Agosto 16, 2022

193 thoughts on “STASERA ANNA DORME PRESTO, di Simona Lo Iacono

  1. Sono molto lieto di inaugurare un nuovo appuntamento con la rubrica “Letteratura è diritto, letteratura è vita”, curata da Simona. Stavolta è proprio il suo nuovo romanzo a offrirci ulteriori occasioni di riflessione (qualcuno di voi avrà avuto modo di ascoltare la puntata radiofonica di fine luglio, dove abbiamo discusso proprio di questo libro).

  2. Anche questo romanzo, infatti, è incentrato sul rapporto tra diritto e letteratura, parola e processo… come – del resto – il romanzo d’esordio “Tu non dici parole”.

  3. Come ho scritto sul post, in “Stasera Anna dorme presto” Simona ci conferma ancora una volta l’efficacia e la grande qualità della sua scrittura “fornendo” voci diverse ai quattro personaggi protagonisti della storia.

  4. Un libro caratterizzato dalla presenza di quattro voci distinte… e da quattro destini che si incrociano.
    Una storia di aspettative disattese e di sogni infranti, che mette in risalto la fragilità umana e la difficoltà a capire veramente l’altro. Un romanzo dove la fattispecie più “classica” della storia della letteratura – quella del tradimento – è rivisitata in un’ottica nuova e originale, giacché all’intreccio tra diritto e letteratura, parola e processo, si aggiunge l’assenza di giudizio da parte del narratore.

  5. Quest’opera, tra le altre cose, fornisce anche un esempio di come la “verità” difficilmente possa essere individuata in maniera univoca e assoluta.

    Per saperne di più, vi rinvio alla scheda pubblicata sul post.

  6. Sul post trovate il book trailer del libro, il link per ascoltare la mia conversazione radiofonica con Simona e la recensione firmata dal giornalista de “La Sicilia” Vincenzo Greco.

  7. Nei prossimi giorni questo libro sarà presentato a Siracusa, a Catania e a Roma.
    Nei primi due appuntamenti avrò il piacere e l’onore di partecipare anch’io.
    Seguono i dettagli delle suddette presentazioni…

  8. APPUNTAMENTO A SIRACUSA
    il 25 settembre 2011, ore 18, presso il Jolly Palace Hotel di Siracusa – Simona Lo Iacono presenta il suo romanzo «STASERA ANNA DORME PRESTO» con Massimo Maugeri e il presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati di Siracusa, avv.to Sebastiano Grimaldi

  9. APPUNTAMENTO A CATANIA
    il 26 settembre 2011, ore 18, presso la Libreria Feltrinelli di Catania, Via Etnea, Simona lo Iacono presenta il suo romanzo «STASERA ANNA DORME PRESTO» con Massimo Maugeri

  10. APPUNTAMENTO A ROMA
    il 5 ottobre 2011, ore 18, presso la Libreria Feltrinelli di Roma, Via del Babuino, Simona lo Iacono presenta il suo romanzo «STASERA ANNA DORME PRESTO» con Paolo Di Paolo e Tea Ranno

  11. A Roma il 4 ottobre ? Spero proprio di riuscire ad esserci, poter assistere alla presentazione e salutare Simona, facendole tutti i miei auguri di persona.

  12. le più vive congratulazioni alla dott.ssa Simona per questa sua nuova opera. non ho letto il precedente romanzo, ma questo nuovo rientrerà nelle mie letture ottobrine.

  13. Carissimo, le domande che poni in questo post sono proprio complesse, nel senso che richiedono un certo sforzo a livello di riflessione. Però sono molto stimolanti. Per ora mi limito a porgere i migliori auguri alla signora Lo Iacono per il suo romanzo.

  14. Anzi, vado oltre. Mi butto a mia volta nella mia prima domanda ed oso chiedere alla signora Lo Iacono delucidazioni su questo titolo molto particolare ‘Stasera Anna dorme presto’.

  15. Caro Massi,
    grazie di cuore per questo bellissimo post che anticipa le presentazioni della mia Anna!
    Devo però precisare che l’appuntamento a Roma non è il 4 ottobre ma il 5 ottobre (sempre presso la Feltrinelli di via del babuino, ore 18!)

  16. Ti ringrazio poi, caro socio, per i meravigliosi spunti di riflessione! E anche per le domande che mi porgi, alle quali cercherò di rispondere poco per volta….mentre preparo la cena….

  17. Cara Simo,
    sono on line! Scusa l’imprecisione!
    Ho già provveduto a correggere sul post e tra i miei commenti la data dell’appuntamento romano che dunque si svolgerà mercoledì 5 ottobre (e non il 4, come avevo scritto erroneamente).

  18. A me è pervenuto l’invito per la presentazione che avrà luogo a Roma e c’è scritto 5 OTTOBRE, qui leggo invece che è il 4… spero che si possa chiarire la data giusta perchè sarebbe un peccato che quanti sono desiderosi di partecipare non riescano a farlo (e io avrei già informato molte persone…)

    A parte questo dettaglio, vorrei intervenire a proposito di questo bellissimo romanzo che l’editore Cavallo di Ferro mi ha inviato ancor prima che arrivasse in libreria e io l’ho letto in un lampo, lasciando da parte tutto quello che stavo facendo al momento di ricevere il plico!
    Infatti, non appena ho iniziato a leggere la prima pagina – solo la prima, mi dicevo, per vedere com’è, solo la prima perchè non c’è tempo, devi fare altre cose – ebbene, mi ha catturato completamente e l’ho mollato un paio di ore dopo, o meglio è stato il romanzo a mollare me con la parola fine, che mi ha fatto venire i lucciconi…
    Ma l’emozione io l’ho provata dalla prima all’ultima riga, e la provo anche adesso che ci ripenso, e dopo aver letto il libro altre 4-5 volte: vi ho ritrovato, soprattutto nel personaggio di Anna, la protagonista, molte cose di me, vi ho trovato innanzitutto la vita, quella vera, pulsante, profonda, la vita delle donne, la vita di chi ha consegnato alla scrittura la propria vita, e poi la storia di un tradimento che, prima ancora di poter essere definito un tradimento coniugale, è un tradimento esistenziale, perpetrato a più riprese a a vari livelli. Non voglio togliere il piacere della scoperta a chi ancora non ha avuto tra le mani il libro ma voglio dire che mai avevo trovato prima in un romanzo una materia così incandescente di riflessioni e di considerazioni su cose come verità e menzogna, bellezza e disincanto, passione e dissoluzione, orchestrate in una lingua così densa e vibratile.

    Grazie a te, Massimo, per aver introdotto questo stupendo romanzo che, sono sicura, piacerà enormemente a tutti gli amici di Letteratitudine. E grazie a te, Simo, per averlo scritto e per avercelo donato, con la generosità del tuo cuore e la tua straordinaria sensibilità di scrittrice e di donna.

  19. @ Maria Di Lorenzo
    Cara Maria, prima di chiudere non potevo non salutarti! :-))
    Grazie mille per il tuo bell’intervento e per l’ottimo lavoro che svolgi con Flannery ( http://www.flannery.it/ ) dove, sono certo, ritroveremo Simona per scoprire nuovi aspetti di questo suo nuovo libro.
    😉
    Ti abbraccio.

    P.s. Ti ri-confermo che la data romana è il 5 ottobre (avevo sbagliato io a indicare il 4)!!!

    Di nuovo, una serena notte a tutti.

  20. Serena notte anche a te!

    Parleremo infatti di Simona su Flannery il 17 ottobre e seguenti…
    il suo romanzo merita moltissimo, ed avendo come protagonista una donna sono già sicura che piacerà, anzi lascerà senza fiato, le amiche di Flannery!

    Grazie ancora, caro Massimo, per la tua stima – totalmente ricambiata – e saluto Simona che certamente, cena permettendo, verrà su Letteratitudine 🙂

    Un abbraccio a te, alla nostra Simo e a tutti gli amici!

  21. Caro Massi…
    tornando a te e alle tue domande…
    1)in che modo in questo romanzo il diritto si intreccia alla letteratura?
    ***
    In questo libro la voce “narrante” della mia poetica è affidata ad un avvocato, Carlo Adami, marito di Anna e principe del foro. Carlo parla sempre rivolgendosi a una corte d’assise immaginaria, in cui celebra un processo che lo vede come imputato. In questo segreto guscio che è la sua coscienza Carlo allestisce un’udienza vera e propria, chiama testi a raccolta, arringa, sostiene accusa e difesa…
    Fa quello che facciamo noi tutti quando ci accostiamo all’altro e invece di entrare in lui, nel suo cuore, nelle sue ferite…lo processiamo nell’intimo della nostra anima, lo giudichiamo, e – spesso – lo condanniamo.

  22. E’ questa la mia poetica del “processo nascosto”, ossia di un processo che – inconsciamente – celebriamo nel buio del cuore, un processo ingiusto, perchè chi anela a un giudizio deve riconoscere che esso va svolto in contraddittorio con la controparte, e dunque prendendo atto di tutti i punti di vista, anche di quelli a noi contrari.
    Il “processo nascosto” invece, è un processo senza difesa, svolto abilmente da noi in contumacia dell’avversario…
    Un processo che ci vede spesso giudici severi e spietati, pronti a perdonare solo noi stessi.

  23. 2) le voci del romanzo hanno affinità con le voci del processo?
    ***
    Sì, le voci del romanzo riproducono quelle di udienza, dove il giudice ascolta l’attore ma anche il convenuto, e dove si scontrano l’accusa e la difesa. E’ dunque costruito come un rimando continuo di toni, di assonanze e fiati, che ruotano tutti intorno a un’unico fatto (un adulterio) scandagliandolo dalla propria personale visuale, dal proprio punto di vista.
    Solo che mentre l’udienza è tutta tesa una sintesi, a una valutazione, a una decisione, il romanzo raccoglie pietosamente tutte le voci, non emette alcun verdetto, rappresenta semplicemente il commosso narratore di tanta fragilità, di tanto dolente transito, è spettatore di sogni caduti, promesse traviate dal tempo, desideri sfaldati da un dimenarsi avverso del cuore o della fortuna.
    Il romanziere non emette alcuna sentenza, a differenza del giudice.

  24. 3) Esistono studi comparati di diritto e letteratura svolti con sistematicità?
    ****
    Sì, esistono alcuni autori che hanno riflettuto con ordine e metodo sui rapporti tra diritto e letteratura. Tra essi ricorderei il docente di diritto John H. Wigmore che è stato il primo, nel 1908, a individuare i diversi modi in cui il romanzo utilizza le tematiche giuridiche. Più di recente Weisberg e Kretschman (nel 1977) hanno rielaborato il modello di Wigmore distinguendo le quattro categorie seguenti: a) opere letterarie in cui viene descritta estesamente una procedura giuridica; talvolta si tratta solo di un dibattimento processuale, ma spesso anche delle indagini preliminari che portano al processo; b) opere in cui, sebbene non venga descritto un procedimento giuridico formale, una delle figure centrali nell’intreccio o nella storia, anche se non sempre il protagonista, è un uomo di legge; c) opere in cui un corpus specifico di leggi – spesso una singola norma o sistema procedurale – diventa un tema centrale; d) opere il cui tema centrale è il rapporto tra l’individuo e la ricerca della giustizia.

