Aprile 18, 2024

161 thoughts on “RICORDANDO RAY BRADBURY

  1. Cari amici,
    come molti di voi sapranno, il 5 giugno 2012, a Los Angeles, all’età di 91 anni, si è spento lo scrittore statunitense Ray Bradbury.
    Della scomparsa dell’autore del celeberrimo romanzo “Fahrenheit 451” (da cui François Truffaut trasse un omonimo film di successo) se ne sta discutendo un po’ in tutto il mondo.

  2. Vorrei ricordare Bradbury anche qui a “Letteratitudine”, nel consueto spazio dedicato ai memoriali e alle celebrazioni. E nel farlo, come sempre, chiedo la vostra collaborazione.

  3. Chiedo a tutti di contribuire lasciando un ricordo, un’impressione, una citazione, un brano estrapolato da un romanzo, informazioni biografiche… e quant’altro possa servire a ricordare Ray Bradbury e la sua produzione narrativa.

  4. 3. Oltre a “Fahrenheit 451” (che di certo è l’opera più rappresentativa di questo autore) qual è il romanzo di Bradbury che avete amato di più e di cui consigliereste la lettura?

  5. 4. Tra le varie “citazione” di (o su) Bradbury di cui avete memoria (o che avete avuto, o avrete, modo di leggere)… qual è quella con cui vi sentite più in sintonia?

  6. Che dire di Bradbury? Fahrenheit 451 e’ uno dei piu’ grandi romanzi del Novecento. Se ne e’ andato un grande scrittore, che di certo non può essere relegato solo tra gli autori di genere.

  7. Bradbury è stato uno dei miei maitre à penser. Il suo libro che più mi ha colpito non è Fahrenheit 451, che pure apprezzo moltissimo, ma Cronache Marziane, pieno di grandissima umanità.

  8. Grazie, Massimo, per questo magnifico servizio su Bradbury.
    Se avete notato, il filmato che è presentato, inizia con Bradury che ha un gatto sulle spalle. Finisce con un gatto che lui accarezza.
    Volevo ricordare che Bradbury affermava che il grande segreto della creatività era trattare le idee come se fossero dei gatti: se tu ti avvicini a un gatto e vuoi prenderlo e tenerlo con te, il gatto scappa. La cosa migliore è mandarlo al diavolo. Allora il gatto viene spontaneamente da te e ti segue. Lo stesso succede con le idee.

  9. Gli italiani non hanno mai apprezzato e capito la fantascienza e in questo rivelano la loro difficoltà ad accettare a creare una mondo diverso, solo da immaginare. Io invece sono stata una appassionata lettrice di fantascianza fin dai miei 14 anni. Di Bradubury oltre a Farenheit 451 ho amato moltissimo Cronache Marziane

  10. Lo scrittore Ray Bradbury, scomparso ieri a 91 anni, aveva immaginato nei racconti di “Cronache marziane” 1950, e nel celebre romanzo “Fahrenheit 451” 1953, un futuro di avventure, tecnologia e viaggi nello spazio, arricchendo il duello letterario tra Bene e Male di fantascienza. Come Jules Verne, scrittore che lo ispirò da bambino insieme a Poe, Wells e Burroughs, Bradbury anticipava i gadget, l’iPod, i controlli via telecamera, la tv interattiva, il Web, i media in diretta 24 ore al giorno, i robot di fabbrica. Ma se il futuro fantastico lo seduceva, il presente lo deprimeva: il maestro che trasforma la Science Fiction in letteratura e si ribella al rogo dei libri e della cultura (Fahrenheit 451 è la temperatura a cui prende fuoco la carta), il ribelle confrontato all’Orwell di “1984” , era in realtà un conservatore, paladino della filosofa libertaria Ayn Rand, che detestava viaggiare in aereo, non prese mai la patente, visse per mezzo secolo nella stessa casa in California e aborriva libri elettronici e Internet: «In America c’è troppo Stato, lo Stato deve lavorare per il popolo non viceversa… E quanti telefoni cellulari, troppi! Troppa Internet! Ho visto una coppia per strada, non si parlavano neppure ognuno con gli auricolari alle orecchie…Troppe macchine, buttiamole via. Vogliono che ceda i diritti dei miei libri in ebook e dico, al diavolo, io amo le biblioteche!».

  11. Le amava perché, cresciuto negli anni della Depressione, non aveva soldi per andare al college e quindi, un giorno sì e uno no, andava in biblioteca a leggere classici, Hemingway e Omero, altrimenti faceva lo strillone. Il padre, operaio, gli raccontava che l’antenata Mary Bradbury era stata bruciata come strega a Salem, nel 1692 e accendeva la fantasia del ragazzino che già a 12 anni scriveva racconti. Un mago di quartiere, Mr. Electrico, lo tocca con una spada magnetica per fargli rizzare i capelli in testa e ne rivela la vocazione: «Decisi: o mago o scrittore». Media tra le due carriere, scrive di magie con la ricetta di Simenon, ogni giorno 1000 parole, per sempre.

  12. Bradbury rivoluziona mercato e stile della fantascienza, da polpettone pieno di gergo a romanzo letterario senza troppi scrupoli tecnici. L’atmosfera di Marte si fa respirabile, non ci sono mai sigle, né linguaggio da Nasa. Le “Cronache Marziane “sono favole morali, gli umani arrivano su Marte e entrano in conflitto con i marziani, capaci di leggere nel pensiero ma inermi davanti al contagio di un’epidemia di varicella, come gli indigeni in America nel Far West. Quando la Terra affronta un conflitto atomico, i pionieri superstiti sono a un bivio etico: continuare un percorso di distruzione e razzismo, con il rischio che solo gli androidi sopravvivano, o riscattare dignità e umanità?

  13. Nell’America di “Fahrenheit 451” i libri sono fuorilegge e i pompieri, come Montag, devono bruciarli. Quando l’incontro con l’ingenua ragazza Clarisse allerta Montag che forse i libri valgono qualcosa, il vigile del fuoco prende a contrabbandarli e leggerli, scopre con il professor Faber che esiste una rete clandestina di stampatori, lettori e amici che imparano a memoria i classici per tramandarli e si ribella. Inseguito in diretta tv – qualcosa che vedremo davvero sui teleschermi nel 1994 con la fuga in autostrada dell’ex asso del football OJ Simpson – Montag riesce a unirsi alla resistenza: imparerà a memoria il libro dell’ Ecclesiaste .

