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venerdì, 24 ottobre 2008

LETTERATITUDINE DIVENTA LIBRO

Vi avevo mai parlato della possibilità di fare di Letteratitudine… un libro?
Sì?
Bene! Ci siamo. Questa “possibilità” troverà concreto riscontro agli inizi di dicembre grazie all’ottima casa editrice Azimut, che darà alla luce “Letteratitudine, il libro – vol. I”.
Sarà un volume che racchiuderà i dibattiti più interessanti che abbiamo condotto insieme nell’ambito di questo biennio, impostati in maniera nuova (e con piccoli brani inediti)… il tutto incorniciato con il supporto di una voce narrante “particolare”.

Vi dico la verità. Non è che di questo progetto ne sappia tantissimo. Per esempio, l’esistenza di questa voce narrante “particolare” mi lascia – come dire – un po’ perplesso.
Tanto per cominciare… da dove viene fuori ?
Vi faccio leggere l’incipit del libro:

Mettiamola così. Io esisto perché devo esistere, e non perché lo devo a qualcuno. Considero questa premessa essenziale e la espongo a scanso di equivoci. Se qualcuno ci resterà male mi dispiace… ma nemmeno tanto, per la verità. Mi riferisco in particolare all’uomo con la camicia celeste.

Ecco, non è che il senso di quest’incipit mi sia molto chiaro…
Che vuol dire “io esisto perché devo esistere”? Chi è che “esiste perché deve esistere”?
Cosa significa “se qualcuno ci resterà male mi dispiace”?
E quel riferimento a… l’uomo con la camicia celeste?
No, no. Qui c’è qualcosa che non mi convince.

Comunque… il libro si farà e ci sarete anche voi con i vostri commenti/interventi (opportunamente selezionati e – in qualche caso – accorciati per esigenze editoriali).
State tranquilli, non saranno inseriti e pubblicati commenti dai quali poter desumere dati “sensibili” ai fini della tutela della privacy. Tuttavia, chi non desiderasse comparire attraverso il proprio nome o nick name all’interno del suddetto libro, è pregato di farmene pervenire disdetta alla mail che conoscete ( letteratitudine at gmail.com) entro e non oltre la data del 29 ottobre 2008.
Insomma, ci siete dentro anche voi.

Ve l’aspettavate?
Cosa ne pensate?

Un’altra cosa…
Ho dato ad Azimut carta bianca per quanto concerne la realizzazione della copertina, e la bravissima Adriana Merola si è divertita a giocare un po’ con la mia immagine.
Così vi propongo, di seguito, le immagini di tre possibili copertine.
Qual è quella che vi piace di più (la prima, la seconda, o la terza)?
Dite la vostra, anche se la scelta finale spetterà comunque ad Azimut.

Dimenticavo… sia i diritti d’autore che i proventi dell’editore saranno interamente devoluti in beneficienza.

Io esisto perché devo esistere, e non perché lo devo a qualcuno.

Ma che vuol dire?
Mah!
Massimo Maugeri

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Pubblicato in SEGNALAZIONI E RECENSIONI   382 commenti »

mercoledì, 12 marzo 2008

ELEGGIAMO IL LIBRO DELL’ANNO 2007

libri-2007.JPG

LETTERATITUDINE BOOK AWARD  2008

la parodia di un premio letterario

-

Vi propongo un gioco di gruppo finalizzato a eleggere il libro dell’anno 2007.

Ci state?

Pensate alle vostre letture riguardanti libri editi l’anno scorso. Qual è stato il migliore, a vostro avviso?

Mi riferisco a libri di qualunque genere: narrativa, saggistica, poesia. Non importa se di autori italiani o stranieri.

Potremmo organizzarci in questo modo.

-

I FASE

Chiunque vorrà giocare dovrà indicare il titolo del libro e spiegare la motivazione della scelta. E su queste scelte potremmo discutere cercando di convincerci reciprocamente. La prima fase del gioco si concluderà mercoledì 5 marzo.

-

II FASE

Da giovedì 6 marzo si procede alla votazione. I due libri più votati andranno al ballottaggio. Questa fase del gioco si concluderà mercoledì 12 marzo.

-

III FASE

A partire da giovedì 13 marzo i partecipanti al gioco voteranno i due libri prescelti. Il libro più votato sarà il libro dell’anno 2007 per Letteratitudine. Questa terza fase si concluderà mercoledì 19 marzo, giorno in cui si proclamerà il libro vincitore.

