Aprile 22, 2026

QUEL CHE FACCIAMO DELL’AMORE di Massimo Maugeri (La nave di Teseo)

“Quel che facciamo dell’amore” (La nave di Teseo, 2026): il nuovo romanzo di Massimo Maugeri

Libro presentato da Giorgio Nisini nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2026.

Guarda la puntata di Buongiorno Regione (Rai3) dedicata a “Quel che facciamo dell’amore”

Copertina Quel che facciamo dell'amore

Tra il tema della lotta alle discriminazioni razziali e i riferimenti alla storia dei Beatles, Massimo Maugeri firma un romanzo che intreccia musica, memoria e affetti lontani, raccontando come l’amore possa manifestarsi nelle forme più inattese e come le coincidenze della vita possano trasformarsi in eventi che cambiano per sempre la nostra esistenza.

Al concerto di Paul McCartney a Roma nel 2003, un celebre scrittore italiano incontra Martha, avvocatessa americana di origini italiane, combattiva attivista dei movimenti per i diritti civili degli afroamericani, e tra i due nasce un legame speciale, fondato sulla passione comune per i Beatles. Nel corso degli anni, la loro amicizia attraversa oceani e prove: da una notte di paura durante l’uragano Sandy a New York, alle vicissitudini di Jodie, figlia di Martha, fino a un attentato che compromette la vita del marito. Pur separati dalla vita e dai doveri famigliari, il sentimento tra loro rimane vivo, sospeso tra ricordi e possibilità mancate. Nel 2023, vent’anni dopo il concerto che li ha fatti incontrare, il narratore e Martha si ritrovano a Roma, scoprendo finalmente verità nascoste e rivelando rispettivi non detti.

Proposto da Giorgio Nisini al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:
Immagina rassegna stampa Quel che facciamo dell'amore«Non è facile trovare una definizione per il nuovo romanzo di Massimo Maugeri, Quel che facciamo dell’amore, edito da La nave di Teseo. Questa difficoltà è un punto di forza che spiazza il lettore, perché lo pone di fronte a una narrazione insieme lineare e stratificata. La passione per la musica e per i Beatles, che costituisce il basso continuo dell’intera vicenda, si intreccia con il tema dei diritti civili e della lotta contro il razzismo, trovando il suo punto di saldatura nella figura di Martha, donna americana che il protagonista conosce durante lo storico concerto di Paul McCartney ai Fori Imperiali del 2003. Il risultato è un raro esempio di music novel italiano che si carica di una particolare forza engagé, mantenendo però un’armonia stilistica e una velocità di scrittura che confermano le naturali doti narrative di Maugeri. Al centro resta una domanda sospesa che risuona nel titolo affermativo del libro, come accadeva in Di cosa parliamo quando parliamo d’amore di Raymond Carver. Qui, tuttavia, non si tratta più di parlare, ma di fare: che cosa facciamo dell’amore? Come sperimentiamo uno tra i più complessi sentimenti umani? Clive S. Lewis ne distingueva ben quattro tipologie: affetto, amicizia, eros e carità. A queste forme Maugeri ne aggiunge un’altra: la responsabilità; il che arricchisce il libro di una tensione etica che lo rende pienamente attuale.»

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Rassegna stampa (quotidiani e riviste)

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LA SICILIA del 13/02/2026

di Massimo Maugeri

Ci sono romanzi che nascono all’improvviso da un’idea fulminante e inattesa. Ce ne sono altri che sorgono da emozioni e pensieri che si accumulano in silenzio prima di chiedere di diventare parole. Se dovessi provare a individuare il punto esatto in cui ha avuto origine questo mio nuovo libro, partirei senza esitazioni da questa data: 11 maggio 2003. Quella sera mi trovavo a Roma, di fronte al Colosseo, in mezzo ad altre cinquecentomila persone. Ero lì ad assistere al concerto che avrei ricordato come “il più bello della mia vita”. Sul palco si esibiva Paul McCartney, con il suo ampio repertorio che va dai più celebri pezzi dei Beatles, a quelli dei Wings e della sua lunghissima carriera da solista. Da quell’esperienza reale è nata la scintilla che ha dato origine a questa storia. Le emozioni, l’attesa, la vibrazione collettiva, la potenza di canzoni che appartengono alla memoria condivisa di più generazioni: tutto questo si è trasformato in “materia letteraria” entrando nel primo capitolo del libro.