  25. 4) In quali opere letterarie si può trovare questo rapporto?
    ****
    In realtà sono moltissime le opere che possono farsi rientrare nelle categorie descritte sopra.
    Pensiamo all’Antigone di Sofocle, ove un corpus di leggi (gli editti di Creonte) assurgono a vero personaggio teatrale e conducono lo spettatore a riflettere sui rapporti tra legge morale e legge umana.
    O a “Bartebly lo scrivano”, di Melville, dove la voce narrante è quella di un avvocato (ed è voce pregna di domande inquiete e accorate sul senso tutto dell’esistenza, e sui suoi rapporti con la “norma” intesa come aspirazione alla normalità).
    O ancora a “I fratelli Karamazov” dove è descritto minuziosamente un dibattimento penale, o a tanta narrativa di Sciascia, in cui l’interrogativo saettante, imperioso, ferito, è quello della ricerca della verità e – quindi – del suo corollario: la giustizia.

  26. La verità è che il diritto, il rapporto tra legge umana e divina, l’imposizione della regola e lo sviamento della regola, non sono argomenti lontani da noi.
    Il diritto è la nostra umanità che aspira a divenire norma, a farsi portatrice di valori, che si incrina e si addolora, proprio come il nostro cuore.
    Ristabilire la giustizia, anche se in modo umanamente imperfetto, equivale a scandagliare il mistero che ci involge, a trovare senso nell’ombra che noi pure siamo, a districarla con compassione.
    Ricordando – però- che quest’anelito deve riguardare le circostanze, gli eventi, i fatti.
    L’uomo, il suo universo interiore, le sue ferite, i suoi mancamenti, le sue resurrezioni, non sono giudicabili da alcuno.
    Il giudizio di un uomo su un altro uomo, e non sui “fatti”, è un profondo atto di violenza.

  27. Per il momento mi limito a complimentarmi con Simona Lo Iacono per le risposte che ho letto qui, ripromettendomi di leggere il suo romanzo che ha suscitato il mio interesse e la mia curiosità.
    Poi magari (forse domani) proverò a rispondere alle domande.

  28. Il notevole talento narrativo (e discorsivo) e la profonda, ricca sensibilità di Simona Lo Iacono anche nell’indagare e nel ritrarre o rendere dettagliatamente – con le minime sfumature – gli stati d’animo, i problemi, le inquietudini, ossia l’anima di qualsiasi persona, è un fatto incontestabile, insomma una bella realtà che riempie lo spirito e solleva il cuore, facendoci sentire partecipi, lo si voglia o no, della vita delle persone che compongono il tessuto di ogni suo racconto.
    Non solo partecipi, ma anche ricercatori della verità, quella che il più delle volte viene travisata o celata dalle passioni, dalle percezioni distorte, dai pregiudizi, dalle antipatie o dagli equivoci.
    La verità a mio avviso è sempre univoca, ma è continuamente in balìa delle emozioni, passioni e via dicendo, oltre che della limitatezza di chi ne va alla ricerca.
    Caro Massimo, ci chiedi se siamo inevitabilmente confinati negli spazi angusti della nostra visuale, ebbene credo che gli spazi angusti si superano o si eliminano con l’esposizione della nostra visuale alle persone che amiamo o con cui siamo in confidenza, senza mai ritenerla – però – definitiva o assoluta.
    La limitatezza appartiene alla conoscenza umana, anzi alla conoscenza di ciascuno di noi: ne deriva la necessità di dare spazio all’apertura mentale senza segreti o riserve di sorta, oltre che al confronto pacato, fondato sulla logica e il distacco emotivo.
    Senonché ciascuno di noi, salvo le eccezioni, tende a nascondere nel proprio cuore almeno un segreto per coltivare un qualche sogno, indispensabile per vivere, dato che senza i sogni o un sogno nessuno può vivere o tirare a vivere. (Io la penso così).
    A Simona rinnovo la mia ammirazione, formulandole l’auspicio che “Stasera Anna dorme presto” possa risvegliare nei lettori il gusto della ricerca spassionata della verità univoca e dei moti del cuore.
    Cordialmente, con simpatia.

  29. Egregia dottoressa Lo Iacono, egr. dott. Maugeri
    mi compiaccio di questa discussione incentrata sulla ricerca della verità. Il che, a modesto parer mio, ha sempre affinità profondissime con il tema delle maschere che noi tutti portiamo, perchè credo che la verità sia strada tutta interna, segreta, un’alcova dove ci concediamo anche la libertà d’essere ciò che siamo.
    E dunque la verità è ardua da affermare all’esterno, perchè si scontra con l’altro che non vuol sentirsela dire, non la vuole accettare…e ci confina nella maschera.
    Maschere per volontà nostra dunque, perchè non abbiamo spesso il coraggio di affermarci per quello che davvero siamo, e maschere per volontà atrui, per ostacolo, per paura.
    Mi dica, dunque, dottoressa Lo Iacono…il tema dei ruoli, dei personaggi che ruotano intorno a un unica evenienza (l’adulterio, tema per eccellenza di verità scottanti) quanto ha a che fare con la pirandelliana impossibilità di essere? Con la necessità di “svestirsi” di se stessi come un cappotto, e poi di nuovo indossarlo, quel cappotto, a protezione del nostro equilibrio e di quello altrui?
    Ecco…questo avevo da dire sulla verità. Che è matertia troppo viva e incandescente, troppo pericolosa, anche.
    Chi, davvero, sa sentirsela dire?
    E chi la confessa a se stesso?
    Pochi, temo.
    Mi rallegro perciò per la sua Anna, mia cara dottoressa, e mi auguro di venire a trovarla alla Feltrinelli di Catania, lunedì entrante. Come ben sa, è nell’itinerario della mia consueta e domestica passeggiata per la via Etnea. E dunque, se le gambe non scricchioleranno e il tempo terrà, sarò da lei per abbracciarla unitamente al caro dott. Maugeri.
    Mi abbia suo affezionato
    professor Emilio

  30. Cara Simona, solo per dirti che ho letto il tuo libro tutto di un fiato. Non sono riuscita a staccarmi dalle pagine, ho dovuto continuare fino alla parola fine. Sono rimasta incantata, ipnotizzata, come raramente mi accade.
    Vivo a Roma e, lavoro permettendo, spero di essere alla Feltrinelli il 5 ott., così ti conosco di presenza.
    Ciao e grazie per le tue pagine.

  31. Ecco Simona che ritorna ad offrirci le sue parole belle, quelle che abbiamo già apprezzato e che speravamo avessero un seguito. Vedo con piacere che le vostre strade, Massimo e Simona, corrono ancora parallele e ricche di parole intense. Vi abbraccio entrambi e vi mando un saluto in quella meravigliosa Sicilia che tanto amo.

  32. Carissimi amici
    grazie di cuore per la vostra partecipazione e il vostro affetto! Un grazie speciale a Eventounico (al quale dico che la Sicilia ha nostalgia di lui) e a Cristina Bove, che mi ha letta e recensita con parole bellissime!
    Grazie poi a Raffaella, che spero davvero di conoscere a Roma e al carissimo Ausilo, col quale concordo….è vero, la limitatezza, la finitezza fa parte del nostro essere uomini, e così pure, credo, la percezione di un fatto.
    Ma vero è anche che la complessità di esso, la sua univocità, è afferrabile. Basta cambiare prospettiva, vestire i panni dell’altro. Per Anna diventare Elisa, e per Carlo diventare Giovanni…Un’evoluzione nella condizione del nostro opposto, nel suo punto di vista, nel suo passato e nelle sue ferite, che forse renderebbe intellegibile a tutti che la verità sta proprio nell’essere comunicanti, necessari gli uni agli altri, e che il dolore dell’uno, è – inevitabilmente – perdita di tutti.

  33. Caro professor Emilio
    è vero. Non sappiamo dirci la verità. E non sappiamo dirla agli altri. Per questo ci releghiamo in ruoli, per questo recitiamo a soggetto.
    Ma forse, ci è data una strada…
    Forse l’inizio di tutto è imparare ad amarla, la verità, almeno quella su se stessi.
    Trovatala nel nostro essere caduchi, provvisori, fragilissimi, sapremmo anche applicarla agli altri. O forse accettarla, accoglierla, amarla anche se ci fa soffrire.
    Spero di vederla arrivare alla Feltrinelli di Catania! Io sbircerò…e la cercherò con moltissimo affetto.

  34. Ora scappo…
    Vi aspetto tutti domani a Siracusa, ore 18, Jolly Palace hotel!
    Il mio relatore è il carissimo Massimo, insieme all’avv.to Sebastiano Grimaldi, presidente del consiglio dell’ordine di Siracusa.
    Al piano avremo il bravissimo maestro Biagio Lo Cascio. Legge i testi l’ attrice Rina Rossitto, già intensa interprete della presentazione di questo romanzo (unitamente ai racconti di Massi) tenutasi durante il festival della letteratura di Taormina.
    A domani! Ciao socio!

  35. Leggo le meravigliose pagine di Simona a Parigi, in questi caldi crepuscoli di fine estate, e ne porto lungamente dentro la magia, la suggestione, l’incanto. Perché la prima cifra di questa scrittura sottile e profonda è sicuramente l’emotività. Quattro personaggi, quattro mondi risonanti, che l’autrice penetra con sapiente destrezza, e dei quali ci fa innamorare. E’ questa la principale capacità dei grandi scrittori – farci innamorare di tutti i personaggi indistintamente, principali e secondari, delle luci che li illuminano, ma pure delle ombre, dei malesseri, delle contraddizioni che li abitano. Del dolore che li piega ma non li schiaccia. E’ così che inseguiamo l’amore, inseguiamo il sogno dell’altrove, inseguiamo la tenerezza. Alla stessa maniera in cui poi soffriamo l’abbandono, la solitudine, il bulino che incide la carne chiamando il sangue. E’ un romanzo di viscerale intensità, che non si dimentica, e per il quale auguro all’autrice ogni fortuna e tutto il successo che merita. Un saluto caro anche a Massimo che ci accoglie e a tutti i lettori. Non perdete occasione di leggere questo libro, amici. Correte ad acquistarlo. Regalatelo. E’ una delle prove più intense e più riuscite degli ultimi mesi…

  36. Intanto un caro saluto a Simona per questo suo nuovo “parto” letterario…
    Sto terminando la lettura del libro proprio in questi giorni e posso confermare che non tradisce le attese: ritroviamo la stessa liricità appassionata di storia e linguaggio di “Tu non dici parole” e “La coda di pesce che inseguiva l’amore”… (complice Massimo Maugeri :-))
    Trovo interessante l’esperimento anche tecnico che compie Simona, che alterna prima e seconda persona e utilizza anche la lettera come espediente per farci entrare da diversi punti di vista nell’animo dei personaffi.

  37. Saluto tutti gli amici con al primo posto Simona per inviarLe il mio in bocca al lupo per domani, e poi, a ruota tutti gli altri tra cui il MESTRO Luigi che non vuol lasciar Parigi.
    Temi complessi e poliedrici, come sempre, quelli proposti da Massimo. Credo non basti una sola vita per comprendere, e nemmeno mille.

