“Lo Scuru”, esordio alla regia cinematografica di Giuseppe William Lombardo, prodotto da Grey Ladder Productions.
Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Orazio Labbate (Bompiani), il film porta per la prima volta sul grande schermo l’universo visionario e inquieto del gotico siciliano, trasformandolo in un’opera cinematografica originale e suggestiva.
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“Il film Lo Scuru, basato sul mio romanzo omonimo”, ha dichiarato lo scrittore Orazio Labbate a Letteratitudine, “restituisce, con stile, in particolar modo, le atmosfere del mio Gotico siciliano tra Butera e Gela – e parte della teologia folclorica – grazie a una una talentosa regia, una raffinata fotografia e una intensa prova attoriale corale”.
Orazio Labbate ci ha parlato approfonditamente del romanzo Lo Scuru su LetteratitudineNews.
Di seguito un ulteriore approfondimento sull’opera filmografica.
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IL TRAILER DEL FILM
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Lo Scuru racconta l’odissea interiore di un giovane che ritorna in Sicilia, sua terra natale, per superare incubi e antichi dolori. Ma l’origine delle sue sofferenze forse risiede proprio lì, in quella Sicilia ancestrale, dove spiriti e superstizioni destano ancora oggi timori e suggestione. Il film ci conduce in quel luogo misterioso dello spirito, dove si scontrano credo e ragione, scienza e superstizione, in un viaggio catartico tra realtà e visione, colpe ereditarie e collettive.
A sostenere il film le solide interpretazioni del cast, in cui figurano Fabrizio Ferracane, Vincenzo Pirrotta, Simona Malato e Fabrizio Falco.
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Un giovane intraprende un viaggio nella propria terra natale per superare incubi e antichi dolori. In una Sicilia ancestrale, dominata da credenze e superstizioni, troverà l’origine dei suoi mali.
“Lo Scuru” segna il debutto al cinema per Giuseppe William Lombardo, che porta per la prima volta sul grande schermo l’universo visionario e inquieto del romanzo omonimo di Orazio Labbate edito Bompiani, trasformando il gotico siciliano in opera cinematografica.
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NOTE DI REGIA
di G. William Lombardo
Sono cresciuto ascoltando storie di bambini scambiati nelle culle nel cuore della notte. Ho vivido il ricordo di mia nonna rivolgersi a una “maàra” (maga), sua amica, per “curare” il mio primo attacco di panico, il primo della mia vita.
Ricordo lo spicchio d’aglio sul mio ombelico con cui l’anziana signora cercò di “incantare i vermi”, che a suo dire generavano quelle ansie. Il rito non funzionò ma ne rimasi affascinato. Quel contrasto assurdo tra moderno e ancestrale. In Sicilia si dice che le “maàre” volino, sciolgano malefici e guariscano ogni male: lo fanno utilizzando cose semplici e familiari, come certi ingredienti.
È un aldiquà che parla e agisce su di noi, creando un energico verticalismo tra cielo e terra, tra il mondo dei vivi e il sottoterra, tra i diversi livelli sociali.
Lo Scuru, liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Orazio Labbate, racconta l’odissea di un giovane che vuole cancellare il proprio dolore.
Ritorna in Sicilia, sua terra natale, per capire se, come afferma la diagnosi che lo ha reso un emarginato, egli sia davvero affetto da schizofrenia.
Ma l’origine delle sue sofferenze forse risiede proprio lì, in quella terra dove spiriti, superstizioni e “cosi tinti” destano ancora oggi timori e suggestione.
Il film indaga quel luogo misterioso dello spirito, dove si scontrano credo e ragione, scienza e superstizione. Quella che agli occhi della medicina appare quasi un destino ineluttabile, la schizofrenia, trova nella magia atavica un appiglio e una nuova speranza. È un viaggio catartico tra realtà e visione, colpe ereditarie e collettive, la ricerca di un padre da reintegrare nella storia.
Sullo sfondo l’entroterra siciliano, desolato e bruciante come un deserto americano.
Osservando quei luoghi ho intravisto la possibilità di dar vita ad una Sicilia diversa, reinventata come luogo cinematografico, magico e misterioso, un mondo onirico, immaginifico e suggestivo, scenario ideale per raccontare il lato oscuro che alberga in ognuno di noi.
Una grande bellezza visuale che trasportava la mia terra in una dimensione altra dove ambientare storie nuove e lontane dalla Sicilia stereotipata e da cartolina.
La sofferenza e il trauma del protagonista sono incorporati nello scenario e nel paesaggio stesso. I personaggi attraversano il deserto post-industriale della Sicilia rurale, un paesaggio che trasuda un senso di ultraterreno.