  14. La critica ha spesso visto nel romanzo – da cui il regista Truffaut ricavò un bel film nel 1966 – la denuncia dello Stato totalitario del ‘900, ma Bradbury, perfino aggiungendo di pugno una postilla all’edizione tascabile di “Fahrenheit 451” , insistette sempre che si tratta invece del «no» all’ubiquità dei media volgari, la tv (cui pure aveva lavorato come sceneggiatore della serie di gialli Hitchcock presenta ), la scuola di massa senza stimoli, la tecnologia invasiva di tempo libero e famiglia. A «bruciare i libri» sono walkman e iPod nelle orecchie, show demenziali e soap opera prima che la politica.

  15. Così il maestro del futuro si oppose al nostro presente e quando decise infine di cedere i diritti delle sue opere in formato elettronico a Simon&Schuster pretese che venissero regalati alle biblioteche pubbliche dov’era cresciuto: per anni l’unica opera che si potesse leggere gratis era proprio “Fahrenheit 451” . Il regista Michael Moore prende in prestito il suo titolo per attaccare il presidente G.W. Bush nel documentario sull’attentato alle Torri Gemelle “Fahrenheit 9/11” , Bradbury, un moderato che aveva ricevuto proprio da Bush figlio la Medal of Arts nel 2004, prova a fermarlo, non vuole essere strumentalizzato. Moore gli telefona, si scusa, dà la colpa alla produzione, ma Bradbury non lo perdonerà.

    Si definiva «surrealista del Midwest», non ebbe mai il Pulitzer dagli snob, amava un’America di buon senso, perbene, anche se sbarcata su Marte. Oriana Fallaci in un’intervista del 1968 sul settimanale Europeo gli chiede perché mai volare nello spazio se noi umani soffriamo senza aria e senza acqua. Rispose: «Per la stessa ragione che ci fa mettere al mondo i figli. Perché abbiamo paura della morte, del buio, e vogliamo vedere la nostra immagine ripetuta e immortale». «A me parve una bellissima preghiera» concluse Oriana.

  16. Immagino vi stiate chiedendo perché vi ho riuniti tutti, stasera. 
    Devo presentarmi. 
    Beh, io sono Ray Bradbury. Ma vedo che siete tutti curiosi di sapere come mi sono innamorato dei libri. 

    Ora, prendete nota: l’amore è al centro della vostra vita. 
    Le cose che fate dovrebbero essere le cose che amate, e le cose che amate dovrebbero essere ciò che fate. 
    Ecco quel che si impara dai libri.
    Ho cominciato a leggere quando avevo tre anni. Mi piacevano i fumetti, amavo le strisce domenicali, e ho avuto in regalo un libro di racconti di fate quando avevo cinque anni. 
    Mi sono innamorato di storie come “La bella e la bestia” o “Jack e la pianta di fagiolo”. 

  17. Quando avevo tre anni mi portarono per la prima volta al cinema, e mi appassionai moltissimo alle immagini in movimento: era “Il gobbo di Notre Dame”, e io crebbi nella speranza di diventare un giorno come Quasimodo. 
    A cinque anni fu il turno de “Il fantasma del palcoscenico”, con Lon Chaney, e m’infatuai di Lon Chaney. Più tardi – verso i sei anni – scoprii i dinosauri, che sarebbero tornati a farsi vivi più tardi, nel mio lavoro alla sceneggiatura di “Moby Dick”, quando di anni ne avevo ormai trenta.
    Ecco: vedete come funziona questo genere di cose? Un racconto nel quale vi imbattete quando avete 3, 6, 10 o 12 anni riemerge nel vostro lavoro quando siete trentenni. 
    Le cose che fate dovrebbero essere le cose che amate, e le cose che amate dovrebbero essere ciò che fate.

  18. Avevo sette anni quando andai alla bilioteca per la prima volta. 
    Fu una grande avventura.
    Ma prima ancora, quandi di anni ne avevo sei, viaggiai dall’Illinois a Tucson, in Arizona.
    Siccome viaggiavo con i miei genitori, la prima cosa che feci la sera in cui scendemmo dalla macchina per fermarci a dormire in un hotel sulla strada, fu di andare alla biblioteca. 
    Andai, correndo in mezzo a un turbine di foglie secche, fino alla biblioteca. Speravo di trovarvi libri di L.Frank Baum sulla terra di Oz, o libri di Edgar Rice Burroughs su Tarzan, o qualche libro sulla magia.
    Aprii la porta, e tutta quella gente era dentro ad aspettare me. 

  19. Vedete, le biblioteche e le librerie non sono fatte da libri: sono fatte da persone. 
    Migliaia di persone, che aspettano solo che tu entri in biblioteca. 
    È molto più personale che un semplice libro. Tu apri il libro, e le persone saltano fuori. 
    Tu guardi Charles Dickens, e tu sei Charles Dickens, e lui è te. 
    Perciò, ti dirigi verso uno scaffale, e tiri fuori un libro, e guardi dentro quel libro, e cosa vedi?
    Uno specchio. Tutt’ad un tratto uno specchio è lì, tu ti ci vedi riflesso, ma il tuo nome è Charles Dickens. Ecco quel che è una libreria, o una biblioteca.
    Oppure il libro è di Shakespeare, e tu diventi Shakespeare, o Emily Dickinson o Robert Frost, questi grandi poeti. 

    Così trovi le luci che possono guidarti attraverso il buio, e io l’ho trovata in Shakespeare, che mi ha mostrato la via, e in Emily Dickinson, che ha portato la fiaccola. Edgar Allan Poe, che ha detto “da questa parte. Ecco la luce”.
    Entri in una biblioteca, e scopri te stesso.

  20. La mia più grande influenza è John Steinbeck. 
    Ho letto “Furore” quando avevo diciannove anni. Quando scrissi le “Cronache marziane” avevo bisogno di una struttura, e non avevo visto, in un primo momento, di quanto mi fossi avvalso di “Furore”. “Cronache marziane” ha una struttura identica a quella di “Furore”.
    Da solo, a casa, quando avevo dodici anni, alzavo gli occhi al cielo e pregavo “Marte, vienimi a prendere e portami a casa”. 
    Marte venne a prendermi, e non ho più fatto ritorno, da allora.

  21. Credo che Bradbury abbia lasciato la metafora più forte e dolente sul ruolo dei libri nella vita dell’uomo.

    Ecco alcune frasi estratte da Fahrenhei che incidono la storia della letteratura di una forza mai avuta, di una lingua infiammata.