La musica ha questo potere: entra senza chiedere permesso, attraversa le nostre difese, si lega ai ricordi più profondi. Credo che ognuno di noi custodisca dentro di sé il ricordo di un concerto, di una canzone, di una voce che non appartiene più solo alla memoria, ma all’identità. Provate a chiedervelo: qual è stato tra i concerti musicali a cui avete partecipato quello che più vi è rimasto dentro? Poi c’è il tema degli incontri. Chi di noi non ha mai fatto l’esperienza di incontri capaci di segnarci per sempre, a prescindere dalla nostra volontà?

Martha (personaggio immaginario, eppure per me vivissimo) è venuta fuori così: dalla “magia” della musica e dall’idea che esistano persone e incontri capaci di cambiare la traiettoria delle nostre vite. Lei e lo scrittore, voce narrante del romanzo, si incontrano durante questo concerto di Paul. E tra loro nasce un legame speciale fondato sulla comune passione per i Beatles.

Martha – avvocatessa americana di origini italiane, sposata e con una figlia – è una donna forte, combattiva, impegnata nella lotta al razzismo e alle discriminazioni sociali, portatrice di una visione del mondo che interroga continuamente il narratore e, attraverso di lui, il lettore. I riferimenti alla storia dei Beatles fanno da collante a questo legame che tenta di resistere pur essendo attraversato dal tempo, da un oceano, dalle prove che la vita impone: un uragano a New York che mette a nudo paure e fragilità, sconvolgimenti che cambiano per sempre equilibri famigliari, una mancanza che diventa inesorabilmente incolmabile. Dopo vent’anni, i due protagonisti si ritrovano a Roma a rivelarsi verità dolorose e sorprendenti che fino a quel momento avevano tenuto segrete.

E dunque: che ruolo può avere la musica nelle nostre vite? In che modo certi incontri possono cambiare il senso della nostra esistenza? Le discriminazioni sociali e le disuguaglianze ci riguardano? Che relazione c’è tra “amore” e “responsabilità”? Il cuore del romanzo ruota intorno a tali domande. E attorno a esse si è sviluppata questa storia che intreccia musica e vita, memoria privata e storia pubblica, sentimento e responsabilità.

Infine, un riferimento al titolo. “Quel che facciamo dell’amore” si rifà a una frase di una canzone dei Beatles; a quel verso di “The End” che dice che l’amore che prendiamo è uguale a quello che creiamo. È una verità semplice e chiara, che misura il senso profondo dell’esistenza. E che risuona con particolare forza in quest’epoca dilaniata da guerre, incertezze, abusi, rabbia, paure ed egoismi.

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CORRIERE DELLA SERA – LA LETTURA dell’8 marzo 2026

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di Orazio Labbate

Si sviluppa con uno stile puntuale, dal minimalismo efficace, curato, cronachistico, di certo mai sbavato, in grado di catturare l’attenzione del lettore nel corso dei diversi anni dentro cui si svolge la storia. Quel che facciamo dell’amore di Massimo Maugeri (La nave di Teseo) è un romanzo sui sentimenti, liberatorio e drammatico, dalla trama reticolare, a più tempi, che vede protagonisti la voce narrante, un celebre scrittore in cerca del successo (dopo una serie di romanzi dallo scarso impatto commerciale), e Martha Mengini Suffenlaw, un’avvocata americana di origini italiane in viaggio con la famiglia nel nostro Paese. Un peculiare incontro sentimentale, il loro, che nasce nel 2003, a Roma, all’insegna della reciproca passione per i Beatles. Avviatosi, dunque, con la forza imbattibile della musica, scintilla in comune in potere di accendere uno speciale sentimento.