-

Ripeto, è solo un gioco… il cui successo, ovviamente, dipenderà dalla vostra partecipazione.

A proposito c’è un volontario o volontaria disposto(a) a tenere la contabilità della votazione?

Il post sarà aggiornato alla fine di ogni fase.

Mi raccomando, partecipate in massa.

E fate partecipare i vostri amici. I miei blogger friends potrebbero diffondere il comunicato nei loro blog.

Massimo Maugeri

P.s. Non è consentito votare per libri propri o pubblicati da amici

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6 marzo 2008 – FASE DUE – REGOLAMENTO
-
Dalle ore 00.00 di giovedì 6 marzo alle ore 24.00 di mercoledì 12 marzo si vota per eleggere il libro dell’anno 2007, con le seguenti modalità:

la votazione ha luogo su base giornaliera; ogni partecipante può votare UNA SOLA VOLTA AL GIORNO per un qualunque libro ritenga meritevole in assoluto.

Si possono nominare libri usciti per la prima volta in Italia nel corso del 2007. Sono dunque escluse ristampe, riedizioni ecc. Sono invece compresi libri in precedenza usciti all’estero ma inediti in Italia.

Si può cambiare idea anche ogni giorno, volendo. Ovviamente non nell’ambito della medesima giornata. Non verranno presi in considerazione i voti anonimi.Vi chiediamo come cortesia di esprimere il voto (ed esclusivamente quello) IN MAIUSCOLO, in quanto ciò ci facilita notevolmente il compito.

Per votare si consiglia di procedere scrivendo nel modo seguente:

IN DATA X/3/08 TIZIO (indicare nome, cognome, o nickname) VOTA PER IL ROMANZO “XXX” DI CAIO EDITO DA (indicare la casa editrice).

Alla fine di ogni giornata verranno fatti i conteggi, parziali e totali, che verranno resi pubblici non appena possibile.

I voti delle differenti giornate si sommeranno alla fine della settimana per ricavarne i due titoli più gettonati, che andranno al ballottaggio nei tre giorni seguenti.

Restiamo a disposizione per chiarimenti.

-
I DIARCHI-NOTAI GEA & CARLO

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III FASE

Per una serie di circostanze, che capirà chi avrà la pazienza di leggersi tutti i commenti del post, si è deciso di anticipare la chiusura del gioco alla mezzanotte di mercoledì 12 marzo 2008 procedendo alla votazione dei due libri ammessi al ballottaggio.

Intanto si attribuisce una menzione speciale ai libri di autori italiani che nel corso del gioco hanno ricevuto più voti: “Il senso del dolore” di Maurizio De Giovanni (Fandango), che ha potuto beneficiare di un vero e proprio plebiscito, e “L’ultimo parallelo” di Filippo Tuena (Rizzoli).

I due libri saranno oggetto di dibattito nell’ambito di un apposito post a loro dedicato. I due autori saranno invitati a partecipare.

——-

Vengono ammessi al ballottaggio i due libri di letteratura straniera pubblicati in Italia che nel corso del gioco hanno ricevuto più voti: “Everyman” di Philip Roth (Einaudi) e “La strada” di Cormac McCarthy (Einaudi).

I due libri potranno essere votati seguendo le regole della II FASE fino alla mezzanotte di mercoledì 12 marzo 2008. Terminata la fase di conteggio dei voti si procederà alla proclamazione del libro vincitore del gioco.

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La strada - Cormac McCarthy - copertinaAGGIORNAMENTO di giovedì 13 marzo 2008

Dopo una gara intensa e senza esclusione di colpi, in considerazione della relazione e del conteggio finale dei voti, opera dei diarchi/notai Gea e Carlo, io sottoscritto, Massimo Maugeri, comunico che il libro che si aggiudica la prima edizione di questo premio virtuale è il seguente…

VINCE IL LETTERATITUDINE BOOK AWARD 2008 (la parodia di un premio letterario)… lo scrittore americano CORMAC MCCARTHY con il romanzo LA STRADA” (EINAUDI)

(Massimo Maugeri)

Seguono i versi festosi, allegri e ironici della sostenitrice del vincitore, la scrittrice Simona Lo Iacono

