Agosto 16, 2022

32 thoughts on “STRONCATURE DOC (N. 1): Ammaniti, “Come Dio comanda”.

  1. Non ho letto l’ultimo del tredicenne Ammaniti, ma dopo aver disperso al vento i soldi per Io non ho paura credo che eviterò di dissestare le mie finanze per uno scrittore che non sa neppure cosa sta scrivendo.

    Saluti
    Giancarlo

  2. L’ho letto e mi è piaciuto, lo dico subito. Trovo che il libro più bello di Ammaniti sia Ti prendo e ti porto via, e anche se non mi piace mettermi a fare confronti, è stato inevitabile dal momento in cui ho iniziato a leggere Come Dio comanda. Molti personaggi che si muovono contemporaneamente e ogni volta si entra nella testa di uno o dell’altro, che sia un naziskin arrabbiato col mondo, un marito spiantato che progetta di rapinare un bancomat per riconquistare la ex moglie o l’assistente sociale innamorato della donna del suo migliore amico. In T.P.eT.P.V. c’erano più “stratagemmi” come l’accostamento agli animali strani e le iperboli narrative decisamente grottesche (che a molti non sono piaciute), questo libro è molto meno caotico; comunque più vicino a T.P.eT.P.V. che non a Io non ho paura.
    Impressioni… boh… interessante il microcosmo marginale degli operai edili, con tanto di ideologie razziste e machismo, facile la scrittura, buono il ritmo. Forse troppo rapida la conclusione.

  3. Per me Ammanniti rimane il migliore tra gli ex cannibali. Onestamente non ho ancora letto questo libro, quindi non posso giudicare; però “Io non ho paura” l’ho trovato bellissimo.
    Credo che Ammanniti riesca a raccontare delle storie con personaggi credibili, che escono dalle pagine e ritornano nelle esperienze del lettore.
    A differenza di molti altri scrittori nostrani Ammanniti non fa accademia, racconta storie.

  4. la prima recensione è comunque adorabile. Non penso che lo leggerò, ma non per via della recensione. A naso mi sa di palloso, in effetti, nel nostro grande affresco sociale, siamo tutti pieni zeppi di padri naziskin che hanno figli con un ciuffo biondo che sparano ai cani dei vicini di casa, che ha l’unico torto di comportarsi come altri milioni di cani.

    Meno male che mio padre non era un naziskin, altrimenti avrei freddato quel bastardo shitzu del mio cugino di casa, più lungo che alto, un autobus in pratica. Poi ci ha pensato la provvidenza, quella con la p minuscola. Un giorno l’hanno trovato sotto quintali di legna. Non abbaiava più, che soddisfazione. E mio padre non aveva nemmeno un tatuaggio, pensa te…

  5. Pensavo a mio cugino, che è in effetti è un figlio di cane 🙂 i refusi sono all’ordine del giorno (cugino per vicino, un plurale per un singolare)

  6. Ammanniti come Dickens?
    Ma vogliamo scherzare? Dico… non c’è più ritegno. Perché bisogna a tutti i costi barcamenarsi a trovare illustri antesignani?
    Ammanniti è Ammanniti. Un raccontatore di storie (che possono piacere o no) ma che non lascerà grandi tracce nella storia della letteratura. A differenza di Dickens.

  7. Spartacus ha colto nel segno: ammaniti non lascerà tracce di sé, come molti altri che raccolgono allori ed interviste a repubblicaTV in questi giorni nostri.

    Saluti
    Giancarlo

  8. E’ chiaro che ognuno di noi ha pieno diritto di esprimere la propria opinione. Detto questo però, dico anche che bisognerebbe tenersi ancorati ad un minimo di buon gusto. Questo librarsi, mezzo isterico, mezzo frustrato, dei nostri critici letterari è un po’ nauseante. E’ una cosa diffusissima tra i giornalisti italici, quella di scrivere un articolo solo per dimostrare che si è più bravi e furbi degli altri.
    Chiarisco subito che il libro io l’ho letto. Non mi ha entusiasmato. E’ un libro di “genere”, e a me quel “genere” non piace. Diciamo che ricorda certi fumetti, certe verità un po’ adolescenziali che non trovo universalmente plausibili.
    Però esprimo la mia opinione senza acredine o volontà di demolire uno scrittore palesemente popolare, ed amatissimo dai più.

