Ottobre 5, 2022

24 thoughts on “PUBBLICARE SU RIVISTE

  1. “Per farla breve Luca mi chiede a quale rivista può inviare i suoi racconti”. Non l’hai (avete) fatta breve, infine qual era la risposta? Smetterla di scrivere? Chiederla al pur incolpevole Alajmo? Qua sembra di stare in fila alle poste. 🙁

  2. semplicemente una : emigrare in un altro stato estero( detto, qua in italia, poi figurati al sud, non si campa ne’ scrittura ne’ di cultura!!) mettiti a fare l’elettricista e, magari,nel tempo libero poi, forse lo scrittore, cosi’ almeno la casa te la fai e riesci pure a beccarti qualche gnocca!!!
    BACI
    P.S.ovviamente spero non seguirai questo mio folle suggerimento!!!

  3. Ciao Miguel,
    ciao Vida,
    grazie per essere intervenuti.
    Miguel ha ragione… il post è molto lungo (però l’avevo preannunciato in premessa). Non credo che la risposta sia “smettere di scrivere”. Credo, piuttosto, sia meglio continuare a scrivere avendo consapevolezza della realtà. Luca (che poi è un mio giovane amico) mi aveva scritto riferendosi in particolare alla biografia di Stephen King e di altri autori americani che hanno cominciato “vendendo” racconti a riviste. Il punto è che qui siamo in Italia e i racconti interessano molto meno che in America. E comunque chi inizia a scrivere oggi molto difficilmente riuscirà a campare con la scrittura. Tutto qui.
    P.S. per fortuna alle poste hanno inserito l’elimina code. 🙂

  4. Ma insomma, anche l’eliminacode non è proprio un’invenzione fedele al proprio nome… 😉 Semplicemente mi chiedevo, dopo avermi invitato a leggere questo post, se avresti fornito una risposta alla domanda che ponevi: questa risposta malauguratamente non c’è. Al massimo si rimanda al sito dell’Alajmo. Purtroppo che in Italia nel 2006 non ci sia spazio (o meglio, appunto, denaro) per ogni forma di cultura è sacrosanta verità, ma non è una novità. Solidarietà, ok, ma se non ci sono proposte rimaniamo fermi a zero. Sempre che non vogliamo sentirci addirittura sotto lo zero, con l’handicap di una velleità scarsamente considerata ed ancor meno redditizia.

  5. Ho capito. E sapevo. Peraltro il mondo non si divide in cercatori di racconti gratuiti e scrittori non pagati. Ci sono gli scrittori di porcherie da mai pubblicare, e gli scrittori di buoni testi leggibili e godibili ricchi di famiglia oppure stupidi e svagati che pubblicherebbero gratis ma non sanno dove. A questa folla di sradicati si potrebbe rispondere con un elenco di testate vere, che sanno selezionare i testi pubblicando il grano separato dal diciamo così “loglio”? Oppure non esiste nessuna rivista e quella roba stampata che a volte incontriamo nelle librerie dai titoli più stravaganti e i recapiti più sbarazzini è una parte dell’arredo e un dente di una ruota che schiaccia ogni speranza di confronto tra testi e lettori? Concludo: a fianco del sogno norteamericano dove il bravo autore viene subito retribuito e diventa in breve tempo premio Chavez (e quindi sbandierato all’ONU a scopo pubblicitario) in Italia esiste solo la fiera del velleitarismo e della repressione? Ogni manoscritto è bene che resti nel cassetto, per non confondersi con i sottoprodotti senza futuro? La mia soluzione personale è produrre il numero di copie sufficiente per i dieci miei lettori di famiglia. Mi trovo bene. Ma non pretendo di essere un modello unico. Esiste un’altra possibilità?
    Mariano G.

  6. Io una soluzione per i romanzieri in cerca di esordio ce l’avrei, e consiste nel pubblicare a proprie spese, ma senza il peloso intervento di editori senza distribuzione. Considerate questo librino come un regalo da fare agli amici (e a voi stessi) per natale. Poi magari cinquanta copie tenetele da parte e mandatele a qualcuno di quelli che contano, e sperate che il messaggio in bottiglia arrivi a destinazione. Non è molto, nè molto incoraggiante, ma meglio di niente.

  7. Nel mio precedente intervento fantasma ( perchè kataweb se lo è mangiato) ringraziavo Roberto per la “verve” , la lucidità e la chiarezza con la quale esponeva il problema, oso dire annoso.
    🙂

  8. Che piacere incontrare Roberto Alajmo sulle pagine di questo blog! Ho letto alcuni dei suoi libri e mi sono molto piaciuti. Desideravo chiedere al dottor Alaimo: in quale riviste e giornali scrive attualmente? (immagino a pagamento).
    In bocca al lupo per il libro nuovo. Provo a partecipare al gioco.