  22. ficcati bene in capo una cosa: tu non sei importante. Tu non sei nulla. Un giorno, il fardello che ognuno di noi deve portare può riuscire utile a qualcuno. Ma anche quando avevamo libri a nostra disposizione, molto tempo fa, non abbiamo saputo trarre profitto da ciò ch’essi ci davano. Abbiamo continuato come se niente fosse ad insultare i morti. Abbiamo continuato a sputare sulle tombe di tutti i poveri morti prima di noi. Conosceremo una grande quantità di persone
    sole e dolenti, nei prossimi giorni, nei mesi e negli anni a venire. E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro:

    Noi ricordiamo.

  23. Perché anche noi siamo dei bruciatori di libri. Leggevamo i libri e poi li bruciavamo, per paura che ce li trovassero in casa. I microfilm non servivano, eravamo sempre in viaggio, non volevamo dover sotterrare il film in attesa di ritornare. Sempre il rischio di essere scoperti! Meglio tenersi tutto quanto in testa, dove nessuno può venire a vedere o sospettare nulla! Noi siamo tutti pezzi e bocconi di storia, letteratura, codice internazionale, Byron, Tom Paine, Machiavelli o Gesù Cristo, ecco tutto
    (Ray Bradbury – Fahrenheit 451)

  24. Mi permettete una domanda? Da quanto tempo lavorate agli incendi?»
    «Da quando avevo vent’anni, dieci anni fa.»
    «Non leggete mai qualcuno dei libri che bruciate?»
    Lui si mise a ridere:
    «Ma è contro la legge!»
    «Oh, già, certo.»
    «È un bel lavoro, sapete. Il lunedì bruciare i luminari della poesia, il
    mercoledì Melville, il venerdì Whitman, ridurli in cenere e poi bruciar la
    cenere. È il nostro motto ufficiale.»
    Continuarono a camminare e infine la ragazza domandò:
    «È vero che tanto tempo fa i vigili del fuoco spegnevano gli incendi
    invece di appiccarli?»
    «No, è una leggenda. Le case sono sempre state anticendio, potete
    prendermi in parola.»
    «È strano. Mi ricordo di aver sentito dire che molto, molto tempo fa le
    case ardevano spesso per disgrazia e che occorrevano gli uomini del fuoco
    per domare le fiamme.
    (Ray Bradbury – Fahrenheit 451)

  25. Ray Bradbury continuera’ a vivere nella “monumentale mole” delle sue opere e “nelle menti e nei cuori” dei suoi lettori. E’ quanto ha detto Danny Karapetian, il nipote dello scrittore 91enne, nella dichiarazione con cui ha confermato al sito Io9, sito specializzato in fantascienza, la morte del nonno.

  26. Concordo su tutto ciò che avete già scritto in molti.Grandissimo scrittore che nonostante i problemi gravi di salute ha continuato fino all’ultimo giorno di vita.Era uno tosto Bradbury e aveva una certa avversione per le nuove tecnologie.Fino alla fine non voleva cedere affinché i suoi libri passassero alla versione e-book, poi su qualcuno ha ceduto ma ha sempre asserito che lui preferiva il cartaceo.

  27. Visto che di Fahrenheit 451 si parla di più, vorrei postarvi un brano di altra opera, fra quelli che mi hanno maggiormente colpito:

    “C’era come un odore di Tempo, Nell’aria della notte. Tomàs sorrise all’idea, continuando a rimuginarla. Era una strana idea. E che odore aveva il Tempo, poi? Odorava di polvere, di orologi e di gente. E che suono aveva il Tempo? Faceva un rumore di acque correnti nei recessi bui d’una grotta, di voci querule, di terra che risuonava con un tonfo cavo sui coperchi delle casse, e battere di pioggia. E, per arrivare alle estreme conseguenze: che aspetto aveva il Tempo? Era come neve che cade senza rumore in una camera buia, o come un film muto in un’antica sala cinematografica, cento miliardi di facce cadenti come palloncini di capodanno, giù, sempre più giù, nel nulla. Così il tempo odorava, questo era il rumore che faceva, era così che appariva. E quella notte – Tomàs immerse una mano nel vento fuori della vettura – quella notte tu quasi lo potevi toccare, il Tempo.”
    Cronache Marziane

  28. Chissà se ora il profetico Bradbury è riuscito a toccare il tempo.A noi restano le parole sue per vivere tante altre vite.

  29. Il mio primo contatto con Ray Bradbury: “Pioggia senza fine” e “Il veldt”, i due racconti inseriti nella raccolta “Le meraviglie del possibile” a cura di Sergio Solmi e Carlo Fruttero. Racconti dalla scrittura lavorata e ricca, in cui il “come” era quasi più importante del “che cosa”. Ero un ragazzino, i libri li leggevo decine di volte, e quell’antologia era tra i libri che amavo riprendere in mano quando ero malato, o quando fingevo di esserlo per non andare a scuola.
    Poi, negli anni successivi, altre sue antologie, “Cronache marziane”, che so, “Il popolo dell’autunno”… Ne ricordo la lettura come qualcosa di denso, di fitto, di impegnativo anche, ma pure di estremamente gratificante, perché veniva dopo la visione di certe riduzioni fumettistiche su certe raccolte dei primi Oscar Mondadori… Poi l’esperienza impressionante di “Fahrenheit 451” (questa volta prima c’è stato il film di Truffaut, poi l’immersione nel romanzo): e il senso di disagio che veniva dalla scoperta che, a differenza di altra fantascienza assai più fracassona, quelle pagine parlavano di noi, trasfiguravano il nostro presente, ne proiettavano le premesse in un futuro prossimo.
    Ora che ci penso, il primissimo contatto con Bradbury è stato ancora precedente: da un suo racconto era tratto “Il risveglio del dinosauro”, il film del 1953 che, visto per caso una mattina d’estate nei tardi anni sessanta, terrorizzò le mie notti e avrebbe alimentato le mie fantasie per anni – ancora adesso, vi confesso, mi capita di chiedermi come potrei inserire un vero dinosauro in un romanzo in cui si parli di tutt’altro.

  30. Voglio solo dire che Fahrenheit 451 è in assoluto il mio libro preferito. Per questo, la scomparsa di Bradbury mi ha scosso un po’ (anche se la maggior parte dei viventi metterebbe una firma per raggiungere il 91° anno di età).