Amore? Affetto? Tutto reale oppure meramente potenziale? La distanza tra i due esiste. Sono inevitabilmente separati dal peso delle loro rispettive esistenze, dai chilometri, e da ciò che vi orbita attorno. Martha, soprattutto, affronta la malattia della figlia, Jodie, poi l’attentato contro il marito, David. Le tragedie segnano la vita di lei, ma la forza dei ricordi, quelli costruiti con il narratore, la potenza di quello spazio intimo ed emozionante creatosi a Roma in occasione del concerto di Paul McCartney forse avrà modo di concretizzarsi vent’anni dopo. Si ritroveranno a Roma, e, forse, nella città eterna avranno modo di comprendere, finalmente, dare forma, all’incontro passato.

Quel che facciamo dell’amore è un’intelligente e passionale opera sull’amore, il cui romanticismo non è mai stucchevole bensì adagiato, con perizia, lungo il peso trasformativo degli anni. Maugeri conferma la sua capacità di scrittore di vite, di cronache esistenziali (pensiamo che l’autore siciliano veda come modello di riferimento l’americano Jeffrey Eugenides), anche adesso, in quest’ultima opera dove si racconta proprio l’amore: non quello frettoloso, ma lento, indecifrabile, che merita il suo migliore alleato, l’attesa.

 

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LA REPUBBLICA del 17/02/2026

Lui, lei e i Beatles: l’amore ai tempi del cd

di Daniela Sessa

Chi non è mai stato fan di un cantante, scagli il primo disco. Non lo farà certo Massimo Maugeri che a Paul McCartney ha dedicato il suo nuovo romanzo “Quel che facciamo dell’amore” (La Nave di Teseo), uscito la scorsa settimana. Maugeri, ideatore e curatore del blog Letteratitudine e dell’omonima trasmissione radiofonica, confessa nelle note finali di aver trasformato in materia letteraria le emozioni del concerto di Paul McCartney a Roma nel 2003. Ha immaginato che tra le cinquecentomila persone che occupavano via dei Fori Imperiali fino a Piazza Venezia ci fossero uno scrittore (la voce narrante), e Martha Mengini, avvocatessa italoamericana e attivista per i diritti civili, e che lì, nell’attesa del concerto, tra i due nascesse l’amore.

Ma “Quel che facciamo dell’amore” racconta molto di più di una storia d’amore. Da abile tessitore di storie, Maugeri gioca su una solo apparente duplicità. Da una parte la storia del quartetto che ha rivoluzionato la musica pop e rock, l’industria discografica, la moda (chi può scordare i capelli a caschetto?) e il costume, dall’altra un rapporto tormentato dei due protagonisti, vissuto molto nell’assenza colmata nei vent’anni della sua durata dallo scambio di lettere prima e videochiamate dopo, ipotecato dal senso di responsabilità di Martha. L’amore tra lo scrittore e Martha, di Martha per la sua famiglia e per le vittime di razzismo, di entrambi per Paul McCartney, di Paul per Linda, dei Beatles per la musica, diventa un mezzo per raccontare la storia di quegli anni, l’ascesa del quartetto e le battaglie contro il razzismo con il famoso rifiuto di esibirsi nel 1964 al Gator Bowl Stadium a Jacksonville in Florida.

Il romanzo scava dentro la storia e dentro le storie di personaggi delineati da una scrittura affilata ed emozionata al tempo stesso, ritmata proprio come il gioco verbale imbastito dai due protagonisti all’inizio del romanzo, delicata se tra le pagine ci s’imbatte nella storia di Lucy o di David. Un romanzo che cattura e provoca vampate di nostalgia come negli aneddoti che riguardano John Lennon, uno fra tutti quando in un concerto a New York nel riquadro sotto la foto del cantante comparve la scritta “Ci dispiace, ragazze. È sposato”. Anche vampate di sdegno, drammaticamente attuali, quando racconta del movimento dei Black Lives Matter.

