Settembre 27, 2022

19 thoughts on “IL NUOVO PARNASO SORRIDENTE DI VAGHENAS (di Elio Distefano)

  1. Ad esser sincera non conoscevo Vaghenas.
    Ringrazio Elio per avermelo introdotto.
    Belle le poesie. Un plauso anche al bravo traduttore.

  2. Anche a me è piaciuta la recensione del prof. Distefano.
    Belle le poesie di Vaghènas.
    Prendo spunto da quanto scritto da Elektra per chiedere proprio al prof. Distefano quanto conta la traduzione nella poesia.
    Credo la traduzione sia molto importante in narrativa; ma in poesia mi pare fondamentale. Una traduzione approssimativa, soprattutto laddove c’è la rima, rischia di ammazzare la poesia originale. Lei che ne pensa?

  3. Nel corso dei secoli, la poesìa ha mutato spesso le sue forme: ha cantato
    la gloria delle nazioni (poesia epica), i moti segreti dell’anima (poesia
    lirica), l’urto delle passioni umane (poesia drammatica), ora legandosi a
    rigide norme ritmiche, ora espandendosi in piena libertà. Talvolta, come dai
    classici, è stata considerata sforzo per mettere ordine nel caos delle cose
    e rendere luminoso ciò che è oscuro alle menti comuni; a volte, per esempio
    dai romantici, come espressione tumultuosa delle aspirazioni profonde
    dell’anima, ma anche impegno, riscatto, educazione a nuovi valori. C’è chi
    ha ritenuto poesia vera soltanto quella pura con senz’altro scopo che quello
    del bisogno e del piacere di cantare e chi ha ritenuto invece che essa abbia
    un senso solo quando agisce sul mondo per renderlo migliore.
    Le avanguardie portano proposte nuove (poesia visuale) che non
    sostituiscono , per fortuna,
    molte forme tradizionali.
    Ma certamente il grande poeta è sempre stato fenomeno raro: la grande
    poesia credo sia un avvenimento che ritorna solo di tanto in tanto a
    interpretare, con la voce di uno solo, i sentimenti e la voce di tutti.

  4. “Quella che Vaghenàs denuncia è la crisi del verso libero, che ha perso la sua urgenza perché bistrattato ormai da insipide creazioni di dilettanti”
    il punto è: chi è che decide che una creazione è insipida? e chi è che decide chi è in possesso del potere di decidere?

  5. Il problema della traduzione è quantomai vivo e attuale: credo che tradurre comporti sempre il rischio di riscrivere , e questa è una violenza che non si può accettare; e tuttavia tradurre è necessario perchè chi non conosce la lingua originale di un autore possa fruire lo stesso della sua opera. Non credo alla neutralità totale dell’opera di traduzione come non credo alla possibilità di fare storiografia in modo imparziale, ma un’onestà intellettuale di fondo è sempre quantomeno auspicabile.Allora credo che la cosa fondamentale sia cogliere appieno lo spirito che anima un’opera: in modo tale si troverà la soluzione più acconcia per restituire intatto il mondo poetico in cui l’opera vive, al di là dei problemi posti dalle forme metriche, lessico e dalla sintassi, ma senza ignorare niente di tutto ciò . Nel caso di Vaghenas, è talora impossibile riprodurre in altre lingue rime che sono state “pensate” in greco, e pertanto è essenziale renderne lo spirito, cioè l’intenzione e l’intuizione che vi sottostanno, senza la pretesa di aver restituito la totalità degli echi di un testo, specie se -come in questo caso- esso vive in una leggerezza ironica che si nutre del confronto diretto con forme e testi della tradizione greca classica. Credo sia un’operazione un po’ di equilibrismo che deve mantenersi in bilico fra lettera e spirito, optando -ove non si possa rendere entrambi-decisamente per il secondo. Questo richiede una conoscenza approfondita della lingua di partenza e di quella di arrivo nonchè delle due culture , se è vero che la lingua è una parte integrante di quella storia della civiltà all’interno della quale è chiamata ad essere coscienza forte del proprio tempo e voce di chi non ha voce. Grazie infinite per l’interessamento e per la domanda di Rosa, alla quale nel mio piccolo spero aver dato risposta quantomeno chiara. Con profonda umiltà
    Elio