    Massimo al solito stimola l’attività cerebrale e non riesco a frenarmi dal rispondere.
    QUANTO AL PRIMO QUESITO
    sull’argomento ho una mia personalissima banale visione (ma tu vedi!), avendovi ragionato un ventennio fa, quando avevo il tempo di riflettere sulle cose del mondo (oggi la società ci vuole accelerati, per andare rapidi), e mi gratifico col raccontarvela succintamente.

    E’ mia convinzione che non esista una verità sola, l’assoluta!, ma la verità di ciascuno: per usare le parole di Massimo, quella filtrata dalla percezione personale. Potrà coincidere, al più, con quella di altri, perchè, all’interno del micro-ambiente in cui siamo cresciuti e/o viviamo, siamo tutti, o quasi, uniformemente “normodotati” degli stessi relativi preconcetti (la morale, la religione, la cultura, l’educazione, la scienza, la legge, ecc. ecc.).
    Fuori dal nostro “universo vitale” (il che può accadere anche a pochi passi da noi) pullulano altri gruppi con altre verità, seppure il paesaggio è sempre lo stesso.
    L’oggettività è nelle cose, negli eventi, nelle persone e nei loro comportamenti, ma non nei concetti che utilizziamo per comprendere tutto ciò, in quanto soggettivamente sub-variabili.

    QUANTO AL SECONDO QUESITO
    La risposta a questa altra complessa domanda è relativamente intuibile, visto quanto esposto prima.

    Tutti (“noi pochi tutti”) diremmo che no, assolutamente no!
    Anche questo è, come parzialmente visto, relativamente vero.
    Ma ragioniamo. Il parziale sguardo orientato verso una visione un tantino più ampia di quello che vediamo e sentiamo intorno forse è possibile?
    Mi espongo. La capacità di rinunciare ai nostri preconcetti è forse la via per comprendere in modo diverso? E se questa capacità diventa abitudine, ogni giorno, ogni cosa, ogni evento, saranno suscettibili di valutazioni scevre da preconcetti? E, duqnue, pur sempre relativi, così, almeno, saremmo veri con la nostra “relativa verità” più pura? Chissà.

    Per il vero credo di no. Lo stesso sapere è relativo, la conoscenza è relativa, la scienza è relativa.
    Anche la legge è relativa. Nel nostro sistema giudiziario il Giudice giudica in base alla legge. Non ricerca verità assolute, ma la verità giudiziale, quella che coincide con i preconcetti chiamati “legge”.
    Il relativo è legge.
    Del resto all’interno di un contesto sociale più ampio le regole sono la verità relativa che diviene assoluta per i consociati che univocamente la accettano (o quasi), come dire che questa, nella sua visione più ottimistica, è la poesia delle gente, ciò cui aspira. E queste stesse leggi, però, col passare del tempo non incontreranno più il sentimento dei consociati, perdendo via via il loro valore relativo/assoluto, per divenire desuete, e di questi tempi anche bruciate in un irresponsabile falò che a vederlo fa ironicamente pensare: perché non si brucia anche il latino ed il greco e tutte le altre lingue morte che non servono più nel quotidiano rapportarsi col sociale?

    Fortunatamente non tutti sanno che ci sono state (e ci sono!).

    In conclusione non propendo a credere che possa esservi una verità assoluta, essendo tutto retto da relatività. Ma anche questo mio concetto è relativo e, forse, concentricamente vero.

    C’è un bel film che suggerisco di vedere e che tratta l’argomento fornendo una parziale soluzione al problema della ricerca della verità assoluta, il cui titolo è “Mangia, prega ama”.
    Grazie a chi ha letto per l’attenzione.
    Ci vediamo domani da Simona
    Pietro

  38. Chiarito l’equivoco della data dell’incontro romano con Simona ed il suo libro, che non ho ancora comprato, ma che confido, una volta letto, di riuscire ad apprezzare almeno quanto il precedente “Tu non dici parole”.
    Il tema della “verità multipla” è molto affascinante, e mi colpì fin quando, da bambino, vidi in TV “Rashomon”, uno dei primi capolavori di Akira Kurosawa, la storia di un delitto di un samurai attraverso le versioni contrastanti di testimoni, vittima stessa (attraverso un medium) e quella del colpevole, tutte contrastanti tra loro e anche con quanto deposto dagli stessi in tribunale, ma tutte ri-filtrate dalla narrazione di un monaco ad un passante, nell’attesa che si interrompa la pioggia che li ha fatti incontrare.
    Un altro bel libro imperniato su questa relatività del vero è “La quarta verità”, romanzone di ambientazione storica (siamo in Inghilterra in pieno XVII secolo, in mezzo a lotte politiche, religiose e filosofiche), ed anche qui quattro narratori ricostruiscono un fatto criminoso da divergenti punti di vista. Con sorprese ad ogni capitolo, fino a quello finale, degne di un grande “giallo di classe”, sapientemente costruito.
    La verità non è che un punto di vista, in genere condizionato da preconcetti di varia natura come bene descrive Pietro Aglianò nel precedente intervento, o da semplice personale miopia. Ignorarlo è spesso la principale causa di incomprensioni, liti, dissidi, guerre fratricide.
    Rendersene sempre conto, al contrario, è il primo mattone della comprensione e della tolleranza.
    Ma è importante che ci costruisca sopra un romanzo una scrittrice-magistrato come Simona, mostrando tutta la sua sensibilità sull’argomento, che ha naturalmente i suoi risvolti etici, morali, ma anche giuridici.

  39. Nella speranza di leggere presto il romanzo di Simona, auguro a “Stasera Anna dorme presto” tanto tanto successo!

  40. Cari amici
    grazie di cuore per la vostra partecipazione affettuosissima, e per la lettura che avete fatto della mia Anna.
    Nome antico nella mia memoria, che associo da sempre al mio primo grande, amore letterario: Anna Frank. E che, peraltro, ho tributato con soddisfazione anche alla mia gatta: Annuccia.

  41. E dunque un abbraccio grande e grato al mio Luigino, che mi legge da Parigi, da una città e da una dimensione del cuore, dove credo possano incontrarsi e incrociarsi i destini di molti sognatori, e che – forse – nella luce struggente della vie en rose, aiuta a penetrare tutti i declini dell’anima, tutte le sue assuefazioni, i suoi pellegrinaggi, le sue morti.
    Grazie per gli auguri alla mia Anna!
    Oggi durtante la presentazione ti penseremo tanto, Luigi caro.

  42. Massimo, la presentazione che hai fatto dell’autrice e del romanzo m’intriga molto. Come m’intriga il connubio scrittrice/magistrato. Promette scintille. 🙂

  43. Interessantissime le riflessioni di Carlo, che riecheggiano la frammentarietà e molteplicità dello sguardo processuale. In effetti, il processo è il campo della disgregazione della verità e della sua ricostruzione, il campo – anche – in cui la ricerca di questa verità si fa affannosa, faticosa, dolorosissima. Perchè sfugge, allenta la presa, sgrana il morso.
    Niente come il processo ci insegna ad essere umili nel viaggio verso il giudizio, e niente come la fase istruttoria ha vocazione “narrativa” e dunque dolentemente volta alla ricerca di “un senso”.
    Pensiamo alla testimonianza, che è racconto, memoria, storia.
    O alla confessione, che è rivelazione, ribaltamento, conoscenza.
    O all’interrogatorio, che è indagine, freccia, disagio.
    Gli elementi letterari del processo ci fanno comprendere che quando è in gioco l’umanità, il suo dipanarsi in eventi, il suo dibattersi e arrendersi, ogni atto va condotto con immenso rispetto e amore. Con la consapevolezza, tremante e commossa, di chi assiste a un destino e, per legge, deve reggerlo in mano.

  44. E qui mi riaggancio al mio caro amico Pietro…
    e sì. La relatività dello sguardo. E la relatività – persino – del fatto.
    E poi chiedi: basta spogliarsi dei preconcetti per afferrare la verità?
    Non lo so, caro Pietro. Ma so che basta per amare l’uomo, per accoglierlo.
    Fatto questo, il campo della verità si sposta dall’esterno all’interno, e ci libera, sia pure nell’imperfezione della nostra finitezza, perchè la vita stessa ci insegna che noi siamo ed esistiamo solo nella RELAZIONE con l’altro (dove l’altro siamo anche noi stessi, il nostro cuore).
    Dunque, senza l’altro che senso avrebbe cercare la verità?
    E qui diceva bene il professor Emilio un po’ più su, dove coglieva i profondi legami della verità con la socialità, e l’impossibilità, talvolta, di esternarla.
    E’ il dramma dell’uomo moderno, cui Pirandello ha dato volto, maschera, sorriso e pianto. E’ il canto della nostra solitudine, della nostra isolatissima ansia di essere.
    Ma la vita dimostra anche che laddove venga fatto uno sforzo connotato da gratuità, ingiustificabile agli occhi delle logiche umane, pietoso, misericordioso, la maschera cade.
    E allora penso, dopo tanto dibattermi, che l’unica verità assoluta è stare in ascolto, afferrare, accompagnare.E questo, tanto nella vita, quanto in udienza.
    Se i mie quattro personaggi (Anna, Elisa, Carlo, Giovanni) non si sono capiti, se hanno tessuto quattro storie di uno stesso fatto, è perchè è mancata la relazione vera, profonda, gratuita con l’altro.
    E perchè hanno allestito processi e roghi nel loro cuore, invece di amare.

  45. E ora…buona domenica a tutti! Ci vediamo questo pomeriggio al Jolly Palace hotel di Siracusa alle ore 18! Massi ti aspetto!..e corro dalla parrucchiera che deve mettermi in piega i capelli….

  46. Ne approfitto per salutare e ringraziare i nuovi intervenuti: Leo, Ausilio Bertoli, il prof. Emilio, Raffaella, Eventounico, Cristina Bove, Luigi La Rosa, Maria Lucia Riccioli, Pietro Aglianò, Gaetano Failla, Matteo Grimaldi.
    Grazie a voi per essere intervenuti!

  47. oggi 25 settembre 2011, ore 18, presso il Jolly Palace Hotel di Siracusa – Simona Lo Iacono presenta il suo romanzo «STASERA ANNA DORME PRESTO» con Massimo Maugeri e il presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati di Siracusa, avv.to Sebastiano Grimaldi.

  48. domani il 26 settembre 2011, ore 18, presso la Libreria Feltrinelli di Catania, Via Etnea, Simona lo Iacono presenta il suo romanzo «STASERA ANNA DORME PRESTO» con Massimo Maugeri

  49. Caro Massi
    grazie di cuore per la tua affettuosissima presenza, ieri, al Jolly Palace hotel!E’ stato bellissimo condividere con te e con Seby Grimaldi questo momento.
    Grazie di cuore anche a tutti gli intervenuti!
    Ci vediamo questo pomeriggio alla Feltrinelli di Catania!
    Un bacio!