E i Beatles e Paul McCartney sono la colonna sonora di una storia personale e collettiva. Maugeri apre lo scrigno dei ricordi quando riprende la storia della canzone Blackbird, eseguita da McCartney con una chitarra acustica alla finestra della sua casa in Scozia e sotto un gruppo di fan, e innesta le parole della canzone in uno dei ricordi più dolorosi di Martha. O ancora gli anni 2000 di McCartney ripercorsi nei pensieri dello scrittore in volo verso New York.

Chi legge “Quel che facciamo dell’amore” è autorizzato a credere a Martha: «Uno scrittore che è fan di Paul e dei Beatles prima o poi scriverà qualcosa su Paul e i Beatles». Ma di più è costretto ad ammettere che Maugeri si è messo ancora una volta nel solco, molto frequentato dalla narrativa contemporanea, del romanzo misto di storia e d’invenzione. Lo aveva fatto con i suoi precedenti “Trinacria Park” (vincitore del Premio Vittorini) e “Cetti Curfino”, anch’essi storie in cui l’urgenza dell’impegno civile trova forma in personaggi complessi e attraversati da passioni forti. Lo fa con questo romanzo in cui la musica è il movente dell’azione. Ecco perché se ne consiglia la lettura con un giradischi a portata di mano.

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RADIO CORRIERE TV del 23/02/2026

Un concerto indimenticabile che diventa romanzo

«Posso dire che le storie fanno parte della mia vita da sempre. Da bambino, le immaginavo. Da ragazzino disegnavo fumetti. Ho scritto il mio primo romanzo intorno ai quindici anni: una specie di romanzo di formazione buttato giù su una serie di quaderni a righe che poi ho provveduto opportunamente a distruggere.»

Massimo Maugeri, catanese, è scrittore, blogger – ha creato nel 2006 il blog letterario “Letteratitudine” che, dopo vent’anni, è più attivo che mai – e conduttore radiofonico. Alla passione per le storie affianca, da sempre, la passione per la musica, anche se…

«Cosa non metterei in biografia? Fammici pensare. Be’, ho un passato da chitarrista e compositore di brani musicali. Tra i diciassette e i ventidue anni avrò composto all’incirca un centinaio di canzoni. Avevo anche una band di amici con cui suonare; e qualche registrazione casalinga delle esecuzioni live di questi brani è sopravvissuta. Il livello era amatoriale, ovviamente. E poi suonavamo anche delle cover. Immancabilmente anche brani dei Beatles. E questo ci porta al mio nuovo romanzo.»

“Quel che facciamo dell’amore” è la tua ultima uscita; tra vinili, Beatles e un’amicizia speciale che tipo di storia è?

«È una storia che mi accompagna da molto tempo e che prende avvio dal concerto di Paul McCartney che si svolse a Roma nel maggio del 2003, con il Colosseo alle spalle e il pubblico lungo via dei Fori Imperiali fino a Piazza Venezia. Concerto fortemente voluto da Walter Veltroni, all’epoca Sindaco di Roma (ho provveduto a ringraziarlo proprio in questi giorni, dopo oltre vent’anni da quell’evento). A quel concerto, tra il pubblico, c’ero anch’io. Ed è stato “il concerto più bello della mia vita”. Nel primo capitolo del romanzo ho “prestato” i miei ricordi alla voce narrante: uno scrittore che nel contesto di quel concerto incontra un’avvocatessa americana di origini italiane impegnata nella lotta alle discriminazioni razziali. Tra i due nasce un’amicizia speciale che durerà per due decenni, in mezzo a tante problematiche con cui dovranno fare i conti. Si ritroveranno a Roma vent’anni dopo a rivelarsi cose che non si erano mai dette. È una storia che affronta il tema del rapporto tra “amore” e “responsabilità”, che si interroga sulla problematica delle discriminazioni e che dà spazio al sempre verde fenomeno musicale e transgenerazionale dei Beatles e della loro musica.»

