese Mo Yan (pubblicato in Italia da Einaudi), riceve il Premio Nobel per la Letteratura 2012. Questa, in sintesi, la motivazione dell’Accademia svedese: “con realismo allucinatorio fonde fiabe popolari, storia e contemporaneità“.

  284. Mo Yan, originario di Gaomi nella provincia dello Shandong, nasce il 17 febbraio 1955 da una famiglia numerosa di contadini poveri e, dopo aver terminato i cinque anni delle scuole elementari, smette di studiare. In principio porta al pascolo mucche e pecore e i suoi rapporti con questi animali sono più frequenti di quelli con le persone; prova cosí il gusto della solitudine, ma acquista una profonda conoscenza della natura. Crescendo, unendosi agli adulti partecipa alle attività lavorative della comunità. A diciotto anni va a lavorare in una manifattura di cotone, e facendo capriole tra le balle si riempie di fili. Nel febbraio del 1976 abbandona il povero e isolato paese natale per arruolarsi nell’esercito. Fa il soldato semplice, il caposquadra, l’istruttore, il segretario e lo scrittore. Nel 1997, congedatosi dall’esercito, inizia a lavorare per un giornale. Nel frattempo si è laureato presso la Facoltà di Letteratura dell’Istituto Artistico dell’Esercito di Liberazione Popolare (1984-1986) e ha ottenuto un Master in Studi letterari e artistici presso l’Università Normale di Pechino (1989-1991). Inizia a pubblicare nel 1981.

  285. Fra le sue numerose opere narrative, Einaudi ha finora pubblicato “Sorgo rosso”,” L’uomo che allevava i gatti” (entrambi del 1997), “Grande seno, fianchi larghi” (2002), “Il supplizio del legno di sandalo” (2005) e “Le sei reincarnazioni di Ximen Nao”.

  286. Nel 2005 gli è stato assegnato il Premio Nonino.
    Delle sue undici novelle si ricordano: Felicità, Fiocchi di cotone, Esplosioni, Il ravanello trasparente.
    Tra i racconti, “Il cane e l’altalena” e “Il fiume inaridito”, che Einaudi ha pubblicato nella raccolta di racconti “L’uomo che allevava i gatti” (2008).

  287. Ha anche scritto opere teatrali e sceneggiature cinematografiche come “Sorgo rosso”, “Il sole ha orecchie”, “Addio mia concubina”.
    Il film “Sorgo rosso” è stato premiato con l’Orso d’Oro al Festival del Cinema di Berlino. Il film “Il sole ha orecchie” è stato premiato con l’Orso d’Argento al Festival del Cinema di Berlino.
    Nel 2005 gli è stato assegnato il Premio Nonino per la sua intera opera.
    Nel 2012 gli è stato tributato il Premio Nobel per la Letteratura.

  288. Finalmente un Nobel meritato. Di Mo Yan ho letto quasi tutto quanto è stato tradotto e mi ha entusiasmato. Grande respiro epico ed estro picaresco.
    Ricordo che è stato nostro ospite alla Facoltà di Lettere e che ho avuto il piacere di pranzare e conversare con lui.

  289. Di Mo Yan ho letto “Sorgo Rosso”. Bel libro, non il migliore che abbia letto sull’argomento, ma Mo Yan descrive in maniera sublime le sofferenze, la forza, la disperazione ma anche la tenacia dei Cinesi che oppongono resistenza agli invasori Giapponesi. Vicende tristi ed Eroiche, banditi crudeli ma giusti, donne e bambini costrette a diventare forti. Un libro da leggere.