    La stroncatura riportata dal nostro simpatico padrone di casa, mi pare odiosa, risentita, e priva di una vera ragione d’essere. Non spiega nulla del vero perché come Dio comanda non è piaciuto al critico, invece mi pare che manifesti apertamente un certo isterismo da invidia. Va bene criticare, ma cavolo, va fatto non solo perché rodono le budella. Ammanniti, come tutti gli scrittori, legge le critiche, sia sul web che sulla carta stampata. Andrebbe rispettata la sensibilità sua e di quelli che lo apprezzano. Se un libro non piace non c’è mica bisogno di impugnare la forca.

  9. Nessie, credo che quando qualcuno decide di scrivere accetta implicitamente anche l’idea che qualcuno possa criticarlo. Voglio dire, il fatto di aver lavorato duramente – perchè sono sicuro che Ammaniti lo ha fatto – non deve esentare nessuno da critica e neppure la sensibilità può risparmiargli questo.
    RIguardo la recensione di Cortellessa direi che è più che motivata. Pur non avendo ancora letto il libro devo dire che Cortellessa lo illustra bene per quel che lui pensa sia il libro.

    Invidiosi? rodono le budella? isterismo? Mi sembrano davvero accuse fuori luogo nel caso specifico.

    Saluti
    Giancarlo

  10. Non ho letto il libro….non so se mi avete abbastanza convinto ad acquistarlo…Sia la copertina che il titolo fanno a pugni con quello che si percepisce sia la storia…dai vostri contributi…Alla fine, credo che lo leggerei soltanto se mi pagassero…ho altro da fare….Dubito, spero di sbagliare, ma ho come il presentimento che ancora una volta sia stato usato il nome di…….(…) invano!!!!!E la cosa non mi piace. Preferisco parlare di cioccolata….e di quanto sia necessario scrivere cose tenere, in uno spazio terrestre fin troppo duro e pieno di contradizioni ed incomprensioni….tra le quali anche la mia.
    p.s. non sono contenta di questa mia decisione negativa, spero di farmi venire la voglia di leggere questo prodotto….chissà!

  11. Giancarlo, scusa, se non hai letto il libro come fai a sapere che le critiche di Cortellessa sono ben motivate? Quello che vi si evince è, in soldoni, che chi scrive di bambini e cani è un furbetto. Dico, ma che critica è? Non vuol dire nulla. La scrittura è anche metafora, credo che chiunque possa scrive di cani, bambini, cuori, amori, e, tiè, anche cioccolatini Perugina, se crede. O dobbiamo chiedere a Cortellessa le tematiche da trattare?
    Sul fatto che chi scrive deve aspettarsi delle critiche, sono non solo d’accordo, ma l’ho anche scritto nel precedente intervento. Il problema è che su di un giornale bisognerebbe saperle argomentare meglio le proprie idee. O tu invece hai capito perfettamente di cosa parla il libro di Ammaniti, solo dal pezzo di cui sopra?
    Rimango della mia idea, questo è un paese ancora troppo pieno di velleitari cui rodono le biglie per i successi altrui.
    Ripeto, per me le critiche debbono essere possibilmente costruttive e sempre eleganti. Ammaniti ha soltanto il difetto di essere uno scrittore il cui talento viene premiato dalle vendite, non è una divinità, ma non è certo un malfattore. Un po’ di rispetto per il suo lavoro si potrebbe anche averlo. Per me il rispetto si traduce in una critica garbata. Non è colpa mia, sono fatta così.

