Ottobre 5, 2022

1.300 thoughts on “LA CAMERA ACCANTO 19° appuntamento

  1. E, in tal senso, la città in cui attualmente vivete vi sembra sufficientemente “all’altezza” per far fronte a piogge torrenziali della portata di quelle che hanno messo in ginocchio Genova?

  2. Ma qui, naturalmente, siamo ne “La camera accanto” di Letteratitudine… dunque potete proporre – se volete – argomenti di discussione alternativi e di diversa natura.
    Come sempre, grazie per l’attenzione e per il sostegno.

  3. ciao. intanto la mia solidarietà alla popolazione della Liguria e di Genova colpite da questa tragedia.
    non mi sento di rispondere alle domande, ma l’articolo di Gramellini che avevo già letto in cartaceo mi pare che risponda da sé.

  4. sottolineo due passaggi.
    uno
    “Non possiamo accettare come una fatalità che nel 2011, in una delle più illustri città italiane, si possa ancora morire per un acquazzone troppo forte. Il sindaco Vincenzi è sconvolta dal dolore, ma ci lascia esterrefatti quando afferma che la tragedia era imprevedibile. Imprevedibile dopo quanto era appena successo alle Cinque Terre? Tutti sapevano che su Genova stava per abbattersi una tempesta. Magari non delle dimensioni tropicali che ha poi assunto nella realtà. Ma se ne parlava e scriveva da giorni. «La Stampa» aveva addirittura pubblicato un decalogo del meteorologo Luca Mercalli.”

  5. due
    “Forse, però, è troppo comodo scaricare sempre tutte le colpe sulle famigerate Autorità. I cittadini dovrebbero cominciare a farsi un esame di coscienza e a chiedersi se esiste davvero una consapevolezza dei cambiamenti climatici in atto. Di fronte agli allarmi che il sistema ansiogeno dei media (portiamo anche noi le nostre responsabilità) rovescia quotidianamente addosso al pubblico, si tende a reagire con stati emotivi estremi: la rimozione o il panico. E’ arrivato il momento di prendere in considerazione una terza ipotesi: la presa di coscienza.
    Abitiamo un mondo complesso, seduti su autentiche bombe ambientali che l’incuria e l’avidità umane hanno contribuito a innescare. Prenderne atto non significa disperarsi, ma prepararsi. Cambiare atteggiamento mentale: smetterla di sentirsi invulnerabili e assumere le precauzioni necessarie. Il prefetto Gabrielli, erede di Bertolaso, lamenta la scarsa capacità di auto-protezione degli italiani. Qualche populista d’accatto, pur di blandire gli impulsi più bassi della clientela, ha rivoltato il senso del suo discorso, trasformandolo in un invito ad «arrangiarsi da soli». Mentre è solo un appello a diventare finalmente adulti. Tutti: amministratori e cittadini.”

  6. Almeno, dico, si poteva informare un po’ meglio la gente. Dire loro cosa fare. Fornire indicazione.
    La pioggia non si può fermare. Ma informare si può.

  7. Sindaco, è una tragedia che si poteva evitare? I morti di Cinque Terre e Lunigiana, gli allarmi di questi giorni, le previsioni dei meteorologi non sono bastate a scongiurare una nuova terribile sciagura?
    «Siamo in lutto, piangiamo i nostri morti. La città intera piange i suoi morti. Abbiamo passato tutto il pomeriggio a interrogarci, gonfi d’angoscia, per capire se tutto questo si poteva evitare. E la risposta purtroppo è no».

    Come, dopo il disastro di una settimana fa a Levante non era possibile prevedere ed evitare altri disastri, altri lutti?
    «No, non quando il livello di un torrente dove a mezzogiorno scorre meno di un metro d’acqua, in 17 minuti si alza di tre metri e sfonda gli argini dilagando sulla strada come una furia. No, quando in un punto circoscritto della città cadono in un’ora 100 millimetri di pioggia, 356 millimetri nell’arco di poche ore».

    Sono emergenze che si dovrebbero poter fronteggiare. Perché a Genova non è stato fatto?
    «Perché siamo davanti a una modificazione del clima che non si era mai vista in precedenza, né nel ‘70, nel ‘90 o nel ‘92, paragonabile a uno tsunami. Precipitazioni di tipo monsonico sconosciute nelle nostre zone, che ci devono far ripensare a tutto quello che sappiamo anche a livello di prevenzione. Comincio a credere che gli stessi piani di bacino siano da rivedere: dovremo ripensare a tutto, a cosa fare in caso di allerta, a come valutare le portate dei fiumi e le conseguenze di precipitazioni di una violenza impensabile fino a pochi anni fa: bombe d’acqua che si sviluppano senza preavviso, nel giro di poche decine di minuti, anche su un territorio non particolarmente esteso. Come è successo oggi nel Rio Fereggiano».

    Ma non si poteva evitare almeno che le persone fossero lì quando il torrente è esondato? Evitare sei morti? E le scuole? Decidere di non chiuderle non è stato un azzardo?
    «Le scuole aperte, intanto: se avessimo avuto quarantamila ragazzi e bambini a spasso per la città, con i genitori in auto a portarli da nonni e parenti perché a casa da soli non potevano stare, sarebbe stato meglio? Quando c’è un allarme, gli edifici pubblici devono essere aperti e funzionare da presidio. Quanto agli allarmi, da tempo avevamo contattato, tramite le loro associazioni, tutti gli amministratori di condomini delle molte zone esondabili di Genova, lungo il Bisagno, il Fereggiano, altri rii minori. A tutti abbiamo notificato le procedure di emergenza in caso di allerta due. Poi, negli ultimi due giorni, abbiamo ricontattato tutti via mail. Gli avvisi, insomma, ci sono stati ed erano capillari. Ma quello che è successo ieri non era prevedibile. D’ora in poi dovremo cambiare la nostra valutazione degli allerta. Evacuando ogni volta strade e primi piani dei palazzi, deviando il traffico. Ripeto, ieri a mezzogiorno in quel torrente c’era un metro d’acqua scarso».

    Il Fereggiano però è da sempre un corso d’acqua a rischio, si poteva intervenire di più a livello idrogeologico per evitare che straripasse? Insomma, servivano più soldi, i tagli ai bilanci degli enti locali hanno anche questo sulla coscienza?
    «No, anche se sarebbe comodo dare la colpa a qualcun altro. Non abbiamo ancora potuto realizzare lo scolmatore del Bisagno (una galleria di 6 chilometri fino al mare per intercettare le acque in caso di piena, ndr), questo è vero, perché costa 300 milioni di euro e questa somma oggi non ce l’ha nessuno nonostante nel 2001 l’allora ministro Nesi definì il bacino del Bisagno la terza emergenza idrogeologica d’Italia. Però in questi anni, in questi mesi, di soldi ne sono stati spesi tanti e gli interventi realizzati anche con i soldi della Protezione civile sono stati molti. Solo per il Fereggiano abbiamo inaugurato a giugno la messa in sicurezza di un primo tratto del torrente che ha comportato, per dire, la demolizione di quattro edifici che sorgevano sugli argini. Interventi che hanno evitato di aggiungere tragedia a tragedia».

    E la pulizia dei corsi d’acqua? Ci sono polemiche ricorrenti, segnalazioni di cittadini che ancora di recente hanno visto vegetazione fitta nei torrenti…
    «La verifica è stata fatta ancora in questi giorni e aveva dato esiti rassicuranti. Non è la vegetazione delle sponde, che anzi rallenta la corsa delle acque, a provocare disastri come quello di oggi. Non accetto questa critica, è stato fatto tutto quello che si poteva e doveva fare. Ma è e resta una tragedia infinita».
    ****
    LA STAMPA http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/428295/

  8. Nelle prossime 12 ore è attesa un’ulteriore intensificazione delle precipitazioni in Piemonte. I livelli del Po saranno in crescita a valle di Torino per il contributo degli affluenti alpini, con possibili superamenti delle soglie di elevata criticità a partire dalla prossima notte.

  9. queste parole del sindaco sono vere, secondo me.
    «siamo davanti a una modificazione del clima che non si era mai vista in precedenza, né nel ‘70, nel ‘90 o nel ‘92, paragonabile a uno tsunami. Precipitazioni di tipo monsonico sconosciute nelle nostre zone, che ci devono far ripensare a tutto quello che sappiamo anche a livello di prevenzione. Comincio a credere che gli stessi piani di bacino siano da rivedere: dovremo ripensare a tutto, a cosa fare in caso di allerta, a come valutare le portate dei fiumi e le conseguenze di precipitazioni di una violenza impensabile fino a pochi anni fa: bombe d’acqua che si sviluppano senza preavviso, nel giro di poche decine di minuti, anche su un territorio non particolarmente esteso»

  10. siamo alle prese con una modificazione del clima senza precedenti. se non si ricorre ai ripari sarà ben difficile fronteggiare crisi tipo questa. bisogna ripensare il sistema di protezione civile. è inadeguato! ma soprattutto bisogna intervenire a monte.

  11. La mia solidarietà alla Liguria e alla città di Genova, che oggi vive una giornata di grandissimo lutto.

  12. Anche a me è piaciuto l’articolo di Gramellini. Equilibrato e ficcante come sempre.
    C’è da sperare che le condizioni metereologiche possano essere un po’ più clementi. La sensazione è che, di fronte a questa massa d’acqua, quasi tutte le città italiane sarebbero capitolate. Non solo Genova.

  13. Passano gli anni, scorrono le tragedie ma ancora non abbiamo capito che prevenire è meglio di curare, in ogni campo. Invece si dimentica tutto troppo presto, presi come siamo ognuno dal proprio microcosmo, dai propri interessi. Quando ci sarà una maggiore coscienza che un giorno gli altri saremo noi forse piangeremo meno i nostri morti. Sono vicino alla gente tutta di Genova, della Lunigiana, delle 5terre.

  14. Una tragedia gravissima e sconvolgente. C’e’ da sperare che una cosa del genere non accada mai piu’. Ma quante altre volte e’ stata detta una frase del genere?

  15. A Torino lunedì chiudono le scuole. Probabilmente la tragedia di Genova ha fatto riflettere le autorità torinesi.
    Assurdo “morire per pioggia”. Assurdo.

  16. Non credo che una tragedia del genere potesse essere prevista nella sua gravita’ e nella sua dimensione, altrimenti avrebbero evacuato la città.
    Comunque qualcosa in piu andava fatta

  17. Forse va ribadito il fatto che il grosso delle polemiche le polemiche verte sulla mancata pulizia degli alvei dei torrenti esondati e sulla decisione dell’amministrazione comunale di tenere aperte le scuole nonostante l’allerta diramata dalla Protezione Civile.

  18. Prolungato fino alle 18 lo stato di massima allerta maltempo in Liguria: resta il blocco delle auto e la chiusura delle scuole. E’ allarme anche in Piemonte, dove è attesa la piena del fiume, e in Campania. Esondato il Pellice nel Torinese, allagamenti ad Alessandria, centinaia di evacuati. Chiuso ponte sul Tanaro. Difficile la situazione nel Napoletano: un morto per il crollo di un albero. Allagamenti a Pompei e Portici. Ieri dure contestazioni per il sindaco genovese Vincenzi. La procura apre un’inchiesta per disastro e omicidio colposi. Chiarire le cause, chiede il presidente della Repubblica, Napolitano

  19. (da IL FATTO QUOTIDIANO)

    Il famoso geologo tuona contro la cementificazione selvaggia: “Abbiamo avuto un consumo bulimico del territorio, si è costruito troppo dove non si doveva”. Poi disegna la mappa delle regioni più a rischio: Liguria, Toscana, Lazio, Campania, ma anche il Trentino

    Tozzi, in poche ore è piovuto quanto piove in un anno. Quali sono le ragioni?
    Sono ormai 20 anni che assistiamo a piogge sovrabbondanti. Ci sono state anche discussioni in Senato, non siamo solo noi geologi a dirlo. Poi il territorio italiano è giovane, attivo. Questo è un paese dove ci sono vulcani, terremoti, fenomeni di assestamento. Un terzo motivo è che abbiamo avuto un consumo bulimico del territorio. Cemento e infrastrutture hanno consumato la terra. Abbiamo mangiato il suolo rendendo il terreno impermeabile. L’acqua non penetra più, scivola e va via. Si è costruito troppo dove non si doveva. Le case sono state costruite anche sugli argini dei fiumi. A ogni disastro tutti pongono il problema dei detriti che ostruiscono il corso dei fiumi. Il problema non sono tanto i detriti, ma il fatto che l’uomo ha ridotto gli alvei dei corsi d’acqua.

    I morti della Liguria sono come quelli di Giampilieri, a Messina. Colpa della natura o dell’uomo?
    La colpa è dell’uomo, le catastrofi naturali non esistono. Abitiamo in posti dove non dovremmo stare. I genovesi d’altri tempi stavano nelle alture.

    Si parla di cambiamenti climatici e surriscaldamento del pianeta. È un fenomeno irreversibile o si può intervenire?
    È un fenomeno parzialmente naturale, ma l’uomo ha accelerato il processo di surriscaldamento. Il carattere violento di queste perturbazioni ne è una conseguenza. Si devono ridurre le emissioni inquinanti. È un processo che deve riguardare tutti i paesi del mondo.