  290. Certo, ‘Sorgo rosso’ è il libro più celebre di Mo Yan (Premio Nobel meritato!!!). Si tratta del grande libro di uno scrittore che ha un talento secondo me paragonabile a Garcia Marquez. Come Garcia Marquez ha un suo stile di scrittura che deriva sicuramente dal paese da cui proviene, un modo completamente originale e strano di descrivere le situazioni, i personaggi,l’amore, la guerra. E’ bello leggere qualcosa di nuovo e di originale, entrare nella logica di un altro universo a noi completamente estraneo. In ‘Sorgo rosso’ estranei sono i paesaggi, le situazioni familiari, le reazioni dei singoli, la crudeltà così normale in un ambiente primitivo come la Cina rurale. Il libro è ambientato nella campagna cinese degli anni 40 ma da quel poco che ho visto in Cina non è molto diverso anche oggi, Shangai con i suoi grattacieli è a migliaia di chilometri…. Lo consiglio a tutti, insieme all’altro suo libro che ho letto “Il supplizio del legno di sandalo”, e ne approfitto per fare i miei più sentiti complimenti alla traduttrice, non dev’essere facile tradurre dal cinese e riuscire a rendere così bene le sensazioni ed i discorsi della gente.

  291. Mo Yan è un maestro della narrativa contemporanea. Come qualunque altro scrittore, può naturalmente piacere o non piacere, ma la sua grandezza è al di là di ogni ragionevole riserva.
    Nel “supplizio del legno di sandalo” sono le individualità dei personaggi a fare da filo conduttore alla narrazione, ma restituendo, attraverso i loro diversi punti di vista, la complessità della vicenda. Il fatto che, fra Sun Bing, Sun Meiniang, il magistrato, Zhao Jia, Zhao Xiaojia nessuno sia protagonista al di sopra degli altri, fa si che tutto ciò che leggiamo sia sempre relativo, una faccia della realtà, non la realtà intera. Ma questo non si risolve mai in un’indeterminatezza pirandelliana: i fatti hanno la concretezza di una tortura minuziosamente descritta, è il giudizio su quei fatti a non essere mai assoluto.

  292. Il Premio Nobel per la Letteratura 2012 è dunque il cinese Mo Yan.
    In verità si tratta di uno pseudonimo letterario: Mo Yan, in cinese classico significa “non parlare” (cinese tradizionale: 莫言, pinyin: Mò Yán).
    Il vero nome del vincitore del Premio Nobel è Guan Moye
    … ma noi continueremo a chiamarlo Mo Yan.

  293. La Parmeggiani scrive:
    Mo Yan è premiato “Per il suo realismo magico che mescola racconti popolari, storia e contemporaneità”, spiega l’Accademia reale svedese che per la prima volta assegna un Nobel a un intellettuale cinese non dissidente.

    Infatti, al contrario di Gao Xingjian, premio Nobel per la letteratura nel 2000, Mo Yan vive in Cina e più volte è stato accusato di essersi piegato al governo: è vicepresidente di una discussa associazione di scrittori sostenuta da Pechino, nel 2009 si è rifiutato di partecipare alla fiera del libro di Francoforte per la presenza di alcuni autori dissidenti in esilio e ha partecipato alle commemorazioni per Il discorso del 1942 di Mao Zedong, quello che ha plasmato la letteratura dei primi anni del partito comunista.

    (…)

  294. Altro passaggio importante dell’articolo della Parmeggiani:
    “Mo Yan, quindi, non è un intellettuale “contro” come Liu Xiaobo, che ha vinto il Nobel per la pace del 2010 e che sta scontando una condanna a 11 di prigione per la sua adesione al movimento “Charta 08”. E l’assegnazione sta suscitando reazioni tiepide, se non contrastanti. Infatti, mentre le autorità si congratulano alcuni attivisti sostengono che la vittoria di Mo Yan sia una sorta di “riparazione” per lo smacco che la Cina subì due anni fa. Tra le voci critiche si leva anche quella di Ai Weiwei, artista e dissidente. Non critica il valore letterario dell’opera di Mo Yan, ma definisce il Nobel inutile a meno che il neo-laureato non si pronunci per la scarcerazione di Liu Xiaobo. Cosa che in passato si è già rifiutato di fare.