  12. Beh, il critico ha citato un brano del libro di Ammaniti, che a lui (come a me) è parso semplicemente patetico. Ha poi citato il tema del ragazzino tredicenne dicendo che è la sua scrittura con qualche virgola messa a capocchia. E’ esattamente ciò che penso anche io di Ammaniniti. Prima scrive e poi sparge virgole dove capitano. I risultati sono ovviamente deprecabili. Ha parlato degli stereotipi di cui Ammaniti fa largo uso: non conosco questo libro, ma negli altri che ho letto lo stereotipo regna sovrano. Nella sua recensione Cortellessa qualche idea ce l’ha, in questo post qualche idea c’è… le tue ancore non le ho ascoltate, poiché ho letto soltanto accuse a noi che rodiamo. Per favore, non scherziamo.

    Saluti
    Giancarlo

  13. Tra l’altro la copertina è una scopiazzatura di “Love Over Gold”, lp dei Dire Straits del 1982 😀

    Da affossare solo per questo 🙂

  14. Io sono d’accordo con Nessie.
    Ribadisco che a me Ammanniti piace.
    Voglio dire a Spartacus (la mia però non è una polemica, bada bene) che quando La Porta accennava a Dickens si riferiva al fatto che lo scrittore inglese fu molto popolare, nel senso di ‘amato dalle masse’, e inoltre fu aspramente criticato da molti letterati dell’epoca e dai benpensanti che non ammettevano l’ingresso in letteratura di personaggi come ladri e prostitute.

  15. Premesso che non ho ancora letto il nuovo libro di Ammaniti, ci tenevo a fare delle considerazioni generali.
    Quando si critica un testo letterario entrano in gioco molteplici fattori di cultura, piacere, visioni diverse ecc. ecc. esclusivamente soggettive.
    Perfino il critico di mestiere, anche se in buona fede, non potrà mai essere obbiettivo a causa della sua formazione culturale e del suo gusto personale.
    Molto conta anche l’aspettativa che avevamo quando lo abbiamo acquistato, sia come acquirenti che come lettori.
    Chiaramente molto diverso e più corretto ed univoco può essere il giudizio su un saggio.
    Qui la competenza del lettore e dello studioso di settore può notare il maggiore o minore livello di approfondimento, l’uso corretto o meno delle fonti, se vi si trovano delle novità importanti ovvero se si tratta di una mera compilazione sullo stato dell’arte.
    Voglio raccontare un episodio : una trentina di anni fa venne fatto un esperimento, furono inviati dei temi scolastici a correggere a molti professori di scuole e città diverse, risultato? I Voti andarono dal 4 all’ 8!!!
    Non so se vi sono stato di aiuto, ma spero di aver fatto chiarezza su cosa possa significare emettere un giudizio.
    Stiamo poi sempre attenti a chi lo emette, vi possono essere recondite ragioni di rivalsa, di vendetta o, peggio, di mercato che possono portare ad una critica positiva o negativa. Informatevi sempre bene da quale area politica, sociale e culturale provenga il critico, spesso ciò risulta fondamentale per comprendere le ragioni di certe recensioni.
    Cordiali saluti a tutti.

    Gabriele Calcia, titolare della libreria L’ERA CARTACEA di Bergamo, ex bibliotecario ed ex giornalista.

  16. “Ti prendo e ti porto via” lo trovai un romanzo scritto davvero bene, coinvolgente, ricco di microstorie, originali. È un romanzo che rimane, quello. L’ultimo suo romanzo l’ho visto in libreria. Ha un formato che ingombra, troppo grosso, alto, voluminoso. Potrei perdonarmi di averei un libro di quella stazza solo se fosse DUMAS o Balzac, oppure le memorie di Azeglio. Per ammaniti va benissimo l’edizione stile libero einaudi. troppo voluminoso. ingombrante. Poi ho letto qualche pagina in piedi, in libreria, e mi è sembrato smembrato, frammentario. non mi ha incuriosito.
    ma Ti prendo e ti porto via, è BELLO!!

  17. come si fa a giudicare un libro senza averlo letto?
    roba da pazzi………….
    io dico che ammanniti è un grande scrittore. ce ne fossero come lui. ce ne fossero scrittori italiani come ammanniti……. tradotti e letti all’estero e amati dal pubblico internazionale dei lettori.
    ma noi no. qui in italia no. qui in italia se uno scrittore ha successo si deve affossare, sennò non vale. siamo bravi a fare questo. peccato che di altro sappiam fare ben poco…………..
    siamo molto legati all’accademia, noi. siamo ubriachi di letteratura alta, ma quando tentiamo di farla produciamo solo “letteratura alticcia”.
    eh, come siamo bravi noi ad affossare i vari baricco e ammanniti.
    meno male che delle recensioni dotte non gliene può fregà de meno a nessuno.
    e meno male, va.