  50. cara dottoressa, speriamo di poter intervenire questo pomeriggio alla feltrinelli, esami permettendo. abbiamo già letto il libro e ci è rimasta impressa questa frase:”Sai invece adesso che la fantasia è malata e bugiarda, che non è fatta per avere gambe e braccia, che non ha fame, la fantasia, né sete, e che non disgela nelle prime soleggiate né svapora con l’arrivo del freddo.
    Che è una nemica che sa scegliere bene l’avversario, che lo lusinga e poi lo affonda nel cuore, che resta a guardarlo giacere per terra mentre muore e mentre lei cerca ostinatamente un’altra preda….”
    vorrei chiederle: cos’è la fantasia?
    a oggi.
    dora

  51. Luca Telese, Massimo Carlotto, Simonetta Agnello Hornby, Francesco Fioretti, Giovanni Fasanella, Enzo Maiorca, Carlo Mazza, Elvira Seminara, Eva Clesis, Laura Bosio, Maddalena Rostagno, Massimo Maugeri, Simona Lo Iacono, Chiara Caprì e Nadia Terranova
    +++++
    …. Sono questi i nomi dell’autunno letterario in arrivo alla libreria “Circolo Pickwick” di Messina (via Ghibellina, 32). Un cartellone ricco di scrittori e giornalisti autori di best-seller che ruotano attorno al tema del mare per eccellenza, il nostro Mediterraneo.
    ++++++++

  52. Gentile dottoressa Lo Iacono,
    grazie infinite per le sue risposte. Credo che se a Catania non verrà giù un altro nubifragio come quello di ieri, questo pomeriggio sarò da lei alla Feltrinelli di via Etnea. Mi felicito per la presentazione di ieri e mi auguro di poterla ascoltare oggi.
    A parte quelle citate, non crede che tra le opere che meglio descrivono i rapporti tra diritto e letteratura possa porsi ” Il processo” di Franz Kafka?
    Qui il protagonista si immerge infatti anima e corpo in una ‘procedura’ legale a seguito del suo ‘arresto’ per un crimine non definito, lasciando che il proprio senso di colpevolezza o di innocenza venga influenzato dalle allusioni e dalle insinuazioni degli emissari di un ‘tribunale’ mai identificato.
    Situazioni analoghe si ritrovano anche in alcune opere di Ugo Betti e di Dürrenmatt (ad esempio Panne). Tutte queste storie moderne possono essere avvicinate alla situazione dell’Edipo re di Sofocle, in cui il protagonista continua a cercare di stabilire la propria colpevolezza o innocenza di fronte alla legge, nella convinzione che solo la legge darà piena risposta al suo dilemma di uomo e di sovrano.
    …Insomma, moltissime opere della letteratura sono pregne di questa riflessione a vari livelli. Segno che il diritto, la legge, e il nostro rapportarci ad essa, in verità, ci segnano e ci caratterizzano molto più di quanto non si pensi.
    Trova esatte le mie riflessioni?
    Mi abbia suo affezionato
    professor Emilio

  53. Carissima Simona, come prima cosa ti faccio i migliori auguri per questo tuo bellissimo libro che sto leggendo in questi giorni con grande commozione. Alla bellezza della tua scrittura, infatti, si aggiunge una caratterizzazione dei personaggi che rapisce il lettore.
    Tu mi hai rapita, cara Simona. La tua Anna mi ha rapita (inutile nasconderti che parteggio per lei).
    Insomma grazie per questa storia che ci hai donato in cui, a tratti, ho ritrovato pezzi di me stessa e della mia esistenza.

  54. – In che modo il concetto di verità può essere filtrato dalla nostra percezione personale? E fino a che punto, dunque, può esistere una verità univoca?

    La verità finisce inevitabilmente con l’essere condizionata dal nostro modo di vedere le cose, dalla nostra condizione, dalla nostra necessità di darci sempre e comunque una giustificazione. Da questo punto di vista non può esistere una verità univoca. Non almeno finché ci si arrocca ciascuno sulle proprie posizioni.
    Questo però non significa che si deve rinunciare alla ricerca della verità. Tutt’altro. Bisogna sempre cercare di tendere ad essa.

  55. – Esiste un modo per superare la parzialità del nostro sguardo sulla vita e sugli eventi che la caratterizzano? Se sì, qual è?
    Oppure siamo inevitabilmente destinati a rimanere confinati negli spazi angusti della nostra visuale?

    L’unico modo è tentare di aprirsi all’altro cercando di comprendere il suo punto di vista, ricordandoci che la verità, forse, non è altro che la somma di tutti i punti di vista. Compito non facile, però.

  56. Cara Simona, ancora grazie per questo tuo nuovo libro che sta accompagnando la mia esistenza di questi giorni. La Anna che è nel mio cuore e che mi vive dentro ti abbraccia forte. Ed io con lei.

  57. C’è sempre un dubbio che rimane, sempre una voce che s’impone sopra le altre e detta il ritmo di un ricordo, che può farsi invadente o incostante, ma che ripropone una verità non parcellizzata, unica.
    Nel libro di Simona le voci che si raccontano sono quattro, distinte per timbro, sensibilità ed esperienza. Più introspettive quelle delle donne, più tese a vagliare i fatti quelle degli uomini. In ognuna, però, c’è l’insistenza allo scandaglio, alla ricerca di una verità che possa dare “giustificazione” al dolore.
    Ecco, è qui, in questa “giustificazione” al dolore, che le quattro voci sembrano convogliare in una sorta di Voce Superiore, in cui quello che assume rilevanza non è la verità di ognuno ma la verità e basta. Chi tradisce? Chi è tradito? Chi ama inutilmente? Chi ama ricevendone in cambio felicità? Tutti e nessuno.
    Perché ognuno, nello stesso momento, è tradito e traditore: e lo sa. Anna scrive: non è la scrittura che la sottrae a suo marito?
    Elisa sceglie il “principe del foro”: non lo sa che questi è ancora innamorato della moglie?
    Carlo, che ama Anna e potrebbe risolvere ogni dubbio aprendosi al confronto: non si cerca l’amante giusto per convogliare l’asprezza in un rapporto che dovrebbe appagarlo?
    Giovanni, che ha condiviso con Anna letture e scritture: non sa che al di là di Anna non può trovare la pace che cerca perché l’amore che prova per lei è di quelli che non si risolvono con l’assenza?
    Ecco, mi pare che Simona, con il suo romanzo, sia andata oltre le verità parziali e abbia voluto convogliare in quell’Unica Voce – che tutte le raccoglie – la verità. Quale?
    Che è nella parzialità che ci muoviamo, nella parzialità che si formano i nostri dubbi e le nostre mancanze; è in quel fondo indistinto di percezioni più o meno vaghe che si formano le nostre certezze. E dunque anche le certezze sono parziali, sfumate, incomprensibili se non considerate nell’interezza di noi. Ma l’interezza di noi è solo nostra, mai completamente fruibile dagli altri, ci appartiene e ci identifica. E’ quella scaglia che ci fa percepire il mondo e gli affetti in maniera unica. E da qui nasce lo scarto, la molteplicità, la differenza del sentire.
    Ma potrebbe essere diversamente?
    Esiste una verità inossidabile e definitiva?
    Forse…
    Però…
    Il resto ce lo diciamo il cinque ottobre alla Feltrinelli di via del Babbuino.

  58. Grazie per questo tuo bellissimo commento, cara Tea. E in bocca al lupo per la presentazione romana di questo libro. Chissà quante cose belle dirai. Mi dispiace non poter essere presente. Ma mi farò raccontare.;-)

  59. Ringrazio anche coloro che hanno avuto la possibilità di partecipare alla presentazione catanese presso la Feltrinelli di via Etnea.
    Anche in questo caso c’è stata la possibilità di scandagliare ulteriormente la conoscenza di questo nuovo romanzo di Simona, anche grazie alla partecipazione dei presenti (tra cui Elvira Seminara e Marinella Fiume, protagoniste di due ottimi interventi).

  60. Ne approfitto per salutare anche i nuovi partecipanti alla discussione: terzo anno di lettere moderne, circolo pickwick, Leo, Amelia Corsi.
    E grazie al prof. Emilio per il nuovo commento (anche se mi dispiace non averla vista tra il pubblico della Feltrinelli di Catania. Tutto bene, caro prof.?)

  61. Caro ragazzo
    sarebbe stato assai bello partecipare a questo pomeriggio letterario della gradevole libreria Feltrinelli!
    Ma ha visto che tempo incerto? Non mi arrischiai a uscire e prendere freddo…. E poi, io vado a piedi e se diluvia rimango bloccato!
    Auguro comunque a lei e alla cara dottoressa ogni successo!
    Domani mi procurerò il testo, e lo leggerò con moltissimo piacere!
    Un caro saluto dal suo affezionato
    professor Emilio

  62. Apro il romanzo e interagisco emotivamente coi personaggi, diversi ma accomunati dal tono profondamente malinconico.linguaggio raffinato; parola alata, capace di toccare l’alto e il basso, di rivelare l’Anima del Mondo.
    A proposito di VERITA’:l’etimo=a-letheia mi dice del non nascosto, che sa ri-velarsi se il nostro CAMMINAMENTO é costante,interattivo,nel crocevia,ove l’incontro del diverso diviene scontro per poi reincontrarsi e divenire nota armonica, senso del sentire comune.Un viaggio di umile partecipazione emotiva e intellettuale.

  63. I miei migliori auguri a Simona per questo splendido romanzo e per una carriera letteraria che si prefigura luminosissima. Il libro l’ho letto e recensito, ho avuto anche il piacere di porre alcune domande all’autrice. Posto qui l’intervista come contributo alla discussione. Un caro abbraccio a tutti.

    Intervista a Simona Lo Iacono

    Simona, dopo “Tu non dici parole” un romanzo storico e “La coda di pesce che inseguiva l’amore”, (scritto insieme a Massimo Maugeri), un racconto che possiamo definire fiabesco, ecco “Stasera Anna dorme presto”. Come definiresti questa tua ultima opera?

    Grazie, Salvo per le parole appassionate che hai tributato a questo libro. Una narrazione che nasce, prima di tutto, da una forte esigenza morale. Come giudice assisto a un coro millenario di voci sovrapposte. Ascolto motivi, giustificazioni, raccolgo solitudini, evoco fantasmi. Una matassa di ombre mi sfila davanti, s’incolonna innanzi alle scranne, quel legno da cui il giudice osserva, protetto dal nero della toga, dal bianco delle nocche, dai codici impilati al suo fianco. E penso. Penso che ogni processo nasconde sotterranei mondi che non potrò raccogliere in sentenza, ai quali sarebbe impossibile applicare una sola norma. Perché sotto il dedotto e il deducibile, sotto le apparenze abilmente rappresentate dagli avvocati, c’è un altro processo, quello doloroso, intimo, solitario che l’imputato consuma nel suo cuore.
    Ecco, dei due processi – quello reale e quello nascosto – il giudice regola il primo. Ma lo scrittore è il dolente segretario del secondo.

    Giudicare i propri simili, condannare o assolvere, stabilire una pena, non è un compito troppo gravoso per un essere umano?

    E’ certamente il compito più arduo e doloroso che un essere umano debba compiere. E tuttavia è un compito necessario per mantenere la stabilità, la pace sociale. A un solo patto però: che il giudizio del tribunale si limiti al fatto. Senza entrare mai in un giudizio morale verso l’uomo. Ciò che il magistrato ha il potere di decidere attiene all’ambito dell’azione (persino i moventi e l’indagine psicologica vanno vagliati sotto questa luce). Il resto, valutazioni personali, morali, non appartiene ad alcuno. Il giudizio di un uomo su un altro uomo non è del tribunale, né dell’uomo stesso.