La psicosi di Raz si proietta fuori dalla sua mente e si materializza in quegli orizzonti disumani di tralicci, pontili, strade deserte.
Sia le ambientazioni, sia i personaggi esistono sull’orlo della totale decadenza e della scomparsa nel nulla.
Visivamente il film guarda molto al lavoro sul B/N del fotografo Ferdinando Scianna.
L’opera del fotografo siciliano è da sempre strettamente legato ai temi della mia terra, del ricordo, di una memoria che è fatta di pensieri, di miti antichi, di riti ancestrali
immersi nella modernità. Quella modernità visionaria e perturbante che Scianna immette e crea nei suoi lavori la sento vicina al sud della Sicilia, non solo come folklorismo, ma anche come corruzione dell’attualità, distorsione della realtà nei luoghi fra Gela e Butera.
Il film è un continuo oscillare di luci e ombre: l’uscire dalla luce e l’entrare nella tenebra, e viceversa, sia a livello di immagine cinematografica che di racconto psicologico. Come le fotografie di Scianna, Lo Scuru è un film da luci e ombre, cioè da bianco e nero: il film gioca in particolare sul chiaro-scuro, specchio stilistico dell’anima. La sua luce ha dei bianchi abbacinanti, quelli della Sicilia assolata; ma è anche un luogo d’oscurità, quella del dubbio e della macerazione.
La Sicilia come terra dove la luce e il nero del lutto convivono insieme.
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Giuseppe William Lombardo nasce il 23/02/1994 a Palermo e, già durante gli anni del liceo, entra in contatto con il mondo del teatro classico, collaborando come assistente alla regia per l’Istituto Nazionale del Dramma Antico e lavorando con Roberta Torre. Da allora il suo percorso è segnato da una costante ricerca estetica e da un profondo interesse per le zone d’ombra dell’animo umano.
Con La Particella Fantasma, suo ultimo cortometraggio presentato come evento speciale alla Festa del Cinema di Roma 2021 e dedicato al mistero della scomparsa del fisico Ettore Majorana, Lombardo esplora già il confine sottile tra scienza e metafisica, tra razionalità e inquietudine. Oggi, con Lo Scuru, prodotto da Grey Ladder e distribuito da Academy Two, firma un film che affonda le radici nel mito e nella psiche, dentro una Sicilia arcaica e perturbante, sospesa tra fede popolare e superstizione, tra eros e thanatos.
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Sinossi
Un giovane, tormentato da incubi e dal peso di una diagnosi di schizofrenia, torna nella sua terra: la Sicilia. Parte alla ricerca di risposte ai propri dubbi più oscuri, inseguendo il senso di un passato che continua a gravare su di lui, forse nascosto nei sussurri delle campagne e nei silenzi delle chiese.
La memoria collettiva, i riti, la terra stessa: tutto sembra custodire le tracce di misteri che non smettono di ardere, tra gli incendi e i fantasmi che popolano l’isola.
Attraversando mari neri, paesi addormentati e superstizioni antiche che ancora incutono timore, il giovane scopre che la spiritualità della Sicilia non offre una via di fuga dal dolore, ma ne è lo specchio più profondo — un cammino attraverso l’ombra, necessario per ritrovare la luce. “Lo Scuru” diventa così un viaggio interiore, un attraversamento dell’ombra per riconquistare la luce; un racconto di identità, fede e memoria che si confonde e mischia con il respiro stesso della terra siciliana.

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Note sul film
Il film si colloca in un territorio unico, sospeso tra letteratura e cinema, tra parola e immagine, restituendo in forma visiva quell’oscurità poetica che finora aveva abitato solo la pagina scritta.
L’opera nasce dal desiderio di raccontare una Sicilia lontana dai cliché dei paesaggi da cartolina: un’isola interiore, segnata da vento, superstizioni e presenze invisibili. In questa terra arcaica e ferita, la luce e l’ombra si affrontano continuamente, fondendo sacro e profano, vita e morte. Con questo primo film, Lombardo tratteggia la Sicilia come un luogo dove la spiritualità si intreccia con la follia, dove il confine tra fede e ossessione è sottile come una lama.
“Lo Scuru” diventa così un viaggio dentro la mente e l’anima, una discesa negli abissi della psiche che riflette le stesse esperienze di dolore e introspezione del regista siciliano: un’opera intensa e poetica che attraversa l’ombra per ritrovare la luce.
Un film che parla della morte per raccontare la vita, che abita l’oscurità per illuminare il mistero del mondo e dell’anima.
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