Salvare le Biblioteche nascoste: la missione degli Olmi
Sulle pagine di la Repubblica-Palermo prosegue l’iniziativa nata dall‘appello di Stefania Auci per salvare la biblioteca di Niscemi: “Gli scrittori adottano le biblioteche”
Con una bella illustrazione di Lelio Bonaccorso e gli articoli di Stefania Auci, Beatrice Monroy, Ugo Barbàra e Giacomo Pilati.
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L’iniziativa di la Repubblica – Palermo dedicata alle biblioteche siciliane non solo prosegue, ma si allarga e si approfondisce, assumendo sempre più i tratti di una vera e propria mappa sentimentale e civile del patrimonio librario dell’Isola. Dopo l’appello “Adottiamo le biblioteche”, la nuova tappa – significativamente intitolata “Salvare le biblioteche nascoste, la missione letteraria degli ‘Olmi’” – racconta una rete di scrittori che scelgono di farsi presidio, di trasformare la parola in gesto pubblico. Stefania Auci firma un intervento che suona come una dichiarazione di responsabilità collettiva: la cultura non è un ornamento, ma un’infrastruttura morale, e le biblioteche sono luoghi in cui si custodisce non soltanto carta, ma la possibilità stessa di una comunità di riconoscersi. Beatrice Monroy accende i riflettori sulla Casa Professa di Palermo e sui sessantamila manoscritti che restano di fatto inaccessibili, memoria stratificata che rischia di diventare invisibile proprio mentre dovrebbe essere restituita alla città; il suo è un racconto che intreccia storia, identità e indignazione, perché ogni manoscritto chiuso è una voce sospesa. Giacomo Pilati conduce il lettore dentro la Biblioteca Fardelliana di Trapani, centosettantamila volumi e una tradizione gloriosa che oggi fanno i conti con l’incognita più grande: la fuga dei giovani e la rarefazione di un pubblico capace di abitare quei luoghi; il silenzio delle sale diventa allora metafora di un vuoto generazionale che interroga il futuro. Ugo Barbara, da Castellammare del Golfo, racconta invece il “piccolo miracolo” di una raccolta salvata dalla marginalità grazie all’ostinazione e alla cura, dimostrando che la volontà delle comunità può ancora ribaltare destini che sembravano segnati. In controluce emerge l’idea della rete degli “Olmi”, scrittori che mettono radici nei territori e insieme intrecciano rami, consapevoli che la difesa delle biblioteche non è una battaglia corporativa ma una questione democratica. Ciò che accomuna questi interventi è la convinzione che le biblioteche non siano depositi polverosi né reliquie del passato, ma luoghi dinamici di educazione sentimentale e civile, spazi in cui si forma lo sguardo e si costruisce la coscienza critica. Salvare una biblioteca nascosta significa sottrarre una parte di futuro all’oblio; riaprirla significa restituire alla collettività la possibilità di pensarsi nel tempo lungo della storia. In questo senso, la campagna di Repubblica si configura come un gesto di cura e insieme di denuncia: cura per i libri e per i lettori che verranno, denuncia contro l’indifferenza che trasforma il patrimonio in ingombro. E mentre gli “Olmi” continuano a raccontare, emerge con chiarezza che la vera missione non è soltanto salvare edifici o collezioni, ma difendere l’idea stessa di cultura come bene comune, come diritto, come responsabilità condivisa.

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hashtag per condividere l’appello: Salviamo la Biblioteca di Niscemi
#LaCulturaNonFrana
#LaMemoriaNonCrolla
#SalviamoBibliotecaNiscemi
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