    La scrittura può essere terapeutica per salvare il mondo dall’imbarbarimento?

    Sì, la scrittura è una ricerca di verità e bellezza, e quindi ci immette in una dimensione defilata, profonda, dilagante dell’essere. Perché ci costringe a guardare la realtà con altri occhi, a sventrare le maschere, a contemplare il mondo con uno sguardo sovrapposto. E’ duplicazione, la scrittura, ma alche moltiplicazione, perché smembra e ricompone in modo diverso, tanto che – alla fine- lo scrittore (o il lettore) non è più lo stesso, è rimasto inciso da un solco che sarà costretto a ricordare, che manterrà magari in un angolo del cuore, ma che salirà su a confortarlo, a guidarlo, a convincerlo quando la vita, e la sua graffiante impostura, si faranno nuovamente sentire. Il vero libro è quello che ti lascia dentro una memoria inabissata, dormiente, e che pensi di avere scordato, ma continui a leggere nascostamente, che continui a vivere senza forse saperlo.

    Anna, Elisa, Carlo, Giovanni, quattro esseri di questo mondo costretti a fare i conti con le proprie debolezze. Chi, fra tutti, meriterebbe una carezza in più?

    Tutti. Tutti e quattro per diverse ragioni. Come, d’altra parte, l’umanità intera. Nessun uomo si sottrae all’esigenza di essere consolato per gli errori fatti, per le cadute, per il male o il bene seminato. Né alcuno merita di essere classificato per un verso o per un altro, per una falla piuttosto che per un successo, dimenticando la magnifica complessità e fragilità di cui vibriamo, la tenerezza di cui saremmo assetati, le parole che non sappiamo dire per paura o per un passato che ci precede. Tutti malfattori e tutti santi, noi uomini, ma in modo stranamente sovrapposto, perché nessuno di noi può dirsi veramente nella luce. O nel buio. Siamo quella soglia perpetua e piangente che a volte rimane ingabbiata, o che, anche quando riesce a scegliere, conserva la cicatrice dello sforzo fatto, la delicata stramatura di un prima e un dopo. Tutti meritevoli di un amore disarmato, quindi. D’altra parte lo scrittore deve essere un ostinato e perduto amante dell’uomo.


    La lealtà paga sempre?

    Paga con se stessi. E questo è già tanto. Rispetto al mondo avviene più raramente, perché la lealtà esige anche pietà umana, commozione, capacità di non sapersi arroccare sulle proprie posizioni…chi accoglie un atto di lealtà deve avere coraggio, farsi umile, partecipe. Come vedi non esistono atti isolati, decisioni solo nostre. Tutto si ripercuote sul destino degli altri, invisibilmente e silenziosamente, con una costanza simile al lento lavorio di un instancabile ruminante. Questo per dire che siamo tutti concepibili solo per mezzo degli altri, per loro merito, o per loro colpa.

  64. Miei carissimi amici
    un saluto al volo prima di rispondere a tutti, e con molta gratitudine, questa sera, dopo il lavoro.
    Ringrazio Massimo per il pomeriggio alla Feltrinelli e i carissimi amici appena intervenuti, la mia cara Tea, il prof. Emilio, Lucia, la dolcissima Gabriella Rossitto (cui non dirò mai abbastanza grazie per la sua presenza) e naturalmente il caro Salvuccio.
    A voi tutti il mio cuore e a questa sera!

  65. Complimenti per la bellissima presentazione di ieri alla Feltrinelli di Catania. Istruttiva, coinvolgente ed emozionante. Sono stato davvero felice di aver partecipato e di ritrovarvi adesso online sulle pagine del blog.
    Ho già iniziato a leggere il libro: le aspettative finora sono più che rispettate!

  66. Carissimi Simona e Massimo,
    innanzi tutto un affettuoso saluto e complimenti per la presentazione del libro di domenica sera al Jolly Hotel di Siracusa.
    Relativamente alle domande poste da Massimo, prima di argomentare le mie tesi ( in realtà in questo momento non è ho il tempo perchè sono in studio!!!!), volevo porre l’attenzione di tutti i partecipanti alla discussione sul significato della parola “verità” in greco: aletheia ( a- privativo + léthe = “nascondimento”, ovvero “ciò che non è nascosto”, “che è esposto allo sguardo”).
    Va da sè, dunque, l’affinità col processo, soprattutto penale.
    Ciao a tutti e a presto.

  67. Errata corrige: “non ne ho il tempo”, la velocità nello scrivere al pc ( con la distrazione del contorno) fa commettere errori mostruosi !!!!!!
    A presto.

  68. Mia cara Tea,
    gli interrogativi che poni sono intensi, e profondamente veri. C’è una voce unica, c’è una verità unica…ma essa sarà colta, alla fine, solo dal lettore, l’unico a cui è dato assistere all’insieme, l’unico che può raccogliere ogni frammento e farlo combaciare. La somma di tutte le verità.
    E però..alla fine di questa pietosa raccolta di resti…quanta amarezza, quanti desideri sfaldati, quanto amore mal speso.
    Dicevamo ieri alla Feltrinelli di Catania, che nessuno di questi quattro personaggi, pur preda dell’amore, sa veramente amare.
    Perchè l’amore rovescia gli ostacoli, sradica i punti di vista, distrugge le barriere.
    Non a caso, Carlo, nell’arringa finale pronuncia questa frase:”questi sono gli inferi di chi non ama veramente”.

  69. Cara terzo anno…la fantasia è la possibilità che la vita ci dona di pensare in modo alternativo, di essere altro, di fare altro…senza farlo.
    E’ cioè un dono per sperimentare ciò che altrimenti ci sarebbe precluso, occhi, corpo, sogni…un’invenzione del cuore, maliarda, forse ingannatrice, ma anche seducente come una stella, come uno sfarzo di luci, come un amante.

  70. Caro prof Emilio, ma certo! il processo di Kafka è sicuramente un testo capitale in tema di rapporti tra diritto e letteratura! E, con esso, tanta narrativa del collega Gianrico Carofiglio, dove il processo è campo di scontro tra apparenza e realtà, tra malessere e ricerca, tra menzogna e verità.

  71. Belle le osservazioni di Maria e Lucia sull’etimologia della parola verità! Nascondere è infatti il contrario di rivelare, e rivelazione è più che scoperta. E’ anche volersi sottoporre alla verità, non solo dirla.

  72. Buongiorno a tutti, vorrei rispondere innanzitutto alle domande di Massimo: a mio modo di vedere la verità non è mai univoca, esistono tante verità quanti sono i punti di osservazione della realtà (Pascal addirittura metteva in discussione anche il fatto che ogni uomo avesse una sola prospettiva di verità ponendo l’accento sul suo lacerarsi fra “ragione” e “cuore” ponendo una prospettiva dualistica all’interno del medesimo individuo).
    Tuttavia abbiamo un dono prezioso che ci permette di uscire dai vincoli del soggettivismo: la capacità di esprimerci, il dialogo, l’accordo attraverso le parole. Solo la parola ci salverà, e della parola abbiamo intimamente bisogno perché attraverso la comunicazione con l’altro elaboriamo un mondo di relazioni stabili che ci permette di conoscere la nostra stessa identità. Da soli non sapremmo nemmeno chi siamo. Il nostro “essere” è sempre un “essere in relazione all’altro” (padri di… fratelli di… amici di… figli di… medici di… insegnanti di… o scrittori di … ogni definizione si svuota di senso se non è supportata dall’altro che la riconosce).
    Dunque la relazione umana, strutturata attraverso la parola.
    E proprio di parole e dell’importanza delle parole ci parla ancora una volta Simona nel suo nuovo romanzo. Una storia intensa e vibrante da “non” leggere tutta d’un fiato, per non rischiare di perdere il gusto poetico di cui è intrisa la prosa sognante di Simona.
    Una storia eterea fatta di pensieri che rimandano appena ai fatti, lasciandoli volutamente in secondo piano, appena accennati, quasi da indovinare, immaginare. Perché si sa, le storie sono sempre le stesse, ciò che conta realmente è il modo di raccontarle. Le parole, appunto, e i pensieri, perché ciò che conta realmente forse non è ciò che facciamo, ma ciò che pensiamo. E ciò che diciamo, soprattutto, e ciò che “non” diciamo.
    In questo romanzo grida forte l’assenza di alcune parole: le parole non dette di Anna che nasconde la sua scrittura, le parole non dette di Carlo che non espliciterà mai la sua domanda di matrimonio, le parole non dette di Elisa che tace accondiscendente pur di non vedersi scappare la “preda” accalappiata a doppio laccio col ricatto del “figlio trofeo”, le parole non dette, ma scritte troppo tardi, di Giovanni.
    Le parole non dette alterano le relazioni, e sconvolgono irrimediabilmente i fatti. I fatti restano muti sullo sfondo, assistono al dipanarsi di pensieri ed emozioni che sbagliano tempistica e non trovano l’attimo, il momento giusto, per manifestarsi al mondo con le parole appropriate.
    Suor Francesca Spitaleri diceva parole, per costruire il suo mondo di bellezza e trincerarsi al riparo della morte che invece non conosce parole e, come dice Pittitta, “quannu arriva è in silenzio”. Anna rovescia la prospettiva e non dice parole, le tiene chiuse per sé, come un bozzolo nel quale cercare rifugio, dove alla fine invece resta soffocata.
    È andata così! Verrebbe voglia di esclamare alla fine alzando le spalle, in un misto di amarezza e rassegnazione. Ma purtroppo come in tutte le guerre i feriti sono molti, troppi, perché alla fine qualcuno si possa considerare un vincitore.
    Complimenti, e un grazie di vero cuore alla nostra bravissima Simona per averci donato un romanzo che non dimenticheremo più.

  73. Complimenti alla Lo Iacono per il libro che sto iniziando a leggere ed a Maugeri per questa discussione e per il blog in generale.

  74. Nel romanzo di Simona – anch’io tra l’altro trovo molto belle le osservazioni di Lucia e della cara Maria Suma sull’etimo di “verità” – come in un gioco di specchi le verità si frantumano e rimbalzano da un personaggio all’altro quasi annullandosi a vicenda. Le verità dell’uno annientano quelle dell’altro e la Verità sembra più che svelarsi involarsi e nascondersi trasformandosi nel suo contrario.
    La riflessione – da riflesso… perché il pensare è come guardarsi allo specchio, porsi come un tu di fronte al proprio io – che quindi ci propone questo romanzo è proprio lo statuto della verità, la sua facoltà di abitarci e abitare questo mondo.