  6. Caro Gigi,
    la poesia , come qualunque altra attività umana, ha dei punti di riferimento, costituiti dalla retorica, dalla metrica e dalla tradizone stessa, che bisogna conoscere o almeno non si può ignorare. Non a caso, perciò, per parlarne, ho scelto un autore come Vaghenas, che è un accademico e un teorico della letteratura, e quindi un esperto al quale, senza proscinesi, bisogna pur dare voce in capitolo come si fa con qualsiasi specialista. Al di là di questo esiste poi un’intuizione , un senso nativo per la poesia che fa riconoscere a naso il dilettantismo di cui Vaghenas parla, e che è innegabile.

  7. Caro Cobino,
    colgo spesso nelle sue parole una punta di acredine generalizzata che si appunta ora su un oggetto, ora su un altro e della quale non so dare piena spiegazione, non avendo la fortuna di conoscerla personalmente. Nel caso specifico: a quale poesia allude? a tutta quella attuale o a una parte di essa, magari diffusa da pseudo-editori? Se possibile, faccia riferimenti più precisi. Grazie
    N.B. Nella tradizione consacrata dalla scuola spiccano almeno due nomi di poeti accademici: Pascoli e Carducci, e in entrambi i momenti migliori si hanno quando l’uomo prevale sul “professionista delle lettere” per così dire. Così nel Carducci intimista che dialoga con il paesaggio fieramente malinconico della sua Maremma o nel Pascoli quando si slancia verso la natura con lirismo nativo e autentico. Entrambi non rinunciano alla dignità esteriore della poesia anche nelle loro cose più felici. In tempi più recenti potrei citare Roberto Roversi e il suo recupero della forma-poema.

  8. Colgo l’occasione per ringraziare Maria Luisa Papini Pedroni per il suo intervento colto, garbato e interessante. Circa le attuali posizioni su poesia e non poesia, invito Maria Luisa e gli altri amici di questo blog a cercare, (qualora non le conscano già) in rete e in libreria le opere di Tiziano Salari, che si segnalano per rigore metodologico e profondità e acume critico. Possono essere un ottimo abbrivio per parlare di poesia oggi.

  9. Caro Elio,

    L’acredine purtroppo non è limitata ad una sola punta, ma ad una superficie molto più ampia. Vivo male in questo mondo ed in questi tempi, ma probabilmente non avrei vissuto meglio in altri periodi.
    Confessioni a parte, dichiarare che la poesia puzza sempre più di cattedra è un’espressione generale per dire, senza peli sulla lingua, che i cattedratici, i professori (tranne qualche genovese eccezione), i critici e soprattutto i lettori colti stanno rovinando molti versi. Parlano sempre più della metrica, della singola virgola, del punto in vece del doppio punto (tutti argomenti importanti) al posto del significato delle parole. E’ un percorso pericoloso quello che si sta percorrendo, pieno di altezzosa superiorità.

    Non voglio fare nomi: non è il mio forte e poi sono convinto che voi più colti di me sappiate produrvi in una corrispondenza univoca tra accuse e poeti.

    Quel nota bene è piuttosto un altro modo per far prevalere la conoscenza sulla mia oscura acredine. Cosa dovrei mai notare? Mi sfugge. Mi suona tanto come quando a scuola i professsori facevano prevalere la loro sapienza su ignari studenti (proprio con un badate, ascoltate, notate bene) con l’unico effetto di dire: a me mi piace più jovanotti di pascoli. E forse non avevano tutti i torti. Se non altro lo potevano capire senza intermediari e note a piè di pagina. Non è certamente un merito di Jovanotti o un demerito di Pascoli, quanto l’indifferenza e prosopopea del professore di turno.