  31. Ne approfitto anche per fare i complimenti per il blog, che seguo ormai da qualche mese.

  32. Sono belle le parole di Bradbury nell’intervista del video. Bello il riferimento all’amore e al fare le cose per amore, comprese la lettura e la scrittura.
    Non ho mai letto i suoi libri, ma voglio cominciare a farlo partendo proprio da Farenheit 451.

  33. Una volta – ero ancora una bambina -, vidi alla televisione uno strano film che restò per sempre nel mio immaginario distopico. La televisione era ancora in bianco e nero, i pompieri bruciavano libri, lui scappava nel bosco. Non avevo mai saputo quale fosse il titolo di quel film finché, un giorno – ma ero già grande -, rovistando in un mucchio di libri, sul retro della brossura di un uno strano libro che mi era capitato in mano, lessi l’incipit di una trama assolutamente interessante e che somigliava molto a quel film; e fu su quel libro che seppi che il film era tratto dal libro. E fu su quel libro che lessi “Fahrenheit 451” per la prima volta. Sembrava quasi che la mia scoperta dovesse essere annunciata al mondo intero e il mondo che mi stava intorno, naturalmente, non fu risparmiato da questa scoperta. Il mio primo incontro con mister Bradbury fu così.
    *
    “Cronache marziane” venne dopo e mi raccontò una storia indimenticabile in cui l’umanità si riscopriva da lontano, dopo che si era estraniata da se stessa. Dopo che si era dimenticata.
    *
    Venne dopo, molto dopo, anche “Addio all’estate”, malinconicissimo testamento che si può apprezzare solo se almeno una volta nella vita si è pensato seriamente alla morte.
    *
    E poi venne, finalmente, “Lo zen nell’arte della scrittura” da cui mi aspettavo molto perché cercavo una risposta. E Bradbury, fedele a se stesso, non mi ha tradita. Fu circa a metà del libro: mi liberava da quella faticosa fantasia che avevo iniziato – e che credevo non ancora finita perché la mia supponenza mi rendeva cieca alla sua conclusione. L’avevo in mano.
    Ora mister Bradbury sta parlando di uno sconosciuto scrittore, di un sua lettera dove dice che “si metterà a vivere seguendo il mio motto… mentire gentilmente e provare la menzogna veritiera.. tutto infine è una promessa… quello che sembra una menzogna è un bisogno sgangherato, che vorrebbe essere nato…”.
    Così si legge a un certo punto nell’introduzione.
    E dell’introduzione riporto la chiave dell’intero libro. Sta sempre parlando di scrittura, tutto in questo libro parla di scrittura: “Ogni mattina io salto giù dal letto e mi metto a camminare su un campo minato. Il campo minato sono io. Dopo l’esplosione, passo il resto della giornata a rimettere insieme i pezzi. E’ il tuo turno, adesso. Salta!”

  34. Saluti e ringraziamenti anche a: Simona Lo Iacono (ciao, socia!), la redazione di Wuz, Benny, CaffèNewsonlinemagazine, Francesca Giulia Marone (ciao, Fran)…

  35. Non mi sono più interessata a Bradbury da diversi anni, ma Massimo con le sue proposte ci prende sempre di sorpresa per cui oltre a recitare un requiem mi sono vista immedesimata a pensare ad un autore quasi dimenticato ( ad riesumare ricordi accantonati) tant’è che i suoi libri li avevo portati in campagna, a 165 K da Palermo. Allora mi sono messa in Skype ed ho chiesto a mio nipote che studia in America cosa si dice di B. E lui laconicamente mi risponde che lo stanno ricordando anche nella scuole. Allora mi sono vista costretta a ricorrere ai miei ricordi.
    Bradbury fu per me uno di quegli scrittori con cui condivisi la passione per il libro. Non voglio parlare di questo perché giorni fa ho espresso una mia filippica su facebook contro chi adesso guarda con aria di sufficienza al cartaceo in favore dell’E-book, ma d’altro.
    Mi piace, in questo contesto di Letteratitudine, ricordarmi dell’idea che è rimasta nella mia mente quando lo conobbi attraverso i suoi libri per cui oggi posso dire che,secondo me, Bradbury , con Fahrenheit 451 inaugura una diversa linearità temporale che va dalla preistoria mitologica direttamente al futuro entro cui il presente ed il passato siamo noi stessi con la nostra fisicità. Con questa idea egli supera la vocazione mistica degli autori che l’hanno preceduto e si apre alla prospettiva creativa che è sogno e metafora insieme.. Supera l’esperienza vissuta e si immerge in quella da vivere, si immerge cioè in un nuovo ordine di eventi che non sono da pensare, ma “oggetti” reali da vivere. Riorganizzare se stessi come passato e presente nel prendere le ali verso il futuro verso una rappresentazione possibile di una diversa temporalità. All’eterno ritorno di Nietzsche egli contrappone un “oltre” e un oltre ancora perché al pensiero razionale egli contrappone il sogno che varca i confini del limite, pur trasfigurandolo, e non perdendolo mai di vista.
    Mi sono sempre chiesta quanto abbia influito, sul suo modo di pensare la letteratura, l’esperienza della seconda guerra mondiale. Nei suoi libri infatti circola un’aria di spericolatezza, quella che ogni guerra genera nelle generazioni successive. Eravamo andati oltre i confini dell’umano (basti ricordare i campi di concentramento- i lager e dopo il Vietnam, e dopo L’Afganistan ecc…) e B. ce lo ricorda con le imprese dei suoi personaggi alla ricerca di una nuova umanità che abbracci , diremmo, tutto l’Universo.
    Io per il momento vado a cucinare . Sono già in ritardo. Quindi auguro buona domenica a tutti e sogni rilassanti.

  36. Davvero ottima, questa iniziativa volta a discutere di Ray Bradbury. Credo sia importante leggere le sue opere in chiave metaforica, per quello che i suoi libri ci dicono oltre le trame degli stessi.
    La letteratura di oggi, purtroppo, ha un po’ perso per strada il rapporto con la metafora, che conferisce grandissima forza alle storie narrate. Oggi si cerca di scimmiottare la realtà tout court, come se non bastasse la realtà stessa.
    Ecco perché rimpiango un autore come Bradbury!

  37. Nessuno la ha ancora ricordato, ma Fahrenheit 451 ha ispirato il titolo dell’omonima trasmissione di libri di radio Rai 3

  38. Qualche anno fa acquistai una copia di Fahrenheit 451. Non lo inizia mai a leggere. Capita spesso di acquistare libri e poi non leggerli. Almeno, a me capita.
    Le vostre parole mi hanno molto incuriosita per cui inizierò a leggerlo.
    Buona domenica.