  75. Cara Simona,
    il libro lo leggerò dopo la presentazione del 5 ottobre, dove avrò il piacere di abbracciarti e strapparti una dedica 🙂
    Per quanto riguarda le domande di Massimo sulla verità, che si riallacciano al tema del tuo romanzo, la penso come tanti, è inevitabile. La verità rimane spesso confinata entro i recinti del nostro orticello, e la interiorizziamo tanto da convincerci che sia LA verità, la sola possibile. Purtroppo ho imparato a mie spese, e con dolore -come tanti in questo mondo -che la verità è come una materia plastica malleabile. La plasmiamo spesso a nostro piacimento, e tante volte la mostriamo agli altri con orgoglio, perchè credano che sia anche la loro. Tante volte io stessa ho voluto credere a “verità” che mi sono state mostrate a dispetto di fatti concreti, a dispetto del mio credo e della mia verità. Punti di vista, opinabili certo.
    Direi che la verità è come uno sguardo, che spesso si volge verso punti totalmente distanti. Ma credo che a un certo punto, qualche sguardo nel mucchio si incroci, e che ci sia una verità “mediata” dal venirsi incontro, che non svilisce la mia nè quella dell’altro, ma che, semplicemente, si accetta per quella che è.

  76. Intanto in bocca al lupo alla Simona – la trama sembra intrigantissima. Non ho capito bene che ci entra il diritto a questo giro, se mi sfugge qualcosa o non ci entra niente o i protagonisti si scontrano con la narrazione giuridica della questione causa separazione, oppure boh. Ma tanto Simona spazi tantissimo lo sappiamo e quindi sarà bello lo stesso!

    Per le domande di Massimo – che (in verità temevo di altro tenore. tipo: siete mai stati cornuti? e Cornificanti? e quindi vedere che invece si concentrava sulla verità mi ha procurato sollievoPPPP…

    Ma relativamente.
    In linea teorica io credo che esista una possibilità d verità delle cose, che è una specie di somma delle esperienze che stanno dietro i singoli sguardi sulle cose. In linea teorica ho sempre creduto che tutti ne possono essere capaci, e mi sono sempre arrabbiata quando mi sono scontrata con il contrario. Perchè forse per pigrizia, forse per scarsità di talento, non tutti sono romanzieri, non tutti sono Simone Lo jacono, o per citare altri illustri esempi Yehoshua (un divorzio tardivo) o che so Proust (Pastiches) e altri bei racconti di voci su una sola questione. Non tutti altra professione che ti costringe a teneri in mente lo sguardo dell’altro sono per dire buoni psicoterapeuti.
    Molti, riescono solo a capire la verità che attraversano. Per cui finchè non fanno un figlio non capiscono il modo di vivere la genitorialità, se non sono mai stati amanti non sanno cosa vuol dire dividersi un amore a metà, se non sono stati traditi… niente. Gnela fanno. Magari ci hanno altri pregi, ma sanno guardare solo dove sono e dove sono emotivamente stati. (Per ovviare a questa cosa i libri possono molto, ma temo che se manca il talento non ci si arriva mai.)

    Un bacio a tutti qui! Ciao Massimo!

  77. Il libro della Lo Iacono è sicuramente da leggere e lo leggerò, ma a Maugeri bisogna dare il Premio Nobel per le Domande. 8) Complimenti ad entrambi.

  78. Mi sento di dare un’unica risposta a tutte le domande, anche perché le multiverità, tema caro in particolare agli autori siciliani, Pirandello in primis, e più recentemente Simona Lo Iacono con il suo eccellente Stasera Anna dorme presto, mi hanno sempre affascinato, consapevole che la mia verità su un determinato fatto potrà essere, nella migliore delle ipotesi, solo simile a quelle di altri che vi fossero stati presenti.
    Il problema è che noi, esseri in preda alle influenze esterne e ai nostri stati d’animo, finiamo sempre con il dare un’interpretazione nostra, frutto di condizioni pro-tempore e magari anche del proprio bagaglio culturale. Sono troppe le variabili che influenzano il modo di pensare e di vedere degli uomini per credere che esista un’unica verità assoluta e così siamo costretti ad avere delle parvenze soggettive e non delle realtà oggettive. Come ho scritto nella recensione al romanzo della Lo Iacono, i personaggi sono, ognuno per sé, alla ricerca di una verità, ma da questo lavorio sortiranno altrettante verità, il tutto frutto anche di chi, come giudice, ha ascoltato tante, troppe e quasi mai reali verità.

  79. carissimi amici
    grazie di cuore per la vostra partecipazione…rispondo con immenso piacere prima di andare a nanna perchè, sarà banale – lo so – ma…Stasera Simo dorme presto….

  80. E’ bello quello che dice Elvira sui tempi sfalsati, sui riconoscimenti tardivi, sull’amore che riscuote pedaggi ormai inutili…
    Ed è vero anche il parallelo con Suor Francisca Spitalieri, del mio primo romanzo. Lì si affermava il potere vitale della parola, la si scagliava come scongiuro contro la morte, la si cercava bella, seducente, rapitrice quasi quanto un alato demone.
    Qui il silenzio corrode invece le relazioni, le svuota e le ammorba, è una pianta divoratrice e tentacolosa che impedisce la pienezza perchè non adempie a quello cui la parola è destinata: creare un ponte, un legame, un incorcio e una sovrapposizione.
    E’ quanto avviene nei tanti processi di separazione e divorzio cui assisto in tribunale. La vera causa è l’inceppo del dialogo, la falla della comunicazione, un’intermittenza della parola, non data, non ricevuta.
    Sono processi che gridano solo alla fine, nell’aula di udienza, e che prima, tra le pareti di casa, e nei letti nuziali, hanno covato invece un lungo, silenzioso, rantolo di preannunciata fine.

  81. Ed è molto bello anche quello che dice Maria Lucia sul riflesso.
    Sì, la verità dovrebbe essere questo: questo sapersi guardare senza distogliere lo sguardo, senza voltarsi dall’altra parte, fermandosi e scrutandosi a fondo: negli occhi, nella mente, nel cuore.

  82. Un bacio specialissimo a Silvietta che spero di abbracciare a Roma! Com’è struggente, Silvia, questa tua idea della verità come sguardo che si incrocia…
    Credo che sia profondamente vera.
    Forse è l’unico modo per conoscersi davvero: riconoscersi.
    E riconoscendoci, usarci pietà, tregua, sollievo, finalmente.

  83. Ho appena ricevuto una mail di Simona in cui mi scrive che, per problemi di lentezza di connessione, non riesce a postare ulteriori commenti oltre a quello delle 10:22 di qui sopra.
    Spera di riuscire a intervenire domani sera.

  84. Io, invece, ne approffitto ancora una volta per ringraziarvi.
    Un caro saluto e un ringraziamento a Elvira Siringo, a Lisetta, a Maria Lucia, a Silvia (bentornata, Silviuccia!!!), a Zauberei (riesci sempre a strapparmi un sorriso!), a Ignazio (benvenuto e grazie!), al buon Renzo e – ovviamente – a Simona… che stasera dorme presto (con sogni d’oro inclusi, almeno speriamo!).

  85. Bel thread. Secondo me, rispetto al concetto di verità, bisogna distinguere il fatto dalla percezione del fatto. Un fatto, un accadimento in quanto tale, e’ oggettivo. La percezione del fatto e dell’accadimento, no.

  86. Il problema e’ che molto spesso non ci limitiamo ai fatti, ma li interpretiamo e sulla base della nostra interpretazione emettiamo giudizi.
    Concordo dunque con la visione di Simona Lo Iacono e credo che la sua poetica sia davvero illuminata.

  87. Cara Simona, in effetti di “struggevolezza” ne ho avvertita tanta nell’ultimo anno della mia vita. Ma va bene anche questo. Almeno adesso sono in grado di difendere la mia verità 🙂
    Un abbraccio a te e al caro Massimo (mi sei mancato!!!!!)

  88. Perfino a una cena di lavoro ieri me lo portai e l’ho terminato due minuti orsono “Stasera Anna dorme presto” , il libro a me dedicato. No, non parla di me medesimo; epperò l’altro giorno Simona in persona qualcosa a pag. 1 gli scrisse sopra, poi lo firmò e infine con garbo me lo porse.
    Cos’è ordunque “Stasera Anna dorme presto” ? Un raffinato romanzo e insieme un album di poesie; una gara tra sguardi ed emozioni, una corrispondenza tra seduzione e passione. Ma soprattutto tante altre cose ancora che non sono in grado di esprimere.

  89. Cari amici, la nostra Simona mi fa sapere che ha ancora problemi di connessione. Sta usando una chiavetta, ma la connessione è lentissima e non le consente di aprire tutta la pagina di questo post e, dunque, di lasciare commenti.
    Provvederà domani.

  90. Cara Simo innanzitutto un augurio fortissimo al tuo romanzo che spero presto di avere fra le mani e che, sono certa, dalle mani arriverà diritto al cuore con la forza che tu sai imprimere alle parole.
    Questa questione della verità torna spesso, anche qui, grazie alle domande intriganti del caro Massimo e grazie alle riflessioni che tanti di noi facciamo nel corso della nostra vita. Lo sguardo sulle cose è sempre parziale, quando si veste d’amore però assume una capacità di spaziare, se nell’amore riconosciamo l’altro e se lo teniamo ben presente anche quando questo amore smette di essere tale. L’altro c’è, esiste, sente, soffre, vive, palpita non è cosa, oggetto, non è un sentimento, è “l’altro” e andrebbe sempre ricordato, rispettato, anche se non amato più. Ecco la verità la incontriamo lì a metà strada o meglio se come da piccoli giochiamo ai quattro cantoni e ci scambiamo di posto, noi diventiamo l’altro e l’altro diventa noi. Forse riconosciamo qualche pezzetto di noi stessi e non ci sembra più distante, ostile, e nel momento in cui vediamo l’altro scorgiamo un pezzo della sua verità, e potremmo scoprire che è poco differente dalla nostra.
    un abbraccio a Simo e naturalmente allo splendido Massimo!

  91. Carissima Zaub
    il diritto e la letteratura si incrociano in questo romanzo per tanti motivi…
    Carlo Adami, il marito di Anna, è un principe del foro. Si rivolge a un immaginario tribunale ripercorrendo a ritroso la propria vita, chiamando testi a raccolta, immaginari codifensori, pubblici ministeri, presidenti di corte d’assise.
    Carlo inscena cioè un vero dibattimento penale dentro se stesso, con tanto di banco degli imputati.
    E’ a lui che è affidata quella che io chiamo “la metafora del processo”. Un’espressione che allude al fatto che nell’approccio conoscitivo e amoroso con l’altro, spesso non ci apriamo disarmati, non ci stupiamo nè accogliamo la diversità. Ma allestiamo udienze, peroriamo in nostra difesa…insomma ci bardiamo di una toga e ci vediamo già al centro di un’aula d’udienza celebrando un “processo nascosto”.
    E’ un processo interiore pericolosissimo, poichè manca della controparte ed è quindi ingaggiato verso chi è senza difesa.
    Stanarlo equivale a prendere atto che ciò che ci guida nella relazione con l’altro è una valutazione formata non su una dialettica (quale sarebbe quella tra prospettazioni contrarie) ma sulla nostra visione della verità. Parziale, frammentaria, precaria. E come tale non adatta a emettere verdetti.
    Per questo le voci del romanzo si rincorrono raccontando ognuna la propria verità, verità che il lettore percepirà sempre zoppa, claudicante, mozzata. A testimonianza che il processo interiore, il processo nascosto, in realtà, non crea la relazione, ma la distrugge.
    Ci vuole dunque molta umiltà sia per non celebrare processi “nascosti”, sia per ricordare che oltre alla propria visuale ce n’è forse un’altra. E che le prospettive sono verità parziali, sguardi, utili però per prendere atto dell’esistenza dell’altro, amarlo, celebrarlo pur nella sua differenza.

