mercoledì, 18 gennaio 2017
L’ORA LEGALE
La nuova puntata di Letteratitudine Cinema è dedicata al film “L’ora legale” di Ficarra e Picone (dal 19 gennaio al cinema).
* * *

L’ora legale
di Salvo Ficarra e Valentino Picone
con Salvo Ficarra, Valentino Picone, Leo Gullotta, Tony Sperandeo, Vincenzo Amato, Eleonora De Luca, Ersilia Lombardo, Alessia D’Anna, Antonio Catania, Sergio Friscia, Alessandro Roja, Angelo Tosto.
Recensione di Ornella Sgroi
La verità è che non abbiamo più scuse. Perché se l’Italia va a rotoli è colpa di tutti. Nessuno escluso, se almeno una volta abbiamo posteggiato l’auto in seconda fila o scavalcato una coda facendo i furbi.
Ma come fare capire agli italiani che è troppo facile puntare il dito sempre e solo contro chi governa e che invece è arrivata l’ora di fare i conti anche con il nostro senso civico e la nostra integrità?
“L’ora legale”, verrebbe da dire. Portando avanti le lancette dell’orologio e proiettandoci in un futuro prossimo venturo in cui un nuovo sindaco, portatore sano di onestà, cercherà finalmente di fare rispettare le regole del vivere comune e del buon senso, inimicandosi però l’intero paese che lo ha votato in nome del cambiamento.
Un sogno ad occhi aperti, forse. Di sicuro, un’intuizione geniale per la nuova commedia, acuta e tagliente, diretta e interpretata da Salvo Ficarra e Valentino Picone che, insieme ad Edoardo De Angelis, Nicola Guaglianone e Fabrizio Testini, hanno scritto un film corale in cui si ritrovano – dopo varie peripezie, tra minacce e sabotaggi – a guidare la rivolta dei concittadini, prete compreso, incapaci di adattarsi all’inusuale ondata di legalità.
Eccolo, dunque, il grande paradosso della contemporaneità: un mondo che va alla rovescia, in senso opposto e contrario a quello in cui sarebbe giusto e logico che andasse. Un mondo in cui è l’onestà ad essere il cancro da estirpare, mentre la furbetteria e il tornacontismo regnano sovrani, radici e nutrimento di corruzione e criminalità. Tra imboscati, lavativi, raccomandati, che saccheggiano il presente e il futuro di chi vuole vivere invece da persona perbene.
Di tutto questo materiale umano e sociale offerto dalla vita vera, di ogni giorno, Salvo Ficarra e Valentino Picone fanno sapiente uso, mettendo a segno una commedia fulminante, divertentissima ma anche molto amara, come la realtà che ci circonda. (continua…)
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L’altra bella sorpresa è, in realtà, un atteso ritorno. Quello dell’altrettanto folgorante “Lo chiamavano Jeeg Robot”, primo lungometraggio di Gabriele Mainetti. Dopo 16 candidature ai David di Donatello, in consegna il 18 aprile, torna in sala un film che è già cult e che con originalità ha molto da dire, in fatto di cinema (anche sotto l’aspetto produttivo), in fatto di generi e di emozioni. Il regista Gabriele Mainetti, segnatevi questo cognome, fa esplodere il genere dei supereroi made in Italy – già sperimentato da Gabriele Salvatores con “Il ragazzo invisibile” – mettendo insieme il fumetto classico con la periferia italiana e i suoi tormenti, l’amore per Jeeg Robot con le impronte digitali Marvel e la passione per il cinema con la competenza registica. Costruendosi un’identità tutta sua, forte e coerente. Il risultato è imprevedibile e imperdibile, anche grazie a due attori che fanno a botte da veri fuoriclasse. Claudio Santamaria e un Luca Marinelli eccentrico ed esilarante, assolutamente magnifico. Che ha fatto tesoro di questa sua interpretazione per il ruolo, altrettanto riuscito, in “Non essere cattivo” di Claudio Caligari. Il risultato? È quello che Mainetti chiama “sospensione dell’incredulità”. Anche perché – come dice l’eroina fragile del film, interpretata dall’esordiente Ilenia Pastorelli – «un supereroe con le scarpe di camoscio non s’è mai visto!»
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