Ma davvero pensavate
con fiducia tutta pia
che vi liberavate
dell’ostinata mia poesia?
Illusi! E proprio ora
che coronammo di vittoria
il capo, il piè, e il core cinto
d’un alloro mai così avvinto?
Abbiam detto senza posa:
“la strada è vittoriosa”,
e se alfin talun discorda
con umana voluntate
ratto è tratto in una corda
di umilissima pietate.
Ora null’altro – direi- resta
che ‘l sigillo in su la testa
e menar festeggiamenti
di gente sicula affollati
che da quei lidi altrimenti
saremmo invano approdati.
Ci vediamo con bandiere
o pennoni o con lumère
nell’augusta capitale
per potere festeggiare?
Tanto è d’uso ed è costume
- e di certo non perdona -
che chi perde sempre paga
e la cena si fa a Roma.
Orsù dunque con acume
non mancate alfin l’evento
me l’han detto in un orecchio:
pure Roth ne è contento.

Simona Lo Iacono

(vincitrice della competizione in versi parallela al gioco)

Pubblicato in SONDAGGI, GIOCHI E SVAGHI   1.595 commenti »

martedì, 26 febbraio 2008

AVEVO VENT’ANNI: IL RUOLO DEL LIBRO IERI E OGGI

Ah… i bei vecchi tempi.

Eh, sì. Ai miei tempi andava meglio… molto meglio.

Eh… quando avevo vent’anni io…

Oggi non è più come una volta.

Frasi ricorrenti, vero? Luoghi comuni?

Forse.

Di certo c’è un evidente parallelismo tra l’erba del vicino e i bei vecchi tempi.

È così anche per i libri?

Ne parliamo con Stefano De Matteis, direttore editoriale de “L’Ancora del Mediterraneo” e “Cargo” (ricorderete senz’altro De Matteis in questa intervista rilasciata ad Andrea Di Consoli).

De Matteis considera che “fino agli anni Ottanta, il libro (…) oltre al piacere e al divertimento era lo strumento privilegiato per la comprensione del mondo.

È con gli anni Novanta che i libri perdono il contesto. Non costruiscono paesaggio, storico o culturale, non sono più riferimento né disegnano panorama. Cosa è successo?

Il pensiero è diventato così debole da non sostenere il libro?

E i libri, a loro volta, sono diventati insufficienti a capire e a spiegare il mondo?

Oppure è sempre colpa delle famigerate nuove generazioni (di volta in volta trasparenti, mammoni, bamboccioni, sessisti, drogati…)?”

De Matteis pone le domande e fornisce le sue risposte nel pezzo che segue.

Voi che ne dite?

(Massimo Maugeri) 

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AVEVO VENT’ANNI: IL RUOLO DEL LIBRO IERI E OGGI (di Stefano De Matteis) 

“Avevo vent’anni”, il titolo. Formato A4. Niente copertina e, ovviamente, niente colori e patinature. Spartanamente legato con il punto metallico. Sarà stato il settantotto (o il settantanove?). Il titolo era preso dall’incipit di Aden Arabia, lo straordinario romanzo di Paul Nizan (nella foto): “Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita”.

Era una rivistina di una sessantina di pagine di bibliografie indispensabili per rendere più responsabili e consapevoli i durissimi vent’anni dei giovani. Gli artefici dell’iniziativa erano Giampiero Brega, direttore editoriale di Feltrinelli, Goffredo Fofi, dell’Universale economica e, ovviamente, Romano Montroni, il grande ideatore di librerie pedagogo stratega e diffusore di cultura. La rivista veniva data in omaggio nelle librerie Feltrinelli. Vi partecipavo come “esecutore materiale” in quanto collaboratore redazionale della casa editrice.

Leggere allora significava conoscere e conoscere voleva dire capire. E infatti si leggeva per capire. Senza lettura non si capiva il mondo. E la vita. E se non capivi non potevi cambiare né l’uno né l’altra.Altri tempi e, forse, stiamo parlando della coda di una storia, cominciata con il dopoguerra e l’alfabetizzazione. Un’epoca in cui un paese analfabeta dava a tante cose, tra cui il libro, un valore e un significato importanti, tanto materiali quanto simbolici.