  92. Ecco perchè mi è piaciuta moltissimo l’allusione di Francesca al gioco dei “quattro cantoni”…
    Diventare l’altro. Cambiare parte. E dunque prospettiva.
    Credo che ogni verità e convinzione si ribalterebbe, che ogni arroganza svanirebbe cancellata dal dolore, e che la pretesa di sapere si trasformerebbe, semplicemente, in pietà umana.

  93. E’ vero poi anche quanto dice Renzo…da magistrato ascolto molte verità, prospettazioni, mezze rivelazioni.
    E so che spesso celano altro, che il processo non assolverà mai per intero all’esigenza di chiarezza di cui ha sete chi chiede giustizia.
    Ma vale per il romanzo quello che vale per il processo: che questa verità, pur ferita, rubata, rapacemente mutilata dai nostri desideri, dalle nostre paure, dal nostro dolore, sia cercata con onestà intellettuale e solo all’esito di un sincero contraddittorio.
    Ossia di uno scambio a forze pari tra accusa e difesa, e di una terzietà che deve essere legale e normativa per il processo. Intellettuale e morale per il romanzo.

  94. Proprio perchè emetto sentenze resto convinta che solo le esigenze di pace sociale sottese a un ordinamento giustificano il giudizio.
    Giudizio che – però- come ho già detto, è sempre e solo sui fatti.
    Quanto al giudizio sull’uomo, non è dato ad alcun essere umano questo potere.
    E ciò perchè l’uomo resta entità che può rielaborare persino le proprie azioni, o porle in essere per motivi che restano reclusi nell’oscurità della coscienza.
    Perchè l’uomo, in sostanza, è un valore che pur nell’errore merita rispetto. A cui non può essere mai sottratta, anche quando sbaglia, la dignità.

  95. E c’è un’immagine che mi porterò dentro per tutta la vita…quando vidi per la prima volta un imputato in manette, trascinato dalle guardie penitenziarie da un guinzaglio di ferro.
    Un uomo incatenato per un proprio errore, cui – com’era normale – veniva negata possibilità di movimento per evitare i rischi di fuga.
    E’ un’esigenza legata a motivi di ordine pubblico e di sicurezza, naturalmente…
    Ma dietro le grate, quando le manette furono sciolte perchè era cessato il pericolo che fuggisse, l’uomo aveva i polsi laceri, le vene gonfie, le dita congestionate.
    Lo vidi massaggiarsi lentamente per consentire alla circolazione di prendere corso.
    E in quel massaggio lieve, consolatorio per il suo corpo, ho accusato il colpo della sua condizione, del male che imperversa ma che travolge chi lo commette.
    Da allora io penso a quel detenuto.
    Io sento che il suo errore potrebbe essere il mio, la sua caduta la mia, il suo reato il mio.
    E mi dolgono i polsi.

  96. E qui chiudo…un bacio a tutti glia ltri amici intervenuti, tra cui il carissimo Alessandro, Mariella Fani, Ignazio Romano.
    La prossima tappa è Roma.
    Speriamo di abbracciraci!

  97. La verita è la VERITA’ e resta tale nonostante le nostre illusorie percezioni. Siccome essa è sempre dentro di noi ed esiste una simmetria tra l’essere ed il mondo noi sappiamo sempre qual è la verità che si erge dentro di noi a dispetto delle apparenze, delle prove tecniche, dei resoconti.
    La verità è l’uomo in se stesso e noi sappiamo sempre chi è l’altro che incontriamo sul nostro cammino anche se a volte gli eventi, le circostanze ci inducono a mentire a noi stessi perchè la verità è come un fiore di rovo che a volte può restare confusa tra le spine ed a volte invece superare ogni ostacolo e imporsi al soggetto umano come una luce che niente può nascondere.A volte la verità la lasciamo nascosta perchè la sua scoperta ne vale la sicurezza della nostra stessa esistenza.
    Da qui il dilemma “essere o apparire a noi stessi”. Da qui l’idea di tanti filosofi che la Vita è illusione, da qui il tema della ricerca della verità che ha impegnato persone di tutti i secoli, dal tempo dei greci fino ad oggi.
    Cosa cercava Ulisse nel suo viaggio verso le colonne d’Ercole se non la verità? ma la ricerca della verità è una sfida così radicale che quando la incontriamo ci può distruggere, abbagliare e lasciarci ciechi. Una cecità preferibile alla sua visione reale.
    La verità è cercata da tutti ma quando essa si scopre impone il sentimento della sincerità, dell’onestà. Ci impone la rottura di quei fili che avevano sorretto la nostra esistenza, ci impone cambiamenti radicali, contraddizioni non previste, comportamenti prima ignorati ed inimaginabili.
    La scoperta della verità fa l’uomo solo e solitario perchè essa rende difficile la comunicazione in quanto la vita diventa incontro tra due mondi discordanti:
    il mondo dell’essere e quello dell’apparire.
    La vita professionale di un magistrato è fatta di tante verità ciascuna delle quali può essere data come possibile. ma quanto un magistrato si pone fenomenologicamente davanti al fatto senza rinunciare a quell’istinto primordiale che gli suggerisce il tracciato entro cui come Ulisse diriggere le vele? o non si perde nelle mille indagini e prove senza avere prima studiato la persona che ha davanti ed averla indagata al dilà delle parole ,nei suoi comportamenti non verbali, paralinguistici e cinesici? Sarà stato attento alla discrepanza tra tra le parole ed il controllo espressivo?
    Spesso ci si dedica molto alla ricerca della verità sottovalutando la ricerca della menzogna,. In sostanza si cerca quel fiore nascosto senza badare alla rete di menzogne che la coprono che si esprime soprattutto nella dissimulazione.
    Scoprire la menzogna è la strada maestra per arrivare alla verità (Credo però che adesso le indagini siano orientate su questo iter, emozioni e atteggiamenti interpersonali, anche se risulta sempre difficile controllare adeguatamente e simultaneamente due o più sistemi comunicativi).
    Quando nel 1938 Chamberlain incontrò Adolfo Hitler per sapere quali erano le intenzioni del furer sull’invasione della Cecoslovacchia ( si voleva evitare una guerra mondiale). Hitler riesce a dissimulare bene i suoi piani di guerra. Così mentre parlava con il ministro inglese, Hitler pensava all’attacco a sorpresa già preparato mentre Chamberlain dopo l’incontro scrive che “ nonostante la crudeltà e la durezza del suo viso ebbi l’impressione di potermi fidare. Mi aveva dato la sua parola.” Cinque giorni dopo Hitler invadeva la Cecoslovacchia.
    Sulla ricerca della verità ho impostato il mio romanzo “Alla corte del nonno masticando liquirizia”.

  98. Secondo me la verità è tale e resta tale solo nella mente di chi si arroga il la convinzione di detenerla. Tranne nel caso che si tratti di fatti scientifici o incontestabili (tipo: l’acqua è bagnata), per il resto la verità è frutto di percezioni individuali, di mutazioni morali, etiche, sociali, normative e di quant’altro.
    E siamo tutti bravi a imporla agli altri la nostra VERITA’. Credo che nessuno sia esente. Questa è la verità.
    O forse no. E’ solo il frutto della mia percezione individuale.

  99. Mia gentile sig.ra Mela Mondì,
    davvero interessante il suo dissertare , limpido, di chi ha la serenità di detenere certezze.
    E’ una cosa assai bella, della quale vivamente mi congratulo.
    Tuttavia mi permetterei di osservare che sulla verità una lezione esemplare ci viene dall’induismo, religione da me molto approfondita nei miei studi religiosi (sono esperto di ogni dottrina filosofica e religiosa orientale, e ho fatto diversi viaggi in India, Cina e Tibet), religione che dovremmo praticare di più anche noi occidentali per apprenderne la smisurata capacità di armonia, le tecniche meditative, l’insuperabile altezza spirituale.
    Ebbene… nella concezione indù della vita tutte le forme sono relative, fluide e mutevoli. Il mondo naturale cambia continuamente perchè la forza di Dio è dinamica e ritmica. La forza dinamica di questo gioco è il “karman” che significa “azione”, ma azione dell’intero universo, perchè karman è la forza creatrice che dà origine all’esistenza di tutti gli esseri.
    Ora…l’uomo non ha una visione unitaria del karman, non comprende di essere parte di tutto. La sua è una visione frammentata e relativa, che tende a privilegiare solo se stesso.
    Dunque ciò non vuol dire che il mondo è illusione, ma soltanto che l’illusione è nel nostro punto di vista.
    Ecco…prendere atto di questo è la prima strada per comprendere la verità, e cioè riconoscere che noi umani la percepiamo a spezzoni,senza intuire l’unità del Brahaman, ossia della realtà ultima, la realtà di tutte le cose.
    E quindi trovo che il libro della dottoressa Lo Iacono operi una riunificazione dei frammentati punti di vista, perchè solo il lettore ne avrà conoscenza completa e finale. I personaggi resteranno quali noi siamo nella realtà: incapaci di cogliere il tutto.
    Un’operazione molto vicina alla mistica orientale,dunque, perchè essere liberi dal legame della frammentarietà (come lo è il solo lettore, nel libro di Lo Iacono) vuol dire comprendere l’unità di tutte le cose.
    Insomma, proprio come dice Carlo Adami alla fine del libro: “Io non so qual è la verità. La verità sarebbe la somma di tutti gli sguardi….”
    Mi permetta dunque di dirle che è vero -come lei afferma – che la verità è tale e mutevoli sono solo le nostre percezioni, ma che – diversamente da quanto lei sostiene con molta sicurezza – noi non sappiamo sempre qual è la verità. Non basta avere la verità dentro di sè per conoscerla.
    Al contrario la verità è l’approdo di un faticoso viaggio (anche dentro se stessi) , di una “liberazione”, del raggiungimento di una profonda consapevolezza.
    Prima di questo arrivo ( e sempre se ci arriveremo) , siamo esattamente quali ci dipinge la Lo Iacono: pericolanti, in bilico, reagenti solo alla nostra percezione.
    Mi abbia davvero suo affascinato ammiratore, cara sig.ra Mela Mondì
    Il suo affezionato
    professor Emilio

  100. Leggo adesso il lusinghiero commento del professor Emilio!
    Grazie, caro professore! La sua passione per le religioni orientali non la conoscevo, ma avere accostato la struttura del mio romanzo alla mistica induista…mi colpisce moltissimo!

  101. Interessantissimo anche il commento di Mela Mondì!
    E’ molto bella e sana la riflessione sulla menzogna, carissima Mela.
    Quanto all’attività del giudice, grazie a Dio è la legge a orientare l’interpretazione, attraverso l’elencazione di moltissimi canoni ermeneutici! Quindi, al di là delle impressioni umane e personali, il giudice attinge, per la valutazione delle prove processuali e dunque anche dei soggetti coinvolti nel processo, a norme regolanti l’attività istruttoria! Esiste per esempio l’art 12 delle preleggi, che detta delle vere e proprie “regole” per interpretare il linguaggio, e una serie complessa di norme procedurali che tendono a sussumere i contegni umani entro la generalità e astrattezza della norma.
    Grazie per questa occasione di riflessione, carissima Mela, e a risentirci presto!un carissimo abbraccio!

