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Archivio del 13 marzo 2007

martedì, 13 marzo 2007

I ROMANZI… “MENO TERMINATI”

Come si dice… “tutto il mondo è paese”. I risultati di una ricerca realizzata in Inghilterra (Paese dove, dicono, si legge più che da noi) hanno portato alla luce una novità già nota: più della metà degli acquirenti di libri compra non per leggere ma per fare bello sfoggio dei volumi acquisiti sugli scaffali della propria libreria.

E comunque, meglio abbandonare i libri acquistati negli scaffali… che buttarli!

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La notizia è stata ripresa dalle pagine culturali di diversi quotidiani. Il Corriere della sera (del 12 marzo 2007) evidenzia la notizia con un articolo di Francesco Tortora che vi propongo in parte:

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“La classifica che mette in fila i «romanzi meno terminati» è piena di sorprese e non mancano opere celebri della letteratura del passato. Secondo gli inglesi il romanzo che li ha più annoiati tanto da non riuscire a terminarlo è quello dello scrittore australiano Peter Warren Finlay alias Dbc Pierre, intitolato «Vernon God Little». L’opera, vincitrice del «Booker Prize» non è stata finita da più di un terzo delle persone che dichiarano di averlo comprato. Al secondo posto si piazza il quarto capitolo della saga scritta da J. K. Rowling: «Harry Potter e il calice di fuoco» (il 32% di chi l’ha comprato non l’ha letto), mentre al terzo posto si posiziona uno dei romanzi centrali del secolo scorso, «L’Ulisse» di James Joyce ( il 28% di chi l’ha comprato, non l’ha letto). Tra i nomi famosi in questa speciale classifica troviamo al sesto posto Salman Rushdie con i suoi «Versetti satanici», al settimo Paulo Coelho con «L’alchimista», all’ottavo Leo Tolstoj con il monumentale «Guerra e pace» e al decimo Dostoevsky con «Delitto e castigo».”

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A questo punto mi viene voglia di lanciare il solito (vacuo?) giochino… invitandovi a segnalare i vostri “romanzi meno terminati”.

Ci state? Siate sinceri, però (sinceri… ma non cattivi, eh?).

Pubblicato in SONDAGGI, GIOCHI E SVAGHI   56 commenti »

martedì, 13 marzo 2007

KATARINA E IL PERICOLO DELLA NEVE di Renato Di Lorenzo (recensione di Rossano Garibotti)

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All’inizio c’è Katarina. Katarina ha quattordici anni, balla sul letto ascoltando i Millencolin a palla e vive in una Stoccolma minacciata dalla nevicata del secolo, e in un secolo minacciato dal traffico d’organi.
Alla fine c’è Katarina che di anni ne ha quindici. La nevicata del secolo si è dissolta, il traffico d’organi no. Il traffico d’organi inghiotte soldi e coscienze. Di tutto ciò che è accaduto, Katarina a volte non sa bene se un episodio è successo davvero, o se lei ne ha complicato la verità, o addirittura se l’ha inventato di sana pianta. Allora Katarina scruta la città, perché sa che il suo futuro è lì, annidato da qualche parte. Poi fissa un punto a caso in una strada di periferia contando fino a dieci, e se passa una macchina coi fari accesi prima che abbia smesso di contare, pensa che il 2004 sarà un anno magnifico.

Rossano Garibotti

rossano.garibotti@virgilio.it

Katarina e il pericolo della neve di Renato Di Lorenzo   

Foschi Editore, € 11,90, 230 pagine

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martedì, 13 marzo 2007

NAPOLI SUL MARE LUCCICA di Antonella Cilento (recensione di Paolo Izzo)

La collana “Contromano” è un’idea felice dell’editore Laterza: quasi sempre sono libri-luoghi scritti-amati da bravi autori; ricordo quando lessi uno dei primi titoli, “Torino è casa mia” di Giuseppe Culicchia, e ne rimasi affascinato: la città piemontese era raccontata come un vero e proprio appartamento, la casa, appunto, dell’autore.