  39. Ciao a tutti. 3 citazioni di Ray Bradbury.
    La prima:
    Vivere nel rischio significa saltare da uno strapiombo e costruirsi le ali mentre si precipita.
    (Ray Bradbury: da The Brown Daily Herald, Providence, 24 marzo 1995)

  40. La seconda:
    Fai doppia fatica a essere un agricoltore che a essere il suo maiale.
    (Ray Bradbury: da Il popolo dell’autunno)

  41. La terza:
    Ho imparato, nei miei viaggi, che se resto un giorno senza scrivere comincio ad agitarmi. Due giorni e mi vengono dei tremiti. Tre giorni e do segni di pazzia. Quattro e potrei benissimo essere un maiale che si rotola nel fango. (Ray Bradbury: da Lo zen e l’arte della scrittura, traduzione di Paolo Nori e Salim Catrina, DeriveApprodi)

  42. La terza citazione potrebbe essere legata alla seconda.
    Uno scrittore che non scrive è come un maiale che si rotola nel fango, ma meglio essere un maiale che il suo agricoltore.

  43. Scherzi a parte. La terza citazione la dice lunga sul rapporto fra Bradbury e la scrittura. Un rapporto strettissimo, forse persino una dipendenza.
    Ho sempre pensato che i veri scrittori sono quelli che riescono a scrivere ogni giorno. Diffido di coloro che scrivono quando possono, o quando folgorati dall’illuminazione. Sono solo maiali che si rotolano nel fango.
    Bradbury, no. Lui è un vero scrittore.

  44. interessanti i tuoi commenti, marco faglia.
    con tutto il rispetto, però… il cognome che ti ritrovi, di questi tempi mette un po’ paura.

  45. non c’entrava niente con bradbury, ma era per sorridere un po’.
    (non vorrei che marco ci fosse rimasto male)

  46. se non sono intervenuto su bradbury è solo perché devo ammettere di non aver mai letto nulla di questo autore. e preferisco non intervenire a vanvera.
    settimana prossima, però, inizierò a leggere fahrenheit 451.
    se non dovesse piacermi, darò fuoco al libro.
    ma credo che non ci saranno di questi pericoli. 🙂

  47. addio grande poeta…. le sabbie marziane ti siano lievi. Possa tu “penetrar negli avelli, abbracciar l’urne ed interrogarle” e conoscere finalmente, novello Omero di Foscoliana memoria, la storia delle nobili stirpi cadute.

  48. Un caro saluto a: Mela Mondì (grazie per il corposo commento, cara Mela), Alessandra Di Bella, Carmelo, Stefania Di Francesco, Marco Faglia, Giacomo Tessani, Andrea Salvati.
    Grazie a tutti.

  49. Una grandissima perdita… penso solo al fatto che avevo fatto leggere alle mie alunne, proprio qualche giorno fa, due racconti di Bradbury.
    Un profeta, un visionario, un grandissimo scrittore.
    Sit tibi terra levis.
    E direi: che le porte delle stelle si aprano per lasciarlo entrare nell’infinito.

  50. Caro Massimo,
    intervengo un po’ in ritardo ma, come sempre, con molto piacere.
    Provo a rispondere alle tue domande.

  51. 1. Che rapporti avete con le opere di Ray Bradbury?

    Ho letto solo Fahrenheit 451, ma è uno di quei libri che hanno in sé una forza e una potenza evocativa fuori del comune. Uno di quei testi destinati a diventare libri/simbolo. Come in effetti è stato.

  52. 2. Avete mai letto Fahrenheit 451? Se sì, che impressioni ha suscitato in voi la lettura di questo romanzo?

    Mi ha affascinato la storia. Mi ha coinvolta la forte simbologia che avvolge l’intera narrazione. Uno di quei libri che tutti dovrebbero leggere.

  53. 3. Oltre a Fahrenheit 451 (che di certo è l’opera più rappresentativa di questo autore) qual è il romanzo di Bradbury che avete amato di più e di cui consigliereste la lettura?

    Ammetto di non aver letto altri testi di Bradbury. Però quest’estate vorrei leggere qualche altro suo romanzo. Credo che comincerò con “Cronache marziane”, di cui ho sentito parlare molto bene.

  54. 4. Tra le varie “citazione” di (o su) Bradbury di cui avete memoria (o che avete avuto, o avrete, modo di leggere)… qual è quella con cui vi sentite più in sintonia?

    Vi propongo l’incipit fortissimo di Fahrenheit 451

    “Era una gioia appiccare il fuoco.

    Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla solida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l’uomo premette il bottone dell’accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo.”

  55. 5. Cosa pensate della conclamata avversione di Bradbury per il libro elettronico?

    Penso che bisogna tener conto dell’età dell’autore e del fatto che si è “cibato” e ha prodotto per tutta una vita libri di carta. Forse per lui il venir meno della carta equivale alla distruzione del libro in quanto oggetto.

  56. Fahrenheit 451, insieme a 1984 e al Deserto dei Tartari di Buzzati sono i libri che mi hanno convinta a scrivere. Meno male che gli autori non siano più raggiungibili dalle rimostranze dei miei lettori 🙂

  57. 6. Qual è l’eredità che Bradbury ha lasciato nella letteratura mondiale?

    La sua visionarietà. L’aver scritto un libro che è diventato “simbolo”. La proclamazione di un amore sconfinato per i libri e la letteratura.

  58. Vorrei spendere qualche parola in più su Fahrenheit 451.
    Intanto non tutti sanno che in Italia Fahrenheit 451 è stato pubblicato in Italia anche con il titolo “Gli anni della fenice”.
    Nasce come estensione del racconto breve “The Fireman”, pubblicato da Bradbury nel 1951 sulla rivista Galaxy Science Fiction, e in Italia su Urania Rivista in due puntate (nn. 13 e 14, novembre e dicembre 1953) con il titolo” Gli anni del rogo”.
    Pensate un po’… venne pubblicato per la prima volta nel 1953 sulla nascente rivista Playboy, sul secondo, terzo e quarto numero.