    Nonostante questi aspetti “controversi”, nelle interviste rilasciate in Italia, Mo Yan ha sempre dimostrato autonomia di pensiero. “Credo che la letteratura deve presentare la realtà di un dato paese – ha detto a Repubblica nel 2002 – Ora c’è la modernizzazione, e va bene, a Pechino abbiamo i grattacieli, prima si viveva nella miseria, nessuno stava bene, né gli operai , né i contadini, né i soldati, ora c’è chi sta meglio, qualcuno sta meglio. Ma se la cultura muore, come si può stare meglio? Così posso dire che sono pessimista, nelle campagne la gente è ancora molto povera, tutti pensano a cose materiali. Certo, rispetto a cinquant’anni fa c’è stato un cambiamento ma cambiare non è sempre migliorare, il che non significa che io voglia tornare indietro, no. Ma senza cultura la gente avvizzisce. E che si può fare? Io penso che non si può andare avanti così”.

    Una dichiarazione che ben riflette la sua scrittura: non critica gli eccessi, si limita a raccontarli, descrivendone gli effetti sulla pelle delle persone, inserendo spesso tra i protagonisti un seme straniero, come se descrivesse una società arcaica che si sta lentamente aprendo, che vive in bilico tra il vecchio e il nuovo. E proprio per questo suo sguardo, rivolto anche alle origini, molti critici preferiscono considerarlo esponente della corrente letteraria cinese della “ricerca delle radici”. Lui stesso ha spiegato di volere dissodare in profondità la terra dove è nato e cresciuto, perché in caso contrario ritiene di non potere avere radici profonde. Indispensabili per “l’uomo che non vuole parlare” e che affida alla sola scrittura il racconto della Cina che è stata e che si sta, dolorosamente, trasformando.”

  295. La “rassegna stampa” è tutt’altro che completa, ma credo che possa bastare.
    Sentitevi liberi di aggiungere altri link.
    Naturalmente, aspetto vostri commenti e impressioni.

  296. Grazie per le informazioni e per la rassegna stampa, Massimo. Letteratitudine si conferma punto di riferimento utile per tutti.
    Non conoscevo Mo Yan, ma imparerò a conoscerlo attraverso i suoi libri.

  297. Grande delusione, stile perfetto, temi condivisibili, ma lascia gelidi. Mi aspetattavo Gossman, Oz, Ishiguro, Murasaki e , al di sopra di tutti Marcia Theophilo.
    Ho letto evisto varie cose di Mo yan, ma sono stata lì lì per lasciare, perchè non mi diceva molto sul sè, sul rapporto con l’altro. Era solo lettura, buona lettura. ma non c’era niente di quello che fa un classico. che farà di lui un classico.
    Mi rimane lo ‘sfizio’ di guardare, senza provare nulla. Uno sguardo quasi virtuale, senza immaginazione, scarti, devianze, registri stlistici nuovi che tengono conto di voci disperse, ma che portiamo con noi senza accorgercene. Non ci rimarrà dentro nulla di quel che ha scritto o filmato.

  298. Sottoscrivo Gloria per altri motivi.
    Si è premiato un individuo che è un’estensione “culturale” di un modo di gestire un paese e una cultura che non si può definire esattamente illuminato e libero, o perlomeno tendente ad esserlo, o con la volontà di esserlo.
    A mio parere, non è indice di buoni tempi.
    Letteratura è anche arrivare alle radici proprie e collettive – come è suo intento dichiarato -, ma arriva un momento in cui si prende una posizione, non ci si limita a “non parlare”. Credo che abbia ancora da scavare per un bel pezzo.

  299. Una volta tanto un Premio Nobel per la Letteratura conferito solo per meriti letterari (sui quali si può essere d’accordo o no). Ne avevo abbastanza dei “premi politici”.