  102. Penso anch’io che vedere la verità su se stessi sua cosa difficilissima. Quando mio marito se ne e’ andato il mio unico scopo, per anni, e’ stato quello di fargliela pagare. Ammetto anche di aver usato i figli contro di lui. Ci ho messo parecchio per capire che la colpa del fallimento del matrimonio andava suddivisa. E che i figli dovevano restarne fuori. Avevo emesso il mio verdetto. Ed era di condanna. Punto.

  103. Poi ho capito. E la vita va avanti. Non credo di sapermi ancora dire la verità, ma credo di aver smesso di pronunciare sentenze di condanna a carico del mio prossimo.
    Scusate gli errori nel mio post di prima dovuti alla fretta.
    A presto.

  104. @ Anna Rita
    Grazie per aver voluto condividere un frammento della tua vita personale.
    Credo sia la prima volta che intervieni su questo blog (se sbaglio, correggimi). Sii la benvenuta!

  105. Carissima Simo,
    buona permanenza a Roma. Aspettiamo tue notizie dalla presentazione di giorno 5… ma se riuscirai a trovare il tempo di intervenire ancora, saremo felici di leggerti.
    Ciao, socia!

  106. Ciao. In bocca al lupo a Simona Lo Iacono per il suo libro.
    Mi affascina molto questa discussione basata sul concetto di verità. Vorrei contribuire lasciando qualche citazione e aforisma.

  107. A volte l’uomo inciampa nella verità, ma nella maggior parte dei casi, si rialza e continua per la sua strada. (Winston Churchill)

  108. Bisogna essere in due perché la verità nasca: uno per dirla e l’altro per ascoltarla. (Henry David Thoreau)

  109. Comprendi dunque, se lo puoi, o anima tanto appesantita da un corpo soggetto alla corruzione e aggravata da pensieri terrestri molteplici e vari; comprendi, se lo puoi, che Dio è Verità. È scritto infatti che Dio è luce (1Gv 1,5), non la luce che vedono i nostri occhi, ma quella che vede il cuore, quando sente dire: è la Verità. Non cercare di sapere cos’è la verità, perché immediatamente si interporranno la caligine delle immagini corporee e le nubi dei fantasmi e turberanno la limpida chiarezza, che al primo istante ha brillato al tuo sguardo, quando ti ho detto: Verità. Resta, se puoi, nella chiarezza iniziale di questo rapido fulgore che ti abbaglia, quando si dice: Verità. Ma non puoi, tu ricadi in queste cose abituali e terrene. Qual è dunque, ti chiedo, il peso che ti fa ricadere, se non quello delle immondezze che ti hanno fatto contrarre il glutine della passione e gli sviamenti della tua peregrinazione? (Agostino d’Ippona)

  110. Contro l’etica della verità significa a favore di un’etica del dubbio. Al di là delle apparenze, il dubbio non è affatto il contrario della verità. In un certo senso, ne è la ri-affermazione. È incontestabile che solo chi crede nella verità può dubitare, anzi: dubitarne. (Gustavo Zagrebelsky)

  111. L’amore può morire in un cuore che lo rifiuta e che si ostina a dirgli di no, come la verità può morire in uno spirito indifferente che rifiuta di essere attento, come la musica può morire in mezzo al rumore che la circonda e la copre. (Maurice Zundel)

  112. L’uomo appassionato di verità, o, se non altro, di esattezza, il più delle volte è in grado di accorgersi, come Pilato, che la verità non è pura. (Marguerite Yourcenar)

  113. “La bellezza è verità, la verità bellezza” – questo è tutto ciò che sapete sulla terra, e tutto ciò che vi occorre sapere. (John Keats)

  114. «La verità non è mai semplice» le aveva detto. «È uno dei difetti di voi occidentali credere che sia possibile averla sempre a portata di mano. Non è così. La verità ha bisogno del suo tempo.» (Henning Mankell)

  115. La verità si troverebbe nel mezzo? Nient’affatto. Solo nella profondità. (Arthur Schnitzler)

  116. Ricordo l’appuntamento romano di domani…

    il 5 ottobre 2011, ore 18, presso la Libreria Feltrinelli di Roma, Via del Babuino, Simona lo Iacono presenta il suo romanzo «STASERA ANNA DORME PRESTO» con Paolo Di Paolo e Tea Ranno

  117. E’ stata proprio una bella presentazione, Tea Ranno e Paolo Di Paolo hanno donato parole bellissime e di grande sensibilità ai presenti, leggendo anche alcuni passi suggestivi del romanzo di Simona. Lei stessa ci ha raccontato non solo dei suoi personaggi ma anche del suo rapporto con la scrittura “che raccoglie le briciole di quelle emotività umane che il processo giuridico non può per sua natura accogliere”. L’autrice è stata generosa aprendosi alle domande curiose dei presenti ed ha firmato le copie agli amici e ai lettori. Da stasera le storie di Anna e gli altri protagonisti mi accompagneranno. Un grande in bocca al lupo a Simona!

  118. Grazie mille per la tua testimonianza, cara Francesca Giulia. A questo punto aspettiamo la testimonianza della stessa Simona (credo domani!).

    Di nuovo, una serena notte a tutti.

  119. sì, molto interessante, particolarmente quando si sono confrontati i processi legali, condizionati dalle norme scritte, dalle procedure e dagli atti producibili da accusa e difesa, con quelli, condizionati essenzialmente dai nostri pregiudizi mentali, che quotidianamente affrontiamo nella nostra testa per giudicare gli altri nelle più diverse occasioni. E che sono causa delle nostre incomprensioni.
    E poi la conclusione sul senso del perdono, unica via (forse) di salvezza, almeno dai nostri rimpianti, o dai pesi che avvelenano la nostra vita.
    Ma altrettanto bello è stato reincontrare Simona, che non vedevo da tempo, e finalmente dare un volto a Francesca Giulia, tante volte salutata qui, ma mai di persona.
    Una piacevole serata.

  120. Cara Francesca Giulia,
    grazie, grazie di cuore per la tua presenza! Non potevo ricevere regalo più bello di questo: amici che vengono a trovarmi, che condividono con me le parole, che colmano la distanza e insieme uniscono gli sguardi!
    E’ stato un pomeriggio gradevolissimo, di conversazioni su cose amate, e su tanta vita spesa. Sul viaggio interiore e sui processi “nascosti”.
    Ma è stato anche un modo per sentirci più vicini, più uniti, finalmente concreti alla vista, oltre che attraverso i messaggi che ci scambiamo qui, come naviganti che gettino in mare la propria bottiglia piena di lettere.
    Ecco, è stato come se finalmente avessi avuto potuto vedere chi afferrava dall’acqua, con amore, quella bottiglia…

  121. E grazie a Carlo, che ho rivisto con immenso piacere, e al quale ho strappato (spero) la promessa di venirmi a trovare in Sicilia! Caro Carlo, che bello il tuo riferimento al perdono. E ai resti che i processi giuridici lasciano, resti che la scrittura può raccogliere!
    Spero davvero che questo incontro sia seguito da tanti altri intorno alla parola, ma anche intorno a una buona tavola, insieme ad altri amici siciliani.
    Insomma…che aspetti? Vieni a trovarci!
    Un bacio grande

  122. Ma un grande grazie va anche ai miei relatori, Tea Ranno e Paolo di Paolo, bravissimi a dar corpo alle suggestioni, a riflettere sulle insondabili regioni del cuore e della scrittura….non solo con grande esperienza di letterati, ma con un cuore da veri amici.

  123. E poi grazie a Romana Petri, che mi ha pubblicata credendo in questa Anna così dolente, e a tutta la redazione di cavallo di Ferro che ha organizzato un bellissimo incontro, in uno dei luoghi più suggestivi dedicati ai libri. Grazie per l’organizzazione, gli sforzi, gli inviti fatti e grazie per la serata bellissima che è seguita alla presentazione…mi sono sentita a casa.

  124. Anche per me è stata una vera gioia! Peccato dover partire subito.
    Un piacere conoscere Carlo Esse dopo tanto parlare virtuale potersi stringere la mano. La magia di Massimo e del suo blog è anche questa di far nascere affinità ed amicizie, sprazzi di gioia e scambi di sguardi sulle cose del mondo. Un caro saluto a tutti voi!
    …quanto mi sarebbe piaciuto essere anche a Catania a festeggiare Massimo!!!

  125. Caro Carlo, cara Francesca, grazie per le vostre testimonianze!
    Sono felicissimo che siate riusciti a incontrarvi e (finalmente!) a conoscervi (direi: ri-conoscervi) fisicamente.
    La magia di Letteratitudine continua ancora (questo, per me, è uno degli aspetti più belli di questo blog).
    Grazie a Simona e al suo nuovo romanzo per aver dato questa possibilità!

  126. Cara Simo, sono felice del bellissimo riscontro e degli esiti positivi di questa tua trasferta romana. Sono certo che Paolo Di Paolo e Tea Ranno (ma tu hai avuto modo di confermarmelo) ti hanno accompagnata benissimo nell’incontrare il pubblico della Feltrinelli di Roma.
    Mille – anzi, un milione – di questi incontri e di queste feste!

  127. Carissima Simona, non potevo non lasciare qui un commento sul tuo splendido “Stasera Anna dorme presto”! Una storia vera, forte, sulle debolezze degli uomini. Di tutti gli uomini. Nessuno escluso. Già… Non solo di Anna e Giovanni, amanti delle lettere, di una preziosa e pura sensibilità. Anche Carlo ed Elisa, realizzati nel proprio lavoro, apparentemente forti, nascondono una profonda fragilità interiore e una grossa difficoltà di comunicazione.
    Non è facile fare i conti con se stessi, lottare per ciò che si vuole. E’ molto più facile indossare una maschera pirandelliana, che ci protegge dall’esterno e ci fa soffrire di meno. Ma il rischio è grosso… Troppo grosso! E’ quello di vivere una vita in cui poi non ci rispecchiamo, non ci ritroviamo, non ci riconosciamo più. Allora, forse, bisognerebbe osare, seguire maggiormente il proprio istinto, per avere( o almeno… cercare di avere) una vita PIENA! Ok… E’ vero… In questa maniera si può essere più esposti alle delusioni e sembrare più deboli di fronte alla società(che pretende sempre il massimo). Ma la verità e la sincerità verso noi stessi, secondo me, è la nostra più grande forza.

  128. Doppi complimenti, anche qui (in questo spazio dedicato a “Anna stasera dorme presto”) alla nostra splendida superSimo letteraria (nomignolo da me coniato in tempi “non sospetti”) per questo doppio riconoscimento tributato al suo nuovo romanzo (basta collegarsi ai link qui sopra).
    Congratulazioni di cuore, cara Simo!
    Ciao, Socia!

  129. Appena finito di leggere il romanzo “stasera Anna dorme presto”…I miei più sinceri complimenti!
    L’aspetto che più mi ha colpito è la sospensione del giudizio in favore di un accoglimento puramente umano dell’essere umano.
    Grazie
    Erica

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