Ottobre 5, 2022

5 thoughts on “A TEMPO DI ROCK (racconto di Alejandro Torreguitart Ruiz – traduz. Gordiano Lupi)

  1. I racconti di scrittori dell’America Latina ( non quelli come Coelho, ben inteso), anche quando tradotti, hanno sempre un grande fascino su di me: c’è sempre un po’ di agrodolce, di disilluso, pure se non drammatico nella loro maniera di scrivere. Questo racconto è splendido, confidenziale, bisbigliato nella penombra. Posso solo dire che mi piange il cuore, per queste e per tutte le dimostrazioni di come sia stata gettata al vento una grande occasione, un fine giusto arrivato alla fine sbagliata. Si stava male con Batista, questo è sicuro, ma poi si è stati davvero “bene”? E dall’altra parte ci siamo noi, che facciamo sì che i rumeni che immigrano rimpiangano Ceausescu, vediamo se riusciremo a non far rimpiangere Fidel.

  2. Un racconto naturale da sembrare vero!!!
    Che struggente sensazione di Libertà, ma di quella Libertà che non dovrebbe chiamarsi così…non ce ne dovrebbe essere neanche il benchè minimo bisogno di sentirsi non liberi di suonare un pezzo musicale che ti piace. Mi sembra un’assurdità ritenere che il racconto, molto bello, non sembra solo vero, ma è vero…
    Noi, spesso ci lamentiamo di tutto, ma neanche immaginiamo cosa possa essere vivere in un luogo che a conti fatti non è un luogo ma una prigione.
    Anche se io sono ghiotta di fagioli, che ci sia qualcuno che me ne somministri una razione per sopravvivere ma fa schifo.
    Questo mondo mi sta proprio stretto…Alessandro, parla di questo, ma da noi ogni giorno le notizie ci riportano fatti molto più gravi…vedasi la notizia di oggi sul racket sventato delle ragazze spinte alla prostituzione….Ma insomma, siamo tornati alla carboneria nel mondo, ai cristiani nascosti nelle grotte.Come vedete un racconto che fa intravvedere cosa possa pensare un ragazzo normale se non ha libertà, un ragazzo come potremmo esserlo noi, fa venire i brividi, scuote come un uragano…adesso capisco perchè ce ne sono sempre di più di uragani…è la terra, l’acqua, il vento, gli umori che si ribellano!!!Ma come faranno mai alcuni “uomini” a pensare di vivere da fetenti me lo chiedo all’infinito…e in un mondo pieno di ombre, sfido me stessa, perchè mi viene da pensare che mentre scrivo, potrei solo cercare di inventarmi un racconto..ed ecco qua, che dovrei allora sentirmi come i tanti sfruttatori da cui siamo circondati…e fra me e quella fonte di obra non ci sono differenze…
    A me il rock piace tantissimo, non ho mai pensato alla natura di questo ballo, so soltanto che unisce, perchè lo possono ballare tutti senza tanta scuola e senza le solite specializzazioni che sempre pretendono dovunque. Si balla e basta, non ti viene neanche l’aritmia e questo significa che è una danza quasi naturale, a meno che non si tratti di quello acrobatico, ma allora non fa per me…già la vita di ognuno di noi somiglia ad una acrobazia!!!!

  3. Se volete saperne di più su Cuba leggete Pedro Juan Gutiérrez – Il nido dle serpente – Edizioni E/O – uscito in questi giorni. Non mi pagano. Lo dico sincero. Ho letto tutto Gutiérrez e questo è il suo miglior libro.

    Gordiano Lupi

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