  300. Inutile mentire. Mo Yan nemmeno sapevo che esistesse. Ma sono curiosa, voglio leggere un suo libro. Credo che comprerò il romanzo dell’uomo che allevava i gatti.
    La curiosità, del resto, è gatta.
    Ciao!

  301. A me Mo Yan piace.
    Dispiace che i dissidenti cinesi stiano tentando di “distruggerlo” nonostante abbia lanciato un appello per la liberazione “il più presto possibile” del premio Nobel per la pace 2010, il connazionale Liu Xiaobo…

  302. Pechino, 12 ott. –
    “Sono molto sorpreso di aver vinto il premio” ha dichiarato Mo ai giornalisti poche ore dopo la vittoria nella citta’ di Gaomi, nello Shandong della Cina orientale, la sua citta’ natale. “Sono felice” ha aggiunto.
    Mo e’ nato e cresciuto nella citta’ rurale di Gaomi, nella provincia dello Shangdong, dove sono ambientati molti dei suoi romanzi, come “Sorgo Rosso”, da cui e’ stato tratto l’omonimo film di Zhang Yimou.
    L’autore ha ringraziato la propria citta’ per averlo ispirato. Sembra inoltre che Mo al momento stia scrivendo un’altra storia ambientata sul posto dove e’ cresciuto e trascorre parte della sua vita. Una gratitudine che l’acclamato vincitore ha espresso anche in un’intervista alla CCTV.

  303. “Gaomi, in confronto a Pechino, e’ una piccola citta’, meno popolata e meno rumorosa, ma li’ mi posso nascondere nella mia stanzetta e scrivere al massimo della concentrazione. La mia citta’ e’ strettamente legata alle mie opere” ha dichiarato ai media lo scrittore 57enne.
    “L’arte e la cultura rurali hanno accompagnato la mia crescita. Gli elementi culturale con cui sono venuto a contatto durante la mia infanzia mi hanno fortemente influenzato. Quando impugnavo la penna per scrivere, questi elementi della ruralita’ inevitabilmente entravano nei miei romanzi e influenzavano e plasmavano perfino lo stile artistico dei miei lavori”.
    “Grazie per esser venuti fino a Gaomi. Questa dovrebbe essere la stagione del sorgo rosso, ma non esistono piu’ colture del genere. Penso che nessuno di voi abbia mai visto la messe”.

  304. Mo e’ stato proclamato vincitore del Premio Nobel 2012 per la letteratura da Peter Englund, il segretario permanente dell’Accademia Svedese di Stoccolma, nella stessa citta’.
    Il lavoro di Mo Yan “fatto di realismo allucinatorio si mescola con i racconti rurali, con la storia e con il contemporaneo” ha dichiarato Englund durante la conferenza stampa.
    L’autore e’ stato spesso definito il Gabriel Garcia Marquez cinese per il suo realismo allucinatorio. Lo stesso ha dichiarato dopo la vittoria che William Faulkner e Marquez sono stati di grande ispirazione per lui. “Ma realizzai anche che dovevo scappare da loro: i due autori sono vulcani in ebollizione ed erutterebbero se mi ci avvicinassi troppo”.

  305. Tempo fa pero’ l’autore dichiaro’ in pubblico di non essere felice del soprannome, affermando: “Sono solo il Mo Yan cinese.” La vittoria ha rallegrato tutti i suoi fan. “Se lo merita assolutamente” ha dichiarato all’agenzia Xinhua Er Yue he, un rinomato scrittore cinese dello Henan, nella Cina centrale. “Il suo premio e’ un riconoscimento per la letteratura cinese sul panorama internazionale”. He Jianming, vice presidente della China Writers Association, ha dichiarato che “Questa non e’ solo un’occasione gioiosa per Mo, e’ anche un sogno che diventa realta’ per generazioni di autori cinesi”.