  59. L’ambientazione di Fahrenheit 451 è quella di un ipotetico futuro (dopo il 1960) nel quale leggere libri è considerato un reato, per contrastare il quale è stato istituito un apposito corpo di vigili del fuoco impegnato a bruciare ogni tipo di volume. Il titolo del romanzo viene da alcuni riferito alla temperatura di autocombustione della carta (quella a cui brucia spontaneamente secondo le unità di misura imperiali), 451 gradi Fahrenheit appunto, che corrispondono a 232,78 °C.
    Va però detto che di tale attribuzione non si trova traccia nel testo del romanzo (451 è solo il numero sull’elmetto da pompiere del protagonista Montag) e che non esiste un’unica temperatura di autocombustione della carta (dipende dallo spessore della carta stessa, ad es. carta da giornale: 185 °C, carta da lettera: 360 °C).
    Anche se però successive dichiarazioni dello stesso Bradbury confermerebbero la prima tesi.

  60. Due parole sulla trama, senza raccontarla tutta (ovviamente)
    Il protagonista, Guy Montag, lavora nel corpo dei vigili del fuoco, i quali hanno il compito di rintracciare(appunto) chi si è macchiato del “reato di lettura” e di bruciarne i libri.
    Tutti i cittadini rispettosi della legge devono utilizzare la televisione per istruirsi, informarsi e per vivere serenamente al di fuori di ogni inutile forma di comunicazione.
    La televisione come elemento ossessivo della società viene utilizzata dal governo per definire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
    Montag, che per anni è stato un vigile del fuoco, un giorno commette un’improvvisa infrazione: decide di leggere un breve trafiletto di un libro che dovrebbe bruciare.
    Non aggiungo altro.

  61. Il libro, nei fatti, evidenzia il rapporto tra la cultura che viene dai libri e la comunicazione che viene dalla televisione (più facilmente “pilotabile”).

  62. A dopo, con altre informazioni.
    Saluto Massimo Maugeri che ho conosciuto una ventina di giorni fa.

  63. Grazie, Massimo. Qualche altra info, sulle connessioni con altri libri.
    1) Il romanzo di Bradbury affronta il tema delicato della gestione delle informazioni e del controllo della società e – sotto questo particolare aspetto – tratta lo stesso tema dell’altrettanto famoso romanzo di Aldous Huxley “Il mondo nuovo”, pubblicato nel 1932. In entrambi i romanzi l’attenzione delle persone verso l’operato del governo è annichilita dall’imposizione di un consumo di massa, dove il fine ultimo è apparenza, protagonismo e appagamento materialista. Nonostante il proposito delle dittature, la felicità risulta essere apparente, esistono quindi momenti di tristezza che però possono essere eliminati facilmente grazie all’uso di pillole.
    2) Fahrenheit 451 ha anche numerose analogie con il romanzo 1984 di George Orwell: in entrambe le storie è incoraggiata la delazione (persino fra componenti dello stesso nucleo familiare) e si fa un uso massiccio della censura, dove però quest’ultima è organizzata in modo differente. Mentre in 1984 tutte le notizie vengono costantemente falsate ad opera di un ministero delegato, nel romanzo di Bradbury è bandita qualsiasi informazione scritta. I libri sono quindi dichiarati materiale illegale, e come tale, tenuti nascosti nei posti più disparati dai lettori fuorilegge per far fronte alle continue incursioni dei pompieri incendiari.

  64. A differenza di quanto accade in 1984, Fahrenheit 451 e il Mondo nuovo possono essere considerati libri critici verso le degenerazioni informative dei regimi democratici, basati sul sempre più invadente consumo di massa. In ogni caso il libro di Bradbury ha un finale aperto a una nuova vita e alla speranza, mentre Huxley e Orwell non lasciano alcuna via di fuga.

  65. Conservo, da quarant’anni ormai, una edizione di “Cronache marziane”. Ho letto l’episodio “La terza spedizione” decine e decine di volte.
    Bellissimi a mio parere – oltre alle “Cronache”, il libro di Bradbury che preferisco in assoluto, e al noto “Fahrenheit 451” – “L’estate incantata”, “L’uomo illustrato” e “I fiori di Marte”.
    Esiste un famoso Prologo di Borges a “Cronache marziane” (in Italia è pubblicato nel secondo volume delle opere complete di Borges, nei Meridiani Mondadori).
    Considero Ray Bradbury forse il più grande favolista moderno.
    *
    Grazie, Massimo. Un grande abbraccio,
    Subhaga Gaetano Failla

  66. “Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia”. Questa non è la descrizione di un operaio al lavoro in un acciaieria, ma la descrizione dei libri che prendevano fuoco in “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury. E’ il modo in cui intendiamo ricordarlo, adesso che non c’è più. Il celebre visionario scrittore americano, nato 91 anni fa a Waukegan, nel territorio di Chicago, è morto oggi a Los Angeles. Celebre per i suoi libri a carattere fantascientifico, ma non solo, Bradbury divenne famoso a 33 anni, nel 1953, proprio per “Fahrenheit 451”, il suo primo vero romanzo. In precedenza aveva già pubblicato 3 romanzi brevi, oltre alla celebre raccolta di racconti «Cronache marziane», che gli aveva aperto le porte della grande editoria americana e della sci-fi. In “Fahrenheit 451” descriveva un mondo del futuro in cui i libri venivano bruciati, una visione di incredibile forza che gli ha dato gloria perenne e che ha dato vita a un vero e proprio filone letterario e non solo. Il libro è diventato poi un celebre film diretto da François Truffaut e un remake è atteso a breve. Ma perché per Bradbury i libri dovevano bruciare? Perché a chi ha dei libri non poteva capitare, a esempio, cose come: “Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di fatti al punto che non si possano più muovere tanto sono pieni, ma sicuri di essere “veramente bene informati. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione di movimento, quando in realtà son fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti ch’è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza”. (da “Fahrenheit 451”)

    Luigi Ferraiuolo
    http://www.lacompagniadellibro.tv2000.it/la_compagnia_del_libro/sezioni/00004808_Addio_a_Ray_Bradbury.html

  67. Vorrei contribuire al post inserendo qualche informazione su “Cronache marziane”, a mio avviso l’opera migliore di Bradbury insieme a Fahrenheit 451.
    Si tratta di una raccolta di ventotto racconti legati fra di loro dal tema comune della futura esplorazione e colonizzazione del pianeta Marte.
    La pubblicazione originale dell’intera collezione di racconti più o meno brevi risale al 1950 e conferisce a Bradbury fama internazionale. 
    L’ambientazione dei racconti, alcuni dei quali pubblicati su riviste di genere precedentemente all’uscita del volume d’insieme, potrebbero far pensare al ciclo delle Cronache marziane come ad una produzione puramente fantascientifica. Il disinteresse di Bradbury nei confronti della scienza traspare nella scelta delle caratteristiche dei marziani, legate ad un ragionamento più fantasioso che logico, e alla mancanza di dettagli nella descrizione di mezzi di trasporto o strumenti avveniristici utilizzati dai personaggi.
    La definizione di ciclo di fantascienza, com’era intesa all’epoca, risulta quindi stretta per questo capolavoro, che si è imposto per meriti che vanno al di là di un genere. Cronache marziane ha infatti legato il suo successo ad un sentimento di nostalgia nei confronti di una vita più vicina alla natura, sebbene incorniciata da un panorama futuristico, e al mito della frontiera e dell’esplorazione.