Ora è la volta di Napoli, che però è una città troppo “espansiva” per poter chiuderla tra quattro mura (semmai tra i quattro elementi della natura, come la suddivisione dei capitoli ci insegna) e lo sa bene Antonella Cilento, autrice per Laterza di “Napoli sul mare luccica”.

Ai suoi occhi, che sono come appena usciti dal sonno, poco prima della messa a fuoco, poco prima di inforcare gli occhiali, Napoli sfugge e si nasconde, cola come lava dal Vesuvio, si allunga nel mare, invade tutti gli spazi e si perde sulle aeree colline (ed eccoli i quattro elementi: fuoco, acqua, terra e aria).

È un drago addormentato, Napoli; gigantesco. Entro cui la Cilento si muove come Asimov nel suo viaggio (allucinante) nel corpo umano. La città continua a scappare, essendo un drago in dormiveglia e non un essere umano sotto anestesia… Le sue fauci potrebbero soffiare fuoco da un momento all’altro, gli intestini ribollire sotto le Stufe di Nerone, la coda – con un colpo – spazzare un’intera periferia.

Non so come mi venga l’immagine fiabesca di un drago, né voglio a tutti i costi trovarla ripercorrendo le 150 pagine del libro.

Forse è il racconto stesso, con la sua fantasia verace, con l’ondoso rimescolamento di memorie coscienti e non, a suscitare immagini inedite come questa.

È per come la Cilento, napoletana, attraversa la sua città quasi in preda a uno straniamento; viene in mente il modo di girare di Paolo Sorrentino, perché anche le “riprese” della scrittrice sono delle visioni, un carnevale in sogno, una riunione segreta…

Mi guardo indietro, ora, e non sono più tanto sicuro di aver cominciato a parlare del libro. Forse Antonella mi perdonerà se mi sono già perso, ma è colpa sua.

A un turista che sfogliando “Napoli sul mare luccica” si avventurasse nella città partenopea, succederebbe la stessa cosa: si “perderebbe”.

Per esempio cercando quel pino su via Posillipo «che esce da un portone quasi chiedendo permesso e si stiracchia, ha le radici nel palazzo stesso e la chioma che si sposta perché un balcone possa conservare il suo naturale spazio d’affaccioۛ» o le lenti giuste per gli occhi di Napoli alle «spalle di San Pietro ad Aram, dove la luce grigia del maltempo è ottusa dalle strisce colorate delle stoffe» e «facce antiche di vecchi fanno pendant con i riccioluti capitelli compositi delle lesene gialle e bianche dell’abside della chiesa».

Perdersi a Napoli e con questo libro; per ritrovarsi nella splendida Cappella San Severo del Cristo velato, all’Isolotto di San Martino tra passato e presente, al cimitero delle Fontanelle nel quartiere Sanità oppure alla fermata Leopardi della Circumvesuviana.

O, infine, di fronte alle “Sette opere di misericordia” del Caravaggio (che si può ammirare nel palazzo del Pio Monte della Misericordia), su cui la Cilento ha scritto forse le sue pagine più belle. Sempre con una napoletanità sana, mai smargiassa o campanilista, ma ironica e anche critica: giusto dosaggio fra obiettivo disincanto e senso di appartenenza. Come quel pino di via Posillipo, come il suo libro.

Paolo Izzo

http://www.paoloizzo.net/

Napoli sul mare luccica di Antonella Cilento

Laterza, “Contromano”, 2006

pp. 158 – euro 9

Paolo Izzo è uno scrittore. Il suo ultimo libro “Il dentro del suono” è stato recentemente recensito sulle pagine culturali de “Il Messaggero”.

(Massimo Maugeri)

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martedì, 13 marzo 2007

LA LOGICA DEL COPYLEFT: INTERVISTA AD ALBERTO GAFFI E GIULIO MOZZI

Avete mai sentito parlare di copyleft ?