    Saluti
    Giancarlo

  10. Caro Giancarlo,
    rispetto la tua opinione sullo scritto di Elio. Io, però, non sono molto d’accordo. A me pare che la sua disamina sia molto interessante. Ripeto, ognuno ha le sue opinioni ed ha tutto il diritto di esprimerle qui purché si mantengano toni civili (e, devo dire, non ho ravvisato problemi di questo tipo). Elio, per esempio, sulla querelle Orengo-Cucchi era dalla parte di Cucchi. Ed esprimeva un’opinione che può essere condivisa oppure no.
    Forse l’articolo su Vaghenàs ti ha dato l’impressione che il buon Elio si sia lasciato andare ad atteggiamenti di saccenza?
    Per quello che può servire posso garantirti (dico così perché conosco Elio Distefano molto bene) che trattasi di persona affabile, disponibile e, come si suol dire, alla mano. E questo nonostante sia un bravo poeta e uno (secondo la mia opinione) tra i migliori giovani intellettuali siciliani.
    Ci tenevo a precisarlo. Però, ripeto, tu hai il diritto di esprimere la tua opinione con schiettezza.

  11. Grazie per la precisazione Massimo. Sono convinto che Elio sia una persona affabile e soprattutto intelligente, nonché un bravo poeta (a proposito, perché non cominciamo tra noi a far circolare i nostri scritti, gratis, in modo da creare davvero un gruppo di persone che si conoscono). Il mio post non era tanto indirizzato a lui – non solo, quanto meno – poiché non lo conosco e non posso sapere cosa pensa nel suo complesso; era più che altro legato ad un modo tutto scolastico di intendere la poesia e farla circolare. Probabilmente mi sbaglio, ma sono sicuro che se ognuno dice la sua ne vien fuori un bel dialogo. Se ho sbagliato nell’interpretare le parole di Elio lo prego di scusarmi: a volte mi lascio andare.

    Saluti
    Giancarlo

  12. Un bravo cantante siciliano canta “siamo figli di un pensiero debole”. Questa è la croce e la delizia dei nostri tempi: viva la libertà e la sperimentazione, ma senza perdere di vista i punti fermi. Ciò che è bello è tale perchè lo riconoscono tutti come tale; il resto è gusto personale.

  13. La polemica e la saccenteria forse si vogliono vedere anche dove palesemente non ci sono, forse perchè si tende a proiettare all’esterno quello che si ha dentro!

  14. io di presenzialismo e arroganza ne ho talmente poche che ho dimenticato di firmare il primo di questi tre post.
    Grazie ifinite, Massimo, per le belle e sincere parole che mi indirizzi.Gianca’, rilassati, ti prego!

  15. Elio, potrei dire lo stesso di te leggendo il penultimo post. Soprattutto: psicanalisi spicciola no, per favore!

    Rilassati anche tu e sarò lieto di farlo, anche se devo sforzarmi poco: lo sono già.

    Giancarlo

  16. “Ciò che è bello è tale perchè lo riconoscono tutti come tale; il resto è gusto personale.”

    Infatti la storia è piena di opere stupende subito riconosciute come tali da tutti, vero? Ma per favore… il bello è tale perché tutti lo riconoscono bello dopo che è diventato famoso: e nessuno di noi fa troppa eccezione.

    Saluti
    Un chianti delle colline di Calci mi attende
    Giancarlo

  17. a mio avviso nn si può dire cosa sia e cosa non sia poesia proprio perchè la poesia non può essere strettamente definita, se non come l’essenza più pura dell’anima, cosa che non ci aiuta molto. Se l’autore ha voluto mettere in versi un’emozione, un pensiero, un sentimento, una sensazione, vuol dire che questi l’hanno profondamente impressionato, e perchè questa non dovrebbe essere poesia? Se poi l’autore voule dare a questi versi un’impostazione metrica, ben venga, nche se per me è come mettere in gabbia un usignuolo, che canta sì, ma non può mai cantare come quado è libero.
    In definitiva io credo che la poesia è strettamente legata all’epoca in cui viene scritta, perciò i componimenti in metrica andavano bene nell’età classica perchè apparteneva ad allora, ma oramai non ci appartiene più così strettamente.
    Insomma, guardiamo avanti.

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