  9. Praticamente scrivo solo sul “Giudizio Universale” e sul “Caffè Illustrato”, con una certa continuità. Gli spazi sono sempre più stretti, e non solo per motivi economici.

  10. Grazie mille per la risposta, dr. Alajmo.
    Cercherò in edicola le riviste che ha citato. E’ sempre un piacere leggerla.

  11. Mi complimento con Maugeri: post molto interessante.
    Mi piacerebbe, a questo punto, e se possibile, che Roberto Alajmo raccontasse qualcosa sul suo esordio letterario. Com’è che ha cominciato?

  12. Vi ringrazio molto per i commenti inviati (e naturalmente ringrazio Roberto per le risposte fornite).
    Sono piuttosto d’accordo con Mariano, che in parte risponde anche a Miguel.
    Premettendo (ma l’abbiamo già detto) che siamo in Italia e non in America io parto, comunque, dalla considerazione che – per quanto concerne la (cosiddetta) scrittura creativa – se si ha talento, spirito di sacrificio, molta perseveranza, moltissima pazienza e un pizzico di fortuna… be’ prima o poi i risultati arrivano.
    Un’ultima considerazione sulla “situazione” dell’editoria italiana rispetto a quella americana. C’è un caso molto particolare (secondo me emblematico) che a suo tempo mi fece molto riflettere. Riguarda Stefano Bortolussi.
    Stefano Bortolussi è il traduttore di alcuni autori di best seller tra cui, per esempio, Nicholas Evans (se non sbaglio ha tradotto anche qualcosa di King). Ebbene, in quanto traduttore di Evans (e di romanzi come “L’uomo che sussurrava ai cavalli”) c’è da ritenere che Bortolussi godesse di buoni contatti in seno al gruppo Rcs. Eppure quando scrisse un (suo) romanzo (“Fuor d’acqua”) non trovò nessun editore italiano disposto a pubblicarglielo. Dovette pubblicarlo prima in America, in lingua inglese (dove riscosse un certo successo), e solo dopo riuscì a pubblicarlo qui da noi (se non ricordo male con Pequod).

  13. Una domanda per Roberto Alajmo. Più che altro una curiosità. Quando lavori ad un romanzo, scrivi tutti giorni? Scrivi preferibilmente di giorno o di sera? Quanto tempo impieghi, in media, a completare una prima stesura?
    Baci.

  14. Per Elektra:
    rigorosamente tutte le mattine, molto presto, per almeno un paio d’ore. Per la prima stesura, dipende. L’ultimo romanzo, in tre mesi.

  15. Tre mesi? Solo tre mesi?
    Caspita, sei un Dick Fulmine della scrittura (mamma, quanto so’ antiquata!).
    Complimenti. Complimenti davvero.

  16. Gentile dr. Alajmo. Lei ha scritto, in risposta alla mia domanda di raccontare il suo esordio: “Be’, è una storia lunga. Magari quando avrò 10 minuti faccio un apposito post”.
    Lo farà qui o sul suo blog?
    Saluti.

  17. Gentile Spartacus,
    in relazione al suddetto post ritengo che Roberto Alajmo facesse (giustamente) riferimento al suo blog.
    Anche a me, peraltro, piacerebbe conoscere meglio i dettagli dei tuoi “inizi letterari”.
    Roberto… che ne dici? Magari potresti cominciare a scrivere il primo capitolo della tua futura biografia.

  18. A parte che è una storia lunga e complicata, mi pongo la questione che sempre uno scrittore dovrebbe porsi: chi se ne frega?

  19. Ehi, le storie lunghe e complicate sono le più intriganti!!!
    Ciao Roberto e grazie ancora per aver concesso il pezzo ed esser stato qui. 😉

    P.S. nei prossimi giorni temo che avrò difficoltà a ricollegarmi al blog

  20. Roberto, il tuo blog ha un guaio… non somiglia a un blog. Il visitatore è accolto dalla tua gigantografia, non lo trovo elegante (vabbé, opinioni). Il mio modem fossile ci mette una vita per caricare la pagina (vabbé, lo rimetto sotto la teca, al museo). Per accedere bisogna cliccare sui puntini […]. A parte questi dettagli, è bello che tu comunichi, e che ti esponga. In bocca al lupo!

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