Secondo la versione italiana di Wikipedia: “L’espressione inglese copyleft, gioco di parole su copyright, individua un modello alternativo di gestione dei diritti d’autore basato su un sistema di licenze attraverso le quali l’autore (in quanto detentore originario dei diritti sull’opera) indica ai fruitori dell’opera che essa può essere utilizzata, diffusa e spesso anche modificata liberamente, pur nel rispetto di alcune condizioni essenziali. Nella versione pura e originaria del copyleft (cioè quella riferita all’ambito informatico) la condizione principale obbliga i fruitori dell’opera a rilasciare eventuali modifiche apportate all’opera a loro volta sotto lo stesso regime giuridico (e generalmente sotto la stessa licenza). In questo modo, il regime di copyleft e tutto il fascio di libertà da esso derivanti sono sempre garantiti.

L’espressione copyleft, in un senso non strettamente tecnico-giuridico, può anche indicare generalmente il movimento culturale che si è sviluppato sull’onda di questa nuova prassi in risposta all’irrigidirsi del modello tradizionale di copyright.

Esempi di licenze copyleft per il software sono la GNU GPL e la GNU LGPL, per altri ambiti le licenze Creative Commons (più propriamente con la clausola share alike) oppure la stessa licenza GNU FDL usata per Wikipedia”.

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La "c rovesciata" è il simbolo del copyleft. Non gli viene riconosciuto un valore legale, a differenza della sua controparte...

La C rovesciata: il simbolo del copyleft

Vi consiglio di leggere l’intero articolo proposto da Wikipedia sul copyleft (cliccate qui).

La logica del copyleft ha trovato applicazioni anche nel sistema editoriale italiano.

Quella che segue è un’intervista esclusiva rilasciata da Alberto Gaffi e Giulio Mozzi in riferimento a due progetti editoriali molto interessanti: Alberto Gaffi editore in RomaVibrisselibri.

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Alberto_gaffi_2

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Alberto Gaffi

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Giulio Mozzi

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Che cosa si intende esattamente con copyleft nell’ambito dell’editoria?

(ALBERTO GAFFI)

Libera riproducibilità di contenuti ad uso personale e collettivo, ma senza sfruttamento economico né diretto né indiretto.

(GIULIO MOZZI)

Il principio del copyright è: chiunque usi una certa cosa, deve pagare. Il principio del copyleft è: chiunque usi una certa cosa per farci dei soldi, deve pagare; chi la usa non per farci dei soldi, non deve pagare.

Qual è la logica del copyleft? In particolare, se un volume è scaricabile gratuitamente online, perché qualcuno dovrebbe acquistarne poi la versione cartacea? E dov’è il "ritorno economico" per un editore che offre un libro su Internet?

(ALBERTO GAFFI)

La pratica del copyleft s’inserisce nella logica della libera circolazione delle idee. Chi lo applica o lo promuove vuole impedirne qualsiasi tipo di freno. Naturalmente anche coloro che creano le idee vanno protetti dall’attribuzione da parte di altri delle proprie opere e dal loro illecito sfruttamento, quindi nessuno dovrebbe appropriarsi di opere altrui. Se l’autore (o gli autori) decide (decidono) di autorizzare anche questo “plagio” l’opera assumerà il connotato di opera collettiva, come nell’antichità le opere classiche tramandate oralmente da villaggio in villaggio dai diversi cantori e non potrà mai essere venduta o sfruttata da nessun singolo o gruppo. La versione cartacea, che rappresenta ancora oggi un impegno economico e un’apparenza di maggiore dignità e prestigio rispetto al file di testo, non deve temere la loro concorrenza, ma anzi prefissarsi il traguardo di sempre maggiore accuratezza tipografica a prezzi ragionevoli. Chi legge la versione digitale, se la trova valida, acquisterà a buon mercato la versione cartacea, altrimenti si limiterà a possedere quella gratuita.

(GIULIO MOZZI)

Un libro che si può mettere in tasca è più comodo di un libro in formato A4 rilegato con la spirale. Tanto più grosso è il libro, e tanto è più scomodo il libro scaricato e stampato. Quanto a leggere a video, non so chi sia capace di andare oltre le tre o quattro pagine. Libro digitale, stampata del libro digitale e libro acquistato in libreria sono tre oggetti diversi.