    L’Italia è un paese a forte rischio idrogeologico. Quali sono le regioni più a rischio?
    La Liguria e la Toscana, ma anche l’alto Lazio, la Campania e la Sicilia. Io considero a rischio frane anche il Trentino. Lì però non si sono mai registrate vittime perchè c’è stato un uso più attento del territorio.

    Quali scelte deve fare la politica nei territori a rischio?
    I sindaci devono fare un passo indietro rispetto all’uso del territorio. Purtroppo si pensa che si guadagni consenso solo con l’edilizia e il cemento.

    L’associazione dei Comuni virtuosi lancia una proposta: moratoria sulle grandi opere e i soldi da destinare contro il dissesto idrogeologico. Che ne pensa?
    Sono d’accordo. Li conosco e sarò con loro lunedì prossimo. Cosa si deve insegnare ai nostri figli? Bisogna che capiamo prima noi che è necessario fare un passo indietro rispetto a scelte non rispettose della natura e del territorio. Riprendere ritmi naturali, rinaturalizzare i corsi d’acqua, ritornare a vivere dove e come si viveva un tempo. Il cemento non serve, bisogna recuperare la terra.

    di Michele Gargiulo

    Da Il Fatto Quotidiano del 6 novembre 2011

  20. Lo dice la parola stessa: la piena cinquantennale dovrebbe arrivare una volta ogni mezzo secolo. Invece il Bisagno ne ha regalate tre in quarant’anni. Il Bisagno per Genova è come il Vesuvio per Napoli, una bomba pronta a esplodere intorno a cui, follemente (ma con le approvazioni delle autorità) è cresciuta la città. Il fiume oggi, dopo gli ultimi interventi, può reggere 710 metri cubi d’acqua al secondo. Le piene più devastanti ne portano 1. 300. I seicento di troppo devastano la città. Uccidono.

    Ecco la bomba del Bisagno e del Fereggiano che venerdì è esplosa. E adesso tutti a Genova temono di restare con il cerino in mano. La posta in gioco è alta. C’è in ballo anche la guida della città e della regione. Così ieri in molti hanno cominciato a puntare il dito contro Marta Vincenzi. Un po’, forse, perché il sindaco è il parafulmini. Non solo: siamo alla vigilia delle elezioni, Vincenzi è sola. Di fronte ha il centrodestra, alle spalle una parte del suo centrosinistra, che sarebbe lieto di togliersela dai piedi.

    Poi Vincenzi ci ha messo del suo, con le dichiarazioni della prima ora: “Se qualcosa abbiamo sbagliato, è stata la scelta di fare poco terrorismo”. Ancora: “Non mi sento responsabile. I genovesi devono capire che l’allerta 2 è una cosa seria”. Le scuole aperte? “Pensate se i bambini fossero stati in giro per la città invece che in luoghi sicuri”.

    Nessun mea culpa. Così ieri gli abitanti della val Bisagno l’hanno contestata. Venerdì a Genova qualcosa non ha funzionato: le scuole erano aperte. All’una, quando il Bisagno e il Fereggiano hanno invaso il centro, c’erano migliaia di ragazzi per strada. A Brignole il traffico era congestionato come in un giorno qualsiasi. Se il Bisagno fosse esploso come nel 1970 oggi conteremmo decine di morti. Ma la tragedia del Bisagno, e l’alluvione di polemiche che in Italia segue sempre quella di fango, ci raccontano altro. Dalle nostre parti la matematica è un’opinione. È vero, c’è la crisi, ma per il Ponte sullo Stretto targato Berlusconi sono previsti 10 miliardi. Per l’autostrada Mestre-Civitavecchia, cara al centrosinistra, siamo oltre i 15 miliardi. Mentre a Genova mancano 400 milioni per imbrigliare il Bisagno, un torrente d’estate invisibile che in autunno si ricorda di essere un fiume.

    Così si fanno i risparmi in Italia: “Le alluvioni dal 1945 al 1970 sono costate molto più di quanto sarebbe stato necessario per mettere in sicurezza il fiume”, assicura Paolo Tizzoni, dirigente Area Sviluppo Urbanistico del Comune. E non contiamo le alluvioni dei primi anni Novanta e quella di venerdì. Insomma, se si fosse intervenuti per tempo, si sarebbero risparmiati centinaia di milioni. Senza contare le vite umane: più di trenta dal 1970 a oggi. Ma i morti non entrano nei bilanci dello Stato.

    LA STORIA del Bisagno dice molto dello spirito con cui si affrontano – o meglio, non si affrontano – le emergenze in Italia: soldi cacciati al vento, opere lasciate a metà, interventi tampone, competenze divise tra una miriade di enti. E morti. A Genova la parola magica è “scolmatore”, l’opera che risolverebbe la questione. In pratica è una bretella che raccoglierebbe 450 metri cubi d’acqua del fiume e li devierebbe altrove. Se ne parla dagli anni Settanta, è stata avviata, poi lasciata a metà, con un seguito di inchieste giudiziarie. Poi ripresa nel 1998, ma mancano i fondi. A chi tocca, però, curare i fiumi liguri che si trasformano in killer ogni autunno, dal Vara al Magra, passando per il Bisagno? “La legge è un labirinto”, allarga le braccia Sebastiano Sciortino, assessore all’Ambiente della Provincia di Genova. “La parte alta dei fiumi toccherebbe alla Provincia, quella bassa a Regione e Comuni. E poi ci sono anche i frontalisti”. Cioè? “Gli abitanti”. Sembra fatto apposta per perdersi. Così nello stesso ente c’è un assessore che parla di investimenti per 160 milioni e un altro che si limita a 10. Ma che cosa è stato fatto davvero? Mario Margini, assessore ai Lavori Pubblici del Comune, mostra i suoi dati: “Per l’assetto idrogeologico abbiamo lavori in corso per 132 milioni. La nostra Giunta ha ultimato cantieri per 81 milioni”. Ma il Bisagno e il Fereggiano? “Sono stati oggetto di importanti e recenti interventi”, ha assicurato Claudio Burlando, presidente della Regione. Già, interventi alla foce e a monte. Sono stati abbattuti palazzi che rischiavano di formare una diga in caso di alluvione. Lo scolmatore è stato approvato, ma resta al palo dopo i tagli selvaggi di Berlusconi.

    E LA PULIZIA del fiume? “Dire che l’alluvione è stata provocata dalla sporcizia è una fesseria”, è perentorio Margini. Aggiunge: “I rivi erano stati appena puliti”. Gli abitanti della Val Bisagno non sono tutti d’accordo: “C’erano tronchi e rifiuti di ogni genere”. Una cosa è certa: i soldi sono pochi. “Noi ce la mettiamo tutta. Per la pulizia dei fiumi abbiamo stanziato circa due milioni l’anno”, racconta Paolo Perfigli, assessore alla Pianificazione di Bacino della Provincia. Pochi soldi, tante polemiche. Spesso nessun responsabile.

    Il presidente Giorgio Napolitano ieri ha sollecitato chiarezza: “Cerchiamo ancora di capire quali siano state le cause della tragedia”. Beppe Grillo, che è originario dei quartieri alluvionati, è duro: “L’Italia del fango sta mostrando il suo ghigno. Il cittadino è solo. L’Italia del cemento lo sta seppellendo vivo. Non c’è governo, non c’è opposizione, ma un comitato di affari che si spartisce il Paese. Oggi mi sento impotente, la distruzione di Genova era annunciata. Ho visto la mia città trasformata in fanghiglia”. Poi un attacco a Napolitano: “Ha detto su Genova ‘ Capire le cause! ’. La causa è una classe politica di cui Napolitano fa parte da 66 anni”. Ma non c’è solo il Bisagno. Manuela Cappello, consigliere comunale (Gruppo Misto) e il Wwf lanciano altri allarmi: “La Regione Liguria ha ridotto il limite previsto per le nuove costruzioni lungo i fiumi. Erano dieci metri, adesso sono tre. Si rischiano nuovi disastri”.

    La Liguria continua a crescere intorno al suo Vesuvio. In attesa che esploda ancora.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/06/il-vesuvio-di-genova/168763/

  21. Purtroppo la Sicilia – specie la parte sudorientale nella quale vivo – è ad altissimo rischio idrogeologico sismico vulcanologico e industriale.
    Che Dio ce la mandi buona perché con questa politica e l’amministrazione che ci ritroviamo i numeri non sono positivi.
    Abusivismo, condoni… scelte suicide. Corruzione e mafia…

  22. Intanto il maltempo si espande in altre aree. Bisogna fare i conti con i cambiamenti climatici in atto. Inutile mettere la testa sotto la sabbia. Chi ha le responsabilità se le prenda e faccia qualcosa.

  23. Nel breve periodo bisogna informare la popolazione e dire loro cosa fare, in accordo con la Protezioen Civile.
    Nel medio-lungo periodo bisogna ripensare a tutto il sistema idrogeologico dei nostri territori.

  24. Cari amici, grazie di cuore a tutti coloro che hanno lasciato contributi, link, impressioni, opinioni e quant’altro ha riguardato la terribile sciagura delle alluvioni (che purtroppo è ancora in corso).

  25. Ricordo che è possibile contribuire alla solidarietà a favore delle popolazioni colpite dall’alluvione donando 2 euro attraverso l’invio di un sms al numero sms al numero 45500.

  26. Cinque metri è una soglia psicologica. Separa la calma dalla paura, la quiete dall’allarme. Il Po la sfonda poco dopo le otto del mattino, a Isola S. Antonio, non lontano da Alessandria. Tre ore dopo tocca a Piacenza. Quando sul Nord Italia scende il buio nell’Alessandrino il livello è cresciuto ancora: quasi un metro. In Emilia Romagna mezzo metro. Nel ferrarese, vicino alla foce, siamo ancora ben sotto lo zero idrometrico, ma la marea monta poco alla volta. E mentre il fiume si alza il maltempo stringe in una morsa quest’angolo di Romagna: dall’Adriatico si levano mareggiate, spazzano i lidi ferraresi.

    È ancora presto per dire come andrà a finire. L’ondata sta arrivando. La Pianura Padana è un acquitrino. In Piemonte 500 persone sono state allontanate dalle loro case. Gli argini del grande fiume reggono. Quelli di tanti suoi affluenti un po’ meno. Le campagne della bassa vanno sott’acqua. Le città, per ora, no. Nella sede dell’Agenzia per il Po, a Parma, i tecnici restano incollati ai monitor. In prima linea ci sono geologi, ingegneri, meteorologi e 3500 volontari. Da Torino a Ferrara un pezzo d’Italia, 40 mila chilometri quadrati, non viene perso di vista un istante. Però sanno che, in fondo, basta non distogliere lo sguardo da quei 150 chilometri che separano Torino e Pavia.

  27. Dipende tutto da lì. La piena del Po ieri notte è piombata su Torino con un livello di criticità di poco superiore a «tre», su una scala che va da uno a quattro. Rischio elevato. Stamattina, a Crescentino, provincia di Vercelli, incontrerà la Dora Baltea, e poi, a Bassignana, vicino ad Alessandria, il Tanaro. Nessuno ha dimenticato il 5 e 6 novembre 1994, quando l’affluente mise in ginocchio decine di paesi. Il Tanaro scorre minaccioso, la soglia d’allarme potrebbe alzarsi. «Alle porte di Alessandria abbiamo piazzato due torri faro. Aspettiamo», racconta il direttore dell’Aipo Luigi Fortunato. Sarà il primo banco di prova. Il secondo sarà alle soglie di Pavia, dove il Ticino si getta nel grande fiume. Lo chiamano Ponte della Becca. Ai più dice poco. A chi conosce il Po dice tutto. Se le cose si mettono male si comincia a capirlo qui. E qui, ieri sera, il fiume correva oltre tre metri sopra lo zero idrometrico. A Piacenza cinque metri e mezzo. Stasera arriverà la piena. Poi toccherà a Cremona.

  28. Una mano potrebbero darla le risaie del Vercellese. Sono vuote. Il riso è già stato raccolto, le terre delle mondine potrebbero frenare il Po. «Stanno attenuando il pericolo della piena», spiega il direttore dell’Unione regionale bonifiche Piemonte Bruno Bolognino, dopo un monitoraggio su 400 mila ettari di campagna.

    I meteorologi predicano calma. Non pioverà a lungo. Non pioverà molto. I venti-venticinque millimetri caduti sabato sono alle spalle. Oggi si scenderà a dieci. Qualche ora di respiro. Domani si ricomincia. «Ci aspettano altre ventiquattro ore di pioggia intensa», annuncia l’ingegner Fortunato. «Sempre sulle stesse zone: Ponente ligure, Piemonte. Speriamo di superare anche la terza ondata. A oggi c’è grande attenzione ma non siamo di fronte a un evento straordinario».

  29. Se il cielo non riverserà altra acqua, forse il Po riuscirà a smaltire il suo carico senza provocare danni. Nella notte a Torino è arrivata la piena. Oggi scuole e università resteranno chiuse, anche in buona parte della Provincia. Chiusi anche i cimiteri, si celebrerà solo qualche funerale. L’altra notte hanno evacuato trecento rom accampati lungo le rive dello Stura, un torrente che taglia la periferia Nord della città. Ieri hanno allontanato cento famiglie che abitano in riva al Po, tra Moncalieri e Torino, e trasferito una settantina di pazienti dall’ospedale Amedeo di Savoia: la Dora scorre poco distante.