  306. “Continuero’ a scrivere storie rimanendo con i piedi per terra per dipingere le vite e le emozioni della gente” ha detto Mo ai giornalisti giovedi’.
    Shi Lingkong, capo redattore della Shanghai Translation Publishing House, ha attribuito il successo di Mo alle sue “storie rurali cinesi magiche”. Ha detto: “E’ stato l’aspetto magico ad esercitare grande attrazione sui lettori occidentali”.
    Shi ha poi aggiunto che un’altra ragione per la quale Mo ha vinto il premio e’ che “Molte sue opere sono state tradotte in diverse lingue”.
    Wang Meng, ex ministro della Cultura e scrittore, ha dichiarato che la vittoria di Mo dimostra che la letteratura contemporanea cinese ha attirato l’attenzione del mondo.
    Bi Shumin, autrice di Pechino, ha definito la vittoria di Mo un “momento epocale”. “Da una parte riflette lo sviluppo e la prosperita’ della cultura cinese, dall’altra dimostra il riconoscimento mondiale della cultura cinese” ha precisato.
    Liu Heng, presidente della Beijing Writers’ Association, ha dichiarato che la vittoria di Mo portera’ “grande beneficio” alla diffusione internazionale della cultura cinese.
    L’euforia ha pervaso anche il web cinese.
    “Congratulazioni a Mo Yan” a scritto Qingfengxiaoge su Sina Weibo, il twitter cinese. “Sei l’orgoglio della Cina.” Giovedi’ l’argomento piu’ gettonato su Weibo era: “Sara’ un cinese il vincitore del Premio Nobel per la letteratura?” Un’ora prima dell’annuncio del vincitore, alla domanda “Credi che Mo Yan vincera’ il Nobel per la letteratura?” gli 8.000 si’ sono stati il triplo dei no. Molti cinesi aspettavano con ansia questo momento e le speculazioni sulla sua possibile vittoria si sono moltiplicate in questi ultimi giorni.
    L’autore, il cui vero nome e’ Guan Moye (lo pseudonimo Mo Yan significa “colui che non vuole parlare”), era considerato uno dei possibili vincitori insieme alla canadese Alice Munro e al giapponese Haruki Murakami.
    Mo inizio’ la sua scalata al successo alla fine degli anni ’80 con i romanzi “Grande seno fianchi larghi” e “La ballata dell’aglio paradisiaco”.
    Questa settimana le vendite online delle sue opere sono aumentate in Cina. L’ultimo romanzo “La rana”, che ha vinto il Premio letterario Mao Dun, l’onorificenza piu’ prestigiosa nel mondo della letteratura cinese, ha registrato il tutto esaurito su Dangdang.com, la principale libreria online cinese.

  307. Non ho letto nulla di Mo Yan.
    Ognuno di noi non ha letto nulla di tanti altri autori. Dobbiamo per necessità economicizzare gli sforzi e non disperdere tempo, soldi ed energie verso autori e libri che non attraggono il nostro interesse.
    Quali sono i motivi che ci spingono ad affrontare la lettura d’un libro e/o delle opere d’un autore a noi sconosciuto? Una buona recensione scritta da una persona (giornalista, critico, scrittore, blogger, ecc.) di cui ci fidiamo o quanto meno di cui non diffidiamo, il riferimento all’interno d’un testo che abbiamo gradito, il consiglio d’un amico, l’apprezzamento da parte d’un gruppo di lettori che consideriamo abbastanza “neutrali”, ecc. ecc. Oppure l’assegnazione d’un premio su cui riponiamo una pur minima fiducia. Potrebbe essere il Nobel?
    E allora, nonostante i dubbi e i sospetti, risaputi e ripetuti da noi tutti più volte, nei confronti della giuria del Nobel, nonostante, da parte mia, l’aver letto di Mo Yan come scrittore piuttosto allineato al regime cinese, mi era venuta, comunque, un po’ di voglia di conoscere le opere di questo autore. Poi, apprendo che il Nobel per la pace è stato assegnato all’Unione Europea, e quel poco di voglia che avevo è svanita di colpo, quasi del tutto (si sa, abbiamo una mente, nel bene e nel male, associativa, e allora sono riapparsi certi vecchi brutti ricordi: il Nobel per la pace a Kissinger, ad esempio…)