  18. Carissimo Gigi, nel recensire – se così si può definire – Ammaniti ho premesso di non aver letto l’ultimo libri, ma di aver speso dei soldi per qualche altro libro e dunque di aver preso la decisione, saggia oserei definirla, di non comprare l’ultimo. Se ci pensi, però devi farlo bene questa volta, non c’è niente di più lineare. Se tu compri il primo libro di un autore chiamato Orc e non ti piace, compri il secondo e non ti piace cosa fai? ti accanisci e compri anche il terzo? magari anche dicendo in giro che quello sì che è uno scrittore tosto. Io credo di no.
    Riguardo la letteratura alta, alticcia (e dagli con queste virgolette, quanto fanno fi(C)o) direi che non esistono commenti appropriati per la scena. Dico semplicemente che leggendo (dal solo punto di vista grammaticale e lessicale) alcune cose, qua e là, a volte qualche riga più su, non mi stupisco affatto che Ammaniti abbia tanto successo.
    Baricco merita un discorso diverso. Per quanto non mi piaccia ciò che scrive da qualche anno a questa parte (i primi libri erano geniali) è uno che sa scrivere e solitamente anche dove vuole andare a parare.
    Le recensioni dotte invece interessano eccome, anche se si dice il contrario quando sono negative.

    Saluti
    Giancarlo

  19. Giancarlo, ma guarda che sei buffo.
    Scusa, tu leggi su un articolo di giornale la descrizione di un personaggio tratta da un libro e da questo capisci il succo dell’intero volume? Scusa ma che credibilità pensi possa avere una tua critica? Poi dici che sbaglio quando dico che in Italia alcune cose si dicono per partito preso, così dai ragione a me.
    E’ chiaro che Ammaniti può non piacere, ma dire che dissemina virgole a capocchia è assurdo, oltre che inesatto. Cortellessa evidentemente non ha mai pubblicato un libro (anche se è evidentissimo che lo desidererebbe con tutto il cuore). Per la sintassi esistono gli editor e i correttori di bozze. Come Dio comanda è stato editato, il lavoro di revisione è durato un anno. Quindi Cortellessa può anche smettere di agitarsi. Per quanto riguarda il lessico usato dall’io narrante, quella è una scelta stilistica e come tale è opinabile, non PATETICA come dice lui. Per finire, la tematica del rapporto padre-figlio, più che “furba” (che cavolo vorrà dire furba, come se ci fossero tematiche oneste e disoneste) mi pare semplicemente il filo che unisce i libri meglio riusciti di questo autore.
    Cortellessa non vuole che si parli di cani e di bambini, caspita! E adesso come facciamo? Be’ Dickens lo faceva, e bene anche, invece, mi chiedo: ma Cortellessa, di buono, nella vita, che stracavolo ha fatto?
    Ah, certo, ha stroncato Ammaniti. ‘Orca che bravo!

  20. No Nessie cara, sei tu ad essere buffa. Dalla descrizione io capisco che un bimbo così non sta nei pensieri realizzabili. Dal tema io capisco che mai potrà scriverlo un tradicenne che sia diverso da ammaniti stesso, o da una sua trasposizione della sua età.
    E poi, carissima, esiste certamente una tematica furba (non un tema, mi verrebbe da dire, ma lasciamo stare: si va nel complicato) ed è la tematica che non è onesta. RIPETO ANCORA PER GLI SBADATI: non sto parlando di questo libro, ma di altri di Ammaniti, in cui secondo il mio modesto nonché buffo parere (oh suo dio) lo scrittore trascende falsità ideologiche e gentilissimi scosse al lettore affinché ora pianga ora rida ora sorvoli ora entri nel dettaglio. Questo è patetico. Si, volevo dire patetico perché lo penso.