    Hanno chiuso tre ponti. Un altro è stato bloccato a Castiglione e un quarto a Crescentino, nel Vercellese: strutture centenarie a rischio cedimento. Come sabato, le scelte si ripercuotono a cascata lungo il corso del fiume. A Torino il sindaco chiude le scuole; il suo collega di Alessandria, Piercarlo Fabbio, lo segue. A Piacenza devono ancora decidere: hanno qualche ora di margine. E stanno tutti a guardare il ponte che collega Emilia e Lombardia. Quello vecchio portava il nome del console romano Marco Emilio Lepido: nell’aprile 2009 la piena si portò via un’arcata e quattro automobili. Non morì nessuno. L’hanno ricostruito. E adesso sperano che regga l’urto, ma hanno chiuso alcune strade intorno.

  30. Nessuno vuole ripetere l’errore di Genova. Nessuno vuole morti sulla coscienza. Si cerca di stroncare sul nascere le fonti di pericolo, rimuovere ogni possibile ostacolo ai soccorsi. Piero Fassino si rivolge ai torinesi: evitate di mettervi nei guai. Ieri hanno perso mezzo pomeriggio per cercare due sprovveduti che si erano avventurati sul Po a bordo di un kayak. Evitate l’auto, se potete, chiede il sindaco. Per qualche ora ha meditato di firmare un’ordinanza per vietare la circolazione oggi. Non l’ha fatto: la notte non faceva poi così paura.

  31. La pensionata sarebbe stata travolta dall’acqua mentre si trovava nella sua abitazione. I vigili del fuoco stanno evacuando alcune case a Campo nell’Elba: alcune persone sono salite sui tetti, alberi e cancelli. Oltre 2mila dei 5mila residenti sono isolati. I soccorsi si muovono con motopale, pedalò e barche. Non funzionano la luce e i telefoni. La Protezione civile: “Non mettetevi in viaggio”
    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/11/07/news/elba_piogge_ed_esondazioni_isolata_marina_di_campo-24577942/?ref=HRER3-1

  32. Considerando la situazione penosa del nostro paese verrebbe da dire, ‘piove sul bagnato’.
    Speriamo di non leggere più nptizie di morti a causa pioggia. E’ inaccettabile.

  33. Vivo a Roma, ma sono genovese e molto attaccato alla mia terra, alla mia città. Sono a dir poco costernato da quanto accaduto, e addolorato per i morti e per le scene viste in TV.
    Non voglio tornare all’articolo di Gramellini, già commentato da molti e che anche io considero equilibrato e sostanzialmente corretto nella sua analisi. Solo semmai per sottolineare questa frase: “Di fronte agli allarmi che il sistema ansiogeno dei media (portiamo anche noi le nostre responsabilità) rovescia quotidianamente addosso al pubblico, si tende a reagire con stati emotivi estremi: la rimozione o il panico. E’ arrivato il momento di prendere in considerazione una terza ipotesi: la presa di coscienza”, che è quella che mi colpisce di più, perchè al di là di una qualsiasi necessità di scovare possibili responsabili dei nostri disastri, tenta di scrutare quali siano realmente i “nostri” comportamenti di fronte alle calamità più o meno inevitabili o più o meno aggravatie dalla pochezza dei nostri governanti, ma dettati in parte anche da come vengono trattati dai media. E dalle nostre reazioni a tuttociò.
    Poi, sempre di fronte alle responsabilità di chi ci governa, si potrebbe anche parlare dei piani di risanamento idrogeologico di tutto il Paese, più volte sollecitati anche da Bruxelles (e di fronte ai quali la nostra inadempienza mi risulta ci abbia portato anche all’infrazione comunitaria, per la quale paghiamo, o pagheremo multe salatissime). Il bello è che gli studi e i piani delle varie Autorità di Bacino ci sarebbero pure, ma neppure una lira stanziata per realizzarli. Eppure i soldi per le infrazioni bisognerà cacciarli fuori, prima o poi.
    Cornuti e mazziati.

  34. Nuovo nubifragio a Genova
    A quattro giorni da quello che ha provocato l’alluvione di Genova, un altro nubifragio di straordinarie proporzioni si abbatte da prima dell’alba sul capoluogo ligure. Il torrente Sturla è tracimato nella zona a monte, chiusa la strada che sale da Borgoratti, ingorghi in corso Europa. L’invito del Comune: non uscite di casa. Si alza il livello del Bisagno, rovesci torrenziali su Marassi, Staglieno, Castelletto e Oregina. Allerta 2 fino alle 18 di oggi
    http://genova.repubblica.it/?ref=HRER3-1
     

  35. La Repubblica e Sky lanciano una raccolta fondi per salvare la scuola elementare e media “Enrico Fermi” di Monterosso (nelle Cinque Terre), travolta dall’alluvione di martedì. L’edificio scolastico, frequentato da cento studenti, ora è chiuso perché gravemente danneggiato. Per far riaprire la scuola devastata, che il sindaco Angelo Betta appena un mese fa aveva inaugurato dopo i lavori di ampliamento, bisogna fare una donazione sul conto corrente dedicato alla sottoscrizione:

    Banca Unicredit
    CODICE IBAN IT 07 U 02008 09432 000101739561.

    SWIFT: UNCRITMM

    Il beneficiario da indicare nel versamento è: Alluvione, un aiuto per ricostruire.

    La scuola era appena stata ristrutturata e, ironia della sorte, messa in sicurezza con lavori di adeguamento antisismico. Ma a metterla ko non è stato un terremoto. È stato il fiume di fango che martedì ha travolto tutto il paese.

  36. Ricordo, comunque, che questa è “La camera accanto” di Letteratitudine… un luogo aperto dove è possibile discutere di qualunque tipo di argomento e dove è possibile segnalare notizie di varia origine.
    A voi, dunque, la possibilità di proporne di nuovi, oltre a quello da me proposto sul tema tragico e attuale delle alluvioni.

  37. MAURIZIO DE GIOVANNI, ospite di “Letteratitudine in Fm” del 02 dicembre 2011 (h. 13 circa)

    Maurizio de Giovanni sarà l’ospite di “Letteratitudine in Fm” del 02 dicembre 2011. Discuteremo del suo personaggio letterario, il commissario Ricciardi, e del suo nuovo libro: “Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi” (Einaudi Stile libero).

    La seconda parte della puntata è dedicata al saggio di Leslie A. Fiedler “Il ritorno del pellerossa. Mito e letteratura in America“ (Guanda)

    http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2011/11/30/in-radio-con-massimo-maugeri/

  38. Vorrei condividere il fatto di come in una fredda notte del gennaio 2012 siano stati letteralmente spazzati via terabyte di informazioni (pari a circa il 3% di tutto quello che è depositato su internet, che significa milioni e stramilioni di dati) dall’FBI, che ha ben pensato, in barba agli onesti utenti paganti di Megavideo e Megaupload (hosting internazionali) – paganti i quali si son visti spazzare via la propria casa virtuale, e non saranno nemmeno rimborsati -, e con la scusa della difesa del copyright, di imprigionare e anche deferire dalla Nuova Zelanda nei democratissimi USA, i gestori dei portali che ora rischiano cinquant’anni di onestissima prigione.
    °
    Questo significa che ieri qualcuno aveva una tesi di laurea e ora non ce l’ha più; che qualcuno ieri poteva viaggiare per lavoro e da un qualsiasi pc del mondo poteva continuare a lavorare tranquillamente senza il proprio computer personale e ora non può più; che qualcun’altro aveva depositato i suoi libri, i suoi dischi, i suoi interessi regolarmente pagati, e ora non ce li ha più, etc. etc. etc.
    °
    Vorrei condividere anche il fatto che i tromboni stanno dicendo che tutto questo è per il nostro bene, per la difesa di un copyright dove la libertà di espressione e parola sono diventati l’equivalente di: monetizzazione dell’informazione. E basta.
    °
    Vorrei anche condividere la singolare proprietà di un’autogestione spontanea – fino a poche ore fa, odierna -, per cui proprio l’atto di “pirateria” che vede condividere files in sharing ha portato molti artisti, cantanti, musicisti e scrittori, alla ribalta. E più di uno scrittore lungimirante, nel momento in cui si è accorto che una parte della sua produzione stava girando liberamente e clandestinamente in internet, l’ha messa volontariamente a disposizione decretando l’ultima goccia finale: quella del successo. Perchè poi ha cominciato a vendere i suoi libri.
    °
    Gli unici che sembrano essersi accorti di quanto stia succedendo sembrano essere i cosiddetti hacker (etici) – moderni Robin Hood -, i quali hanno fatto “cresciare” nientedimeno che il “Ministero della Giustizia” statunitense.
    °

    Digitare per credere: megavideo > megaupload > legge SOPA e legge PIPA; e farsi tante risate sulla versione ufficiale, oltre che sulle sinistre restimolazioni popolari che possono provocare i vocaboli “pipa” e “sopa”. (Queste ultime mi paiono leggi inutili e molto pericolose perchè fanno parte e rientrano nei progetti della solida e ancora pù stretta prossima fratellanza tra mandarini e mangia-hamburgers).

    Che cosa dobbiamo fare: backuppare esternamente e rintanarci nel nostro angolino??? Stiamo ritornando ai primi anni in cui non era così facile trovare quello che si cerca, in cui sì erano i tempi in cui si doveva piratare per mancanza di mezzi. La cancellazione di questa enorme massa di dati, oltre a riversarsi sulle spalle degli utenti paganti, incrementerà enormemente la pirateria; perchè chi cercherà dati e non li troverà si servirà di nascosti processi di downloading alternativi.
    E chi non lo farà entrerà semplicemente nel processo di uniformizzazione al quale stanno sottoponendo internet, che gli piaccia o no. Sempre di più il mondo digitale sta cominciando a usare indirizzi senza traccia IP.

    Che cosa dobbiamo fare: dobbiamo fargli impazzire le loro statistiche, dicendo che ci piace il gelato quando invece mangiamo solo frutta? O dobbiamo cancellarci dai social networks?
    Qualcuno ha qualche altra idea?

  39. Appunto anche lo sguardo sulla massa enorme di informazioni private di cui ora l’FBI è entrata illegalmente in possesso, informazioni che non appartengono solo ai sudditi del governo che l’organo rappresenta, ma a individui che con il governo statunitnse non ha niente a che fare.

  40. E aggiungo, non posso esimermi dal farlo: la puritanissima exclave inglese che scrive (lo scrive ancora?) “In God we trust” sul mezzo di scambio, dovrebbe andarsi a rileggere Henry James invece di puttaneggiare con chi paga di più. Della loro doxa non so che farmene. Io sono europea.
    Scusa, Massimo, mi sono sfogata. Grazie.

  41. @Antonella Beccari cavolo, sottoscrivo ogni tua singola parola, grazie per averne discusso qui. Cosa possiamo fare per impedire che questo sia solo l’inizio di una mutilazione della nostra libertà d’utilizzo della rete??

  42. Attenzione!!!
    Come qualcuno ha fatto notare, Kim Schmitz, il proprietario di Megaupload, non è un santo. Il suo business miliardiario si basa sul fatto che su Megaupload passano montagne di materiale protetto da copyright, e che di certo lui non può passare come una vittima, essendo certamente un personaggio poco difendibile.
    Lancio una provocazione. Fuori dalla Rete questa roba si chiama “riciclaggio”.

  43. Secondo l’accusa Megaupload “ha riprodotto e distribuito illegalmente su larga scala copie illegali di materiale protetto da copyright, tra cui film – anche prima dell’arrivo in sala – musica, programmi televisivi, libri elettronici e software. Le accuse nei confronti degli indagati sono pesanti: associazione a delinquere finalizzata all’estorsione, al riciclaggio e alla violazione del diritto d’autore. Rischiano oltre 50 anni di prigione ciascuno.