Solo una decina di anni prima, la letteratura cosiddetta di consumo aveva avuto i gialli (Mondadori in questo caso) come battistrada. Che assieme alla lettura diffondevano i nuovi consumi: le due colonne della serie alternavano pubblicità di libri con offerte di “Cremfix”, “la crema per capelli che non unge”, corsi di jiu-jitsu e di ipnosi, il rimedio del dr. Knapp (“con vitamina B1”) contro il mal di denti. Potevi imbatterti in “strilli” del tipo: “Se il callifugo Ceccarelli usare non vuoi / perdi i denari e i calli restano tuoi”. Un mondo dai rimedi casalinghi era al tramonto e la reclame apriva le porte della modernità.

Ma anche nella sua prima grande diffusione di massa, il libro aveva una sua collocazione precisa nel mondo e, a sua volta, risistemava il mondo. Prendiamo la collana che ha diffuso e promulgato la lettura a livello di massa, gli Oscar. Tutti quelli della mia adolescenza, siamo nei primi anni Settanta, si aprivano con la cronologia (gli occhi della storia come dice Braudel): cominciavi così a prender confidenza con il mondo e a conoscerne l’espansione nel tempo e nello spazio.

Ma non solo. Perché nella cronologia imparavi che, tra gli eventi importanti e significativi c’era sì il Rinascimento ma anche Shakespeare, c’era la Grande guerra ma anche la Recherche.

Fino agli anni Ottanta, il libro ha avuto anche questa funzione: oltre al piacere e al divertimento era lo strumento privilegiato per la comprensione del mondo.È con gli anni Novanta che i libri perdono il contesto. Non costruiscono paesaggio, storico o culturale, non sono più riferimento né disegnano panorama. Cosa è successo? Il pensiero è diventato così debole da non sostenere il libro? E i libri, a loro volta, sono diventati insufficienti a capire e a spiegare il mondo? Oppure è sempre colpa delle famigerate nuove generazioni (di volta in volta trasparenti, mammoni, bamboccioni, sessisti, drogati…)?

No, non credo che ci siano tiempe belle ’e ’na vota e rifuggo ogni idea del passato come età dell’oro e del presente come caduta. Non foss’altro perché allora avevo vent’anni e credo di sapere cosa significa.

Ma allora, perché sprecare pagine e pagine di un libro (economico per giunta) per delle cronologie? Perché buttare carta, stampa e lavoro redazionale per delle bibliografie pensate per i giovani, e che in sovrappiù venivano regalate? Erano solo pazzie di imprenditori scellerati e direttori editoriali maniaci?

Non credo che quei manager avessero le mani bucate o fossero stupidi, furiosi distruttori di foreste. Pensavano in un altro modo. È vero, tutti quegli apparati non portavano guadagno. Immediato. Avevano una funzione pedagogica. Si faceva per seminare. Per far circolare polline. Per far nascere la curiosità, stimolare. Per creare ecologia. Per costruire un habitat dove collocare il libro.

Perché la cultura ha tempi lunghi. È come la terra, che ha bisogno di pause, concimi e lavorazioni faticose. Abituare (o disabituare, come nel nostro caso) alla lettura e al libro richiede tempo e fatica. Se sai seminare, la cultura produce i suoi frutti nel tempo, spesso anche dopo molto tempo.

Niente oggi di più distante, lontano e incomprensibile. Certo, nulla è irrecuperabile ma tutto è irreversibile. E oggi possiamo solo intervenire con degli aggiustamenti, ma non tornare indietro.È indubbio che il mondo è cambiato. Con esso la politica e l’industria culturale. Forse è proprio da qui che bisogna partire, da un’industria culturale che non ha saputo difendere la propria particolarità e differenza, mescolandosi troppo velocemente con l’industria tout court.

Non è un caso che a dirigere molte major ci siano manager provenienti dalla grande industria. (Dove, di un libro che va bene puoi sentirti dire: “è un prodotto che sta facendo buone performance”). Anche per i libri si ragiona oramai nei termini che è meglio un best seller subito, consumato da non lettori di oggi, che costruire una nuova ecologia per avere tanti lettori forti domani.

Stefano De Matteis

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Segnalazioni extrapost

- c’è un interessante articolo di Andrea Amerio sul blog di Marco Minghetti

- questo post di Luca De Biase

Pubblicato in EVENTI, INTERVENTI E APPROFONDIMENTI   166 commenti »

mercoledì, 6 febbraio 2008

TARIQ RAMADAN CONTRO LA FIERALIBRO

Probabilmente ne siete già al corrente. Tariq Ramadan ha lanciato una sorta di fatwa contro la Fiera del Libro di Torino, con l’invito di boicottarla. Il motivo? Aver tributato a scrittori israeliani il ruolo di ospiti d’onore.