Con il tuo ormai storico blog – “Letteratitudine” – hai un punto di osservazione privilegiato sulla narrativa italiana: a che punto siamo?

«C’è molta confusione, ma nell’ambito della produzione recente credo che gli ottimi testi di narrativa non manchino. Tuttavia, stiamo vivendo un paradosso che è sotto gli occhi di tutti. Si leggono sempre meno libri e si mettono in commercio sempre più copie. Il paradosso nel paradosso è che non si è mai scritto e letto così tanto nella storia dell’umanità; ma parliamo di scrittura e lettura “usa e getta” limitata alla messaggistica veloce dei social network e delle varie applicazioni che usiamo negli smartphone. E questo è un problema.»

Laura Costantini

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LA SICILIA del 10/03/2026

Da appassionato di libri ad autore di successo e voce radiofonica di riferimento nel mondo della letteratura italiana.

di Salvatore Massimo Fazio

Un vanto per Catania e la sua provincia, dove Massimo Maugeri risiede e tanti anni fa fondò Letteratitudine, il maggior blog italiano di libri che, nuovamente, diventa anche vetrina radiofonica per autori di tutto il mondo. Quanto ai suoi, una scalata con titoli di diversi temi che rivelano una conoscenza enciclopedica, fino all’approdo a La Nave di Teseo con il debutto Cetti Curfino. Tre anni dopo per la CE meneghina pubblica Il sangue della montagna, proposto al Premio Strega 2022 da Rosa Maria Cutrufelli, romanzo che trionferà al Premio Mignosi e sarà acclamato in vari riconoscimenti.

Il 13 febbraio scorso è uscito Quel che facciamo dell’amore (La Nave di Teseo, pp. 230, euro 20,00), un’esplorazione profonda dell’amore intrecciato alla passione universale per la musica, con i Beatles a farla da padrona e a diventare coprotagonisti del nuovo successo annunciato di Maugeri. L’opera, dopo un pre-aretuseo, è stata presentata il 7 marzo scorso presso il Mondadori Bookstore di Piazza Roma a Catania. L’autore etneo, tra tanti impegni, non ha rifiutato una chiacchierata prestandosi a una impegnata e profonda nonché cordiale e bella intervista che di seguito riportiamo.

Qual è il ruolo simbolico delle “possibilità mancate” nel forgiare l’equazione amorosa centrale del romanzo? «Il ruolo delle possibilità mancate è legato al senso di responsabilità. Martha convive con il ricordo di un evento doloroso da adolescente, che motiva il suo impegno per i diritti civili. Qui torna l’equazione dell’amore da The End dei Beatles: l’amore che riceviamo è correlato a quello che creiamo e diffondiamo, e viceversa.»

Come le discriminazioni razziali vissute da Martha si fondono con l’attivismo personale per alterare il legame con lo scrittore? «Le dolorose esperienze razziali di Martha sono determinanti per la sua crescita. A un certo punto, coinvolge il narratore – e indirettamente il lettore – in una discussione spinosa sul “razzismo subliminale”, come lo definisce lei.»

La quête interiore, filtrata attraverso un “labirinto di riflessi metaletterari”, emerge nel monologo intimo dello scrittore in una tempesta di identità. Che rivelazioni porta? «Il metaletterario è stratificato. Nel capitolo d’apertura, proietto i miei ricordi del concerto romano del 2003 sullo scrittore-narratore, che vi partecipò come me. Più avanti, lui crea un racconto sotto pseudonimo su un legame Roma-New York. Così, riecheggia il mio tema del “doppio” e della frammentazione identitaria, pilastri della mia opera.»