  44. Mi pare che i links citati da Giorgio Montanari, seppure vengano da una fonte ufficiale, siano abbastanza esemplificativi della situazione.
    Qui non si tratta di essere d’accordo o non d’accordo con Megaupload, Megavideo, etc., ma si tratta di capire e dissentire sul come e il perchè sia stato oscurato. E la reazione a catena che questo fatto – leggere il perchè sui links di Montanari, leggerli bene e anche e soprattutto tra le righe – può provocare.
    La stessa “volontà popolare” che si incarna in questi anonymous che Tiziano Toniutti chiama “esistenza di un soggetto sociale e quindi politico che incarna un’evoluzione avvenuta”, è dichiarata illegale da una fonte (nel caso, l’FBI) che si ritiene invece legale. Ma qui è ancora da stabilire quanto sia legale quello che la legalità ha deciso che sia legale. Qui vengono messi in discussione valori importantissimi, il cui esito contingente e quotidiano non tiene il passo con l’enormità del cambiamento che sta avvenendo, che è avvenuto, nella società digitale.
    Cancellare l’archivio (senza previo avviso, anche!!) dell’utenza è il rogo virtuale di un’altra Alessandria d’Egitto. Siamo alle supposte streghe di Salem.
    *
    (Per altro questi anonymous, lo scorso ottobre, hanno individuato una miriade di siti pedopornografici e portato all’arresto di circa millecinquecento pedofili. Ed è solo una delle ultime iniziative concluse). Quindi è da sfatare il mito che siano criminali volti a distruggere internet, la società e i suoi valori (tra l’altro quali? Quelli che permettono a una élite di giocare in borsa le vite altrui prendendosi i guadagni e regalando la perdita alla collettività???) ma, anzi, sono elementi emergenti (ma ormai emersi) in un mondo che non può più nutrire dinosauri che hanno fatto il loro tempo. Vado per metafore perchè sono convinta che chi vuol capire ed è in buona fede, capisce. Se c’è la volontà dialettica di mantenere una legalità divenuta illegale, non so che farci.
    *
    A proposito di legalità, il file sharing è legale e non sarà certamente l’oscuramento di tutti i portali di hosting che fermerà l’utenza, la quale sarà costretta a condividere in illegalità.
    *
    L’attacco massiccio degli anomymous ha fatto sì che in queste ultime ore le teste governative abbiano deciso di procedere in differita, nel senso che, piegati dal consenso collettivo, hanno deciso di rimandare a posteriori il dibattito e la promulgazione delle leggi. Ma è solo l’intervallo dopo la battaglia. E’ solo una battaglia. Non è finita.
    *
    Quindi, cara Francesca, bella domanda mi fai! Che cosa possiamo fare? Sono mille le cose che si possono fare, visto che anonymous non siamo.
    Le mille cose quotidiane che facciamo ogni giorno: l’importante è chiedersi, facendole, chi andiamo a sostenere. Possiamo anche non-fare.
    Possiamo non-fare di accedere a Google, a Facebook, a Twitter; possiamo non-fare di usare Paypal che non perde occasione di fare il tavolino-servitore (vedi caso Assange. – Mia cara Monica, la mia piccola suocerina, poi ti scrivo: accusato di stupro perchè non si sapeva come ingabbiarlo; del resto la storia è piena di affari Dreyfus, o mi sbaglio?). Chi può dirlo quanto sia stupratore? A me tra le righe viene in mente altro. Tra l’altro, chi gliel’ha fatto fare di mettere in gioco la propria vita? Avrebbe potuto godersela; i mezzi ce li aveva.
    Possiamo parlare di anonymous, Francesca e, bada bene, farlo è illegale.
    Sul forum di http://forum.gamesvillage.it/ , forum di giovani e giovanissimi, se solo ne pronunci la parola, sei “bannato” (altra piattaforma retta da tavolini-servitori). Ti tocca di rifare un ID nuovo se vuoi rientrarci ad esprimere opinione, a rischio di compromettere la propria identità personale. Sorrido.
    Però dobbiamo parlare. Dobbiamo sognare, desiderare consapevolmente, dico tra me. Ma lo dico anche a chi vuole un mondo migliore. Altrimenti, qui, che ci stiamo a fare? A mangiare le brioches invece del pane?
    Possiamo confondere le idee non-facendo dichiarazioni sui nostri gusti personali o facendone di false, cliccando non-mi-piace se mi-piace e viceversa, abituarsi a tutte quelle ingenuità che, se collocate nei posti giusti, ci fanno diventare un po’ meno, sempre un po’ più di meno, carne da statistica. E leggere tra le righe, sempre, negli spazi vuoti, il non-detto che è la vera sostanza. La verità.
    *
    Altre idee? Parliamone.

  45. Monica, ma sei proprio tu?? Ne approfitto per un appunto non in tema col precedente.
    Ascolta, la fame di Shields parte da presupposti errati, tipici di una società giovane cresciuta troppo presto, costruita sul dolore e la prevaricazione (non è demagogia pro-pellerossa o pro-nera, davvero, perchè allora potrei spostarmi in Oriente e trovare altri orrori, o nell’Europa del colonialismo), la cui ascesa vertiginosa non ha creato una base sufficientemente sedimentata per sostenere il ruolo che vuole credere di volersi dare. Quello di esempio di democrazia.
    L’Europa – che le sue battaglie sanguinarie le ha fatte e le ha pagate, anche -, e che di storia, in ogni caso, ne ha un po’ di più, potrebbe essere veramente un grande baluardo di democrazia, in questo momento storico. Io sto guardando e sperando. E’ per questo che, di fronte alle grandi battaglie che ci saranno tra poco, non si può restare zitti ma prendere una posizione, nel proprio piccolo quotidiano; perchè no?

    Leggi Richard Millet (L’inferno del romanzo), e vedrai che aria diversa a proposito di realtà, fame e verticalità. Dalla nouvelle cousine di Shields si passa, allora, a un elegante e concreto banchetto; e nasce una sorta di stupore per aver, anche solo creduto, di poter sfamarsi con la nouvelle cousine.

    Ti abbraccio. Mi ricordo sempre la tua ovazione sul fantastico mondo di (chi?). Lì, ero proprio stupita 😉 Ciao

  46. @ antonella beccari
    tranquilla. stanno tentare di mettere le briglie ad un cavallo che ha il potere di liquefarsi e ricomporsi a suo piacimento. praticamente impossibile.

  47. Antonella, seguo da un po’ questo blog, ma è la prima volta che ci scrivo.
    Quello che voglio dire è che sono d’accordissimo con la condivisione, cioè con lo sharing. Ma non puoi condividere, o favorire la condivisione, di roba che non è tua senza autorizzazione. Qui non parliamo di spezzoni di film messi su YuoTube, ma anche di film interi – anche prima dell’arrivo in sala – di album musicali interi, ecc.
    Perché una cosa del genere dovrebbe essere giusta?
    Se un artista decide di mettere le proprie opere in rete è libero di farlo ed avrà il mio plauso.
    Ma se decide di non farlo, perché ci deve guadagnare gente che favorisce l’inserimento della sua opera “rubata”?

  48. Alberto, il fatto che è difficile bloccare questi fenomeni è una valida giustificazione per non tentare di arginarli?

  49. no, monica. solo che sono tentativi “vecchi”, “superati”, quindi inutili se non dannosi. si creerà un effetto moltiplicatore. per ogni sito oscurato ne nasceranno altri 10.

  50. Ciao Alberto. Tu dici: “tranquilla. stanno tentando di mettere le briglie ad un cavallo che ha il potere di liquefarsi e ricomporsi a suo piacimento. praticamente impossibile.”
    Perchè allora il firewall del “governo” cinese funziona così bene tanto da essere chiamato la grande muraglia digitale e gli statunitensi vogliono copiarla?
    E’ anche vero, però, che il cinese medio è stupito di come organizzazioni indipendenti come wikipedia possano opporsi al tentativo governativo di legiferare tendenziosamente in materia. Ma se ieri non fossero state letteralmente abbattute le difese digitali governative, i meri appelli non sarebbero stati nemmeno ascoltati. E tantomeno (!) le pochi voci governative europee che si sono alzate, perplesse, contro l’iniziativa statunitense, non giustificandola perchè coinvolgeva sfere di utenza che non erano statunitensi. Cento parole della Merkel non valgono un tasto di anonymous.
    Il punto è che è possibile ridurre in ginocchio i testoni in poltrona. Perchè non lo fanno anche i cinesi in casa propria? Sono ingenua, a chiedermelo? E’ solo una questione di tempo? Dov’è il fotogramma che non riesco a vedere?

  51. Cara Antonella, grazie per aver sollevato la questione in questo spazio libero messo a disposizione di tutti.
    In effetti la problematica è alquanto complessa e di difficile soluzione, almeno nell’immediato. La verità è che Internet ha cambiato le nostre vite e l’intero sistema sociale e comunicativo. La cosa importante, a mio avviso, è provare a considerarlo uno strumento (e un mezzo) utile e potentissimo. Ma in quanto strumento, in quanto medium, non è di per sé né positivo né negativo.
    Internet potrebbe favorire (è l’ha fatto) l’abbattimento di sistemi dittatoriali, ma al tempo stesso potrebbe favorire il rafforzamento di dittature contro possibili dissidenti. Potrebbe aprire varchi di “verità”, o contribuire a creare il “caos”.
    Dipende da chi lo usa e da come si usa.
    Il primo passo da compiere, a mio avviso, è prendere consapevolezza di ciò.
    Ancora grazie… e un forte abbraccio!

  52. Massimo, sempre grazie per la grande liberalità con cui ospiti all’interno del tuo blog opinioni differenti e contrastanti.
    Una volta a Carloesse avevo detto che mi ti immagino come un discendente di quel nobile retaggio siciliano che non ha(veva) niente da invidiare a un lord inglese; anzi, e'(ra) meglio, perchè cosmopolita.
    Non sto lisciando.

    Ciao, abbracci anche da parte mia.

    ps.: anche la televisione avrebbe dovuto essere una piattaforma di evoluzione collettiva, e che cosa è diventata? Per questo, bisogna vigilare su internet perchè lo strumento, stavolta, ha una potenza micidiale e di ben altra portata.

  53. A proposito di internet che mangia la televisione, leggere un articolo di “Saturno”, il foglio culturale de Il fatto Quotidiano, che esce il venerdì; dal titolo: “Il documentario d’inchiesta in rete”, meglio conosciuto come webdoc; articolo pubblicato ieri 20, appunto, da Andrea Coccia; e in cui l’Italia fa ancora poco numero; e che è un modo di fare giornalismo molto lontano da quello a cui si è sempre pensato e conosciuto come giornalismo .
    Fra parentesi, – riporto -: “strutture dinamiche (…) entro cui il lettore potrà muoversi costruendo il proprio quotidiano giorno per giorno, curando un proprio archivio, mettendo in relazione notizie lontano tra loro nel tempo e nello spazio, partecipando in prima persona alle inchieste”.
    Tra i migliori italiani sembrerebbero essersi distinti: Matteo Scanni, Angelo Miotto, Nicola Sessa, Christian Elia, e probabilmente molti altri che, per mancanza di fondi propri e paura o mancanza di lungimiranza nei confronti di una branca di nuovo giornalismo nascente, sono costretti ad espatriare per produrre.
    D’altronde si sa che sul mecenatismo, viviamo in un tempo di braccine corte seppure potenziali mecenati non manchino, e anche molto possidenti. E’ che il nuovo potenziale mecenate manca di cultura per poter immaginare di sostenere la cultura.

  54. Una triste notizia: Vincenzo Consolo, dopo una lunga malattia, e’ morto oggi a Milano all’eta’ di 78 anni.
    Tra stasera e domani, gli dedicherò un post…
    Per adesso, vi rinnovo gli auguri di una buona serata.

  55. Cari amici, in questi giorni (non avendo la possibilità di seguirli) preferisco non pubblicare post/dibattiti.
    Rimetto, dunque, in primo piano “la camera accanto”… nel caso in cui voleste scambiare quattro chiacchiere (nessun riferimento al carnevale), o segnalare notizie o quant’altro.

  56. Qui nel catanese il maltempo impera. Domani le scuole sono chiuse.
    È probabile che nei prossimi giorni avrò qualche difficoltà a intervenire. Chiedo venia (abbiate pazienza!)
    Una serena notte a tutti.

  57. ciao Massimo. Il maltempo è su tutta la costa jonica della Sicilia. Anche qui nel messinese non ce la passiamo bene.

  58. @ massimo maugeri
    propongo un post-memoria per dalla.
    anche se non è uno scrittore.

  59. D’accordo con voi se Massimo lo consente. Provo una tristezza infinita, Dalla è stato un artista completo, ricco di sensibilità, carnalità e grandi capacità comunicative. Porto nel cuore, come tanti di voi, le sue canzoni, alcune hanno segnato momenti della vita. Non si potrà mai dimenticare.
    Un inedito
    http://www.youtube.com/watch?v=5segmwb7VAY&feature=fvsr

  60. ..anche l’ultimo sguardo, il tempo di una carezza…
    spero che nel altrove Lucio possa sentire la nostra carezza.

  61. Sono sicura che Massimo accoglierà la nostra richiesta, cara Francesca.
    Dal canto mio mi impegno sin da subito a dare una mano ad animare l’eventuale post.

  62. Caro Giacomo, cara Amelia, cara Francesca… accoglierò senz’altro la vostra richiesta. Lo hanno chiesto anche altri amici, via mail. Ma è un’esigenza che sento forte nel cuore pure io.
    Tra breve, il post…

  63. Ricordiamo Tonino Guerra… e Alda Merini, che era nata il 21 marzo. E Bonaviro, che morì tre anni fa proprio il primo giorno di primavera.
    La Giornata della Poesia… proprio oggi.
    La Bellezza salverà il mondo, ne sono certa.

  64. Con Maria Lucia rivolgo un pensiero a Tabucchi che considero un grandissimo scrittore dei nostri tempi, sono molto dispiaciuta. I suoi racconti “Il tempo passa in fretta” mi sono piaciuti moltissimo.