  68. Questo è l’elenco dei racconti di “Cronache marziane”
    (Gennaio 1999) L’estate del razzo
    (Febbraio 1999) Ylla
    (Agosto 1999) La notte estiva
    (Agosto 1999) I terrestri
    (Marzo 2000) Il contribuente
    (Aprile 2000) La terza spedizione
    (Giugno 2001) “… And the moon be still as bright”
    (Agosto 2001) I coloni
    (Dicembre 2001) Il verde mattino
    (Febbraio 2002) Le locuste
    (Giugno 2002) L’immensità
    (Agosto 2002) Incontro di notte
    (Ottobre 2002) La spiaggia
    (Novembre 2002) Le sfere di fuoco
    (Febbraio 2003) Intermezzo
    (Aprile 2003) I musici
    (Giugno 2003) Su negli azzurri spazi
    (2004-05) L’imposizione dei nomi
    (Aprile 2005) Usher II
    (Agosto 2005) I vecchi
    (Settembre 2005) Il marziano
    (Novembre 2005) La valigeria
    (Novembre 2005) Stagione morta
    (Novembre 2005) Tutti a guardare
    (Dicembre 2005) Le città silenti
    (Aprile 2026) I lunghi anni
    (Agosto 2026) Cadrà dolce la pioggia
    (Ottobre 2026) La gita d’un milione di anni

  69. Una delle letture più classiche di “Cronache marziane” è che in questa serie di racconti Bradbury ha raccontato la storia dell’America: Marte è per i terrestri ciò che l’America è stata per gli europei; i marziani sono dunque i nativi americani. La scelta di Bradbury di trasporre una figura mitica della storia degli Stati Uniti come Johnny Appleseed su Marte rende l’equivalenza palese ai lettori del suo paese. Inoltre, si sa che le malattie portate dagli europei sterminarono intere tribù di nativi americani (non solo nel territorio dei futuri Stati Uniti, ma anche in Messico), e questo evento storico trova riscontro in uno dei racconti della raccolta. Se questo è vero, la visione della civiltà statunitense espressa dallo scrittore non è certo molto positiva: gli americani sono barbari avidi e violenti, incapaci di comprendere una civiltà più raffinata della loro (quella marziana), ansiosa di trasformare il pianeta rosso a loro immagine e somiglianza, e infine capace di abbandonare tutto per andare a distruggere la loro madrepatria e il resto della Terra con una guerra atomica.

  70. In ogni caso il finale del libro ha un lato ottimistico: se i terrestri impareranno a rispettare il loro nuovo pianeta, come si vede nella scena conclusiva, potranno diventare loro i marziani. Ovviamente questa interpretazione può essere ribaltata: la scena finale potrebbe essere anche vista come l’ultima beffa alla civiltà distrutta dei marziani, per cui i conquistatori si definiranno “marziani” come i discendenti degli sterminatori degli indiani si definiscono “americani”. 

  71. Il valore di questo libro, uno dei capolavori della fantascienza di tutti i tempi, sta proprio nell’ambiguità di alcune scene chiave che portano il lettore a interrogarsi su fatti fondamentali della storia degli Stati Uniti, ma più in generale dei rapporti tra la civiltà europea e le altre del pianeta.

  72. Lascio qualche altra informazione su un altro libro di Bradbury: Il gioco dei pianeti.
    Sto parlando di una raccolta di racconti pubblicata per la prima volta negli Stati uniti nel 1951.
    Questi racconti sono legati tra loro da una cornice dove il narratore ci racconta del suo incontro con l’uomo illustrato. L’uomo illustrato è un uomo coperto sul petto e sulle braccia di tatuaggi, i quali possiedono la particolarità di potersi animare e raccontare delle storie future particolarmente tragiche, inoltre in un punto sulla schiena si forma la visione della morte dell’eventuale spettatore delle storie narrate dai tatuaggi. Il narratore quindi si sofferma a guardare quelli che saranno i racconti della raccolta, nell’epilogo ci svela che nella visione della propria morte verrà strangolato dall’uomo illustrato.

  73. Insomma, anche questa è una buona lettura.
    Una curiosità. La canzone Rocket Man di Elton John e Bernie Taupin è ispirato all’omonimo racconto di questa raccolta.

  74. Questa raccolta in Italia è pubblicata da Fanucci con il titolo “L’uomo illustrato”

  75. Altro romanzo interessante di Bradbury che consiglio è  “L’albero di Halloween” (The Halloween tree), pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti d’America nel 1972.
    Due parole sulla trama.
    La notte di Halloween accade un fatto molto strano: è apparso un grande albero con centinaia di zucche intagliate appese ai suoi rami. Gli otto ragazzini mascherati che stanno girando per le case ripetendo la consueta filastrocca “Trick or treat” si accorgono del prodigio ed allo stesso tempo notano che il nono componente del loro gruppo, Pipkin, è sparito. Con l’aiuto di una guida a dir poco particolare, chiamata Sudario, inseguono l’amico in un viaggio tra spazio e tempo, attraverso paesi antichi: Egitto, Grecia e Roma, approdando a Notre Dame in una Parigi medievale ed ancora con i druidi Celti. Lungo il loro percorso, imparano le origini della festa che stavano celebrando e il ruolo che ha sempre giocato la paura della morte. 
    Secondo alcuni critici lo strano albero di Halloween apparso ai ragazzini servirebbe da metafora per indicare la confluenza storica delle diverse tradizioni.

  76. Qualche altra curiosità sul libro.
    “L’albero di Halloween” nasce nel 1967 come sceneggiatura per una collaborazione con l’animatore Chuck Jones. 
    Nel 1992, invece, Bradbury scrive e racconta una versione animata del libro, per la quale vince l’Emmy Award. 
    Una versione più lunga del libro poi viene pubblicata nel 2005. 