Lei esplora la “responsabilità emotiva” con tocchi leggeri che intrigano senza opprimere: come si lega alle sincronicità sull’asse Roma-New York? «La “responsabilità emotiva” attraversa il testo, riflessa nel titolo. Martha cita The End dei Beatles: l’amore che riceviamo eguaglia quello che generiamo. Plasma il loro legame, ma si allarga oltre la coppia in una dimensione universale.»

Infine, osa con i salti temporali nel flusso narrativo: non paventa che anticipino closure emotive, rischiando di spoilerare l’intreccio? «Nessun pericolo. I lettori stiano sereni: quegli accenni futuribili stimolano l’attesa senza tradire segreti. Nel finale, a Roma vent’anni dopo il primo incontro, le confessioni reciproche sconvolgono personaggi e pubblico.»

Grazie infinite per queste gocce di platino che arricchiscono, quasi fosse un extended book, il suo nuovo romanzo.

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Da Il Giornale di Sicilia

IL GIORNALE DI SICILIA del 25/02/2026

La Storia e le storie scorrono al ritmo d’una canzone dei Beatles

Massimo Maugeri parla del suo ultimo romanzo

Tutto comincia dal mitico concerto di Paul McCartney a Roma nel 2003, e da quel linguaggio condiviso che è la musica. Indispensabile come l’amore.

di Francesco Musolino

Massimo Maugeri non firma soltanto un romanzo sui Beatles, e neppure una storia d’amore. In “Quel che facciamo dell’amore” (La Nave di Teseo) intreccia con ambizione le due traiettorie — l’ascesa del mito musicale che ha segnato un’epoca e il legame sospeso tra uno scrittore italiano e un’avvocatessa americana — per interrogare il rapporto civile tra sentimento e responsabilità. Da una parte il racconto documentato dei Fab Four, dall’altra una relazione che attraversa vent’anni di distanza, silenzi e storia contemporanea, dalle tensioni razziali americane sino alla pandemia. Nel romanzo di Maugeri – catanese, conduttore radiofonico e fondatore del seguitissimo blog Letteratitudine — la musica non è sfondo nostalgico ma diventa linguaggio condiviso e l’amore, più che un destino, è una scelta che richiede coerenza. Ne abbiamo parlato con lui.

Il romanzo nasce da un evento reale: il concerto di Paul McCartney a Roma nel 2003. Ci racconta la scintilla che l’ha spinta verso il romanzo? «Nella prima parte del romanzo Martha dice allo scrittore co-protagonista: “Uno scrittore che è un fan di Paul e dei Beatles prima o poi scriverà qualcosa su Paul e sui Beatles”. Lo scrittore in questione è un personaggio letterario, ma in quel caso Martha parlava anche a me. A quel concerto romano di Paul McCartney, con il Colosseo alle spalle del palco, c’ero anch’io con altre cinquecentomila persone. Lo ricordo come il concerto più bello della mia vita. Non potevo non scriverne.»

Il titolo rimanda al verso: “the love you take is equal to the love you make”. Cos’è per lei l’amore, qualcosa che accade o qualcosa che si costruisce? «L’amore può essere qualcosa che accade, ma per dare frutto bisogna anche costruirlo e metterlo in circolo. Il verso è tratto dal brano The End dei Beatles (“L’amore che prendi è uguale all’amore che fai”) e a mio avviso, implica un senso di responsabilità in cui Martha crede moltissimo.»

A proposito, Martha lega continuamente il sentimento alla responsabilità politica e sociale. È possibile amare davvero senza assumersi un impegno verso il mondo? «Non credo. Se l’amore, e qui non parliamo solo di “amore di coppia”, non si apre agli altri diventa fine a se stesso, asfittico, egocentrico. E quindi, in un certo senso, inutile.»