  65. E ti direi anche che ti aspetto,
    anche se non si aspetta chi non può tornare.
    A. Tabucchi

  66. Grazie, cara Maria Lucia. Grazie, cara Francesca. Una tristissima notizia che ha scosso l’intera comunità letteraria internazionale.
    Stasera pubblicherò un post dedicato alla memoria di Antonio Tabucchi. Chiedo sin d’ora il vostro aiuto, ovviamente…

  67. Forse è opportuno aggiungere ai tecnicismi a volte anche oscuri che girano ovunque a proposito del lavoro, di chi non lo trova, di chi lo perde, di chi è flessibile come una canna al vento, di chi, con termine orrendo, è “esodato”, qualche parola chiara sul significato culturale e umano dell’idea, e della parola bella, “lavoro”. Il lavoro costituisce una parte non piccola dell’identità dell’uomo, della sua dignità e, quando è fatto bene, con cura, con amore, esso attribuisce pure alle cose da lui formate forti significati, se non anche armonia e bellezza. Da Odisseo che  costruisce con le proprie mani il letto nuziale, per giacervi con la moglie, e la zattera per tornare da lei, l’uomo è animale polymèchanos, industrioso, e non può rimanere a lungo inattivo senza ammalarsi, in certi casi addirittura senza morire. Infatti Odisseo che nell’isola di Ogigia poteva avere tutto quanto gli procurava l’amante Calipso, eternamente giovane, bella e molto innamorata di lui, ma non aveva il lavoro, né l’amore, andava a piangere sulla riva del mare, guardando l’orizzonte poiché quella vita inattiva, simile alla morte, e la ninfa immortale, non gli piacevano più.  Sono parole del V canto dell’Odissea di Omero che con questo episodio ci dà uno dei suoi insegnamenti più grandi. Ulisse che non può stare senza fare niente, e piange, è il paradigma mitico degli uomini che si disperano, in casi estremi si uccidono, poiché hanno perduto il lavoro e con tale perdita, smarriscono spesso la stima, perfino il rispetto di se stessi. E quando non lo ritrovano, talvolta cercano di recuperarlo togliendosi la vita in preda a una cieca disperazione.  
    Ma colei che ha in mano la vita di Odisseo, Calipso, lo ama, e non lo tratta come fa chi getta i lavoratori in mezzo a una strada, o in un fiume in piena facendone degli esodati, neologismo orribile, inventato per confondere, un vocabolo che con bisticcio non troppo arbitrario evoca la parola “inondati”. Calipso dunque, pur soffrendo il distacco, voluto solo dall’amante, lo aiuta a partire, con cuore amico, in modo che possa cavarsela nella difficile traversata marina. “Ti procuro quello che a me stessa procurerei, perché ho mente giusta e non nel mio petto non c’è un cuore di ferro, ma compassionevole ”, dice all’uomo in fuga, siccome non vuole che muoia tra le onde. Consiglio la lettura di questo episodio a donne e uomini che hanno in mano destini di donne e di uomini.
    Odisseo dunque costruisce la zattera del bramato ritorno. A Itaca lo aspetta la fedelissima moglie Penelope. Ma quando l’atteso e agognato marito arriva, pure lui agognante, la sposa stenta a riconoscerlo poiché sono trascorsi vent’anni dall’ultima volta e l’uomo ne ha passate di tutti i colori: ha patito molti dolori, prima nella guerra di Troia, poi nel ritorno sul mare “cercando di salvare la sua vita e il ritorno dei compagni”. Solo lui ce l’ha fatta, grazie alla sua intelligenza, pazienza, accortezza. Arrivato a casa sua, dove ancora ha dovuto lottare e soffrire per eliminare i nemici interni, i proci oziosi e invadenti, finalmente seduto davanti alla moglie, le descrive il loro letto nuziale, un oggetto particolare che lo sposo aveva costruito con le sue mani su un tronco d’olivo con le salde radici fissate nel suolo, mettendoci perizia, ingegnosità e amore. Quel letto costituisce “un segno sicuro ” di riconoscimento, assume il significato di un simbolo, quello dell’intesa profonda tra un uomo e una donna. E’ il segno inoppugnabile del quale la sposa si fida. Tale è l’oggetto del lavoro e tale dovrebbe essere il lavoro stesso, una certezza di cui potersi fidare, per mettere su una casa, permettersi “il lusso” di una famiglia con dei figli. Chi non è assicurato da un impiego sicuro, saldamente radicato in un terreno solido, è in balia delle onde in un mare di inquietudini e tormenti, un pelago terribile che talvolta fa naufragare la nave dell’identità e inghiotte il naufrago, per sempre.
    Giovanni Ghiselli

  68. @Giovanni Ghiselli
    Ciao, ho letto il tuo pezzo sul lavoro .. e la perdita del lavoro… e
    di Odisseo che viaggia viaggia ma brama il ritorno a Itaca, approdo
    desiderato e sicuro. Dopo tanti discorsi sul lavoro un po’ rituali e un
    po’ troppo ascoltati, un’immagine chiara ….del desiderio di movimento,
    di attività, di pensiero, di sogno .. ma alla fine di approdo sicuro.

    (ex IV F ginnasio del Liceo Minghetti che spesso ricorda le tue lezioni
    e la montagna di libri che ci facevi leggere in un’età dove di solito si
    leggono solo manualetti di grammatica e letteratura)

  69. PREMORTE IN TWINS?
    AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO, quest’anno ci sarà spazio anche per gli eBook.
    Ci pare l’occasione giusta per segnalare che il nostro TWINS è da tempo in classifica iTUNES, misteri e gialli, ed è anche quinto nella classifica Bestseller di tutti i tempi.
    Si parla del primo episodio. Da poco pubblicato il secondo, sono già pronti il III° e il V°. Con il V°, salvo colpi di scena, finirà il seriale.
    Qualcuno ha ravvisato in TWINS una ipotesi di premorte già nei primi due episodi. In realtà: così è, c’è nel romanzo, e l’evento si mostrerà, anche nella sua dirompente capacità spiazzante, con il noto carico di dubbi e tesi controverse, soprattutto neI IV° episodio.
    Val la pena saperne di più, almeno per anticipare con la necessaria dose di compiutezza l’evento narrativo, per coloro che ne avessero interesse.
    È dato rilevare due teorie prevalenti sugli stati di premorte:
    I° – Le teorie scientifiche, che pongono in relazione il fenomeno con tipiche alterazioni transitorie di genere chimico, neurologico o biologico. Sono presenti nel corpo umano in condizioni particolari indotte da farmaci. Esempio: la ketanina somministrata in dosi inferiori a quelle richieste a fini anestetici causa sensazioni simili alle esperienze ai confini della morte. La natura dei ricordi sul piano psicologico sarebbero di tipo auto consolatorio. Un esempio del genere sarebbe anche il tantissimo raccontato tunnel di luce da cui non si vorrebbe andare via e che si abbandona con il risveglio.
    II° – Teorie parapsicologiche, metafisiche o soprannaturali. Sono quelle che giustificano le esperienze di pre-morte con il contatto anticipato con il mondo dei morti, con l’aldilà. Chi vive esperienze del genere, quindi, sperimenterebbe la separazione fra anima e corpo. Ciò dimostrerebbe, di conseguenza, la sopravvivenza dell’anima come autonoma, spirituale, mentre il corpo morirebbe e si dissolverebbe ritornando allo stato dei singoli elementi che lo compongono.
    Sul piano degli studi effettuati.
    Nel 2001 Pim van Lommel, un cardiologo olandese pubblicò sulla prestigiosa rivista medica “The Lancet” i risultati di uno studio condotto per oltre 10 anni su 344 pazienti. Lo studio, basato su metodi statistici, si poneva l’obiettivo di verificare l’esistenza o meno delle NDE: Near Death Experience, ovvero, in italiano, esperienza di premorte. Obiettivo primario fu verificare se ciò che si chiama coscienza e memoria fosse un fenomeno dell’attività cerebrale o se fosse indipendente da questa. Dopo una lunga disquisizione sui metodi adottati, sui pazienti, sulle medicine usate negli interventi, Pim van Lommel, coadiuvato da altri colleghi, concluse che i fenomeni riscontrati potevano essere spiegati solo assumendo che la coscienza non fosse un semplice epifenomeno dell’attività cerebrale. Data la prestigiosa natura della rivista nella quale lo studio fu pubblicato, si accese una polemica tra i sostenitori della natura puramente materialistica della coscienza e van Lommel. L’intervento contrario più noto fu quello di Michael Shermer pubblicato in Scientific American.
    Le esperienze ai confini della morte, sono state vissute e descritte da soggetti che, spesso a causa di malattie terminali o eventi traumatici, hanno sperimentato fisicamente la condizione di coma o anche solo di arresto cardiocircolatorio con o senza encefalogramma piatto, ma senza poi morire davvero.

  70. PRAGMATA EDIZIONI, ROMA
    Segnaliamo anche il nostro articolo:
    Dal volto di dio a quattro segni che ridono: la pareidolia
    nella pagina facebook di PRAGMATA-Monica Palozzi, Roma.
    L’incipit:
    Lo sanno cani e porci, senza offesa per nessuno di essi che hanno fornito tenerezze e carni delle quali non si butta nulla. Tralasciando questo tema (le figuracce dell’essere umano, mostro e per giunta stupido) e senza buttarla sul difficile: la pareidolia è la illusione subcosciente attraverso cui si riconoscono forme note (volti, molto spesso) in oggetti o profili casuali. Insomma: alzi lo sguardo al cielo e credi di vedere tra le nuvole un serpente, il volto che arbitrariamente abbiamo attribuito a Dio (somigliante all’uomo, con la barba …). Lo stesso accade quando osserviamo le costellazioni e alla sequenza casuale delle stelle attribuiamo una forma a noi nota, senza neppure tener conto che talune di quelle stelle hanno già esalato l’ultimo respiro e adesso ci giunge solo il loro “rumore”. Non è diverso il meccanismo che scatta quando si osservino le emoticon: da quattro schizzi deduciamo una infinità di volti, sorridenti o meno che siano.

    Perché accade?
    Il resto lo si trova cercando nel web pragmata facebook.
    Non lo copiamo e incolliamo giacché ci pare un po’ lungo nonché perché in quella pagian c’è anche un nostro scatto: un cielo che si incendia (tramonto).

  71. Come ho scritto in prima mattinata su facebook, è con immenso dolore che rivolgo il mio pensiero a Melissa Bassi, la ragazza uccisa stamattina davanti alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi a causa di un vergognoso e infame attentato realizzato con un ordigno. Il mio pensiero a Melissa (che hanno sradicato dalla vita), ai suoi genitori, a Veronica che è in fin di vita (e per la quale prego perché possa farcela).
    Che gli assassini vengano presi al più presto. Che al più presto sia fatta giustizia!

  72. Nei prossimi giorni sarò fuori sede e non avrò la possibilità di intervenire sul blog (né di aggiornarlo con nuovi post).
    Vi auguro, dunque, buona prosecuzione, buon sabato sera, buona domenica e buon inizio settimana!
    (Il cuore rimarrà a lutto per la tragedia di Brindisi).

  73. Il Corriere della Sera e Tg La7 rinnovano la raccolta fondi per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto

    Il Corriere della Sera e Tg La7 rinnovano la raccolta di fondi per le popolazioni colpite dal terremoto a seguito delle scosse di oggi. I versamenti si possono effettuare al conto corrente IT73L0306905061 100000000671. «Un aiuto subito. Terremoto in Emilia» presso Banca Intesa Sanpaolo, viale Lina Cavalieri, 236 – 00139 Roma.
    Èanche attivo il numero 45500 per inviare messaggi o chiamare da telefonia fissa e donare 2 euro per l’emergenza terremoto.
    Lo rende noto il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, che reso noto anche il numero verde da contattare per le emergenze 800333911

  74. L’EMERGENZA – Si concentrerà negli alberghi l’assistenza per le persone sfollate nel modenese dopo le ulteriori scosse di questa mattina.«Vorrei fare un appello alla popolazione – afferma Gabrielli- tutti i terremoti sono stati gestiti in termini di emergenza anche e soprattutto con strutture alberghiere. Dobbiamo convincerci che un aumento in modo considerevole del numero di persone da assistere non può essere gestito solo con le tende». Dunque, afferma Gabrielli, le persone che hanno necessità saranno collocate «per il tempo necessario in condizioni da non subire ulteriori scosse. Ma per questo abbiamo bisogno dell’aiuto delle persone». Un intervento in particolare sarà dedicato anche agli agricoltori, che «non possono allontanarsi dai cascinali perchè hanno animali o il terreno da accudire. Provvederemo con roulotte e altre soluzioni che possano garantire a queste persone di mantenersi il più vicino possibile al loro terreno».

  75. Al di là di qualunque polemica (su quello che si sarebbe potuto evitare e non si è evitato, su quello che si potrà evitare e non si eviterà) vi sarei grato se poteste offrire un piccolo contributo.
    Io l’ho fatto.
    Sono periodi di vacche magre per tutti, ma se ciascuno di noi mettesse a disposizione 2 euro, si potrebbero raccogliere milioni di euro.
    Grazie in anticipo!

  76. Tutto è mortale, tranne il cuore dell’uomo destinato, com’è, a vivere senza fissa dimora.La vita mette sulla scena orribili eventi ma il cuore umano ne segna l’epopea. Non fermiamoci soltanto ai due euro ma interroghiamo il nostro cuore è Lui che darà immortalità a noi stessi ed alle macerie dell’Emilia Romagna.

  77. Ancora una volta sono d’accordo con te, Mela Mondi. Intanto però i due euri li caccio pure io.

  78. Quanti saranno i cellulari in Italia? 20 milioni? (E’ una cifra a caso).
    Se ciascuno contribuisse si raccoglierebbero 40 milioni di euro.