  77. Lettura integrale di "Fahrenheit 451" giovedi' 5 luglio c/o Libreria fahrenheit 451 a Roma in ricordo di Ray Bradbury ha detto:

    A un mese dalla morte di Ray Bradbury la libreria Fahrenheit 451 di Roma, in collaborazione con l’Associazione Incontri di civiltà, organizza la lettura integrale del capolavoro dello scrittore scomparso “Fahrenheit 451” dalle ore 15 a seguire.

    Tutti sono invitati a partecipare alla lettura di una parte del testo.
    Per adesioni scrivere a libreriafahrenheit451@yahoo.com entro il 29 giugno.
    Francesca Bellino

  78. (…) «Già il Rinascimento osservò per bocca di Giordano Bruno e di Bacone che i veri antichi siamo noi, e non gli uomini della Genesi o di Omero.
    Che cosa ha fatto quest’uomo dell’Illinois, mi domando io chiudendo le pagine del suo libro, perchè episodi della conquista di un altro pianeta mi riempiano di timore e di solitudine?
    (…) Forse “La terza spedizione” è la storia più allarmante di questo volume. Il suo orrore (io sospetto) è metafisico; l’incertezza circa l’identità degli ospiti del capitano John Black insinua incomodamente che nemmeno noi sappiamo chi siamo, nè com’è il nostro volto visto dalla parte di Dio. (…)
    Verso il 1909 lessi con affascinata angoscia, nel crepuscolo di una grande casa che ora non esiste più, “I primi uomini sulla Luna” di Wells. Per virtù di queste “Cronache”, di concezione ed esecuzione molto diversa, mi è stato concesso di rivivere, negli ultimi giorni d’autunno del 1954, quegli allettanti orrori.»
    (dal Prologo di J.L. Borges a “Cronache marziane” di R. Bradbury)
    ***
    @ Francesca Bellino
    L’iniziativa che tu segnali è molto interessante. Ci sto pensando su, per eventualmente parteciparvi, anche come lettore d’un brano di “Fahrenheit 451”.
    Conosco da molti anni la libreria omonima romana (a Campo dei Fiori, dove purtroppo, e sembra una ben amara ironia della sorte, non si bruciavano libri, ma uomini come Giordano Bruno). Quella libreria era il luogo di riferimento (non so se lo è ancora) della bella casa editrice “Fahrenheit 451”: pubblicava, tra gli altri, molti volumi di notevoli autori sudamericani al di fuori del flusso dominante del commercio editoriale italiano. Gianni Toti – un importante autore e artista, oggi un po’ dimenticato – era il curatore d’una collana, “I taschinabili”, di libricini deliziosi.
    *
    Buona estate a Massimo e a tutti,
    Subhaga Gaetano Failla

  79. Un caro saluto a Francesca Bellino e tanti in bocca al lupo alla libreria Fahrenheit 451 per questa bella iniziativa dedicata all’omonimo (e celebre) romanzo di Bradbury.

  80. Un saluto a tutti: torno su questa pagina preliminarmente per segnalare ad Amelia Corsi, sebbene in ritardo, l’altro libro di ray a mio sommesso avviso imperdibile: “il popolo dell’autunno”, non secondo comunque alla raccolta “molto dopo mezzanotte”.
    Secondariamente avrei bisogno di sapere se il libro che il vegliardo insegna al nipote nelle battute finali del film F.451 si intitola realmente “la chiusa di hermiston”, se è di Stevenson e dove posso trovarlo. Non riesco a rintracciarlo su internet, almeno con questo titolo. Ogni ricerca impostata su google mi rimanda inevitabilmente a Fahrenheit 451.
    Grazie a tutti.
    Andrea Salvati

  81. Grazie mille per le tue indicazioni, Andrea. Vorrei ricambiare fornendo indicazioni utili per te, ma non saprei proprio dove cominciare. Ciao!

  82. @Andrea Salvati sì, il racconto è di Stevenson e titolo originale “Weir of Hermiston”, è incompleto perché l’autore morì prima di terminarlo, nel

    1896. Saluti carissimi

  83. Il tuo racconto puoi leggerlo per intero in lingua originale!Non mi resta che augurarti buona lettura!

  84. Ringrazio Andrea Salvati, Amelia Corsi e Francesca Giulia per i loro commenti e contributi.
    Ne approfitto per scusarmi con tutti per la mia assenza di questi giorni… ma mi trovo all’estero e ho qualche problema di connessione.

  85. un grazie (in ritardo e per questo mi scuso) a Francesca Giulia Marone. Domani corro da Feltrinelli a Roma.

  86. vorrei invogliare Amelia Corsi a leggere “Il popolo dell’autunno” e così trascrivo un passo sulle donne:”…sua moglie sorrise nel sonno. Perchè? Lei è immortale.Ha un figlio. e’ anche TUO figlio. Ma quale padre lo crede veramente? Non porta pesi, non prova dolori. Quale uomo, come una donna, se ne sta disteso nell’oscurità, portando in se il figlio? Quelle creature dolci e sorridenti possiedono il grande segreto. Oh, che strani meravigliosi orologi sono le donne. Il loro nido è il Tempo. Sono loro che fanno la carne, la carne che afferra e lega l’eternità. Vivono in quel dono, conoscono il potere, accettano, e non hanno bisogno di parlarne. Perchè parlare del Tempo quando sei tu il Tempo, e dai forma ai momenti universali, mentre passano, li trasformi in calore e in azione? Gli uomini invidiano e spesso odiano quegli orologi, quelle mogli, perchè sanno che vivranno per sempre. E quindi cosa fanno?Noi uomini diventiamo terribilmente meschini, perchè non possiamo aggrapparci al mondoo a noi stessi o a qualunque altra cosa. Noi siamo ciechi alla continuità, tutto crolla, cade,si fonde, si fermaimputridisce o fugge. Perciò, siccome non possiamo dare la forma al Tempo, come siamo noi uomini? Insonni.”

  87. Vorrei citare una frase contenuta nel libro Fahrenheit 451: “La maggior parte di noi non può correre qua e là notte e giorno, parlare con tutti, conoscere tutte le città della terra, non abbiamo tempo, denaro, nemmeno tanti amici. Le cose che voi cercate, Montag, sono su questa terra, ma il solo modo per cui l’uomo medio potrà vederne il 99% sarà un libro”
    Grazie Ray Bradbury 🙂

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