Le nuove generazioni si interessano del clima e della giustizia etica. Nel romanzo compare il tema del razzismo inconscio, non solo quello esplicito e violento. Come giudica i tempi che viviamo? «Sono tempi difficilissimi. Terribili. Non solo l’emergenza climatica. È un’epoca dove spadroneggiano ingiustizie, paure, incertezze, egoismi, violenze, abusi. La parola “amore”, per quanto usurata, rischia di essere scalzata dalla parola “guerra”. Martha è convinta che ciascuno debba fare la propria parte. Da qui il riferimento al razzismo inconscio, di cui ciascuno di noi può essere anche involontariamente portatore.»

Martha corregge, incalza, mette in crisi lo scrittore. La voleva irraggiungibile, musa ispiratrice o che fosse un fulgido esempio? «Martha è una pura. Lotta per le proprie idee ed è pronta a fare rinunce per un bene che considera superiore. Non so se sia irraggiungibile, anche se a un certo punto lo diventa per il narratore. Eppure anche lei deve fare i conti con ferite dolorosissime con cui convive da quando era ragazza. Ferite che hanno in qualche modo condizionato il resto della sua esistenza.»

La pandemia, l’omicidio di George Floyd e la guerra in Ucraina: la relazione d’amore è attraversata dalla Storia. Perché questa scelta? «I fatti della grande Storia che incrociano quelli delle storie individuali, accade nei romanzi e nelle nostre vite. È il legame tra Martha e lo scrittore è messo alla prova non solo dal tempo storico, ma anche dalla distanza geografica e da altre situazioni. Si incontrano a Roma nel concerto di Paul del 2003, rimangono in contatto attraverso internet, si rivedono a New York nel 2012 mentre incombe un uragano. Infine, si ritrovano a Roma nel 2023 a rivelarsi verità dolorose fino a quel momento taciute.»

Lei è sempre impegnato sul fronte della cultura con il suo blog, Letteratitudine. I dati della lettura non sono incoraggianti eppure le novità abbondano sugli scaffali. Come sta l’industria del libro e come si possono tutelare i lettori? «Al di là della confusione, negli scaffali delle librerie possono ancora trovarsi nuovi libri di gran pregio. E credo che chi continua a leggere sia in grado di trovare il libro giusto per sé. Ma è innegabile che viviamo in una specie di doppio paradosso. Si legge sempre meno e si continuano a pubblicare troppi libri rispetto alla capacità di “assorbimento” del mercato. Il paradosso nel paradosso è che siamo continuamente immersi nella scrittura e nella lettura della messaggistica veloce che noi stessi produciamo e di cui fruiamo attraverso i social network e le applicazioni dei nostri dispositivi digitali. Leggere libri è altra cosa. Difendiamo questo spazio. Sì, lo dico innanzitutto a me stesso.»

Chiudiamo con un’idea di playlist per accompagnare la lettura: la sua top five personale dei Beatles? «Voglio citare cinque brani dei Beatles, scritti da Paul McCartney, in qualche modo particolarmente legati a questo libro: Hey Jude, Blackbird, Yesterday, Martha My Dear, Paperback Writer

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Rassegna stampa (web)

Su LetteratitudineNews (recensione di Daniela Sessa)

Su Lo Specchio di Carta (recensione di Emma Di Rao)

Su Gazzetta del Sud (articolo/intervista di Francesco Musolino)

Su Satisfiction (recensione di Giovanna Albi)

Su LuciaLibri (recensione di Camillo Scaduto)

Su Libreriamo (articolo/intervista di Salvatore Galeone)

Su SicilyMag (articolo/intervista di Salvatore Massimo Fazio)

Su Gingolph (recensione di Giuseppe Costa)

Su SoloLibri.net (recensione di Elisabetta Bolondi)

Su Gazzetta del Sud (le proposte al Premio Strega)

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VIDEO

Su Rai 3 (Buongiorno Regione)

Il booktrailer del libro

Su Slash Radio Web