  79. Ciao Rita, io veramente ne avevo calcolato 30 milioni considerato che ormai lo usano anche bambini dai sei anni in su, assieme alla playstation ed all’ Ipad.

  80. Inviare qualche sms e’ una delle poche cose che si può fare stando lontani dai luoghi del terremoto. Anche io ne ho mandati un paio.

  81. La gestione dei fondi ricavati dall’invio di sms al 45500 e’ affidata a un gruppo di garanti indipendenti dagli organizzatori della raccolta.
    Bisogna fidarsi.

  82. Ma perché in Italia non si e’ mai riusciti a mettere in piedi un progetto di costruzione e ristrutturazione degli edifici stile Giappone? Perché?

  83. Oppure, se preferite, perché i giapponesi ci sono riusciti e noi no?
    Dato che anche noi abitiamo in una delle aree piu’ sismiche del pianeta?

  84. secondo te? io dico che e’ una questione di “teste” : sono meno flessibili dei nostri palazzi.

  85. Caro Massi,
    grazie per questo spazio e per quanto stai facendo attraverso il blog per aiutare e divulgare.
    Il terremoto per noi siciliani è sempre una prospettiva imminente, un futuro probabile. Io l’ho sempre temuto, e mi addormento ancora adesso sperando che non mi sorprenda nel sonno come avvenne nella notte di Santa Lucia del 1990, quando la terrà si piegò sotto i nostri passi.
    Prego per quanti, questa notte, stanno dormendo all’aperto, proprio come noi, che allora dormimmo intere notti in macchina.
    Riesco solo a dire: coraggio.Non siete soli. Coraggio.

  86. Iniziativa lodevole cercare di sensibilizzare a favore della raccolta di fondi anche in un blog letterario.
    Sono d’accordo sul fatto che al di là delle polemiche bisogna incentivare la solidarietà.

  87. Saviano non sarà televisivo, ma in “Gomorra” è scritto da chi vengono costruiti molti capannoni.

  88. Fa rabbia pensare che siamo tutti a rischio perché la maggior parte delle strutture italiane non sono antisismiche.
    E’ una cosa inaccettabile.

  89. Complimenti per il video realizzato da Rosamaria di Natale.
    Già provveduto alla donazione per sms.

  90. Vero Luisa , c’è tanta rabbia, che oggi pur parlando di rispetto della natura, constatare che nella pratica non si interferisce con essa nelle azioni, nelle progettazioni…
    Se volessimo revisionare la storia ci accorgeremmo chein essa mancano le sottolineature alle cause naturali che producono storia, parlo di quella che leggiamo sui libri.Oggi sviluppo e progresso,concetto di processo non sono mai legati alle scienze naturali, alla biologia ed alla geologia cioè alla storia della terra forse perchè il concetto di processo continua ad essere il sostituto dell’antico concetto greco di immortalità.Oggi prevaricare la natura è l’azione che definisce la modernità in tutti i campi.Quanto più trasgressivo sei , tanto più sei moderno. Ai giovani vorremmo dare tante possibilià , ma, a cominciare dalla scuola, non insegnamo come è fatta la natura ed a ribellarsi tutte le volte che la cultura porta lontano da essa.
    La cultura ce la possiamo giocare come vogliamo, la natura no( non parlo soltanto della crosta terrestra ma anche dei valori impliciti all’essere umano in quanto natura) nè possiamo definire natura quel che in effetti è il prodotto di gioco di cultura o culture.
    E’ vero la cultura( oggi attraverso anche la tecnologia) può trasformare una montagna e sventrarla con una galleria ma siamo sicuri che noi ed i nostri figli non ne pagheranno con la vita la nostra sfida? Il personaggio di attualità in questo contesto resta sempre Ulisse. Siamo alle colonne d’Ercole dovunque.Tuttavia mi viene in mente “Libertà” il libro di Franzen a cui Massimo ha dedicato uno spazio sul suo blog. Franzen dimostra che l’uomo vuole essere libero ma dentro confini consolidati. In effetti si tratta di una ricerca clturale che lascia l’uomo svuotato e forse morto.
    Intanto per il momento vado a rifare il 45500. Se avete tempo rifatelo anche voi grazie. I nostri concittadini sono sotto il cielo, esposti alla pioggia ed al vento, sopra un suolo inclemente che scuote le nostre certezze.

  91. Bella l’idea di questo post, Massimo. Il richiamo alla solidarietà e’ fondamentale.

  92. Molto belli i post di Simona Lo Iacono e Mela Mondi. Grazie a voi.
    Rifaccio anch’io il 45500.

  93. L’Italia si salva grazie al volontariato e alla solidarietà spontanea, che sono la vera spina dorsale del paese. Dipendesse dalla politica saremmo già finiti da un pezzo.
    Aderisco anche io al 45500 e sono con il pensiero con gli sfollati dell’Emilia, ma vorrei fare di piu’.

  94. Col pensiero sempre rivolto alle vittime del terremoto, auguro buon 2 giugno a tutti.

  95. Non posso non pensare, in questi giorni di sole estivo, alle sofferenze dei nostri fratelli emiliani.
    Vi abbraccio virtualmente, prego per voi.
    Italia ferita, Italia del lavoro, del paesaggio, dell’arte.

    Oltre al dolore però c’è la rabbia: per le istituzioni lontane e indifferenti, attaccate ai propri privilegi, ben contente di demandare alla solidarietà della gente comune lo sforzo della ricostruzione.

    C’è anche la speranza.
    Ieri vedevo un servizio sul volontariato. Tanti extracomunitari si sbracciano per il proprio paese di adozione.
    Chissà che da questa semina di lacrime non venga un raccolto di solidarietà, di vera comunione e integrazione, di italianità nel senso migliore del termine.

    Buon 2 giugno, viva l’Italia, viva la Repubblica.
    L’Italia è fatta, dobbiamo rifare gli Italiani.

  96. Quando leggiamo di terremoti non ci sfuggono luoghi come Gibellina e il terremoto del Belice o l’Irpinia nel cui nome si cristallizza un terremoto che toccò la Lucania e la provincia di Salerno, Salerno stessa e Napoli.
    Ci turba immaginare nostro padre intento a scaricare 250 bare, era già lì 20 ore dopo, nel cratere, e lo Stato era assente. Non c’era la protezione civile. Si contarono 2500 morti.
    Preferimmo altri terremoti, di tipo culturale. Preferiremmo rivoluzioni copernicane: prevenzione e non urgenze, dove possibile, giacché Madre Natura è anche matrigna.
    Per fortuna giungono ogni tanto buone notizie: il video iin cui Massimo parla di e Book e narra di sé; tanti talenti che intorno alla parola creano paradisi di sensazioni intense.
    Un altro nome lo facciamo molto volentieri e riguarda un libro che sarà presentato prossimamente: ANTONELLA OREFICE, Napoli. Una grande ricercatrice che si esprime in una grande capitale.

  97. Con lo spirito vicino alle popolazioni colpite dal terremoto, aderisco anch’io alla raccolta fondi proposta dalla protezione civile.

  98. Cara Simo,
    citi il terremoto del 1990. Nemmeno quello, in effetti, fu uno scherzetto.
    Lo ricordo benissimo, il cosiddetto terremoto di Santa Lucia (così nominato perché si verificò il giorno della festa della santa patrone di Siracusa).
    Ricordo benissimo il rombo sordo della terra, una sorta di urlo profondo e roco, prima della scossa. Accadde alle ore 01:24 del 13 dicembre 1990 e interessò un’ampia parte della Sicilia sud-orientale.
    Ebbe un’intensità del VII-VIII grado della scala Mercalli e una magnitudo momento di 5,7 con una durata di circa 45 secondi, a cui seguì un’altra sensibile scossa di assestamento il giorno 16. L’epicentro venne localizzato nel Golfo di Augusta.
    I centri più colpiti furono Augusta, Melilli, Sortino, Carlentini, Lentini e Francofonte in provincia di Siracusa, dove provocò 17 morti, centinaia di feriti e 15.000 senzatetto. Le vittime civili furono tutte a Carlentini.
    Il sisma è stato polemicamente definito il “Terremoto dei Silenzi”, poiché sarebbe stata comunicata ufficialmente un’intensità inferiore alla reale per non contraddire la classificazione effettuata a priori della zona.

  99. Sottolineo le parole di Maria Lucia: “Chissà che da questa semina di lacrime non venga un raccolto di solidarietà, di vera comunione e integrazione, di italianità nel senso migliore del termine”.
    Speriamo, Mari!

  100. SMS Solidale
    Su richiesta del Dipartimento della Protezione Civile, d’intesa con la Regione Emilia Romagna e grazie agli operatori di telefonia mobile e ai media, è attivo dal 29 maggio, fino al 26 giugno, il numero 45500 per la raccolta di fondi attraverso l’invio di sms del costo di 2 euro.
    Il ricavato della sottoscrizione sarà destinato alla popolazione colpita dall’emergenza terremoto secondo le necessità indicate dalla Regione Emilia-Romagna. Si può donare inviando un sms o chiamando da rete fissa il numero 45500. Il servizio è attivo solo con gli operatori nazionali Tim, Vodafone, Wind, 3, Poste Mobile, CoopVoce, Tiscali e Noverca e su rete fissa con Telecom Italia, Infostrada, Fastweb, TeleTu e Tiscali.
    Al 31 maggio sono stati raccolti 6.206.718,00 euro

  101. Per i privati
    I privati possono fare:
    – un versamento sul c/c postale n. 367409 intestato a: Regione Emilia-Romagna – Presidente della Giunta Regionale – Viale Aldo Moro, 52 – 40127 Bologna; – un bonifico bancario alla Unicredit Banca Spa Agenzia Bologna Indipendenza – Bologna, intestato a Regione Emilia-Romagna, IBAN coordinate bancarie internazionali: IT – 42 – I – 02008 – 02450 – 000003010203; – un versamento diretto presso tutte le Agenzie Unicredit Banca Spa sul conto di Tesoreria 1 abbinato al codice filiale 3182 (per i versamenti dall’estero il codice BIC/SWIFT è UNCRITB1NU2).
    Il versamento dovrà essere accompagnato dalla causale “Contributo per il terremoto 2012 in Emilia-Romagna”.

  102. Per gli Enti pubblici
    Anche gli Enti pubblici possono contribuire alla raccolta fondi tramite accreditamento sulla contabilità speciale n. 30864 accesa presso la Banca d’Italia – Sezione Tesoreria di Bologna.
    Il versamento dovrà essere accompagnato dalla causale “Contributo per il terremoto 2012 in Emilia-Romagna”.

  103. Ho mandato qualche sms al 45500. Spero che dei soldi raccolti ne facciano un buon uso.
    Il problema è un altro. Cosa accadrà quando i riflettori dei media si sposteranno dall’Emilia per occuparsi di altro?
    Chi si ricorda più dei terremotati dell’Aquila?

  104. Armando Locerto ha ragione. è la stessa cosa che ho pensato anch’io in questi giorni.
    non ho soluzioni, se non continuare a inviare, ogni tanto, qualche sms.

  105. se non sbaglio, per il futuro non sono più previsti rimborsi statali per danni alle abitazioni a seguito di disastri ambientali o naturali.
    ergo, converrebbe assicurarsi.
    ne sapete qualcosa?

  106. ciao, antonello. per quel che ne so, è proprio così.
    dopo aver pagato l’imu, tutto quel che ci rimane dovrà essere investito (?) in assicurazioni sulla casa.

  107. Sono stata in problemi di collegamento per giorni.
    Quello che è accaduto, sta accadendo e speriamo che si fermi in Emila temo che sia qualcosa di insopportabile sdi questi tempi, in cui tutta una nazione boccheggia per tirarsi fuori.
    Gli emiliani sono coraggiosi, straordinari, ma il mondo in cui viviamo sembra aver dimenticato la comprensione e la generosità. Spero che la loro determinazione di superare tutto e  magari anche una compassione troppo spesso con la memoria corta possa tirarli fuori
    Ci vorrà l’aiuto di tutti, ma soprattutto della comunità internazionale per alleggerire l’impatto anche economico sulla popolazione.
    abbraccio

  108. la solidarietà aiuta e sensibilizza a vivere meglio. Tutti noi, in famiglia, abbiamo provveduto a inviare il contributo al numero 45500…  L’Emilia è una regione bella, produttiva, e ricca. A casa nostra,abbiamo le ceramiche S. Agostino, famose in tutte il mondo. Speriamo risorga presto e meglio di prima.
    Grazie sempre per ogni aggiornamento.
    Un caro saluto. Gioia

  109. Proprio così Massi.
    Il terremoto di santa Lucia.
    Noi lo passammo insieme ad altre e numerosissime persone tutto all’aperto.
    E anche nei giorni successivi non rientrammo a casa, rimanemmo fuori, in attesa che le scosse di assestamento cessassero.
    Noi siciliani non possiamo quindi non condividere il dolore e lo spaesamento di chi viene travolto da un istante all’altro, e deve fare bagagli che non ha allestito, fagotti rimediati, cercando un riparo e sentendo che niente – niente – può davvero proteggerti.
    Oltre alla ricostruzione materiale, deve poi essere ricostruita la pace interiore, la fiducia nel futuro, la serenità.
    Non è facile.
    Ripeto, coraggio.