Dall’articolo di Giovanna Favro pubblicato su La Stampa del 3 febbraio apprendiamo quanto segue.

“Nel clima sempre più arroventato, Rolando Picchioni ammette che negli uffici della Fiera sono piovuti, oltre a un fiume di messaggi solidali, pure «insulti, arroganze, fatwe, veti». (…) Ieri Rifondazione Comunista è scesa in campo per la prima volta accanto ai Comunisti italiani, dichiarando inopportuno l’invito di Libropoli nel 60° anniversario della nascita dello Stato d’Israele. E mentre Vincenzo Chieppa (Comunisti italiani) insiste nel chiedere «pari dignità per la Palestina», va nella direzione opposta la lettera che il regista Davide Ferrario ha spedito al direttore Ernesto Ferrero: «nel conflitto medio-orientale non si può che stare con i palestinesi», «per la sua natura di incontro, la Fiera è l’occasione per affrontare la questione. Rispondere col muro del silenzio e del boicottaggio è cadere nella stessa logica di chi i muri li costruisce per dividere i popoli».

Nel gran turbinio scatenato dalla querelle, ieri Fabrizio Cicchitto (Fi) ha definito il boicottaggio «puro antisemitismo», mentre per il sindaco Sergio Chiamparino «sta prendendo piede un fondamentalismo politico prima che religioso». E’ con lui Walter Vergnano, sovrintendente del Regio: «Sarebbe aberrante non poter ospitare liberamente un gruppo di intellettuali. Chi invita una letteratura non è contro un’altra, e rivendico il diritto di leggere libri sia di israeliani che di arabi, ascoltandone gli autori». Pure a Franzo Grande Stevens pare che nelle scelte della Fiera «non ci sia alcun intento discriminatorio», e s’è detto indignato delle polemiche Paolo Bertinetti, il cattedratico che propose la laurea ad honorem ad Abraham Yehoshua: «La scelta della Fiera non può essere messa in discussione per ragioni politiche da chi confonde politica e cultura».
L’Unione araba cittadina, però, è ferma nelle sue posizioni: per Franco Trad «non si può festeggiare l’anniversario di un paese che semina morte e la cui indipendenza è una ferita aperta». Se Tawfik lavora al dialogo («La Fiera ha sempre ospitato autori arabi, è stata fraintesa»), per Ernesto Ferrero «sbaglia chi non scinde politica e cultura, e presenta per l’ennesima volta un’immagine faziosa e intollerante della Palestina». Chi protesta «non sa il significato di “ospite d’onore”: non prevediamo corone fiorite e lanci di caramelle dai balconi, ma incontri con scrittori, per di più critici col governo. Cosa temono gli autori arabi? Vengano a Torino ed espongano democraticamente il loro punto di vista»”.

Vi riporto l’opinione di Riccardo Chiaberge pubblicata sulla sua rubrica “Contrappunto”, in prima pagina del Domenicale de Il Sole24Ore del 3 febbraio, dal titolo “La fiera del libro? Spostiamola al Cairo”:

“Alla Fiera del Libro del Cairo, la più importante del mondo arabo, in corso in questi giorni, succedono cose a dir poco singolari. Per esempio che la polizia egiziana sequestri all’aeroporto pacchi di libri considerati sovversivi o immorali. Come “For Bread Alone” del marocchino Mohamed Choukri, tradotto in inglese da Paul Bowles, e già boicottato in molti paesi musulmani per le sue scene di sesso e droga. Ma anche opere meno scottanti di autori occidentali, come “L’insostenibile leggerezza dell’essere” o “Il libro del riso e dell’oblio” di Milan Kundera. Di fronte a queste prepotenze ci saremmo aspettati qualche reazione della cultura locale: un mugugno, un ohibò, anche solo un colpetto di tosse da parte, tanto per fare un nome, del signor Mohamed Salmawy. Niente. Il giornalista egiziano, presidente dell’Unione degli Scrittori Arabi, non ha fiatato. Era troppo impegnato a indirizzare vibranti lettere di protesta ai responsabili di un’altra Fiera del libro, quella di Torino, colpevoli di aver invitato Israele come Paese ospite. Questa scelta – ha dichiarato Salmawy – è una provocazione nei confronti degli arabi, «che non se ne staranno con le mani in mano». L’intellettuale egiziano ha anche minimizzato l’importanza della «piccola Fiera» torinese, niente di paragonabile alle grandi manifestazioni tipo Francoforte, New York, Montreal e, appunto, Il Cairo. Ma se il Lingotto fosse davvero così irrilevante, perché tanto chiasso? Perché l’appello al boicottaggio, orchestrato da quattro gatti nostrani – forse tirati per la coda da qualcuno – è diventato subito una crociata?