    Ci sarebbe da scrivere per ore, ma fortunatamente ho da fare. Tuttavia voglio concludere dicendo che non so Cortellessa cosa ha fatto di buono nella vita visto che non lo conosco, ma mi (e vi) chiedo: occorre aver fatto qualcosa di buono prima perché una sua critica venga apprezzata (darle un prezzo) o soltanto presa in considerazione come recensione legittima e motivata? cosa ci vuole, il pedigree certificato da voialtri?

    Saluti
    Giancarlo

  21. “Giancarlo, ma guarda che sei buffo.
    Scusa, tu leggi su un articolo di giornale la descrizione di un personaggio tratta da un libro e da questo capisci il succo dell’intero volume? Scusa ma che credibilità pensi possa avere una tua critica? Poi dici che sbaglio quando dico che in Italia alcune cose si dicono per partito preso, così dai ragione a me.”

    Scrivi tanto, ma leggi poco.
    Io ho scritto (e lo riporto, visto che l’Italia è il paese in cui devi avere sempre un alibi):
    “Non ho letto l’ultimo del tredicenne Ammaniti, ma dopo aver disperso al vento i soldi per Io non ho paura credo che eviterò di dissestare le mie finanze per uno scrittore che non sa neppure cosa sta scrivendo.”
    Questo vuol dire che non l’ho letto, ma non essendomi piaciuto l’altro non ho intenzione di comprare quello nuovo. Chiaro adesso?

    Poi “Beh, il critico ha citato un brano del libro di Ammaniti, che a lui (come a me) è parso semplicemente patetico. Ha poi citato il tema del ragazzino tredicenne dicendo che è la sua scrittura con qualche virgola messa a capocchia. E’ esattamente ciò che penso anche io di Ammaniniti. Prima scrive e poi sparge virgole dove capitano.”
    Questo è un mio giudizio sul suo modo di scrivere, ovviamente mio personale.
    Riguardo l’editing lascia stare Nessie. Non esiste editing esente da colpe.

    Saluti
    Giancarlo

  22. Ah, Giancarlo, ho capito: tu giudichi Come Dio comanda in base all’idea che ti sei fatto dei precedenti romanzi di Ammaniti. Ottimo. Mi pare perfettamente in linea con l’atteggiamento. E’ un metodo che hai brevettato tu?
    Una domanda: come mai un bimbo del genere non “sarebbe nei pensieri realizzabile”? C’è uno schema preciso secondo cui alcuni tratti somatici non vanno raccontati su di un libro? Non mi risulta. Uno non può avere il nasino all’insù altrimenti a te suona male?
    Oh, poi, le tematiche non ti stanno bene perché furbe. Pensa che già nell’antica grecia avevano capito che all’uomo interessano praticamente soltanto un paio di cose! Tu invece ne hai di nuove? Qualcosa che possa escludere le situazioni emblematiche riportate in questo romanzo?
    Un’ultima cosa: non serve una patente speciale per criticare un’opera, servirebbe, semmai, averla letta.
    Con questo ti saluto e torno al lavoro, guarda caso sto scrivendo proprio un romanzo su di un cane. Non oso pensare a cosa ne dirà Cortellessa.
    Brrrrr, che paura.

  23. Allora è un dialogo tra sordi. Io non giudico come dio comanda, ma ammaniti per come l’ho letto. Ma sembri non afferrare molto bene l’italiano.

    Comunque lasciamo perdere: hai ragione tu. Io non posso discutere con chi ha un’ironia talmente scadente.

    Voglio provarci un’ultima volta, sordo: NON GIUDICO “COME DIO COMANDA”… L’HO SCRITTO NEL PRIMO POST! STO GIUDICANDO AMMANITI PER COME L’HO CONOSCIUTO NEI ROMANZI PRECEDENTI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Al prossimo post in cui mi dici che giudico un’opera senza averla letto tiro in causa tutti i santi del paradiso.