  110. Caro Massimo,

     

    Ho notato che Letteratitudine raccoglie fondi per le vittime del terremoto in Emilia.  La Dante di Perth vorrebbe contribuire qualcosa alla raccolta, potresti indicarmi dove ed in che modo si possono inviare le donazioni?

     

    Grazie,

     

    Antonio

    Società Dante Alighieri di Perth, Australia

  111. Il 29 maggio una scossa di magnitudo 5,8 colpisce la provincia di Modena. Seguono diverse repliche, alcune di forte entità, che interessano anche località in provincia di Reggio Emilia, Mantova e Rovigo. Le province di Modena e Mantova, assieme ad alcune zone delle province di Bologna e Ferrara, erano già state interessate dall’evento sismico di magnitudo 5.9 il 20 maggio scorso, e da repliche nei giorni successivi.
    Per queste sei province è dichiarato lo stato di emergenza.

  112. Per provvedere al soccorso e all’assistenza delle popolazioni colpite dagli eventi sismici, il 2 giugno è istituita con un’Ordinanza del Capo Dipartimento la Di.coma.C a Bologna, di cui sono parte integrante le strutture delle Regione Emilia Romagna.

  113. La giornata di ieri, 4 giugno 2012, è stata proclamata giornata di lutto nazionale per le vittime del sisma; la decisione è stata presa durante il Consiglio dei Ministri dello scorso 30 maggio. In segno di cordoglio, bandiere nazionale ed europea a mezz’asta sugli edifici pubblici di tutt’Italia. Nelle scuole di ogni ordine e grado è stato osservato un minuto di raccoglimento.

    Continuano le scosse nelle province già colpite dagli eventi sismici del 20 e del 29 maggio; tra le più forti, la scossa delle 21.20 dell’altro ieri con magnitudo 5.1 ed epicentro tra Novi di Modena, San Possidonio e Concordia. Alcune repliche di magnitudo inferiore sono state registrate anche ieri mattina e stamattina, nelle province di Modena e Mantova.

    Per le regioni colpite dal terremoto, ma più in generale per tutto il nord Italia, il Centro funzionale centrale del Dipartimento – preso atto degli avvisi meteo dei Centri funzionali decentrati di Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto – ha inoltre emesso ieri, 3 giugno, un avviso di avverse condizioni meteo, valido fino alla prima mattina di domani. L’avviso prevede precipitazioni anche a carattere temporalesco, con rovesci localmente di forte intensità, fulmini e raffiche di vento. Dalla mattinata di domani è comunque previsto un miglioramento.

  114. Assistenza alla popolazione. In Emilia Romagna sono circa 14000 le persone ospitate nei 34 campi di accoglienza allestiti in Regione, nelle strutture al coperto (tensostrutture, vagoni letto, strutture al coperto) o negli alberghi. Di queste, 9500 sono assistite in provincia di Modena, 2300 in provincia di Ferrara, 1200 in provincia di Bologna e oltre 500 in provincia di Reggio Emilia. Anche alcune strutture alberghiere situate nelle province di Forlì-Cesena e Ravenna stanno dando ospitalità a circa 1000 persone che hanno lasciato le proprie abitazioni a seguito delle scosse sismiche.
    In Lombardia, le persone assistite sono circa 1900, di cui 700 nei 3 campi di accoglienza in provincia di Mantova, oltre a 1100 in strutture al coperto e 51 negli alberghi.
    Nelle aree di accoglienza allestite in Emilia Romagna il Capo Dipartimento sta effettuando sopralluoghi per verificare la situazione ed essere vicino sia a chi sta operando sia alle persone ospitate temporaneamente nei campi. In particolare, questa mattina, ha visitato i campi di San Possidonio, San Felice sul Panaro, Concordia sulla Secchia, Novi di Modena, Bomporto e Moglia.

  115. Sms solidale. Con l’sms solidale al numero 45500 sono già stati raccolti 8.178.692 euro. I dati sono aggiornati al 3 giugno. La raccolta fondi continua fino al 26 giugno e l’intero ricavato sarà destinato alle popolazioni colpite dal terremoto.

  116. Contact Center. E’ stato disponibile anche nel fine settimana settimana appena trascorso, 24 ore su 24, il numero verde 800.840.840 del Dipartimento della Protezione Civile. Il servizio offre agli utenti le informazioni raccolte dalle funzioni di supporto istituite nell’ambito della Di.coma.C. Ricordiamo che il Contact Center non è un servizio di soccorso e non sostituisce i tradizionali numeri di emergenza (es.115, 118).

  117. Oggi all’alba, alle 6.08 per la precisione, una forte scossa di terremoto di magnitudo 4.5 ha colpito la riviera romagnola, al largo di Ravenna. Ipocentro molto profondo, oltre 25 chilometri. Il terremoto è a oltre 100 chilometri dalle scosse che hanno devastato l’Emilia. E si tratterebbe anche di una faglia diversa rispetto a quelle responsabili dei sismi del 20 e del 29 maggio nel Modenese, sebbene la struttura geologica interessata sia la stessa. Lo ha spiegato il funzionario di sala sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Francesco Mele. Anche questo terremoto è legato all’attività del margine settentrionale dell’Appennino, sepolta sotto la Pianura Padana. “E’ stato generato – spiega il sismologo – dalla struttura di Malalbergo-Ravenna, che costituisce l’estremità più orientale dell’arco di Ferrara”, ossia la struttura geologica all’origine dei terremoti delle scorse settimane nel ferrarese e nel modenese.

  118. Il terremoto è stato avvertito anche nelle Marche. Molte le segnalazioni, più che altro di paura, giunte ai vigili del fuoco delle zone interessate ma nessun dagno di rilievo segnalato. A Ravenna, riferisce Sky Tg24, gli insegnanti segnalano l’apertura di una crepa in un liceo. A Pesaro sono caduti calcinacci da un palazzo storico nel centro storico ma secondo i pompieri potrebbero però non essere stati provocati dal terremoto. Le zone vicine all’epicentro sono Ravenna, Cervia e Alfonsine.  La scossa si è sentita lievemente anche nel Modenese, zona tra le più colpite dal sisma delle scorse settimane in Emilia. A Modena, si è sentito per pochissimi secondi il tremolio del terreno così come nelle altre cittadine della provincia anche se, a quanto si è appreso, nelle tendopoli come quella di Novi di Modena non tutti si sono resi conto dell’eco della scossa ravennate. Il terremoto in Romagna, infatti, è stato avvertito maggiormente all’interno delle case in muratura. Secondo la Protezione Civile, al momento non si registrano danni a persone o cose.

  119. Avete mai visto il Film “Terremoto” di Mark Robson del 1974?
    Il film che faceva tremare le poltrone delle platee, rendendo molto suggestive le scene?Mi è venuto in mente adesso, in questo momento in cui si stanno cercando capri espiatori con recriminazioni retroattive. Secondo me un evento come questo ha bisogno di organizzatori previggenti, competenti e di fiducia( anche se un ponte che cade nessuno potrà sostenerlo).Qualità che non vanno selezionate nel momento dell’evento ma predisposti prima.
    La protezione civile è un organismo generico. Il terremoto è un evento specifico.Come si fa a decidere nel momento in cui tutto accade se bisogna mandare in aiuto i detenuti o l’esercito? Come si fa a non prevedere i fenomeni di sciacallaggio? Ad organizzare senza sprechi gli aiuti che vengono dall’Italia e dall’Estero?Quando ci fu il terremoto del Belice. ricordo che sono arrivate montagne di aiuti ma ci fu il raffa raffa.Vestiti firmati venivano indossati dalle mie compagne di università venduti loro dai furbastri a poco prezzo.
    L’italia è un Paese geologicamente in assestamento quindi qualsiasi iniziativa,come costruire una casa, un palazzo, improntare una tenda per uno spettacolo, sventrare una roccia per farne brecciolino, ecc… deve fare riferimento sempre alla natura del suolo dove poggiamo i piedi.Abbiamo tanti ministeri ma uno per gli eventi tellurici non si è mai pensato di istituirlo. Forse per scaramanzia? Ma si poteva pensare almeno ad un organismo permanente.

    “?

  120. Signor Antonio Casella,
    volevo salutarla… in questi giorni sto partecipando al Convegno della Dante Alighieri di Siracusa… abbiamo come ospiti delegati da Metz, Betlemme, Olanda e Argentina… che bello sapere che Perth si attiva per i fratelli terremotati italiani!
    La Dante non è nuova alla solidarietà e vorrei ringraziarla a nome dei convegnisti tutti, certa di interpretare il loro pensiero.
    Riferirò del vostro gesto durante i lavori.
    MLR

  121. Un saluto e un ringraziamento speciale a Antonio Casella (direttore della Dante Alighieri di Perth- Australia).
    Insieme ad Antonio, prossimamente, porteremo avanti un progetto qui a Letteratitudine.
    Avrò modo di dirvi di che si tratta.

  122. HO LETTO TUTTI I LIBRI DI CAMILLERI CON PROTAGONISTA MONTALBANO E HO LETTO LE SUE RECENSIONI MI SCUSI MA LEI E’ FUORI ? NON SI Capisce nulla di quello che dice .

  123. @Simona complimentoni!!!E tanti tanti auguri per la tua scrittura bella e poetica e per la tua vita.

  124. @Simo anche a te un augurio di un’estate gioiosa e piena di stelle!

    @Massimo sapere che siete qui su questo blog è una luminosa certezza per me, anche se ultimamente non ho avuto tanto tempo e calma per intervenire.Anche a te auguro buone vacanze e tanti momenti felici, e perché no: un pizzico di sana follia 😉
    A tutti i lettori di Letteratitudine auguri di buone vacanze e cari saluti.

  125. Mi dispiace molto per la scomparsa di Chiara Palazzolo. Davvero. Purtroppo non ci sono molte parole da aggiungere.

  126. Non conosco i romanzi di Chiara Palazzolo e me ne rammarico molto. Adoro il fantasy, adoro la possibilità che mi regalano di viaggiare in mondi altri, tanto lontani dai nostri, mondi della mente, della fantasia consolatoria, di una ipotesi di vita diversa, forse migliore. Li leggerò subito. Oltre a questo sono incantata dall’immagine che promana da questa donna, da questa scrittrice che non è più tra noi: una immagine di giovinezza, di bellezza, di voglia di vivere così semplicemente. Non la conoscevo Chiara Palazzolo ma immagino che abbia trasmesso ai suoi amici, a chi le voleva bene tutto l’entusiasmo e la forza che traspare dal suo sorriso, dalla aristocratica finezza dei tratti mista alla luce forte del suo sguardo. Mi dispiace.

  127. Neanche io conoscevo i suoi romanzi ma il suo nome era molto noto…
    Quando uno scrittore muore lascia sempre un grande vuoto.
    Mi ha colpita la testimonianza di amici e conoscenti sulla sua grande gioia di vivere nonostante la malattia, il ricordo di Salvo Sequenzia.

  128. Volevo aggiornare tutti voi sui “voli” della mia e ormai anche vostra Mariannina Coffa…
    Venerdì 25 agosto alle ore 19,30 si terrà, presso la Loggia del Mercato a Noto (SR) in via Rocco Pirri, l’incontro POETI E SCRITTORI DEL VAL DI NOTO A CONFRONTO.
    Ecco il link FB relativo all’evento, coordinato da Francesco Urso dell’omonima libreria e casa editrice avolese…
    https://www.facebook.com/?ref=tn_tnmn#!/events/396058703775437/
    Ci sarò anch’io a parlare di FERITA ALL’ALA UN’ALLODOLA e della poetessa netina.

    Altre informazioni sul mio blog:
    http://www.marialuciariccioli.worpress.com.

    Siete tutti invitati!

  129. Auguri a Pahor… la memoria, la parola.
    Spesso chi ha vissuto grandi orrori e ha visto in faccia la morte rimanda con lei il proprio appuntamento, come se la tragedia dovesse farsi ricordo, testimonianza. Scrittura.
    Un saluto e un abbraccio a Pahor.

  130. Simonetta Agnello Hornby e Alessia Gazzola saranno le ospiti della puntata di “Letteratitudine in Fm” di venerdì 7 settembre 2012 (h. 13 circa).

    Con Simonetta Agnello Hornby discuteremo del volume “La cucina del buongusto” (Feltrinelli).

    Con Alessia Gazzola parleremo del suo nuovo romanzo “Un segreto non è per sempre” (Longanesi)

    * * *

    Letteratitudine in Fm va in onda su Radio Hinterland il venerdì mattina (h.13 circa) e – in replica – il martedì sera (h. 20,30) e il mercoledì mattina (h. 11,00). Per dettagli, consulta il palinsesto della radio.

    Puoi ascoltare Radio Hinterland in Fm su 94.600 nelle province di Milano e Pavia, oppure in streaming via Internet cliccando qui.
    Simonetta Agnello Hornby e Alessia Gazzola saranno le ospiti della puntata di “Letteratitudine in Fm” di venerdì 7 settembre 2012 (h. 13 circa).

    Con Simonetta Agnello Hornby discuteremo del volume “La cucina del buongusto” (Feltrinelli).