In questo clima surriscaldato, c’è chi è arrivato a parlare di «militarizzazione della cultura». Come se David Grossman, che ha perso un figlio nella guerra in Libano del 2006, o Amos Oz, o Abraham Yehoshua, o quell’Etgar Keret che ha scritto un libro con un palestinese, fossero dei guerrafondai «embedded» nelle truppe di occupazione. Israele è ospite d’onore anche al Salon du Livre parigino, che precede di due mesi l’appuntamento torinese: eppure lì, a parte qualche isolato dissenso, non si sono udite urla sediziose. L’insostenibile leggerezza dell’idiozia dev’essere una prerogativa italiana. Forse è bene ricordare che le aule della Sapienza e i saloni del libro sono luoghi di incontro e di confronto delle idee, non di scontro tra identità armate. E che in quest’era di fondamentalismi dovremmo tutti imparare l’arte del riso e dell’oblio di cui Kundera è maestro. Ma intanto, suggeriamo ai censori della Fiera di Torino di fare un salto al Cairo. Stiano solo attenti a che libri si portano in aereo: lì la cultura non è militarizzata, preferiscono imbavagliarla”.

E infine la provocazione di Aldo Grasso, su Il Corriere della Sera del 5 febbraio, rivolta Fabio Fazio e Serena Dandini, Piero Dorfles, Neri Marcorè e Corrado Augias:

Il Giorno della Memoria, una settimana fa, avete riempito i vostri programmi di toccanti testimonianze sulla Shoah e adesso niente, neanche una parola per condannare il boicottaggio contro gli scrittori ebrei o per prendere le distanze da Tariq Ramadan.

Mi rivolgo a Lei, Fabio Fazio, al suo autore più prestigioso, Michele Serra, a Giovanna Zucconi, che ogni settimana consiglia ottimi libri, mi rivolgo a voi perché «Che tempo che fa», considerata a ragione una delle rare trasmissioni in cui si parla ancora di cultura, non lasci passare sotto silenzio l’appello lanciato da gruppi della sinistra antagonista contro la Fiera del Libro, «colpevole» di aver invitato a Torino gli scrittori di Israele come ospiti d’onore.

Mi rivolgo a lei, Serena Dandini, che ogni domenica sera ospita nel suo salotto televisivo grandi scrittori e artisti famosi, chiedendole di pronunciarsi, dire parole chiare, senza tentennamenti, su questo clima di intolleranza suscitato da alcune minoranze bellicose che amano però riempirsi la bocca della parola «pace».

Mi rivolgo a voi, Piero Dorfles e Neri Marcorè, a voi e al vostro programma domenicale «Per un pugno di libri» perché interveniate a spiegare al vostro giovane pubblico che questi sciagurati boicottaggi non solo confondono in maniera subdola la responsabilità del singolo scrittore con le posizioni politiche di uno Stato ma, sotto sotto, mettono in discussione il diritto stesso all’esistenza di Israele. Mi rivolgo a lei, Corrado Augias, il cui impegno dichiarato, come dice lei, «è solo fare e indurre a fare qualche ragionamento», perché inviti nella sua trasmissione quotidiana i responsabili della Fiera di Torino Ernesto Ferrero e Rolando Picchioni a spiegare la loro scelta. Giorni fa ha chiamato Giulietto Chiesa a raccontare le sue deliranti convinzioni sul complotto dell’11 settembre. Bene. Spero trovi il modo di offrire ospitalità anche a chi ha civilmente deciso di offrire a Israele un proprio stand nazionale, come è successo negli anni passati con altri Paesi, in coincidenza con il 60˚ anniversario della fondazione di quello Stato.

Raitre si distingue per essere una rete ancora attenta ai problemi della cultura ma anche alle Buone Cause, al politicamente corretto, al dialogo, al diritto d’espressione, alla supremazia dei Valori; proprio per questo si ritiene l’ultimo avamposto della tv intelligente e della sinistra progressista. Ecco, sarebbe bello se voi, i conduttori più prestigiosi, buttati al vento gli alibi semantici, senza tante ipocrisie, magari sfidando un po’ di impopolarità, ci diceste se gli scrittori d’Israele sono o non sono degni di essere invitati in Italia a una manifestazione di libri”.