    Saluti
    Giancarlo

  24. NON STO GIUDICANDO “COME DIO COMANDA” MA AMMANITI NEL SUO INSIEME PER I LIBRI CHE HO LETTO DI LUI. QUESTO PURTROPPO MI PORTA A NON COMPRARE “COME DIO COMANDA”, CHE DISDETTA

    NON STO GIUDICANDO “COME DIO COMANDA” MA AMMANITI NEL SUO INSIEME PER I LIBRI CHE HO LETTO DI LUI.
    QUESTO PURTROPPO MI PORTA A NON COMPRARE “COME DIO COMANDA”, CHE DISDETTA

    NON STO GIUDICANDO “COME DIO COMANDA” MA AMMANITI NEL SUO INSIEME PER I LIBRI CHE HO LETTO DI LUI.QUESTO PURTROPPO MI PORTA A NON COMPRARE “COME DIO COMANDA”, CHE DISDETTA

    NON STO GIUDICANDO “COME DIO COMANDA” MA AMMANITI NEL SUO INSIEME PER I LIBRI CHE HO LETTO DI LUI.
    QUESTO PURTROPPO MI PORTA A NON COMPRARE “COME DIO COMANDA”, CHE DISDETTA

    Forse ora è chiaro anche a Nessie.

    Notte
    Giancarlo

  25. Come scrivevo all’inizio di questa discussisone, io di Ammaniti ho letto solo un paio di racconti e una decina di pagine di IO NON HO PAURA. I racconti mi parvero fasulli, di una cattiveria esibita per scandalizzare i borghesi. Il romanzo aveva un io narrante adolescente che non stava nè in cielo nè in terra, per nulla credibile, con un linguaggio impensabile in un ragazzino come quello.
    Tutto qua. Ah no! Di Ammaniti ho anche letto alcuni strilli pubblicitari che esaltavano lo scrittore tizio o lo scrittore caio, tutti comunque appartenenti alla sua stessa scuderia.
    Non è mica obbligatorio, leggere Ammaniti.

  26. premesso che utilizzo le virgolette “quanto” “mi” “pare”, ci tenevo a sottolineare che le recensioni non servono ad un fico secco e che le stroncature non danneggiano nessuno tranne forse il critico che le elabora. se così non fosse, dan brown sarebbe in giro a chiedere l’elemosina dato che il suo “il codice da vinci”, che è uno dei libri più criticati di tutti i tempi, è anche, guarda caso, il libro più venduto nella storia dell’editoria…………..

  27. Infatti è noto al mondo intero il corollario (l’assioma lo lasciamo alla fantasia dello studente) secondo il quale i libri che vendono sono di ottima qualità. Giusto, dimenticavo quasi: Sveva Casati Modigliani, Wilbur smith, Erica Splinder e l’intera collezione harmony (completa di cofanetto) sono i prossimi candidati al premio Nobel per la letteratura. Al raggiungimento del target delle 6 milioni di copie vendute Ammaniti sarà ammesso di diritto.

    Saluti
    Giancarlo

  28. …..non necessariamente bisogna vincere il nobel per scrivere buoni libri… e viceversa…
    come hai fatto a capire che sono uno studente?

  29. Quindi non necessariamente bisogna scrivere buoni libri per vincere il nobel? Mi sa che c’è un po’ di confusione, se non altro per quel che riguarda l’analisi logica.

    Le risorse dei professori sono infinite.

    Saluti
    Giancarlo

  30. E’ il primo libro di Ammaniti che leggo e sarà anche l’ultimo. L’ho letto per dovere professionale, per cercare di venderlo, visto che me ne sono arrivate 13 copie in libreria, ma non ho il coraggio di “affibbiarlo” a nessuno. A coloro che è piaciuto vorrei chiedere che cosa Vi ha lasciato questo libro? Grazie.

  31. Premetto che Ti prendo e ti porto via resta a mio avviso il migliore di Ammaniti, e che Io non ho paura non mi è piaciuto (forse perchè avevo già visto il film), questo Come Dio comanda l’ho apprezzato molto.
    Dopo aver letto Faletti, la bravura di Ammaniti risalta. Magari, se avessi letto prima qualcun altro, adesso direi che non è granchè… ma invece ribadisco che mi è piaciuto 🙂

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