Per un editore che offre un libro sia in rete sia in libreria, l’edizione in rete funziona nei fatti come un mezzo promozionale, o come mezzo per raggiungere lettori che altrimenti sarebbero molto difficili da raggiungere (italiani emirati in Groenlandia ecc.).

L’editore che offre un libro in rete e basta, può guadagnarci solo se quel libro è indispensabile al lettore. Perciò ci guadagnano gli editori scientifici (i loro libri sono indispensabili ai loro lettori). Non c’è speranza, invece, per le opere narrative: si può solo regalare.

Ci racconti la sua esperienza editoriale nell’ambito del copyleft

(ALBERTO GAFFI)

Personalmente metto tutti i miei libri in copyleft. Il mio successo MADRI ASSASSINE di Adriana Pannitteri, non ha subìto nessun svantaggio dall’essere totalmente scaricabile sia dal mio che da altri siti. Anzi, non passa giorno che non mi arrivino ordini d’acquisto di libri assaggiati dal web.

(GIULIO MOZZI)

È iniziata da pochi mesi. Il 16 giugno 2006 ho lanciato, con un articolo nel bollettino vibrisse  l’idea di una "cosa" che fosse una casa editrice in rete e, contemporaneamente, un’agenzia letteraria (perché questa abbinata? Perché i libri "veri" sono – ancora – quelli di carta; e perché in rete i libri si danno via gratis, ma a un editore cartaceo si possono vendere a suon di quattrini). Attorno alla proposta si sono trovate una sessantina di persone. Il 16 novembre 2006 abbiamo debuttato con i primi due libri pubblicati (www.vibrisselibri.net), il 28 febbraio 2007 sono usciti i secondi due. Penso che procederemo al ritmo di non più di una decina di titoli l’anno.

Siamo molto contenti perché dell’iniziativa vibrisselibri hanno parlato molto i giornali (temevamo di restare "confinati" nella rete, in verità…), recensendo anche i nostri libri come se fossero dei "veri" libri. Ora si tratta di organizzare una "forza di vendita" che martelli gli editori tradizionali e li convinca a trasportare su carta i nostri libri: necessariamente mantenendo in rete la nostra edizione. Un po’ alla volta mettiamo insieme tutti i pezzi del progetto (e progettiamo cammin facendo).

Cosa può dirci, se ne è a conoscenza, sul copyleft nell’editoria straniera?

(ALBERTO GAFFI)

Conosco solo l’esperienza statunitense, ma purtroppo lì dove il copyleft è nato, non è riuscito ad uscire dal sottobosco editoriale della controcultura, non come da noi dove i collettivi di scrittura di successo (Wu Ming o Babette Factory) sono riusciti a convincere grandi case editrici a mettere on line i loro testi di successo.

(GIULIO MOZZI)

Confesso: non ne so molto.

Considerando la crescita progressiva di Internet, come si svilupperà – a suo giudizio – l’editoria nei prossimi decenni?

(ALBERTO GAFFI)

Credo che l’editoria si svilupperà molto e bene. Da quando c’è Internet si legge molto di più e meglio. Ma attenzione, noi editori non dobbiamo assolutamente credere che la rete faccia il nostro lavoro critico. Il nostro ruolo di selezione rimane immutato ed anzi maggiormente responsabilizzato. Pochi autorevoli editori saranno i soli che potranno guidare le scelte del grande pubblico. Altrimenti la spazzatura, in abbondanza, avrà solo il merito di confondere e disgustare i lettori. Naturalmente se un editore in rete promuove spazzatura dovrà anche lui, a sua volta, essere degradato a spazzatura! Ma non mi pare che questo sia il caso – per esempio – di vibrisse, la casa editrice solo on line di Giulio Mozzi. Consiglio molti miei colleghi di visitarla, infatti ospita diversi titoli molto interessanti in cerca di editore.

Io, intanto, sto per dare alle stampe l’interessantissimo INNOCENTI A VILLA VICENTINA di Ezio Tarantino.

(GIULIO MOZZI)

Non sono il Mago Merlino, e mi rifiuto di fare previsioni

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