La domanda, naturalmente, è d’obbligo: voi cosa ne pensate?

(Massimo Maugeri)

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AGGIORNAMENTO

Nel nome della letteratura

Israele ospite della Fiera del Libro di Torino 2008

Con questa firma esprimiamo una solidarietà senza riserve nei confronti degli organizzatori della Fiera del libro di Torino, nel momento in cui questo evento di prima grandezza della vita letteraria nazionale viene attaccato per aver scelto Israele come paese ospite dell’edizione 2008.
L’appello a cui aderiamo s’intende apartitico, e politico solo nell’accezione più alta e radicale del termine. Non intende affatto definire uno schieramento, se non alla luce di poche idee semplici e profondamente vissute.
In particolare, l’idea che le opinioni critiche, che chiunque fra noi è libero di avere nei confronti di aspetti specifici della politica dell’attuale amministrazione israeliana, possono tranquillamente, diremmo perfino banalmente!, coesistere con il più grande affetto e riconoscimento per la cultura ebraica e le sue manifestazioni letterarie dentro e fuori Israele. Queste manifestazioni sono da sempre così strettamente intrecciate con la cultura occidentale nel suo insieme, rappresentano una voce talmente indistinguibile da quella di tutti noi, che qualsiasi aggressione nei loro confronti va considerata un atto di cieco e ottuso autolesionismo.

Raul Montanari

Prime adesioni:
Alessandra Appiano, Alessandra C., Andrea Carraro, Gabriella Alù, Cosimo Argentina, Sergio Baratto, Paola Barbato, Antonella Beccaria, Silvio Bernelli, Gianfranco Bettin, Daria Bignardi, Gianni Biondillo, Riccardo Bonacina, Laura Bosio, Elisabetta Bucciarelli, Gianni Canova, Fabrizio Centofanti, Benedetta Centovalli, Piero Colaprico, Giovanna Cosenza, Sandrone Dazieri, Francesco De Girolamo, Girolamo De Michele, Donatella Diamanti, Paolo Di Stefano, Luca Doninelli, Riccardo Ferrazzi, Marcello Fois, Francesco Forlani, Gabriella Fuschini, Giuseppe Genna,Michael Gregorio (Daniela De Gregorio, Mike Jacob),Helena Janeczek, Franz Krauspenhaar,Nicola Lagioia,Loredana Lipperini,Valter Malosti, Antonio Mancinelli, Valentina Maran, Federico Mello, Antonio Moresco , Gianfranco Nerozzi, Chiara Palazzolo, Gery Palazzotto, Paolo Pantani, Leonardo Pelo, Guglielmo Pispisa, Laura Pugno, Luca Ricci, Andrea Raos, Roberto Moroni, Mariano Sabatini, Rosellina Salemi, Flavio Santi,Tiziano Scarpa,Beppe Sebaste, Gian Paolo Serino, Luca Sofri, Monica Tavernini, Annamaria Testa, Maria Luisa Venuta, Andrea Vitali,Vittorio Zambardino,Zelda Zeta (Pepa Cerutti, Chiara Mazzotta, Antonio Spinaci)

Ps. L’appello appare contemporaneamente su Nazione Indiana, Ilprimoamore e Lipperatura

Potete sottoscriverlo su uno dei siti citati.

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AGGIORNAMENTO del 7 febbraio 2008

Segnalo che su Nazione Indiana è stato pubblicato anche questo post che va in direzione opposta a quello che propone la firma dell’appello

(Massimo Maugeri)

Pubblicato in PERPLESSITA', POLEMICHE, PETTEGOLEZZI E BURLE   113 commenti »

Letteratitudine: da oltre 15 anni al servizio dei Libri e della Lettura

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"Cetti Curfino" di Massimo Maugeri (La nave di Teseo) ===> La rassegna stampa del romanzo è disponibile cliccando qui

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OMAGGIO A ZYGMUNT BAUMAN

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OMAGGIO A TULLIO DE MAURO

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RATPUS va in scena ratpus

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Ricordiamo VIRNA LISI con un video che è uno "spot" per la lettura

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"TRINACRIA PARK" a Fahrenheit ...

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