  308. Dato che l’Unione Europea è un’entità piuttosto evanescente, è probabile che l’assegnazione del Nobel per la pace sia stata determinata dallo stesso “realismo allucinatorio” che è stato tributato a Mo Yan.

  309. Ciao. Vi dico la verità. Sarei tentata di leggere qualcosa di Mo Yan, ma la mole dei suoi libri non mi incoraggia particolarmente.

  310. Ciao. Leggerò Mo Yan, sono curiosa; non ho mail letto niente di questo scrittore cinese. Vedremo…

  311. È ALICE MUNRO IL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2013

  312. Care amiche e cari amici di Letteratitudine,
    come sapete il Premio Nobel per la Letteratura 2013 è andato alla scrittrice canadese Alice Munro.
    Si tratta di un nome noto, di un’autrice conosciuta anche al grande pubblico.
    Era già da qualche anno che circolava il suo nome tra quelli dei “papabili”…

  313. Io sono molto felice per il conferimento di questo premio, per due motivi:
    1) Mi piace molto la Munro (e adoro i suoi racconti)
    2) Perché, come è già stato fatto notare, questo è anche un premio alle short stories (di cui la Munro è considerata maestra). E come molti di voi sanno, amo molto i racconti.

  314. caro Massimo,

    esulto per la vittoria di una donna, dopo tanto tempo, e sono davvero contenta che questa donna sia Alice Munro, gigante dei racconti. In un momento storico così difficile mi sembra emblematico che il massimo premio letterario sia vinto da una donna, è un segnale forte, è un riconoscimento del tutto meritato che va al valore di una grande scrittrice, di una grande donna, al suo impegno anche nel raccontare dei sentimenti degli “umani”. Maestra di vita e scrittura, mi ripeto, esulto per Alice Munro.

  315. Un’autrice che ho sempre seguito con passione. Per una volta l’Accademia Svedese ha superato la sindrome da nome sconosciuto. Voglio dire che la Munro è nota, ma è una di quelle che meritava il Nobel.

  316. Certo, lo meritavano anche Murakami (ma è ancora “giovane”), o Philip Roth o Cormac McCarty.
    Ma va benissimo la Munro.

  317. concordo con l’idea che il Nobel alla Munro equivale a un Nobel alle short stories (anche se dubito che nel nostro paese venderanno di più i racconti, ora), oltre al talento della scrittrice.

  318. altra considerazione. E’ anche un Nobel al Nordamerica letterario.
    Quindi chi sperava nel Nobel a Roth o ad altri nordamericani… ciao, ciao.

  319. Sono molto felice del Nobel ad Alice Munro, anche se dentro di me tifavo per Murakami. Ma mi conosco, è solo perché in questo periodo leggere Murakami mi prende totalmente, mi trasporta via…Ma i racconti della Munro li ho amati moltissimo, e sono straconvinta che sia un premio meritatissimo. E poi guardare il sorriso di quella signora così bella con i capelli bianchi mi piace da matti. “Troppa felicità”…Devo la conoscenza della Munro, tanti anni fa, alla lettura del racconto “Il sogno di mia madre”, un racconto forte e bellissimo, disturbante, poi mi sono lasciata prendere dalla bravura di raccontare dell’autrice in tutti i suoi libri successivi.
    Uno che ho molto amato è “Radicali liberi”, l’incontro fra una signora anziana vedova e malata ed un delinquente assassino che le piomba in casa. Superbo.
    Buona lettura a chi non l’avesse mai letta!!!
    E un abbraccio a Massi!