    Con Alessia Gazzola parleremo del suo nuovo romanzo “Un segreto non è per sempre” (Longanesi)

    * * *

    Letteratitudine in Fm va in onda su Radio Hinterland il venerdì mattina (h.13 circa) e – in replica – il martedì sera (h. 20,30) e il mercoledì mattina (h. 11,00). Per dettagli, consulta il palinsesto della radio.

    Puoi ascoltare Radio Hinterland in Fm su 94.600 nelle province di Milano e Pavia, oppure in streaming via Internet cliccando qui.
    http://www.radiohinterland.com/

  131. e infine il mio abbraccio, abituato a troppe separazioni e perdite, a troppi commiati umani e letterari.

  132. Che bel percorso caro professore! Grazie di avercelo donato. Conobbi Chiara Palazzolo alla presentazione de “Il bosco di Aus”. Una buona notte, anche per me commossa.
    Annamaria Fermi

  133. Tantissimi auguri e complimenti a Francesca per l’osservatorio litblog. Bellissimo articolo.

  134. Grazie Amelia sempre attenta e presente nei post di Letteratitudine.
    Grazie Giacomo, ti leggo sempre con grande simpatia.
    E grazie anche ad Annalisa, davvero.
    Ma soprattutto un grazie speciale alla mente di tutto, al cuore generoso, e all’entusiasmo vincente di Massimo Maugeri.
    Questa bella iniziativa si inserisce nel solco più autentico della condivisione che ha permeato questo blog dalla nascita ad oggi, un sentimento che oggi lo rende uno dei salotti letterari più frequentati e graditi ma…come avrete modo di vedere- per chi non avesse tanto tempo di girare per la litblogsfera- attraverso i miei occhi non è certo l’unico!esistono tante realtà vivaci e stimolanti che ci offrono occasioni di letture e scambi interessantissimi. Quindi forza all’Osservatorio Litblog!!!;-)

  135. Carissima Franceschina,
    che bellissima iniziativa! E con quanta freschezza hai fatto questo viaggio nel mondo dei blog!
    Ti auguro davvero di portarci in questi continenti con il piglio della viaggiatrice che ti contraddistingue! Una specie di benevola guida, attenta e colta, che saprà indicarci i percorsi più interessanti!
    Ti abbraccio forte forte al cuore e mi metto comoda per il viaggio, pronta ad essere presa per mano…
    la tua Simo

  136. Simona sei sempre cara e conosci l’arte della gentilezza pura, ti ringrazio e mi prendo tutto il tuo abbraccio!!!!…e qui c’è la mano tesa per te e per chi ci farà compagnia.

  137. Carissima dottoressa Marone,
    com’è bella la signora che sorride dalla fotografia! Davvero fascinosa, mi permetta l’apprezzamento di un vecchio che conosce il valore della bellezza femminile.
    Parimenti godibile il suo lavoro di ricerca nel mondo della rete, supportato da quel geniale ragazzo che è il dottor Maugeri. Mi piacque moltissimo anche la rubrica del cinema e mi dissi…ma insomma, Emilio, sei capitato in un vero mondo a più piani. Questo Letteratitudine è tutto, radio, belle lettere, cinema, arte, fumetto, musica….ma questo dottor Maugeri è un fenomeno, e per di più so che fa tutto da solo, senza redazione, nè ufficio stampa.
    Benedetti figli, ma questa è una generazione micidiale!
    Ah, che soddisfazione vedervi così pieni e fieri.
    C’è speranza per il futuro.
    Abbiatemi vostro, qui a Catania si alzò un fumoso giorno ottobrino, che è caldo e appiccicoso quanto mai. Vagolo ancora spaesato, il caldo mi rintrona e un buon libro è quello che ci vuole. “Limbo” della mirabile Melania Mazzucco. Lo avete letto?
    Se no….affrettatevi.
    Il sempre affezionato
    Professor Emilio

  138. Stiamo parlando dell’Osservatorio LitBlog sulla blogosfera letteraria lanciato da Massimo Maugeri su Radio Rai 3

  139. Ringrazio tanto i commenti degli amici di Letteratitudine.
    Il prof. Emilio squisito e gentilissimo, grazie dei complimenti se mai verrò a fare una passeggiata a Catania sarò onorata di conoscere un gentiluomo come lei!
    ma che sorpresa grandiosa caro Massimo…Radio Rai 3!Questa rubrica nasce con i migliori auspici e sono lusingata di far parte di questo bel progetto che seguirò con tutto il cuore.

  140. oops..lo aveva fatto già Massi..ma non avevo visto…mi sto Massimizzando.
    perdonate la ripetizione!

  141. Grazie a te, carissima Francesca. Questo nostro spazio dedicato all’Osservatorio LitBlog (che, come sai, avrei affidato solo a una persona che stimo tanto e di cui mi fido ciecamente) è partito proprio bene, direi… 🙂
    Grazie per il link del podcast!

  142. Bravissimo Massi!!! Bravissima Francesca!!! E bravissima anche Ornella Sgroi di “letteratitudine cinema”!!!
    Che bella questa attenzione di radio tre a Letteratitudine!

  143. E infatti Osservatorio Lit blog risponde all’esigenza di accorpare, unire le voci, creare una strada e un senso comune, pur nella grande varietà di stili e scelte dei vari blog.

  144. E’ infatti sicuramente vero che la rete offre un’immensa libertà di espressione, e che lo sguardo si moltiplica e rimbalza. Ma si avverte anche il desiderio di orientarsi e di farsi guidare. Credo che l’osservatorio assolva anche a questa importante funzione, che corrisponde poi al desiderio di stabilire dei punti di riferimento, degli specchi o dei luoghi cari, pur nella grande offerta di possibilità.

  145. Bellissima puntata Massi, complimenti e grazie per averci regalato le parole di una donna e grande scrittrice come la Maraini, leggerò con passione il suo ultimo libro. Questo è un caso in cui la letteratura non è solo la gioia pura di una buona lettura ma è l’insieme di voci che ne emergono con la forza e la necessità di farsi ascoltare. A quelle voci di donne a cui hanno rubato l’amore mi unisco col cuore sperando che la vita restituisca ciò che ha tolto. Grazie a Dacia Maraini! E un abbraccio al nostro Massimo.

  146. Anche io ho ascoltato la puntata. Grazie. Davvero bellissima. C’è la possibilità di riascoltarla? Così la segnalo a qualcuno dei miei amici.

  147. Buongiorno carissimi! Desidero ringraziare moltissimo Simona Lo Iacono per il suo contributo su Diritto e Web, farle i mie complimenti per l’inaugurazione di una nuova necessaria rubrica che va a completare il disegno già tracciato da Massimo e Simona nell’interessante dibattito del rapporto fra diritto e letteratura. In questo caso è veramente un apporto necessario per noi tutti utenti della rete, per acquisire maggiore consapevolezza nell’utilizzo della rete stessa e poter agire anche di conseguenza qualora se ne presentasse il bisogno.Informiamo anche i nostri figli, che per quanto maturi e svegli, non hanno mai abbastanza strumenti per affrontare le probabili insidie della rete. E ragioniamo anche sul fatto che, come noi, anche chi usa lo strumento per fini per nulla etici o di semplice condivisione, incrementa di giorno in giorno le sue capacità e le sue conoscenze.
    Grazie Simo, ti seguirò con grande desiderio di saperne di più.

  148. Auguri e complimenti anche da parte mia a Massimo e Simona.
    Uno spazio utilissimo. Grazie ad entrambi!

  149. Grazie Fran! Grazie Amelia!E grazie a Massi, che è un infaticabile sostenitore dell’uso corretto del web!
    Speriamo davvero che questo spazio possa essere utile!
    Di certo noi ce la metteremo tutta ad aggiornarlo nel miglior modo possibile!
    Un bacio di buona e felice notte!

  150. Faccio tanti complimenti a Simona per il bellissimo e superbo racconto.
    Davvero bravissima!!!

  151. Simona cara, ma che bello il tuo racconto, che storia triste, ricca di immagini, fruscii di stoffe, segreti e tormenti. Sembra di essere anche noi dietro al cancello, lì con le mani tese a cercare l’incontro , l’amore, la pace, l’unione fra coloro che sono stati divisi, sempre senza una ragione plausibile.
    Bravissima, una storia piena di passione e verità con uno stile elegante, preciso ed una lingua piena. E’ un vero piacere leggerti, ti abbraccio con tanto affetto.

  152. E complimenti a Massimo per tutto quello che letteratitudine riesce ancora a offrire dopo sei anni di vita.
    Ho visto il bel video su RaiLetteratura!!!

  153. Bellissimo l’osservatorio di questa settimana, cara Franceschina!
    Mi ha davvero incuriosito quello dedicato alle biblioteche più strane del mondo….è incredibile!
    Grazie per questo tuo lavoro di selezione e ricerca! E’ interessantissimo , mi sto arricchendo settimana dopo settimana!
    Un bacio

  154. Ma il grazie più grande va come sempre a Massimo, che ha pubblicato il mio racconto e lo ha arricchito con immagini bellissime di Siracusa antica e dei bagni ebraici.
    Grazie, mio carissimo socio, ti sono moto grata. Un bacio

  155. Grazie Simo grazie Massi!!!..grazie a chi ci segue e grazie a tutti quelli che scrivono per il piacere dei lettori della blogsfera!

  156. Bellissima la pagina del libro della Marcheschi, complimenti a lei e grazie a te Massimo per averci segnalato questo libro, l’accento sulla dimensione del sogno è un ottimo indirizzo per condurci per mano nel mondo della letteratura.

  157. Cara Francesca, ottimo il tuo pezzo su Osservatorio LitBlog. Bravissima e grazie per le segnalazioni!

  158. @Cara Amelia mi fa piacere che ti sia piaciuto ed anche che tu sia così accorta nel darmi un riscontro qui, non avendo lo spazio-dibattito è importante per me capire se le mie scelte vadano nella giusta direzione e siano di vostro interesse. 🙂 buona giornata a te.

  159. L’osservatorio LitBlog e lo spazio diritto&web sono utilissime.
    Complimenti e grazie per le iniziative.

  160. Che bella la recensione di Ornella Sgroi. Il comandante e la cicogna è uno di quei film da vedere. Ve lo consiglio! Ciao

  161. La Giuria del Premio Giorgio Scerbanenco – La Stampa composta da: Cecilia Scerbanenco (Presidente), Valerio Calzolaio, Luca Crovi, Loredana Lipperini, Cesare Martinetti, Sergio Pent, Sebastiano Triulzi, John Vignola e Lia Volpatti ha assegnato il Premio dell’edizione 2012 a Il metodo del coccodrillo di Maurizio De Giovanni (Mondadori), con la seguente motivazione: «Per aver saputo coniugare il senso di appartenenza al romanzo nero napoletano con la creazione di personaggi complessi pur nella loro riconoscibile quotidianità. La conferma di una brillante voce letteraria».
    http://letteratitudinenews.wordpress.com/2012/12/12/il-premio-scerbanenco-va-a-maurizio-de-giovanni/

  162. Caro Massimo,
    complimenti per la tua nomina a giurato del Premio Strega.
    Riconoscimento importante che ti fa onore. Bravo!

  163. Tantissimi auguri, Massimo, per la vittoria del Premio Vittorini con “Trinacria Park”!!! Davvero un grandissimo riconoscimento alla tua opera!!!
    Abbracci,
    Gaetano

  164. Le tragedie … si intersecano spesso con la letteratura e non c’è autore che non cerchi di segnalarne il peso. Lo fa anche Giovanni Moscatiello nel bel libro “per altri versi”, una silloge speciale. Quando si scatenò il terremoto dell’80, noto come Irpino ma travolse mezza Campania e parte della Basilicata, ci furono 2.500 morti. Nel post-terremoto, come si segnala in quarta di copertina, Moscatiello era a Valva, un bellissimo Comune in provincia di Salerno, terremotato. Sempre in quarta di copertina, si segnala che a Baronissi (ne è sindaco, un sindaco poeta …) ha promosso la costituzione dell’Ass. “Casa della Poesia”, il Museo d’Arte Contemporanea, l’Accademia Comunale di Teatro e la notissima rassegna jazz. La cultura, quindi: non è inutile per tutti i politici.

  165. Desideravo discutere sull’intelligente libro di Francesco Roat, ma non trovo più i miei antichi spazi. Per cui lascio qui i miei complimenti all’autore, tra i pochi capaci di tradurre certi desideri di moda che sembrano innocenti in significati che li trascendono. Vi lascio qui anche i saluti affettuosi per Massimo. Il suo Letteratitudine mi ha fatto compagnia quando vivevo in solitudine a causa della malattia di mio marito.

  166. Grazie mille, cara Anonima (hai dimenticato di firmare il commento 🙂 ).
    Grazie per i complimenti per il libro di Roat.
    Per il momento lo “spazio dibattiti” di Letteratitudine si è un po’ allentato… anche perché le conversazioni si sono spostate sui social network (ed è davvero impossibile riuscire a star dietro a tutto).
    Insomma, sto tirando un po’ il fiato…
    Ma mi rendo conto che il grado di profondità che toccavamo con i dibattiti online condotti qui, erano ben diversi.
    Spero di riprenderli al più presto.
    Intanto, grazie mille.

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